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Marina Militare tutela vittime: Salvatore Carollo

Salvatore Carollo
Salvatore Carollo

Marina Militare tutela vittime. Le vittime del dovere sono tutti quei soggetti che hanno subito un danno fisico o lesioni nel corso delle loro attività di ordine pubblico, nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari, in operazioni di soccorso, in attività di tutela della pubblica incolumità, a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale (art. 1, comma 563, della Legge 266 del. 2005), anche se non dipendenti pubblici (SS. UU. 22753/2018).

Uno dei settori più a rischio ad esposizione ad agenti patogeni, cancerogeni e tossico nocivi è la Marina Militare.

ONA: difesa delle vittime di amianto della Marina Militare

L’ONA, presieduta dall’Avv. Ezio Bonanni, ha ottenuto per gli appartenenti alle Forze Armate e al comparto sicurezza, il riconoscimento di vittime del dovere, con il riconoscimento delle stesse prestazioni riconosciute alle vittime del terrorismo.

In caso di decesso, il diritto al risarcimento dei danni subiti dalla vittima si trasmette agli eredi, oltre al risarcimento dei danni subiti per la perdita del loro congiunto, che si aggiungono a quelli dovuti per le prestazioni previdenziali (Marina Militare tutela vittime).

Marina Militare tutela vittime
Salvatore Carollo

Il caso – Indagini Marina Militare Taranto

Oggi esaminiamo il caso di una vittima in attesa di riconoscimento.

Si tratta del Sig. Salvatore Carollo, deceduto a Monreale (Pa) il 19/05/2019 dopo aver contratto il terribile “Mesotelioma pleurico destro epitelioide”. Il Sig. Carollo Salvatore ha prestato servizio militare presso il Ministero della Difesa/Marina Militare Italiana, dall’1/09/1962 al 31/12/1978 dapprima in qualità di sottufficiale in arruolamento volontario C.E.M.M. di Mariscuola di Taranto, successivamente in qualità di allievo tecnico elettronico, poi trasferito nella categoria di elettricista e successivamente di nuovo trasferito nel ruolo di sottufficiale di complemento.

Per circa 16 anni, è stato imbarcato su diverse unità navali della Marina Militare, in particolare sulla nave ‘Grado’, ‘Ape’, ovvero in tutte le altre unità navali. 

Durante lo svolgimento quotidiano delle sue attività professionali, il Sig. Carollo è stato esposto a polveri e fibre di amianto, senza mai essere stato – si legge nel testo della sua denuncia querela depositata personalmente in data 27.06.2018 –

informato circa il rischio morbigeno cui andava incontro e – inoltre – in assenza di qualsivoglia strumento di prevenzione tecnica e di protezione individuale, e quindi in violazione di specifiche regole cautelari, applicabili nel caso specifico, come già chiarito dalla Corte di Cassazione nel primo processo intentato a carico di Alti Ufficiali della Marina Militare (Cassazione, IV sezione penale, n. 3615/2016), e quindi con violazione delle norme di cui agli artt. 4, 19, 20 e 21 del d.P.R. n. 303/56 (prevenzione tecnica) e di cui agli artt. 4, 377 e 387 del d.P.R. n. 547/55 (protezione individuale) e di tutte le altre regole cautelari (art. 2087 c.c.), anche quelle di prudenza, diligenza e perizia (art. 43 c.p.)”.

Salvatore Carollo: la diagnosi

Nel febbraio 2018 – a seguito di diversi accertamenti ed indagini cliniche – arriva il terribile verdetto: il Sig. Carollo risulta affetto da “Mesotelioma pleurico destro epitelioide” per una ipostenia emilato sinistro ed enfisema sottocutaneo, patologia asbesto-correlata e/o comunque riconducibile alla pregressa esposizione a polveri e fibre di amianto e ad altri agenti patogeni, che pertanto ne costituisce l’esclusiva causa. Il Sig. Carollo è dunque a tutti gli effetti una vittima del dovere.

Occorre, inoltre, precisare che Il Sig. Carollo Salvatore, per lo svolgimento del suo servizio è stato altresì esposto anche ad altri agenti cancerogeni, riconosciuti tali dalla bibliografia IARC (International Agency for Research on Cancer) e in particolare: tricloroetilene, tetracloroetilene ad altri agenti clorurati fumi di scarico di motori endotermici funzionanti a gasolio e a benzine (campi elettromagnetici generati da apparecchiature di telecomunicazione, radars, sistemi di mira, motori elettrici, correnti elettriche sempre e comunque presenti e attive in mezzi corazzati, blindati, ruotati, radiazioni ionizzanti almeno emesse da “trizio” e da uranio impoverito almeno presente in siti contaminati da eventi bellici all’estero piombo e suoi composti organici ed inorganici fumo di tabacco passivo idrocarburi policiclici aromatici (IPA) Idrocarburi aromatici non policiclici benzene.

Amianto in Marina Militare

Per meglio comprendere la vicenda, facciamo un piccolo excursus storico. Le fibre di amianto nella cantieristica navale risalgono al 1900 secondo quanto stabilito dalla convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare, che ne prevedeva l’utilizzo per le sue caratteristiche di isolamento, incombustibilità, resistenza al fuoco e al calore.

Fin dal 1910 l’amianto venne utilizzato come coibente dei motori delle navi e quando nel 1925 i motori a vapore vennero sostituiti con i motori a turbina e a scoppio, l’uso di amianto fu ulteriormente intensificato, per isolare le varie componenti, tutte le tubazioni e le valvole.

Fu altresì impiegato nelle guarnizioni e coppelle, che avevano parti in amianto. Negli anni 30 l’amianto veniva anche spruzzato per isolare rapidamente ed efficacemente grandi superfici, non solo nel vano motori e nella sala macchine, ma anche nelle stive e in molti altri locali e ad un certo punto vennero introdotti anche i pannelli di amianto, utilizzati al posto del legno per la ristrutturazione degli alloggi dell’equipaggio.

Ciò costituì motivo di allarme già all’inizio degli anni ’70 (ne dà testimonianza il Dott. Enrico Bullian, nell’articolo n. 15 / 3 2013, pubblicato in ‘Diacronie studi di storia contemporanea’, dal titolo ‘5/ La storia comparata dell’uso e delle conseguenze dell’amianto nei più importanti cantieri navali italiani dell’alto Adriatico nei “lunghi anni Settanta”).

Negli arsenali, e anche in mare, in caso di necessità, questa componentistica veniva realizzata dagli stessi militari, tra cui appunto il Sig. Carollo, per le particolarità attività che egli svolgeva per motivi di servizio, il quale dunque è rimasto esposto ad amianto friabile e compatto per anni. Va da sé comprendere che il Sig. Carollo ne abbia subito gli infausti effetti collaterale durante tutta la sua carriera lavorativa.

Il regolamento interno di sicurezza disciplinare

Finalmente nel 1986, il Ministero della Difesa cominciò ad affrontare la problematica amianto, così la Marina Militare, (come si evince dall’atto Prot. n. 8047611 del 23.09.1986) , elaborò un piano di interventi e misure tecniche, per affrontare la problematica amianto per le sedi di Combusin, Maridipart, Marisardegna, Marisicilia e Cincnav e in tutte le basi a terra (cfr. elaborato dello Stato Maggiore della Marina, Prot. n. 8047611 del 23.09.1986).

Fu solo nell’anno 1988, che tuttavia la Marina Militare/Ministero della Difesa (quando ormai l’epidemia di patologie asbesto correlate era già in atto), elaborò il regolamento interno di “sicurezza disciplinare” per le operazioni di scoibentazione dell’amianto sulle navi militari e sugli edifici e installazioni a terra: in precedenza tutto il personale era privo di qualsiasi informazione e tutela.

Purtroppo pare che le lavorazioni sia a bordo delle unità navali contenenti amianto in ogni suo apparato che a terra venivano effettuate senza adeguata protezione siano avvenute anche molti anni dopo il 1992 (legge 27 marzo 1992 n. 257).

Pare, altresì, che le tute indossate dai lavoratori risultassero anch’esse veicolo di diffusione delle fibre di amianto non solo nell’ambito lavorativo, inclusa la mensa aziendale, ma anche in ambito familiare, in quanto le stesse venivano e vengono portate tutt’oggi a casa per il consueto lavaggio.

Il Signor Carollo lotta…

A seguito del danno subito, il Sig. Carollo chiese di riunire il suo procedimento a quello in indagini rubricato al n. 15082/13 RGNR già n. 577/13 Mod. 45 dalla Procura della Repubblica (definito “Marina ter”),  invitando ad esaminare tutti gli atti e documentazioni relativi alle prove dell’utilizzo di amianto in matrice friabile e compatta in assenza di strumenti di prevenzione tecnica e protezione individuale.

Chiese inoltre accertate tutte le penali responsabilità relative all’insorgenza della malattia, per motivi di servizio, che si sarebbe senz’altro potuta evitare, utilizzato materiali sostitutivi – rispetto a quelli cancerogeni, con particolare riferimento all’amianto – e dotando i dipendenti di maschere protettive e di altri dispositivi.

Infine il Sig. Carollo Salvatore si costituì parte civile per il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, nominando quale suo procuratore e difensore l’Avv. Ezio Bonanni del Foro di Roma, a cui conferì ogni più ampio potere e facoltà di legge.

Marina Militare tutela vittime: intervento Procura di Padova

A seguito della segnalazione, la consulenza tecnica e medico-legale affidata ai Prof. Pietro Comba e al Prof. Morando Soffritti, nel procedimento rubricato al n. 15150/2009 RGNR – Marina bis – diede ragione al Sig. Carollo.

Dall’esame di tutta la documentazione tecnica e medica relativa a centinaia di casi giunti all’attenzione dell’Autorità inquirente, si è potuto infatti calcolare il livello delle esposizioni, dirette, indirette e per contaminazione dell’ambiente lavorativo e tale perizia ha confermato inequivocabilmente non solo l’utilizzo di amianto, ma altre sì la violazione delle regole cautelari e il nesso causale, anche sulla scorta della legge scientifica applicabile (dose dipendenza), per cui tutte le esposizioni e la relativa intensità hanno quantomeno abbreviato i tempi di latenza dell’insorgenza del mesotelioma di cui il Sig. Carollo era rimasto vittima.

Fu così che la Procura della Repubblica presso il tribunale di Padova avviò le indagini preliminari, peccato tuttavia che nel frattempo l’uomo sia deceduto.

La lotta continua

Oggi, la sua battaglia post-mortem, continua grazie alla vedova, Sig.ra Rita Randino, (la intervisteremo a breve), affiancata dall’Avvocato Ezio Bonanni, la quale ha presentato una integrazione alla denuncia querela (che riportiamo a seguire) a carico di tutti i responsabili, Alti Ufficiali della Marina Militare Italiana, titolari delle posizioni di garanzia, che codesto Ufficio Vorrà individuare, identificare e iscrivere nel registro degli indagati, per i fatti che verranno di seguito esposti.

Il Sig. CAROLLO Salvatore, dall’11.09.1962 al 31.12.1978, ha prestato servizio presso il Ministero della Difesa/Marina Militare Italiana, dapprima in qualità di sottoufficiale in arruolamento volontario C.E.M.M. di Mariscuola Taranto, successivamente in qualità di allievo tecnico elettronico, poi trasferito nella categoria di elettricista e successivamente di nuovo trasferito nel ruolo di sottoufficiale di complemento, in servizio sulle navi della Marina Militare, in esposizione professionale a polveri e fibre di amianto.

Per il resto, ci si riporta integralmente all’atto di denuncia-querela depositato, in data 27.06.2018, dal Fu Sig. CAROLLO Salvatore, che si allega e si intende integralmente riscritto.

Le richieste della vedova

Per quanto sopra, la sottoscritta, Sig.ra Rita RANDINO, come sopra generalizzata, chiede che l’On.le Sig. Procuratore della Repubblica di Padova, voglia verificare se – nei fatti esposti – siano configurabili indizi di reità, a carico dei titolari delle posizioni di garanzia, che codesta On.le Procura della Repubblica Vorrà identificare, nei termini di cui a Cass., IV sez. penale, n. 38991/2010, per l’ipotesi delittuosa di cui all’art. 589, co. 2 c.p., con l’aggravante di cui all’art. 61, co. 1, n. 3, c.p., con subsunzione della fattispecie del nomen iuris affidato alla saggezza dell’Illustrissimo Sig. Procuratore della Repubblica, per ogni vittoria di giustizia e di ragione, con espressa richiesta di punizione di coloro che saranno identificati come responsabili.

La sottoscritta, Sig.ra Rita RANDINO, chiede, ex art. 408, co. 2, c.p.p. di essere avvisata in caso di richiesta di archiviazione al fine di proporre motivata opposizione alla citata richiesta ed ottenere il rinvio a giudizio dei responsabili.

La sottoscritta, Sig.ra Rita RANDINO, chiede, ex art. 406, co. 3, c.p.p. di essere avvisata nel caso in cui venga richiesta la proroga del termine di indagini, al fine di poter depositare memorie ex art. 406, co. 3, c.p.p. La sottoscritta, Sig.ra Rita RANDINO, nomina quale suo procuratore e difensore l’Avv. Ezio Bonanni del Foro di Roma, e gli conferisce ogni più ampio potere e facoltà di legge, che discende dal mandato, con possibilità di svolgere indagini difensive e di compiere quanto altro ritenga utile nel suo interesse.

Conclusioni

A tutt’oggi inoltre la rimozione dell’amianto dalle unità navali non è stata ancora completata e non esiste un documento in cui sia scritto quali siano le navi sulle quali è stato rimosso l’amianto.
L’amianto potrebbe essere ancora presente negli interruttori e occorrerebbe sapere se i lavoratori impiegati sulle navi abbiano avuto informazioni adeguate e precise indicazioni in ordine al comportamento di adottare in caso di riscontrata presenza di amianto.

Poiché i tempi di latenza delle malattie asbesto correlate sono lunghissimi e poiché troppi uomini della Marina Militare sono deceduti in servizio a causa di patologie tumorali ai polmoni, appare chiaro che vi sia ancora un evidente scollamento tra gli enti di controllo, di tutela, di monitoraggio e di sorveglianza sanitaria.

Alla luce della triste situazione, ricordiamo il monito dell’ Avv. Bonanni “C’è da chiedersi perché, alla luce delle continue vittorie in sede civile, le vittime siano ancora costrette a far causa allo Stato perché vengano riconosciuti i loro diritti. Continuiamo ad assistere ad un ostinato atteggiamento di chiusura dei vertici della Marina Militare”.

I Servizi offerti dall’ONA

Invalidità civile

Dipartimento di ricerca e cura mesotelioma Mesotelioma pleurico

Vittime Del Dovere

Causa di Servizio

Vittime Del Terrorismo

Uranio Impoverito

AMIANTO – ETERNIT

Ambiente: tra firme globali e il dubbio di un’inversione

Earth Day, inversione di marcia
Earth Day

Il 4 settembre del 2016 si celebrava l‘Earth Day ed io scrivevo:  ”Stando alla forma, la firma congiunta di Barack Obama e di Xi Jinping in quel di Hangzhou, come premessa al G20, testimone il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, sembrerebbe la conferma, a distanza di nove mesi da COP 21, a Parigi, che finalmente si voglia fare qualcosa per salvare il Pianeta Terra dalla catastrofe per mano umana.

In fine, dovrebbero seguire atti concreti in favore del nostro Pianeta

Certo che, alle firme di chi rappresenta il trentotto per cento delle emissioni serra, dovrebbero seguire comportamenti tali da segnare realmente una inversione di marcia, piuttosto che soltanto di tendenza, come è sembrato sinora, a quasi venti anni dallo storico Protocollo di Kyoto, quando Stati Uniti d’America e Repubblica Popolare Cinese si tennero fuori, avallando analoghi comportamenti da parte di Russia, India e Australia, mentre il Canada ne era uscito nel 2011, dopo aver aderito nel 2002.

La cosa ridicola è che nel 1997, Paesi super inquinatori come India e Cina erano dispensati, perché  considerati “in via di sviluppo”, come altri del cosi detto “Terzo Mondo”, in cui i “Furbetti del Pianetino” si sono sbrigati a delocalizzare le proprie schifezze.

Le notizie, che abbiamo, trattano della firma di quasi duecento nazioni, affinché  la crescente “febbre” di Gaia sia contenuta al di sotto del 2 per cento, rispetto al 6.6 di previsione entro la fine del XXI Secolo, ovvero della catastrofe annunciata, in cui non ci sarebbero sconti per nessuno.

Pianeta
Pianeta

Ma tant’è, non si fa altro che parlare di cultura della prevenzione rispetto alle catastrofi naturali e della responsabilità degli uomini di provocarne una buona parte, ma in realtà, dobbiamo ammetterlo, prevalgono i sentimenti dell’egoismo e della cupidigia.

Voglio dire di più, se è pur vero che l’effetto serra è direttamente responsabile di un possibile probabile effetto letale, non di meno andrebbero bloccati e non ridotti gli scarichi mefitici, comunque antropici, che avvelenano rapidamente l’acqua attraverso falde, sorgenti, fiumi, laghi, mari oceani, ormai destinatari di quanto di peggiore possano offrire le attività industriali, sotto forma di rifiuti comunque tossici, da quelli più elementari come gli oli a quelli peggiori, provenienti dalle centrali nucleari.

Una nave che affonda in un mare di rifiuti, il tutto inglobato in una terra che trema

La plastica, frutto alchemico perverso, arricchisce ulteriormente i produttori di petrolio e i suoi trasformatori, che non consentiranno a nessuno di usare carburante alternativo, se non dopo la fine delle risorse fossili, così come gli usurpatori del regno pluviale vegetale ed animale, depositario principale della biodiversità terrestre, d’accordo con chi fa dell’OGM e della chimica antiparassitaria e antivegetativa il business più cinico che si possa immaginare.

Ecco perché io, pur di natura ottimista, ritengo di dover mettere un bel punto interrogativo rispetto alla presunta INVERSIONE DI MARCIA. Ecco perché mi permetto di dubitare della reale funzione di tanti organismi sovranazionali, di cui conosciamo soprattutto la munificenza delle prebende per chi li dirige.

Pianeta
Pianeta

Ecco perché, forse, mentre la Terra si riscalda e trema dalla febbre, milioni di disperati ridotti in condizioni subumane hanno la necessità vitale di fuggire dalla propria casa che brucia. Circondata dal delirio dei rifiuti tossici interrati e affondati, gift orribili delle “bad company”, che smaltiscono senza scrupoli proprio laddove territori e collettività sono più fragili.

I segnali che cogliamo sono formidabili e irreversibili, ma ancora non basta, la nave affonda e l’orchestra continua a suonare alzando toni e volume, mentre noi balliamo, anche per il terremoto.”

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione. Ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

assistenza ona

 

Emergenza, coesione, nazione

Emergenza
Emergenza

E l’Europa? Questo l’interrogativo che mi sorge spontaneo, dopo episodi riguardanti interpretazioni diverse di fatti e questioni di profilo continentale, ma con ricadute e decisioni in ambito nazionale, come nel caso della decisione tedesca di avviare un piano nazionale di difesa civile, invitando tutti i propri cittadini a fare scorte per dieci giorni a partire dall’acqua, lasciando intendere l’ibrido d’ipotesi terroristiche, d’inquinamento chimico batteriologico, piuttosto che scenari di guerra tutt’altro che fredda.

Un Italia divisa dal rischio sismico ma unita dal dolore

Tutto questo, di fronte al complicarsi del quadro afroasiatico, che pur rappresenta il frutto avvelenato di una miscela con formula sunnita, intrisa di connivenze occidentali sospette. Noi italiani siamo sempre alle prese con il manifesto rischio sismico, di cui è responsabile il collidere tra continenti, lungo la linea di frattura appenninica, che divide geologicamente anche l’Italia, unendola nel dolore manifesto, come quello dei giorni scorsi nel ricordo del sisma di Amatrice e di riflessione sul latte versato della mancata prevenzione.

Dunque, torno all’interrogativo: ma è mai possibile che si viva in una Europa con ambizioni federali, in cui si pretende di regolamentare la pizza napoletana, piuttosto che la semplificazione delle polizie, ci si impedisce di modulare i bilanci secondo necessità e poi, in materia di sicurezza, vale la regola dell’ognun per se e Dio per tutti? In poche parole, se c’è un rischio come quello sottinteso dalla Merkel, perché non condividerlo con tutti i cittadini europei, perché non prendere un orientamento unico, come sarebbe giusto che la prevenzione contro catastrofi geo-atmosferiche, con relativi costi,  riguardasse indifferentemente l’intero territorio europeo, secondo i livelli di pericolo, con una normativa unica e vincolante?

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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IL G7 E L’AMAZZONIA: PER UN PUGNO DI EURO

G7
G7

Abbiamo visto partorire il topolino, abbiamo percepito l’assurdità formale e sostanziale, la mossa ridicola dei venti milioni offerti dai “grandi” per salvare, con l’Amazzonia, il Pianeta Terra, abbiamo capito che nulla impedirà ai malvagi di finire il lavoro sporco iniziato.

G7
G7

Il Brasile rifiuta 20 milioni di aiuti dal G7

Ma ci rendiamo conto del perverso segnale uscito dal consesso, erede in linea più o meno diretta di quelli che a Jalta tirarono più di un rigo sulle carte geopolitiche, economiche e sociali del mondo, a conclusione della spaventosa Seconda Guerra Mondiale?

Altro che premessa per invertire la spirale distruttiva delle migliaia di incendi che stanno divorando il nostro futuro… Altro che mobilitazione planetaria interforze, altro che impegno prioritario e responsabile.

G7
G7

Questa “mancia” offerta al Brasile ha messo in condizione gli irresponsabili di reagire sdegnati alle interferenze “ambientaliste”, tacciate prima di falsità e adesso d’ipocrisia. Purtroppo, il disastro in atto per il polmone verde di Gaia è una bruttissima realtà, documentata senza mezzi termini per via satellitare, ma è altresì evidente che il G7 aveva ed ha altri obiettivi prioritari, come in dazi, piuttosto che le crisi in Libia, Iran e magari nello stesso Bel Paese.

Un pugno di euro

Quel gesto avventato, quella offerta rifiutata di un pugno di euro, rischia di trasformare l’assediato Bolsonaro in una sorta di Furio Camillo e mandare in malora quel che rimane del salvabile, perché la Foresta, la nostra casa, intanto continua inesorabilmente a bruciare.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”. 

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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Il Presidente ONA lancia l’allarme amianto in Umbria

Presidente ONA
Presidente ONA

Ezio Bonanni, Presidente Osservatorio Nazionale Amianto esprime soddisfazione per l’intervento del coordinatore regionale di Cambiamo Umbria, Aldo Tracchegiani, che ha richiesto “mappature e contromisure urgenti”.

Come Ona, in più occasioni, abbiamo richiesto interventi e mappature per la tutela dei cittadini”. Afferma  l’Avv. Ezio Bonanni, che lancia l’allarme epidemia di patologie asbesto correlate in Umbria. 

“Solo nel 2018 ci sono stati 30 casi di mesotelioma e 50 di cancro del polmone, per la sola esposizione ad amianto.

Inoltre, 30 casi di asbestosi ed oltre 100 casi per tumore delle ovaie, laringe e altri organi del tratto respiratorio e gastrointestinale. Il tutto con un indice di mortalità, tenendo conto di tutte le patologie, di circa 120 persone”.

Amianto in Umbria: plauso dell’ONA per Aldo Tracchegiani

Dati – prosegue il presidente ONA – in linea con le già allarmanti rilevazioni del 2017, mentre il Registro Mesoteliomi è fermo al 2015 (VI Rapporto). Come Osservatorio Nazionale Amianto siamo pronti a livello nazionale e regionale a sostenere questa battaglia a tutela dei cittadini. Vogliamo ottenere risposte in merito ad un silenzio durato troppi anni. Per questo invitiamo le istituzioni a intervenire in modo deciso”.

La mobilità ONA in Umbria

L’Osservatorio Nazionale Amianto, in Umbria, fin dal 2008, ha svolto attività di assistenza tecnica, medica e legale in favore dei cittadini e lavoratori esposti ad amianto. Attraverso lo sportello amianto on-line regione Umbria ONA ONLUS, sono stati assistiti, nel corso degli anni, più di 1000 cittadini umbri. Anche l’attività del coordinatore regionale Dott. Niccolò Francesconi, e di tutto il gruppo dirigente locale, ha agito in perfetta sintonia con la presidenza dell’associazione.

Presenza di amianto negli stabilimenti Thyssenkrupp di Terni

Già nel luglio 2016, in occasione di una seduta della seconda Commissione, presieduta da Eros Brega, per un’audizione con il direttore generale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, Paolo Pennesi e con il presidente dell’Osservatorio sulla questione relativa alla:

“Presenza di amianto all’interno degli stabilimenti Thyssenkrupp di Terni e Sgl Carbon di Narni. Possibilità di anticipato ritiro dal lavoro a beneficio delle maestranze per lungo tempo esposte a tale materiale”, sollecitata da un’interrogazione dei consiglieri regionali Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, Bonanni aveva sottolineato “la sussistenza di ulteriori siti a rischio amianto, in particolare le Officine Grandi Riparazioni di Foligno presso le quali il personale delle Ferrovie dello Stato era stato esposto ad amianto con conseguente fenomeno epidemico di patologie asbesto correlate anche tra i ferrovieri”.

Presidente ONA
ONA Umbria

Mancato riconoscimento benefici amianto Ferrovie dello Stato

Nei successivi interventi, il presidente ONA ha denunciato anche il mancato riconoscimento dei benefici amianto ai lavoratori delle Ferrovie dello Stato in Umbria, come condizione generalizzata estesa anche ai siti Thyssenkrupp di Terni e Sgl Carbon di Narni, e con richiesta dell’Osservatorio Nazionale di emissione di atti di indirizzo governativi diretti all’INAIL, per ottenere il riconoscimento dei benefici amianto in favore dei lavoratori esposti.

Speriamo che la Regione Umbria, finalmente, accolga la richiesta di ONA, e al pari del Governo nazionale si possa giungere a definire la vertenza amianto in Umbria, in caso contrario proseguiremo le nostre azioni di sensibilizzazione e di mobilitazione nel territorio, così come nel resto d’Italia”, conclude.