Ha sviluppato un mesotelioma pleurico, il terribile “tumore dell’amianto” dopo oltre undici anni di lavoro nelle fonderie dello stabilimento Fiat di Mirafiori. Il Tribunale di Potenza ha riconosciuto il legame tra l’esposizione professionale all’asbesto e la malattia che ha causato la morte dell’ex operaio. Il legale Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto: “La sentenza è diventata definitiva e prevede una rendita per la vedova e il pagamento degli arretrati.”
Amianto a Mirafiori, la decisione del Tribunale di Potenza
Il provvedimento stabilisce il diritto della vedova a una rendita mensile di circa 1.500 euro, oltre agli arretrati, quantificati in circa 150.000 euro. Il riconoscimento arriva al termine di un percorso legale iniziato dallo stesso lavoratore e proseguito dalla moglie dopo la sua morte.
Undici anni nelle fonderie di Mirafiori
La storia professionale dell’uomo comincia nel giugno del 1958, quando aveva appena 17 anni. Per oltre undici anni lavorò nelle fonderie di ghisa e di altri metalli dello stabilimento torinese.
In quell’ambiente, secondo gli accertamenti richiamati nella vicenda giudiziaria, il lavoratore fu esposto all’amianto. Nel corso della successiva attività professionale, svolta anche come autista per una società di Bari e presso un’azienda cementifera, sarebbe entrato in contatto con ulteriori sostanze potenzialmente cancerogene.
Nel 2016 gli venne diagnosticato un mesotelioma pleurico, una neoplasia che interessa la membrana che riveste i polmoni e che è fortemente associata all’esposizione all’amianto.
Dopo la diagnosi, l’uomo si rivolse all’INAIL per ottenere il riconoscimento della malattia professionale. In una prima fase, la documentazione disponibile sull’esposizione non venne ritenuta sufficiente per accedere alle tutele previste per le vittime dell’amianto.
La battaglia legale proseguita dalla vedova
Dopo la morte dell’operaio, avvenuta nel 2018, la moglie decise di proseguire il percorso giudiziario avviato insieme al marito. La causa venne portata davanti al Tribunale di Potenza, competente nel contesto della vicenda.
Nel corso del procedimento, gli accertamenti hanno consentito di riconoscere il nesso causale tra l’esposizione professionale all’amianto e il mesotelioma. L’esito ha permesso alla vedova di ottenere il riconoscimento dei diritti previsti dalla decisione giudiziaria.
Ezio Bonanni: «La tutela deve essere concreta e tempestiva»
Commentando la conclusione della vicenda, l’avvocato Ezio Bonanni ha sottolineato il significato del riconoscimento ottenuto dopo anni di attesa.
«La giustizia è arrivata, anche se dopo dieci anni, perché una vedova ha trovato la forza di portare avanti da sola la battaglia iniziata insieme a suo marito. Questa sentenza restituisce alla donna un diritto e, insieme, rende giustizia alla memoria del lavoratore. La tutela delle vittime dell’amianto deve essere concreta e tempestiva, perché dietro ogni pratica ci sono persone, famiglie e vite che non possono aspettare».
Le parole del presidente ONA richiamano una questione che riguarda numerose famiglie: la difficoltà di ricostruire esposizioni professionali avvenute molti decenni prima e di ottenere il riconoscimento delle conseguenze sanitarie.
Mesotelioma e amianto, l’importanza del riconoscimento della malattia professionale
Il mesotelioma pleurico può manifestarsi anche dopo un lungo intervallo di tempo dall’esposizione, rendendo complessa la ricostruzione della storia lavorativa delle persone colpite.
Per questo motivo, la documentazione relativa alle mansioni svolte, agli ambienti di lavoro e alle condizioni di esposizione può assumere un ruolo importante nei procedimenti per il riconoscimento della malattia professionale.
Il caso dell’ex operaio di Mirafiori evidenzia inoltre le difficoltà che possono incontrare i familiari quando la persona esposta muore prima della conclusione della controversia. In questa vicenda, la vedova ha continuato l’azione legale fino alla decisione definitiva.
La pronuncia del Tribunale di Potenza chiude così una lunga battaglia giudiziaria e riconosce alla famiglia le prestazioni economiche stabilite dalla sentenza. Resta centrale, sul piano della prevenzione, la necessità di tutelare i lavoratori esposti alle sostanze cancerogene e di garantire percorsi efficaci per il riconoscimento dei danni alla salute.
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