21.8 C
Rome
venerdì, Settembre 11, 2026
Home Blog Page 33

Amianto e Marina: due pronunce giudiziarie, riaperto caso orfana

Avv. Ezio Bonanni, Osservatorio Nazionale Amianto
Avv. Ezio Bonanni, Osservatorio Nazionale Amianto

Due pronunce giudiziarie, in sede civile e amministrativa, riportano al centro dell’attenzione il tema dell’esposizione all’amianto. Al centro della vicenda la morte di un militare della Marina Militare, con conseguenti risarcimenti che superano complessivamente il milione di euro.

Secondo quanto emerge da fonti giudiziarie, il caso riguarda C.C., sottocapo nocchiere, deceduto il 19 agosto 2015 a causa di un mesotelioma pleurico, patologia  associata all’esposizione all’amianto.

Le fasi delle sentenze: primo grado e giudizio amministrativo

In primo grado, il Tribunale civile di Roma ha riconosciuto un risarcimento superiore al milione di euro in favore dei familiari – la vedova e due figlie.

Successivamente, in sede di giustizia amministrativa, il TAR del Lazio ha emesso una propria decisione sulla vicenda, disponendo un ulteriore risarcimento pari a 168mila euro.

Le due pronunce si collocano in ambiti distinti – civile e amministrativo – e rappresentano diversi livelli di accertamento delle responsabilità.

Un caso rilevante per la giurisprudenza sull’amianto

Le decisioni evidenziano come uno stesso fatto possa essere esaminato da giudici diversi, con esiti tra loro complementari.

Parallelamente, la Corte di Cassazione, intervenendo in una fase successiva del contenzioso, ha disposto la riapertura del procedimento relativo a una delle figlie della vittima, non fiscalmente a carico. Il caso sarà riesaminato dalla Corte d’Appello di Brescia, competente per territorio.

Le condizioni di servizio e l’esposizione all’amianto

Secondo quanto ricostruito negli atti, il militare aveva prestato servizio nella Marina Militare tra il 1966 e il 1971, operando su unità navali di vecchia generazione.

Durante questo periodo, avrebbe lavorato in ambienti caratterizzati dalla presenza diffusa di asbesto, tra cui locali motori, corridoi e spazi tecnici. L’esposizione sarebbe avvenuta senza adeguati dispositivi di protezione, in un contesto storico in cui i rischi della sostanza risultavano già oggetto di attenzione.

Il riconoscimento della causa di servizio è arrivato nel 2018, tre anni dopo il decesso, ed è stato successivamente confermato nel 2019.

Le dichiarazioni del legale della famiglia

“Ricordo C.C. gravemente malato. Era molto scettico sulla possibilità di ottenere giustizia. Sapeva di dover morire”, racconta l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia – “L’ultima telefonata, poco prima della sua morte, è qualcosa che non si dimentica: la voce era spezzata, segnata dalla mancanza di ossigeno. Dopo la sua scomparsa, ho visto lo sconforto della vedova e delle figlie. Una disperazione totale. Oggi, dopo anni di battaglie, possiamo dire di aver raggiunto risultati importanti”.

“Questa doppia condanna – aggiunge – rappresenta un punto fermo nell’accertamento delle responsabilità e nel riconoscimento dei diritti delle vittime dell’amianto”.

Alla ricerca di possibili soluzioni per una “grande bonifica”

Generale Giampiero Cardillo, componente ONA
Generale Giampiero Cardillo, componente ONA

Il punto del Generale G. Cardillo dal Comitato Tecnico ONA

L’attuale interesse di ONA e delle sue attività sul tema della bonifica dell’amianto ed in particolare sulle scuole di Roma, si è dimostrato apertamente al Convegno del 30.03.26, tenutosi nella Sala del Carroccio del Palazzo Senatorio in Campidoglio a Roma.

La presenza e l’intervento nella tavola dei relatori del Generale G. Cardillo, ha reso ogni evidenza critica ma al contempo ha aperto una prospettiva positiva per il futuro. Seguendo e indicando un modello esemplare di bonifica, rappresentato dalla precedente impresa nella Valle della Rhur che vanta di risultati visibili a distanza di anni. Simbolo di una nuova identità e rigenerazione anche culturale del paese.

Vedi il video

Generale Giampiero Cardillo, componente ONA
Generale Giampiero Cardillo, componente ONA

Generale Giampiero Cardillo – Comitato tecnico scientifico ONA:

Mancano le idee, le strutture, le concatenazioni tra privati e pubblici. Noi abbiamo degli esempi. Molto tempo fa, incontrando l’Ingegnere che fece la bonifica della Valle della Rhur in Germania in dieci anni, in un’area come il Lazio. Ora ci vanno in vacanza, avendo anche cambiando la ragione sociale di quel posto.

I tedeschi, sono stati i precursori di un sistema pubblico-privato, basato sul poco pubblico, in quanto non funziona e non si lega per due motivi: la mancanza di informazione della popolazione e consapevolezza. Poi, il numero delle vittime per amianto supera quello delle vittime della strada di cui ne parliamo nella cronaca. Ma nulla per le vittime dell’amianto al pari.

La politica ha paura, non avendo idee su come risolvere l’intera questione.

Dal punto di vista economico, è un’impresa destinata al fallimento. Ad un certo punto l’amianto finisce e finisce l’attività stessa. Quindi, mutuando l’idea tedesca di bonifica bisognerebbe fare come loro per affrontare la massa di amianto presente sul nostro territorio.

L’efficienza dell’amministrazione e del terzo settore a seconda del contesto, incide per affrontare il grosso del problema che lascerà un’eredità di altri quaranta anni.

Questo dramma, si risolve mascherandolo infilandolo dentro ad altre iniziative.

I tedeschi hanno scelto di rigenerare un territorio, creando un mondo nuovo su un mondo vecchio e inabitabile. Un’idea geniale quella dei tedeschi, con sottesa una motivazione sentimentale dal lavoro forzato nelle miniere francesi.

Nessuno si è voluto sottrarre da questo gran progetto. E sottovalutato nella narrazione anche tecnica. Ma in ogni caso, non ci sono stati avversari a questa azione, ma solo persone che si sono offerte. La Confindustria tedesca con persone di altissimo valore, Università e grandi aziende tedesche. Tutti hanno fatto in modo di regalarsi un vantaggio comune”.

Il limite da sorpassare del sistema italiano

Il Gen. Giampiero Cardillo:

“Chi aveva inventato il sistema, mi disse personalmente che noi italiani non siamo capaci di un progetto simile.

Riflettendo aveva ragione.

Non c’è stata alcuna personalità capace di supplire al silenzio stampa su questo argomento.  Sussiste una scarsa consapevolezza sul tema.

La stessa attività dell’Avv. Bonanni non esce dalle aule del Tribunale.

Bonanni iniziò come Avvocato in difesa dei lavoratori e poi andò avanti volendo dimostrare e mostrare qualcosa di più. I proponimenti assieme alla Camera dei Deputati per soluzioni opinabili, ne sono la dimostrazione. Si studiava la situazione del posto singolare, trasmettendola alle figure istituzionali competenti. Ma non ci sono state proiezioni sui quaranta milioni di tonnellate di amianto.

Il problema non si può parcellizzare ma si può agire solo con i massimi sistemi.

La soluzione è a tempo, garantendo la manutenzione di quello fatto in un tempo infinito. I rischi successivi della dispersione delle fibre di amianto, sono all’ordine del giorno. Basta una fibra soltanto per ammalarsi.

L’ Euratom con il suo statuto perfetto, può essere coesistenza per la gestione del fenomeno.

Concludendo, in Europa si può fare un grande progetto europeo facendo rientrare le bonifiche di qualsiasi genere, per cui anche l’amianto.

 Noi, dobbiamo dimostrare di poter fare come i tedeschi quello che hanno realizzato in dieci anni esatti. Hanno realizzato la bonifica mascherandola con la rigenerazione territoriale, lo sviluppo del turismo, lo sviluppo industriale, dando un valore positivo all’azione.

Mentre bonificare un’azione negativa rispetto a un bilancio statale, non crea tutto questo.

La pianificazione territoriale, aiuta uno sviluppo con l’ottenimento delle grandi risorse dal settore bancario a venti cinque anni, cinquanta anni con una Bce che garantisce la restituzione del credito.

Nei grandi numeri e grandi iniziative bisogna trovare l’aiuto concreto.

Le piccole aziende si possono consorziare ed introdurre nel grande progetto, gestito da una struttura non parcellizzata.

Quindi, se la cosa non diventa un’esigenza pubblica di tutti, i tribunali possono risolvere solo quel singolo problema ma non il problema. La politica, anche, può risolvere il singolo problema se sollecitata ma non il tutto. Dobbiamo tenere conto di questa esigenza strutturale, per poter risolvere il fenomeno.”.

 

Amianto e benefici previdenziali: ONA e pronuncia del Tribunale di Napoli

Amianto, Abbate e Bonanni
Amianto, Abbate e Bonanni

Nel corso di un aggiornamento sulle principali vicende giudiziarie in materia di amianto, lAvvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha commentato una recente decisione del Tribunale di Napoli relativa a una ex realtà produttiva (ex Gecom) dell’area di Pozzuoli.

L’intervento si inserisce nell’ambito di un’analisi generale delle sentenze e pronunce giudiziarie più rilevanti riguardanti il riconoscimento dei diritti previdenziali per lavoratori esposti ad amianto. Con particolare attenzione agli sviluppi normativi e giurisprudenziali.

Il caso: benefici contributivi e successive verifiche

La vicenda riguarda lavoratori per i quali, in una fase iniziale, erano state riconosciute dall’INPS le maggiorazioni contributive previste dalla legge 257 del 1992. Legate all’esposizione ad amianto, con effetti anche sulle pensioni già in godimento.

Successivamente, secondo quanto riferito da Bonanni, l’INPS ha proceduto alla revoca di tali benefici. Avviando anche richieste di restituzione delle somme ritenute non dovute.

Si tratta di un passaggio che ha dato origine a un contenzioso. Nel quale sono state effettuate ulteriori verifiche sia sul piano amministrativo sia su quello sanitario.

Accertamenti sanitari e riconoscimento della natura professionale

Nel corso della vicenda, sono stati effettuati accertamenti sulle condizioni di salute dei lavoratori coinvolti. In particolare, è stato rilevato, in alcuni casi, il riscontro di alterazioni compatibili con esposizione ad amianto, come ispessimenti pleurici.

Sulla base di tali elementi, è stato ottenuto il riconoscimento della possibile origine professionale delle condizioni riscontrate, con conseguente rivalutazione della posizione previdenziale.

Questo ha consentito il ripristino dei benefici contributivi, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.

Il tema delle differenze negli importi contestati

Uno degli aspetti evidenziati riguarda la differenza tra gli importi riconosciuti e quelli richiesti in restituzione, che risulterebbero significativamente divergenti. Su questo punto, secondo quanto dichiarato, sono in corso ulteriori valutazioni nelle sedi competenti.

È importante sottolineare che tali aspetti rientrano in procedimenti ancora oggetto di approfondimento e che eventuali determinazioni definitive spettano agli organi competenti.

Il valore della pronuncia per i lavoratori esposti ad amianto

Secondo l’interpretazione fornita, la decisione del Tribunale di Napoli evidenzia come, anche nei casi in cui vi sia stata una revoca o un rigetto dei benefici contributivi, la dimostrazione di un danno alla salute correlabile all’esposizione ad amianto possa consentire una rivalutazione della posizione previdenziale.

In particolare, viene richiamata l’applicazione dell’articolo 13 della legge 257 del 1992, che disciplina le maggiorazioni contributive in presenza di esposizione qualificata o di patologie riconosciute.

Tutela previdenziale e sviluppi normativi

Il tema della tutela dei lavoratori esposti ad amianto resta centrale nel dibattito giuridico e sanitario. Le evoluzioni giurisprudenziali contribuiscono a chiarire l’interpretazione delle norme e a definire i criteri per il riconoscimento dei benefici.

In questo contesto, le pronunce dei tribunali rappresentano un riferimento importante, pur dovendo essere sempre valutate caso per caso e nel rispetto delle verifiche tecniche e legali previste.

La vicenda analizzata si inserisce in un quadro complesso, in cui normativa, accertamenti sanitari e decisioni giudiziarie concorrono a definire i diritti dei lavoratori esposti ad amianto.

In attesa di eventuali ulteriori sviluppi, il caso evidenzia l’importanza di un approccio basato su verifiche puntuali, trasparenza e rispetto delle procedure, elementi fondamentali per garantire una corretta tutela previdenziale.

Vedi l’intervista a cura del giornalista Luigi Abbate:

Possibile amianto in Emilia Romagna: richiesta accesso agli atti ONA

Possibile amianto, foto fornita da Mirco Zanoli - da verificare
Possibile amianto, foto fornita da Mirco Zanoli - da verificare

L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto – Comitato di Carpi ha presentato una richiesta formale di accesso agli atti e informazioni in materia ambientale accendendo l’attenzione su una segnalazione ricevuta da alcuni cittadini di Castelfranco Emilia, in Emilia Romagna.

La comunicazione, datata 11 aprile 2026 e firmata dal coordinatore Mirco Zanoli, è stata indirizzata al dirigente alle istituzione preposte.

La segnalazione dei cittadini sulla possibile presenza di amianto

Secondo quanto riportato nella richiesta, l’intervento nasce da una segnalazione relativa alla possibile presenza di coperture contenenti cemento-amianto (da accertare) in un’area situata nel territorio.

Solo analisi specifiche possono stabilire la presenza di amianto, eternit o che si tratta di innocuo fibrocemento privo di asbesto.

Nel documento si fa riferimento a edifici presenti nella zona e a coperture che, in base a quanto osservato e documentato negli allegati, apparirebbero in presunto stato di degrado (da accertare).

È importante ribadire che si tratta di segnalazioni e valutazioni preliminari, per le quali viene richiesta una verifica ufficiale da parte delle autorità competenti.

Le condizioni delle coperture segnalate

Nella richiesta si evidenzia come alcune coperture mostrerebbero segni di deterioramento, tra cui parti crollate e lastre mancanti, divelte o fratturate. Tali elementi, se confermati, potrebbero rendere necessario un approfondimento tecnico.

La richiesta rientra nell’ambito del diritto di accesso alle informazioni ambientali, strumento fondamentale per garantire trasparenza e tutela della salute pubblica.

Prossimi sviluppi

Al momento, non risultano dichiarazioni ufficiali. Eventuali accertamenti e riscontri saranno determinanti per chiarire la situazione e definire possibili interventi.

La richiesta avanzata dall’Osservatorio Nazionale sull’Amianto rappresenta un passaggio formale volto a ottenere verifiche e dati ufficiali su una segnalazione di potenziale rilevanza.

Ricostituzione Associazione Nazionale del Fante Roma Capitale: nuova Sezione tra tradizione e rinnovamento

Associazione Nazionale del Fante
Associazione Nazionale del Fante

Il 9 aprile a Roma, presso il Circolo Ufficiali della Caserma Pio IX nel quartiere Castro Pretorio, si è svolta l’assemblea che ha portato alla ricostituzione della Sezione Roma Capitale dell’Associazione Nazionale del Fante. Segnando un momento significativo per il rilancio dell’associazione nella capitale.

«Ho voluto fortemente la ricostituzione di questa Sezione e ho voluto che fosse una Sezione rappresentativa di tutte le specialità della fanteria. Questo risultato è il segno che esiste ancora un forte desiderio di appartenenza, soprattutto tra chi ha servito e tra i giovani che vogliono avvicinarsi a questi valori». Ha affermato il Capitano Pasquale Trabucco, vice Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale del Fante.

Trabucco in passato è stato protagonista anche di una importante impresa tra memoria e onore che l’ha visto attraversare circa 2300 km a piedi da Roma al Vallo di Adriano in Scozia con appuntato sul petto lo scudo dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni.

Un’assemblea partecipata tra ufficiali, fanti e amici dell’Associazione

L’incontro ha visto la partecipazione di circa venti persone tra ufficiali, fanti e sostenitori, in gran parte già appartenenti alle Forze Armate e oggi in congedo. Alla riunione hanno preso parte rappresentanti delle diverse specialità della fanteria, a testimonianza della volontà di costruire una realtà inclusiva e rappresentativa.

La presenza delle varie componenti non è stata casuale. L’obiettivo è stato quello di creare un punto di incontro tra tutte le anime della fanteria, dai Granatieri di Sardegna agli alpini, dai bersaglieri ai paracadutisti fino ai lagunari. Nel segno di una visione unitaria dell’Arma.

Una Sezione inclusiva tra esperienza e nuove generazioni

Tra i presenti anche figure attualmente in servizio, come Sara Ronconi. Graduato donna, figlia di vittima del dovere e responsabile regionale Lazio del sindacato Siamo Esercito. La sua partecipazione rappresenta un ponte tra il mondo militare attivo e quello associativo.

La nuova Sezione nasce con una forte attenzione all’inclusione e al dialogo tra generazioni. Valorizzando sia l’esperienza dei militari in congedo sia il contributo di chi si avvicina per la prima volta ai valori della fanteria.

All’interno della Sezione, inoltre, già esisteva e continua a esistere il Gruppo Reggimentale dell’82° Reggimento Fanteria “Torino”. Custode di una tradizione che affonda le sue radici nella storia della fanteria italiana, dalle origini nel 1884 fino ai giorni nostri.
Il Gruppo proseguirà con continuità le proprie attività. Nel solco di quanto già fatto negli anni passati, mantenendo vivo il legame con i reparti in servizio. Ne è testimonianza l’incontro svolto a Forlì con il comando del 66° Reggimento. Durante il quale sono state condivise due giornate intense accanto al comandante e agli uomini del reparto, rafforzando quel rapporto diretto tra chi ha servito e chi serve oggi, nel segno della continuità e dello spirito di Corpo.

Il nuovo direttivo della Sezione Roma Capitale

Nel corso dell’assemblea è stato eletto presidente Pino Giuseppe Scatolini, già tenente di fanteria e oggi manager. Alla vicepresidenza è stata eletta Sara Ronconi, mentre Stefano Di Santo ricoprirà il ruolo di segretario.

Il Consiglio direttivo, composto da undici membri tra consiglieri e probiviri, guiderà la Sezione in questa nuova fase di crescita e consolidamento.

Alle ore 17, dopo l’acclamazione del direttivo, si è svolto un momento conviviale con coffee break. Occasione simbolica per celebrare il nuovo inizio della Sezione.

Numeri, rinnovamento e obiettivi futuri

La Sezione conta già 41 iscritti tra fanti e amici. Distinguendosi come una delle realtà più giovani dell’Associazione, se non la più giovane, con un’età media di circa 57 anni. Un dato significativo che testimonia un concreto percorso di rinnovamento.

Come dichiarato dal presidente Scatolini, la ricostituzione è stata fortemente voluta per dare vita a una Sezione capace di rappresentare tutte le specialità della fanteria. Segno di un forte desiderio di appartenenza, soprattutto tra chi ha servito e tra i giovani interessati a questi valori.

Il ruolo del commissario e il percorso di rilancio

Il processo di ricostruzione è stato reso possibile anche grazie al lavoro del commissario incaricato dalla Giunta Nazionale, il Vice Segretario Nazionale Ugo Regnoli, che ha accompagnato questa fase con impegno e continuità, contribuendo in modo determinante al raggiungimento dell’obiettivo.

L’apertura ai giovani e al mondo del softair

Tra gli iscritti figurano anche giovani provenienti dal mondo del softair, una realtà sempre più significativa. Pur non avendo svolto servizio militare, condividono valori e spirito della fanteria e potranno partecipare attivamente alla vita associativa, inclusa la presenza a cerimonie e momenti istituzionali.

Questa apertura rappresenta un elemento chiave per il futuro, permettendo alla Sezione di coinvolgere nuove generazioni e diffondere i valori della tradizione militare in contesti diversi.

Attività, volontariato e crescita associativa

L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere 100 iscritti entro dicembre, partecipare alle principali cerimonie istituzionali e sviluppare attività di volontariato.

Sono già stati individuati responsabili per i settori legale, sanitario, addestrativo e del volontariato, con l’intenzione di promuovere anche attività pratiche come uscite in montagna e sessioni nei poligoni di tiro.

Particolare attenzione sarà dedicata ai giovani, offrendo loro un’opportunità concreta per conoscere e vivere i valori della fanteria e della Patria, anche senza un’esperienza diretta nel servizio militare.

Una ripartenza concreta per la fanteria a Roma

Grande soddisfazione è stata espressa per l’entusiasmo e la partecipazione che hanno accompagnato questa ricostituzione, simbolo di una ripartenza condivisa e concreta.

Il giorno seguente il presidente Scatolini è stato presente, insieme al vicepresidente nazionale, presso la Scuola di Fanteria di Cesano di Roma in occasione del giuramento dei VFI. L’evento ha rappresentato un’ulteriore opportunità di confronto con le istituzioni militari, con incontri previsti con il comandante generale Dessi, il generale Mannavola e il presidente della locale Sezione dell’Associazione Nazionale del Fante.

La ricostituzione della Sezione Roma Capitale dell’Associazione Nazionale del Fante costituisce un passaggio fondamentale per il rafforzamento dei valori di appartenenza, tradizione e innovazione. Un progetto che guarda al futuro senza dimenticare il passato, capace di unire generazioni diverse nel segno della fanteria e del servizio al Paese.