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Ecoreati: gli enti condannati per i delitti ambientali

Ecoreati
Ecoreati

Incendi, discariche abusive e altri ecoreati

Dall’incendio a Santa Maria Capua Vetere alla discarica abusiva di Vigevano, come contrastare “legalmente” e preventivamente gli ecoreati

La legge 68/2015 sugli ecoreati introduce nel Codice penale “nuovi delitti ambientali” e, cosa più importante, integra la previsione del Dlgs 231/2001 estendendo la responsabilità degli enti punibili dal punto di vista penale.
>Per quanto riguarda l’inquinamento ambientale, secondo l’articolo 452-bis, è punito con la reclusione da due a sei anni e con una multa da 10mila euro a 100mila euro chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativo e misurabile:

1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;

2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

Non solo, la pena aumenta se l’inquinamento si verifica in un’area naturale protetta o sottoposta a vincoli storici o paesaggistici.
Se il reato provoca lesioni a una o più persone, si applica la pena della reclusione. A seconda della gravità della lesione aumentano gli anni di detenzione.


Se dovesse causare la morte di una o più persone si arriverebbe a 20 anni di reclusione.
Dunque ne deriva una nuova concezione dell’ambiente, non più antropocentrica, finalizzata esclusivamente al benessere e al soddisfacimento dei bisogni dell’uomo ma ecocentrica, che attribuisce un valore intrinseco alla biosfera ponendo sullo stesso piano l’uomo e l’ambiente, a tal punto da considerarne oggetto diretto della tutela penale dando attuazione all’articolo 3 della direttiva 2008/99/CE.
L’ambiente è un bene collettivo e assume un valore costituzionalmente protetto e l’uomo ne è responsabile, poiché continua a sfruttare le risorse ambientali e commettere i cosiddetti “ecoreati” abusando dell’ambiente a tal punto da ritorcersi contro sé stesso.

Reati contro l’ambiente: rapporto Ecomafia di Legambiente

Nel 2018, secondo il rapporto Ecomafia di Legambiente, il bilancio complessivo dei reati contro l’ambiente passa dagli oltre 30mila illeciti registrati nel 2017 ai 28.137 reati (più di 3,2 ogni ora) accertati lo scorso anno, soprattutto a causa della netta flessione, fortunatamente, degli incendi boschivi (meno 67% nel 2018) e in parte alla riduzione dei furti di beni culturali (meno 6,3%). Diminuiscono inoltre le persone denunciate – 35.104 contro le oltre 39mila del 2017 – così come quelle arrestate, 252 contro i 538 del 2017, e i sequestri effettuati – 10mila contro gli 11.027 del 2017 -.

L’aggressione alle risorse ambientali del Paese si traduce in un giro d’affari che nel 2018 ha fruttato all’ecomafia ben 16,6miliardi di euro2,5 in più rispetto all’anno precedente e che vede tra i protagonisti ben 368 clan, censiti da Legambiente e attivi in tutta Italia. 

Sul fronte dei singoli illeciti ambientali, nel 2018 aumentano sia quelli legati al ciclo illegale dei rifiuti che si avvicinano alla soglia degli 8mila (quasi 22 al giorno) sia quelli del cemento selvaggio, che nel 2018 registrano un’impennata toccando quota 6.578, con una crescita del +68% (contro i 3.908 reati del 2017).

In leggera crescita anche i delitti contro gli animali e la fauna selvatica con 7291 reati – circa 20 al giorno –, contro i 7mila del 2017.

Prevenzione ambientale: accordo in Emilia-Romagna

Per attuare una politica di prevenzione ambientale è necessaria una collaborazione tra istituzioni come l’accordo stipulato in Emilia-Romagna nel 2017 tra procure, forze dell’Ordine e ARPAE.
>«Questo ha permesso un’applicazione normativa della materia grazie alla definizione di regole condivise tra tutti gli uffici del distretto – come afferma Morena Plazzi, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bologna -, portate all’attenzione di tutte le forze di polizia. Il risultato è stato ottimo. Si è individuato un unico soggetto per l’asseverazione (Arpae) e questo garantisce un’applicazione uniforme della normativa».
>Nel caso di delitti ambientali accertati e illeciti è essenziale applicare sanzioni interdittive proprie del diritto penale procedurale come la confisca e il sequestro degli impianti.
In Italia, a causa dell’uomo, assistiamo a un deterioramento ambientale, dal suolo alle acque, alle aree protette, alle specie.

Su incarico del ministero dell’Ambiente, in Italia, per la prima volta, si fornisce un resoconto nazionale delle istruttorie tecnico-scientifiche per danno ambientale aperto da ISPRA e da SNPA nel 2017/2018:
Sono trenta i casi per i quali è stato accertato un grave danno o minaccia ambientale: si tratta di ventidue procedimenti giudiziari (penali e civili) e otto casi extra-giudiziari (iter iniziati su sollecitazioni giunte dal territorio e al di fuori di un contesto giudiziario).

In dieci di questi trenta casi il ministero dell’Ambiente si è già costituito parte civile o ha attivato il relativo iter: ISPRA fornisce le informazioni su località, danni provocati all’ambiente circostante, lavori di riparazione da eseguire e, laddove disponibili, i costi dell’operazione.

Casi accertati di gravi danni ambientali

Tra i casi accertati, i danni e le minacce riguardano le discariche di Chiaiano e Casal di Principe in Campania, quelle di Malagrotta e Anagni nel Lazio, quella di Bellolampo in Sicilia, le emissioni della Tirreno Power a Vado Ligure e Quiliano, l’interramento di fanghi e scarti di lavorazione a Rende in provincia di Cosenza.

I trenta casi accertati hanno interessato soprattutto le acque sotterranee (32%), laghi e fiumi (23%), i terreni (19%)).
>Degli oltre duecento casi segnalati all’Istituto dal ministero dell’Ambiente, nel 2017-2018 sono state aperte 161 istruttorie di valutazione del danno ambientale grazie alle verifiche operate sul territorio da SNPA: trentanove per casi giudiziari (sede penale o civile), diciotto per extra-giudiziari, centoquattro istruttorie per casi penali in fase preliminare (nei quali l’accertamento del danno è ancora a livello potenziale).

La Sicilia è la regione dove sono state aperte più istruttorie (ventinove), seguita da Campania (venti), Lombardia (quattordici) e Puglia (tredici).

Le attività che potenzialmente possono portare a un danno ambientale sono risultate soprattutto quelle svolte dagli impianti di depurazione e di gestione dei rifiuti, dai cantieri edili e di realizzazione delle infrastrutture, dagli impianti industriali.

L’accertamento tecnico-scientifico compiuto dal SNPA costituisce la base tecnica per la successiva attuazione, da parte del ministero, delle procedure giudiziarie o extra-giudiziarie di riconoscimento del danno e dell’obbligo di avviare la riparazione.

Casi in cui sono in atto azioni di riparazione

I casi riportati nel Rapporto non rappresentano la totalità di quelli aperti in Italia. Non sono considerati quelli per i quali sono già state avviate azioni di riparazione prima del 2017 (ad esempio i siti di Bussi sul Tirino, Giugliano, Castelvolturno, Taranto e altri), anche sulla base di precedenti istruttorie dell’ISPRA.

Alcuni esempi di collaborazione tra enti e Polizia per individuare i reati ambientali
Santa Maria Capua Vetere

Dopo l’incendio del 17 ottobre 2019 nello stabilimento di tritovagliatura e imballaggio rifiuti (Stir), dove sono intervenuti prontamente i Vigili del Fuoco, è stato istallato dai tecnici un campionatore ad alto volume per la determinazione di diossine e furani nell’aria.

Non è la prima volta, il primo rogo scoppiò allo Stir il 1° novembre dello scorso anno ed è tuttora oggetto di indagini.
 

Discarica abusiva scoperta a Vigevano (PV)

A Vigevano scoperta una discarica abusiva di duemila metri cubi in uno spazio di 5mila metri quadrati.
>La scoperta fatta grazie a un sistema di videosorveglianza avanzata messo a punto da Arpa Lombardia (e finanziato dalla Regione): il “Savager” un drone che sorvola il territorio a caccia di discariche abusive.
Sono in corso le indagini per individuare i responsabili.

Il sequestro è eseguito da ufficiali di Polizia e Arpa, d’intesa con la Procura della Repubblica di Pavia.

L’intervento del presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Ezio Bonanni, riguardo la legge 68/2015 sugli ecoreati e sui proventi derivati dalle sanzioni. «La tutela dell’ambiente, con riferimento al rischio di lesione generalizzata, al numero di cittadini e di lavoratori, era già contemplata nell’articolo 434 del Codice penale, secondo l’interpretazione della Corte di Cassazione e della Corte costituzionale.

In ogni caso, proprio per evitare ogni incertezza normativa, anche alla luce del principio di tassatività della fattispecie penale incriminatrice, sul principio della responsabilità penale, ex art 27 della costituzione. Trovo opportuno l’intervento del legislatore con la legge 68 del 2015 che, sulla base dell’interpretazione della Corte di cassazione, ha in ogni caso costituito uno strumento ulteriormente efficace per una migliore tutela del bene. Penalmente protetto costituito dalla salute e dalla pubblica incolumità.
>Come Ona, abbiamo deciso di destinare questi proventi destinati alla sanzione alla ricerca scientifica sul mesotelioma e sugli altri cancri legati ad amianto, ad altri cancerogeni e all’aiuto per le vittime».

Le proposte ONA per fermare la strage di amianto in Friuli

ONA
ONA

L’amianto rappresenta una seria emergenza per il Friuli Venezia Giulia, la terza regione italiana con la più alta incidenza di malattie asbesto correlate, con una media di 300 decessi l’anno a causa della fibra killer.

Amianto: presenza in Friuli Venezia Giulia

A pagare il prezzo più alto in termine di vite umane, sono i territori dell’Isontino, della Bassa Friulana e della provincia di Trieste.

Purtroppo i dati non sono confortanti e considerando la lunga latenza tra l’inalazione delle fibre e la comparsa delle patologie asbesto correlate, ossia il periodo tra l’inizio dell’esposizione all’agente tossico e l’insorgenza della sintomatologia provocata dalla patologia (per questo ad oggi disponiamo di una visione solo limitata del fenomeno), si stima una vera ecatombe nel 2025.

I servizi di assistenza e tutela ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

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Bonifiche: dati confortanti per la Regione

La Regione, con la predisposizione e l’approvazione del” Piano di protezione dell’ambiente” (DPREG n. 108/2018) di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto” ha provveduto a censire la presenza della pericolosa fibra negli edifici scolastici, negli ospedali, negli edifici pubblici, nei locali aperti al pubblico e nelle aziende.

Aspetti risarcitori un po’ meno confortanti

Se per quanto riguarda le bonifiche si è già fatta parecchia strada, dal punto di vista risarcitorio si deve fare ancora parecchio.  Oltre ai danni fisici e morali, spesso infatti i malati ed i loro familiari, sono costretti ad ingaggiare dure battaglie legali per vedere riconosciuti i loro diritti.

Per parlare della delicata questione, il 19 ottobre si è svolto a Trieste il Convegno ‘Tra medicina e giurisprudenza’ organizzato dall’Associazione Esposti Amianto, con la partecipazione dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Oltre a trattare dei risvolti medici, si è discusso ampiamente di prevenzione primaria e secondaria, sottolineando l’importanza della prevenzione, della sorveglianza sanitaria  e dell’informazione come strumenti per combattere gli effetti delle malattie professionali.

Se infatti per il mesotelioma, la diagnosi precoce risulta irrilevante ai fini della guarigione, per le altre patologie legate alla esposizione all’amianto, come il cancro ai polmoni, lo screening è fondamentale.

Il fronte risarcitorio: l’Avv. Bonanni in difesa delle vittime

Per parlare di indennizzi e altre questioni giudiziarie, è intervenuto il noto legale Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA, che ha proposto di erogare risarcimenti senza cause civili o penali, al fine di rivendicare diritti propri in conseguenza del lavoro svolto.

Ad oggi, infatti, si rileva un vuoto di tutela rispetto alle c.d. vittime civili ed ai loro familiari, ossia tutti quei soggetti inconsapevoli dell’inquinamento ambientale determinato da alcune attività produttive e che hanno contratto malattie asbesto correlate, che non godono di alcuna copertura in capo alle assicurazioni pubbliche.

Secondo l’avvocato, lo Stato dovrebbe incrementare il fondo vittime di amianto per risarcire direttamente Ferrovie, Fincantieri ed altre aziende che in passato hanno largamente utilizzato amianto. Ciò eviterebbe di impiantare cause risarcitorie contro un numero elevato di aziende pubbliche, che potrebbero ledere l’economia pubblica, abbattendone il valore delle azioni o la capacità imprenditoriale.

“Eviterei ogni contenzioso con questo indennizzo diretto della vittima, a carico del fondo. Successivamente il fondo decide se e come rivalersi contro l’azienda pubblica o privata” dichiara il Presidente ONA Avv. Ezio Bonanni, che con la sua Onlus mette a disposizione, a titolo gratuito, uno staff di professionisti in grado di aiutare tutti coloro che ne fanno richiesta.

Il fair play day come messaggio di speranza

Fair Play
Fair Play

Sì, certo, sembra impossibile approcciarsi al futuro con la speranza che sia migliore del presente” – afferma il Presidente del Comitato Italiano Fair Play, Ruggero Alcanterini, che aggiunge – “ma noi siamo degli inguaribili ottimisti, anche se non ci sottraiamo all’analisi, alla costatazione di un pessimo stato dell’arte, proprio laddove i principi di una sana convivenza basata sul rispetto delle regole e uno stile di vita corretto dovrebbero essere fuori discussione.

Un viaggio intorno alle potenzialità salvifiche dello spirito virtuoso

Abbiamo deciso di dilatare la veicolazione dell’idea di lealtà e di onestà intellettuale, che fu di William Shakespeare, di estenderla ad una intera settimana di eventi, mantenendone il fulcro sul FAIR PLAY DAY, che quest’anno 2019 si celebra di nuovo nel Salone d’Onore del CONI, il prossimo venerdì 25 ottobre.

Diciamo che dallo sport, fautore di buone prassi con qualche problema di credibilità, ci siamo spostati nel tempo in una dimensione ben più ampia, com’è la società civile nella sua complessità e abbiamo impattato realtà straordinarie, dove i valori etici, la solidarietà, i principi della conciliazione, la resilienza e la temperanza sono elementi tutt’altro che ipotetici.

Fair Play
Fair Play

Abbiamo deciso di fare un viaggio intorno alle potenzialità salvifiche dello spirito virtuoso, appunto del fair play, che tanto possono, ma tanto di più potrebbero, se chi detiene responsabilità di governo a tutti i livelli fosse orientato.

Sicuramente, le questioni ambientali e di genere, della sicurezza in tutte le declinazioni, la giustizia senza remore e quindi la promozione della cultura del rispetto, la promozione della pace a prescindere, potrebbero divenire beni tangibili da condividere e non immateriali da rimpiangere, come creature mai nate.

Dopo aver toccato simbolicamente il tema della sicurezza sul lavoro con una conferenza alla Camera dei Deputati ed un empatico incontro in ambito sportivo tra Parlamentari, Vigili del Fuoco, Operatori della Sicurezza e Giornalisti, venerdì, nella grande sala, al Foro Italico, vanto dell’architettura italica del Novecento, converranno personaggi meritevoli della massima considerazione ed attenzione, non soltanto dello stesso Comitato Fair Play, dell’Osservatorio Nazionale Amianto, delle Associazioni Bronzi di Riace, Move e The Hub, ma delle massime istituzioni e della intera società civile.

Un forte richiamo alla legalità

Sabato 26, poi, la FAIR PLAY WEEK si concluderà con un forte richiamo alla legalità in quel di Scampia, chiamando in campo i vertici dello stesso Comune di Napoli, che nel 2012 fu il primo ad adottare una Delega Assessorile al Fair Play.”

Per avere una idea di quello che capiterà venerdì, per iniziativa particolare del CNIFP – forte del Mediterranean Fair Play Reconciliation – e dell’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto) protagonista di una titanica lotta contro le perversità di un mostruoso disastro socio-ambientale, presieduti dal giornalista Ruggero Alcanterini e dall’avvocato Ezio Bonanni, basti pensare che i “meritevoli” di riconoscimenti, che trarranno ulteriore luce dagli approfondimenti e dalle note progettuali, che si collegano alle loro esperienze, tra i Premi Nazionali Fair Play e gli Internazionali Bronzi di Riace, saranno oltre quaranta.

Confermati per i Premi Nazionali Fair Play

Laura Agea, Sottosegretario agli Affari Europei presso la P.C.M. e costante sostenitrice della lotta contro le contaminazioni e le patologie da asbesto; Renato Mariotti, che ha musealizzato in itinere la storia etica del calcio;

Michele Panzarino, che trasformato migliaia di anziani inattivi in “Superadulti” e nel vanto planetario della nostra genialità in campo motorio; Luciano Duchi storico organizzatore della mezza maratona tra Roma ed Ostia, che l’ha trasformata in opportunità esemplare tra sport, territorio e funzione sociale dello sport, con 44 edizioni e centinaia di migliaia di partecipanti all’attivo;

Marco Lodadio, nuovo “Signore degli Anelli”, vice campione del mondo, esempio per i giovani, che ha riportato in auge il sano talento italico nella ginnastica attrezzistica;

Giuseppe Gentile, nipote del filosofo Giovanni, che da “maestro di sport” continua a dispensare sapienza del gesto atletico, forte del primato del mondo e del podio olimpico a Città del Messico nel 1968.

Altri partecipanti ai Premi Nazionali Fair Play

Vincenzo Vittorioso, dirigente di lunghissimo corso dello sport, da quello universitario, a quello olimpico, al calcio e al nuoto, che oggi è al vertice del Settore Salvamento della FIN, unico straordinario esempio di utilità sociale e di organizzazione “salvavite”, derivante da una competenza che non è soltanto per l’alto livello agonistico, con i suoi oltre centomila assistenti brevettati, ogni dove tra spiagge e piscine;

Valerio Catoia, giovanissimo valente nuotatore paralimpico, che andando oltre il pregiudizio si è segnalato tra i cittadini migliori ed è divenuto “Alfiere d’Italia”, per aver salvato con perizia e coraggio un’adolescente nelle acque di Sabaudia;

infine e non ultima, Samuela Fronteddu, una madre coraggio ed assolutamente fair play, che oltre la causa del figlio Giulio ha sposato quella di tanti altri bambini e ragazzi nati con malformazioni o vittime di gravi incidenti, promuovendo Energy Project e mobilitando solidarietà funzionale al ripristino delle abilità, anche grazie alla summa delle capacità tecniche di istituti come il Santa Lucia e l’ITOP, che sono alla base e nella storia del paralimpismo, come nobile opportunità riabilitativa…

Dunque, tutte note a sostegno del fair play come positivo messaggio di speranza per un futuro diverso, migliore.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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Amianto serial killer letale e silenzioso

Amianto
Amianto

Come vincere l’amianto serial killer

Con il termine amianto e con il suo sinonimo asbesto, si identificano i minerali a struttura fibrosa.

Questi sono capaci di distinguersi, longitudinalmente. Queste fibre sempre più sottili, si disperdono negli ambienti di vita e di lavoro e sono così facilmente inalabili.

La legge 257 del 1992 e la messa al bando dell’amianto killer

Con la L. 257/92, è stato introdotto, in Italia, il divieto di estrazione, commercializzazione e produzione di prodotti in amianto e contenenti amianto, ma queste misure non si sono rivelate sufficienti, per la incapacità di messa in sicurezza, con la bonifica.

Per questi motivi, ancora oggi, in Italia, assistiamo ad una strage silenziosa, con circa 6.000 decessi ogni anno, dei 107.000 che si verificano nel pianeta.

L’amianto è un serial killer silenzioso cancerogeno che provoca con assoluta certezza scientifica mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, dello stomaco e del colon.

Per non parlare dei danni respiratori che causa, anche quando non insorge il cancro (placche pleuriche, ispessimenti pleurici, asbestosi e complicanze cardiocircolatorie):

1.900 di Mesotelioma;
600 per Asbestosi;
3.600 per Tumori polmonari.

L’amianto provoca anche altre patologie neoplastiche: il tumore della faringe, della laringe, dello stomaco, delle ovaie e del colon retto.

L’ONA e i suoi servizi per le vittime

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito un servizio di assistenza tecnica e di assistenza medica gratuita, oltre al servizio di assistenza legale.

L’Avv. Ezio Bonanni, già dal gennaio 2000, ha avviato una serie di azioni legali, che sono culminate con le rendite INAIL e il risarcimento dei danni.

Prestazioni per coloro che hanno subito una lesione biologica, e di benefici amianto per coloro che, fortunatamente, nonostante l’esposizione, non hanno ancora contratto una patologia asbesto correlata.

Anche nelle Forze Armate e nel comparto sicurezza, assistiamo ad un vero e proprio fenomeno epidemico di patologie asbesto correlate.

Già nel 2015, il ReNaM nel suo VI rapporto, pubblicato nell’ottobre del 2018, ha censito 830 casi di mesotelioma, di cui 570 solo in Marina Militare, ed è solo la punta dell’iceberg, rispetto ad una più elevata condizione di rischio, a fronte della quale non sono sufficienti i primi due procedimenti penali ora pendenti presso la Corte di Appello di Venezia, o quello in indagini presso il Tribunale di Padova.

I dati aggiornati sono disponibili nel VII Rapporto ReNaM.

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Necessario è evitare ogni forma di esposizione alla fibra killer

Per coloro che però, purtroppo, sono stati già esposti, non possiamo che attivare la sorveglianza sanitaria e, in caso di malattia, praticare le più tempestive ed efficaci terapie, ma ciò può non essere sufficiente e non restituisce la salute a coloro che l’hanno persa (prevenzione secondaria).

Le prestazioni previdenziali e il risarcimento del danno, ed in ultima istanza anche l’azione penale e la raccolta dei dati epidemiologici, se da un lato possono permettere alla vittima e ai suoi familiari di avere un ristoro, dall’altra non attenuano le conseguenze personali dell’illecito, ovvero della lesione biologica, o peggio, della perdita della vita per la vittima, che poi sconvolge l’intero nucleo familiare.

Ecco perché più che l’aspetto indennitario risarcitorio, l’ONA tutela la salute e quindi la vita umana in chiave preventiva dall’azione di questo serial killer.

Spesso possono bastare anche esposizioni non elevate per provocare l’insorgenza del mesotelioma e delle altre patologie tumorali asbesto correlate, poiché non vi è una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla e/ tutte le esposizioni sono dannose per la salute umana (direttiva 477/83/CEE, IV considerando; e 148/2009/CE, XI considerando).

L’uso incontrollato dell’amianto in Italia

Tenendo conto del massiccio utilizzo di amianto fino alla fine degli anni ’80 inizio anni ’90 e dei tempi di latenza, il picco di mesoteliomi e delle altre patologie asbesto correlate si prevede tra gli anni dal 2025 e il 2030, e poi è prevista una lenta decrescita.

Inoltre, l’entrata in vigore del divieto di cui all’art. 1, L. 257/92, e il fatto stesso che non si è dato corso alle bonifiche, ha comportato che sono rimasti nei luoghi di vita e di lavoro, materiali di amianto e contenenti amianto in 40 milioni di tonnellate (stima per difetto), di cui almeno 8 milioni di tonnellate di amianto friabile, in un contesto di un limitato numero di discariche.

L’Osservatorio Nazionale Amianto informa i cittadini del rischio amianto, attraverso il Giornale sull’amianto, ed ha stimato la sussistenza di circa milione di siti contaminati con amianto, di cui almeno 50mila siti industriali, e 40 siti di interesse nazionale.

Tra i SIN (siti di interesse nazionale) almeno 10 sono solo per amianto (la Fibronit di Broni e di Bari; l’Eternit di Casale Monferrato, etc.).

L’ONA lancia l’allarme delle scuole contaminate

La condizione di rischio di più elevato rischio che è stata segnalata dall’ONA è quella legata all’amianto nelle scuole: 2.400 scuole (stima 2012 per difetto perché tiene conto solo di quelle censite da ONA in quel contesto.

La stima è stata confermata dal CENSIS – 31.05.2014). Esposti più di 352.000 alunni e 50.000 del personale docente e non docente; 1.000 biblioteche ed edifici culturali (stima per difetto perché è ancora in corso di ultimazione da parte di ONA); 250 ospedali (stima per difetto perché la mappatura ONA è ancora in corso).

La rete idrica italiana è caratterizzata da 300.000 km di tubature (inclusi gli allacciamenti) con cemento amianto, rispetto al totale di 500.000 km totali.
Ciò perché quasi tutti gli acquedotti sono stati realizzati e posti in opera prima dell’entrata in vigore del divieto dell’utilizzo di amianto (aprile 1993).

Prima di quella data, infatti, l’amianto fu di utilizzo ubiquitario in tutte le attività edilizie e costruttive, con una condizione di rischio ubiquitaria-mente estesa: necessario quindi un nuovo programma di incentivazione alle bonifiche.

Il ruolo chiave della Commissione Amianto

Ed è in questo senso che si muove la Commissione Amianto che è stata istituita dal Ministro dell’ambiente, Generale Sergio Costa, e che vede tra i suoi componenti anche l’Avv. Ezio Bonanni, oltre al Generale Giampiero Cardillo, componente del comitato tecnico scientifico ONA: l’amianto è il più temibile tra i cancerogeni: un serial killer spietato, ma non è l’unico.

Benzene, metalli pesanti, residui della combustione, etc., tutte sostanze cancerogene, tossico nocive e comunque dannose per la salute umana, che spesso agiscono in sinergia, moltiplicando e comunque potenziando gli effetti cancerogeni anche dell’amianto.

La tutela della salute presuppone, prima di tutto, la tutela dell’ambiente, attraverso una presa d’atto prima di tutto culturale, da cui far discendere un diverso modello programmatico ed organizzativo dell’idea di sviluppo, che non necessariamente deve prediligere solo e soltanto il PIL o il controllo del c.d. debito pubblico.

Sono necessari investimenti pubblici, dei nuovi progetti con l’utilizzo dei fondi strutturali europei, la collaborazione e il coinvolgimento dei privati e anche delle associazioni, per un’azione collettiva che coniughi sviluppo e sostenibilità ambientale, per evitare che il pianeta si estingua.

In tale contesto di grave lesione del bene ambiente, l’epidemia di malattie e amianto correlate è uno degli elementi paradigmatici della incapacità di affrontare e risolvere queste problematiche, prima di tutto da parte degli Stati e poi delle Istituzioni Internazionali.

Le proposte dell’ONA per la tutela dell’ambiente e della salute

L’ONA propone anche un nuovo modello di fiscalità che privilegi le energie e le attività pulite, salubri per l’uomo e per l’ambiente, e disincentivi, con una elevata tassazione, le attività inquinanti e reprima il crimine ambientale, senza compromessi, come per esempio quelli delle c.d. soglie, i cui limiti sono come un elastico utilizzato a seconda delle esigenze e delle convenienze.

Per poter efficacemente tutelare l’ambiente e la salute, è necessaria una presa d’atto culturale, collettiva e generale, della necessità di evitare tutte le esposizioni ad amianto e agli altri cancerogeni (perché non c’è solo il rischio amianto).

Con l’attuale ritmo, le bonifiche verranno portate a termine nei prossimi 85 anni (stima ottimistica del Prof. Boeri, Presidente di INPS), con costi umani e sociali inaccettabili e, pur volendo ridurre al vile denaro (posizione ancora più inaccettabile per chi scrive), i costi anche economici saranno impressionanti, per spese sanitarie, previdenziali ed assistenziali: non meno di un miliardo di euro ogni anno, circa 10 miliardi nei prossimi 10 anni, i costi delle patologie asbesto correlate, che si aggiungono alle immani sofferenze delle vittime e dei loro familiari, lutti e tragedie.

Per questi motivi, l’Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutti i cittadini e lavoratori e sostiene che la vera prevenzione è quella primaria: evitare ogni forma di esposizione ad amianto e, quindi, l’insorgenza di queste patologie, salvare vite umane e recuperare risorse; in più sostenere la ricerca scientifica e migliorare le terapie (prevenzione secondaria) e l’assistenza legale per le prestazioni previdenziali e il risarcimento dei danni e i dati epidemiologici, i quali poiché rendono il quadro della situazione drammatica, rendono la prova della necessità dell’immediata bonifica.

Anzio: giustizia per i lavoratori del Tubettificio Europeo

Tubettificio Europeo
Tubettificio Europeo

Anzio- Ancora una volta l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto) scende in campo in difesa dei lavoratori vittime di amianto e chiede giustizia.

Buone notizie per il Tubettificio Europeo S.p.a di Anzio

Si tratta dei dipendenti del Tubettificio Europeo S.p.A di Anzio, (specialista in prodotti per l’imballaggio). Ennesime vittime dell’esposizione alla fibra killer, con una concentrazione superiore alle 100 ff/ll, durante il turno lavorativo. Il tutto, per una media di otto ore al giorno.

Il Presidente della IV Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Roma, Alessandro Nunziata, ribalta la decisione presa in I grado dal Tribunale di Velletri. Adesso l’INPS dovrà rivalutare i danni arrecati a quattro lavoratori, esposti alla fibra durante gli anni ‘80.

Il Presidente ONA commenta la sentenza

Soddisfatto, l’avvocato Ezio Bonanni dichiara:

È paradossale che per applicare una legge dello Stato occorra sempre rivolgersi alle aule giudiziarie e, comunque, alla sentenza di un Tribunale. In questo caso, addirittura, siamo arrivati alla Corte di Appello, perché il Giudice del Lavoro del Tribunale di Velletri, errando, aveva negato il rischio amianto. È necessario un intervento urgente del nuovo Ministro del Lavoro“. 

La soglia delle 100 ff/ll: limite esposizione professionale

Utile ricordare che la normativa italiana detta un limite di esposizione professionale pari a 100 ff/ll medie su 8h per tutte le tipologie di fibre.

Purtroppo, soltanto i lavoratori esposti a una soglia superiore alle 100 ff/ll, hanno diritto ai benefici amianto in assenza di malattia (Cass., sez. lav., n. 4913/2001). Questa soglia non si applica a coloro che hanno subito un danno amianto.

Successivamente, questo orientamento è stato oggetto dell’art. 47, commi 1 e 3, della L. 326/2003.

Con la stessa decorrenza prevista al comma 1, i benefici di cui al comma 1, sono concessi esclusivamente ai lavoratori che, per un periodo non inferiore a dieci anni, sono stati esposti all’amianto in concentrazione media annua non inferiore a 100 fibre/litro come valore medio su otto ore al giorno.

I predetti limiti non si applicano ai lavoratori per i quali sia stata accertata una malattia professionale a causa dell’esposizione all’amianto, ai sensi del testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al punto decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124” (art. 47, comma 3, Legge 326/2003).