La Corte d’Appello di Roma ha condannato RFI – Rete Ferroviaria Italiana – per la morte di un ex lavoratore delle Ferrovie dello Stato, deceduto nel 2017 a causa di un mesotelioma collegato all’esposizione all’amianto. I giudici hanno riconosciuto un risarcimento superiore a 85mila euro in favore della famiglia della vittima.
Risarcimento agli eredi del lavoratore
La sentenza riguarda R.C., ferroviere originario di Civitavecchia, che per anni avrebbe lavorato in ambienti contaminati da fibre di amianto. L’uomo è morto all’età di 63 anni.
E’ stato quindi disposto un risarcimento complessivo di oltre 85mila euro destinato alla vedova e ai due figli, oltre agli interessi maturati dalla data del decesso.
La ricostruzione della vicenda
Secondo quanto emerso nel procedimento, il lavoratore prestò servizio sui traghetti ferroviari a partire dagli anni Ottanta. I primi sintomi della malattia comparvero nell’autunno del 2016. Poco tempo dopo arrivò la diagnosi definitiva di mesotelioma tumore polmonare direttamente correlato all’asbesto. Il ferroviere morì nel giugno del 2017.
Uno dei figli della vittima vive oggi a Roma, mentre la famiglia mantiene forti legami con Civitavecchia, città storicamente collegata alle attività portuali e ferroviarie del Tirreno.
Le navi e le contestazioni
La consulenza tecnica esaminata dai giudici ha evidenziato la presenza di amianto su diverse navi traghetto utilizzate sulle rotte ferroviarie marittime del Tirreno.
Nel corso del giudizio, RFI aveva contestato parte delle responsabilità relative al periodo lavorativo della vittima. Tuttavia, la Corte d’Appello ha ritenuto sufficienti gli elementi raccolti per confermare le responsabilità dell’azienda ferroviaria.
Riconosciuta anche la sofferenza della vittima
La sentenza ha preso in considerazione non solo il danno subito dai familiari, ma anche la sofferenza personale affrontata dal lavoratore negli ultimi mesi di vita. I giudici hanno infatti riconosciuto la consapevolezza della gravità della malattia e dell’imminenza della morte durante la fase finale della patologia.
La posizione dell’Osservatorio Nazionale Amianto
Dopo la decisione della Corte d’Appello, i familiari di R.C., assistiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto, intendono proseguire l’azione civile per il riconoscimento del cosiddetto danno “iure proprio”. La richiesta riguarda il risarcimento per il dolore morale e la perdita del rapporto familiare subiti dalla vedova, dagli orfani e dai parenti più stretti.
L’Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha sottolineato come la sentenza rappresenti un nuovo capitolo nelle numerose vicende legate all’esposizione all’amianto dei lavoratori.
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