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Amianto e basi militari Usa in Giappone, la verifica del dipartimento difesa

Bandiera americana davanti alla casa bianca, tema amianto
Bandiera USA, immagine free da Pixabay

Amianto, muffa, infiltrazioni d’acqua e strutture deteriorate. È il quadro emerso da una verifica dell’Office of Inspector General del Dipartimento della Difesa statunitense sulle infrastrutture militari nell’area del Pacifico. Il caso riporta l’attenzione internazionale sul rischio legato alla presenza di materiali contenenti amianto negli edifici datati e sulla necessità di interventi di prevenzione e bonifica.
L‘Osservatorio Nazionale Amianto sottolinea come il caso internazionale citato, confermi la persistente emergenza  evidenziando una tragica continuità tra le esposizioni passate e le nuove patologie asbesto-correlate.
In Italia purtroppo, la situazione resta critica a causa della presenza diffusa di amianto ancora non bonificato, che continua a causare migliaia di decessi e richiede un’azione urgente di prevenzione, bonifica e tutela legale delle vittime. Bonifica e prevenzione primaria che da sempre Ona e il suo presidente, lAvv. Ezio Bonanni richiedono da più di 25 anni.

Basi militari americane, infrastrutture in condizioni critiche

Il problema riguarda diverse installazioni militari statunitensi in Giappone. Secondo Militarytimes, tra le strutture esaminate figurerebbero Camp Courtney, Kadena Air Base e Yokota Air Base.

L’Office of Inspector General del Dipartimento della Difesa ha segnalato una lunga serie di criticità: corrosione, muffa visibile, danni provocati da incendi, crepe nelle strutture, distacchi del calcestruzzo, ferri di armatura esposti, infiltrazioni d’acqua, vernici contenenti piombo e materiali contenenti amianto.

Il rapporto, pubblicato nell’agosto 2026, nasce da un’attività di valutazione delle infrastrutture del Pacific Command. L’indagine ha preso in esame anche gli alloggi e le infrastrutture idriche, considerate essenziali per il personale militare.

Amianto e degrado degli edifici

Secondo le verifiche dell’ispettorato, nel quartiere residenziale Stearley Heights sono state interessate 139 abitazioni.

La documentazione mostrerebbe ambienti nei quali frammenti e detriti sono caduti all’interno degli edifici. Gli stessi responsabili del Dipartimento della Difesa hanno riferito agli investigatori che, in alcune aree, la caduta di materiale può rappresentare un rischio per la sicurezza del personale.

Quando materiali edilizi deteriorati sono associati alla presenza di amianto, la manutenzione e la gestione degli interventi diventano anche una questione di tutela della salute.

Terremoti, tifoni e infrastrutture invecchiate

Secondo quanto riportato dagli ispettori, il deterioramento sarebbe legato a una combinazione di fattori.

Tra questi figurano l‘età delle infrastrutture, alcune scelte costruttive e le condizioni ambientali. Le installazioni presenti in Giappone devono inoltre confrontarsi con fenomeni naturali come tifoni, terremoti e tsunami.

A rendere più complessa la situazione contribuiscono anche i costi elevati della manutenzione e le difficoltà nel reperire risorse sufficienti per intervenire sulle strutture esistenti.

L’Office of Inspector General avrebbe raccomandato ai vertici delle diverse componenti militari di individuare le riparazioni più urgenti e di analizzare le cause profonde del deterioramento. È stata inoltre indicata la necessità di individuare risorse economiche adeguate per affrontare il problema.

Amianto e questione internazionale

“Il caso delle basi statunitensi nel Pacifico dimostra come l’amianto sia un problema globale”. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La presenza di materiali contenenti asbesto può infatti interessare edifici costruiti decenni fa, soprattutto quando le attività di manutenzione, ristrutturazione e bonifica procedono con difficoltà.

L’attenzione deve essere ancora maggiore quando il materiale si trova all’interno di strutture degradate. Il rischio deve essere valutato tecnicamente in relazione allo stato del materiale, alle condizioni dell’edificio e agli eventuali interventi che possono disturbare i manufatti.

Proprio per questo censimento, valutazione del rischio, messa in sicurezza e bonifica costituiscono strumenti fondamentali di prevenzione.

Il commento dell’Osservatorio Nazionale Amianto in Italia

Il caso internazionale viene richiamato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) in Italia come ulteriore elemento di riflessione sulla persistenza dell’emergenza.

L’associazione sostiene da anni la necessità di intervenire sui materiali ancora presenti negli edifici e nei siti contaminati, ponendo la bonifica come strumento principe. Secondo i dati riportati dall’ONA, in Italia le patologie correlate all’esposizione all’amianto continuano a provocare migliaia di decessi ogni anno; l’associazione indica per il 2023 un dato superiore a 7.000 decessi per malattie asbesto-correlate. Secondo l’OMS sono oltre 200 mila morti l’anno nel mondo per esposizione professionale all’amianto.

Bonifica e prevenzione per fermare nuove esposizioni

Per l’ONA la  strategia deve partire dalla prevenzione primaria, cioè dalla riduzione delle possibilità che nuove persone entrino in contatto con fibre di amianto.

Lavvocato Ezio Bonanni pone da oltre 25 ann al centro i al centro della propria azione la richiesta di censimento dei siti contaminati, messa in sicurezza e bonifica. “La rimozione controllata dell’amianto dai luoghi a rischio uno degli strumenti fondamentali per evitare ulteriori esposizioni.” 

Dalle esposizioni di decenni prima alle patologie di oggi

“Le malattie asbesto-correlate possono manifestarsi anche dopo molti anni dall’esposizione. Per questo la presenza di materiali contenenti amianto negli edifici ancora utilizzati richiede attenzione, soprattutto quando strutture obsolete vengono sottoposte a lavori, demolizioni, manutenzioni o interventi di ristrutturazione. La continuità tra esposizioni del passato e nuove diagnosi rende quindi ancora attuale la richiesta di prevenzione.” Conclude Bonanni.

Avv. Ezio Bonanni, Osservatorio Nazionale Amianto
Avv. Ezio Bonanni, Osservatorio Nazionale Amianto

Ex Ilva, ricorso in Cassazione. Bonanni (ONA): andiamo avanti per la bonifica

Foto di Janusz Walczak da Pixabay
Foto di Janusz Walczak da Pixabay

L’Ex Ilva di Taranto ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che prevede lo stop dell’area a caldo entro 90 giorni. La vicenda torna così al centro del confronto giudiziario, mentre resta aperto il tema della presenza di amianto nello stabilimento e della necessità di interventi di messa in sicurezza.

Tra gli aspetti maggiormente delicati vi è quello dell’amianto nell’ex Ilva di Taranto. L’Osservatorio Nazionale Amianto presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni segue da anni la situazione dello stabilimento e ha posto ripetutamente l’attenzione sulla necessità di procedere con interventi di bonifica, messa in sicurezza e tutela dei lavoratori e della popolazione.

“L’ONA contrasterà questa pretesa di continuare la produzione con amianto, si applichi la costituzione e la sentenza della Corte Europea”. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni.

Ex Ilva, presentato il ricorso alla Corte di Cassazione

La vicenda dell’ex Ilva di Taranto entra in una nuova fase giudiziaria. Depositato il 14 agosto 2026 un ricorso in Cassazione contro il decreto della Corte d’Appello di Milano del 9 luglio 2026.

Il provvedimento impugnato stabilisce la fermata dell’area a caldo entro 90 giorni, con riferimento alle criticità ambientali e alla tutela della salute. Il termine indicato dai giudici è già in corso e la scadenza è prevista prima della fine di ottobre.

La società ha chiesto alla Suprema Corte la cassazione del decreto n. 425/2026. Il ricorso, secondo quanto riportato dalle informazioni disponibili, si sviluppa in 82 pagine e quattordici motivazioni.

La distinzione tra proprietà e gestione degli impianti

Nella complessa struttura societaria dell’ex Ilva è importante distinguere i diversi soggetti coinvolti.

Ilva in amministrazione straordinaria è proprietaria degli impianti, mentre la gestione degli stabilimenti è affidata ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.

Il ricorso presentato in Cassazione riguarda il provvedimento giudiziario relativo alla prosecuzione delle attività dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto.

Sullo sfondo rimangono anche le problematiche ambientali e sanitarie che da anni accompagnano la storia dell’impianto.

Amianto nell’ex Ilva

L’ONA ricorda inoltre che il tema dell’amianto non può essere considerato separatamente dalle condizioni di sicurezza degli ambienti di lavoro e dalle attività di manutenzione e risanamento degli impianti.

Anche recenti interventi pubblici dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di affrontare il problema attraverso interventi concreti di risanamento.

Bonanni: “La tutela della salute deve restare una priorità”

“Il decreto della Corte di appello di Milano che si fonda su un principio di doppia conforme costituisce la cristallizzazione dei fatti fotografati in ordine della presenza di amianto lesivo per la salute. Come presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto posso che non condividere questo ricorso in Cassazione. A mio parere non essendoci violazione di legge non si può chiedere l’annullamento del provvedimento. Il perdurare della produzione a caldo può provocare problemi alla salute e all’ambiente. Per quanto riguarda l’amianto, occorre procedere con una puntuale verifica delle condizioni dei manufatti e con gli interventi di bonifica e messa in sicurezza necessari, nel rispetto delle procedure previste dalla legge. La continuità produttiva non può essere considerata disgiuntamente dalla sicurezza e dalla tutela ambientale. Come ONA ci battiamo affinché si giunga alla bonifica. La tutela della salute dei lavoratori e della popolazione deve rimanere una priorità.”

Avv. Ezio Bonanni, foto Rita Chessa
Avv. Ezio Bonanni

Il nodo giudiziario sull’area a caldo

Il ricorso della società chiede alla Cassazione di intervenire sul decreto della Corte d’Appello di Milano. Sarà quindi la Suprema Corte a dover valutare le questioni giuridiche sollevate attraverso l’impugnazione.

La presentazione del ricorso, tuttavia, non equivale a una decisione della Cassazione. L’esito del procedimento dovrà essere stabilito dai giudici competenti. Occorrerà quindi attendere la decisione della Suprema Corte sulla questione processuale e, se il ricorso sarà ritenuto ammissibile, sulle questioni sottoposte al suo esame.

Taranto tra acciaio, occupazione e risanamento

Il futuro dello stabilimento resta legato anche alla capacità di affrontare le criticità ambientali attraverso interventi verificabili e programmati. Nel caso dell’amianto, in particolare, la prevenzione e la bonifica costituiscono elementi centrali per ridurre i rischi connessi all’esposizione alle fibre.

L’Osservatorio Nazionale Amianto sostiene da anni la necessità di intervenire sul patrimonio industriale contaminato, con particolare attenzione alle conseguenze dell’esposizione professionale e ambientale.

 

Uranio impoverito: ONA al fianco di militari e famiglie. Recenti sentenze confermano nesso di causalità

uranio impoverito e vittime del dovere, fto free generata con AI
uranio impoverito e vittime del dovere, fto free generata con AI

La questione delle conseguenze sanitarie associate all’esposizione a uranio impoverito e nanoparticelle di metalli pesanti continua a interessare militari italiani impiegati in missioni internazionali e in particolari contesti operativi.

Secondo dati riportati negli anni  dall’ONA Osservatorio Nazionale Amianto, il fenomeno avrebbe coinvolto migliaia di militari. Con un bilancio stimato in oltre 400 decessi e circa 8.000 persone malate.

Militari esposti: una questione ancora aperta

Il tema riguarderebbe in particolare il personale che ha prestato servizio in Balcani, Iraq, Afghanistan e in altri scenari caratterizzati da condizioni ambientali e operative particolari.

Nel corso degli anni sono state segnalate diverse patologie, tra cui linfomi, leucemie e altre malattie oncologiche.

La questione assume quindi una particolare rilevanza sul piano del riconoscimento della dipendenza da causa di servizio e dello status di Vittima del Dovere.

La svolta del Consiglio di Stato sul nesso causale

Sul piano giuridico, negli ultimi anni la materia ha registrato sviluppi significativi.

Una delle novità più importanti è rappresentata dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 7 ottobre 2025, che ha affrontato proprio il tema delle patologie tumorali insorte nei militari esposti, durante il servizio, a uranio impoverito o nanoparticelle di metalli pesanti.

La giurisprudenza ha riconosciuto, in presenza dei presupposti previsti dalla normativa, una presunzione relativa del nesso causale. In sostanza, non viene richiesto al militare di dimostrare attraverso una prova scientifica individuale e diretta ogni passaggio del rapporto tra esposizione e malattia. L’amministrazione può comunque superare tale presunzione dimostrando una specifica origine estranea al servizio della patologia.

Si tratta di un passaggio importante rispetto a una materia che per anni ha prodotto contenziosi complessi.

La stessa giustizia amministrativa ha successivamente richiamato i principi dell’Adunanza plenaria anche in ulteriori decisioni, confermando la rilevanza dell’articolo 603 del Codice dell’ordinamento militare nel procedimento di accertamento.

Il riconoscimento come Vittima del Dovere

Per il militare o per i familiari di una persona deceduta, il percorso può comprendere la raccolta della documentazione sanitaria, di servizio e relativa alle missioni effettuate, oltre alla ricostruzione delle condizioni ambientali e operative nelle quali è stata svolta l’attività.

Ogni posizione deve essere valutata singolarmente. La documentazione può infatti assumere un ruolo decisivo nella ricostruzione della storia professionale e sanitaria dell’interessato.

In questo ambito si inserisce l’attività dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), che offre assistenza medico-legale alle persone che chiedono il riconoscimento dei propri diritti come Vittime del Dovere. L’Avv. Bonanni e la referente Avv. Linda Bruno per l’uranio impoverito hanno già ottenuto significativi risultati L’organizzazione ha dedicato specifici approfondimenti al tema dell’uranio impoverito e delle patologie segnalate tra i militari italiani.

 

L’impegno dell’ONA secondo Ezio Bonanni

Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avvocato Ezio Bonanni, sottolinea da tempo l’importanza di garantire attenzione sanitaria e tutela giuridica al personale delle Forze Armate coinvolto in queste vicende.

 

«Non siamo animati da uno spirito di vendetta, ma da una profonda sete di verità e giustizia», afferma Bonanni, ribadendo la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle condizioni di salute dei militari e sulla possibilità di ottenere il riconoscimento previsto dalla normativa.

Secondo il presidente ONA, “l’obiettivo dovrebbe essere quello di rafforzare la prevenzione, migliorare la trasparenza delle informazioni sui rischi ambientali e rendere più accessibili i percorsi di tutela per il personale militare e per i familiari.”

La posizione dell’associazione si inserisce in un dibattito che coinvolge da anni istituzioni, mondo scientifico, associazioni di categoria e famiglie dei militari.

Assistenza per militari e familiari

L’invito rivolto dall’ONA ai militari che abbiano sviluppato una patologia dopo una missione o che abbiano ricevuto una diagnosi durante controlli sanitari è quello di non trascurare la propria storia di servizio e di acquisire tutta la documentazione utile.

La possibilità di ottenere un riconoscimento non può essere stabilita in modo automatico sulla base della sola diagnosi. È invece necessario verificare condizioni operative, esposizioni documentate, percorso professionale, quadro clinico e normativa applicabile.

Per questo motivo, nei casi individuali, può essere utile rivolgersi a professionisti qualificati per una valutazione medico-legale e giuridica.

Una tutela che riguarda anche le famiglie

La questione non interessa soltanto i militari ancora in servizio o in vita. In determinate circostanze, anche i familiari possono trovarsi coinvolti nelle procedure relative al riconoscimento dei benefici previsti per le Vittime del Dovere.

Il tema dell’uranio impoverito resta dunque legato non soltanto alla salute, ma anche alla memoria, alla prevenzione e alla tutela dei diritti di chi ha prestato servizio in condizioni operative particolarmente complesse.

Le recenti pronunce del Consiglio di Stato rappresentano, sotto il profilo giuridico, un elemento di particolare interesse e rendono ancora più importante una corretta informazione sulle procedure di riconoscimento.

 

Incendio Laurentina, rischio amianto scongiurato e riapertura scuole

Bambino a scuola (Foto free di Thomas G. da Pixabay)
Bambino a scuola (Foto free di Thomas G. da Pixabay)

AGGIORNAMENTO DEL 18 AGOST0 : NON C’è AMIANTO

Dati rassicuranti dal Campidoglio, gli esiti degli esami effettuati dalla Asl sulla presenza di amianto: tutti i campioni hanno dato risultato negativo, sia sull’area dell’incendio sia nelle zone vicine circostanti, anche nei pressi di alcuni istituti scolastici. Una situazione che aveva fatto preoccupare anche la commissione Ecomafie e l’Osservatorio Nazionale Amianto.

Amianto e incendio sulla Laurentina: perché la cautela

Un incendio che coinvolge aree dove sono presenti rifiuti, materiali edilizi o manufatti deteriorati può rendere necessario verificare anche l’eventuale presenza di amianto.

Il rischio, in questi casi, non può essere stabilito sulla base delle sole immagini o delle segnalazioni. Sono infatti necessari campionamenti, analisi e valutazioni da parte degli organismi competenti.

L’attenzione è quindi rivolta soprattutto alle condizioni dell’area interessata dall’incendio e alle eventuali operazioni di movimentazione o rimozione dei materiali presenti.

L’intervento dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Sul tema è intervenuto anche l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), che richiama l’importanza della prevenzione e della corretta gestione dei materiali potenzialmente contenenti amianto.

L’associazione ha sottolineato la necessità di procedere con attenzione nella fase successiva all’incendio, evitando che eventuali materiali sospetti vengano movimentati senza le necessarie verifiche e procedure di sicurezza.

L’obiettivo, secondo l’ONA, deve essere quello di individuare le eventuali fonti di rischio, circoscrivere le aree interessate e procedere agli interventi necessari sulla base degli accertamenti effettuati.

Ezio Bonanni: “La prevenzione deve venire prima di tutto”

L‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, riporta l’attenzione sulla necessità di non sottovalutare la possibile presenza di asbesto dopo un incendio. Prima degli esiti degli esami è importante che si tengano le finestre chiuse e che le autorità al più presto circoscrivano bene le fonti di rischio e magari si avvii con urgenza il disinquinamento”.

Le parole del presidente ONA si inseriscono in un quadro nel quale, prima di qualsiasi conclusione, resta fondamentale distinguere tra ipotesi di rischio e presenza effettivamente accertata di amianto.

Avv. Ezio Bonanni, amianto risarcimento
ONA, Presidente Avv. Ezio Bonanni

Riapertura delle scuole a Roma: attenzione alla prevenzione

Il tema era diventa particolarmente delicato con l’avvicinarsi dell’anno scolastico 2026-2027.

La priorità è garantire che la riapertura avvenga in condizioni di sicurezza, attraverso le verifiche ambientali eventualmente necessarie e gli interventi di pulizia e messa in sicurezza ritenuti opportuni dagli enti competenti.

L’amianto è un problema ambientale e sanitario che richiede particolare attenzione quando materiali potenzialmente contaminati vengono danneggiati o interessati da eventi come incendi e crolli.

Si sono attesi gli esiti degli accertamenti tecnici che fortunatamente sono negativi.

 

 

Concerto di Jovanotti a Barletta, stop per frammento di amianto

musica
concerto (Foto free di Stefan Schweihofer da Pixabay)

Il Jova Summer Party previsto il 17 agosto nell’ex cartiera di Barletta non si terrà nella location stabilita. Gli accertamenti ambientali avrebbero portato all’individuazione di  frammenti di materiale contenente amianto. Gli organizzatori stanno valutando una nuova sede per l’evento.

Concerto di Jovanotti a Barletta annullato nella location prevista

Durante le verifiche sarebbe stato individuato un frammento di materiale contenente amianto, di dimensioni comprese tra circa sei e otto centimetri. La situazione è stata successivamente esaminata dagli organismi competenti nell’ambito delle procedure previste per lo svolgimento di un evento con un pubblico numeroso.

L’area avrebbe dovuto accogliere circa 33mila spettatori. Proprio l’elevata presenza di pubblico ha reso necessarie ulteriori valutazioni sulla sicurezza del sito.

Amianto nell’ex cartiera: cosa è emerso dagli accertamenti

La vicenda riguarda un complesso industriale dismesso di grandi dimensioni. La scelta della struttura come sede del concerto era stata effettuata diversi mesi fa, dopo una ricerca di possibili location nel territorio pugliese.

Le verifiche sul sito erano iniziate dopo una segnalazione presentata alle autorità competenti. Un primo sopralluogo, effettuato alla fine di giugno, non aveva evidenziato elementi tali da impedire la prosecuzione dell’iter organizzativo.

Successivamente, gli organizzatori hanno commissionato ulteriori verifiche attraverso una società specializzata. Nel corso degli accertamenti è stata segnalata la presenza di materiali riconducibili all’amianto in alcune zone dell’ex stabilimento.

La decisione delle autorità sul concerto

Un ulteriore controllo effettuato nei primi giorni di agosto avrebbe consentito di individuare un frammento contenente amianto in prossimità dell’accesso al complesso.

Alla luce degli elementi emersi, l’area non è stata ritenuta idonea allo svolgimento dello spettacolo nella configurazione prevista. La valutazione è stata portata all’attenzione della Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, nell’ambito delle procedure di competenza.

La questione centrale riguarda soprattutto la necessità di garantire condizioni adeguate in un luogo destinato ad accogliere decine di migliaia di persone.

Jova Summer Party, si cerca una nuova location

Dopo lo stop alla sede di Barletta, la macchina organizzativa è già alla ricerca di una soluzione alternativa.

L’obiettivo indicato dagli organizzatori è individuare una nuova location nell’area di Bari per il 19 settembre 2026.

La società organizzatrice Trident Concert ha inoltre comunicato che i possessori dei biglietti potranno utilizzare i titoli acquistati per la nuova data, qualora la nuova sede venga confermata. Sarà inoltre prevista la possibilità di richiedere il rimborso secondo le modalità che saranno comunicate.

Amianto e grandi eventi: l’importanza della prevenzione

“La vicenda di Barletta riporta l’attenzione sull’importanza delle verifiche ambientali prima dell’organizzazione di grandi eventi all’interno di aree industriali dismesse. La presenza di materiali contenenti amianto richiede infatti valutazioni tecniche specifiche. In particolare, quando un’area deve essere frequentata da migliaia di persone, diventa fondamentale conoscere preventivamente le caratteristiche del sito e adottare tutte le misure necessarie.” Ha commentato la notizia l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Ansa