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Amianto a Latina: ONA apre nuova sede e chiede bonifiche

Rimozione Amianto, Sabaudia
Rimozione Amianto

Continua l’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto anche in provincia di Latina. È di questi giorni la notizia dell’apertura di una nuova sede e dell’appello al “rischio zero” rivolto dal suo presidente, Avv. Ezio Bonanni, a tutte le pubbliche istituzioni, sostenuto da tutti gli organi territoriali e quindi anche dal Sig. Antonio Dal Cin, del Coordinamento nazionale e responsabile del “Settore esposti e vittime amianto appartenenti alla Guardia di Finanza Ona Onlus.

La storia di questo intrepido servitore dello Stato è l’ennesimo emblema di ciò che non dovrebbe accadere. Esposto lungamente ad amianto per motivi di servizio, contrae l’asbestosi e altre gravi patologie. La sua sorte sembra ormai segnata, eppure trova ancora la forza di lottare, di combattere anche per gli altri e per un mondo migliore.

Un mondo senza amianto: il sogno dell’ex finanziere Antonio Dal Cin

Antonio, che è ancora in attesa del provvedimento definitivo di riconoscimento di vittima del dovere proprio in virtù dei documenti che testimoniano la malattia invalidante causata dall’esposizione durante lo svolgimento delle sue mansioni militari, da anni porta avanti insieme a centinaia di persone in tutta Italia e all’Ona una battaglia importantissima per ottenere la bonifica nei siti dove è ancora presente amianto.

Un appello che era già stato rivolto nel 2012 all’allora sindaco Lucci dopo che il Consiglio Comunale aveva approvato all’unanimità, avvenuta l’anno prima,  precisamente il 20 giugno 2011, una mozione in relazione al rischio amianto in cui sollecitava di verificare presenza di amianto e di materiali contenenti amianto, di qualunque matrice ed in qualsiasi quantità presso le scuole, a partire dalle materne, negli edifici pubblici, nelle abitazioni private, nei tetti delle stalle dove sono ricoverati gli animali, nei fienili, nelle tettoie e negli altri capannoni presenti nelle campagne, ma anche in città, e non in ultimo, nelle caserme ubicate sul territorio.

Ma il documento è rimasto lettera morta e negli l’Osservatorio Nazionale Amianto ha sempre sollecitato una maggiore attenzione sulla problematica amianto e recentemente, con la nomina del Commissario Prefettizio, Dott. Quarto, l’associazione è tornata ad insistere per“la mappatura e la bonifica di tutto il territorio, a Sabaudia come nel resto d’Italia, costituiscono l’unico strumento veramente effettivo ed efficace per impedire che i cittadini siano esposti e sviluppino nel tempo patologie asbesto correlate che sono quasi sempre ad esito infausto”.

Le richieste di Dal Cin e dell’ONA

«Rinnovo il mio appello e mi rivolgo a lei – scrive Dal Cin nella nota invita al commissario straordinario Antonio Quarto – ritenendo prioritario insistere per il censimento di tutto l’amianto presente sul territorio del Comune di Sabaudia». Questo «a tutela della salute dei cittadini, che debbono essere preservati dai pericoli connessi all’esposizione all’amianto, anche indiretta, così da impedire» tutti i rischi relativi.

Ad oggi, però, tutto ancora tace: “Si continua ad osservare questa consegna del silenzio e finora non ci è stata data nessuna risposta.  Questo è un problema che riguarda non solo me, ma tutta la società. Io ho vissuto sulla mia pelle questo dramma. Proprio perché conosco gli effetti dell’amianto sulla salute umana, anzi, sulla mia pelle, insisto per la bonifica” dichiara Antonio Dal Cin.

L’Osservatorio Nazionale Amianto nei prossimi giorni avrà una serie di incontri con le istituzioni e le forze sociali della provincia pontina. Un ulteriore impegno che ha portato anche all’istituzione della sezione di Latina.

«Occorre non abbassare la guardia e affermare il rischio zero: cioè la rimozione dell’amianto attraverso opere di ammodernamento del sistema infrastrutturale e industriale, che quindi permetta di realizzare strutture nuove e perciò stesso prive di amianto, e sui siti ormai dismessi, numerosi in provincia, l’ONA chiederà al presidente, ai sindaci e a tutte le istituzioni di chiederne la confisca e la creazione di bandi per l’assegnazione in favore di consorzi di imprese che possano curare la bonifica avendone un cambio una parte, in modo tale da coniugare lo sviluppo con la bonifica. Il tutto sarà oggetto di un dossier che presto l’associazione renderà pubblico» dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Massimiliano Posarelli, figlio di Romano ucciso dall’amianto

Amianto a Rosignano
Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, fin dalla sua costituzione (05.08.2008) raccoglie la sofferenza, il disagio e le difficoltà dei lavoratori esposti, come il padre di Massimiliano Posarelli. Questo anche per i familiari delle vittime, troppo spesso lasciati soli ad affrontare le conseguenze di quello che non potrà mai essere definito un “problema privato”.

L’ONA estende la tutela a tutto il territorio italiano

L’ONA è, oggi, presente su tutto il territorio nazionale. Con la costituzione dei Comitati, l’associazione è in grado di garantire la più ampia partecipazione democratica e di perseguire le sue finalità in modo più diretto ed immediato. Da sempre l’Osservatorio raccoglie le testimonianze delle vittime e dei loro familiari, dando voce a chi ha subito sulla propria pelle il dramma della malattia e della morte.

Intervista a Massimiliano Posarelli coordinatore ONA

È stato intervistato anche Massimiliano Posarelli, coordinatore della sede ONA di Rosignano Solvay, figlio di Romano, ucciso dall’amianto. Sono passati 7 anni dalla scomparsa del padre, ma la voce di Massimiliano Posarelli, mentre ne parla, tradisce ancora emozione.

Mio padre ha lavorato per una trentina d’anni presso uno stabilimento chimico di Rosignano, la Solvay. Stabilimento dove fanno chimica di base, soda, acqua ossigenata, bicarbonato ad uso alimentare. A periodi ha, inoltre, lavorato nel Reparto Calderai dove si facevano riparazioni delle tubazioni sull’impianto. Tubazioni che per l’80% erano rivestite di amianto.

Per essere riparate, inoltre, bisognava romperle con il martello e si disperdevano particelle. Quindi, quando facevano saldatura, usavano teli in amianto per evitare che la colatura di fuoco cadesse a terra e finisse per incendiare qualcosa.

Tutti i suoi colleghi rimasti vivi ed infatti, sono malati. Io voglio giustizia, anche se nessuno potrà ridarmi indietro mio padre. Non riesco a rassegnarmi al fatto che a Livorno non è stato possibile venire a capo del processo. Quello penale, infatti, è terminato perché è morto l’ex direttore, quindi sono andato sul civile e la giudice non mi ha ammesso le prove.

Bisogna dare un senso alla morte di queste persone

Tengo a dire che nel 2002 venne celebrato un primo processo, che, però, finì con l’assoluzione perché nessuno si costituì parte civile.

Mio padre è andato in pensione nel 1993, dopo il 2002 nessuno ci ha avvisati su eventuali ripercussioni. Si è ammalato nel 2010. È una malattia silenziosa, a lunghissima incubazione, che si manifesta dopo tantissimi anni. A Cecina esiste una Medicina del Lavoro addetta a questa attività, ma a mio parere ci dovrebbe essere una maggiore attenzione. In particolare sarebbe necessario sottoporre tutti i lavoratori esposti ad amianto a controlli sanitari.

Dopo la sua morte sono stato chiamato dalla responsabile che sosteneva che mio padre fosse morto a causa del fumo. Al che le ho detto: “Ma lei come fa a saperlo? Conosceva per caso mio padre?”. A Rosignano, ci sono più di 100 tra malati e morti. È troppo chiedere un processo a Livorno? Bisogna dare anche un senso alla morte di queste persone. Vorrei capire, ho bisogno di conoscere la verità, invece finora non mi hanno data la possibilità di capire.

Nella relazione del medico legale si dice che mio padre si poteva salvare. Io dico che si poteva e si doveva fare di più. Predisporre un piano di controllo! Se questa industria chimica ha creato danni a tante persone, non può abbandonarle! Hanno lavorato una vita, hanno firmato un contratto di lavoro, ma non sapevano che era un contratto di morte“.

Massimiliano Posarelli, quando si è ammalato suo padre?

Tutto inizia nel 2010, mio padre è morto a novembre dello stesso anno per un adenocarcinoma del polmone. Il suo è stato un lungo calvario, le sue sofferenze sono iniziate prima. Mio padre ha iniziato a sentirsi ad agosto, anche se i dolori alle gambe, in particolare alla gamba sinistra, sono iniziati qualche mese prima. Il nostro medico curante ha sottovalutato la situazione. Diceva che era una semplice sciatica. I dolori persistevano, anzi, aumentavano.

Poi, sono arrivati altri sintomi e papà ha iniziato ad avere una tosse secca. Mia madre ha insistito per fare controlli più approfonditi. Così, il nostro medico di base, ha prescritto una lastra al polmone. È andato in ospedale e lì il radiologo gli ha prescritto una terapia antibiotica per una sospetta broncopolmonite.

Nel frattempo, a settembre eravamo entrati in contatto con un medico che frequentava il nostro negozio. Ci eravamo consultati rispetto al dolore alla gamba, e ci ha consigliato di fare una risonanza senza contrasto. Dopo aver visto i risultati, senza allarmarci, ci prescrisse una PET. Non ci disse nulla apertamente, prendemmo appuntamento, ma papà iniziò a peggiorare”.

Come ha scoperto di avere l’asbestosi e il tumore polmonare?

Alla sera, papà aveva sempre la febbre. Siamo tornati dalla dottoressa e ha proseguito la cura per circa 20 giorni, ma la febbre andava peggiorando. Papà era sempre più debilitato, fino a che, un giorno, ci fu un episodio di sangue. La dottoressa continuò a dire di non preoccuparci, che poteva essere un capillare che si era rotto, ma la febbre non passava. Solo dopo diverse insistenze la dottoressa si è convinta a fare la tac.

Da lì la scoperta. Il radiologo ci disse di rivolgerci a un chirurgo perché c’era qualcosa che non andava. Siamo andati a Livorno, dove papà ha fatto tutti gli esami del caso, ma, ormai, era tardi.

Ormai il tumore era in metastasi. Un vero peccato, perché se il tumore al polmone fosse stato diagnosticato al primo stadio, era possibile intervenire. Si poteva estirpare chirugicamente e sottoporre il paziente a chemioterapia. Nel nostro caso, nonostante la chiarezza dei sintomi, veniva negata l’esatta diagnosi.

Abbiamo fatto dei controlli. In particolare, la broncoscopia per capire che tipo di tumore fosse. Ci hanno detto che era un adenocarcinoma. Papà ha fatto un ciclo di chemio molto leggero, perchè era già debilitato. A novembre è morto. Io avevo sentito parlare dell’amianto, quindi, mi sono attivato.

Circa tre anni dopo la morte di mio papà, caso volle che conobbi una dott.ssa, radiologa all’ospedale di Siena. Le ho portato i dischetti della Tac e mi ha fatto una relazione che rivelava che papà aveva asbestosi e placche pleuriche, causa della malattia. Per farla breve, per conoscere la verità, sono dovuto andare a Siena, non a Rosignano.

L’asbestosi e le placche pleuriche sono state diagnosticate solo post mortem.

Massimiliano Posarelli, come ha conosciuto l’avv. Bonanni e l’ONA?

Ho partecipato ad una assemblea dell’ONA che si è tenuta a Rosignano Solvay già nel maggio del 2010. Poi, ancora, nell’ottobre dello stesso anno. Fu in quella circostanza che illustrai all’avv. Ezio Bonanni i sintomi.

Fu proprio l’avv. Ezio Bonanni a non vederci chiaro sulla storia di mio padre. In particolare, gli risultava strano che a un lavoratore esposto ad amianto con chiari sintomi di tumore polmonare gli fosse praticata una cura antibiotica. Per di più, senza un preventivo esame TAC o PEC.

Ho informato il medico curante della ASL che continuava ad insistere nel sostenere che occorreva la cura antibiotica. Alla fine, invece, quanto è stata fatta la TAC PET, si è scoperto che le metastasi avevano invaso tutto l’organismo. Il mio povero babbo è morto pochi giorni dopo.

Purtroppo c’è poca attenzione per la vita umana, la vita di questi lavoratori viene considerata meno di zero. Ci sono degli assassini che però rimangono impuniti. Il processo penale per la morte del mio babbo si è chiuso perché l’imputato, ultranovantenne, nel frattempo è morto.

L’amianto ha distrutto la mia vita e quella della mia povera madre, che poi è morta di crepacuore. Viviamo in uno stato che non tutela la vita umana e la sua dignità e che permette delle vere e proprie stragi silenziose, come quella dell’amianto”.

Vittime amianto per esposizioni: domande entro marzo

ONA Siracusa
ONA Siracusa

Entro fine mese gli eredi di malati di mesotelioma non professionale potranno chiedere la prestazione una tantum, mentre l’associazione continua a chiedere che gli indennizzi siano congrui.

Domande entro il 31 marzo 2017, una corsa contro il tempo per il misero importo di € 5.600,00, in favore degli eredi di malati di mesotelioma non professionale deceduto nel corso dell’anno 2016. La domanda va effettuata mediante il mod. 191/E e presentata alla Sede INAIL competente per domicilio.

In difesa di tutte le vittime amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, poiché c’è un attivo di bilancio nel Fondo, con l’Avv. Ezio Bonanni, ha contestato la limitazione dell’importo ad € 5.600,00, in sé non indennitario per la gravità dell’evento, e ha chiesto un indennizzo adeguato e l’estensione a tutte le vittime dell’amianto.

Fondo vittime amianto – La Legge Finanziaria per il 2008 (art.1, comma 241, Legge 24 dicembre 2007, n. 244) ha istituito presso l’INAIL il “Fondo per le vittime dell’amianto”, ed ha stabilito che spettasse a tutte le vittime.

Successivamente, un decreto del Governo ha ristretto l’ambito di operatività ai soli lavoratori titolari di rendita diretta ai quali sia stata riconosciuta una patologia asbesto-correlata per esposizione all’amianto, nonché i familiari dei lavoratori vittime dell’amianto, titolari di rendita ai superstiti.

Tale misura è stata contestata dall’Osservatorio Nazionale Amianto con un ricorso al TAR, per chiedere l’applicazione della legge che fa riferimento a “tutte” le vittime.

Successivamente, l’art.1, comma 116, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015) ha sancito l’estensione della prestazione erogata dal Fondo per le vittime dell’amianto ai malati di mesotelioma riconducibile a esposizione non professionale all’amianto stabilendo che gli aventi diritto alla prestazione sono tutti i soggetti che nel periodo 2015-2017 risultino affetti da mesotelioma contratto “o per esposizione familiare a lavoratori impiegati in Italia nella lavorazione dell’amianto, ovvero per esposizione ambientale comprovata”, avvenuta sul territorio nazionale.

Gli interventi normativi in materia di vittime amianto

Ultimo intervento normativo in ordine cronologico si è avuto con la Legge di Stabilità 2016 (art. 292, comma 292 della Legge 28 dicembre 2015, n. 208) il quale ha disposto che gli eredi dei malati di mesotelioma deceduti nel corso del 2015 possono accedere alla prestazione in parola autonomamente, presentando la domanda entro 90 giorni dalla entrata in vigore della legge. In considerazione del fatto che, per la natura della malattia e dell’esito della stessa, non sempre il titolare della prestazione è nelle condizioni di procedere in tempi certi all’inoltro della richiesta e tenuto conto che, dalla mancata presentazione dell’istanza non si può comunque desumere una rinuncia al diritto, la Legge 27 febbraio 2017, n.19, articolo 3, comma 3 quinquies, ha sancito che le prestazioni assistenziali di cui si tratta siano erogate, al ricorrere dei presupposti stabiliti dalla legge, a prescindere dal fatto che il de cuius abbia esercitato in vita il relativo diritto, anche agli eredi dei soggetti deceduti nel corso dell’anno 2016, a seguito di presentazione di apposita istanza.

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Soggetti interessati – I soggetti che hanno diritto alla prestazione assistenziale sono tutti gli eredi di malati di mesotelioma che abbiano contratto la patologia o per esposizione familiare a lavoratori impiegati nella lavorazione dell’amianto ovvero per esposizione ambientale comprovata e che siano deceduti nel corso dell’anno 2015 e dell’anno 2016.

C’è una corsa contro il tempo, perché la domanda per godere delle prestazioni va effettuata entro il 31 marzo 2017. Ne consegue che gli eredi di tutti i soggetti deceduti per mesotelioma non professionale sia nel corso dell’anno 2015, sia nel corso dell’anno 2016 potranno presentare domanda per il riconoscimento della prestazione una tantum a prescindere dal fatto che il relativo diritto sia stato esercitato in vita dal de cuius.

Come e quando presentare la domanda

La prestazione – La misura della prestazione economica è fissata, per espressa disposizione normativa, dal Decreto Interministeriale del 4 settembre 2015 e, quindi, nella misura di euro 5.600,00 ed è ripartita tra gli aventi diritto su istanza degli stessi nei limiti dello stanziamento previsto dal suddetto decreto per gli anni 2015 e 2016.

Presentazione domanda – Per accedere alla prestazione, occorre presentare presso la sede Inail competente per domicilio o trasmettere mezzo raccomandata a/r, apposita istanza mediante il mod. 190/E, scaricabile sul sito dell’INAIL.

Il termine ultimo per la presentazione dell’istanza, corredata di idonea documentazione, è il 31 marzo 2017 (termine ordinatorio).

Per quanto riguarda le richieste di accesso pervenute alle Unità territoriali prima dell’emanazione della norma, dovranno essere integrate con le informazioni e la documentazione richiesta dalle stesse Unità territoriali con lo specifico atto istruttorio (mod. 191/E).

Chi può presentare la domanda e in che modo

Si precisa che l’istanza dovrà essere presentata da uno solo dei soggetti beneficiari, contenere l’indicazione di tutti gli eredi, nonché la relativa delega ed essere corredata dalla scheda di morte Istat. Inoltre, occorre allegare il certificato medico, prodotto in originale, attestante che il soggetto deceduto è stato affetto da mesotelioma e contenere l’indicazione della data della prima diagnosi ai fini della valutazione della compatibilità dei periodi di esposizione familiare o ambientale all’amianto con l’insorgenza della patologia. Il certificato deve essere rilasciato da un Ente ospedaliero pubblico o privato accreditato dal Servizio Sanitario Nazionale, ivi compresi gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) e prodotto in originale all’Istituto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto continuerà a portare nelle sedi istituzionali le sue proposte, che si fondano su un diverso sistema che deve prevedere l’immediato risarcimento per le vittime, a carico del Fondo, e quindi poi con successiva eventuale rivalsa del Fondo a carico del datore di lavoro.

E’ possibile scaricare il mod. 191/E al seguente link.

Amianto al Trullo, la paura di vivere con la fibra

Amianto all'ex caserma San Donato
Amianto

Una bomba di amianto al Trullo nella Capitale

Roma, Via del Trullo: una bomba di amianto nel complesso di proprietà del Demanio dello Stato: finalmente la bonifica, o forse…

L’Osservatorio Nazionale Amianto, con l’Avv. Ezio Bonanni, è in prima linea nel chiedere la rimozione di questi materiali, che minacciano la salute dei cittadini del quartiere romano del Trullo, che, giorno dopo giorno, assistono impotenti al disfacimento dei materiali di amianto utilizzati nella vecchia caserma Donato.

Questo risultato è stato ottenuto anche grazie all’impegno di Fabrizio Santori, Consigliere Regionale, già Presidente della Commissione Sicurezza Urbana di Roma Capitale, che, a suo tempo era stato già nominato componente del Comitato Tecnico Scientifico di ONA ONLUS, e che si è attivato perché il risultato potesse essere raggiunto anche grazie alla sensibilità del nuovo sindaco di Roma, Avv. Virginia Raggi, che, con un atto del 21.02.2017, ha risposto all’interrogazione dell’On.le Figliomeni, Consigliere di Roma Capitale, segnalando che per il complesso in questione, vista la riscontrata presenza di amianto «sono stati programmati i relativi lavori di bonifica a partire dal mese di marzo 2017». Finora, però, niente si è ancora mosso.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il suo Presidente, Avv. Ezio Bonanni, ha organizzato un servizio di assistenza psicologica, officiando dell’incarico il Dott. Alessandro Ruta, psicologo in Roma, il quale ha sottoposto a test tutti quei cittadini che ne hanno fatto richiesta, potendo riscontrare, al di là dei danni alla salute, provocati dalle fibre di amianto, anche delle problematiche di natura psicologica, in alcuni casi degli stati di ansia e di depressione, e in alcuni il disturbo post traumatico da stress.

Ma come si vive e come si respira essendo a conoscenza che a pochi metri vi è l’amianto, un killer silenzioso e pericolosissimo per la nostra salute?

Lo abbiamo chiesto a Massimiliano Ceccarelli, che vive con la sua famiglia a pochi metri dai capannoni. Il suo giardino confina con la caserma e da anni deve fare i conti con la paura.

“Ho una bambina di tre anni e mezzo e la tengo segregata in casa senza farla uscire a giocare in giardino perché ho il terrore che possa respirare polveri di amianto” racconta Massimiliano che, già nel 2012, presentò, assistito dall’Avv. Ezio Bonanni, un esposto alla Procura della Repubblica di Roma.

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Massimiliano, come hai scoperto della presenza di tetti di amianto nella caserma davanti alla tua abitazione?

Vivo qui dal 2008, un giorno venne mio cugino a trovarmi, lui è un Carabiniere, per la precisione un NAS, quindi conosce benissimo la materia, eravamo a pranzo, affacciati sul balcone e lui si è accorto della presenza di amianto sui tetti, mi ha guardato e mi ha detto: “Ti rendi conto dove hai preso casa, quello è amianto”. Ho iniziato subito a documentarmi per capire cosa fosse e soprattutto quali danni provocasse, ovviamente, sono stata assalito da paura e preoccupazione al che ho cercato di rivolgermi a qualcuno che potesse aiutarmi con competenza e, fortunatamente, ho trovato l’Ona sulla mia strada e l’avvocato Ezio Bonanni, gli ho scritto una email, abbiamo fissato un incontro, al quale mi sono presentato con del materiale fotografico e video.

Cosa hai fatto dopo questa scoperta, hai esposto denuncia alle autorità?

Abbiamo, ovviamente, presentato denuncia alla Procura della Repubblica nel 2012 e da lì è iniziato l’iter legale, però vedevo che non si arrivava a nessun risultato.

Insieme all’avv. Bonanni abbiamo partecipato a diverse trasmissioni regionali e cosi arriviamo nel 2013: all’interno della caserma ci sono due casolari, entrambi col tetto in amianto, uno era l’ex alloggio del comandante e non era abitato perché il tetto in amianto era danneggiato e quindi non utilizzabile, l’altro era l’ex alloggio del guardiano, una specie di casale e dentro ci abitavano tre famiglie, anche la portineria aveva il tetto in amianto, dall’altra parte della caserma che sembrerebbe in disuso dove c’era la leva e una ventina di capannoni e la casa del guardiano, in sostanza portineria, casa del guardiano e l’altra casa del guardiano sono state bonificate e per un attimo ho pensato “evviva toglieranno anche gli altri”, invece no.

Per darti una idea della situazione, dove abito io, Via del Trullo 508, a 20 metri ho un capannone di 700 metri quadri circa col tetto in amianto e altri tre che sono stati bonificati prima che arrivassi io.

Se mi affaccio fuori al balcone, nel raggio di 30 metri ho un capannone di fronte e a sinistra l’ex alloggio del comandante che sta ancora lì e a 150 metri inizia l’altra parte della caserma che non usano e su una lunghezza di 400 metri conto circa  18/20 capannoni in amianto.

Far emergere il problema dell’amianto al Trullo

L’anno scorso ho contattato Assotutela, ho partecipato a una trasmissione e lì ho conosciuto Francesco che ha lavorato per circa 10 anni come addetto alla manutenzione nella caserma in Via del Trullo e lui ha lavorato in mezzo all’eternit e si è ammalato di cancro alla gamba, è stato operato, e poi è stato anche licenziato.

Anche Striscia la Notizia, la scorsa estate, si è occupata del caso, con un servizio.

Sono stato intervistato insieme con l’Avv. Ezio Bonanni.

Tengo a dire che un ruolo importante l’ha avuto Fabrizio Santori, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, insieme al fratello Augusto, i quali si erano già interessati al Trullo ed alla tematica amianto perché, sempre in Via del Trullo, c’era un centro bocciofilo di 100 metri quadri col tetto in amianto, vicino alle abitazioni e ad un asilo nido. Fabrizio e Augusto Santori hanno presentato un esposto, raccolto 500 firme, e sono riusciti ad ottenere la rimozione dell’amianto.

Negli ultimi 6 mesi, Fabrizio ha lavorato tanto, ha scritto al Ministero della Difesa,  a tutti gli organi competenti e la sindaca Raggi ha fatto sapere attraverso un comunicato che entro marzo sarebbero iniziati i lavori di  bonifica. Ancora non si è mosso niente, pero è una comunicazione ufficiale e quindi noi restiamo in attesa.

Amianto al Trullo: temi di più per la salute o per eventuali ritorsioni?

Entrambe le cose, temo per me e per la mia famiglia.

Per fortuna, però, sulla mia strada ho trovato l’Osservatorio Nazionale Amianto, l’Avv. Ezio Bonanni e anche il Consigliere Regionale Fabrizio Santori.

Tuttavia io non sono più tranquillo come ero una volta. Vivo tutti i giorni con la paura di potermi vedere diagnosticata una delle classiche patologie asbesto correlate (mesotelioma, tumore polmonare, tumori alla laringe, faringe, allo stomaco, al colon, etc.; oppure l’asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici), tutte malattie mortali.

Poi ho paura anche per i miei familiari, e ancora ho saputo che Francesco ha ricevuto delle minacce.

Quindi non vivo più come una volta. Ho cambiato le mie abitudini.

Una cosa che mi rimbomba nella mente, continuamente, è il fatto che ci siano delle fibre di amianto disperse e che queste fibre vengono inalate da me e dai miei familiari e provocano una serie di patologie, tutte mortali, e io non posso fare niente, mi fa sentire da una parte disperato e da una parte impotente.

Uno dei problemi più grossi dell’amianto è rappresentato, difatti, dalle particelle che si disperdono. Come fai a fermarle? Se piove o quando c’è vento, siamo costretti a stare con le tapparelle chiuse ed evitiamo di stare troppo a lungo in giardino. A volte mi capita di pensare, chissà se tra 10 o 20 anni mi ammalerò, ma sai, alla fine non lo voglio neanche sapere. A livello psicologico, ovviamente, è pesante.

Ma il suo impegno proseguirà anche dopo la bonifica?

Certamente, non voglio che continui a succedere ad altri quello che ho sofferto, che sto soffrendo e che soffrirò io, assieme alla mia famiglia, con il rischio di morte che giorno dopo giorno sento nella mia pelle, nella mia carne, nelle mie vene e anche nel mio sangue e soprattutto nel mio cervello e che mi ossessiona tutte le notti.

Che risultati hai ottenuto grazie al comitato Ona di cui sei coordinatore?

Cerco di informare le persone, molte non si rendono conto dei danni che provoca l’amianto, ti rispondono in modo superficiale con frasi tipo “figurati, se ci mettiamo a pensare a tutto quel che c’è nell’aria…” Altre, per fortuna, si documentano.

È un problema che riguarda non solo me, ma tante persone. Chissà quanti, che magari non abitano più qui, si sono ammalati e non sanno neanche il perché.

Quando ho letto il comunicato della Sindaca Raggi per me è stata una mezza vittoria, anche se finché non vedo io non credo.

Smaltire amianto è una operazione molto costosa, se mi guardo intorno ci saranno circa 20 tonnellate di amianto e fare una bonifica significa impiegare tanti soldi, oltre che tanto tempo. Per bonificare tutta la caserma ci vorranno tanti mesi e chissà quanti milioni di euro perché smaltire solo una parte è risolvere il problema a metà, se si tolgono due tetti non serve a niente.

Occorre bonificare, rimuovere l’amianto, fare controlli sanitari a coloro che sono stati esposti, e risarcire le vittime.

La mia battaglia, il mio impegno, che è prima di tutto morale e civile, proseguirà con l’ONA che, più che una associazione, è un vero e proprio esercito civile al servizio della collettività, per la tutela dell’ambiente e della salute e quindi della dignità e sacralità dell’essere umano.

RASSEGNA STAMPA GIUGNO 2016

Rassegna Stampa
Rassegna Stampa

Rassegna stampa online del giugno 2016

Affari Italiani – 30 giugno – Amianto, Lombardia Regione martire: un terzo dei mesoteliomi italiani

http://www.affaritaliani.it/milano/amianto-lombardia-regione-martire-italia-429865.html

Ambiente&Ambienti – 30 giugno – Processo ATM, imputato è l’amianto

http://www.ambienteambienti.com/processo-atm-imputato-amianto/

L’Espresso – 30 giugno – Sei morti per amianto nella metro di Milano: al via i processo per due ex dg di Atm

http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/06/30/news/sei-morti-per-amianto-nella-metro-di-milano-al-via-i-processo-per-due-ex-dg-di-atm-1.275577

Orizzonte Scuola – 25 giugno – Amianto nelle scuole. Per la prima volta un processo per morte di un docente per cancro

http://www.orizzontescuola.it/amianto-nelle-scuole-prima-volta-processo-morte-docente-cancro/

Adnkronos – 24 giugno – Firenze, amianto in una scuola: parte processo per morte docente

http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2016/06/24/firenze-amianto-una-scuola-parte-processo-per-morte-docente_ucAtjwpte5N8LRHPvncnJP.html

Eco Blog – 24 giugno – Firenze, primo processo per l’amianto in una scuola

http://www.ecoblog.it/post/164388/firenze-primo-processo-per-lamianto-in-una-scuola