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venerdì, Giugno 19, 2026

Amianto, morte per mesotelioma: confermato risarcimento famigliari

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Si è conclusa con una sentenza definitiva della Corte di Cassazione la lunga vicenda giudiziaria legata alla morte per amianto di un ex lavoratore di Foggia. I giudici hanno confermato il riconoscimento del risarcimento in favore dei familiari dell’uomo, deceduto nel 2009 dopo una diagnosi di mesotelioma, patologia asbesto-correlata.

La decisione arriva a distanza di diciassette anni dall’avvio della vicenda e dopo un articolato percorso processuale durato oltre un decennio.

La storia del lavoratore

Secondo quanto emerso nel corso dei procedimenti giudiziari, il ferroviere, originario di Orta Nova e residente a Foggia, aveva svolto attività lavorativa tra il 1969 e il 1971 occupandosi della manutenzione di rotabili ferroviari.

Le mansioni comprendevano interventi su motori, impianti e componenti tecnici che, all’epoca, potevano contenere materiali a base di amianto. Gli accertamenti effettuati nei diversi gradi di giudizio hanno esaminato le condizioni di lavoro e l’esposizione professionale del dipendente durante quel periodo.

I primi sintomi della malattia sarebbero comparsi nel 2006. Dopo la diagnosi di mesotelioma, il quadro clinico si è progressivamente aggravato fino al decesso, avvenuto il 28 marzo 2009 all’età di 68 anni.

Risarcimento ai familiari dopo anni di contenzioso

Dopo la scomparsa del lavoratore, i familiari hanno intrapreso un’azione giudiziaria per ottenere il riconoscimento dei danni subiti.

Nel corso degli anni, le varie pronunce hanno riconosciuto sia il danno riferibile alla vittima sia il danno subito dai congiunti a seguito della perdita del familiare.

Nel frattempo, la moglie del ferroviere è venuta a mancare senza poter assistere alla conclusione definitiva della vicenda processuale. Sono stati i figli a proseguire l’azione legale fino alla pronuncia definitiva della Corte di Cassazione.

Amianto e tutela dei lavoratori: il commento dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Sulla decisione è intervenuto l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e difensore dei familiari.

Questa sentenza restituisce dignità a una famiglia che ha atteso troppo tempo per ottenere giustizia e conferma ancora una volta le responsabilità legate all’esposizione all’amianto nei luoghi di lavoro.

La vicenda si inserisce nel più ampio contesto dei procedimenti giudiziari riguardanti l’esposizione professionale all’amianto in diversi comparti produttivi italiani dove negli anni sono state avviate numerose azioni per l’accertamento delle responsabilità e il riconoscimento dei danni subiti dai lavoratori e dalle loro famiglie.
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