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ONA alla Camera, Generale Cardillo: “l’amianto è anche un fatto economico”

Giampiero Cardillo, Comitato Tecnico Osservatorio Nazionale Amianto
Giampiero Cardillo, Comitato Tecnico Osservatorio Nazionale Amianto

L’amianto, una delle più gravi emergenze sanitarie e ambientali in Italia è stato al centro del convegno ONA alla Camera dei Deputati.

“Nonostante il bando introdotto nel 1992, Ogni anno si registrano circa 10.000 nuovi casi di patologie correlate all’amianto e tra 5.000 e 7.000 decessi. Si tratta di una vera e propria disgrazia, che colpisce famiglie intere e intere comunità” ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Secondo quanto emerso durante l’intervento del generale Giampiero Cardillo (comitato tecnico ONA) alla Camera, il tema resta sottovalutato, nonostante l’impatto devastante sulla salute pubblica.

Il ruolo dell’ONA e dell’avvocato Bonanni

Cardillo ha ricordato gli importanti passi avanti che sono stati compiuti sul piano legale grazie all’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e dell’avvocato Ezio Bonanni.

Le azioni legali hanno consentito a molte vittime di ottenere giustizia e risarcimenti. Tuttavia, come ribadito durante l’incontro, queste vittorie non incidono sulla rimozione fisica dell’amianto ancora presente sul territorio.

Bonifica amianto: un problema anche economico

Uno dei punti chiave dell’intervento del generale Cardillo è che la bonifica dell’asbesto non può essere vista solo come un costo, ma come un’opportunità economica.

“Pensare alla bonifica esclusivamente come una spesa pubblica è un errore. Il costo complessivo stimato per una bonifica totale potrebbe arrivare a centinaia di miliardi di euro, una cifra insostenibile per lo Stato italiano. Per questo motivo, è necessario coinvolgere il settore privato. Questo diviene possibile creando modelli di investimento sostenibili e sviluppare progetti con ritorno economico.” – ha affermato Cardillo.

Sinergie e connessioni

Secondo Cardillo, la chiave per affrontare l’emergenza è il ritorno a una collaborazione efficace tra pubblico e privato.

L’Italia, storicamente, è stata pioniera in questo ambito. Basti pensare all’esperienza dell’IRI(Istituto per la Ricostruzione Industriale) guidata da Alberto Beneduce. Il quale ha ispirato persino il New Deal di Franklin D. Roosevelt.

Il confronto con la Germania: il caso Ruhr

Un esempio virtuoso arriva dalla Germania, con la bonifica della regione della Ruhr. Avvenuta attraverso la riconversione creativa delle aree industriali.

Qui, grazie a  grandi centri di progettazione, coordinamento tra enti pubblici e privati investimenti mirati è stato possibile trasformare un territorio altamente inquinato in un’area riqualificata e attrattiva.

Le criticità italiane

Secondo Cardillo in Italia, invece, emergono diverse difficoltà. Ossia scarsa capacità di coordinamento, mancanza di grandi strutture di progettazione, lentezza burocratica e progetti frammentati. Anche iniziative locali, pur finanziate, spesso rimangono bloccate per anni.
Per affrontare davvero il problema, secondo Cardillo, servono grandi progetti su scala europea con una regia centralizzata e investimenti strutturali.

Un modello simile a quello dell’Euratom (Comunità europea dell’energia atomica) potrebbe rappresentare una soluzione efficace.

Una questione di organizzazione

“Il vero nodo, quindi, non è solo economico, ma organizzativo. L’Italia deve recuperare la capacità di pianificare interventi complessi, coordinare competenze e attrarre investimenti.
Senza una struttura adeguata, anche le migliori intenzioni rischiano di restare sulla carta.” Ha concluso Cardillo.

Come quindi sottolineato dal generale Cardillo, la bonifica dell’amianto può e deve diventare un’opportunità, non solo un costo.

Solo così sarà possibile affrontare davvero un problema che dura da troppi anni.

ONA alla Camera dei Deputati, approfondimento sull’intervento dell’Avv. Ezio Bonanni

Avv. Ezio Bonanni alla Camera dei deputati - presidente Osservatorio Nazionale Amianto
Avv. Ezio Bonanni alla Camera dei deputati - presidente Osservatorio Nazionale Amianto

La Giornata mondiale in memoria delle vittime dell’amianto ha rappresentato un momento cruciale per riflettere su una delle emergenze sanitarie e ambientali più gravi in Italia. In questo articolo dedicheremo un approfondimento sull’intervento effettuato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), durante il convegno tenutosi il 28 aprile presso la Camera dei Deputati, nella Sala Matteotti.

Per l’occasione il legale ha anche presentato il suo ultimo libro “Amianto, dalla prevenzione alla bonifica”.

Il valore della memoria e dell’impegno istituzionale

Il convegno è stato organizzato per onorare la memoria delle vittime dell’amianto, ma anche per rilanciare l’impegno nella prevenzione e nella tutela della salute pubblica. Come sottolineato da Bonanni, il riconoscimento istituzionale del problema è fondamentale per costruire un futuro rispettoso della dignità della persona umana.

Coinvolgere rappresentanti istituzionali

Secondo Bonanni, “solo attraverso un’azione sinergica sarà possibile affrontare e risolvere definitivamente la problematica amianto.  L’ONA, attiva dal 2008 ma con un impegno che risale ai primi anni 2000, continua a denunciare la presenza diffusa di materiali contenenti amianto sul territorio nazionale. “

Le proposte emerse dal convegno

Durante i lavori alla Camera, Bonanni ha presentato diverse proposte operative per affrontare l’emergenza amianto in modo più efficace. “Una delle idee centrali è quella di “spacchettare” gli interventi normativi, evitando una legge unica e troppo generica. Questo approccio consentirebbe di intervenire in modo più mirato e rapido sui diversi aspetti del problema.” Ha affermato il legale.

Bonanni ha ribadito inoltre con forza che la bonifica è l’unico strumento realmente efficace per fermare la strage. In particolare, come più volte ribadito, ha affermato quanto sia necessario intervenire con urgenza nelle scuole, ospedali, edifici pubblici.

“La rimozione dell’amianto da questi luoghi è una priorità assoluta per garantire la sicurezza dei cittadini.” Ha dichiarato.

Investire nella ricerca medica delle patologie amianto correlate

Un altro punto fondamentale che Bonanni ha posto in luce riguarda il potenziamento della ricerca sulle patologie asbesto-correlate. “Migliorare le diagnosi precoci e sviluppare nuove terapie è essenziale per aumentare le possibilità di sopravvivenza dei pazienti.”

Le conseguenze infatti sono drammatiche. Sono migliaia i decessi ogni anno, la conclamazione delle patologie asbesto-correlate può avvenire anche dopo molti anni e purtroppo spesso sono necessari lunghi iter giudiziari per il riconoscimento dei diritti.

Accelerare i processi giudiziari per le vittime dell’amianto

“Le vittime e i loro familiari spesso si trovano ad affrontare lunghi e complessi percorsi legali.”  Ha continuato Bonanni. Il quale ha evidenziato la necessità di ridurre i tempi della giustizia, garantire sentenze eque ed evitare ulteriori sofferenze alle famiglie.

Il ruolo della Costituzione nella tutela dei diritti

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento di Bonanni riguarda il riferimento all’articolo 41 della Costituzione italiana. Questo articolo stabilisce che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o arrecare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Modifica avvenuta in sinergia con l’On. Sergio Costa (M5S) nel periodo del Governo Conte II.

Secondo Bonanni, questo principio si collega direttamente ad altri articoli fondamentali come l’articolo 32 per la tutela della salute e l’articolo 9 sulla tutela dell’ambiente. Oltre all’articolo 2087 del Codice Civile riguardante la sicurezza sul lavoro.

La sofferenza delle vittime dell’amianto e delle famiglie

L’iniziativa alla Camera dei Deputati ha costituito un passo importante perché ha consentito di dare voce anche ai familiari delle vittime. Come nel caso di Mara Sabbioni, figlia di Domenico.

E infatti uno dei passaggi più toccanti dell’intervento ha riguardato il riconoscimento della sofferenza delle vittime e dei loro familiari. Bonanni ha evidenziato come molte persone si sentano abbandonate. Colpite dalla perdita di un proprio caro, spesso si trovano costrette a lottare contro istituzioni e burocrazia. Ma il messaggio dell’Avvocato è stato chiaro: non bisogna arrendersi. Continuare a lottare è l’unico modo per ottenere giustizia e prevenire nuove tragedie.

Bonificare, bonificare, bonificare

“La bonifica è l’unico strumento capace di fermare definitivamente la strage dell’amianto. Si tratta di una scelta politica e sociale che richiede investimenti significativi, pianificazione a lungo termine. Senza una strategia concreta di bonifica, ogni altra misura rischia di essere insufficiente.” ha ribadito Bonanni.

La lotta all’amianto è ancora lunga, ma eventi come questo dimostrano che esiste una crescente consapevolezza del problema. La memoria delle vittime deve trasformarsi in azione, affinché tragedie simili non si ripetano.

Amianto a Bra (CN): bando per bonifica 2026 e mostra in Municipio

(Foto di hamonazaryan1 da Pixabay)
(Foto di hamonazaryan1 da Pixabay)

Il Comune di Bra, in provincia di Cuneo, rafforza le iniziative dedicate alla prevenzione e alla rimozione dell’amianto, promuovendo nuovi aiuti economici per i cittadini e un progetto educativo rivolto alla comunità.

L’amministrazione comunale ha approvato il nuovo piano di contributi per lo smaltimento dell’amianto relativo al 2026.

Bra: contributi amianto 2026 per la bonifica degli edifici

L’iniziativa è pensata per sostenere i residenti che vogliono eliminare coperture o materiali contenenti la sostanza presenti in abitazioni, magazzini e altre strutture private.

L’obiettivo del bando è incentivare gli interventi di bonifica ambientale e ridurre i rischi legati all’esposizione alle fibre di asbesto, considerate altamente nocive per la salute.

I cittadini possono consultare tutte le informazioni utili, inclusi requisiti, documentazione richiesta e modalità di presentazione della domanda, sul sito ufficiale del Comune.

Mostra “Esposizione all’amianto” nel Palazzo Comunale

Accanto agli incentivi economici, il Comune ospita anche un’iniziativa di sensibilizzazione aperta alla cittadinanza.

Fino a venerdì 8 maggio, l’atrio del Municipio accoglie la mostra intitolata “Esposizione all’amianto”, un percorso informativo dedicato ai rischi derivanti dall’utilizzo di questo materiale.

Il progetto è stato realizzato grazie al lavoro della professoressa Lucia Bogoni insieme agli studenti della classe V E dell’istituto “Ernesto Guala”, indirizzo CAT – ex Geometri.

I temi affrontati nella mostra

L’esposizione comprende 19 pannelli informativi che approfondiscono diversi aspetti legati all’amianto. Tra cui le proprietà del minerale, i pericoli per la salute, le principali malattie causate dall’esposizione ed il caso storico di Casale Monferrato con le conseguenze ambientali e sociali.

L’iniziativa punta a informare i cittadini sull’importanza della prevenzione e della bonifica, valorizzando allo stesso tempo il percorso formativo degli studenti coinvolti nel progetto.

Perché è importante rimuovere l’amianto

Come spesso ricordato dall’ONAOsservatorio Nazionale Amianto, la presenza di amianto negli edifici rappresenta ancora oggi un problema rilevante in molte città italiane. La rimozione dei materiali contaminati è fondamentale per tutelare la salute pubblica e migliorare la sicurezza degli ambienti.

Attraverso i contributi 2026 e le attività di sensibilizzazione, il Comune di Bra conferma il proprio impegno nella lotta contro l’amianto e nella promozione della prevenzione ambientale.

Fonte: Comune di Bra

Amianto, nuova sentenza riaccende il tema della sicurezza sul lavoro

Avv. Ezio Bonanni, foto Rita Chessa
Avv. Ezio Bonanni, foto Rita Chessa

Una nuova sentenza su amianto nei luoghi di lavoro italiani. La Corte d’Appello di Roma ha riconosciuto i diritti previdenziali di un’ex dipendente della storica ex Videocolor di Anagni, azienda specializzata nella produzione di componenti elettronici e cinescopi per televisori.

La donna, oggi cinquantaseienne, avrebbe lavorato per quasi trent’anni in ambienti industriali caratterizzati dalla presenza diffusa di materiali contenenti amianto. Secondo quanto emerso nel procedimento giudiziario, l’esposizione sarebbe avvenuta in diversi reparti produttivi, tra cui sala maschere, reparto vuoto e area pedana.

La decisione della magistratura rappresenta un nuovo passaggio nella lunga battaglia legale legata all’amianto nello stabilimento ciociaro e potrebbe avere effetti rilevanti anche per altri ex lavoratori della fabbrica.

Il caso Videocolor e l’esposizione professionale alle fibre di amianto

Per molti anni l’amianto è stato utilizzato in numerosi impianti industriali grazie alle sue proprietà isolanti e termoresistenti. Nella Videocolor di Anagni, secondo le ricostruzioni processuali e quanto dichiarato dall’Avv. Ezio Bonanni, il materiale sarebbe stato presente in coibentazioni, forni industriali, pannelli isolanti, sistemi di ventilazione e macchinari.

L’esposizione alle fibre aerodisperse avrebbe interessato numerosi lavoratori impiegati nello stabilimento tra gli anni Settanta e Duemila.

Il problema principale dell’amianto riguarda la dispersione microscopica delle fibre nell’aria. Una volta inalate, queste particelle possono depositarsi nei polmoni e provocare patologie anche a distanza di decenni dall’esposizione iniziale.

Tra queste annoveriamo malattie respiratorie croniche, fibrosi polmonare, ispessimenti pleurici e tumori altamente aggressivi come il mesotelioma. “La particolarità di queste malattie è il lungo periodo di latenza, che può superare anche i trent’anni.” Afferma Bonanni.

Quindi nonostante il divieto introdotto oltre trent’anni fa, migliaia di lavoratori continuano a manifestare patologie correlate alle esposizioni avvenute in passato.

Le conseguenze sanitarie dell’amianto sul lavoro

L’ex operaia della Videocolor avrebbe sviluppato una pneumopatia interstiziale riconosciuta come malattia professionale.

In Italia l’amianto è stato vietato con la Legge 257 del 1992, ma le conseguenze delle esposizioni avvenute nei decenni precedenti continuano ancora oggi a emergere sul piano sanitario e giudiziario.

Secondo gli esperti di medicina occupazionale, la prevenzione e la bonifica dei siti contaminati restano strumenti fondamentali per ridurre il rischio di nuove esposizioni professionali.

La sentenza della Corte d’Appello di Roma

Nel caso dell’ex dipendente Videocolor, la Corte d’Appello di Roma ha stabilito il diritto alle maggiorazioni contributive per il periodo lavorativo svolto tra il 1979 e il 2006. La decisione segue un precedente pronunciamento del Tribunale di Frosinone che aveva già riconosciuto la natura professionale della patologia.

La sentenza comporta il ricalcolo della posizione previdenziale della lavoratrice, con arretrati economici e un incremento dell’assegno pensionistico mensile. Secondo le informazioni riportate dalle fonti giudiziarie, gli arretrati ammonterebbero a circa ventimila euro, mentre la pensione potrebbe aumentare di alcune centinaia di euro al mese.

Il pronunciamento viene considerato particolarmente importante perché rafforza il principio secondo cui il lavoratore esposto ad amianto ha diritto non soltanto al riconoscimento sanitario della malattia, ma anche alla tutela previdenziale prevista dalla normativa italiana.

Amianto e diritti dei lavoratori: un problema ancora aperto

L’ONA sottolinea i la necessità di accelerare le operazioni di bonifica e di rafforzare i controlli nei luoghi di lavoro ancora a rischio.

Il precedente giudiziario

Negli ultimi anni diversi lavoratori  hanno avviato azioni legali per ottenere il riconoscimento delle malattie professionali e dei benefici previdenziali collegati all’esposizione all’amianto.

Le vicende giudiziarie legate all’amianto ricordano quanto sia importante investire nella prevenzione e nella tutela della salute nei luoghi di lavoro. La storia industriale italiana è stata segnata da numerosi casi di esposizione professionale a sostanze cancerogene, spesso sottovalutate per anni.

La memoria delle vittime dell’amianto rappresenta oggi un richiamo costante alla responsabilità delle aziende e delle istituzioni. Informazione, formazione e controlli rigorosi restano strumenti essenziali per evitare nuove tragedie professionali.

Il caso Videocolor dimostra inoltre come il riconoscimento dei diritti possa arrivare anche dopo lunghi percorsi giudiziari. Per molti lavoratori colpiti, ottenere giustizia significa vedersi finalmente riconosciuta la verità sulle condizioni in cui hanno operato per anni.

Primo Maggio, amianto e diritti dei lavoratori (VIDEO)

Primo Maggio e Amianto
Primo Maggio e Amianto

Il Primo Maggio costituisce una delle ricorrenze più importanti nella storia del lavoro ed in questo contesto non possiamo non ricordare le vittime dell’amianto. La sicurezza nei luoghi di lavoro, la prevenzione delle malattie professionali e il diritto alla salute sono diventati temi centrali nel dibattito sociale e giuridico contemporaneo. Il tutto anche grazie a ONA ed al lavoro instancabile dell’Avv. Ezio Bonanni, da decenni impegnato nella tutela della dignità umana sul posto di lavoro. Un principio fondamentale del diritto costituzionale e del diritto europeo.

“L’utilizzo massiccio dell’amianto ha provocato migliaia di vittime tra operai, tecnici, manutentori e cittadini esposti indirettamente alle fibre aerodisperse.” Ha affermato Bonanni.

Amianto e rivoluzione industriale: perché è stato utilizzato così a lungo

Come spesso diffuso da ONA l’amianto è un insieme di minerali fibrosi naturali appartenenti ai silicati. Le sue caratteristiche fisiche hanno favorito un impiego esteso in numerosi settori industriali. “Per gran parte del Novecento veniva utilizzato nella produzione di lastre in cemento-amianto, tubazioni, coperture edilizie, freni ferroviari, coibentazioni navali, centrali elettriche e impianti industriali.” Dichiara Bonanni.

L’industria italiana ha fatto largo uso dell’amianto soprattutto durante il boom economico del secondo dopoguerra. Fabbriche, cantieri navali, raffinerie, ferrovie e stabilimenti siderurgici hanno impiegato enormi quantità di materiale contenente fibre di asbesto. Per anni i lavoratori hanno operato senza adeguati dispositivi di protezione individuale e senza informazioni chiare sui rischi sanitari.

“Il problema principale dell’amianto deriva dalla dispersione delle fibre microscopiche nell’aria. Una volta inalate, queste particelle possono depositarsi nei polmoni e provocare malattie gravissime anche dopo decenni dall’esposizione iniziale. La lunga latenza delle patologie asbesto correlate come il mesotelioma ha contribuito a ritardare la percezione del pericolo.” Continua Bonanni.

La normativa italiana sull’amianto e la svolta della Legge 257 del 1992

In Italia la disciplina normativa sull’amianto ha subito un’evoluzione significativa nel corso degli anni. La svolta principale è rappresentata dalla Legge 257 del 1992, che ha vietato l’estrazione, la commercializzazione e la produzione di materiali contenenti amianto.

Questa legge ha segnato un punto di svolta nella tutela dei lavoratori e della salute pubblica. Il provvedimento ha imposto obblighi precisi in materia di bonifica, smaltimento e controllo ambientale. Le aziende hanno dovuto adottare procedure rigorose per la gestione dei materiali contaminati e per la protezione dei dipendenti esposti.

Successivamente il Decreto Legislativo 81 del 2008, noto come Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, ha rafforzato il quadro delle misure preventive. Il datore di lavoro è obbligato a effettuare la valutazione del rischio amianto, predisporre piani di sicurezza, fornire dispositivi di protezione individuale e garantire formazione specifica ai lavoratori.

Il sistema normativo italiano recepisce inoltre numerose direttive europee in materia di sicurezza occupazionale. L’obiettivo principale consiste nella riduzione dell’esposizione professionale e nella prevenzione delle malattie asbesto correlate.

Il diritto alla salute come diritto fondamentale del lavoratore

Il tema dell’amianto evidenzia con forza il rapporto tra lavoro e diritti fondamentali. La Costituzione italiana tutela la salute come diritto inviolabile dell’individuo e interesse della collettività. L’articolo 32 riconosce infatti la protezione sanitaria come principio cardine dell’ordinamento democratico.

Parallelamente l’articolo 41 stabilisce che l’iniziativa economica privata non possa svolgersi in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Questo principio assume particolare rilevanza nei casi di esposizione professionale a sostanze cancerogene.

Nel corso degli anni la giurisprudenza italiana ha sviluppato un orientamento sempre più rigoroso nei confronti delle aziende che non adottano adeguate misure di prevenzione. Numerose sentenze della Corte di Cassazione hanno riconosciuto la responsabilità civile e penale dei datori di lavoro per omissioni in materia di sicurezza.

Il diritto del lavoratore non riguarda soltanto la retribuzione o la stabilità occupazionale. Comprende anche il diritto a operare in ambienti salubri, sicuri e conformi alle normative tecniche vigenti.

Primo Maggio e memoria delle vittime dell’amianto

Oggi è importante un momento di riflessione sulle vittime del lavoro e sulle tragedie industriali che hanno segnato il Novecento. “Le morti causate dall’amianto costituiscono una delle più grandi emergenze sanitarie legate all’ambiente lavorativo.” Dichiara Bonanni.

“La ricorrenza del Primo Maggio assume quindi una dimensione che supera la celebrazione simbolica del lavoro. Diventa un’occasione per riaffermare il diritto a condizioni lavorative dignitose.” Continua il legale.

Lo speciale per il convegno ONA sull’amianto

In questo giorno invitiamo a visionare lo speciale giornalistico realizzato da Luigi Abbate per il convegno “Amianto, il giorno della memoria. Dalla prevenzione alla bonifica”. Tenutosi a Roma presso la Camera dei Deputati (Sala Matteotti) il 28 aprile 2026 e organizzato dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) proprio in occasione della “Giornata mondiale in memoria delle vittime dell’amianto”. Con interviste ai vari relatori intervenuti.