20 C
Rome
giovedì, Giugno 25, 2026
Home Blog Page 583

Processo Fibronit: emessa sentenza

Ezio Bonanni
Ezio Bonanni

Processo Fibronit: troppo tempo impiegato per le indagini

“Sono sconcertato! L’assoluzione dei due imputati nel processo Fibronit di Broni ci lascia profondamente amareggiati.

La sentenza emessa dalla V Sezione della Corte d’Appello di Milano ha stabilito la prescrizione del reato di disastro ambientale.

Ciò significa che il reato c’era. Ma i termini della prescrizione sono scaduti perché le indagini preliminari sono durate circa dieci anni.  Una cosa inammissibile”.

Con queste parole l‘avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha commentato la sentenza del processo Fibronit

Il tutto è avvenuto nel corso del convegno che si è svolto nella sala Pirelli del Consiglio Regionale della Lombardia.

Il convegno intitolato:  “Amianto in fila per morire. Le stragi approdano nelle aule dei tribunali”.

“Come Osservatorio Nazionale Amianto, che ha preso parte al procedimento come parte civile, e come legale di alcune decine di vittime, annuncio che faremo ricorso in Cassazione.

Infatti presenteremo ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo. Ritengo che, almeno per quanto riguarda il reato di disastro ambientali, non ci siano termini per la prescrizione.

Visto che non c’è stata la bonifica e quindi l’epidemia di patologie prosegue causando altre malattie, lutti e tragedie”.

Processo Fibronit

Un convegno per far luce sul processo Fibronit

Hanno partecipato al convegno anche il dottor Maurizio Ascione, magistrato della Procura della Repubblica di Milano, la consigliera della Regione Lombardia Iolanda Nanni, il consigliere della Regione Lombardia, Andrea Fiasconaro, e i deputati del M5S Massimo De Rosa e Alberto Zolezzi.

Il presidente dell’Ona Ezio Bonanni ha chiesto ai parlamentari presenti di farsi portavoci delle richieste dei lavoratori malati di asbestosi e di altre patologie legati all’amianto.

L’obiettivo è quello di poter accedere al pensionamento in anticipo rispetto ai tempi della legge Fornero.

Bonanni ha inoltre chiesto di verificare sulle attività dell’Inail in tema di mancato riconoscimento delle patologie asbesto correlate tanto da rendere necessarie azioni giudiziarie.

Amianto palazzi INAIL Roma

INAIL
INAIL

Inchiesta riaperta: presenza di amianto palazzi INAIL Roma

Amianto palazzi INAIL Roma. Rigettata la richiesta di archiviazione formulata dal pm Maria Letizia Golferi.

Dopo aver effettuato le Indagini Preliminari presso la sede INAIL Laurentino, il Giudice  ha accolto l’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dall’Osservatorio Nazionale Amianto.

Ora il pm avrà altri sessanta giorni di tempo per svolgere indagini suppletive. Un’importante vittoria per l’Ona.

Il caso Via Stefano Gradi Roma, zona Laurentina

amianto palazzi INAIL Roma

Il 24 marzo 2015, Claudio Vernale, medico del lavoro, ricercatore presso la stessa Inail Via Stefano Gradi in Roma zona Laurentina e membro dell’Ugl Intesa Funzione Pubblica, dopo essere venuto a conoscenza della presenza di amianto all’interno dello stabile, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma.

Il dott. Vernale ha così espresso preoccupazione per la sua salute e quella dei numerosi lavoratori.

Seguito legalmente dall’avvocato Ezio Bonanni, il Sig. Vernale ha poi chiesto l’accesso agli atti e dalla documentazione ottenuta è emerso che “nel complesso vi era presenza di amianto”.

Successivamente, grazie alle indagini, il pm Maria Letizia Golferi ha chiesto l’archiviazione sostenendo che “gli elementi acquisiti dispongono per l’infondatezza della notizia e comunque appaiono inidonei a sostenere l’accusa in giudizio”.

Accolte le istanze presentate dall’ONA

In conclusione il gup Costantino De Robbio dispone nuove indagini  per Inail Roma Laurentina accogliendo l’istanza dell’ONA.

“Rilevato che la gravità del pericolo alla salute dovuto all’esposizione all’amianto anche in quantità minime è tale da imporre l’espletamento di indagini il più possibile accurate per escludere ogni rilevanza penale dei fatti rappresentati nella denuncia e nell’atto di opposizione”, si legge nel provvedimento del giudice.

Il Dott. Costantino De Robbio, Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Roma, conferma il fatto che la Procura ha chiesto frettolosamente l’archiviazione.

La procura infatti ha archiviato senza che ci fossero indagini complete circa il rischio amianto presso la sede Via Stefano Gradi Inail. 

Sia in qualità di legale della parte offesa che di presidente dell’ONA auspico che ci sia una maggiore completezza delle indagini preliminari da parte della Procura della Repubblica di Roma in relazione alle prossime istanze di giustizia rispetto a un rischio, come quello amianto, caratterizzato dalla particolare lesività delle fibre e dall’assenza di un limite al di sotto del quale il rischio si annulli, per cui anche poche fibre possono essere letali”.

Amianto, la proposta: il modello del “miracolo Ruhr”

Progetto Miracolo Rurh
Progetto Miracolo Rurh

Miracolo Ruhr: occorre conoscere e riconoscere l’attività positiva e di successo dispiegata dall’ONA in tutt’Italia.

Considerando soprattutto l’impegno del suo Presidente Bonanni sul piano della informazione, formazione, sensibilizzazione popolare e istituzionale.

Continuando poi sul piano giudiziario, sul piano del sostegno alla ricerca medica per la diagnosi precoce e infine sulla cura dei malati da amianto.

Miracolo Ruhr: modello per l’Italia

Tutto ciò che ha fatto e continuerà a fare finora l’ONA è encomiabile, certo, ma non è tutto ciò che serve ad allontanare da noi e dai nostri figli e nipoti le sofferenze di chi si ammala e muore e delle loro famiglie.

La sfida più difficile alla quale l’ONA non potrà sottrarsi è quella di suscitare un eccezionale sforzo sinergico delle Istituzioni e del mondo dell’economia.

Una azione che sarà sorretta dai risultati già implementati e ancora da implementare conseguiti dal mondo della ricerca scientifica e dalla tecnica industriale di cui l’ONA è stata parte importante.

Se, per paradosso, oggi fosse eliminato tutto l’amianto in Italia, per i prossimi 40 anni ci sarebbero ancora malati da sostenere e ragioni giudiziarie, previdenziali e assistenziali da affermare.

Perché 40 sono, appunto, gli anni di massima latenza delle malattie causate da questo killer invisibile, di cui siamo stati per decenni il secondo produttore mondiale, dopo la Russia.

Il rischio amianto asbesto

Amianto, un elemento che è 1300 volte più sottile di un capello. In Italia è diffuso in un milione di siti grandi, medi e micro.

Ricapitolando è presente anche in 3000 diversi prodotti industriali. Dall’Eternit, ai tubi, al Linoleum, ai freni, ai pannelli prefabbricati, alle scatole di cartone, al talco, etc… Infine viene conservato malamente in una ventina di discariche.

Questo accade perché non abbiamo strutture per eliminarlo inertizzandoloe quindi ne esportiamo, per trattarlo con plasma, a carissimo prezzo, in Francia e Germania.

Amianto che è mischiato a decine di altri veleni in gigantesche discariche abusive (come nella” terra dei fuochi).

Treni, tram, navi e autotreni, luoghi in cui è ancora molto presente e ne fanno anche un materiale mobile e spesso ingestibile. Per esempio i porti e i cantieri navali ospitano anche navi il cui amianto contenuto si disconosce.

Le Forze Armate hanno problemi insormontabili di bilancio per bonificare interi sistemi d’arma e infrastrutture vitali. Inoltre, il trasporto internazionale non è monitorizzabile e lo si può liberare dall’amianto solo mediante complessi accordi globali, in un mondo che produce ancora amianto.

Difatti, a oggi l’amianto viene usato ed esportato da Canada, Russia, Cina, Sud Africa, India, ad esempio.

Bonificare il Paese dall’amianto è un dovere

Eliminarlo dal suolo Italiano è, perciò, un impegno ciclopico, che nessun bilancio statale potrebbe sopportare, anche nel lungo e lunghissimo periodo.

Necessita anche un impegno di coordinamento giuridico internazionale, civile e militare di enorme difficoltà.

Si impone un bisogno di risorse economiche, prima ancora che di abilità nelle relazioni istituzionali interne e internazionali, che escluda di poter riporre speranze nello Stato pianificatore, finanziatore o imprenditore, nonché risarcitore all’infinito.

La situazione del debito pubblico nazionale è arcinota; le centinaia di milioni che occorrono, per risolvere il problema alla radice, non ammettono l’errore di illudersi che possa essere un “piano amianto” finanziato dallo Stato e dall’Europa a porvi rimedio.

Occorre invece che lo Stato, aiutato dall’Europa, con le sue Istituzioni, sappia “proteggere” grandi progetti territoriali di bonifica e di inertizzazione, comunque suscitati da portatori di interesse (stakeholders) da invogliare.

Lo Stato ha il dovere di creare le condizioni, l’entusiasmo e le convenienze perché al “piano amianto” in essere, senza soldi e speranza, si sostituisca una serie di grandi progetti di bonifica e sviluppo territoriale olistici, in pieno regime liberale anti-statalista.

Miracolo Ruhr: la bonifica

Quando parliamo di “Miracolo Ruhr” alludiamo ad un episodio accaduto in Germania, riguardante la bonifica.

Una bonifica eseguita in soli dieci anni, parliamo della Ruhr, ovvero in un’area immensa di 70 km per 12.

Successivamente, lo stesso modello imitato a Metz in Francia, a Pittsburgh negli USA, a Bilbao e Valencia in Spagna.

Nessuna logica “statalista”, perciò, ma l’espressione di un saper fare istituzionale innovativo e coraggioso. Piani e progetti che si formano e si trasformano “facendo”, proponendo, correggendo mentre “si fa”.

Occorre creare, come fu per la Rhur, luoghi del progetto e della decisione tecnica e amministrativa decentrati in un ente di diritto privato.

In quella occasione, i tedeschi hanno utilizzato una ex esposizione di architettura, l’IBA diventata s.r.l., dove sono confluite forze tecnico-scientifiche espresse dalla grande industria.

A partire dai grandi centri di ricerca, dai sindacati, dalle associazioni territoriali, professionali, industriali e dalle istituzioni locali e statali.

Come la politica regionale affronta il problema amianto

La politica regionale ci ha “messo la faccia” assumendo la presidenza del centro progettuale e decisionale, senza compenso, come tutti coloro che vi hanno partecipato part time.

L’esecutivo nazionale tedesco ha sostenuto quello locale nell’azione con pochi fondi iniziali, tutti recuperati, ma soprattutto con lo spianare la strada burocratico- istituzionale con provvedimenti politico-burocratico-legislativi innovativi, rapidi e decisivi.

Per l’Italia sarà una prova assai più difficile, per lo stato critico delle relazioni istituzionali, la scarsa elasticità burocratica, l’assenza di grandi centri di ricerca e di una correlativa grande industria.

Contiamo però su eccellenze scientifiche che hanno prospettato metodologie a basso costo per distruggere l’amianto.

Infatti oltre al plasma usato da tedeschi e francesi l’Università di Bologna e quella di Genova hanno sviluppato due ingegnosi metodi, raccolti in una serie di grandi progetti di recupero e sviluppo territoriale, a partire dai grandi giacimenti di rifiuti legali e illegali.

banner assistenza ona

Amianto: da rifiuto a risorsa

Quindi cosa ha così fortemente caratterizzato Miracolo Ruhr? Un episodio che è rimasto impresso perché si è dimostrato di riuscire a trasformare il rifiuto una risorsa.

Difatti bisognerebbe puntare alla valorizzazione di terre perdute, coinvolgendo le immense potenzialità soffocate o nascoste nel territorio è l’unica strada che ci libererà dall’amianto e dagli altri veleni. Conferirli in discariche non serve.

I nostri figli ci malediranno per non aver fatto che questo. Spendere soldi solo per “piani” che si risolvono solo nel produrre planimetrie ben colorate. Come è stato per la inutile “carta sismica”e non provvedere in positivo, è oggi la sfida da affrontare. E vincere. L’Ona è a disposizione anche per questo.

Arch. Giampiero Cardillo (Comitato tecnico scientifico dell’ONA)
Rieti, 8 ottobre 2016

Milano: amianto, in fila per morire

Milano
Milano

Milano strage amianto: avviate diverse questioni giudiziarie

Milano strage amianto: dal processo Atm a quello della Scala di Milano, passando per vicende che coinvolgono Enel e Franco Tosi Meccanica. 

In corso di istruttoria l’inchiesta sulla Solvay e sulla sede Eni di Sannazzaro de’ Burgundi. Allo stesso modo sono in corso inchieste sulle case popolari Aler di Milano e sulla Fs.A.

Tuttavia, a distanza di quattro mesi, l’Osservatorio Nazionale Amianto è coinvolta come parte civile nei procedimenti più importanti e in prima fila nella battaglia per la tutela dei diritti dei lavoratori esposti.

Infatti l’associazione torna a Milano per una conferenza stampa presso la Sala Pirelli del Consiglio Regionale della Lombardia, il prossimo venerdì 21 ottobre alle ore 15.30.

Comunque tra le questioni aperte, vi è anche un’ulteriore problematica che molti comuni lombardi considerano una vera emergenza ambientale. Ovvero, il progetto della Regione Lombardia che prevede la realizzazione di una discarica di amianto nell’area dell’ex Cava Villa, nel territorio di Cava Manara.

Milano strage amianto

Intervengono:

  • Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto;
  • Maurizio Ascione, magistrato presso la procura della Repubblica di Milano;
  • Iolanda Nanni, consigliere Regione Lombardia;
  • Massimo De Rosa, deputato, vicepresidente della Commissione Ambiente, Terrorismo e Lavori Pubblici;

Aggiornamenti 2020 sulla strage amianto a Milano

A distanza di quasi 4 anni la problematica amianto continua a tenerse in pugno la città di Milano.

A poco è servito l’impegno dell’avv. Ezio Bonanni e dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Tuttavia, l’associazione e il suo presidente annunciano di non arrendersi fino al compimento del loro obiettivo.

Ovvero, liberare Milano e tutta la regione Lombardia, dalla presenza dell’asbesto.

Consulta gli atti in video della conferenza “Amianto, in fila per morire. Le stragi approdano nelle aule giudiziarie”.

Per saperne di più contatta il numero verde

L’Osservatorio Nazionale Amianto tutela le vittime amianto offrendo assistenza medica e legale.

Accedere ai servizi di assistenza gratuita è semplice. Basta contattare il numero verde 800 034 294 per ottenere la tua consulenza gratuita.

Bari: nasce il centro studi malattie amianto

Ezio Bonanni
Ezio Bonanni

A Bari 400 i casi di malattie amianto

Nasce il Centro Studi sull’Amianto: uno strumento operativo creato dal matrimonio tra il Centro Studi di Diritto del Lavoro della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari e l’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il Centro Studi sull’Amianto in Puglia

Il rapporto tra l’ONA e il Centro Studi diretto dal Prof. Gaetano Veneto, insegnante di Diritto del Lavoro all’Università di Bari, è istituzionalizzato attraverso uno strumento operativo che si attiverà in Puglia.

Il Centro Studi sull’Amianto è stato presentato nel convegno tenutosi presso la Sala Consiliare della città Metropolitana di Bari.

Abbiamo voluto creare un ponte tra la scienza medica e la scienza giuridica”, ha spiegato l’Avv. Ezio Bonanni.

La Puglia è nell’occhio del ciclone dell’emergenza ambientale nazionale, perché sta pagando il prezzo di una situazione migliore rispetto alle altre regioni del Sud, dal punto di vista produttivo.

Vogliamo impegnarci con uno strumento operativo e di connessione con il mondo giuridico e istituzionale”, ha dichiarato il professor Veneto.

Mesotelioma: il caso Fibronit di Bari

Sulla città di Bari si allunga l’ombra cupa della Fibronit, vulnus della storia sociale pugliese.

L’ONA ha censito 400 decessi per patologie asbesto correlate, ovvero mesoteliomi, tumori polmonari, gastrointestinali e patologie fibrotiche e cardiovascolari.

Si trattava di ex dipendenti e familiari di municipalizzate o società che avevano rapporti con Fibronit, oltre che cittadini che abitavano nelle zone limitrofe della società.

L’ONA ha ricevuto segnalazione di mesoteliomi tra operatori dello smaltimento rifiuti delle zone circostanti della società, e un caso di un postino dell’ufficio della Fibronit.

Tutti i dati epidemologici in Puglia

Secondo il Registro Mesoteliomi, in Puglia i mesoteliomi ufficialmente registrati tra il 1993 e il 2012 sono stati 935 (ma dal 2010 al 2012 i dati sono parziali).

Un numero che corrisponde al 4,4% dei mesoteliomi registrati nel Paese. Nel 65,5% dei casi, il mesotelioma è stato causato da esposizione professionale all’amianto.

L’insorgenza del mesotelioma è solo la punta dell’iceberg: l’amianto infatti è in grado di determinare patologie fibrotiche, tra le quali l’asbestosi, le placche pleuriche, gli ispessimenti pleurici e complicazioni cardiovascolari e cardiocircolatorie, e diverse patologie neoplastiche”.

Spiega il presidente dell’Ona, l’Avv. Ezio Bonanni. “Tenendo conto che statisticamente i tumori polmonari sono circa il doppio dei mesoteliomi e tenendo conto dell’incidenza di tutte le altre malattie asbesto correlate, l’Osservatorio Nazionale Amianto stima che in Puglia siano circa 4000 i morti causati o concausati dall’esposizione all’amianto nel periodo 1993/2012. Dunque circa 210 l’anno”.

Risarcimento danni e prestazioni previdenziali

Azioni amministrative e giudiziarie in tutela di cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto a Bari come nel resto della Puglia.

Centinaia i casi di patologie per le quali il presidente ONA ha chiesto all’INAIL la rendita e il riconoscimento dell’esposizione all’amianto utile al prepensionamento. Nei casi di rigetto, ha dato corso all’azione giudiziaria.

In molti casi, come ad esempio i lavoratori della centrale Enel di Brindisi, hanno ottenuto i benefici amianto fino al 2 ottobre 2003. Così è stato assunto l’impegno dall’ONA, di promuovere azioni giudiziarie per il riconoscimento fino al 2010.

Anche per altri siti, come i dipendenti della cartiera di Barletta, del Monopoli di Stato, dei Vigili del Fuoco e del Comparto Sicurezza.