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Le attività del comitato ONA in difesa del mare

Boom di Mesoteliomi
Boom di Mesoteliomi

Rosignano, una delle principali città con più mesoteliomi

Nella città di Rosignano risulta certificata una maggiore incidenza di casi di mesoteliomi (anche dalla ASL) e di patologie asbesto correlate (dall’ONA) e, dopo la moria di pesci che si è verificata il 29 agosto u.s., sono tutti d’accordo che occorre un comitato civico per la difesa del mare per evitare continui sversamenti di agenti tossico-nocivi che poi entrano anche nella catena alimentare.

Questo è il rischio che è stato sollevato dall’Osservatorio Nazionale Amianto, che chiede che il Sindaco di Rosignano e la ASL competente si attivino per evitare che continuino, ovvero si verifichino nuovi casi di sversamenti di sostanze tossiche e nocive nel mare, con pregiudizio della flora e della fauna e che si applichi il principio di precauzione.

Le richieste dell’Osservatorio Nazionale Amianto

  • verifica dei livelli di inquinamento di agenti tossico-nocivi e cancerogeni nell’aria della città di Rosignano, con numerose centraline che tengano conto dei venti prevalenti;
  • verifica dei livelli epidemiologici di tutti i cancri tra gli abitanti di Rosignano Solvay, con particolare attenzione per i casi di mesotelioma e altre patologie asbesto correlate;
  • verifica epidemiologica circa i casi di patologie asbesto correlate tra coloro che hanno lavorato nello stabilimento Solvay di Rosignano, in particolare nel reparto calderai;
  • verifica di eventuali agenti inquinanti presenti nelle c.d. spiagge bianche e nel tratto di mare antistante;

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha organizzato per sabato 7 ottobre, alle ore 16, una assemblea pubblica che si svolgerà nella città di Rosignano Solvay nella sede ONA (presso il Centro Rodari, in Via della Costituzione), alla quale tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Sarà presente l’Avv. Ezio Bonanni, il quale osserverà le ragioni per le quali l’Osservatorio Nazionale Amianto chiede che il sindaco del Comune di Rosignano e della ASL competente si attivino per le rilevazioni epidemiologiche e per ogni altro profilo e richiesta così come formulata.

Sversamento in mare di sostanze inquinanti

Inoltre, l’Osservatorio Nazionale Amianto si costituirà parte civile nel procedimento penale qualora il Sig. Procuratore della Repubblica di Livorno ritenga che nello sversamento in mare delle sostanze inquinanti che ha determinato la moria di pesci siano configurabili ipotesi di reato per le quali egli, in sua equità e giustizia, ritenga di attivare l’azione penale.

«Ci chiediamo che senso ha inquinare, inquinare ed inquinare, distruggere il mare, la flora, la fauna, contaminare i territori, gli alimenti, uccidere con le fibre di amianto. Ci auguriamo che le vittime delle patologie asbesto correlate abbiano giustizia e che vengano individuate eventuali responsabilità penali a fronte delle quali l’associazione possa costituirsi parte civile a sostegno della pubblica accusa» dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La sede dell’Osservatorio Nazionale Amianto è operativa nella città di Rosignano fin dal 2009 e ha permesso di portare alla luce una vera e propria epidemia di casi di mesotelioma nella città tirrenica e con essi anche di altre patologie asbesto correlate.

Ora anche la ASL ha riconosciuto che c’è una più alta incidenza di queste patologie e ha attivato la sorveglianza sanitaria, misura vista con favore dall’Osservatorio Nazionale Amianto.

Boom di casi di mesotelioma a Rosignano

Secondo quanto riportato nel Quaderno del Ministero della Salute (n.15 maggio-giugno 2012) sono 25 i casi di mesoteliomi registrati a Rosignano, dal 1993 al 2008.

Secondo le segnalazioni pervenute all’Osservatorio sono 7 i nuovi casi di mesotelioma negli ultimi 2 anni, nella sola città di Rosignano.

Dati che poi sono stati confermati dalla ASL competente. L’incidenza del mesotelioma su base nazionale è di circa 3 casi ogni 100.000 abitanti: quindi, avendo Rosignano 15.850 abitanti, ne discende che si dovrebbe avere un’incidenza di un caso ogni 7 anni, e invece abbiamo 7 casi in 2 anni: una media superiore a 30 volte quella nazionale.

Per ulteriori informazioni visita il sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto dove è possibile consultare anche l’apposita sezione dello Sportello Nazionale Amianto, in alternativa puoi contattare il numero verde gratuito: 800 034 294. L’ONA assiste tutti coloro che hanno subito danni per esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni. Grazie all’assistenza dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni è possibile ottenere la tutela dei diritti. Le vittime hanno diritto al risarcimento del danno, oltre che alle prestazioni di vittima del dovere. 

Piombino, l’ONA propone il suo programma per i lavoratori

Fibra Amianto, Latina, Bonifica
Fibra Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto rende pubblici i dati sul mesotelioma, riferiti alla Provincia di Livorno, che comprendono anche i dati relativi al mesotelioma di Piombino, oltre che di Rosignano, e tali dati sono risultati allarmanti: 441, pari al 23,8% del numero complessivo dei casi della Toscana a fronte di una popolazione di circa 160.000 abitanti, che rappresenta circa il 4%.

E’ stato evidenziato come la città di Piombino figuri tra i primi posti per numeri di mesoteliomi nel quaderno del Ministero della Salute n. 15 (maggio/giugno 2012), che riporta n. 22 casi di mesotelioma, che è soltanto la punta dell’iceberg, perché debbono essere considerate anche le seguenti ulteriori patologie asbesto correlate: mesoteliomi, tumori polmonari, alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e perfino all’ovaio e per non parlare dell’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardio-vascolari.

Censimento delle patologie asbesto correlate

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha in corso il censimento delle diverse patologie asbesto-correlate attraverso la piattaforma digitale ONA REPAC, strumento che permette di avere un quadro complessivo completo riferito a tutte le patologie asbesto correlate e non già circoscritto ai soli casi di mesotelioma, che sono gli unici censiti dal sistema pubblico.

«L’Osservatorio Nazionale Amianto ha già chiesto, chiede e chiederà, che tutti i lavoratori esposti ad amianto ottengano il riconoscimento dei benefici contributivi. Tra i nostri obiettivi principali vi è quello della prevenzione primaria, che si realizza con la diffusione della cultura del rischio zero, esteso a tutti gli agenti patogeni e cancerogeni, oltre che all’amianto, che è un killer silenzioso che non lascia scampo”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

 Le proposte dell’Osservatorio Nazionale Amianto

– necessità di sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti e vittime dell’amianto;

– prepensionamento di tutti i lavoratori esposti ad amianto;

– risarcimento dei danni.

Per ulteriori informazioni visita il sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto dove è possibile consultare anche l’apposita sezione dello Sportello Nazionale Amianto, in alternativa puoi contattare il numero verde gratuito: 800 034 294.

Argentario, tutele per gli esposti e le vittime dell’amianto

Amianto Argentario
Amianto Argentario

L’Argentario di amianto. Strage di lavoratori e nuovi casi di patologie asbesto correlate in provincia di Grosseto e nell’Argentario. Recenti diagnosi di nuovi casi di mesotelioma e cancri polmonari.

Sembra un bollettino di guerra, eppure non ci sono siti industriali con amianto presso l’Argentario, però l’epidemia è dovuta alle attività che questi lavoratori hanno svolto nelle centrali del campo geotermoelettrico di Larderello e del Monte Amiata, nelle attività di servizio nella Marina Militare e nell’Aeronautica Militare e nella Lucchini di Piombino.

Lavoratori che quindi tornavano in provincia di Grosseto dopo aver svolto la loro attività nei siti in altre province limitrofe e comunque città limitrofe a quella di Porto Santo Stefano.

“Tra i nostri obiettivi principali vi è quello della prevenzione primaria, che si realizza con la diffusione della cultura del rischio zero, esteso a tutti gli agenti patogeni e cancerogeni, oltre che all’amianto, che è un killer silenzioso che non lascia scampo. La presenza di numerose vittime e familiari ci responsabilizza a dover proseguire e rende più efficace la nostra azione”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Per questi motivi verranno create due nuove sedi dell’Osservatorio Nazionale Amianto, una a Grosseto e una proprio a Porto Santo Stefano.

La strage di mesoteliomi in Toscana

La Regione Toscana, rispetto al numero di mesoteliomi censiti in Italia dal 1993 al 2012 (21.463), ha fatto registrare all’INAIL / ReNaM, n. 1.311 (6,1%), pari quindi alla media nazionale, e tenendo conto che in alcune province della Toscana (come per esempio Siena, etc.) l’incidenza è più bassa di quella nazionale. Si deve concludere che l’incidenza della provincia di Arezzo, superiore alla media nazionale, è comunque eccessiva, se si tiene conto dell’assenza di siti di una certa importanza in cui si è manipolato amianto. I dati aggiornati sono nel VII Rapporto ReNaM.

Eppure esiste anche in provincia Grosseto l’emergenza di amianto perché anche riferito alla media nazionale il trend è in salita.

Il trend in salita è dovuto alle esposizioni in Marina Militare, nel comparto Sicurezza (Guardia di Finanza, attività delle dogane, etc.) e nelle centrali geotermoelettriche, da quelle di Larderello a quelle del Monte Amiata.

Le proposte di assistenza dell’ONA:

– necessità di sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti e vittime dell’amianto;

– prepensionamento di tutti i lavoratori esposti ad amianto;

– risarcimento dei danni.

Per ulteriori informazioni visita il sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto dove è possibile consultare anche l’apposita sezione dello Sportello Nazionale Amianto, in alternativa puoi contattare il numero verde gratuito: 800 034 294.

Lorenzo Motta linfoma di Hodgkin

Lorenzo Motta linfoma di Hodgkin

Lorenzo Motta linfoma di Hodgkin. Tornato dalle missioni all’estero con una patologia che lo taglia fuori dalla marina militare, il linfoma di Hodgkin, combatte da 14 anni perché il suo tumore venga dichiarato dipendente dall’esposizione alle nanoparticelle di metalli pesanti.

Eppure, già nel 1992 la Nato aveva diramato delle normative ben precise in merito a queste tematiche, che però l’Italia ha ignorato, non informando i soldati che mandava in missione all’estero. 

Il linfoma Hodgkin: che cos’è e in cosa consiste

Il linfoma di Hodgkin è una neoplasia che si origina nel sistema linfatico.  Questo è composto da vasi contenenti linfa, fluido costituito da liquidi, e materiali c.d. di scarto. Si occupa del trasporto dei linfociti e cellule del sistema immunitario e il suo ruolo principale, è quello di difesa dell’organismo dagli agenti esterni e dalle patologie.

Più specificamente, il linfoma di Hodgkin, origina dai c.d. linfociti B, tipo di globuli bianchi presenti, per l’appunto, in linfonodi, milza e numerosi altri organi.

Essendo il tessuto linfatico componente di quasi tutto il nostro organismo, il rischio di insorgenza di linfoma di Hodgkin può presentarsi in diversi organi.

Per effettuare la diagnosi e, quindi, eseguire l’esame istologico, solitamente, viene asportato un linfonodo.

I fattori di rischio di insorgenza del linfoma, sono, come per altre neoplasie, l’esposizione a cancerogeni o radiazioni. Vengono distinte, però, diverse “fasce di rischio”, tra cui:

  • Età: 20/30 anni e oltre i 60 anni
  • Geografia: il linfoma è diffuso principalmente in Nord Europa, Canada e Stati Uniti;
  • Virus di Epstein-Barr, causa della mononucleosi infettiva;
  • Importanti, nella maggior parte, i fattori ambientali, in quanto la patologia non è ereditaria;
  • immunodepressione;
  • Sesso: tendenzialmente sono gli uomini a presentare un rischio superiore rispetto alle donne;
  • Socio economico: comune fra le persone con alto tenore di vita

La storia di Lorenzo Motta linfoma di Hodgkin

Lorenzo Motta, ex militare della marina militare congedato nel 2008 affetto dal linfoma di Hodgkin, a causa di una patologia contratta dall’esposizione all’uranio impoverito, a nanoparticelle di metalli pesanti, che, ormai da quattordici anni ormai circolano nel suo sangue e per la somministrazione di vaccini senza criterio.  

La storia di Lorenzo Motta linfoma di Hodgkin, seguita con molta attenzione dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA e legale di Lorenzo insieme all’Avv. Pietro Gambino, inizia quando lui ha appena 21 anni. Lui, come tanti altri militari, fa parte del lunghissimo elenco di persone in divisa che si sono ammalate a causa dell’uranio impoverito, nano particelle di metalli pesanti scaturite dall’esplosione di ordigni bellici e vaccinazioni senza controllo.

Mi sono arruolato in marina militare nell’Aprile del 2002. Finito il corso di specializzazione alle scuole militari di Taranto fui destinato su Nave Scirocco (unità missilistica, antisommergibile) di base a La Spezia. Ci tengo a precisare che subito dopo aver terminato la scuola a Taranto presentai domanda per aderire al 54° Corso Ordinario Incursori del COMSUBIN e fui sottoposto a visita per ottenere l’idoneità.

Mi analizzarono tutto; sangue, torace, polmoni etc. Ero sano come un pesce.  Ed è in queste condizioni che, per motivi personali, ritornai bordo della Scirocco, con la quale intrapresi le prime missioni all’estero, circa otto in totale dal 2002 al 2007. Sono campagne umanitarie, contrasto alla pirateria e al terrorismo, e missioni per la pacificazione del territorio afghano“, ci tiene a precisare Lorenzo Motta.

Le conferme dello IARC in materia di uranio impoverito

L’utilizzo dell’uranio nelle Forze Armate è stato affermato e confermato dallo IARC nella sua monografia dell’anno 2012 dal titolo: Radiation volume 100D – a review of human carcinogens. In questa si legge testualmente:

“World stockpiles of depleted uranium are currently more than 1 million tonnes, with over 50.000 tonnes being added per year. Approximately 60.000 tonnes of enriched uranium is produced for nuclear fuel production purposes annually by facilities in the USA, Canada, France, the Russian Federation, and the United Kingdom. 

A total over 2.000 tonnes of highly enriched uranium are though to have been produced for military purposes.

Lorenzo Motta linfoma di Hodgkin: i primi sintomi

La sua vita, però, dal luglio 2005, è destinata a cambiare per sempre quando a seguito di un gonfiore nella parte destra del collo,  inizialmente diagnosticato come un semplice ascesso dentale, a cui poi seguiranno una serie di altre diagnosi inesatte, dalla tubercolosi a quella dell’HIV, si sottopone ad una biopsia.

L’esito arriva il 13 dicembre: è linfoma di Hodgkin, patologia che attacca il sistema linfatico. Si sottopone a otto cicli di chemioterapia e a 35 sedute di radioterapia (Lorenzo Motta linfoma di Hodgkin).

Lorenzo Motta linfoma di Hodkin: arrivo della lettera della MM

Nel frattempo, arriva anche una lettera della marina militare: se la malattia si fosse protratta per altri tre mesi, lo stipendio sarebbe stato ridotto del 50 per cento, se si fosse protratta per ulteriori tre mesi si sarebbe ridotto a zero.

Sono stato lasciato senza soldi, sfrattato da casa, con una figlia appena nata. Mi sono messo a fare il lavapiatti per mantenere la famiglia, ma quei soldi non bastavano lo stesso – spiega – Lo Stato non ti agevola, se sei in difficoltà viene per buttarti la terra di sopra.

Fin qui potrebbe anche essere una storia come tante, una parte che lui stesso definisce «pre-pensiero», perché ancora inconsapevole di quello che stava già accadendo.

Tu hai fatto missioni all’estero? Sei sicuro che sia stato il destino a riservarti questo linfoma?“. Cambia tutto, per Motta “Mi si è aperto un mondo, cominciai a fare ricerche e approfondimenti“.

Nel 2011 ottiene una risposta che mai si sarebbe aspettato: dentro il suo corpo vengono ritrovati sedici metalli diversi, dall’alluminio al ferro al nichel, c’è persino l’oro. Tutte formazioni “compatibili con quelle delle esplosioni.

Lorenzo Motta: domanda causa di servizio e vittime del dovere

Prima di questa scoperta, però, chiede la dipendenza da causa di servizio e la definizione di vittima del dovere, due benefici riconosciuti da distinti decreti del Presidente della Repubblica. Richiesta inoltrata al ministero della Difesa e trasmessa al Comitato di verifica, organo consultivo del ministero dell’Economia e delle finanze.

Dopo cinque anni riceve un esito che ancora rimbomba nella sua testa: «La sua patologia non è dipendente da cause di servizio». È il primo diniego dello Stato. L’unica alternativa è ricorrere al Tar Lazio, che ammette un vizio di forma nell’esito del Ministero e «impone all’amministrazione un onere motivazionale ed istruttorio particolarmente stringente».

Lorenzo Motta linfoma di Hodgkin: sentenza di primo grado

La sentenza di primo grado viene appellata con richiesta di sospensione. Il Consiglio di Stato invita a sua volta i Ministeri a rimettere un parere di accoglimento ben motivato: «La delicatezza della questione in sé e dei vari interessi implicati ne impone l’esposizione con dovizia di particolari, ma non determina di per sé solo il riconoscimento d’alcunché dell’appellato».

Le amministrazioni, per tutta risposta, negano di nuovo, secondo loro non ci sono evidenze scientifiche, ignorando quindi il rischio probabilistico e i numerosi altri casi identici a quello di Motta, giunti a un esito differente.

Entra in gioco un commissario ad acta e la nomina di un Consulente tecnico d’ufficio, che si esprimerà a breve sulla questione. “Intanto, spulciando tutte le memorie difensive del ministero della Difesa leggo che hanno dichiarato il falso in sede di giudizio.

Scrivono che non ho mai maneggiato munizionamenti pesanti e che non ho mai usato armi – spiega Motta – Ma posso dimostrare che non è così e rendere conto dei lanci missilistici effettuati dalla Scirocco. Come ci sono arrivato io, anche il ministero era ed è nelle condizioni di poterlo appurare. Bugie a carico mio. Loro scrivono e loro negano“.

Nel frattempo due sentenze, quella del Tar Lazio e del Tar Piemonte, parlano di 75 mila casi come il suo. Tuttavia, guardando indietro, Motta rifarebbe le stesse scelte: “Mi hanno tolto la cosa che amavo di più, la marina militare, e poi mi hanno trattato come un delinquente. Potessi tornare indietro, però, rifarei di nuovo tutto. Ora è stata coinvolta anche la Procura della Repubblica“.

Il sostegno dell’ONA a Lorenzo Motta e a tutte le vittime

Il Dipartimento “Tutela personale civile e militare esposto all’uranio impoverito”, costituito da ONA Onlus, per volontà del Presidente, Avv. Ezio Bonanni, sostiene e assiste il sig. Lorenzo Motta.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione rappresentativa delle vittime dell’amianto, e degli altri agenti patogeni e cancerogeni, nell’ambito delle sue attività istituzionali, ha assunto contezza del fatto che tra i militari, ex militari e personale civile, vi è un’alta incidenza di patologie che possono essere ricondotte anche all’esposizione ad uranio impoverito, nelle missioni cui hanno partecipato nello svolgimento del loro servizio, in condizioni ambientali particolarmente sfavorevoli, e quasi sempre in teatro bellico.

Nell’ambito dello svolgimento di tali missioni, questo personale ha ricevuto la massiva somministrazione di vaccini, che può aver avuto un ulteriore ruolo di potenziamento degli effetti delle esposizioni.

Dipartimento Tutela Esposti all’Uranio Impoverito

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il Dipartimento Tutela Esposti all’Uranio Impoverito e vittime dei vaccini, ha già assistito ed assiste molti dei militari. Militari che, dopo aver lavorato in condizioni di gravosa esposizione ad uranio impoverito, hanno subito danni biologici.

Le strade ferrate…di amianto: la storia di Rocco Addivinelo

Famiglia Addivinelo
Famiglia Addivinelo

Strage di ferrovieri in Italia per amianto

La storia di Rocco Addivinelo è un’ulteriore prova dell’entità della strage dovuta all’esposizione ad asbesto. Quasi 30.000 mesoteliomi, ad oggi, censiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto (27.356 dal 1993 fino al 2015, secondo il VI Rapporto Mesoteliomi pubblicato dall’INAIL). È la punta dell’iceberg della strage provocata dall’amianto, che miete 6.000 vittime ogni anno, con un trend purtroppo in continuo aumento.

Le Ferrovie hanno fatto tale uso di amianto da determinare un vero e proprio fenomeno epidemico (più di 650 mesoteliomi: sempre la punta dell’iceberg, potendosi stimare in oltre 2.000 i decessi per patologie asbesto correlate causate dall’esposizione professionale a polveri e fibre di amianto).

Soltanto a metà degli anni ’80 hanno cominciato ad affrontare il problema del loro abnorme utilizzo di amianto.

Ci sono stati appalti per la scoibentazione delle carrozze ferroviarie, dall’Isochimica (Avellino), alla FIREMA (Caserta), dalla AVIS (Castellammare di Stabia), fino alla Officine Stanga (Padova), e i loro dipendenti non sono stati risparmiati dalle fibre di amianto, con ulteriore carico di morte, lutti e tragedie.

Ne sanno qualcosa anche le famiglie dei ferrovieri. L’Osservatorio Nazionale Amianto ha promosso più di 100 richieste di risarcimenti danni e sostenuto l’iniziativa di migliaia di ferrovieri, che hanno ottenuto il prepensionamento per esposizione ad amianto. Molti sono ancora in causa con l’INAIL, con l’INPS e con le stesse Ferrovie. Ci sono state anche delle condanne penali.

Il caso di Rocco Addivinelo, ucciso dalle fibre di amianto

Rocco Addivinelo era, fino ad ora, una delle tante vittime. Un eroe civile sconosciuto, però sempre presente negli affetti della sua famiglia.

L’Osservatorio Nazionale Amianto racconta la sua storia e fa uscire dall’anonimato questa famiglia foggiana, distrutta dall’amianto.

Scampato ai bombardamenti aerei della Seconda Guerra Mondiali, con i quali gli angloamericani hanno completamente raso al suolo la città (bombardamento killer, perché non vi era alcun obiettivo strategico), il Sig. Rocco Addivinelo è stato invece ucciso dalla fibre di amianto, con atroci sofferenze e con l’indifferenza delle Istituzioni.

In questo viaggio per l’Italia, nell’inchiesta sulle morti di amianto nelle ferrovie, ci rechiamo a Foggia per acquisire direttamente le notizie e vedere con i nostri occhi l’effetto dell’amianto sulla vita umana.

Ci attende la Sig.ra Redenta sull’uscio di casa. Mostra molto di più della sua età anagrafica (71 anni). È vestita di nero, i capelli sono velati di bianco e gli occhi di pianto.

È rimasta vedova. Testimone vivente della morte del marito.

Il racconto della storia di Rocco Addivinelo

Il sig. Rocco Addivinelo era nato a Ortanuova in provincia di Foggia nel 1940: un uomo discreto, generoso, altruista, completamente dedito alla sua famiglia, alla moglie, la sig Redenta, ai due figli Raffaele ed Elisabetta e ancor più ai nipoti. Marito, padre e nonno esemplare.

Per prima è la figlia Elisabetta a voler ricordare il padre. Le sue parole trasudano amore, distrutto e sconfitto dalle fibre di amianto, sì perché le fibre di amianto uccidono anche l’amore, o meglio l’essere umano che ama l’altro essere umano, ucciso dall’amianto.

Chi era suo padre, Rocco Addivinelo?

“Mio padre era un lavoratore onesto. Si è spaccato le mani nell’azienda ferroviaria. Gli hanno fatto maneggiare l’amianto, mattina e sera, giorno e notte, e ha avuto come premio il mesotelioma che lo ha ucciso, mentre non è successo niente ai responsabili.

È così in Italia e in Puglia in particolare. Siamo carne da macello, ingranaggi della catena che è finalizzata al profitto che ingrassa pochi e uccide molti. Per questo motivo ho deciso di impegnarmi, al fianco dell’Avv. Ezio Bonanni, paladino delle vittime dell’amianto. Certamente la nostra battaglia è persa in partenza. Tutto è contro le vittime dell’amianto.

Gli enti pubblici, a iniziare dall’INAIL e dall’INPS (si pensi al gran numero di cause che sono in piedi per le rendite e per i benefici contributivi: questo vuol dire che gli enti pubblici sono contro le vittime dell’amianto); e le ASL: dove erano le ASL e gli altri enti pubblici quando si maneggiava l’amianto? Perché non lo hanno reso pubblico, perché non hanno informato i lavoratori che l’amianto è un killer per l’uomo e per l’ambiente?”.

Di un rapporto “opaco” ha parlato anche l’Avv. Ezio Bonanni, ospite come relatore nel recente intervento del 15 settembre 2017, durante la Fiera del Levante, a Bari.

Piange e singhiozza la giovane Elisabetta. Due lacrime le solcano il viso, lo sguardo è assente, come piombato in un abisso. Si sente fuori dal mondo e fuori dalla realtà. L’orologio delle sue emozioni è fermo al 2009, la data in cui ha visto suo padre morire davanti a lei.

Il Signor Rocco, vittima del mesotelioma

Una morte atroce, quella di Rocco, il mesotelioma gli avvinghiava i polmoni: non riusciva a respirare, i familiari lo sostenevano con la bombola di ossigeno eppure non riusciva a respirare, il mesotelioma, questo assassino, se lo stava portando via, lo stava uccidendo e così si è spento davanti a noi. Ha chiesto aiuto Rocco, voleva vivere, perché amava la moglie, i figli e i nipoti.

Attendo qualche minuto prima di riprendere l’intervista, il tempo di lasciare che Elisabetta beva un bicchiere d’acqua e si asciughi le lacrime.

“È stato il nostro angelo, e di certo continua ad esserlo dal cielo”, mi dice. Dal cielo perché nel marzo del 2009, il signor Rocco muore per un mesotelioma pleurico, tumore devastante causato dall’ esposizione all’ amianto che si manifesta anche dopo moltissimo tempo dall’ effettivo contatto. Nel suo caso, l’esposizione risale ai primi anni del 1970 quando lavorava come operaio per le Ferrovie dello Stato presso il deposito ferroviario di Foggia per circa un anno e mezzo.

Elisabetta, quando inizia il vostro calvario?

“È il 2006 quando insorgono i primi sintomi; affanno, tosse, febbre inizialmente attribuiti e curati come bronchite. La salute di mio padre non migliora ovviamente e nel dicembre di quello stesso anno dopo una lastra al torace che evidenzia presenza di liquido nel polmone viene ricoverato d’urgenza all’ospedale statale di Foggia, sottoposto all’aspirazione, a una serie di esami compresa una biopsia che però ha esito negativo, persino a cure per tubercolosi e alla fine dimesso senza una diagnosi precisa.

Nei mesi che seguono poiché i sintomi restano e il liquido si riforma diventa necessaria una visita specialistica più approfondita che viene effettuata presso l’ospedale San Camillo Forlanini di Roma dove, nell’ aprile del 2007, papà subisce l’intervento e gli accertamenti che forniscono la diagnosi di mesotelioma e scopriamo la relazione tra questa malattia e l’amianto.

Come da prassi l’ospedale segnala il caso di mio padre, dice ancora, agli enti competenti della regione di appartenenza e lo affida alle cure di un oncologo per la chemioterapia con l’obiettivo di arginare il più a lungo possibile il tumore per cui non esiste una speranza di remissione. Il peggioramento arriva nel 2009, la malattia ha compromesso altri organi e altre funzioni.

Papà, che ha avuto comunque un periodo di sopravvivenza superiore alla media, è debilitato, i valori delle analisi sono sempre più alterati, diventa inevitabile un nuovo ricovero all’ ospedale di Foggia dove ogni tentativo terapeutico risulta però inutile e nell’arco di pochi giorni muore”.

Riconoscimento della patologia come malattia professionale

Alcuni mesi prima del decesso l’INAIL riconosce come malattia professionale la sua patologia stabilendo anche il versamento di una somma ma ciò che la sua famiglia è intenzionata ad ottenere è un risarcimento dalle Ferrovie in quanto a nessun altro periodo lavorativo può imputarsi l’esposizione all’amianto causa della morte del loro caro.

Molti colleghi di mio padre hanno sviluppato lo stesso tumore in momenti diversi della vita e con lo stesso tragico esito”, conclude Elisabetta.

Quando ha conosciuto l’Avv. Ezio Bonanni?

“Sono anni che portiamo avanti questa battaglia che non ci stancheremo mai di combattere fino a che non vedremo riconosciuto ciò che ci spetta. Mio padre non c’è più, nessuno potrà darci indietro il nostro angelo e tutti i momenti persi, ma speriamo che almeno il nostro calvario serva da monito per altri lavoratori.

L’avvocato Ezio Bonanni ci assiste dal maggio 2016, insieme al nostro legale di Foggia, ci siamo affidati a lui, la sua storia parla per lui, sappiamo con quale amore ha sposato la nostra causa e quella di tutte le famiglie che vivono questa dramma”

Purtroppo si spendono le risorse pubbliche per armamenti e per finanziare la politica, e si sottraggono risorse per il lavoro dei giovani, e per la sicurezza degli ambienti di lavoro: basterebbe poco. Continueremo il nostro impegno contro l’amianto e per la prevenzione delle patologie asbesto correlate e il risarcimento dei danni”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Esiste questa strage di mesoteliomi tra i ferrovieri?

Testimonianze che, non ci lasciano indifferenti e ci spingono ad andare a fondo su questi fatti.

Sarà proprio vero quello che la Sig.ra Elisabetta ha dichiarato sull’utilizzo dell’amianto da parte del padre? A mani nude, ignaro e privo di maschere protettive? Secondo i dati del ReNaM ci accorgiamo che la sig.ra Elisabetta ha detto il vero, purtroppo.

Il censimento del VI Rapporto ReNaM dell’ottobre del 2018, infatti, riporta come i casi siano 619 nel settore Rotabili ferroviari. Inoltre, tra questi, sono 82 i casi di mesotelioma per esposizione ambientale tra coloro che hanno abitato nei pressi delle ferrovie. Il trend è in aumento nel VII Rapporto ReNaM.

I settori a più alto rischio amianto e con una maggiore incidenza di casi di mesotelioma sono riportati nella pubblicazione dell’Avvocato Bonanni, Presidente dell’ONA, “Il libro bianco delle morti d’amianto in Italia“. Questo testo costituisce un duro atto di accusa sull’immobilismo delle istituzioni in Italia sul problema amianto.

A questo punto sorge spontaneo porsi alcune domande. I colpevoli sono stati processati e assicurati alle patrie galere? Pare di no, poiché al di là di alcune condanne, con i benefici di legge, tutto tace. Cosa fanno le Procure?

Richiesta di giustizia delle vittime e delle loro famiglie

Al fine di rendere giustizia alla morte di Rocco, la battaglia dell’Osservatorio Nazionale Amianto è andata avanti. Si è avviata, infatti, l’azione giudiziaria presso il Tribunale di Roma.

Durante la fase di istruttoria, sono stati sentiti i testimoni, tra cui un collega di lavoro di Rocco. È stata espletata la CTU tecnica. Nell’ultima udienza l’Avvocato Ezio Bonanni ha insistito per la CTU medica. Adesso si sta aspettando l’accertamento medico legale per approfondire la vicenda.

Per avere ulteriori informazioni visita il sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto, dove è possibile consultare anche l’apposita sezione dello Sportello Nazionale Amianto. In alternativa puoi contattare il numero verde gratuito: 800 034 294.