Amianto, la proposta: il modello del “miracolo Ruhr”

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Miracolo Ruhr: occorre conoscere e riconoscere l’attività positiva e di successo dispiegata dall’ONA in tutt’Italia.

Considerando soprattutto l’impegno del suo Presidente Bonanni sul piano della informazione, formazione, sensibilizzazione popolare e istituzionale.

Continuando poi sul piano giudiziario, sul piano del sostegno alla ricerca medica per la diagnosi precoce e infine sulla cura dei malati da amianto.

Miracolo Ruhr: modello per l’Italia

Tutto ciò che ha fatto e continuerà a fare finora l’ONA è encomiabile, certo, ma non è tutto ciò che serve ad allontanare da noi e dai nostri figli e nipoti le sofferenze di chi si ammala e muore e delle loro famiglie.

La sfida più difficile alla quale l’ONA non potrà sottrarsi è quella di suscitare un eccezionale sforzo sinergico delle Istituzioni e del mondo dell’economia.

Una azione che sarà sorretta dai risultati già implementati e ancora da implementare conseguiti dal mondo della ricerca scientifica e dalla tecnica industriale di cui l’ONA è stata parte importante.

Se, per paradosso, oggi fosse eliminato tutto l’amianto in Italia, per i prossimi 40 anni ci sarebbero ancora malati da sostenere e ragioni giudiziarie, previdenziali e assistenziali da affermare.

Perché 40 sono, appunto, gli anni di massima latenza delle malattie causate da questo killer invisibile, di cui siamo stati per decenni il secondo produttore mondiale, dopo la Russia.

Il rischio amianto asbesto

Amianto, un elemento che è 1300 volte più sottile di un capello. In Italia è diffuso in un milione di siti grandi, medi e micro.

Ricapitolando è presente anche in 3000 diversi prodotti industriali. Dall’Eternit, ai tubi, al Linoleum, ai freni, ai pannelli prefabbricati, alle scatole di cartone, al talco, etc… Infine viene conservato malamente in una ventina di discariche.

Questo accade perché non abbiamo strutture per eliminarlo inertizzandoloe quindi ne esportiamo, per trattarlo con plasma, a carissimo prezzo, in Francia e Germania.

Amianto che è mischiato a decine di altri veleni in gigantesche discariche abusive (come nella” terra dei fuochi).

Treni, tram, navi e autotreni, luoghi in cui è ancora molto presente e ne fanno anche un materiale mobile e spesso ingestibile. Per esempio i porti e i cantieri navali ospitano anche navi il cui amianto contenuto si disconosce.

Le Forze Armate hanno problemi insormontabili di bilancio per bonificare interi sistemi d’arma e infrastrutture vitali. Inoltre, il trasporto internazionale non è monitorizzabile e lo si può liberare dall’amianto solo mediante complessi accordi globali, in un mondo che produce ancora amianto.

Difatti, a oggi l’amianto viene usato ed esportato da Canada, Russia, Cina, Sud Africa, India, ad esempio.

Bonificare il Paese dall’amianto è un dovere

Eliminarlo dal suolo Italiano è, perciò, un impegno ciclopico, che nessun bilancio statale potrebbe sopportare, anche nel lungo e lunghissimo periodo.

Necessita anche un impegno di coordinamento giuridico internazionale, civile e militare di enorme difficoltà.

Si impone un bisogno di risorse economiche, prima ancora che di abilità nelle relazioni istituzionali interne e internazionali, che escluda di poter riporre speranze nello Stato pianificatore, finanziatore o imprenditore, nonché risarcitore all’infinito.

La situazione del debito pubblico nazionale è arcinota; le centinaia di milioni che occorrono, per risolvere il problema alla radice, non ammettono l’errore di illudersi che possa essere un “piano amianto” finanziato dallo Stato e dall’Europa a porvi rimedio.

Occorre invece che lo Stato, aiutato dall’Europa, con le sue Istituzioni, sappia “proteggere” grandi progetti territoriali di bonifica e di inertizzazione, comunque suscitati da portatori di interesse (stakeholders) da invogliare.

Lo Stato ha il dovere di creare le condizioni, l’entusiasmo e le convenienze perché al “piano amianto” in essere, senza soldi e speranza, si sostituisca una serie di grandi progetti di bonifica e sviluppo territoriale olistici, in pieno regime liberale anti-statalista.

Miracolo Ruhr: la bonifica

Quando parliamo di “Miracolo Ruhr” alludiamo ad un episodio accaduto in Germania, riguardante la bonifica.

Una bonifica eseguita in soli dieci anni, parliamo della Ruhr, ovvero in un’area immensa di 70 km per 12.

Successivamente, lo stesso modello imitato a Metz in Francia, a Pittsburgh negli USA, a Bilbao e Valencia in Spagna.

Nessuna logica “statalista”, perciò, ma l’espressione di un saper fare istituzionale innovativo e coraggioso. Piani e progetti che si formano e si trasformano “facendo”, proponendo, correggendo mentre “si fa”.

Occorre creare, come fu per la Rhur, luoghi del progetto e della decisione tecnica e amministrativa decentrati in un ente di diritto privato.

In quella occasione, i tedeschi hanno utilizzato una ex esposizione di architettura, l’IBA diventata s.r.l., dove sono confluite forze tecnico-scientifiche espresse dalla grande industria.

A partire dai grandi centri di ricerca, dai sindacati, dalle associazioni territoriali, professionali, industriali e dalle istituzioni locali e statali.

Come la politica regionale affronta il problema amianto

La politica regionale ci ha “messo la faccia” assumendo la presidenza del centro progettuale e decisionale, senza compenso, come tutti coloro che vi hanno partecipato part time.

L’esecutivo nazionale tedesco ha sostenuto quello locale nell’azione con pochi fondi iniziali, tutti recuperati, ma soprattutto con lo spianare la strada burocratico- istituzionale con provvedimenti politico-burocratico-legislativi innovativi, rapidi e decisivi.

Per l’Italia sarà una prova assai più difficile, per lo stato critico delle relazioni istituzionali, la scarsa elasticità burocratica, l’assenza di grandi centri di ricerca e di una correlativa grande industria.

Contiamo però su eccellenze scientifiche che hanno prospettato metodologie a basso costo per distruggere l’amianto.

Infatti oltre al plasma usato da tedeschi e francesi l’Università di Bologna e quella di Genova hanno sviluppato due ingegnosi metodi, raccolti in una serie di grandi progetti di recupero e sviluppo territoriale, a partire dai grandi giacimenti di rifiuti legali e illegali.

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Amianto: da rifiuto a risorsa

Quindi cosa ha così fortemente caratterizzato Miracolo Ruhr? Un episodio che è rimasto impresso perché si è dimostrato di riuscire a trasformare il rifiuto una risorsa.

Difatti bisognerebbe puntare alla valorizzazione di terre perdute, coinvolgendo le immense potenzialità soffocate o nascoste nel territorio è l’unica strada che ci libererà dall’amianto e dagli altri veleni. Conferirli in discariche non serve.

I nostri figli ci malediranno per non aver fatto che questo. Spendere soldi solo per “piani” che si risolvono solo nel produrre planimetrie ben colorate. Come è stato per la inutile “carta sismica”e non provvedere in positivo, è oggi la sfida da affrontare. E vincere. L’Ona è a disposizione anche per questo.

Arch. Giampiero Cardillo (Comitato tecnico scientifico dell’ONA)
Rieti, 8 ottobre 2016

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