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giovedì, Settembre 10, 2026
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Addio al maresciallo Claudio Apicella, simbolo della lotta delle vittime dell’amianto

Cipressi verdo della Toscana, amianto
(Foto free di locatelliitalo da Pixabay)

Si è spento a 78 anni Claudio Apicella, ex maresciallo della Guardia di Finanza, protagonista di una lunga battaglia per il riconoscimento delle conseguenze dell’esposizione professionale all‘amianto durante il servizio prestato nelle unità navali del Corpo.

Residente a Porto Santo Stefano, la sua storia è diventata negli anni un punto di riferimento per molti lavoratori e militari colpiti da patologie asbesto-correlate. Le decisioni della magistratura che hanno riconosciuto i suoi diritti hanno rappresentato un importante precedente nella tutela del personale esposto all’amianto.

Una vita dedicata al servizio dello Stato

Apicella ha trascorso gran parte della propria carriera nelle sale macchine delle imbarcazioni della Guardia di Finanza, in un periodo storico nel quale l’amianto era largamente utilizzato come materiale isolante per impianti e motori navali.

Per molti anni migliaia di militari hanno operato in ambienti caratterizzati dalla presenza di materiali contenenti asbesto, senza essere pienamente informati dei rischi legati all’inalazione delle fibre.

Solo dopo decenni sono emerse le gravi conseguenze sanitarie di quelle esposizioni.

L’ex maresciallo era affetto da asbestosi e placche pleuriche patologie riconducibili all’esposizione professionale all’amianto.

 Una battaglia che ha rafforzato la tutela delle vittime

Negli ultimi anni Claudio Apicella aveva ottenuto importanti riconoscimenti con l‘ONA – Osservatorio Nazionale Amianto in sede giudiziaria relativi ai diritti connessi alla malattia professionale contratta durante il servizio.

Le pronunce favorevoli hanno confermato il principio secondo cui i lavoratori e i militari colpiti da patologie asbesto-correlate hanno diritto a un’attenta valutazione della propria posizione e alle tutele previste dall’ordinamento.

Il cordoglio dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Claudio Apicella, ricordandone il coraggio e la determinazione con cui ha affrontato la malattia e il lungo percorso per il riconoscimento dei propri diritti.

L’associazione sottolinea come la sua testimonianza rappresenti ancora oggi un richiamo alla necessità di continuare le attività di prevenzione, bonifica e tutela delle persone esposte all’amianto.

Bonanni: “La sua storia non sarà dimenticata”

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale che ha assistito Apicella nelle sue azioni giudiziarie, ha espresso il proprio cordoglio.

«Con la scomparsa di Claudio Apicella perdiamo un uomo che ha servito lo Stato con dedizione e che ha affrontato con grande dignità le conseguenze dell’esposizione all’amianto. La sua vicenda ha contribuito a rafforzare la tutela delle vittime. Continueremo a batterci per la prevenzione, per la bonifica dei siti contaminati e per il pieno riconoscimento dei diritti di tutti gli esposti.»

 

Amianto, UK: aumentano controlli su sicurezza nei luoghi di lavoro

Bandiera dell'Inghilterra
Bandiera inglese (Foto free di Neri Vill da Pixabay)

L’Health and Safety Executive (HSE), l’autorità britannica competente in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ha intensificato i controlli su aziende ed enti pubblici per verificare il rispetto delle norme relative all’amianto, alla silice cristallina respirabile e ad altri rischi professionali.

L’obiettivo è ridurre le esposizioni a sostanze cancerogene e prevenire incidenti che continuano a verificarsi nei cantieri, negli edifici pubblici e nei siti industriali.

Amianto ancora presente negli edifici più datati

Uno dei principali ambiti di intervento riguarda la gestione dell’amianto negli immobili costruiti quando questo materiale era ancora ampiamente utilizzato.

Nel corso delle verifiche, l’HSE ha imposto misure correttive in diverse strutture dove sono state riscontrate criticità nella gestione dei materiali contenenti amianto. In alcuni casi gli edifici sono stati temporaneamente chiusi per consentire gli interventi di messa in sicurezza e di bonifica.

Le ispezioni confermano che la presenza dell’amianto negli edifici realizzati decenni fa continua a rappresentare una delle principali sfide per la tutela della salute dei lavoratori e degli utenti.

Bonifiche indispensabili prima dei lavori

Le autorità britanniche ribadiscono che ogni intervento di manutenzione, demolizione o ristrutturazione deve essere preceduto da un’attenta valutazione del rischio amianto.

La presenza di materiali contaminati può infatti comportare ritardi nei cantieri, ma soprattutto rende necessarie specifiche procedure di bonifica per evitare la dispersione di fibre nell’ambiente.

Mesotelioma: le conseguenze possono comparire dopo decenni

Come più volte ricordato dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto in Italia, l’asbesto continua a provocare gravi conseguenze sanitarie anche molti anni dopo l’esposizione.

“Tra le principali patologie asbesto-correlate figurano mesotelioma pleurico, tumore del polmone ed altri tipi di cancro, asbestosi, placche e ispessimenti pleurici“. Ha affermato Bonanni.

Le autorità sanitarie ricordano che il lungo periodo di latenza rende fondamentale limitare ogni possibile esposizione e monitorare costantemente i lavoratori appartenenti alle categorie più a rischio.

Controlli anche sulla silice cristallina

Oltre all’amianto, particolare attenzione è rivolta alla silice cristallina respirabile, presente soprattutto nella lavorazione della pietra artificiale e di altri materiali impiegati nell’edilizia.

L’HSE ha avviato una vasta campagna ispettiva nei confronti delle aziende del settore per verificare il rispetto delle misure di prevenzione previste dalla normativa. L’esposizione prolungata alla silice può provocare silicosi, tumore del polmone e altre gravi malattie respiratorie.

Le verifiche proseguiranno nel corso dell’anno con numerosi controlli nei luoghi di lavoro considerati maggiormente esposti.

 Sicurezza sul lavoro: sanzioni anche per altre violazioni

Nel corso degli ultimi mesi sono state adottate sanzioni anche nei confronti di imprese coinvolte in violazioni relative alla prevenzione delle cadute dall’alto, alla sicurezza nei cantieri, alla gestione degli scavi e alla protezione dei lavoratori esposti a fumi di saldatura.

Secondo le autorità britanniche, il rispetto delle procedure di sicurezza resta determinante per ridurre gli infortuni e le malattie professionali.

Bonanni (ONA): “La prevenzione deve essere una priorità”

“L’intensificazione delle ispezioni conferma quanto sia ancora attuale il rischio derivante dall’amianto. La prevenzione deve partire dalla corretta gestione dei materiali pericolosi, dalla formazione dei lavoratori e dall’effettiva applicazione delle norme di sicurezza. Parallelamente è necessario accelerare le bonifiche e garantire un’adeguata sorveglianza sanitaria per gli esposti, così da ridurre il numero delle malattie professionali e dei tumori correlati all’amianto.” Ha concluso Bonanni.

Fonte: AdHocNews

 

Micro-raccolta amianto a Reggio Emilia: parte il servizio gratuito per i cittadini

In passato con l'amianto erano realizzate anche le cucce per animali (foto free AI generated by CANVA)
In passato con l'amianto erano realizzate anche le cucce per animali (foto free AI generated by CANVA)

Nel Comune di Reggio Emilia è stato attivato un nuovo servizio dedicato alla micro-raccolta dell’amianto presente nelle abitazioni private. L’iniziativa consente ai cittadini di conferire e smaltire gratuitamente piccoli manufatti contenenti amianto in matrice compatta, contribuendo a migliorare la sicurezza ambientale e la tutela della salute pubblica.

Il progetto si inserisce nelle azioni previste dal Piano Amianto della Regione Emilia-Romagna e punta a favorire la rimozione dei materiali contenenti asbesto ancora presenti negli immobili residenziali.

Quali materiali possono essere rimossi

Il servizio riguarda esclusivamente manufatti di piccole dimensioni contenenti amianto compatto. Tra gli esempi rientrano:

  •  lastre in cemento-amianto;
  • canne fumarie;
  • pannelli;
  • serbatoi per l’acqua;
  •  vasi;
  •  cucce per animali realizzate con materiali contenenti asbesto.

L’obiettivo è evitare che questi materiali, con il deterioramento dovuto al tempo, possano rilasciare fibre potenzialmente pericolose nell’ambiente.

Servizio gratuito per gli intestatari della Tari

Possono richiedere il servizio gli intestatari di un’utenza domestica Tari nel Comune di Reggio Emilia. Il ritiro viene effettuato su appuntamento da Iren Ambiente senza costi aggiuntivi, poiché il servizio è già compreso nella tariffa rifiuti.

Prima della rimozione è necessario seguire la procedura prevista dagli enti competenti.

Come richiedere il ritiro dell’amianto

Per accedere al servizio il cittadino deve compilare il piano operativo semplificato disponibile sul portale dell’Azienda USL competente e trasmetterlo secondo le modalità indicate almeno cinque giorni prima dell’intervento.

È inoltre necessario acquistare un kit specifico per la rimozione e l’imballaggio del materiale, reperibile presso rivenditori specializzati. Tutte le operazioni devono essere eseguite nel rispetto delle istruzioni tecniche predisposte dagli enti competenti e dei limiti quantitativi previsti dalla normativa.

Perché è importante bonificare l’amianto

Quando l’amianto si deteriora o viene manomesso senza le dovute precauzioni, può disperdere fibre microscopiche che, se inalate, rappresentano un rischio per la salute.

Per questo motivo è fondamentale evitare interventi improvvisati e seguire esclusivamente le procedure previste dalla normativa vigente.

Un’iniziativa che punta alla prevenzione

L’avvio del servizio di micro-raccolta rappresenta un’opportunità per eliminare in modo corretto piccoli quantitativi di amianto ancora presenti nelle abitazioni private. La collaborazione tra cittadini, enti locali e gestori del servizio può contribuire a ridurre la presenza di materiali pericolosi, promuovendo una gestione responsabile dei rifiuti e una maggiore tutela dell’ambiente e della salute collettiva.

Fonte: Il Resto del Carlino

Amianto, da Malaga un piano innovativo che potrebbe diventare un modello anche per l’Italia

amianto e AI (foto free generata da Canva
amianto e AI (foto free generata da Canva)

La città di Malaga in Spagna ha avviato un articolato programma per individuare e rimuovere progressivamente l’amianto presente sul proprio territorio. L’iniziativa, che prevede l’utilizzo di tecnologie satellitari e sistemi di intelligenza artificiale, punta a completare la bonifica nell’arco di sei anni e rappresenta una strategia che potrebbe offrire spunti interessanti anche per altri Paesi europei, Italia compresa.

L’obiettivo dell’amministrazione comunale è costruire una mappatura dettagliata dei materiali contenenti amianto, programmando gli interventi secondo criteri di priorità legati al rischio sanitario e ambientale.

Tecnologia e prevenzione per censire i materiali contenenti amianto

Per dare attuazione al progetto, il Dipartimento comunale per la Pianificazione Urbana ha affidato a una società specializzata il compito di realizzare un censimento completo delle coperture e delle strutture che potrebbero contenere cemento-amianto.

Il lavoro dovrà essere completato in pochi mesi e sarà basato sull’integrazione di immagini satellitari, algoritmi di intelligenza artificiale e verifiche tecniche sul campo.

L’obiettivo dichiarato è raggiungere un’elevata precisione nell’individuazione delle strutture sospette, così da programmare gli interventi di bonifica in modo più rapido ed efficace.

Priorità a scuole, strutture sanitarie e luoghi sensibili

Il censimento non si limiterà a individuare gli edifici interessati, ma consentirà anche di classificarli in base al livello di rischio.

Saranno considerate variabili come l’età degli immobili, la tipologia delle coperture e la vicinanza a luoghi frequentati da persone particolarmente vulnerabili, tra cui scuole, ospedali, strutture sanitarie, residenze assistenziali ed edifici pubblici.

Parallelamente verranno effettuati sopralluoghi e campionamenti tecnici su alcuni immobili comunali per verificare lo stato di conservazione delle coperture e delle reti idriche contenenti materiali in cemento-amianto.

Per ogni edificio saranno inoltre elaborate stime economiche dei costi di intervento, valutando caso per caso se procedere con la rimozione completa oppure con tecniche di confinamento o incapsulamento, quando consentite dalla normativa e compatibili con le condizioni dei manufatti.

Una strategia in linea con gli obiettivi europei

L’iniziativa si inserisce nel quadro delle politiche europee dedicate alla riduzione dell’esposizione all’amianto e alla progressiva eliminazione dei materiali pericolosi dagli edifici pubblici e privati.

L’approccio scelto da Malaga punta infatti non solo alla bonifica, ma anche alla pianificazione preventiva, elemento ritenuto essenziale per programmare investimenti e priorità senza attendere situazioni di emergenza.

Ezio Bonanni: “L’Italia può ispirarsi a esperienze di questo tipo”

Per l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), iniziative fondate sulla prevenzione rappresentano un passo importante nella tutela della salute collettiva.

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, sottolinea come la tecnologia possa diventare un alleato decisivo nella lotta all’amianto. “La prevenzione rappresenta il primo strumento di tutela della salute. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale, delle immagini satellitari e di sistemi avanzati di monitoraggio può consentire di individuare più rapidamente i materiali contenenti amianto, programmando gli interventi prima che il degrado delle strutture aumenti il rischio di esposizione. L’esperienza avviata da Malaga dimostra come sia possibile pianificare una bonifica su larga scala attraverso strumenti innovativi. Anche l’Italia potrebbe trarre spunto da modelli organizzativi di questo tipo, accelerando il censimento dei manufatti ancora presenti sul territorio e rendendo più efficaci le attività di prevenzione e di tutela della salute pubblica.”

Infatti per l’Italia, dove la presenza di materiali contenenti amianto è ancora significativa in numerosi edifici pubblici e privati, iniziative basate su censimenti aggiornati e strumenti tecnologici avanzati potrebbero contribuire ad accelerare le attività di monitoraggio e gli interventi di messa in sicurezza, nel rispetto degli obiettivi di tutela ambientale e della salute dei cittadini.

Fonte: SURin English, ONA,

Preghiere d’amianto: la sostanza pericolosa anche in alcuni edifici religiosi

chiesa d'amianto (1 immagine AI free)
chiesa d'amianto (1 immagine AI free)

L’amianto può nascondersi per decenni all’interno di edifici costruiti in epoche in cui il suo impiego era ancora diffuso. Anche chiese, conventi e altri immobili destinati al culto o alla vita comunitaria possono quindi richiedere interventi specializzati quando iniziano lavori di ristrutturazione, demolizione o messa in sicurezza.

Negli ultimi mesi, diversi casi hanno riportato l’attenzione sulla presenza di materiali contenenti amianto in edifici religiosi. Le situazioni sono molto diverse tra loro: in alcuni casi il materiale è emerso dopo un incendio, in altri durante una demolizione o nel corso di lavori di restauro. Il punto comune è la necessità di trattare i materiali sospetti con procedure adeguate, soprattutto quando possono essere danneggiati o frantumati.

Amianto negli edifici religiosi: può essere difficile individuarlo

“Per molti decenni l’amianto è stato utilizzato in numerosi materiali da costruzione grazie alla sua resistenza al calore, alle proprietà isolanti e alla durabilità. La sua presenza, tuttavia, non è necessariamente visibile a un semplice controllo. Può trovarsi all’interno di pannelli, rivestimenti, coibentazioni o altri componenti dell’edificio.

Il problema diventa particolarmente delicato quando una struttura viene sottoposta a demolizione, incendio o ristrutturazione. Il danneggiamento dei materiali può infatti favorire la dispersione di fibre nell’ambiente.

Prima di intervenire su edifici datati, quindi, è importante prevedere verifiche specifiche e, quando necessario, affidarsi a operatori qualificati.” Afferma l‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dellOsservatorio Nazionale Amianto.

Un convento distrutto dalle fiamme: la bonifica dopo l’incendio

Un caso recente riguarda un ex convento situato a St Leonards, nell’area di Hastings, in Inghilterra. L’edificio, non più utilizzato, è stato interessato da un incendio che ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco.

Successivamente sono emersi materiali contenenti amianto tra le macerie. La situazione ha reso necessaria un’attività di pulizia e bonifica affidata a imprese specializzate.

Secondo le informazioni diffuse dalle autorità locali, le operazioni hanno interessato anche le aree circostanti l’immobile. Le strade vicine sono state sottoposte a interventi di pulizia e successivamente riaperte.

Particolare attenzione è stata riservata anche a una scuola situata nelle vicinanze. Una verifica della qualità dell’aria, secondo quanto riferito dall’amministrazione locale, non avrebbe rilevato amianto nell’aria e l’edificio scolastico è stato quindi riaperto.

La raccomandazione rivolta ai residenti è stata comunque quella di non manipolare autonomamente eventuali frammenti o detriti provenienti dall’edificio incendiato.

Cosa succede all’amianto dopo un incendio?

A questa domanda risponde sempre Bonanni: “Un incendio può modificare profondamente la struttura dei materiali presenti in un edificio. Anche quando non viene rilevata una contaminazione dell’aria, la presenza di materiali contenenti amianto tra le macerie richiede particolare cautela. Il principio fondamentale è distinguere tra la semplice presenza del materiale e la possibilità che fibre vengano disperse nell’ambiente. Le operazioni di rimozione devono quindi essere organizzate secondo procedure specifiche, evitando interventi improvvisati sui detriti.”

Demolizione di una chiesa nel Tennessee: l’amianto trovato tra le macerie

Un’altra situazione è stata segnalata negli Stati Uniti, nella contea di Carter, in Tennessee.

Durante un’ispezione effettuata dopo una segnalazione, i tecnici del Tennessee Department of Environment and Conservation hanno individuato frammenti di materiale da costruzione tra i detriti di una chiesa sottoposta a demolizione.

Un campione è stato successivamente analizzato in laboratorio e l’esame ha confermato la presenza di asbesto.

Tra i materiali individuati sono stati segnalati pannelli realizzati con una combinazione di cemento e amianto.

Un’impresa specializzata e autorizzata alla gestione dell’amianto si è già resa disponibile per occuparsi dei materiali presenti nel cantiere e verrà eseguita in tempi celeri la bonifica.

Quando una ristrutturazione fa aumentare i costi

La presenza di amianto può avere conseguenze rilevanti anche sul piano economico, soprattutto quando viene scoperta dopo l’inizio dei lavori.

È quanto accaduto durante il recupero della Knox Heritage Church, edificio storico di circa 115 anni situato nell’area del Parksville Museum, in Canada.

Il progetto di restauro prevedeva interventi sulla copertura e sulle parti esterne dell’edificio. Durante i lavori è stata individuata una coibentazione contenente amianto all’interno delle pareti.

Le attività sono state interrotte per consentire la rimozione e lo smaltimento del materiale attraverso un’impresa specializzata. L’intervento inatteso ha fatto aumentare sensibilmente il costo complessivo del progetto.

La società storica che gestisce il sito ha quindi avviato una raccolta fondi per coprire una parte delle spese aggiuntive.

Perché l’amianto può essere presente nelle chiese storiche

Molti edifici religiosi hanno una storia costruttiva lunga e hanno subito interventi di manutenzione in periodi differenti.

Nel corso degli anni possono essere stati aggiunti materiali isolanti, pannelli e rivestimenti,
componenti per la protezione dal calore, materiali per coperture, elementi utilizzati negli impianti e prodotti contenenti amianto.

Anche un edificio apparentemente ben conservato può contenere materiali che richiedono un’indagine specifica prima di una ristrutturazione.

Amianto e demolizioni: la prevenzione viene prima dei lavori

La prevenzione parte quindi dalla fase progettuale. Un’indagine preliminare può consentire di individuare i materiali sospetti e programmare correttamente le attività di rimozione.

Questo approccio può inoltre evitare interruzioni improvvise del cantiere e costi non previsti, come dimostra il caso della chiesa storica canadese.

Dalle chiese ai conventi: la sicurezza del patrimonio passa dalla conoscenza

Gli edifici religiosi rappresentano spesso una parte importante del patrimonio storico e culturale delle comunità. Preservarli significa anche conoscere i materiali con cui sono stati costruiti e quelli introdotti durante i successivi interventi.

L’amianto può rappresentare una difficoltà significativa, ma la sua individuazione consente di pianificare le operazioni necessarie.

Che si tratti delle macerie di un convento incendiato, di una demolizione sottoposta a controllo ambientale o del restauro di una chiesa storica, il messaggio è lo stesso: “prima di intervenire su un edificio datato è fondamentale sapere cosa contiene”. Continua Bonanni.

La tutela della salute e quella del patrimonio, in questi casi, procedono nella stessa direzione.

Fonti: BBC, Pqbnews