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Militari: oltre l’amianto e l’uranio impoverito

Uranio impoverito
Uranio impoverito

L’Osservatorio Nazionale Amianto pubblica la ‘relazione sull’attività di inchiesta in materia di sicurezza sul lavoro e tutela ambientale nelle Forze Armate’ della ‘Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie. Che hanno colpito il personale italiano in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni, in relazione all’esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici, dal possibile effetto patogeno e da somministrazioni di vaccini, con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nano-particelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico e ad eventuali interazioni’.

In 100 pagine la Commissione d’inchiesta costituita con delibera della Camera dei Deputati del 30 giugno 2015, e presieduta dall’On.le Gian Piero Scanu, traccia un quadro impietoso sullo stato di insicurezza in cui versano le attività delle nostre Forze Armate.

La sicurezza dei militari dall’uranio impoverito

Le norme che tutelano la sicurezza dei militari dall’uranio impoverito ci sono, ma rimangono sulla carta perché «Si è diffuso un senso d’impunità, l’idea che le regole c’erano e ci sono, ma che si potevano e si possono violare senza incorrere in effettive responsabilità. E si è diffuso tra le vittime e i loro parenti un altrettanto devastante senso di giustizia negata». È ciò che si legge nella relazione finale della Commissione Parlamentare d’inchiesta, che costituisce quindi una presa d’atto del Parlamento della condotta dell’amministrazione della Difesa.

I rischi sono molteplici e le stesse Forze Armate appaiono restie alle «istanze di rinnovamento in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro», e in più «Le scelte strategiche di fondo che attualmente ispirano la politica della sicurezza nel mondo delle Forze Armate – si legge nella relazione – umiliano i militari ammalati o morti per la mortificante sproporzione tra la dedizione dimostrata in attività altamente pericolose dal militare e la riluttanza istituzionale al tempestivo riconoscimento di congrui indennizzi».

La Commissione di Inchiesta Parlamentare sull’Uranio Impoverito traccia anche un quadro impietoso del sistema giustizia in Italia. «Vi sono zone del nostro Paese in cui proprio non si celebrano processi in materia e altre in cui questi processi vengono avviati magari per omicidio colposo o lesioni personali colpose, ma poi le indagini risultano condotte con una tale lentezza o senza gli indispensabili approfondimenti, con la conseguenza che si chiudono con il proscioglimento nel merito o per prescrizione del reato».

I missili al torio e i poligoni

Al poligono di Salto di Quirra in provincia di Nuoro sono stati lanciati 1187 missili ‘Milan’, con un sistema di puntamento al torio, che è radioattivo e cancerogeno.

Sorprende che «Nonostante le ripetute richieste indirizzate all’Amministrazione della Difesa, la Commissione – almeno per quanto si legge nel documento che il giornale dell’amianto, organo ufficiale dell’Osservatorio Nazionale Amianto, rende pubblico in esclusiva – non ha ricevuto risposte esaurienti circa l’attuale disponibilità da parte delle Forze Armate di missili Milan contenenti radionuclidi, o comunque di armamenti che contengono o che possono liberare agenti chimici, fisici, radiologici, biologici, potenzialmente nocivi per la salute umana e/o per l’ambiente».

A Capo Teulada «si calcola che sulla superficie si potrebbero trovare residuati per un peso totale che varia tra 1750 e 2950 tonnellate».

Radon e amianto

Non si sono fatte mancare niente le Forze Armate della Repubblica Italiana, che dovrebbe aver chiara la lezione, visto le tragiche conseguenze della Seconda Guerra Mondiale, ove neanche l’eroismo dei numerosi militari caduti ha potuto sanare il gap di arretratezza tecnico-produttiva dell’Italia dell’epoca.

Invece, si continua a violare la Costituzione (art. 11).

Infatti si ripudia la guerra eppure, l’Italia attanagliata da una grave crisi economica e sociale. Con un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 50%, e che è costretta a mandare in pensione gli anziani a 70 anni. Per volere della Fornero, impiega invece decine di miliardi di euro in armamenti inutili e dannosi per la salute e per l’ambiente.

Infatti nella relazione si legge che «Per decenni le Forze Armate italiane hanno esposto personale militare e civile ad elevatissime concentrazioni di gas radon. Un gas radioattivo noto per la sua cancerogenicità». Così per l’amianto. A che serve avere ancora navi militari imbottite di amianto che hanno già provocato e continuano a provocare centinaia, se non migliaia, di morti?

La Marina Militare è restia a riconoscere le cause di servizio e ad equiparare queste vittime alle vittime del dovere. E ad erogare loro, e ai loro familiari, quanto dovuto, ma soprattutto a riconoscere la loro dignità di vittime che è sistematicamente negata.

Le proposte dell’ONA per l’ uranio impoverito:

  • riduzione delle spese militari del 50%, che sarebbero sufficienti a ripristinare l’età pensionabile antecedente alla L. Fornero e ad assicurare ai giovani disoccupati il loro impiego in lavori socialmente utili, retribuiti con un salario c.d. di dignità dallo Stato;
  • risarcimento di tutti i militari ammalati e ai familiari di quelli deceduti. Responsabilità contabile a carico di coloro che hanno provocato malattie professionali e decessi;
  • sollecita definizione dei procedimenti amministrativi di riconoscimento dei militari malati quali vittime del dovere, e dei familiari dei deceduti rispettivamente vedove/vedovi e orfani di vittime del dovere;
  • responsabilità per i politici che destinando ingenti somme alle spese militari, violando l’art. 11 Cost., sottraendole ai bilanci delle spese sociali di sostegno ai giovani, ai malati, ai disabili, agli anziani, e con prolungamento dell’età pensionabili a sfiorare i 70 anni anche per i lavori più usuranti e più duri;
  • appello al Capo dello Stato Sergio Mattarella. Affinché, anche in qualità di Capo delle Forze Armate, vigili e faccia applicare, nel rispetto della Carta Costituzionale, il principio che la Repubblica ripudia la guerra, di tutela del lavoro, della sicurezza del lavoro, dei giovani e dei diritti di tutti, che sono sistematicamente violati dalla classe politica. Quantomeno per sua incapacità di dare le risposte concrete sui problemi sul tappeto e per il fatto che i medesimi politici, non appena giunti al potere, dimenticano sistematicamente tutti i programmi elettorali in base ai quali hanno chiesto ed ottenuto il consenso popolare, violando così una delle regole fondamentali della democrazia.

Per chiedere assistenza legale e conoscere più dettagli sull’uranio impoverito, vi invitiamo a leggere questo link.

Amianto ospedale morte mesotelioma: bara di amianto a Rieti

Amianto a Rieti
Amianto

Amianto ospedale morte di mesotelioma

Amianto ospedale morte mesotelioma. L’impegno dell’ONA prosegue contro il mesotelioma. Nell’Ospedale di Rieti ci sono stati due decessi, quelli di Nicoletti Mario, e quello di Roberto Lucandri.

In entrambi i casi, ciò è dovuto alla contaminazione dell’amianto. Per cui, l’Avv. Ezio Bonanni, ha agito contro l’INAIL. Per il caso di Roberto Lucandri, c’è stata già la sentenza di condanna dell’INAIL (indennizzo INAIL vittime mesotelioma ospedali).

Per il caso di Nicoletti Mario, poiché l’INAIL nega il diritto delle vittime, è stato depositato il ricorso giudiziario presso il Tribunale di Rieti. L’INAIL assume un atteggiamento negazionista.

Se vuoi, leggi direttamente l’aggiornamento del 2020.

ONA chiede la bonifica amianto nell’Ospedale di Rieti

Nicoletti Mario, dipendente della ASL di Rieti dal 1979 al 1993, è deceduto per mesotelioma da amianto l’01.03.2016. Ora la figlia Laura ha depositato un voluminoso dossier e una denuncia con la quale chiede che la Procura della Repubblica di Rieti renda giustizia al genitore deceduto. Come avvocato difensore della parte offesa, ha incarico l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (amianto ospedale morte mesotelioma).

Avv. Ezio Bonanni: le bonifiche non sono ancora terminate

L’Avv. Ezio Bonanni ha già raccolto una voluminosa mole di elementi probatori, documentali che portano a sostenere la necessità di un vaglio in sede penale della condotta di coloro che sono stati responsabili della sicurezza per il problema amianto.

Quello di Nicoletti Mario è uno dei tanti mesoteliomi che abbiamo, purtroppo, dovuto registrare tra coloro che lavorano oppure hanno lavorato negli ospedali. Infatti presso l’Ospedale di Rieti è stato presente amianto fino ai tempi più recenti, anzi, le bonifiche non sono ancora terminate e purtroppo a farne le spese sono i dipendenti.

Ricordo il caso del povero Roberto Lucandri, dipendente ASL dall’01.09.1973 all’01.02.2005, e affetto da mesotelioma. Questa condizione di rischio deve terminare, con la completa e immediata bonifica, e anche queste vittime hanno il diritto di vedersi riconosciute come tali, prima di tutto dall’INAIL e poi risarcite, e poi che la giustizia faccia il suo corso e ci costituiremo parte civile nel processo penale nei confronti dei responsabili’ – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Le risultanze della relazione del Prof. Giuseppe Battista

Il voluminoso dossier, raccolto dall’Osservatorio Nazionale Amianto, è costituito innanzitutto dalla relazione del Prof. Giuseppe Battista. Professore di medicina del lavoro presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, il Prof. Battista, riferendosi al Sig. Nicoletti Mario, evidenzia come questi sia stato esposto per aver ‘lavorato come aiuto manutentore – idraulico presso l’ospedale di Rieti, dal 1979 al 1993 …’.

Ciò perché – prosegue il Prof. Battista Giuseppe – ‘la sua mansione prevedeva attività di manovalanza e supporto durante i lavori di decoibentazione e coibentazione di vari tratti di tubazione o di parti di serbatoi e caldaie in occasione di interventi svolti da altri dipendenti … le coppelle di copertura dei tubi di maggior diametro, verosimilmente in materiale contenente amianto, venivano demolite a colpi di martello; inoltre le fasce in amianto che ricoprivano i tubi di diametro inferiore venivano, invece, aperte con apposite forbici da lavoro. Le lavorazioni avvenivano a secco in ambiente confinato ed attività si svolgeva in assenza di sistemi di aspirazione e generalmente senza uso di DPI per le vie respiratorie’.

Conferma insorgenza della patologia per attività lavorativa

Chiedo che il Procuratore della Repubblica di Rieti faccia giustizia per la morte di mio padre che ritengo inaccettabile perché lui ha lavorato in ospedale, dove le persone dovrebbero essere curate e non uccise con le fibre di amianto. Quindi non riesco a capire perché, tra l’altro, le bonifiche non siano ancora terminate.

Infatti dopo la denuncia del povero Roberto Lucandri, collega di lavoro di mio padre, purtroppo deceduto, è stato scoperchiato il pentolone dell’amianto nell’ospedale di Rieti. Ma come è possibile che sia permesso tutto ciò? Un ospedale che nei reparti ha ancora cartelli con il teschio per l’uso dell’amianto.

Si pensi ad un cittadino che deve essere curato in questo ospedale, che invece di trovare un ambiente che invece di metterlo a suo agio, trova il teschio della morte. Si pensi ad un reparto di oncologia dove ci sono pazienti con un tumore e sono anche esposti a fibre di amianto in ospedale. L’amianto è il più potente cancerogeno, è un killer che ha ucciso mio padre in pochi mesi.

Chiedo il PM della Procura della Repubblica di Rieti agisca urgentemente per evitare altre esposizioni e chiedo anche l’intervento del Ministro della Salute On.le Beatrice Lorenzin. Cosa fa la Lorenzin per il rischio dell’amianto? Come fa ad esserci ancora amianto dentro gli ospedali?’ – dichiara la Sig.ra Nicoletti Laura.

Ritardi bonifiche: disposto programma solo dall’estate 2016

Non è l’unico caso di mesotelioma. Perché anche Roberto Lucandri, che ha lavorato gomito a gomito con il Sig. Nicoletti Mario si è ammalato di mesotelioma: una patologia rara che fortunatamente coglie una persona ogni 50.000, ma purtroppo è quasi sempre ad esito infausto.

È proprio il dato epidemiologico ad impressionare, e sorprende che la ASL di Rieti si sia preoccupata del problema amianto soltanto dopo le sollecitazioni dell’Osservatorio Nazionale Amianto, tanto è vero che il programma di bonifica è stato disposto soltanto a partire dall’estate del 2016, come dimostrano gli atti acquisiti dall’ONA.

L’indagine in corso da parte della Procura di Rieti

La Procura della Repubblica di Rieti ha posto sotto la lente d’ingrandimento la ASL di Rieti, per diversi profili, non ultimo quello legato al rischio amianto.

Tanto è vero che è in indagini il procedimento rubricato al n. 777/2016 RG NR, PM Dott.ssa Cambi, sul cui tavolo ora piomba il voluminoso dossier aggiuntivo, che l’Avv. Ezio Bonanni ha raccolto in relazione all’altro caso di mesotelioma, questa volta, purtroppo, già mortale.

Le richieste dell’ONA sono chiare e coincise

  • L’ONA chiede alla ASL di affrettare la completa bonifica rispetto alla presenza di amianto, e rende noto che la stessa ASL ha già indetto la gara di appalto della bonifica, anche se – dicono dall’ONA Rieti – sarebbe stato forse opportuno bonificare prima: ma non è mai troppo tardi.
  • Prima nella ASL tale Ing. M.F. aveva sempre negato il rischio amianto e sono state proprio le indagini della Magistratura reatina a seguito dell’istanza di giustizia di Roberto Lucandri, a permettere di accertare i fatti e cioè che l’amianto fosse presente nel nosocomio reatino, anche nei tempi più recenti, come dimostra il carteggio relativo alle gare di appalto indette dalla ASL soltanto nel 2016.
  • Sorveglianza sanitaria di tutti i dipendenti ASL in attività e in pensione, per verificare se ci sono altri casi di mesotelioma e di patologie asbesto correlate, e quindi giungere attraverso la diagnosi precoce a delle terapie più tempestive.

I dati epidemiologici e rapporto mesoteliomi dell’ONA

L’amianto induce fenomeni fibrotici e cancerogeni. Il mesotelioma è soltanto la punta dell’iceberg perché è la patologia più rara, però ha la caratteristica che è provocata solo dall’amianto.

Il V Rapporto Mesoteliomi, edito da INAIL, riporta 280 casi di mesotelioma nel settore sanità e servizi sociali (periodo 1993/2012): dati fortemente sottostimati, e tali comunque da rappresentare l’1,9% dei casi sul totale. L’incidenza è notevole tenendo conto del numero limitato di coloro che hanno lavorato e lavorano in tale settore.

Utilizzo di amianto negli edifici pubblici

L’amianto, infatti, è stato utilizzato anche negli ospedali, in particolare quelli costruiti fino alla primavera del 1993, data nella quale è entrato in vigore il divieto dell’utilizzo del minerale per effetto dell’art. 1 co. 2 della L. 257/92, in particolare:

– nelle strutture, miscelato con il cemento, spruzzato nelle pareti, nella colla, nelle mattonelle; negli impianti, da quello elettrico, a quello di riscaldamento, idraulico, etc.; nelle coibentazioni, in particolare delle caldaie, delle tubature, etc.;

– negli apparecchi, in particolare nella sterilizzatrice, nelle incubatrici, nelle sale operatorie, nelle mense, nei carrelli riscaldati portavivande, nelle lavanderie, stirerie, in particolare nei mangani e assi da stiro, spesso con coperte in amianto.

Le mansioni in cui vi è più presenza di amianto

Tra le mansioni più colpite sono stati registrati tra gli infermieri professionali 7 casi, tra i portantini 4 casi. Inoltre l’amianto nel settore è stato utilizzato anche dagli odontotecnici: fino agli anni ’60 era utilizzato nell’impasto nella amalgama delle capsule dentarie, e nella microfusione a cera persa, tanto è vero che ne risultano 4 casi registrati.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, anche in seguito all’attivazione del servizio di segnalazione, ha potuto riscontrare un più elevato numero di casi, in particolare negli ultimi anni e anche tra i medici, ai quali non fa riferimento il V Rapporto Mesoteliomi.

Almeno 3 medici si sono ammalati di mesotelioma negli ultimi anni, e i dati in possesso dell’Osservatorio Nazionale Amianto sono sicuramente non completi, e si tratta solo della punta dell’iceberg, perché non si tiene conto di coloro che si sono ammalati per esposizione ad amianto negli ospedali per via delle attività alternative a quelle mediche e paramediche.

Ci riferiamo infatti ai casi di mesotelioma tra gli idraulici, gli elettricisti, i manutentori, che pur non figurando nel personale sanitario, sono comunque stati esposti professionalmente a polveri e fibre di amianto per l’attività svolta all’interno di strutture ospedaliere.

L’impegno di Roberta Lucandri nel sostenere suo padre

Mio padre è un eroe. Continua a combattere contro il mesotelioma pleurico che gli è stato provocato da chi, nell’Ospedale di Rieti, gli ha ordinato di tagliare, manipolare, impastare l’amianto a mani nude. Purtroppo Mario Nicoletti, suo collega di lavoro, con cui lavorava gomito a gomito non ce l’ha fatta ed è deceduto lo scorso 01.03.2016, chiedo che si faccia giustizia contro questi responsabili e lotterò per tutta la mia vita contro l’amianto insieme all’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni che ha accettato di combattere con me questa battaglia di civiltà e giustizia.

Ritengo che sia necessario uno screening sanitario per tutti i dipendenti della ASL di Rieti che comunque sono stati esposti ad amianto per l’utilizzo di questo minerale nell’ospedale di Rieti – dichiara Roberta Lucandri, figlia di Roberto Lucandri, ex dipendente della ASL di Rieti, ora malato di mesotelioma (amianto ospedale morte mesotelioma).

Aggiornamento 2020 azioni giudiziarie

La Corte di Appello di Roma, sez. lav., con sentenza n. 202/2019, ha condannato l’INAIL all’indennizzo del mesotelioma malattia professionale. Il percorso di tutela è sintetizzato nella pagina del presente notiziario:

In più, nella specificità delle malattie asbesto correlate, nell’altro articolo:

Inoltre, sono in corso le azioni di risarcimento danni, anche per il caso Nicoletti.

Intervento del presidente della Provincia di Rieti

Nel corso della recente trasmissione di ONA TV “Amianto negli ospedali, ammalarsi dove ci si cura”, è intervenuto il presidente della provincia di Rieti. La massima autorità provinciale, ha accolto con sgomento la notizia dell’amianto nell’ospedale.

L’ONA ha sollecitato tutte le istituzioni, compresa la regione Lazio per la bonifica dell’ospedale di Rieti.

Boom di casi di mesotelioma a Rosignano

SST, Rosignano
SST

Rosignano, fissata la causa civile di Posarelli Massimiliano

Meglio tardi che mai”, dichiara Massimiliano Posarelli, figlio di Romano, lavoratore esposto ad amianto riconosciuto dall’INAIL. Cui la ASL aveva sempre negato la sorveglianza sanitaria, ed anzi, non gli aveva diagnosticato il cancro. E lo aveva curato con antibiotici, che hanno ancora più debilitato il paziente.

«Il mio povero babbo aveva dolori al petto e difficoltà respiratorie. I medici della ASL non lo hanno sottoposto ai dovuti accertamenti e lo hanno curato come se avesse avuto la polmonite. Solo pochi giorni prima della morte, in seguito alle mie insistenze, furono fatti gli accertamenti PET e TAC e si scoprì che aveva il cancro al polmone. E poi, dopo la morte, abbiamo scoperto che aveva anche l’asbestosi. Ora ho citato in giudizio la ASL e perché chi ha sbagliato deve pagare. Finché avrò vita lotterò per dare giustizia al mio babbo. La causa è fissata presso il Tribunale di Pisa, Giudice Rufo Roberto, per il prossimo 7 dicembre 2017 e l’Avv. Ezio Bonanni farà valere le mie ragioni» dichiara Massimiliano Posarelli, figlio di Romano Posarelli.

Il fatto che ora la ASL abbia fatto un’indagine epidemiologica e deciso di avviare la sorveglianza sanitaria è una palese confessione rispetto al fatto che prima è stata inadempiente, e l’Osservatorio Nazionale Amianto farà valere queste prove nella competente sede giudiziaria.

Intervento della Signora Antonella Franchi

Interviene anche la Sig.ra Antonella Franchi (coordinamento nazionale ONA), la quale dichiara: «I dati epidemiologici dell’ONA, più volte esposti nel corso degli anni, trovano conferma. Sette nuovi casi di mesotelioma in 2 anni a Rosignano Solvay. L’incidenza del mesotelioma su base nazionale è di circa 3 casi ogni 100.000 abitanti: quindi, avendo Rosignano 15.850 abitanti, ne discende che si dovrebbe avere un’incidenza di un caso ogni 7 anni. Invece abbiamo 7 casi in 2 anni: una media superiore a 30 volte quella nazionale. Peccato che il Comune di Rosignano sia giunto solo ora a questa amara conclusione, senza però chiedersi le ragioni per le quali c’è questa epidemia di mesoteliomi. L’epidemia è dovuta a casi di esposizione professionale a polveri e fibre di amianto che si sono verificate in uno stabilimento ubicato in quel territorio».

Soltanto dopo che l’Osservatorio Nazionale Amianto e/o il Sig. Posarelli Massimiliano hanno citato in giudizio la ASL Toscana Nord Ovest innanzi il Tribunale di Pisa è stato avviato un percorso di sorveglianza sanitaria.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha informato e informa la cittadinanza che, in base all’art. 259 del Dlgs 81/2008, nella pendenza del rapporto di lavoro, la sorveglianza sanitaria è a carico del datore di lavoro e che invece, dopo il pensionamento, è a carico delle ASL e in questo caso, per quanto riguarda Rosignano e i lavoratori esposti ad amianto nel vicino stabilimento chimico, è a carico della ASL Toscana Nord Ovest.

«Poiché la ASL Toscana Nord Ovest solo ora dà comunicazione di voler effettuare la sorveglianza sanitaria, è evidente che prima era inadempiente ed è per questo motivo che per la morte del Sig. Posarelli Romano abbiamo dovuto citare in giudizio i responsabili. In quel caso si è verificato qualcosa di più grave, la patologia diagnosticata con assoluto ritardo. Solo qualche giorno prima della morte dello sventurato lavoratore esposto ad amianto, che prima veniva curato come se fosse affetto da polmonite e mai venne informato del rischio amianto e sottoposto a sorveglianza sanitaria. Ecco perché a Rosignano, fin dal 2009, ormai 8 anni orsono, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha costituito una sede territoriale cui tutti i cittadini possono rivolgersi anche per chiedere assistenza sanitaria gratuita» dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Castel Fusano: ancora incendi, avvistato un altro rogo

Castel Fusano
Castel Fusano

L’ONA denuncia l’emergenza incendi

È divampato un altro incendio presso Castel Fusano. Le Guardie Nazionali Ambientali ONA sono pronte ad intervenire.

L’Osservatorio Nazionale Amianto rende noto che si è sviluppato un incendio alla pineta di Castel Fusano. Sul posto già sono intervenuti nell’immediatezza i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile, che cercano di spegnere le fiamme.

Le Guardie Nazionali Ambientali ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha già costituito le Guardie Nazionali Ambientali di ONA, al fine di costituire un presidio di sostegno alle attività istituzionali dei vari corpi dello Stato.

«Non è ammissibile che manchi un’adeguata vigilanza sul territorio e prevenzione a tutti i livelli, anche rispetto al crimine organizzato. È necessario utilizzare le Forze Armate, Esercito, Marina e Aviazione, per presidiare i territori, sostenere le Forze dell’Ordine nella repressione di fenomeni criminosi legati all’uso del fuoco e per essere di supporto ai Vigili del Fuoco e alla Protezione Civile per lo spegnimento delle fiamme e per evitare danni ulteriori all’ambiente e al territorio» dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente di ONA Onlus.

Per quanto riguarda l’ennesimo incendio, in realtà tutta l’Italia è in fiamme, l’ONA fa presente che si è già sollevata una lunga colonna di fumo. Visibile anche da Ostia e dall’Infernetto, che dimostra che si tratta di un incendio anch’esso di grosse proporzioni.

Castel Fusano: intervenga la Protezione Civile

Secondo quanto segnalato all’associazione, il rogo si è sviluppato nei pressi di Via Villa di Plinio, vicino l’area già colpita lunedì scorso dal maxi incendio che ha distrutto 200 ettari di verde e macchia mediterranea.

L’Osservatorio Nazionale Amianto chiede che ci siano interventi energici e preventivi attraverso un maggior presidio del territorio.  Anche con l’uso delle Forze Armate e quindi di reparti dell’esercito della Marina e dell’Aviazione.

Per vigilare e per dare man forte alle Forze dell’Ordine nella repressione dei reati e ai Vigili del Fuoco e alla Protezione Civile per spegnere gli incendi.

Prepensionamento amianto e decreto Poletti

Decreto Poletti
Gazzetta Ufficiale

Prepensionamento amianto? È possibile ma c’è un termine

L’Osservatorio Nazionale Amianto rende noto e informa i lavoratori della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Poletti. Quest’ultimo rende finalmente operativo il sistema di prepensionamento per i lavoratori malati da amianto.

I lavoratori esposti riconosciuti dall’INAIL e/o quale causa di servizio senza limiti di anzianità contributiva ed anagrafica. Il tutto, alla sola condizione di un’anzianità contributiva di 5 anni, di cui 3 negli ultimi 5 anni antecedenti la domanda di pensione”.

Queste le parole dell’Avv. Ezio Bonanni. Il decreto stabilisce un termine di 60 giorni per il deposito delle domande di pensione di inabilità, che decorre dalla data di pubblicazione (18.07.2017).

Mentre, a partire dal 2018, la domanda dovrà essere presentata entro il 31 marzo di ogni anno.

L’ONA a sostegno delle iniziative del Ministro del Lavoro

L’Osservatorio Nazionale Amianto, quindi, plaude all’iniziativa del Ministro del Lavoro. Il Ministero ha accolto i solleciti dei lavoratori, emanando il decreto che inchioda l’INPS a concedere il prepensionamento. L’ONA è in prima linea per garantire l’assistenza necessaria”. Così ha aggiunto l’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA.

Pensione di inabilità L. 222/84: applicazione per le vittime

I lavoratori malati potranno quindi accedere alla pensione di inabilità, alle condizioni di cui alla L. 222/84, anche se non si trovino nell’assoluta e permanente possibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, a condizione che abbiano almeno 5 anni di anzianità contributiva, e di 3 anni di contributi negli ultimi cinque anni antecedenti la data di deposito della domanda di pensione.

Si tratta di una disposizione legislativa di fondamentale importanza, approvata su richiesta dell’Osservatorio Nazionale Amianto, perché permette l’immediato pensionamento dei lavoratori esposti e vittime dell’amianto, anche coloro che, pur con le maggiorazioni contributive di cui all’art. 13 co. 7 della L. 257/92, non hanno ancora raggiunto l’età anagrafica e l’anzianità contributiva, che sono state via via innalzate, e che si prevede lo vengano ulteriormente per effetto del meccanismo stabilito dalla L. Fornero.

I parametri della L. Fornero vengono meno per le vittime dell’amianto e/o per coloro che hanno contratto malattie asbesto – amianto correlate, riconosciute dall’INAIL, oppure come causa di servizio.

Le domande entro il 16.09.2017 e il 31 marzo 2018

Il beneficio è riconosciuto a domanda, nel limite di 20.000.000 di euro per l’anno 2017 e di 30.000.000 annui per il 2018, con una particolare procedura di monitoraggio, con una finestra annuale per la presentazione delle domande, così come già previsto per la c.d. APE sociale.

Per il 2017, i lavoratori esposti ad amianto, ammalati di patologie asbesto – amianto correlate, potranno presentare la domanda all’INPS entro 60 giorni dalla pubblicazione del G.U. del decreto, e cioè il 16.09.2017, e a partire dal 2018, la domanda dovrà essere presentata entro il termine del 31 marzo di ogni anno.

Qualora ci sia tale mole di domande da superare il limite di spesa, e/o ci sia uno scostamento anche in via prospettica rispetto alla spesa programmata, il riconoscimento del trattamento pensionistico viene differito.

Inoltre, vengono favoriti coloro che hanno una maggiore anzianità anagrafica, contributiva, e, infine, sulla base della data di presentazione della domanda. Ciò, al fine di garantire un numero di accessi al pensionamento anticipato che non sia superiore al numero di quelli programmati in relazione alle risorse finanziarie.

Nei prossimi giorni ci saranno altri aggiornamenti.

I servizi offerti dall’Osservatorio Nazionale Amianto

L’associazione e l’Avv. Ezio Bonanni continuano ad assistere tutti quei lavoratori che hanno diritto all’immediato pensionamento in base all’art. 1 co. 250 della L. 232/2016, perché malati di patologie asbesto-correlate, attraverso il servizio di assistenza legale come spiegato nella relativa sezione del sito dell’Osservatorio Nazionale Amianto e con le ulteriori indicazioni riportate nella sezione dedicata ai benefici contributivi per esposizione ad amianto ai fini del prepensionamento, e in quella specifica dedicata alla più recente legge finanziaria, per l’immediato pensionamento.

L’Associazione Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni sono stati i protagonisti dell’entrata in vigore di tale norma, avendo più volte sollecitato le forze politiche perché alle vittime dell’amianto fosse tolto il cappio della L. Fornero (come per il caso del povero Gianfranco Giannoni, lavoratore della Sanac S.p.A. di Massa, che è affetto da asbestosi riconosciuta in seguito ad una sentenza del Tribunale di Massa che ha accolto le richieste dell’Avv. Ezio Bonanni, legale della vittima).