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domenica, Luglio 26, 2026
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Bando Amianto Toscana 2026: migliaia di euro per bonifica edifici pubblici

Foto di StartupStockPhotos da Pixabay

La Regione Toscana ha pubblicato il Bando Amianto 2026, destinato agli enti pubblici che intendono eliminare i materiali contenenti amianto dai propri immobili. L’iniziativa mette a disposizione 1,5 milioni di euro per finanziare gli interventi di bonifica, con contributi a fondo perduto che possono coprire l’intero costo dell’opera, fino a un massimo di 300.000 euro per ogni progetto.

L’obiettivo del bando è migliorare la sicurezza degli edifici pubblici, riducendo i rischi per la salute e per l’ambiente derivanti dalla presenza di amianto.

Chi può richiedere il contributo

Possono partecipare al bando gli enti pubblici con sede in Toscana, tra cui Comuni, Unioni di Comuni, Province e la Città Metropolitana di Firenze.

Ogni amministrazione può presentare più richieste di finanziamento, purché ogni domanda sia riferita a un diverso CUP. Non è invece consentito suddividere artificialmente un unico intervento in più domande, salvo particolari esigenze tecniche adeguatamente documentate.

Interventi finanziabili

Il bando sostiene gli interventi finalizzati alla “rimozione, al trasporto e allo smaltimento dell’amianto” presente negli edifici e nelle strutture pubbliche.

Sono ammesse sia le bonifiche di materiali in matrice compatta, sia quelle riguardanti materiali in matrice friabile.

Tra gli interventi finanziabili rientrano coperture e manufatti in cemento-amianto,
pavimentazioni in vinil-amianto. Oltre a materiali contenenti amianto friabile, come coibentazioni, guarnizioni e rivestimenti.

Tutti i lavori dovranno essere eseguiti nel rispetto della normativa sulla sicurezza prevista dal D.Lgs. 81/2008, con la presentazione della notifica e del piano di lavoro agli organi competenti.

Quali spese sono ammesse

Il contributo copre le spese direttamente collegate alla bonifica dell’amianto, comprese rimozione dei materiali, confezionamento, movimentazione e trasporto. Oltre al conferimento presso impianti autorizzati e oneri della sicurezza.

Sono inoltre finanziabili le spese tecniche, entro il limite del 10% dell’importo dell’intervento, comprese progettazione, direzione lavori, coordinamento della sicurezza, supporto al RUP e incentivi tecnici.

Spese escluse dal finanziamento

Non possono essere finanziati gli interventi successivi alla bonifica, come realizzazione di nuove coperture, opere di ripristino e isolamento termico. Esclusi anche lattonerie, rifacimenti murari e adeguamenti impiantistici non direttamente collegati alla rimozione dell’amianto.

L’installazione di impianti fotovoltaici o solari termici può essere prevista nel progetto e contribuire all’assegnazione di un punteggio aggiuntivo, ma dovrà essere finanziata con risorse diverse.

Requisiti degli immobili

Per poter ottenere il contributo, gli edifici devono essere di proprietà dell’ente richiedente al momento della domanda. Devono inoltre avere destinazione pubblica e non ospitare attività economiche o commerciali, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato.

Scadenze per la presentazione delle domande

Le richieste di contributo potranno essere inviate dal 2 luglio 2026, ore 9:00 al 31 agosto 2026, ore 16:00.

La domanda dovrà essere presentata esclusivamente attraverso la piattaforma telematica della Regione Toscana, utilizzando le credenziali SPID, CIE* oppure CNS. Non saranno accettate domande inviate tramite PEC o altri canali.

Ex siti militari e amianto: riconosciuta vittima del dovere

Avv. Ezio Bonanni e Luigi Abbate
Avv. Ezio Bonanni e Luigi Abbate

Amianto, un’intervista a cura di Luigi Abbate all’Avv. Ezio Bonanni su un caso di riconoscimento come vittima del dovere ad un ex militare che aveva prestato servizio alla base missilistica di Cordovado (Pordenone), ora chiusa.

“Il riferimento è alla sentenza della Corte di Appello di Milano numero 259 del 2023. La quale ha condannato il Ministero della Difesa a riconoscere l’aviere scelto Fabretti Fabio come vittima del dovere ed equiparato a vittima del dovere.” Ha affermato Bonanni.

 

Un confronto che accende l’attenzione sul tema della tutela della salute del personale militare.

Nel corso degli ultimi decenni numerose strutture civili e militari costruite nel secondo dopoguerra sono state oggetto di verifiche tecniche e interventi di adeguamento alle normative in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro. Soprattutto per le strutture dove è stata accertata la presenza di amianto.

La presenza di materiali contenenti amianto in edifici e infrastrutture realizzate tra gli anni Sessanta e Ottanta costituisce infatti una problematica che ha interessato numerosi siti italiani.

Il ruolo del monitoraggio sanitario

Gli esperti sottolineano l’importanza dei programmi di sorveglianza sanitaria rivolti al personale che abbia operato in contesti caratterizzati da particolari attività operative o tecnologiche.

La diagnosi precoce e i controlli periodici consentono infatti di individuare tempestivamente eventuali problematiche sanitarie. E di garantire l’accesso ai percorsi assistenziali più adeguati.

L’attenzione delle associazioni e delle istituzioni come l’Osservatorio Nazionale Amianto

Associazioni, enti pubblici e organizzazioni come ONA che si occupano di tutela della salute promuovono da tempo iniziative volte a migliorare la prevenzione, la raccolta dei dati epidemiologici e l’assistenza ai lavoratori e agli ex dipendenti che ritengano di aver subito danni alla salute collegati all’attività svolta.

Tra gli strumenti previsti dall’ordinamento vi sono le procedure di accertamento medico-legale e i percorsi amministrativi e giudiziari finalizzati alla verifica delle singole situazioni.

Prevenzione contro l’amianto, ricerca e informazione

“Investire nella ricerca scientifica, nella prevenzione e nell’informazione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per migliorare la tutela della salute nei luoghi di lavoro.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni.

La collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica e associazioni può contribuire a rafforzare le attività di monitoraggio e a promuovere una maggiore consapevolezza sui temi della sicurezza e della prevenzione.

Lo sguardo rivolto nel lungo termine

“La salute del personale che opera o ha operato in contesti complessi costituisce un patrimonio da proteggere attraverso controlli sanitari, aggiornamento delle procedure e diffusione delle buone pratiche di prevenzione.” Ha concluso il presidente dell’Osservatori Nazionale Amianto.

Promuovere la cultura della sicurezza significa investire nel benessere delle persone e nella qualità degli ambienti di lavoro, con benefici per l’intera collettività.

Amianto e bioplastiche: una nuova soluzione per il recupero sostenibile dei rifiuti

Amianto
Amianto in bianco e nero

Trasformare un materiale pericoloso e altamente problematico come l’amianto in una risorsa per la produzione di bioplastiche innovative e più sostenibili. È questo il risultato raggiunto da un gruppo di ricercatori italiani. Il quale ha sviluppato un nuovo approccio per il recupero e la valorizzazione di materiali contenenti asbesto dopo specifici processi di inertizzazione.

Lo studio apre nuove prospettive nel campo dell’economia circolare e della gestione dei rifiuti pericolosi. Dimostrando come sia possibile ridurre l’impatto ambientale e, allo stesso tempo, creare nuove opportunità industriali.

Lo studio sull’amianto e le bioplastiche

La ricerca è stata realizzata nell’ambito delle attività del Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano-Bicocca. Ed ha coinvolto il dottorando industriale Lorenzo Squitieri, impegnato anche nello spin-off tecnologico Graftonica. E nel gruppo di ricerca coordinato dal professor Roberto Simonutti, docente di Chimica Industriale.

Il progetto è stato seguito dal ricercatore Michele Mauri insieme a un team multidisciplinare che ha coinvolto competenze nel settore dei materiali, della mineralogia e delle tecnologie per la lavorazione delle plastiche innovative.

L’obiettivo era verificare la possibilità di riutilizzare materiali derivanti dall’amianto bonificato come componenti funzionali all’interno di matrici polimeriche biodegradabili.

Come l’amianto viene trasformato in un materiale sicuro

Uno degli aspetti centrali della ricerca riguarda il trattamento dell’amianto attraverso specifici processi termici sviluppati dal gruppo guidato dal professor Giancarlo Capitani del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra.

Grazie a queste tecnologie, il materiale originariamente contenente fibre di amianto viene convertito in una polvere minerale priva delle caratteristiche di pericolosità associate al minerale nella sua forma originaria.

La polvere ottenuta può quindi essere impiegata come materiale di riempimento all’interno del polilattico, meglio conosciuto come PLA. Una delle bioplastiche maggiormente utilizzate nella produzione industriale e nelle applicazioni di stampa tridimensionale.

Il ruolo del PLA nella produzione di bioplastiche sostenibili

Il PLA rappresenta oggi uno dei materiali più diffusi nel settore delle bioplastiche grazie alla sua origine da fonti rinnovabili e alle sue proprietà di biodegradabilità.

L’inserimento delle polveri minerali ottenute dal trattamento dell’amianto permette di ridurre il consumo di materia prima vergine e di valorizzare materiali che altrimenti richiederebbero processi di smaltimento complessi e costosi.

La sperimentazione è stata condotta utilizzando tecnologie di stampa 3D basate sul sistema Fused Granular Fabrication. Una metodologia che utilizza piccoli granuli di materiale plastico e che consente una significativa riduzione dei consumi energetici rispetto ad altri sistemi di produzione additiva.

Due materiali differenti: il ruolo del “rosso” e del “verde”

Nel corso dello studio sono stati analizzati due differenti materiali minerali ottenuti attraverso processi di trattamento distinti e identificati come “rosso” e “verde”.

Il materiale denominato “rosso” ha mostrato la capacità di essere incorporato nel PLA fino a una concentrazione del 20 per cento in peso senza compromettere le prestazioni meccaniche del materiale finale.

In alcuni casi è stato osservato anche un lieve incremento della rigidità del composito. Caratteristica che potrebbe favorire la produzione di componenti più resistenti e durevoli.

Diverso il comportamento del materiale “verde”. Questa variante possiede infatti proprietà che favoriscono la frammentazione delle catene polimeriche del PLA quando il materiale viene sottoposto per brevi periodi a temperature prossime ai 200 gradi Celsius.

Bioplastiche degradabili su richiesta

La capacità del materiale “verde” di accelerare la degradazione del PLA apre scenari particolarmente interessanti nel settore delle bioplastiche avanzate.

Sebbene il suo utilizzo comporti una lieve riduzione delle proprietà meccaniche del prodotto finale, questa soluzione potrebbe consentire la realizzazione di manufatti progettati per degradarsi in maniera controllata al termine del loro ciclo di utilizzo.

Si tratta di una prospettiva che potrebbe contribuire allo sviluppo di prodotti con un impatto ambientale inferiore e con una gestione del fine vita più efficiente.

Economia circolare e innovazione nella gestione dei rifiuti

I risultati ottenuti confermano il potenziale delle tecnologie di recupero e valorizzazione dei materiali derivanti da rifiuti complessi e ad elevato impatto ambientale.

La possibilità di integrare materiali recuperati in nuove filiere produttive costituisce uno degli obiettivi principali delle strategie europee per l’economia circolare e la sostenibilità industriale.

«Questa ricerca mostra in modo concreto come il trattamento di rifiuti pericolosi è un’opportunità per sviluppare materiali più responsabili e sostenibili» ha affermato Lorenzo Squitieri, primo autore dello studio.

Anche il ricercatore Michele Mauri ha sottolineato il valore della collaborazione interdisciplinare alla base del progetto.

«La collaborazione tra i ricercatori dei due Dipartimenti (Scienza dei Materiali e Scienza dell’ambiente e della terra). Unito all’approccio agile e innovativo della spin-off hanno portato a un risultato che supera la somma delle parti. Il momento più emozionante è stato quando l’analisi di alcuni dati apparentemente sbagliati ha rivelato invece una capacità imprevista di degradare il PLA. Ora che queste sono dimostrate, stiamo lavorando al coinvolgimento di nuovi partner per l’industrializzazione.»

Fonte: Università degli Studi Bicocca

Anticipare il cancro: in collaborazione con ONA nasce Exo-Metal Scan

ONA, Ezio Bonanni e Pasquale Montilla
ONA, Ezio Bonanni e Pasquale Montilla

Non aspettare che il tumore si manifesti, ma individuare il rischio quando è ancora possibile intervenire e prevenire la malattia. È questa la visione innovativa alla base di Exo-Metal Scan, un progetto italiano di ricerca che punta a cambiare il modo in cui viene affrontata la prevenzione oncologica.

La previsione del rischio cancro

L’iniziativa si propone di sviluppare una piattaforma avanzata di Environmental Precision Oncology, ovvero una nuova forma di oncologia di precisione orientata allo studio dell’impatto dell’ambiente sulla salute umana. L’obiettivo è identificare precocemente le persone maggiormente esposte a sostanze cancerogene presenti nell’ambiente e valutare il loro rischio biologico personalizzato prima della comparsa della malattia.

Alla base del progetto vi è l’idea che l’esposizione prolungata a determinati agenti inquinanti possa contribuire, nel tempo, ad aumentare il rischio di sviluppare diverse forme di tumore. Tra questi agenti figurano i metalli pesanti, le fibre di amianto e numerosi altri contaminanti ambientali ai quali milioni di persone risultano esposte quotidianamente, spesso senza esserne pienamente consapevoli.

L’integrazione tecnologica

Per affrontare questa sfida, Exo-Metal Scan integrerà diverse tecnologie innovative e discipline scientifiche avanzate. Tra queste vi sono il biomonitoraggio umano, che consente di misurare la presenza di sostanze tossiche nell’organismo, l’utilizzo di biosensori di nuova generazione, l’applicazione di sistemi di intelligenza artificiale e l’analisi dell’esposomica, la scienza che studia l’insieme delle esposizioni ambientali a cui ogni individuo è sottoposto durante il corso della vita.

L’integrazione di questi strumenti permetterà di costruire un vero e proprio profilo personalizzato di rischio ambientale, capace di evidenziare eventuali condizioni di vulnerabilità biologica e di suggerire interventi preventivi mirati. In questo modo la prevenzione potrà diventare sempre più precisa, individualizzata e basata sulle caratteristiche specifiche di ogni persona.

L’approccio multidisciplinare

Il progetto nasce grazie all’impegno di un gruppo multidisciplinare di ricercatori e professionisti provenienti da diversi settori della medicina e della tecnologia. l’iniziativa è promossa dall’oncologo clinico Pasquale Montilla con l’ingegnere biomedico Eugenio Montilla, che fornirà il supporto tecnologico necessario allo sviluppo della piattaforma e degli strumenti di analisi avanzata.

Exo-Metal Scan si fonda su una crescente evidenza scientifica che evidenzia il ruolo delle esposizioni ambientali croniche nello sviluppo di numerose patologie oncologiche. Negli ultimi anni, infatti, numerosi studi internazionali hanno confermato che l’ambiente in cui viviamo, lavoriamo e trascorriamo la nostra vita può influenzare in maniera significativa il rischio di sviluppare malattie tumorali.

In collaborazione con ONA e realtà scientifiche istituzionali

Particolare attenzione sarà dedicata alle esposizioni professionali e ambientali a sostanze già riconosciute come cancerogene, tra cui l’amianto, i metalli pesanti e altri inquinanti industriali. In questo contesto assume un ruolo centrale anche la collaborazione con l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, impegnato da anni nella tutela delle vittime dell’amianto e nella promozione della prevenzione primaria e secondaria.

Il progetto prevede inoltre il coinvolgimento di importanti realtà scientifiche e istituzioni nazionali. Tra i risultati attesi vi è la creazione di nuovi indicatori di rischio esposomico, utili per migliorare la capacità di identificare i soggetti più vulnerabili e orientare strategie di prevenzione sempre più efficaci.

Un passo avanti per la prevenzione oncologica

Exo-Metal Scan potrebbe contribuire ad aprire una nuova fase della prevenzione oncologica molecolare, nella quale l’esposizione ambientale diventa un vero e proprio parametro clinico da misurare, monitorare e interpretare nel tempo.

La prospettiva proposta dal progetto è quella di spostare progressivamente il baricentro dell’oncologia: non più soltanto la diagnosi precoce del tumore già esistente, ma la valutazione precoce del rischio prima ancora che la malattia abbia la possibilità di svilupparsi.

 

Mesotelioma e amianto: autopsia disposta dopo morte di 75enne

polmoni, mesotelioma
polmoni, mesotelioma (foto free da Pixabay )

La Procura ha disposto l’autopsia sul corpo di un 75enne di  di Cam­pa­gna Lupia (VE) deceduto per mesotelioma pleurico. Aperto un fascicolo per accertare le eventuali cause dell’esposizione all’amianto.

Autopsia disposta dopo il decesso di un uomo colpito da mesotelioma

La Procura ha disposto l’esecuzione dell’autopsia sul corpo di un uomo di 75 anni, residente nel Veneziano, deceduto il 24 giugno. Il provvedimento ha comportato il rinvio delle esequie per consentire gli accertamenti medico-legali.

L’inchiesta è stata avviata per chiarire le possibili cause dell’esposizione che potrebbe aver determinato l’insorgenza della patologia.

La diagnosi e la malattia

Secondo quanto ricostruito, l’uomo aveva iniziato ad accusare, nei mesi scorsi, difficoltà respiratorie, dolore toracico e versamento pleurico. Dopo gli accertamenti clinici eseguiti in ospedale, i medici avevano diagnosticato un mesotelioma pleurico, una forma tumorale frequentemente associata all’esposizione alle fibre di amianto.

La malattia è rapidamente progredita fino al decesso, avvenuto dopo circa due mesi di ricovero e cure.

Gli accertamenti della Procura

Dopo la segnalazione del caso da parte della struttura sanitaria, la Procura competente ha aperto un fascicolo disponendo l’esame autoptico, affidato a uno specialista in anatomia patologica.

L’obiettivo degli accertamenti è ricostruire le possibili circostanze che potrebbero aver determinato l’eventuale esposizione all’amianto e verificare se emergano profili di responsabilità.

L’esposto della famiglia

I familiari dell’uomo, assistiti da un legale, hanno presentato un esposto chiedendo che vengano accertate eventuali responsabilità. È stato inoltre nominato un consulente medico-legale di parte che seguirà gli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria.

Le indagini sono ancora nella fase preliminare e non risultano, al momento, responsabilità accertate. Saranno gli esiti dell’autopsia e della successiva perizia medico-legale, il cui deposito è previsto nei prossimi mesi, a fornire ulteriori elementi utili per l’inchiesta.

Fonte: Corriere della Sera