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L’amianto uccide negli edifici ALER di Milano

Roberto Marchitto e Paola Corda, giustizia
Roberto Marchitto e Paola Corda

La vittima è stata esposta all’amianto negli edifici ALER di Milano

Come è possibile tutto questo? Cosa dice il Presidente della Repubblica? Cosa dice il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin? Giustizia!

Ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, 1.000.000 di micrositi, oltre 50.000 siti contaminati, circa 3.000.000 di lavoratori ancora esposti;

E gli edifici pubblici? Le scuole? Ci sono 2.400 gli istituti a rischio con circa 350.000 studenti e 50.000 dipendenti, tra docenti e non; gli ospedali; gli altri edifici e luoghi di vita; gli aeromobili, le navi e altri mezzi militari, l’amianto è ancora massicciamente presente. L’Osservatorio Nazionale Amianto chiede che si dia corso a quel grande programma progettuale di ammodernamento infrastrutturale e produttivo che potrebbe permettere il rilancio dell’economia e al tempo stesso la tutela della salute e dell’ambiente.

Questo “big killer” si annida e uccide anche nelle case dell’Aler di Milano, presso le quali, a decine, si sono ammalati di patologie asbesto correlate. Le vittime chiedono giustizia. E’ questa la storia, tragica e drammatica, della signora Paola Corda, deceduta per mesotelioma.

Le dichiarazioni del Signor Marchitto

La Procura della Repubblica di Milano ha chiesto una prima archiviazione, circa questi fatti. “Ma com’è possibile?”, dichiara il signor Roberto Marchitto. “Mia madre ha lavorato una vita intera, è vero che ha fatto anche la stiratrice e che nei ferri da stiro c’era amianto, ma com’è possibile che gli edifici dell’Aler di Milano siano, ancora oggi, imbottiti di amianto? È una sostanza che uccide!

Dopo il rigetto della richiesta di archiviazione, ottenuto grazie all’Avv. Ezio Bonnani, il GUP aveva ordinato al PM di proseguire le indagini che hanno permesso di appurare che l’amianto c’è ancora in quelle case, anche quello friabile. Ciò nonostante una seconda richiesta di archiviazione!!! Ho presentato, con la consulenza giuridica dell’Avv. Ezio Bonanni, una seconda opposizione, e questa volta però ho chiesto che il procuratore generale, presso la corte d’appello di Milano, evocasse le indagini perché qui è necessario verificare quanti siano i morti per amianto nell’Aler.

C’è un’esigenza di giustizia e di legalità che non riguarda solo la mia povera mamma uccisa dall’amianto, ma anche la salute degli altri cittadini, anche di quelli che ancora non si sono ammalati. Anche nella seconda richiesta di archiviazione la Procura della Repubblica di Milano riconosce che in queste case c’è ancora amianto, ma sorvola sulla sua pericolosità. Cosa fa il sindaco di Milano, il Dott. Sala? Ci auguriamo che l’amianto sia rimosso al più resto dalle case dell’Aler” conclude il Sig. Roberto Marchitto.

Nessuna normativa internazionale contro l’amianto

Fino ad oggi, nonostante la sua accertata pericolosità (anche Iarc, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro delle Nazioni Unite, ha infatti riconosciuto l’amianto come cancerogeno e ha chiesto di bandirne l’utilizzo in ogni sua forma), non esiste una normativa internazionale che ne limiti la produzione e la commercializzazione.

L’amianto è stato largamente utilizzato anche negli edifici nel corso del ‘900 e, nonostante i gravi rischi per la salute provocati dalla sua esposizione, quantità rilevanti di materiali contenenti amianto sono ancora presenti nella nostra quotidianità, un vero e proprio big killer che silenziosamente entra a fare parte della nostra vita.

Uno degli obiettivi dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto da sempre chiede giustizia e continua a sostenere la necessità da parte delle istituzioni di bonificare tutti i siti pericolosi. “Tra i nostri obiettivi principali vi è quello della prevenzione primaria, che si realizza con la diffusione della cultura del rischio zero, esteso a tutti gli agenti patogeni e cancerogeni. Oltre che all’amianto, che è un killer silenzioso che non lascia scampo. Come citato dal Prof. Irving Selikoff, in “Asbestos and Disease”. Anche una dose piccola, “straordinariamente piccola”, di fibre di amianto può costituire la scintilla. Che poi porta al mesotelioma.

Fermo restando che il mesotelioma è solo la punta dell’iceberg, in quanto tra le patologie causate dall’amianto rientrano anche quelle fibrotiche (asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici con le complicazioni cardiocircolatorie) e altre neoplasie (tumore della laringe, dell’ovaio, della faringe, dello stomaco, del colon retto e dell’esofago). Siamo per questo molto soddisfatti che la Regione Lombardia abbia deciso di prendere dei provvedimenti per la bonifica dell’amianto negli edifici di proprietà ALER. Impegnandosi affinché siano completati in tempi celeri i lavori di rimozione e bonifica dell’amianto. Da immobili di edilizia residenziale pubblica di proprietà ALER e che sia implementata la dotazione finanziaria del fondo rotativo. Per la riqualificazione energetica e risanamento ambientale del patrimonio abitativo pubblico.

ANDREMO AVANTI NEL SOSTENERE LE RAGIONI DELLE VITTIME, CIOE’ DI COLORO CHE SI SONO AMMALATI E DEI FAMILIARI DI COLORO CHE HANNO PERSO LA VITA PER ESSER STATI ESPOSTI AD AMIANTO NELLE CASE POPOLARI, I QUALI CHIEDONO GIUSTIZIA”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La triste storia del Signor Marchitto

Il Sig. Roberto Marchitto, che ha vissuto in questo complesso di case popolari a Milano Sud sin dalla nascita, cioè circa 45 anni fa, ci racconta come è stato convivere insieme a questo “killer” che silenziosamente, tutti i giorni, era entrato a far parte della sua vita e di quella della sua famiglia, senza sapere che da lì a breve avrebbe perso entrambi i genitori.

“La nostra, purtroppo triste storia, inizia negli anni ’70, quando ai miei genitori fu assegnato un appartamento all’interno di un complesso di case popolari di Milano Sud, precisamente in via Russoli. Io e la mia famiglia abbiamo vissuto li fino al 2016, quando abbiamo deciso di vendere la casa, a seguito della morte di mia madre a causa di un mesotelioma: un vero e proprio calvario durato 10 mesi!

Questi condomini erano costruiti completamente in cemento amianto, anche le tramezzature interne, ma soprattutto i tetti. Noi eravamo al settimo ed ultimo piano e per questo motivo la nostra esposizione era molto più importante. Ricordo perfettamente che quando eravamo piccoli io e mio fratello giocavamo spesso in balcone, oppure mangiavamo insieme ai nostri genitori, e questo stando sempre, a nostra insaputa, a stretto contatto con l’amianto. La situazione peggiorava ancora di più durante i lavori di manutenzione dei tetti, in quanto spettava a noi condomini occuparcene: i tetti dovevano essere puliti o per le foglie portate li dal vento o a causa dei piccioni che sporcavano ovunque. Le mansarde come la nostra, in particolare, erano esposte molto di più al calore o alle intemperie, e con i tetti di amianto questo aggravava certamente l’esposizione al materiale.

Mia mamma ha vissuto in questa casa per circa 45 anni.

L’azione di bonifica del sito contaminato

Nel 2000, è stata fatta una bonifica, però c’è stata una grave negligenza da parte di chi si è occupato di organizzare le operazioni poiché a noi condomini non sono state comunicate nel dettaglio le giuste precauzioni da prendere. Se ben ricordo l’unica cosa che ci fu raccomandata è stata di tenere le tapparelle chiuse. Ricordo come se fosse ieri che gli operai che camminavano sui tetti, a cui mia madre stessa preparava il caffè per gentilezza, spesso giravano con le mascherine ma camminando rompevano diverse tegole facendo così filtrare nelle case polveri sottili.

Nell’ottobre del 2014 mia madre ha dovuto subire un piccolo intervento alla spalla e dagli esami fatti, in particolare da una radiografia ai polmoni, le è stato diagnosticato il cancro ai polmoni. E’ entrata in ospedale che stava benissimo e nel giro di 10 mesi di vero e proprio calvario è deceduta.

La scoperta di diagnosi di mesotelioma

Già nel ’92, avevo perso mio padre per un tumore sempre ai polmoni che all’epoca non era collegato al mesotelioma, in quanto non si conoscevano ancora bene i danni provocati dall’amianto.

Il caso di mia madre non è un caso isolato. Ci sono stati molti casi di decessi a causa di tumori e molte persone ancora in vita sono malate: tumori al cervello, ai polmoni, al fegato e al seno.

Mio padre stesso è morto per tumore ai polmoni. E alcuni medici di famiglia non se la sono sentita di esporsi, è una questione delicata e rischiosa. Non posso escludere con certezza che molte persone decedute o attualmente in vita, si siano ammalate di mesotelioma. Dovuto appunto, come nel caso di mia madre, all’esposizione all’amianto nelle proprie abitazioni, a loro insaputa, e rinunciano ad andare avanti per accertare le responsabilità, un pò per paura e un po’ perché ormai anziane. Per lo stesso motivo è difficile trovare persone che tramite le proprie testimonianze aiutino chi come me sta cercando di fare qualcosa e questo è lo stesso motivo che mi ha spinto a raccontare e rendere pubblica la mia storia e quella di mia madre.

Anche io e mio fratello abbiamo abitato in quella casa per tutti questi anni e abbiamo paura anche per le nostre vite. Anche l’asilo sotto casa che io stesso ho frequentato da piccolo, era completamente pieno di amianto. Fortunatamente non so per quale motivo lo hanno chiuso diversi anni fa.

Diagnosi di mesotelioma: l’azione dell’ONA

Quando abbiamo scoperto che la mamma si era ammalata di mesotelioma, ho voluto cercare qualcuno che fosse specializzato in questo tipo di malattie. Così su internet trovai l’ONA e il prof. Mutti a cui ho chiesto consigli da un punto di vista medico. Fu lo stesso Mutti che mi presentò in un secondo momento l’avv. Ezio Bonanni per avere un’assistenza legale.

Ci siamo così rivolti al tribunale e il PM, nel 2016, ha richiesto l’archiviazione per insussistenza del caso. Abbiamo presentato l’opposizione e il GIP ha concesso 6 mesi di tempo alle parti per presentare la documentazione.

Ancora una volta richiesta l’archiviazione ma questa volta dalla documentazione almeno è confermato che nelle abitazioni era presente l’amianto. Dalle prove presentate è altresì emerso che c’è stata si una bonifica nel 2000, ma soltanto parziale. Infatti non vi erano stati fatti interventi alle tramezzature interne delle abitazioni. Questo per me è un dato certo anche perché quando poi decidemmo di vendere la casa, ho dovuto io a mie spese, per un costo di oltre dieci mila euro, effettuare tramite la ASL i dovuti interventi di bonifica delle tramezzature interne.

Giustizia e diritti delle vittime di mesotelioma

C’è anche un’altra questione importante che vorrei specificare: mia mamma era per tutta la sua vita una collaboratrice domestica. Quando abbiamo iniziato il procedimento una delle cose che ci è stata detta dalla ASL è che secondo loro, avendo per anni stirato e per anni l’amianto è stato usato come rivestimento degli assi da stiro, secondo loro vi sono delle responsabilità professionali. Pertanto hanno scaricato la questione sull’INAIL.

L’INAIL però ha sempre escluso ogni responsabilità professionale rimandando alla ASL. Insomma, il classico  giochino all’italiana della “scarica barile” dove, a rimetterci, sono sempre i cittadini che chiedono verità e giustizia. E questo non deve succedere. Non lo dobbiamo permettere”.

L’EcoX continua a bruciare: nuovi focolai ripresi

EcoX incendio Pomezia cittadini
EcoX incendio Pomezia

Ieri, presso l’Hotel Enea a Pomezia, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha incontrato i cittadini per ascoltare le loro domande e preoccupazioni a seguito del rogo dell’EcoX di Pomezia. Una situazione molto delicata che l’Osservatorio Nazionale Amianto ha, da subito, seguito con grande interesse, a partire dalla costituzione dell’unità di crisi (alla quale sono pervenute oltre 1000 segnalazioni), alla diffusione di un decalogo di precauzione, fino all’assemblea pubblica di ieri dove i cittadini hanno avuto la possibilità di chiedere chiarimenti.

Oggi, domenica 21 maggio, un nuovo focolaio è divampato nuovamente e i residenti della zona ce lo hanno segnalato tramite l’invio di alcuni video dove è possibile sentire precisi riferimenti rivolti alle istituzioni di fronte all’inadeguatezza sulla gestione di questa situazione.

Il rogo brucia ancora: va messo in sicurezza

“Il rogo EcoX di Pomezia brucia ancora. Come mai non viene messo in sicurezza e vigilato? Chiederemo che i residui dei rifiuti vengano al più presto confinati e rimossi, e l’area bonificata”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

EcoX, assemblea pubblica a Pomezia per tutelare i cittadini

ONA, EcoX
ONA

EcoX: dal disastro alla condanna penale

Aggiornamento 2020:

Il 3 maggio del 2017 una colonna di fumo ha oscurato il cielo al sud di Roma (Pomezia, Aprilia e Ardea). Gli effetti tossico nocivi avvertiti anche a Roma e a Latina. L’avv. Ezio Bonanni ha lanciato l’allarme e ha richiamato le istituzioni sulla necessità di mettere in sicurezza il sito e di preservare le popolazioni.

Il 4 marzo 2020 il Tribunale di Velletri ha condannato l’imputato per i reati ascritti, accogliendo le richieste del Pubblico Ministero. L’ ONA era costituita parte civile. Le domande formulate dall’associazione sono state accolte.

Per approfondimenti sulla sentenza del Tribunale di Velletri

L’assemblea pubblica di Pomezia: l’ONA assiste i cittadini

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso i proprio tecnici ed esperti, risponde alle domande dei cittadini.

È in corso l’affollatissima assemblea che vede come protagonisti i cittadini che oggi, sabato 20 maggio, hanno deciso di varcare la soglia dell’Hotel Enea di Pomezia per pretendere che le domande e i dubbi che in questi giorni continuano a porsi trovino delle risposte.

Presenti all’incontro:

  • moderato dalla Dott.ssa Fabrizia Nardecchia Coordinatore Ufficio Stampa ONA,
  • l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente Osservatorio Nazionale Amianto ONA ONLUS,
  • la Sig.ra Antonella Franchi, Coordinatore Osservatorio Nazionale Amianto ONA ONLUS,
  • il Dr. Pietro Giannone, Tecnico della prevenzione,
  • il Sig. Franco Cucinieri, Perito e Componente Comitato Tecnico Scientifico Nazionale ONA ONLUS,
  • il Dr. Arturo Cianciosi, Medico legale, competente in medicina del lavoro e componente del Direttivo Nazionale ONA ONLUS,
  • il Prof. Francesco Pesce, Psicologo clinico, e compon\ente Comitato Tecnico Scientifico Nazionale ONA ONLUS, oltre che coordinatore dello Sportello ‘Assistenza Psicologica’ ONA ONLUS,
  • ed, infine, ovviamente i cittadini che hanno messo da parte i loro impegni per essere presenti. E chiedere che venga fatta chiarezza su quanto è stato detto in questi giorni sulla vicenda del rogo di Pomezia.

Testimonianze shock e immagini forti fanno capire quanto la situazione nella zona dell’EcoX sia delicata, anche alla luce dei nuovi focolai che hanno avvolto nuovamente nei giorni scorsi la ditta di rifiuti. I cittadini pretendono chiarezza, per se stessi e per i propri cari.

“Dov’è il Sindaco? Dove sono le istituzioni oggi?”

Queste le domande più ricorrenti e prevedibili anche sulla base delle oltre 1000 segnalazioni ricevute nel giro di 2 settimane all’unità di crisi costituita dall’ONA.

Il primo a salire sul palco è il signor Mario Spolon che abita proprio dietro la zona del rogo. Si appresta a raggiungere il tavolo presidenziale sventolando un certificato medico che riporta la data del giorno del disastro. Dimostra, così, nero su bianco solo alcune delle conseguenze che la colonna di fumo ha provocato alla sua salute.

Non sono mancate poi tutte quelle persone che, pur non avendo riportato apparentemente alcun problema di salute, hanno dovuto modificare radicalmente la loro quotidianità: ci sono mamme che non si sentono più nemmeno sicure nel portare il proprio bambino a fare una passeggiata al parco.

I più motivati sono sicuramente i lavoratori che stanno assistendo ad un vero e proprio decadimento delle loro attività commerciali, “il frutto e il sacrificio di una vita sta andando letteralmente in “fumo”, dichiarano molti dei presenti, “la colpa è di chi doveva vigliare e tutelarci, ed invece non l’ha fatto”.

Le domande irrisolte nel disastro dell’EcoX

Troppe domande restano irrisolte e invece pretendono una risposta, come sottolinea il Dott. Luca Zelinotti, esperto in CBRNE, Chimico Biologico Radiologico Nucleare Esplosivo, intervenuto durante il dibattito “La gestione dell’EcoX di Pomezia è il disastro nel disastro.

Ci sono due importanti aspetti da analizzare: la prevenzione che doveva diminuire il rischio che un tale disastro si verificasse, e la gestione dell’emergenza che doveva avvenire nel giorno stesso e senza le incertezze che ci portiamo dietro ancora oggi.

Cosa prevedeva il piano emergenza comunale per il rischio della EcoX e come è stato utilizzato? I cittadini erano stati informati dei rischi e su come comportarsi? Sono moltissimi gli interrogativi rimasti ancora irrisolti e alla quale è necessario pretendere delle risposte da parte delle istituzioni. La ditta era dotata di un impianto antincendio adeguato e chi doveva controllare? Durante l’intervento dei vigili del fuoco ancora non si sapeva se ci fosse o meno amianto all’interno della struttura in fiamme. O non hanno dato comunicazioni ufficiali a riguardo?  Questo disastro evidenzia il fallimento del sistema di informazione verso i cittadini, dei rischi, dei piani comunali in atto.

Ciò che è mancata è anche l’informazione più essenziale come la direzione dei venti che hanno ruotato a 360° per giorni mutando notevolmente con tempi inferiori ad un’ora. I ritardi istituzionali sul rischio per l’agricoltura, l’allevamento, le falde acquifere e la potabilità dell’acqua sono ingiustificabili. Dovevano arrivare indicazioni il giorno stesso, e dovevano essere avviati sequestri e campionamenti preventivi già dalla prima ora del disastro…Perché tutto ciò non è avvenuto?

Il rogo del disastro dell’EcoX di Pomezia

È sufficiente vedere le immagini e le riprese del rogo per comprendere non solo che la zona non è adeguatamente circoscritta ma anche che molti operatori hanno lavorato senza dispositivi di protezione individuale. Qualcuno ha utilizzato delle comuni mascherine di carta. Ma poco effettivamente proteggono dalle sostanze chimiche che l’azienda trattava e dalle sostanze di combustione come la diossina che dati certi ormai attestano valori elevatissimi.

Questo fa sorgere gli ennesimi interrogativi sulla gestione della sorveglianza sanitaria per gli operatori che hanno partecipato, e se effettivamente potevano essere esposti a dei rischi, e se verranno inseriti in un piano di monitoraggio a lungo termine per i danni da esposizione.

Ma, soprattutto, esiste un elenco di tutte le persone che oggi lo stato dovrà monitorare per garantirne il diritto costituzionale alla salute e i relativi indennizzi oppure finiranno per essere le solite tante, tantissime vittime dimenticate che non avranno mai giustizia? Queste sono solo alcune delle domande a cui dovevamo avere risposte dai primi minuti del disastro e ad oggi non riceviamo ancora una risposta”

L’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

“Nei prossimi giorni, l’Osservatorio Nazionale Amianto presenterà un voluminoso dossier sulla questione rogo Eco X di Pomezia. Intraprenderà le prime azioni legali, anche civilistico-risarcitorie, a carico di tutti i titolari delle posizioni di garanzia. Mi riferisco a coloro che avrebbero dovuto controllare e che non l’hanno fatto; a coloro che avrebbero dovuto salvaguardare la popolazione rispetto al rischio e non vi hanno provveduto. Nulla sarà lasciato di intentato, per una tutela, la più ampia possibile, di tutte le ragioni dei cittadini, anche di coloro che non sono rimasti intossicati ma che comunque si sono dovuti preoccupare, lasciando le loro case, e i cui figli hanno dovuto abbandonare le scuole, secondo le ordinanze dei Sindaci e delle Autorità competenti”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Durante l’assemblea sono tantissime le persone che chiedono chiarezza su quanto accaduto nei giorni scorsi, chiedendo anche la possibilità di effettuare delle rilevazioni su terreni e aria all’interno delle loro abitazioni.

L’ONA si è reso disponibile a fornire una risposta a tutte le domande e a fare il possibile per assistere tutti coloro che si sono presentati all’assemblea.

Il prossimo appuntamento sarà tra 15 giorni, questo è il tempo che l’Osservatorio Nazionale Amianto si è riservato per effettuare tutte le analisi e le rilevazioni che permetteranno di rispondere a tutte le segnalazioni pervenute oggi.

Blog ONA: parola ai cittadini

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L’ONA e l’impegno contro la fibra killer

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni hanno deciso di costituire una ‘piazza virtuale’ per permettere a tutti di intervenire sul tema scottante dell’amianto. Un tema che continua a provocare lutti e tragedie, che, unitamente al notiziario amianto, costituisce la fonte di informazione per lavoratori e cittadini vittime dell’amianto e loro familiari.

S.O.S. assistenza medica e tutela legale vittime amianto ONA

Questo ‘big killer’ provoca in Italia più di 6.000 decessi ogni anno, rispetto ai 107.000 nel mondo, senza l’intervento efficace delle istituzioni ai diversi livelli.

L’ONA ritiene doveroso concedere la possibilità a tutti di poter intervenire e alimentare un dibattito in grado di costituire uno strumento di libera espressione. A tal proposito, l’associazione ha costituito questo blog, presso il quale tutti potranno intervenire e pubblicare il loro punto di vista.

Per poterlo fare sarà sufficiente inviare il contenuto dell’intervento all’indirizzo e-mail: osservatorioamianto@gmail.com, con oggetto: Blog amianto, all’attenzione del Sig. Antonio Dal Cin (coordinatore nazionale blog amianto ONA), con espressa autorizzazione all’utilizzo di eventuali dati sensibili, altrimenti sarà sufficiente specificare ‘voce anonima’.

Blog amianto del sito istituzionale

Per visitare il Blog ONA basta consultare l’apposita sezione del sito istituzionale.

Viviamo in mondo, presto destinato a finire. La terra sopravviverà, ma non l’uomo che nella sua mediocrità non è in grado di capire che il pianeta non gli appartiene, ma gli è stato dato in prestito, non senza quella responsabilità di preservarne le bellezze da tramandare ai figli e alle generazioni future.

La vita è un miracolo che si tramanda senza fine. Non possiamo assolutamente accettare che il diritto a vivere, sia perennemente calpestato in nome del profitto e del progresso”, dichiara Antonio Dal Cin, Coordinatore Nazionale Blog Amianto ONA.

EcoX di Pomezia: 20 maggio, incontro per discutere del rogo

eco x pomezia rogo
eco x pomezia rogo

Inoltre, l’Osservatorio Nazionale Amianto prepara il dossier che porterà all’attenzione della Procura della Repubblica di Velletri e, al contempo, ribadirà la necessità di sgravi fiscali e di sostegno per le imprese danneggiate per via della nube tossica.

Il rogo: è stata una tragedia annunciata da tempo

Conferenza stampa/assemblea pubblica aperta a tutti i cittadini: ‘Il rogo di Pomezia: un disastro annunciato. L’ONA lascia la parola ai cittadini’, con la quale l’associazione farà il punto, a due settimane dall’inizio del rogo.

La conferenza sarà moderata dalla Dott.ssa Fabrizia Nardecchia, coordinatore Ufficio Stampa ONA, che inizialmente darà la parola ai diversi relatori che interverranno. A seguire, saranno affrontati i principali argomenti previsti. In particolare, questi i temi sul tappeto:

  • i risultati delle rilevazioni ARPA;
  • il rischio cancerogeno e mutageno anche a lungo termine;
  • la particolarità delle polveri e fibre di amianto in grado di scatenare la cancerogenesi anche a basse dosi;
  • i dati sull’attività dell’unità di crisi dell’ONA;
  • le responsabilità e l’obbligo di risarcimento dei danni;
  • le attività dell’unità di crisi dell’ONA e la prosecuzione della sua attività attraverso lo sportello unico nazionale ONA
  • richieste al Governo di dichiarare Pomezia ‘zona franca’, e quindi disporre la sospensione del pagamento delle tasse per almeno due anni in favore di tutte le aziende che hanno sede/stabilimenti nella città di Pomezia e in quelle limitrofe (Aprilia, Anzio, Nettuno, Ardea, Genzano, etc.);

Tutti i relatori ONA Aps del Covengno:

– Avv. Ezio Bonanni

Presidente Osservatorio Nazionale Amianto ONA Aps

– Sig.ra Antonella Franchi

Coordinatore Osservatorio Nazionale Amianto ONA Aps

– Dr. Pietro Giannone

Tecnico della prevenzione

– Sig. Franco Cucinieri

Perito e Componente Comitato Tecnico Scientifico Nazionale ONA Aps

– Dr. Arturo Cianciosi

Medico legale, competente in medicina del lavoro e componente del Direttivo Nazionale ONA Aps

-Prof. Francesco Pesce

Psicologo clinico, psicoterapeuta, grafologo, già docente presso l’Università degli Studi di Roma, componente Comitato Tecnico Scientifico Nazionale ONA Aps e coordinatore dello Sportello ‘Assistenza Psicologica’ ONA Aps.

Interverranno anche i cittadini, vittime del rogo, per avere inalato fumi, e con essi alcune sostanze che hanno provocato loro anche intossicazioni, verranno ascoltate le loro testimonianze e proiettato un video con le prime immagini del rogo e ulteriori video sulla ripresa del rogo.

“Nei prossimi giorni, l’Osservatorio Nazionale Amianto presenterà un voluminoso dossier sulla questione rogo Eco X di Pomezia, e intraprenderà le prime azioni legali, anche civilistico-risarcitorie, a carico di tutti i titolari delle posizioni di garanzia: mi riferisco a coloro che avrebbero dovuto controllare e che non l’hanno fatto; a coloro che avrebbero dovuto salvaguardare la popolazione rispetto al rischio e non vi hanno provveduto. Nulla sarà lasciato di intentato, per una tutela, la più ampia possibile, di tutte le ragioni dei cittadini, anche di coloro che non sono rimasti intossicati ma che comunque si sono dovuti preoccupare, lasciando le loro case, e i cui figli hanno dovuto abbandonare le scuole, secondo le ordinanze dei Sindaci e delle Autorità competenti”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.