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Prevenzione: così si combatte il mesotelioma

Prevenzione Mesotelioma
Prevenzione Mesotelioma

Prevenzione: cos’è e a cosa serve? 

La prevenzione. Che cos’è? Sembra la domanda che si pongono molti di coloro che lavorano nella sanità pubblica, gli stessi che fino al 1992, anno di entrata in vigore della L. 257, sono stati muti, ciechi e sordi sulle capacità fibrogene e cancerogene dell’amianto che già cominciava a mietere migliaia di vittime (tanto che l’Italia è stato il maggior produttore di amianto in Europa, secondo solo alla Russia).

La prevenzione imporrebbe di evitare altre esposizioni e con esse future malattie e decessi, ma si sa, siamo in Italia, e allora, dopo aver festeggiato le nozze d’argento della L. 257/1992, siamo ancora lì, fermi al palo, e queste fibre, che ancora vengono respirate e ingerite, continuano a innescare altre patologie.

Che fare? Soprattutto per coloro che hanno già inalato queste fibre e per di più per coloro che, ccme il povero Antonio Dal Cin, lottano tra la vita e la morte, affetti da asbestosi, che non è un cancro ma che uccide ugualmente.

Ci vorrebbe una più efficace sorveglianza sanitaria, in favore di chi è stato esposto ad amianto, così si combatte il mesotelioma. Purtroppo però, soprattutto dopo il pensionamento, tale strumento di prevenzione secondaria è ancora sviluppato a macchia di leopardo, in Italia, nonostante l’articolo 259 del D.L.vo 81/2008 ne fa una imposizione a carico delle ASL.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha dovuto, altresì, constatare dei ritardi diagnostici, specialmente per casi di mesotelioma, originariamente curati come se fossero delle fibrosi (come nei casi dei sig. Posarelli Romano e Grizi Elio)

In alcuni casi anche due anni di ritardo. 

La rilevanza del ritardo.

Riguardo ai tassi di sopravvivenza correlati allo stadio non vi sono ampie statistiche epidemiologiche. Secondo l’Office for National Statistics (Cancer Survival in England: patients diagnosed between 2010 and 2014 and follone up to 2015) britannico in caso di malattia localizzata il 35% dei pazienti sopravvivono oltre un anno dalla diagnosi e il 5% oltre cinque anni. In caso di mesotelioma pleurico non localizzato il 15% dei pazienti sopravvive almeno un anno e solo nell’1% dei pazienti la sopravvivenza raggiunge cinque anni. L’American Cancer Society riporta i seguenti valori medi di sopravvivenza (calcolati sulla base di casistiche internazionali comprendenti pazienti affetti da mesotelioma trattati chirurgicamente nel periodo 1995-2009) distinti in base allo stadio, con una sopravvivenza media di 21 mesi se il mesotelioma è al primo stadio ed una sopravvivenza media pari a 12 mesi se il tumore è al IV stadio.

I dati statunitensi sono stati superati dai più recenti pattern riportati in Letteratura, secondo cui vi è un aumento della sopravvivenza (Weiquan Zhang, Xinshu Wu et al. Advances in the diagnosis, treatment and prognosis of malignant
pleural mesothelioma. Ann Transl Med. 2015 Aug; 3(13): 182.). Nello studio di J. Faig (J. Faig, S. Howard, et al. Changing Pattern in Malignant Mesothelioma Survival, Transl Oncol 2015;
8(1): 35-39) sono analizzati 380 casi di mesotelioma, diagnosticati dal 1992 al 2012, la percentuale di sopravvivenza a 1, 3, 5 e 10 anni era pari rispettivamente al 73,1%, 22,9%, 12% e 4,7%.

Pubblicazioni ancora più recenti indicano percentuali del 15% per una sopravvivenza a 5 anni (Wolf AS, Flores RM. Current Treatment of Mesothelioma: Extrapleural Pneumonectomy Versus
Pleurectomy/Decortication. Thorac Surg Clin. 2016 Aug;26(3):359-75).

Campagna di sensibilizzazione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Su questa base, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha attivato una campagna di sensibilizzazione delle AASSLL e delle Regioni, perché si attivi una sorveglianza sanitaria più efficace e più efficiente. La situazione è particolarmente drammatica in Sicilia per il fatto che la Giunta Regionale ha deciso di non dare applicazione alla Legge Gianni, tanto è vero che ciò è stato oggetto di discussione nel recente incontro che l’associazione ha avuto con il sottosegretario, On.le Davide Faraone.

 ‘Come è possibile tutto ciò?’ si chiede l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto ‘Ed è per questo – continua – che abbiamo avviato un dipartimento ONA malasanità e una sezione di questo notiziario specifica, ma non basta, perché occorre dare, a coloro che sono stati contaminati e ancora di più a coloro che hanno l’asbestosi, la possibilità di cercare di arrestare la progressione della malattia e/o la sua degenerazione in patologia neoplastica (mesotelioma, cancro polmonare e altre neoplasie, che sono la logica conseguenza della presenza di fibre all’interno degli organi del corpo umano, per le capacità che ha altresì l’infiammazione di alimentare il cancro). Come dare un segnale di speranza?’ – conclude l’Avv. Ezio Bonanni.

Ecco, allora, la scienza in campo, per mappare e bonificare, per affinare i trattamenti sanitari e curare nel modo migliore possibile, come fa l’associazione, anche grazie all’impegno dei medici volontari, e anche di coloro che danno una parola di conforto a questi sventurati.

Anche coloro che hanno l’asbestosi, come il povero Antonio Dal Cin, sono in serio pericolo di vita, non solo perché è essa stessa una malattia mortale, sicuramente altamente invalidante, ma anche perché in molti casi – ce lo insegna l’epidemiologia – la malattia può pure portare ad una evoluzione del mesotelioma, ed allora che fare nel frattempo? Sicuramente una vita sana: evitare le altre esposizioni ad amianto e cancerogene in generale, fare movimento, alimentazione sana, supporto psicologico, e terapia antiossidanti e vitaminiche. Anche così si combatte l’amianto.

Antonio Dal Cin: lotto per la vita, contro la morte, contro l’amianto.

Ne è un’esperienza quella di Antonio Dal Cin, coordinatore nazionale ONA, il quale ribadisce che è stato proprio il protocollo ONA, e gli importanti consigli del Prof. Luciano Mutti, ad avergli nel frattempo permesso di migliorare la sintomatologia, in particolare con un cocktail di fluidificanti, antiossidanti e vitamine “Il killer amianto sembra essere stato in parte disinnescato. Gli esami dimostrano che, per fortuna, l’asbestosi ancora non si è trasformata in cancro e in particolare in mesotelioma. Questa è la prova che anche chi ha l’asbestosi ha la possibilità di continuare a vivere seppure con gravi conseguenze invalidanti, come è successo a me, che però non mi dò per vinto e continuo a lottare perché la vita umana è sacra, e vorrei evitare che anche altri esseri umani siano costretti a vivere la mia triste sorte. Sapere di dover morire per asbesto, perché altri hanno deciso che tu debba morire, perché ti hanno lasciato esposto ad amianto è qualcosa di veramente vergognoso e inaccettabile. Per questo combatto, lotto per la vita, contro la morte, contro l’amianto, si può e si deve” – dichiara il Sig. Antonio Dal Cin, eroico ex finanziere, malato di asbestosi e coordinatore nazionale di ONA ONLUS.

Amianto e Marina: risarciti familiari vittima mesotelioma

Amianto Marina Militare, risarcimento amianto
Amianto Marina Militare

Marina: risarciti familiari di una vittima di mesotelioma

Risarcimento amianto. S.D., motorista navale, di Roma, è stato ucciso dall’amianto dopo esser stato lungamente esposto per motivi di servizio all’amianto killer. 

Sono bastati 3 anni di esposizione ad amianto per contrarre un mesotelioma pleurico che gli è costato la vita. Una malattia che ne ha piegato la resistenza fisica e morale, ma non quella dei suoi familiari che hanno chiesto e continuano a chiedere giustizia.

Già un grande traguardo è stato ottenere il riconoscimento di vittima del dovere, grazie all’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni e dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Sono più di cento le famiglie assistite dall’Osservatorio Nazionale Amianto, vittime dell’amianto nella Marina Militare e, secondo le stime epidemiologiche dell’associazione, negli ultimi 20 anni sono più di 2000 coloro che sono deceduti a causa del mesotelioma e di tutte le altre patologie asbesto correlate, tra il personale civile e militare della Marina.

I familiari del militare ottengono il primo risarcimento amianto

Tale somma è stata percepita in seguito al riconoscimento di vittima del dovere, e la liquidazione dell’assegno vitalizio e dello speciale assegno vitalizio.

«In questo caso la vittima è stata riconosciuta come tale, vittima del dovere, ma per essere più precisi, vittima dell’amianto e della violazione di regole cautelari.

In ogni caso è già un primo passo da parte dell’Autorità/Marina Militare e confidiamo che ci possa essere l’integrale risarcimento e che ci siano buone pratiche amministrative per ottenere il risarcimento integrale di questa famiglia sventurata e di tutti gli altri che ancora attendono giustizia.

Certamente proseguirà la nostra azione nel processo penale pendente presso la Procura di Padova, e ci costituiremo parte civile anche nel caso in cui sarà avviato il processo Marina Ter».

L’Avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA

“Mio padre non c’è più per colpa dello Stato. Si è ammalato, ed è deceduto, di mesotelioma pleurico per esser stato esposto ad amianto durante il servizio a Taranto, all’interno delle navi militari. 

Lunedì, 17 luglio 2017, finalmente la dignità a mio padre è stata in parte restituita. Non mi riferisco al risarcimento, in quanto l’amore di mio padre non ce lo ridarà indietro nessuno, però quanto meno è scritto nero su bianco che mio padre non sarebbe dovuto morire, non era arrivato il suo momento, ma il suo killer è stato l’amianto. 

La prova schiacciante è stata la divisa di mio padre, che mia madre teneva riposta nell’armadio come ricordo. L’abbiamo fatta esaminare ed è stata confermata la presenza di amianto. 

Ora ovviamente la paura è anche per noi che potremmo aver respirato queste fibre all’interno della nostra casa”, queste le dure parole pronunciate dalla figlia della vittima.

È questa la storia del signor D.S., il sottufficiale della Marina Militare al quale è stato riconosciuto lo status di ‘Vittima del dovere’ in seguito alla richiesta dell’Avv. Ezio Bonanni e dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che hanno assistito i famigliari del deceduto.

“Una carriera da marinaio al servizio dello Stato per scoprire, appena andato in pensione, di essere affetto da un mesotelioma e deceduto dopo mesi di atroci sofferenze. Ancora una volta una morte annunciata e al tempo stesso evitabile.

Tra il personale della Marina Militare sono stati censiti n. 621 casi di mesotelioma e molti altri purtroppo saranno ancora diagnosticati”dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Un diritto per una vita spezzata nel dolore

La moglie e i figli, assistiti dall’Avv. Ezio Bonanni, hanno preteso e ottenuto che fosse riconosciuta per questa morte la correlazione tra servizio e amianto.

Il sig. D.S. è deceduto nel luglio del 2012 a causa di un mesotelioma pleurico correlato all’ esposizione ad amianto. Avvenuta, come accertato dalle indagini condotte sulla sua vita lavorativa dai medici della ASL del Registro Nazionale Mesoteliomi per il Lazio. Nei mesi successivi al decesso, durante il servizio di leva nella Marina Militare a Taranto, dal 1973 al 1976.

Con la mansione di motorista navale svolse il suo servizio imbarcato sulle navi impiegate per il rifornimento di acqua alle isole della Sicilia, mansione che più che mai espone i marinai alle mortali fibre di amianto, come apprenderanno dolorosamente i suoi familiari solo molto tempo dopo.

Il sig. D.S. non proseguirà nella carriera militare, in quanto, proprio in quegli stessi anni, ha conosciuto la ragazza che è poi diventata sua moglie e che gli ha donato i suoi due adorati figli.

La figlia, visibilmente commosa, dichiara

“Era un uomo onesto, saggio, equilibrato, di grande cuore, pronto al sacrificio per tutti i componenti della famiglia anche quella di origine, per i suoi cinque fratelli che vivono ancora in Umbria, mentre lui nato a Città di Castello molto giovane si era trasferito a Roma e lì  costruito la sua vita.  Si è guadagnato tutto, era umile e rispettoso, attento e prudente, ma soprattutto”,

continua visibilmente commossa la figlia, “Ha saputo essere per i suoi figli un modello, ha insegnato con l’esempio, mettendo in pratica per primo le sue raccomandazioni, ha ispirato una condotta di vita coerente improntata al rispetto di sè e degli altri”

Nel giugno del 2011, la vita piena, soddisfatta della famiglia subisce un doloroso cambiamento quando il sig D. che aveva sempre goduto di una buona salute, inizia ad accusare i sintomi della malattia iniziata con un dolore al torace, difficoltà respiratoria, stanchezza ed una debolezza insolita che gli impedisce anche di  affrontare la consueta passeggiata serale con la moglie, alla quale non rinunciava mai.

Si rivolge ad uno specialista di fiducia. Riscontrando dalla lastra un versamento pleurico gli prescrive degli antibiotici e degli antinfiammatori ipotizzando una pleurite forse trascurata.

L’inefficacia dei farmaci e il peggioramento dei sintomi nel mese di luglio inducono lo specialista a richiedere un consulto diagnostico, dove è diagnosticata, purtroppo, la presenza di un tumore abbastanza esteso che interessa la parete pleurica, gran parte del diaframma e parte del pericardio. Inizia il calvario.

L’esperienza di vita del padre della ragazza

“Mio padre venne sottoposto ad un primo intervento in agosto nel tentativo di arrestare l’avanzamento della malattia, prelevando le aree coinvolte, e un secondo intervento in settembre più drastico, tecnicamente definito decorticazione completa che comunque potrà solo aumentare il periodo di sopravvivenza, i medici non ci hanno nascosto l’inesistenza di una cura.

Mio padre ha affrontato i giorni della malattia con la forza, la calma, la positività l’equilibrio e la saggezza che lo hanno contraddistinto per tutta la sua vita.

Certo ha attinto il suo coraggio anche dal nostro sostegno, io, mia madre e mio fratello l’abbiamo fatto sentire amato e ci siamo sempre mostrati ottimisti, abbiamo sorriso per alimentare la sua speranza di guarigione anche quando le terapie  dicevano il contrario.

Dopo il secondo ciclo di chemioterapia, infatti, la TAC rivela un peggioramento dello stato del tumore e la conseguente decisione di iniziare la terapia del dolore ambulatoriale presso l’Ospedale di Roma che garantirà un miglioramento della qualità di vita e della percezione del dolore fino al maggio del 2012.

Il peggioramento ci riporta nello stato di angoscia dell’ anno precedente e le nostre paure si concretizzano in un pomeriggio di inizio giugno  quando i dolori diventano intollerabili e per la prima volta papà dice di non farcela più, lui che non si era mai lamentato, che non  si era mai mostrato sofferente, che aveva una soglia molto alta del dolore.

Resta ricoverato nel reparto di oncologia fino alla metà di giugno quando i medici ci comunicano la terribile notizia dell’avvio delle procedure di ricovero presso una struttura che garantirà un fine vita dignitoso.

La fine di tutte le speranze per la ragazza

Questo il momento che segna la fine di tutte le speranze. Anche quelle di mia madre che, a lungo sostenuta dalla sua fede, aveva continuato a confidare in un miracolo.

Nei suoi ultimissimi giorni a mio padre non è mancata l’ assistenza professionale e come sempre non sono mancati  l’amore. La vicinanza e il sostegno di tutti i suoi cari che non avevano mai pensato che lo avrebbero perso tanto presto. Lui così forte, il loro eroe. 

Nell’ottobre del 2013 io, mio fratello e mia madre abbiamo incontrato per la prima volta l’avv. Ezio Bonnani che da subito si è interessato alla storia di mio padre. In quanto rappresentava un caso pilota riguardo i militari in servizio di leva e non lavoratori in Marina. Aprendo la possibilità  al riconoscimento di vittima del dovere. 

Iniziamo la ricerca di tutti i documenti della permanenza di mio padre in Marina. Comprese le lettere che spediva a mia madre, le foto, le immagini delle cerimonie, i nomi delle navi e dei compagni e anche una sua divisa su cui l’analisi molecolare ha rivelato fibre di amianto. A ribadire con ancora più forza il legame fra il servizio di leva e la malattia di mio padre.

Nel 2016 nel procedimento Marina arriva il riconoscimento

“Desidero ringraziare profondamente l’avvocato e i suoi collaboratori ognuno dei quali ha contribuito in maniera diversa a questi risultati. Ottenere giustizia è il desiderio che muove la battaglia della mia famiglia. Nessuna somma o targa potrà compensare l’assenza di mio padre dalla nostra vita e i cambiamenti che ne sono derivati. Giustizia. Individuare chi sapeva, nel nostro caso la Marina, in quali condizioni faceva lavorare le persone che arruolava. E che ha ignorato le norme di sicurezza causando la morte di una persona. Forse per loro un numero ma non per la famiglia”.

Sportello Massa per la tutela -ONA Aps

Sportello ONA, Sicilia
ONA

Lo sportello fornisce assistenza e tutela ai cittadini

L’Osservatorio Nazionale Amianto informa che domani, mercoledì 19 luglio, dalle ore 10.00 alle ore 12.00, sarà in funzione lo sportello ONA con la presenza dell’avv. Natalia Giuliani presso Villa Cuturi a Marina di Massa.

I servizi di assistenza dello Sportello di Massa

L’Osservatorio Nazionale Amianto APS attraverso il suo nuovo sportello, offre a lavoratori e cittadini esposti ad amianto assistenza tecnicaassistenza legale assistenza medico legale.

Assistenza tecnica gratuita ONA

Grazie all’assistenza tecnica dell’ONA, i cittadini di Massa potranno verificare la presenza di amianto e materiali contenenti amianto. Inoltre, riceveranno aiuto anche per effettuare la bonifica e la segnalazione presso gli uffici di competenza per completare la mappatura.

Assistenza legale a cittadini esposti

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito questo nuovo punto di incontro tra l’associazione e i cittadini esposti, al fine di offrire tutela legale gratuita a chiunque ne faccia richiesta.

Per tutela legale si intende assistenza legale, destinata a tutti i lavoratori esposti e ai loro familiari. Attraverso questo servizio, sarà possibile ottenere il riconoscimento di malattia professionale dall’INAIL benefici contributivi amianto dall’INPS.

Mentre, per quanto riguarda i dipendenti pubblici e gli appartenenti alle Forze Armate, quindi CarabinieriGuardia di FinanzaMarina MilitareAeronautica MilitarePolizia di StatoVigili Del Fuoco, l’ONA offre assistenza legale per ottenere il riconoscimento della causa di servizio e di vittime del dovere con tutte le dovute prestazioni. 

Assistenza medica legale ONA

Oltre all’assistenza tecnica e legale ONA, l’associazione offre anche assistenza medica a tutte le vittime amianto.

Ad ogni modo l’assistenza medica dell’ONA è fornita grazie al supporto di un team di medici volontari. Difatti, i nostri medici volontari saranno disponibili per fornire consulenze per quanto riguarda la diagnosi e il trattamento delle patologie asbesto correlate.

Al fine di avviare il percorso per ottenere la rendita inail, i medici dell’ONA possono redigere anche la certificazione di malattia professionale.

Per ottenere la tua consulenza, scrivi una richiesta attraverso il formulario che trovi in calce all’articolo.

    Il sottosegretario Davide Faraone incontra delegazione ONA

    Davide Faraone
    Davide Faraone

    Davide Faraone incontra l’ONA per il rischio amianto in Sicilia

    6.000 morti l’anno solo in Italia per patologie asbesto correlate, 40.000.000 di tonnellate di materiale contenente amianto, ancora almeno 85 anni per la bonifica, 2400 scuole con amianto. La legge sulla messa al bando del minerale compie 25 anni eppure ne è ancora disseminata tutta l’Italia.

    Particolarmente grave la situazione in Sicilia dove è già approvata ma risulta ancora inattuata la Legge 10/2014, ideata dall’On.le Pippo Gianni, ex Deputato Nazionale Regionale, con la quale si prevede, all’art. 8, l’istituzione del centro di riferimento regionale per la Diagnosi, Cura e Terapia delle patologie asbesto correlate, presso l’Ospedale “Muscatello” di Augusta.

    Una delegazione ONA, composta dall’Avv. Ezio Bonanni, Presidente Naizonale, dall’On.le Pippo Gianni, Componente del Comitato Tecnico Scientifico ONA, dal Sig. Calogero Vicario, coordinatore ONA Sicilia e Calogero Frisenda, ONA Sicilia, è stata ricevuta ieri al Ministero della Salute dal sottosegretario di Stato, On.le Davide Faraone.

    Le proposte dell’Osservatorio Nazionale Amianto:

    • favorire le bonifiche attraverso le detrazioni fiscali;
    • eliminare il contenzioso attraverso la costituzione di un fondo che risarcisca automaticamente le vittime senza procedure legali;
    • prepensionamento per lavoratori esposti amianto,
    • sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti ad amianto,
    • attuazione della Legge Regionale Siciliana.

    L’On.le Davide Faraone ha incontrato la delegazione, la quale ha rappresentato le problematiche relative alla questione amianto ed ha avanzato proposte di intervento sia nazionale che regionale. Si è impegnato ad una disamina appurata delle proposte ricevute dall’ONA, ritenendo rilevanti quelle finalizzate alla prevenzione primaria, secondaria con la diagnosi precoce attraverso la sorveglianza sanitaria e la ricerca scientifica, e la deflazione del contenzioso attraverso la creazione di un fondo per le vittime amianto molto più corposo di quello già vigente.

    Esprimono soddisfazione i presenti, tra cui il presidente, Avv. Ezio Bonanni, il quale ha impegnato l’associazione in una proposta organica, così come richiesto dal sottosegretario Faraone.

    Ringrazio l’On.le  Davide Faraone per la sensibilità dimostrata, che incontra il favore dell’ONA”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto.

    Altrettanto soddisfatto l’On.le Pippo Gianni “Sono certo che il sottosegretario saprà far valere le ragioni politiche, legislative al governo della regione per far si che vengano ripristinati i fondi della Legge 10/2014 così come i tempi previsti dal cronoprogramma dalla stessa Legge. Ancora di più per evitare ulteriori vittime ed ulteriori migrazioni sanitarie sono convinto che si attiverà affinché l’Ospedale di Augusta venga messo nelle condizioni di diventare il centro di riferimento per tutti i siciliani, per offrire e garantire loro la possibilità di poter essere visitati e controllati, senza doversi allontanare dalla propria regione. I soldi per il centro di raccolta e la inertizzazione dell’amianto sono di primaria importanza per eliminare l’elemento che porta alla morte attraverso atroci sofferenze (amianto)” .

    “Ci aspettiamo che l’incontro di oggi non sia stato invano e che l’On.le Faraone si attivi anche in sinergia con il ministro del lavoro dell’INPS e dell’INAIL affinché vengano emessi gli atti di indirizzo per i benefici previdenziali per i lavoratori siciliani senza limiti di tempo a tutti i lavoratori che sono stati esposti ad amianto e fortemente discriminati dalla legislazione vigente, rispetto agli altri lavoratori del resto d’Italia”, conclude Calogero Vicario, Coordinatore ONA Sicilia.

    Consegnato al sottosegretario di Stato un dossier sul rischio amianto per i militari, e per coloro che operano nel comparto della sicurezza, tra i quali i finanzieri. Vicinanza dell’On.le Faraone al sig. Antonio Dal Cin, finanziere malato di asbestosi, posto in congedo, il quale continua il suo impegno per la messa in sicurezza di tutti i luoghi di vita e di lavoro. Assicurata la sorveglianza sanitaria per tutti i militari e gli uomini del comparto sicurezza, sulla base del Dossier ONA posta adesso sul tavolo delle più alte cariche dello Stato.

    I numeri della strage di amianto in Italia

    Seimila decessi per patologie asbesto correlate. Infatti ai più 1500 decessi a causa del mesotelioma, si aggiungono almeno 3000 decessi in seguito a tumori polmonari causati dall’amianto. A questa drammatica contabilità debbono essere poi aggiunte tutte le altre patologie, che portano l’Associazione a tale stima.

    I numeri della strage di amianto in Sicilia

    La Sicilia ha pagato un altissimo tributo in termini di vite umane. In quanto l’ONA ha censito 947 mesoteliomi, per il periodo che va dal 2000 al 2011. Una media che nell’ultimo periodo sfiora i 100 casi per ogni anno.

    Poiché il mesotelioma è il “tumore sentinella” e poiché i decessi per tumore polmonare sono almeno il doppio – quindi 200 decessi solo per tale patologia –  si stima che questa macabra contabilità porti già a 300 vite umane spezzate a cui vanno ad aggiungersi tutti gli ulteriori decessi causati dalle altre patologie asbesto correlate come tumore alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e ovaio, per non parlare dell’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardio-vascolari (art. 145 DPR 1124 del 1965, modificato con l’art.4 della Legge n.780 del 1975).

    Per cui l’Osservatorio Nazionale Amianto calcola in più di 600 i decessi per patologie asbesto correlate alla sola Sicilia nel 2016.

    Il ReNaM, per quanto riguarda i mesoteliomi, stabilisce che la Sicilia ha un’incidenza del 5,3% su base nazionale (aggiornamenti nel VII Rapporto Mesoteliomi).

    Si tratta di dati sottostimati, in quanto in molti casi i cittadini siciliani debbono emigrare in Nord Italia. Per poter ottenere la diagnosi e per veri e proprio viaggi della speranza, per cui molti casi non sono censiti.

    Ulteriori fonti di approfondimento:

    – Registro Mesoteliomi 1998 – 2014 – decessi certi n. 1286 (pag. 5);

    – Registro mesoteliomi 1998 – 2009 – decessi certi n. 850 (pag 4) + 436. Dai dati spicca tra tutte Siracusa

    Presidenza Nazionale: Avv. Ezio Bonanni

    Comitato Tecnico Scientifico: On.le Pippo Gianni

    ONA Sicilia: Calogero Vicario

    Bonifica Amianto: sempre meno discariche

    Bonifica amianto
    Divieto abbandono rifiuti

    La necessità della bonifica amianto

    Bonifica amianto e prevenzione primaria, secondaria e terziaria… Sempre meno discariche, sono solo 21 in tutto il Paese. Questi gli obiettivi dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

    Secondo gli ultimi dati diffusi, l’amianto continuerà a mietere vittime per altri 130 ann. Inoltre, le necessarie bonifiche non termineranno prima del 2102. Sono questi numeri che indicano la necessità della bonifica amianto globale.

    Come siamo arrivati a questi numeri se l’amianto è stato messo al bando ormai 25 anni fa?

    A spiegarlo è la testata greenreport.it dove vengono riportati i dati Ispra, che al tema dedica un focus specificogiunto alla sua XVI Edizione sui rifiuti speciali.

    «Di amianto si continua e purtroppo si continuerà a morire per i prossimi 130 anni – dichiara amaramente l’Avv. Ezio Bonanni, presidente Ona – considerando che, anche con le più rosee aspettative, le bonifiche non finiranno prima di 85 anni.

    Ecco perché occorre bonificare al più presto le 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo che sono disseminate nell’intero nostro territorio nazionale».

    Le raccomandazione dell’Osservatorio Amianto

    Come ricorda infatti l’Ona durante la conferenza Italia: la Repubblica dell’amianto, le quantità di amianto e di materiali contenenti amianto sono pari a circa 40 milioni di tonnellate (32 secondo le stime CNR-Inail).

    Di queste, attendono la bonifica amianto ben 34 milioni a matrice compatta e circa 6 milioni in matrice friabile. Poi ci sono circa 50mila siti e 1 milione di micrositi.

    Più di 3milioni sono stati i lavoratori esposti all’amianto nel corso dei decenni ed ancora oggi ci sono centinaia di migliaia di cittadini esposti e quindi il rischio di contrarre patologie asbesto-correlate non può dirsi circoscritto.

    Il risultato è che, oggi, solo in Italia sono più di 6.000 coloro che perdono la vita ogni anno per malattie amianto correlate a causa della mancata bonifica amianto.

    Malattie asbesto correlate come: mesotelioma pleurico, alla tunica vaginale del testicolo, al pericardio e al peritoneo.

    Inoltre, vi sono altre neoplasie correlate all’amianto ovvero cancro ai polmoni, alla faringe, alla laringe, allo stomaco, al fegato, all’esofago, al colon e al retto, alle ovaie, etc., 

    Mentre per patologie fibrotiche, si intendono asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici e loro complicanze cardiocircolatorie.

    L’Italia e le tonnellate di amianto

    I ritmi di questa «non eliminazione» sono più che blandi. Ad oggi, le stime sulla presenza di amianto nel Paese oscillano tra le 32 e le 40 milioni di tonnellate, ma le bonifiche scarseggiano.

    «I rifiuti contenenti amianto prodotti in Italia nell’anno 2015, sono pari a 369 mila tonnellate», dettaglia l’Ispra, mentre quelli effettivamente smaltiti nell’anno sono ancora meno,  pari «a 227 mila tonnellate», il 54,2% delle quali «viene smaltito al Nord, il 29,5% al Centro e 16,3% al Sud».

    Dal 2014 al 2015 un segnale di miglioramento è avvenuto

    La quota smaltita di rifiuti contenenti amianto è aumentata del 16,9%, con Lombardia e Toscana a rappresentare le regioni più virtuose.

    Entrambe con circa 60mila tonnellate smaltite nel 2015 (sebbene, a confronto con il 2014, in Lombardia la quantità smaltita è aumentata del 47,3%, mentre in Toscana è diminuita del 19,6%).

    Per sommo paradosso, però, a fronte di un piccolo passo avanti ne è stato segnato uno all’indietro su un fronte già critico, ovvero la cronica mancanza degli impianti sul territorio necessari a smaltire in sicurezza l’amianto.

    Sempre secondo quanto riportato dal sito greenreport.it adesso le discariche adatte a gestire la messa in sicurezza dell’amianto sono solo 21 per tutto il Paese (17 classificate come discariche per rifiuti non pericolosi e 4 per rifiuti pericolosi), 9 delle quali al Sud, 7 al Nord e 5 al Centro.

    Pochissimi impianti dunque, e ancor meno volumetrie libere: «In particolare, per 12 impianti su 21 il volume totale autorizzato per le sole celle dedicate/monodedicate all’amianto, risulta pari a circa 2,5 milioni di mc, mentre la capacità residua al 31/12/2015, disponibile per 9 impianti su 21, è pari a circa 740 mila mc».

    Non è un caso dunque se nel 2015 sono state esportate ben 145mila tonnellate di rifiuti contenti amianto italiano, dirette quasi tutte nella civilissima Germania, pronta ad accoglierle – profumatamente pagate – nelle proprie miniere dismesse.

    Cosa è accaduto dopo il bando dell’amianto?

    A 25 anni dal bando, è imprescindibile capire che siamo di fronte a una scelta: bonificare e gestire in sicurezza l’amianto tramite risorse e impianti adeguati, oppure continuare pericolosamente a conviverci.

    Un pericolo in cui siamo tutti coinvolti, come ricorda l’Ispra dettagliando alcuni settori e impieghi dove in passato «si è fatto largo utilizzo di questo minerale».

    Nell’industria, come isolante termico in cicli industriali (es. centrali termiche, industria chimica), come isolante termico in impianti (es. frigoriferi e di condizionamento); materiale di coibentazione di carrozze ferroviarie, autobus e navi.

    In edilizia, nelle coperture sottoforma di lastre piane o ondulate; in molti manufatti quali tubazioni, serbatoi, canne fumarie; nei pannelli per controsoffittature. Perfino dentro le nostre case, in alcuni elettrodomestici (es. forni, stufe, ferri da stiro); nei tessuti ignifughi per arredamento (es. tendaggi, tappezzerie); nei tessuti per abbigliamento (es. giacche, pantaloni, stivali).

    Nota tecnica, informativa ed esplicativa dell’Associazione:

    L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste, rappresenta e difende i lavoratori e cittadini esposti e vittime dell’amianto, e i loro familiari.

    Potrai così acquisire tutte le informazioni e i riferimenti delle sedi territoriali, e ti potrai rivolgere direttamente alla presidenza nazionale, anche per richiedere assistenza medica e legale, anche per permettere ai lavoratori esposti ad amianto di accedere al prepensionamento con l’accredito dei benefici contributivi ex art. 13, comma 7 e comma 8, della Legge 257/92.