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Ex Ilva: vite appese a un filo

Ilva Taranto
Ilva Taranto

L’ex Ilva, oggi Arcelor Mittal Italia, è il più importante stabilimento europeo. La sede principale è situata a Taranto, che si occupa della produzione e della trasformazione dell’acciaio. La fabbrica portò alla morte migliaia di lavoratori e non solo. I fumi tossici e le fibre di amianto si espansero in tutta la zona rurale contigua alla fabbrica facendo ammalare tantissime persone e animali. Per esempio sono nati agnellini con gravi deformazioni.

«Rilasciavano nubi di fumo, tossiche, durante la notte», dichiara l’avv. Gentile.

Anche coloro che lavavano le tute dei lavoratori, le mogli, i familiari, inalarono le fibre di amianto che si trovavano sugli indumenti.

Tutta la verità raccontata dai lavoratori dell’ex Ilva

È del 20 maggio 2019 la notizia che, a causa di un malfunzionamento, l’apertura di una valvola di sicurezza dello stabilimento di Taranto ha sprigionato nell’aria una nube di denso fumo nero. Tantissime le segnalazioni dei cittadini, preoccupati, per l’odore nauseante di gas che proveniva dalla zona industriale.

Il 13 giugno 2019 ci furono numerose proteste da parte dei genitori che occuparono la scuola Deledda del capoluogo ionico preoccupati per i loro figli in seguito ai dati rilevati dall’Arpa Puglia. Secondo i dati nella parte dell’edificio scolastico vicino all’ex Ilva, si registrano diossine e pc fino a 45 nanogrammi per chilo, quattro volte oltre il limite consentito di 10 ng.

Le indagini si effettuarono nei terreni delle barriere artificiali  per proteggere le case e nel quartiere dall’acciaieria. È una storia lunga, quella dell’Italsider, passata, poi, all’Ilva, che richiamava il nome latino dall’isola d’Elba, dalla quale era estratto il ferro utilizzato a fine Ottocento per alimentare gli altiforni.

Nel 2012  fu disposto dalla magistratura di Taranto il sequestro dell’acciaieria per gravi violazioni ambientali; secondo le indagini ,infatti, aumentarono drasticamente i casi di patologie tumorali, leucemie, malattie della tiroide e mesotelioma, strettamente correlate all’amianto.

Approfondisce l’argomento “ILVA di Taranto disastro ambientale“.

Dati epidemiologici dell’emergenza ambientale in Puglia

Durante la conferenza che si è svolta a Taranto il 9 Febbraio 2019, l’ONA ha diffuso i dati epidemiologici relativi all’inquinamento e all’emergenza ambientale in Puglia.
Secondo il VI Rapporto ReNaM, per la Regione Puglia i mesoteliomi ufficialmente registrati sono stati 1.191, nel periodo tra il 1993 e il 2015. Sono pari al 4,4% di quelli registrati nel Paese, il 67,2% dei casi causati da esposizione all’amianto di tipo professionale. I dati aggiornati sono disponibili nel VII Rapporto ReNaM.

«Tenendo conto che statisticamente i tumori polmonari sono circa il doppio dei mesoteliomi e tenendo conto dell’incidenza di tutte le altre malattie asbesto correlate, l’Osservatorio Nazionale Amianto – spiega il presidente, avv. Ezio Bonanni – stima che in Puglia siano circa 5mila i morti causati o concausati dall’esposizione all’amianto nel periodo dal 1993 al 2015. Dunque, circa 220 l’anno, per le sole patologie asbesto correlate. Poi ci sono tutte le altre patologie causate dalla diossina e dagli altri inquinanti».

I danni alla salute provocati dall’amianto

«L’insorgenza del mesotelioma è solo la punta dell’iceberg: l’amianto infatti è in grado di determinare patologie fibrotiche, tra le quali l’asbestosi, le placche pleuriche, gli ispessimenti pleurici e complicazioni cardiovascolari e cardiocircolatorie e diverse patologie neoplastiche», precisa l’esperto.

«L’Ona ha ritenuto di rafforzare la sua presenza su un territorio che sta pagando un prezzo altissimo in termini di salute e inquinamento ambientale – ha sottolineato Bonanni – i morti per mesotelioma nella città di Taranto tra il 2006 e il 2011, sono la metà di quelli censiti nell’intera Puglia dal Registro regionale. Centoventuno morti solo di mesotelioma, di cui 99 uomini e 22 donne. Tenendo conto che l’Italia ha una popolazione di circa 60milioni di abitanti e che ogni anno si censiscono 1.900 mesoteliomi, secondo i calcoli si dovrebbe rilevare un caso di mesotelioma ogni 31mila abitanti. A Taranto, quindi, che ha una popolazione di 200mila abitanti, si verificherebbero 6 casi di mesotelioma l’anno. Mentre i numeri drammatici censiti dall’ONA riportano fino a 25 casi di mesotelioma, un’incidenza superiore di quattro volte ai dati di attesa».

Avvocato Gentile: riconoscimento esposizione all’amianto

L’avvocato Giovanni Gentile, del Foro di Taranto, ex lavoratore Ilva, è stato riconosciuto esposto all’amianto dall’Inail di Taranto.  È stato presente a numerose conferenze tenute dall’Ona Puglia, schierato per difendere i lavoratori nonché colleghi della società e dell’indotto Ilva. Gentile racconta, durante l’intervista, alcuni episodi riguardanti gli anni di lavoro nello stabilimento ionico.

«Ho lavorato all’Ilva di Taranto dal ’79 al ’97. Allora il presidente era l’ingegner Gambardella. La produzione dell’acciaio era ai massimi livelli.
l’Ilva ha iniziato a produrre acciaio nel ’61. All’inizio c’era una grande richiesta di manovalanza per cui coloro che lavoravano nelle campagne e avevano uno stipendio molto basso hanno accettato qualsiasi tipo di mansione e straordinario all’interno dello stabilimento perché la paga era alta rispetto alla media agricola e artigianale.

Grazie a questo tipo di lavoro, molte persone hanno potuto comprare casa e avere un tenore di vita più alto, hanno potuto iscrivere i propri figli nei licei e nelle università, per cui c’era un certo benessere. Ne ha beneficiato in primo luogo la città di Taranto ma anche tutta la provincia perché i lavoratori, avendo un salario maggiore, potevano spendere, comprare mobili e avevano le ferie pagate, cosa che non succedeva per i lavori che svolgevano in precedenza.

Lavorazioni e inquinamento all’ex Ilva

Si assumevano anche molte persone che venivano da altre città. Produrre acciaio non era a conoscenza di tutti. La cosiddetta area ghisa (che era l’area a caldo dove io ho lavorato per tantissimi anni) era la più pericolosa perché l’amianto, che è un coibentante e protegge dal calore, quando demolivo i mattoni dopo tante colate in appalto, rilasciavano una grandissima quantità di fibre di amianto nell’aria. Le zone di lavoro erano moltissime, le cocherie erano il posto peggiore per l’inalazione di polveri sottili, fibre di amianto, diossina e altri agenti tossici inquinanti.

Alle 7,30 di mattina quelli che lavoravano nelle cocherie avevano già la faccia nera, non si sapeva che tipo di polveri fossero ma nessuno si lamentava o chiedeva.
Non sapevamo che il prezzo del guadagno sarebbe stato così alto e che avremmo pagato in termini di salute.

Come si svolgeva il lavoro in fabbrica?

Per creare dei tubi era necessario fare una colata continua di acciaio.
In seguito usciva un bramma
(semilavorato d’acciaio a sezione rettangolare che si utilizza nella produzione di lamiere – dizionario Garzanti) e il tubo poteva essere anche lungo di migliaia di chilometri. Prima di fare le colate continue c’erano colate in alcuni contenitori che noi chiamavamo ghiaccioli o pinguini.

In questi contenitori venivano messe delle formelle enormi di amianto; lì si colava l’acciaio e quando si solidificava il carroponte batteva e tirava su la corazza. Ne usciva un involucro di acciaio che veniva tirato fuori, poi riscaldato e schiacciato per poter tirare fuori il bramma. Per fare la ghisa c’erano centinaia di minerali che venivano miscelati e cotti sugli altiforni, la ghisa tramite convertitore veniva trasformata in acciaio».

I fumi e le polveri hanno provocato patologie tumorali anche alle persone che abitavano nei quartieri vicini…

«Nella zona dei Tamburi, adiacente a Taranto, c’è una collinetta creata dall’Ilva dove gli operai scaricavano le cosiddette scorie e la loppa (sottoprodotto della riduzione dei minerali di ferro nell’altoforno – ndr). Si creò questa collina artificiale per proteggere il quartiere tamburi dalle polveri. Ma, ci sono delle ciminiere nell’Ilva di circa 60-70 metri e le polveri cadono ben oltre questa collina.

Quando facevo il turno di notte, spesso si aprivano delle valvole e uscivano dalle ciminiere le polveri che venivano rilasciate nell’aria. Con il buio non era visibile ai cittadini. Il tutto veniva occultato. Inoltre, l’Ilva prelevava e sicuramente preleva tutt’ora, l’acqua dal mare per eseguire il raffreddamento degli impianti e, in seguito, getta la stessa acqua, inquinata, nel mare».

Vi sottoponevate a controlli medici?

«Le visite aziendali erano convenzionate sia internamente che esternamente ma non erano approfondite, non hanno mai fatto esami del sangue né a me né ai miei colleghi».

Purtroppo, sono poche le persone che sono state risarcite per i danni di salute.

«L’ex Ilva è stata “creata” dallo Stato. Hanno utilizzato grandi quantità di amianto per l’economicità del materiale e per le sue qualità isolanti e di resistenza al calore.
 Allora era legale, ma nel 92 è stato bandito dalla legge.

Quando facciamo causa all’Inps, questo si difende rispondendo che non siamo esposti all’amianto. Ancora oggi, nello stabilimento, ci sono 400mila tonnellate di amianto da smaltire. Le guarnizioni erano in amianto, non avevamo protezioni, si usavano guanti e grembiuli in amianto. Dall’Italia si esportava questa tecnologia di lavorazione dell’acciaio in tutto il mondo.

Moltissime persone sono morte a causa delle polveri e delle fibre di amianto che hanno inalato. Durante la notte studiavo per poter lasciare il lavoro nello stabilimento e trovare un impiego migliore. Per me e per la mia famiglia. Non rinnego ciò che ho fatto ma non ero consapevole dei pericoli a cui sono stato esposto.

Quello che preoccupava noi operai erano gli infortuni, infatti, molti sono morti a causa di incidenti avvenuti all’interno dell’ex Ilva, ma non sapevamo che queste sostanze e polveri rilasciate nell’aria fossero dannose.

L’ONA si sta battendo per tutelare la salute dei lavoratori esposti».

Nel 2012 la procura di Taranto stabilì la chiusura del polo siderurgico e l’arresto dei dirigenti per le morti e per violazioni ambientali

La chiusura era per l’immissione di fumi nell’atmosfera, diossina, polveri sottili. Hanno abbattuto animali che pascolavano a ridosso dell’Ilva. La chiusura è stata fatta solo ed esclusivamente su una serie di elementi. In quel caso l’ARPA ha fatto i rilevamenti per l’inquinamento in aria e nell’acqua. Fino al 95 l’Ilva era statale e la legge sull’amianto è uscita nel 92 ma non è stato fatto niente».

La fabbrica ha prodotto ricchezza, benessere ma a caro prezzo. Troppe persone hanno perso la vita.

Agenti patogeni all’ex Ilva: interviene Maggi

Pasquale Maggi, dipendente di Arcelor Mittal, ha segnalato più volte la sua esposizione in modo continuativo a fibre di amianto e altri agenti patogeni all’interno dello stabilimento. Come racconta nell’intervista che segue, lavora lì da vent’anni. Ha sottolineato ai dirigenti la necessità di bonifica della fabbrica e di tutela per i lavoratori.

«L’azienda sottovaluta il livello di pericolosità dell’amianto – dichiara Maggi – si cerca di occultare la verità, ovvero la massiccia presenza di amianto all’interno dell’ex Ilva. L’amianto presente non è stato totalmente censito, le bonifiche sono parziali e noi impiegati abbiamo lavorato in assenza di strumenti di protezione.

Più volte ho esposto denuncia per queste motivazioni e per l’assenza di informazioni riguardanti la pericolosità delle sostanze a cui siamo esposti. L’ho fatto per me e per gli altri. Ma non c’è sorveglianza sanitaria, da anni facciamo richieste alla ASL di competenza ma non vengono ascoltate, la nostra salute è a rischio ogni giorno».

Pasquale ha effettuato il 19 Marzo 2019 una visita pneumologica dal dott. Giorgio Castellana e risulta affetto da una forte asma bronchiale “professionale”, una patologia asbesto correlata, come risulta dalla sentenza del tribunale di Velletri.
Sono molte le persone che hanno perso la vita ingiustamente e la pericolosità delle polveri non riguarda solo gli impiegati ma tutti gli esposti, anche indirettamente.
Non si può permettere che innocenti, bambini, madri, paghino per un errore commesso da altri.

Ex Ilva: l’emergenza amianto non si ferma

Come una corda che si consuma lentamente, così le persone continuano ad ammalarsi e a perdere la vita o peggio, a vivere appese a un filo. Con l’angoscia di contrarre da un giorno all’altro una malattia asbesto correlata e lasciare per sempre tutto ciò per cui hanno lavorato e lottato: i loro affetti, le loro famiglie, il proprio orgoglio.
E la corda si sta lacerando, non è stato fatto abbastanza e le morti documentano questa strage che si perpetua da troppi anni.

Situazioni statiche.
Tante parole e pochi fatti.

Ma soprattutto la noncuranza e l’infrazione della legge: “é… certo e incontestabile che l’integrità personale dell’uomo e la sua salute (sommi beni che trascendono dalla sfera dell’individuo per assurgere ad importanza sociale, come necessaria premessa della conservazione e del miglioramento della specie) sono protette non soltanto dal contratto ma, altresì, da numerose leggi di pulizia sanitaria e perfino dal Codice penale”. Sentenza della Corte di Cassazione 28 aprile 1939 N.2017

L’amianto era e continua ad essere un killer silenzioso.

La vita e l’acqua, da Marte a Bresso

Marte
Marte

Gira che ti rigira, la “marzianità” dell’uomo si va rivelando più di una semplice ipotesi. La fantasia di Orson Welles negli anni trenta e di Ennio Flaiano nei cinquanta avevano anticipato quanto adesso la sonda Mars Express ed il radar italiano Marsis ci confermano e cioè che, con la presenza dell’acqua, la vita su Marte era ed è probabile.

Vita su Marte una fantasia probabile

Mentre il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Battiston, ci annuncia che l’europea ExoMars , a guida italiana, inizierà a lavorare sul “pianeta rosso” ,alla ricerca degli alieni, tra un paio d’anni, a Bresso, nel milanese, la presenza della vita aliena nell’acqua “potabile” è già cosa certa: sempre ricercatori italiani, quelli dell’ATS Città Metropolitana di Milano, hanno scoperto i batteri della legionella nel sistema idrico.

Marte
Marte

A fare le spese del degrado sono stati gli anziani, deceduti e ricoverati. Ecco, dunque, il paradosso dell’italica realtà fatta di genio e sregolatezza. Sappiamo benissimo che la gran parte degli acquedotti italiani sono colabrodo e sono a rischio di contaminazioni per problemi di manutenzione, per non parlare dei rischi da amianto che ripropongono quello che capitava ai romani con il piombo delle tubature.

Marte un tempo florida e lussureggiante come la terra?

Insomma, se da una parte non possiamo che gioire per il successo dei nostri uomini di scienza, dall’altra, riflettendo sul pianeta Marte , una volta lussureggiante ed oggi desertificato, pensando al pianeta Terra in fase di compromissione, non possiamo che preoccuparci e ripetere la domanda che fu fatta da un ascoltatore a Welles dopo il suo clamoroso scherzo radiofonico del 30 ottobre 1938 , con il falso annuncio dell’invasione marziana: “Ma, a che ora è la fine del mondo?”.

Oppure fare nostra la battuta di Flaiano, autore di Un marziano a Roma nel 1953: “E pensare che questa farsa durerà ancora miliardi di anni, dicono.”

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.  

I servizi di assistenza ONA in materia di mesotelioma

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

 assistenza ona

Inferno o paradiso?

Paradiso
Paradiso

Ma a cosa aspirano gli uomini delle diverse fedi religiose, anche i “radicalizzati”, se non al paradiso, mentre provocano quotidianamente l’inferno? Qualche dubbio sulla serenità mentale di noi tutti mi viene: che senso ha dividersi nei riti e nelle professioni, per poi unirsi nella solidarietà di circostanza dopo la strage di turno?

Il bene e il male due forze opposte e necessarie

Credo e insisto nella possibilità di trovare le radici del male, cercandole in modo razionale, salvo eludere la scomoda verità, rinunciare ad estirparla, quasi il male sia da considerarsi necessario per capire quale sia la differenza con il bene, che non sempre ci riserva la sua sembianza più accattivante, ideale.

Paradiso

Colgo, oggi, lo spunto dall’eruzione del vulcano Kilauea nelle Haway per rappresentare quella che potrebbe essere una catastrofe in un’area antropizzata e che diversamente diviene il simbolo superbo della natura allo stato sorgivo, spettacolarmente rappresentativo della combinazione vitale tra terra, fuoco, acqua ed aria.

Inferno O ParadisoQuando si immagina il paradiso e si aggiunge l’aggettivo terrestre si fa riferimento al Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch, oppure alle immagini smart degli ultimi atolli sperduti nelle immensità oceaniche?

Allora mi spiego perchè l’istinto peggiore dell’uomo, quello distruttivo, si è accanito proprio su di un angolo ideale di paradiso, l’atollo di Bikini, tra il 1946 e il 1958, scelto come poligono nucleare dagli USA e dove furono sperimentate le peggiori bombe possibili, da quelle atomiche a quelle all’idrogeno.

Un paradosso che fa riflettere

Volete capire ancora di più il paradosso della umana storia fatta di perversioni e ravvedimenti operosi? Bene, l’ex paradiso in Bikini è stato dichiarato di nuovo “formalmente” abitabile dal 1997 e patrimonio mondiale dell’umanità, dall’UNESCO, dal 2010, forse perchè da quel paradiso perduto ha preso il nome un indumento femminile, che produce gioia ed incubi a molte donne ed uomini di questi tempi…

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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Libia e Tratta: il business sporco dei clan e delle tribù

Tribu
Tribù

Dal tratta di esseri umani al business della criminalità organizzata

Rispetto a situazioni al limite della sopportazione e fuori delle regole. Dopo i giorni del trionfo azzurro nel nuoto, ma anche  dell’acuirsi della tratta di esseri umani, che insieme al traffico delle armi, della droga e dello smaltimento irregolare dei rifiuti tossici costituisce uno dei grandi business per la criminalità organizzata internazionale.

Tribù

Una volta si diceva “Pugno di ferro in guanto di velluto” e vorremmo che ancora funzionasse così

Si, mi riferisco al non senso, al pasticciaccio che s’è creato con la Libia, che si insiste a considerare dotata di sovranità nazionale, ma che in realtà è divisa in centoquaranta e più frazioni, tante quante sono le fazioni e le tribù, che la compongono, compresi i due governi nazionali autoreferenziali di comodo per soggetti terzi.

La verità è che l’omogeneità difficilissima di quella terra è stata artatamente distrutta per iniziativa autonoma francese nel 2011, per mero interesse petrolifero, continuando la saga che vide tra le illustri vittime lo stesso Enrico Mattei.

Ora si ritorna alla carica, anche da parte italiana, facendo leva sui due Governi improbabili, in guerra tra loro, senza incidere adeguatamente sul contesto tribale, quello che gestisce la transumanza verso l’Italia secondo modalità corsare.

Dunque i Fratelli della Costa e dell’Interno libici gestiscono di fatto traffici di donne e bambini, donne ed uomini ad esclusivo scopo di ricatto e riscatto nei nostri confronti e noi dovremmo addirittura mandare le nostre navi da guerra senza appoggio aereo e per giunta disarmate, a fare cosa?

Tribù

Bisogna riflettere sul tipo di accoglienza

Il rischio che corriamo è che ciò avvenga con taratura delle regole d’ingaggio, dietro ingiunzione di uno dei due governi (quello di Serraj) che a suo tempo si era accordato con Macron. Il Presidente francese in quanto a sovranità ci aveva fatto capire chiaramente come la pensa attraverso la vicenda dei cantieri navali STX, nazionalizzati in barba all’acquisto da parte dell’italiana Fincantieri.

Provate a pensare al tipo di accoglienza che riceverebbero i migranti se provassero a sbarcare in Francia. Scaraventare sulle coste italiane centinaia di migliaia di umani oggetto di tratta è dunque di fatto una azione doppiamente offensiva da parte libica, onde per cui non provvedendo soggetti terzi ad interrompere questo surreale andazzo, alla fine siamo costretti a provvedere noi.

Ipotesi della difesa comune europea

Tribù

La difesa comune europea è una pia futuribile ipotesi, al momento basata su esborsi (alla Turchia) e su sanzioni (alla Russia). la NATO si interessa solamente di questioni baltico – ucraine e l’ONU appare disciolta come neve al sole, completamente disinteressata ad una vicenda dalle proporzioni pur macroscopiche e destinata ad ingenerare una rivoluzione copernicana negli equilibri intercontinentali.

Diciamo che, quando le Nazioni Unite si sveglieranno da questo peloso letargo, sarà comunque troppo tardi, perché a mio avviso la loro funzione sarà nel frattempo cessata, per perdita di credibilità, salvo penose manovre su questioni di politica e religione, in cui viene sistematicamente coinvolta anche l’UNESCO, che bene farebbe a difendere concretamente i siti del patrimonio comune dell’umanità, prima e non dopo la loro distruzione…

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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Sicilia, terra di amianto

Tutela vittime amianto Sicilia
Amianto

Intervista a Calogero Vicario, coordinatore Sicilia e Siracusa

L’Osservatorio Nazionale Amianto è stato costituito, a livello nazionale, nel 2008 per dar voce e assistenza medica, tecnica e legale, a tutte quelle persone esposte a fibre di amianto e altri agenti cancerogeni.
In Sicilia, l’associazione è nata nel 2011 ma l’attività del coordinatore, Calogero Vicario, era già iniziata nel 2008.

“Purtroppo, in queste regioni c’è una massiccia presenza di amianto – afferma Calogero Vicario – a causa anche della presenza del polo petrolchimico più grande d’Europa. Noi lavoratori a contatto con l’amianto abbiamo subito, rispetto alle altre regioni, una forte discriminazione perché, non essendoci una legge con la mappatura dei siti a rischio amianto, la regione Sicilia non è stata inclusa tra gli atti di indirizzo ministeriale”.

La Sicilia, inoltre, è piena di manufatti in cemento amianto per la presenza dell’ex stabilimento Eternit.
Infatti a Siracusa, per circa 40 anni, c’è stata una fabbrica di Eternit che ha provocato, secondo la Procura di Torino,  48 morti e 68 malati a causa dell’amianto su 300 operai che vi lavoravano. Questo fino al 2012.
Ancora non sappiamo se ci saranno altri morti e quanti potrebbero essere in futuro  perché la malattia da amianto ha tempi di latenza molto lunghi e può manifestarsi  anche dopo 40 anni dall’esposizione.
Inoltre, l’asbesto è ancora presente nelle industrie poiché c’è stata solo una bonifica parziale, esterna e non interna, degli edifici.

Il riconoscimento dei benefici previdenziali

“Per ottenere il riconoscimento dei benefici previdenziali – aggiunge Calogero – coloro che sono stati esposti, dovevano agire per vie legali.
Insieme ai lavoratori, come me, esposti alle fibre di amianto abbiamo depositato un’istanza  presso il Tribunale di Siracusa e nel 2018. Dieci lavoratori hanno avuto il riconoscimento.
Ho visto molti colleghi morire per questo.
Qui in Sicilia sono circo 20.000 gli esposti.
Molti operai sono morti per mesotelioma, carcinoma polmonare e altre patologie asbesto correlate”.

Grazie alla costanza di Vicario, dell’avv. Bonanni e dell’On. Pippo Gianni, in Sicilia sono stati attivati due sportelli di assistenza per gli esposti, uno aperto presso l’assessorato allo Sviluppo Economico della Provincia regionale e l’altro al comune di Priolo.

“Abbiamo lottato molto – conclude Vicario ­- siamo soddisfatti dei risultati ottenuti perché abbiamo raggiunto traguardi importanti, grazie alla legge introdotta da Pippo Gianni nel 2014. Ora le persone che lavorano e hanno lavorato a contatto con l’amianto e altri agenti cancerogeni hanno la possibilità di essere monitorate senza doversi spostare fuori dalla regione.
Chiediamo, ancora una volta, l’intervento del ministro Di Maio perché tutti gli esposti hanno diritto al cosiddetto accredito contributivo per le minori aspettative di vita e non ci devono essere discriminazioni tra la Sicilia e le altre regioni”.