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Catalogna, Parlamento approva legge eliminazione amianto

Foto esclusivamente decorativa, fibra amianto
Foto esclusivamente decorativa, amianto rovinato

Il Parlamento della Catalogna ha approvato all’unanimità la prima legge catalana per l’eliminazione dell’amianto, che prevede sanzioni, aiuti e un calendario per la rimozione.

una nuova normativa finalizzata all’eliminazione progressiva dell’amianto ancora presente in edifici, strutture e infrastrutture della regione.

Nel corso di una cerimonia dedicata alle vittime e ai loro familiari, le istituzioni regionali hanno espresso pubblicamente il proprio rammarico per i ritardi e le insufficienze che, negli anni, hanno caratterizzato la gestione di una delle emergenze sanitarie e ambientali più complesse della storia.

Si stima che in territorio catalano siano ancora presenti quasi 4 milioni di tonnellate di cemento-amianto, gran parte del quale installato tra gli anni ’60 e ’80 del XX secolo, la cui vendita è stata vietata nel 2001 a causa delle gravi conseguenze per la salute.

Le associazioni: “Servono fondi e tempi certi”

Le organizzazioni che rappresentano i cittadini colpiti dalle patologie correlate all’asbesto hanno accolto positivamente il segnale politico proveniente dal Parlamento, ma hanno sottolineato che il vero banco di prova sarà l’applicazione concreta della legge.

Secondo i rappresentanti delle associazioni, il consenso istituzionale dovrà tradursi in programmi operativi, finanziamenti adeguati e interventi di bonifica capaci di incidere realmente sul territorio. Senza risorse economiche e una pianificazione efficace, il rischio è che gli obiettivi fissati dal legislatore rimangano sulla carta.

Il riconoscimento delle istituzioni

Durante la cerimonia commemorativa, il presidente del Parlamento catalano, Josep Rull, ha evidenziato come la presenza dell’amianto continui a rappresentare una questione rilevante sia dal punto di vista sanitario sia da quello ambientale.

Nel suo intervento ha riconosciuto le carenze che hanno caratterizzato l’azione pubblica nel corso degli anni e ha sottolineato la necessità di accelerare il percorso di rimozione dei materiali contenenti amianto ancora diffusi in numerose strutture.

L’evento è stato accompagnato da un momento di raccoglimento dedicato alle persone decedute o colpite da malattie correlate all’esposizione alle fibre di amianto, con un omaggio rivolto anche alle famiglie che hanno affrontato le conseguenze di questa emergenza.

Il commento dell’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto dall’Italia

“Nonostante il divieto introdotto in molti Paesi europei da diversi anni, l’amianto continua a rappresentare un problema irrisolto. Numerosi edifici costruiti nel secolo scorso contengono ancora materiali che, con il deterioramento, possono rilasciare fibre potenzialmente pericolose per la salute. L’esposizione prolungata è stata associata a patologie gravi, tra cui asbestosi, tumore polmonare e mesotelioma. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni commentando la notizia.

Gli esperti: “Non abbassare la guardia”

Tra gli interventi che hanno caratterizzato la giornata vi è stato anche quello di specialisti impegnati da anni nello studio delle malattie correlate all’amianto. Gli esperti locali hanno ricordato che gli effetti dell’esposizione possono manifestarsi anche decenni dopo il contatto con il materiale, rendendo indispensabile una strategia di lungo periodo.

La nuova normativa viene considerata un passo avanti significativo, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità delle istituzioni di trasformare gli impegni assunti in azioni rapide e verificabili.

Le autorità sanitarie e gli esperti del settore insistono sulla necessità di accelerare le operazioni di censimento, monitoraggio e bonifica.

Verso una Catalogna libera dall’amianto

Dal 2019 il Governo locale ha stanziato fondi per un valore di 100 milioni di euro per la rimozione di questo materiale. L’obiettivo sarà quello di aumentare lo stanziamento a 20 milioni di euro all’anno nei prossimi bandi.

Per le associazioni delle vittime, tuttavia, il percorso è appena iniziato. Dopo anni di battaglie e richieste di riconoscimento, l’attenzione è ora concentrata sull’attuazione delle misure previste e sulla capacità delle istituzioni di garantire risultati concreti.

Fonte: https://www.democrata.es/

Amianto aree esterne due scuole a Bologna: programmata bonifica

banchi di scuola, amianto
Scuola, (Foto free di Jorge Kavicki Jkavicki da Pixabay)

Il Comune di Bologna ha annunciato l’avvio di ulteriori verifiche e delle successive attività di bonifica in alcune aree esterne collegate alla scuola primaria Monterumici e al nido comunale Marameo dopo il rinvenimento di limitati frammenti di materiale contenente amianto. La scoperta è avvenuta durante operazioni di risanamento ambientale legate alle acque profonde nell’area dell’ex stabilimento industriale presente nelle vicinanze.

Secondo quanto comunicato dall’amministrazione, le segnalazioni sono emerse in momenti differenti tra il 2025 e il 2026. In entrambi i casi sono state attivate le procedure previste dalla normativa vigente, con il coinvolgimento degli enti competenti per le valutazioni tecniche e sanitarie.

“L’amianto nelle scuole è un problema che non riguarda ovviamente questi due istituti di Bologna, ma la problematica si evince in diverse strutture in ambito nazionale e internazionale. Come Osservatorio Nazionale Amianto abbiamo recentemente anche organizzato un convegno al Campidoglio sull’amianto in alcune scuole di Roma.” Ha affermato lAvv. Ezio Bonanni commentando la notizia.

Interventi previsti alla scuola Monterumici

Per quanto riguarda la scuola primaria Monterumici, il Comune ha programmato specifiche attività di scavo e approfondimento che saranno svolte durante il periodo di chiusura estiva dell’istituto.

L’obiettivo è definire con precisione l’estensione dell’area interessata e individuare le modalità più appropriate per gli eventuali interventi successivi. Qualora le verifiche dovessero evidenziare la presenza di ulteriori materiali contenenti amianto, potranno essere adottate misure di messa in sicurezza, comprese eventuali delimitazioni delle zone coinvolte.

L’amministrazione ha precisato che non risultano criticità relative all’utilizzo degli spazi interni della struttura scolastica. Restano inoltre disponibili alcune aree esterne pavimentate.

Situazione del nido comunale Marameo

Per il nido Marameo, le indicazioni ricevute dagli organismi competenti prevedono limitazioni temporanee nell’utilizzo della porzione verde esterna fino al completamento degli accertamenti programmati.

I prossimi controlli serviranno a raccogliere ulteriori elementi utili per definire gli interventi necessari.

Bonifica durante la sospensione delle attività didattiche

Al termine delle verifiche tecniche, sarà definito il piano operativo per la bonifica ambientale delle eventuali aree interessate. Le lavorazioni saranno organizzate nei periodi di sospensione dell’attività educativa e scolastica, così da ridurre al minimo l’impatto sulle famiglie e sul personale.

L’intero percorso sarà svolto nel rispetto delle procedure previste dalla normativa e sotto il controllo degli enti competenti, con l’obiettivo di garantire condizioni di sicurezza e tutela della salute negli spazi destinati ai bambini e agli operatori scolastici.

Fonte: Il Resto del Carlino

Amianto nel Vescovato (CR), area messa in sicurezza dopo segnalazione

amianto abbandonato, immagine free esclusivamente decorativa di accompagnamento alla notizia
amianto abbandonato, immagine free esclusivamente decorativa di accompagnamento alla notizia

E’ stato rimosso materiale contenente amianto in una zona rurale nel Vescovato in provincia di Cremona. Il Comune rinnova l’appello contro l’abbandono illecito dei rifiuti.

L’importanza delle segnalazioni per gli interventi

Un intervento rapido di bonifica ha consentito di eliminare alcune lastre contenenti amianto rinvenute nei giorni scorsi in un’area agricola del territorio comunale. La presenza del materiale pericoloso era stata segnalata da un cittadino che, transitando lungo una strada di campagna, ha notato alcuni rifiuti sospetti nascosti tra la vegetazione.

Dopo la comunicazione agli uffici comunali, l’amministrazione si è immediatamente attivata per verificare la situazione e predisporre le operazioni necessarie alla rimozione e allo smaltimento in sicurezza del materiale.

Una pratica che continua a rappresentare un problema ambientale e sanitario

La notizia, riportata da La Provincia di Cremona, riaccende l’attenzione sul fenomeno dell’abbandono abusivo dei rifiuti nelle aree periferiche e nelle campagne.

Secondo quanto ricostruito, il ritrovamento è avvenuto lungo un canale situato fuori dal centro abitato. Le lastre erano state occultate sotto un piccolo accumulo di erba e materiale vegetale, probabilmente nel tentativo di renderle meno visibili.

“Nonostante l’impiego dell’amianto sia vietato in Italia da oltre trent’anni, questo materiale è ancora presente in numerose strutture realizzate prima del bando del 1992. Per questo motivo, i casi di smaltimento illecito continuano a verificarsi in diverse zone del Paese.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto commentando la notizia.

L’amministrazione comunale ha espresso apprezzamento nei confronti del cittadino che ha effettuato la segnalazione

Chiunque individui rifiuti abbandonati o materiali potenzialmente pericolosi può infatti informare il Comune, anche in forma anonima, consentendo così interventi tempestivi per la tutela dell’ambiente e della salute collettiva.

L’abbandono dei rifiuti oltre ad essere un comportamento incivile, può trasformarsi in una concreta minaccia per il territorio, soprattutto quando coinvolge sostanze altamente nocive come l’amianto.

E’ quindi prezioso l’intervento attivo da parte della popolazione: una comunicazione tempestiva può fare la differenza. Intervenire rapidamente consente infatti agli enti competenti di mettere in sicurezza l’area, avviare le procedure di bonifica e ridurre i possibili rischi per la salute pubblica e per l’ambiente.

Le segnalazioni contribuiscono inoltre a contrastare comportamenti illegali e incivili che danneggiano il territorio. Grazie alla collaborazione tra cittadini e istituzioni è possibile monitorare in modo più efficace aree rurali, parchi e zone periferiche, spesso più esposte al fenomeno dell’abbandono abusivo dei rifiuti.

Come spesso invitato da ONA e dalle amministrazioni è fondamentale che la popolazione comunichi eventuali anomalie o situazioni sospette. La partecipazione attiva della comunità rappresenta infatti un elemento essenziale per mantenere il territorio più sicuro, pulito e vivibile.

Discarica abusiva a Bassano Romano (VT): sequestrato possibile amianto in area agricola

copertura amianto eternit (foto free esclusivamente descrittiva)
copertura amianto eternit (foto free esclusivamente descrittiva)

In una vasta area agricola sono stati trovati rifiuti pericolosi, tra cui amianto. La zona è inoltre interessata a uno scarico illecito di reflui industriali. È quanto emerso a Bassano Romano, in località Fonte del Grillo, durante un’operazione condotta dai Carabinieri Forestali.

Gli accertamenti hanno permesso di individuare un deposito incontrollato di rifiuti pericolosi e non pericolosi distribuiti su una superficie di circa 455 metri quadrati, per un volume complessivo stimato in circa 455 metri cubi.

Tra i rifiuti anche materiale contenente amianto

Nel terreno ispezionato dai militari erano presenti numerose tipologie di rifiuti abbandonati. Tra questi pneumatici fuori uso, materiali ferrosi, legname, plastica, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche come frigoriferi, forni a microonde e scaldabagni, oltre a materiali ingombranti e residui provenienti da attività di demolizione.

Particolare attenzione è stata riservata ai resti di una copertura ondulata che, secondo i primi accertamenti, potrebbe essere riconducibile a materiale contenente amianto. Si tratta di una circostanza che richiederà ulteriori verifiche tecniche per stabilire l’effettiva composizione del materiale rinvenuto.

Individuato anche uno scarico industriale non autorizzato

Nel corso delle verifiche è stato inoltre accertato un presunto scarico diretto sul terreno di reflui industriali non autorizzati. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli scarichi proverrebbero da un’azienda zootecnica specializzata nell’allevamento ovino presente nella stessa proprietà.

La presenza di reflui industriali dispersi direttamente sul suolo rappresenta una potenziale fonte di contaminazione ambientale, con possibili conseguenze per il terreno e per le risorse idriche sotterranee.

Denunciato il presunto responsabile

Le attività investigative si sono concluse con l’identificazione del presunto autore dell’abbandono dei rifiuti e dello scarico illecito. Nei suoi confronti è scattata una denuncia a piede libero.

Le ipotesi di reato contestate riguardano l’abbandono di rifiuti pericolosi e lo scarico non autorizzato di acque reflue industriali. La posizione dell’indagato dovrà ora essere valutata dall’autorità giudiziaria nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Avviate le procedure di bonifica dell’area

Parallelamente all’attività investigativa sono state attivate le procedure previste dalla normativa ambientale per la messa in sicurezza e il ripristino del sito.

Gli interventi riguarderanno la rimozione dei rifiuti, il loro corretto recupero o smaltimento e il ripristino dello stato originario dei luoghi. Tutte le comunicazioni necessarie sono state trasmesse agli enti e alle autorità competenti.

Operazione coordinata da Carabinieri Forestali, Asl e Arpa Lazio

L’attività è stata eseguita dai Carabinieri del Gruppo Forestale di Viterbo, attraverso il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale e il Nucleo Forestale di Vejano.

Alle operazioni hanno collaborato anche la sezione veterinaria della Asl e i tecnici di Arpa Lazio. L’intervento rientra nei controlli finalizzati alla tutela del territorio e alla prevenzione degli illeciti ambientali.

I rischi ambientali e sanitari legati ai rifiuti abbandonati

I Carabinieri Forestali evidenziano come l’abbandono incontrollato di rifiuti e lo scarico illecito di reflui industriali costituiscano una grave violazione delle norme ambientali e una minaccia concreta per l’ecosistema e la salute pubblica.

Queste condotte possono provocare l’inquinamento del suolo e del sottosuolo e favorire la contaminazione delle falde acquifere attraverso il fenomeno della percolazione, compromettendo la qualità delle risorse naturali.

“Tra gli aspetti più preoccupanti vi è la possibile presenza di amianto. Quando materiali contenenti questa sostanza si deteriorano o si frammentano, possono liberare fibre microscopiche nell’ambiente. L’esposizione a tali fibre è riconosciuta dalla comunità scientifica come un fattore di rischio per gravi patologie” – Ha commentato la notizia l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Fonte: Viterbo Today

 

Discarica rifiuti tra cui amianto di Caluri (VR): sospeso iter autorizzativo

discarica, immagine generica
discarica, immagine generica (Pixabay)

Si registra una nuova sospensione nell’iter amministrativo relativo al progetto per la realizzazione di un impianto destinato allo smaltimento permanente di rifiuti pericolosi tra cui amianto, nell’area di Caluri, nel territorio di Villafranca.

Il procedimento era già stato temporaneamente interrotto nei mesi scorsi per consentire al proponente di integrare la documentazione richiesta nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Ora arriva un ulteriore stop in seguito all’entrata in vigore di una nuova normativa regionale.

Dalla fonte è visibile una immagine fotografico con uno striscione con su scritto: “abbiamo già dato, no amianto, basta discariche”. Nel 2024 infatti i cittadini avevano firmato una petizione che aveva raccolto 6 mila firme.

La nuova legge regionale incide sui procedimenti in corso

La Legge Regionale n. 7 del 13 maggio 2026 ha introdotto alcune modifiche in materia di gestione dei rifiuti. Tra le novità previste dalla normativa figura la sospensione dei procedimenti autorizzativi riguardanti nuovi impianti di smaltimento soggetti a VIA e situati entro 10 chilometri dal confine regionale.

Secondo quanto indicato nella comunicazione ufficiale della Regione, il progetto presentato per l’area di Caluri rientra tra quelli interessati dalla nuova disposizione, poiché localizzato all’interno della fascia territoriale individuata dalla legge.

Quando terminerà la sospensione

La normativa stabilisce che la sospensione rimarrà in vigore fino alla definizione di una specifica intesa tra le Regioni coinvolte. Inoltre, entro il 31 dicembre 2026, la Giunta regionale dovrà definire le modalità applicative dei criteri ambientali previsti dalla legge, dopo aver acquisito il parere delle commissioni competenti.

L’evoluzione del procedimento dipenderà quindi sia dagli accordi istituzionali tra i territori interessati sia dai successivi provvedimenti attuativi regionali.

La posizione dell’Amministrazione comunale

L’Amministrazione comunale di Villafranca ha accolto con favore la decisione di sospendere temporaneamente il procedimento. In particolare, il vicesindaco e assessore all’Ecologia Riccardo Maraia ha evidenziato il lavoro svolto dagli uffici comunali nel monitoraggio della pratica e nel confronto con gli enti coinvolti.

Secondo quanto riferito dal Comune, l’attenzione istituzionale sul progetto è stata mantenuta costante fin dalle prime fasi dell’iter amministrativo, con l’obiettivo di seguire gli sviluppi della procedura e rappresentare le osservazioni provenienti dal territorio.

Discarica di Caluri: cosa succede ora

Per il momento il procedimento resta sospeso e non sono previsti ulteriori passaggi autorizzativi fino a quando non saranno definite le condizioni previste dalla nuova legge regionale.

La vicenda della discarica amianto di Caluri continua quindi a essere seguita con attenzione dalle istituzioni e dai cittadini, in attesa dei prossimi sviluppi normativi e amministrativi che determineranno il futuro del progetto

Fonte: L’Adige