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Incendio Laurentina, forse amianto: interviene ONA – Aggiornamento: amianto scongiurato

Foto di Ted Erski da Pixabay
Foto esclusivamente decorativa free di Ted Erski da Pixabay

AGGIORNAMENTO DEL 18 AGOST0 : NON C’è AMIANTO

Dati rassicuranti dal Campidoglio, gli esiti degli esami effettuati dalla Asl sulla presenza di amianto: tutti i campioni hanno dato risultato negativo, sia sull’area dell’incendio sia nelle zone vicine circostanti, anche nei pressi di alcuni istituti scolastici. Una situazione che aveva fatto preoccupare anche la commissione Ecomafie e l’Osservatorio Nazionale Amianto.

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Roma, via Laurentina. A quasi due settimane dal vasto incendio divampato nell’area prossima al Grande Raccordo Anulare, restano accesi i riflettori sulla presenza di materiali che potrebbero contenere amianto. I residenti chiedono controlli, informazioni trasparenti e garanzie sulla sicurezza dell’area. In attesa delle verifiche tecniche per la possibile presenza di fibre nell’ambiente.

L’incendio che ha interessato l’area lungo via Laurentina, nel quadrante sud di Roma, continua a lasciare strascichi. Il rogo, sviluppatosi il 26 luglio nei pressi del Grande Raccordo Anulare, aveva provocato una vasta colonna di fumo e reso necessarie importanti modifiche alla viabilità. Le squadre dei Vigili del Fuoco erano intervenute insieme alla Protezione Civile e alle forze impegnate nella gestione dell’emergenza.

A distanza di giorni, però, l’attenzione si concentra soprattutto su ciò che continua ad accadere nel sottosuolo dell’area interessata dall’incendio.

Vigili del Fuoco impegnati nello smassamento dei materiali

Le operazioni di messa in sicurezza risultano particolarmente complesse. Secondo le informazioni disponibili, gli interventi riguardano anche materiali interrati e residui presenti nell’area. Con attività di smassamento, movimentazione e bagnatura finalizzate a raggiungere e neutralizzare eventuali focolai ancora attivi.

Una situazione delicata, perché la presenza di rifiuti e materiali accumulati nel tempo può rendere più difficili le operazioni di spegnimento.

Già nelle ore successive all’incendio, la Protezione Civile del Lazio aveva spiegato che le squadre dei Vigili del Fuoco stavano lavorando da terra anche a causa della presenza di elettrodotti. La quale crendeva problematico l’utilizzo dei mezzi aerei. Le cause del rogo, inoltre, risultavano ancora oggetto di accertamento.

Amianto sulla Laurentina: cosa è stato segnalato

Secondo quanto riportato in relazione alla vicenda e alle comunicazioni richiamate dagli esponenti locali, sarebbe stata evidenziata anche la presenza di materiale friabile precedentemente interrato. E tornato alla luce durante le attività successive all’incendio.

Su questo punto è però fondamentale mantenere una distinzione tra la presenza del materiale e l’effettiva dispersione di fibre nell’ambiente.

Per stabilire se vi sia stata dispersione di fibre e quale sia stata eventualmente la sua entità sono necessari ulteriori verifiche. Ossia campionamenti, analisi di laboratorio e valutazioni tecniche da parte degli organismi competenti.

Perché l’amianto friabile richiede particolare attenzione

Quando materiali sospetti vengono rinvenuti dopo un incendio o durante operazioni di movimentazione del terreno, è essenziale che identificazione, caratterizzazione, messa in sicurezza e rimozione siano effettuate secondo le procedure previste.

L’ONA sottolinea da tempo l’importanza della prevenzione primaria e della bonifica dei siti nei quali siano presenti materiali contenenti amianto. L’associazione, presieduta dall’avvocato Ezio Bonanni, indica infatti nella messa in sicurezza e nella rimozione dei materiali una componente centrale delle politiche di prevenzione.

Bonanni: servono dati certi e prevenzione

 

La posizione dell’ONA, in linea con le iniziative portate avanti dall’associazione sul tema dell’amianto, è orientata alla prevenzione, alla mappatura dei siti a rischio e alla bonifica, con particolare attenzione alla tutela della salute e dell’ambiente.

Per Bonanni, “in un contesto come quello della Laurentina, la priorità deve essere quella di acquisire dati tecnici certi, attraverso controlli e analisi, evitando sia sottovalutazioni sia allarmismi non supportati da evidenze scientifiche. Occorre soprattutto comprendere quale sia lo stato di conservazione dei materialo, se siano stati interessati direttamente dal rogo e dalle successive movimentazioni e se siano state rilevate fibre aerodisperse. Sono questi gli elementi che potranno consentire alle autorità di definire con precisione il livello di eventuale rischio.”

Il 18 agosto sono giunti dati rassicuranti dal Campidoglio. Gli esiti degli esami effettuati dalla Asl sulla presenza di amianto: tutti i campioni hanno dato risultato negativo, sia sull’area dell’incendio sia nelle zone vicine circostanti, anche nei pressi di alcuni istituti scolastici. Una situazione che aveva fatto preoccupare anche la commissione Ecomafie e l’Osservatorio Nazionale Amianto.

I residenti chiedono trasparenza

La situazione aveva destato preoccupazione tra gli abitanti del Municipio IX.

I comitati territoriali avevano chiesto di rendere pubbliche le informazioni relative ai controlli ambientali e che la popolazione possa conoscere l’esito degli eventuali monitoraggi effettuati nell’area.

Amianto e incendio: ora servono verifiche tecniche

Il caso della Laurentina dimostra ancora una volta quanto sia importante affrontare le emergenze ambientali con strumenti di prevenzione e controllo scientifico.

L’incendio è stato un’emergenza immediata. La gestione dei materiali eventualmente contaminati rappresenta invece una fase successiva, altrettanto delicata.

Per questo, prima di trarre conclusioni definitive sulla qualità dell’aria e sull’eventuale esposizione della popolazione, saranno determinanti gli esiti delle analisi ambientali e delle verifiche tecniche.

Nel frattempo, la presenza dei Vigili del Fuoco nell’area e la prosecuzione delle attività di messa in sicurezza testimoniano la complessità dell’intervento.

Una questione che riguarda anche la prevenzione futura

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha più volte evidenziato l’importanza della mappatura e della prevenzione per individuare le situazioni di rischio.

Amianto e FS: depositata denuncia per la morte di Vincenzo Faggiani

Ezio Bonanni avvocato ONA
Ezio Bonanni avvocato ONA

Un uomo, una malattia, una storia che si ripete. Vincenzo Faggiani aveva 39 anni di servizio alle Ferrovie dello Stato quando, nell’autunno del 2025, è morto di mesotelioma pleurico maligno — il tumore che l’amianto uccide decenni dopo l’esposizione. Il figlio Aldo Faggiani, assistito dall’Avv. Ezio Bonanni del Foro di Roma, nonché presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha depositato una formale denuncia-querela innanzi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, chiedendo di avere giustizia, essendo inaccettabile un’altra morte per amianto.

La diagnosi, il riconoscimento, la morte

Il 3 settembre 2025 arriva la diagnosi che non lascia scampo: mesotelioma pleurico maligno di tipo epitelioide. L’8 ottobre 2025, Vincenzo Faggiani è deceduto. Il certificato ISTAT indica come causa di decesso proprio il mesotelioma pleurico.

Poi arrivano i riconoscimenti istituzionali, che parlano chiaro: l’INAIL, con provvedimento del 14 febbraio 2026, ha riconosciuto la malattia professionale al 100% e ha liquidato la rendita di reversibilità agli eredi con accesso al Fondo Vittime Amianto. Il COR Piemonte, il 15 giugno 2026, avrebbe certificato l’«ORIGINE OCCUPAZIONALE CERTA — LIVELLO 1 ReNaM»: il massimo grado di certezza causale previsto dal Registro Nazionale dei Mesoteliomi.

La giustizia già c’è stata. Ma il caso non è chiuso

Torino non è nuova a questi processi. Nel 1995 il Pretore condannò per la prima volta i vertici FS per le morti alle OGR. Nel 2001, la Corte di Cassazione, IV Sezione Penale, con sentenza n. 5037, confermò la condanna in via definitiva. Nel 2025, il Tribunale di Torino, I Sezione Penale, con sentenza n. 1291 ha confermato la persistenza del rischio.

La voce della famiglia e della difesa

«Mio padre ha lavorato per trentanove anni alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato ed ora è morto per mesotelioma da amianto. Le Ferrovie dello Stato erano ben a conoscenza che con l’uso dell’amianto, e soprattutto senza adeguate protezioni, ci sarebbero stati dei danni alla salute. Purtroppo ciò si è verificato anche per mio padre, ed ora chiediamo giustizia, non solo per lui ma anche per tutti gli altri lavoratori che hanno condiviso la sua stessa sorte. Insieme all’Osservatorio Nazionale Amianto prosegue l’impegno per ottenere giustizia” così Aldo Faggiani, denunciate ed orfano del Sig. Vincenzo Faggiani.

L’istanza di giustizia, promossa e supportata dall’ONA – APS, Osservatorio Nazionale Amianto, è finalizzata ad ottenere giustizia per tutte le vittime dell’amianto in Ferrovie dello Stato, e per la tutela dei loro diritti, e le azioni e le domande risarcitorie verranno promosse anche innanzi la competente sede civile.

L’azione dell’ONA

Prosegue, dunque, l’impegno di prevenzione primaria, secondaria e terziaria per la tutela di tutte le vittime per l’amianto, anche di coloro che sono venuti a mancare in forza dell’uso dell’amianto in Ferrovie dello Stato. Tutti i cittadini possono rivolgersi all’ONA tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it.

 

Ex Ilva di Taranto, Bonanni (ONA): «La priorità è la bonifica, non il contenzioso»

Ex ilva, intervista di Luigi Abbate all'Avv. Ezio Bonanni
Ex ilva, intervista di Luigi Abbate all'Avv. Ezio Bonanni

La recente decisione della Corte d’Appello di Milano sulla vicenda dell’ex Ilva di Taranto continua ad alimentare il dibattito istituzionale e giuridico. Nelle ore successive alla sentenza si è infatti parlato della possibilità che il Governo possa valutare un’eventuale impugnazione del provvedimento.

Su questo scenario è intervenuto l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), intervistato dal giornalista Luigi Abbate. Nel corso dell’intervista, Bonanni ha espresso la propria valutazione giuridica sulla vicenda, sostenendo che la priorità dovrebbe essere rappresentata dagli interventi di bonifica e dalla tutela della salute pubblica.

Sentenza ex Ilva: il commento di Ezio Bonanni

Secondo Bonanni, la situazione di Taranto rappresenta da anni una delle questioni ambientali e sanitarie più complesse del Paese.

Nel suo intervento, Bonanni sostiene che l’attenzione delle istituzioni avrebbe dovuto concentrarsi da tempo sulle operazioni di risanamento ambientale sull’amianto.

«Il ministro avrebbe dovuto prestare attenzione alla necessità della bonifica ben prima», dichiara, aggiungendo che, a suo avviso, un eventuale intervento pubblico destinato alla bonifica sarebbe finalizzato alla tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini.

L’ipotesi di impugnazione della sentenza

Uno dei temi affrontati nell’intervista riguarda le indiscrezioni secondo cui il Ministero potrebbe valutare la possibilità di impugnare la decisione della Corte d’Appello.

Su questo punto Bonanni esprime una valutazione esclusivamente giuridica.

«Non vi è una legittimazione dello Stato o di alcuno dei ministeri per poter impugnare questo provvedimento», sostiene l’avvocato, ricordando che la pronuncia della Corte d’Appello confermerebbe quella di primo grado e richiamando anche precedenti decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo citate nella motivazione.

Sempre secondo il presidente dell’ONA, un eventuale ricorso in Cassazione dovrebbe riguardare esclusivamente questioni di legittimità e non il merito della decisione già esaminata nei precedenti gradi di giudizio.

Si tratta, come emerge dall’intervista, di una valutazione tecnico-giuridica formulata dal legale nell’ambito del dibattito successivo alla sentenza.

«La priorità resta la bonifica»

Nel corso del colloquio Bonanni ribadisce più volte quale ritenga essere il percorso da seguire.

«L’unica cosa da fare è quella di bonificare al più presto», afferma, facendo riferimento anche al termine indicato nel provvedimento giudiziario.

Secondo il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, qualora gli interventi di bonifica fossero concretamente avviati entro i tempi stabiliti, potrebbero eventualmente essere valutate, nelle sedi competenti, richieste connesse ai tempi necessari per completare le operazioni.

L’obiettivo indicato rimane quello di eliminare le fonti di rischio e ripristinare condizioni di sicurezza ambientale e sanitaria.

Transizione industriale e tutela della salute

Nella parte conclusiva dell’intervista, Bonanni richiama anche il tema della trasformazione degli impianti produttivi.

A suo avviso, oltre agli interventi di bonifica, sarebbe necessario accelerare la sostituzione degli attuali sistemi produttivi con tecnologie a minore impatto ambientale.

«La soluzione è iniziare al più presto la bonifica degli alti forni oppure sostituire gli alti forni attuali con sistemi di produzione elettrica o con altri strumenti puliti e non con l’uso del carbone o comunque dei combustibili fossili», dichiara.

Il dibattito resta aperto

Mentre prosegue il confronto tra istituzioni, magistratura e parti coinvolte, il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto ribadisce la propria posizione: la tutela della salute pubblica deve costituire, secondo la sua valutazione, il punto di partenza di ogni futura decisione.

Amianto, dalla bonifica dell’ex Albergo Roma alla vicenda Rai: due casi che riaccendono l’attenzione sulla prevenzione

amianto foto generica (immagine free ai esclusivamente decorativa)
amianto foto generica (immagine free ai esclusivamente decorativa)

L’amianto continua a essere un tema di grande attualità, sia sul fronte delle bonifiche degli edifici sia su quello della tutela della salute dei lavoratori. Nelle ultime ore due vicende hanno riportato l’attenzione sul tema: da un lato la conclusione della bonifica dell’ex Albergo Roma a Ro, nel comune di Riva del Po (Ferrara), dall’altro la richiesta di archiviazione dell’inchiesta relativa all’episodio avvenuto nella sede Rai di viale Mazzini a Roma dopo una perdita d’acqua che aveva interessato materiali contenenti amianto.

Riva del Po, completata la bonifica dell’ex Albergo Roma

Si sono conclusi i lavori di rimozione della copertura in cemento-amianto dell’ex Albergo Roma, edificio storico situato nella piazza di Ro, nel comune di Riva del Po.

L’intervento era atteso da tempo e riguardava una copertura in eternit che, secondo quanto segnalato negli anni, mostrava un possibile deterioramento dovuto all’esposizione agli agenti atmosferici.

La conclusione della bonifica è stata accolta con soddisfazione dalla Commissione Amianto ANMIL Nazionale e dal presidente di ANMIL Ferrara, Alberto Alberti, che hanno evidenziato il lavoro svolto in collaborazione con cittadini e amministrazione comunale.

L’associazione ha inoltre ringraziato la sindaca di Riva del Po, Daniela Simoni, per il completamento dell’intervento.

Una vicenda iniziata anni fa

Già nel 2016 una petizione popolare aveva sollecitato la rimozione della copertura in cemento-amianto. Negli anni successivi il tema è stato più volte riproposto all’attenzione dell’amministrazione comunale.

Nel 2025, dopo le valutazioni dell’Azienda USL di Ferrara sullo stato della copertura, il Comune aveva emesso un’ordinanza nei confronti della proprietà per procedere alla bonifica del tetto.

ANMIL: la prevenzione deve continuare

ANMIL invita cittadini e istituzioni a proseguire il monitoraggio degli edifici che presentano ancora coperture in cemento-amianto deteriorate, favorendo gli interventi di bonifica quando necessari.

Amianto nella sede Rai: la Procura chiede l’archiviazione

Sul fronte giudiziario, la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto dopo l’episodio del 17 dicembre 2024, quando una perdita d’acquaaveva provocato il rilascio di fibre di amianto all’interno della sede Rai di viale Mazzini.

La ricostruzione dell’inchiesta

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, subito dopo l’evento furono adottate una serie di misure precauzionali.

L’impianto di condizionamento venne spento e alcune aree del piano terra e del primo piano furono interdette al personale.

Nelle aree interdette sono state rilevate concentrazioni di amianto fino a 8,9 fibre per litro.

Secondo quanto riportato dalla ricostruzione della Procura, il valore risulta superiore ai livelli di fondo ambientale, ma inferiore al limite previsto dalla normativa per gli ambienti di lavoro nei quali l’amianto viene trattato, pari a 100 fibre per litro come media ponderata su otto ore.

Successivamente la Rai ha disposto una campagna straordinaria di monitoraggio dell’intero edificio.

Il 14 gennaio 2025 sono stati effettuati 46 campionamenti, distribuiti dal piano interrato fino all’ottavo piano, comprendendo anche mensa e bar.

Secondo quanto riferito, le analisi non hanno evidenziato fibre di amianto aerodisperse nelle aree monitorate al di fuori di quelle già interdette.

La richiesta della ASL e il trasferimento della sede

Pur prendendo atto degli interventi effettuati, la ASL Roma 1 aveva chiesto alla Rai una roadmap per il progressivo trasferimento dalla sede di viale Mazzini.

La richiesta era collegata anche alla vetustà dell’edificio, costruito in un periodo storico nel quale l’amianto veniva largamente utilizzato nei materiali da costruzione.

Il trasferimento della sede era già programmato ed è stato successivamente accelerato.

La posizione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Sulla richiesta di archiviazione è intervenuto anche l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA).

Bonanni ritiene opportuno un ulteriore approfondimento. Ha inoltre ribadito la personale posizione secondo cui non esisterebbe una soglia di esposizione priva di rischio per le fibre di amianto.

Bonifica amianto per l’ex teatro-cinema di Borgo Nuovo a Verona

amianto e teatro, (Foto free di StockSnap da Pixabay)
amianto e teatro, (Foto free di StockSnap da Pixabay)

Dopo oltre quattro decenni di inutilizzo, l’ex teatro-cinema di Borgo Nuovo, quartiere di Verona, si avvia verso una nuova fase: il Comune ha annunciato l’inizio dei lavori di bonifica amianto dell’immobile con il cantiere che aprirà alla fine di agosto. Terminata la rimozione della copertura, nel mese di settembre sarà avviata la demolizione dell’intera struttura.

L’intervento consentirà di mettere in sicurezza un’area pubblica situata accanto a un asilo nido e rappresenta il primo passo del più ampio progetto di riqualificazione previsto per il quartiere.

“Può sembrare incredibile, ma l’amianto era in passato praticamente usato dappertutto. Non sorprende quindi che sia stato utilizzato anche in un ex teatro-cinema. Come Osservatorio Nazionale Amianto è sempre positivo venire a conoscenza di notizie sulla bonifica: in Italia del resto ci sono circa 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, sparse in più di un milione di siti e micrositi in tutto il Paese”. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente di ONA, commentato la notizia.

Bonifica dell’amianto e demolizione: investimento di 149 mila euro

Per la bonifica e la demolizione dell’ex teatro-cinema di Borgo Nuovo sono stati stanziati 149 mila euro.

L’intervento comprende la rimozione della copertura in eternit e l’abbattimento dell’edificio, ormai inutilizzato da oltre 45 anni. L’obiettivo è eliminare una situazione che da tempo interessa quest’area del quartiere e renderla disponibile per una nuova destinazione pubblica.

Un edificio che ha segnato la storia del quartiere

Realizzato negli anni Cinquanta, il teatro-cinema è stato per molti anni uno dei principali punti di ritrovo di Borgo Nuovo. Sul palco si sono esibiti artisti come Francesco Guccini, Franco Battiato e Alan Sorrenti, insieme a numerose compagnie teatrali locali.

Con la cessazione delle attività, la struttura è rimasta chiusa e inutilizzata, diventando nel tempo uno degli edifici più conosciuti del quartiere.

Un iter amministrativo rimasto fermo per oltre vent’anni

Il recupero dell’area era già inserito nel Contratto di Quartiere II avviato nel 2005, ma il procedimento non era mai arrivato alla fase esecutiva.

Secondo quanto riferito dall’amministrazione comunale, negli ultimi tre anni e mezzo è stato necessario ricostruire l’intero percorso amministrativo attraverso il recupero di documenti, autorizzazioni e pareri risalenti a oltre vent’anni fa. Questo lavoro ha consentito di ottenere tutti gli atti necessari per l’apertura del cantiere.

Dopo la demolizione nascerà una nuova piazza

Conclusa la demolizione, il progetto proseguirà con la riqualificazione dell’area.

Il Comune ha già previsto uno stanziamento di 130 mila euro per realizzare una nuova piazza immersa nel verde. Il progetto comprende piccole arene e spazi all’aperto destinati a spettacoli, cinema estivo, eventi culturali, incontri pubblici e iniziative dedicate ai residenti.

Nel frattempo continua anche il percorso partecipativo che coinvolge cittadini, associazioni e realtà del territorio. La definizione del progetto definitivo è prevista nei primi mesi del prossimo anno.

Le dichiarazioni dell’assessore Benini

L’assessore all’Arredo urbano Federico Benini ha spiegato che l’avvio dei lavori consente di dare finalmente seguito a un procedimento rimasto fermo per molti anni.

Secondo Benini, la demolizione è il punto di partenza per la trasformazione dell’area in uno spazio aperto dedicato alla cultura, alla socialità e alle attività del quartiere.

Olivieri: “L’area sarà restituita alla cittadinanza”

Anche il presidente della Circoscrizione 3, Riccardo Olivieri, ha commentato l’avvio dell’intervento, sottolineando come i lavori permetteranno di mettere in sicurezza l’area e di restituire ai cittadini uno spazio pubblico progettato con il contributo del quartiere e destinato a ospitare attività culturali e momenti di aggregazione.

Fonte: Ufficio stampa Comune di Verona