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Vittime del dovere, nuovi diritti per orfani non a carico

vittime del dovere, Abbate e Bonanni
vittime del dovere, Abbate e Bonanni

Prima vittoria nel merito per gli orfani non a carico dopo la recente sentenza delle Sezioni unite. La ottiene l’avvocato Ezio Bonanni, difensore del sig. Fabio Barone figlio della vittima del dovere Biagio Barone. Così, la corte di appello di Palermo nella sentenza del 22 .01.2026.
“Con questa pronuncia, da una parte sono state recepite le indicazioni delle Sezioni Unite ma dall’altra sono stati liquidati ulteriori diritti come si evince dal dispositivo”  ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Osservatorio Vittime del Dovere.

Vittime del dovere, dispositivo sentenza bonanni (1)
Vittime del dovere, dispositivo sentenza bonanni (1)

La recente sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, pubblicata dopo una lunga attesa, ha riacceso il dibattito sui diritti dei figli non fiscalmente a carico delle vittime del dovere. Una pronuncia attesa per mesi, che interviene su una questione delicata e controversa, legata alla disparità di trattamento tra figli a carico e non a carico dello stesso genitore riconosciuto come vittima del dovere o equiparato.

In questa intervista di Luigi Abbate, secondo quanto chiarito dall’avvocato Ezio Bonanni, quindi, la decisione non chiude definitivamente il tema. Ma rappresenta un passaggio importante destinato a produrre nuovi sviluppi interpretativi e giuridici.

Il contenuto della sentenza e il rinvio alla Corte d’Appello

L’assegno vitalizio da 500 euro riconosciuto dalle Sezioni Unite

La sentenza n. 34713 del 2025 delle Sezioni Unite ha stabilito che ai figli non a carico delle vittime del dovere spetta l’assegno vitalizio mensile di 500 euro. Allo stesso tempo, la Corte ha disposto il rinvio degli atti alla Corte d’Appello, lasciando aperti diversi profili applicativi.

Secondo Bonanni, il principio affermato è chiaro nel dispositivo finale, ma la motivazione appare complessa e non del tutto convincente. Le Sezioni Unite hanno cercato un equilibrio tra il superamento del precedente orientamento della Cassazione e la volontà di non sconfessarlo integralmente, applicando principi già affermati in passato anche per le vittime del terrorismo.

Perché non è stato riconosciuto lo speciale assegno vitalizio

La differenza tra assegno vitalizio e assegno speciale

Uno dei punti più critici della sentenza riguarda il mancato riconoscimento dello speciale assegno vitalizio, pari a 1.033 euro mensili. Le Sezioni Unite hanno riconosciuto soltanto l’assegno ordinario da 500 euro, senza fornire una motivazione ritenuta pienamente soddisfacente.

Secondo l’avvocato Bonanni, nulla impedisce che in futuro la Corte di Cassazione, sezione lavoro, possa rivedere il proprio orientamento e riconoscere anche l’importo più elevato. La sentenza, infatti, non preclude una futura evoluzione giurisprudenziale, soprattutto alla luce dei principi costituzionali di uguaglianza e non discriminazione.

Procedimenti in corso e sentenze già definitive

Cosa possono fare oggi i figli delle vittime del dovere

La situazione varia a seconda dello stato dei procedimenti. Nei giudizi ancora pendenti, i giudici dovranno applicare i principi fissati dalle Sezioni Unite, riconoscendo l’assegno vitalizio da 500 euro mensili.

Diverso è il caso in cui sia già intervenuta una sentenza passata in giudicato. In queste ipotesi, secondo Bonanni, “è comunque possibile presentare una nuova domanda amministrativa mirata esclusivamente all’assegno vitalizio riconosciuto dalla sentenza delle Sezioni Unite, fondandola su un fatto nuovo e su una diversa base normativa rispetto alla domanda originaria.”

Il principio di uguaglianza e la questione costituzionale

Al centro della riflessione giuridica rimane il tema della disparità di trattamento. Gli orfani, sottolinea Bonanni, sono tali indipendentemente dalla loro posizione fiscale. “La distinzione tra figli a carico e non a carico rischia di violare il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione, creando una tutela differenziata tra situazioni sostanzialmente identiche.”

Un ulteriore elemento di criticità riguarda il mancato decreto attuativo previsto dalla legge n. 266 del 2005, che equipara le prestazioni delle vittime del dovere a quelle delle vittime del terrorismo. L’assenza di questo atto ha alimentato negli anni un vasto contenzioso, che ancora oggi produce interpretazioni divergenti.

Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto e le prospettive future

L’Osservatorio Nazionale Amianto, guidato da Ezio Bonanni, continua a fornire assistenza legale e supporto ai familiari delle vittime del dovere, svolgendo un ruolo che va oltre l’ambito giuridico e assume una forte valenza sociale e di giustizia.

Il contenzioso resta aperto e destinato a evolversi, con la concreta possibilità che nuovi interventi giurisprudenziali possano ampliare ulteriormente i diritti riconosciuti ai figli delle vittime del dovere, in nome dell’equità e della parità di trattamento.

Amianto nell’Aeronautica Militare: risarcito Nicola Panei

Nicola Panei vittima dell'Amianto
Nicola Panei vittima dell'Amianto

Il TAR del Lazio ha condannato il ministero della Difesa a risarcire il maresciallo dell’Aeronautica Militare Nicola Panei per i gravi danni subiti a causa dell’esposizione prolungata e non protetta all’amianto durante il servizio. La sentenza, depositata a Roma il 15 gennaio 2026, rappresenta un pronunciamento di grande rilievo sul tema della tutela della salute del personale militare.

Esposizione prolungata e mancata protezione durante il servizio

Il Tribunale Amministrativo Regionale ha accertato che Nicola Panei, in servizio per ventisette anni nell’Aeronautica Militare, è stato esposto in modo continuativo a fibre di amianto senza che il ministero della Difesa adottasse misure di prevenzione efficaci. Secondo i giudici, l’Amministrazione ha violato l’obbligo di garantire condizioni di lavoro sicure, omettendo controlli, bonifiche e adeguati sistemi di protezione individuale.

L’amianto, come ricostruito nel corso del giudizio, era presente non solo sugli aeromobili, ma anche in numerose strutture militari, nelle coperture degli edifici aeroportuali e in diversi materiali utilizzati quotidianamente durante le attività operative.

Amianto diffuso in infrastrutture e aeroporti militari

La sentenza evidenzia come l’uso dell’amianto fosse esteso e sistematico all’interno delle basi dell’Aeronautica Militare. Il materiale era impiegato in componenti tecniche, dispositivi, indumenti e strutture edilizie, determinando un’esposizione costante e non occasionale del personale. Il TAR ha sottolineato come tale diffusione sia avvenuta in assenza di una reale consapevolezza del rischio e senza un’adeguata informazione dei militari.

Accertato il nesso causale con le patologie

Uno degli aspetti centrali della decisione riguarda il riconoscimento del nesso causale tra l’attività lavorativa svolta e le malattie diagnosticate a Nicola Panei. Il tribunale ha ritenuto dimostrato il collegamento tra l’esposizione all’amianto e l’insorgenza di asbestosi, broncopneumopatia cronico-ostruttiva e sindrome ansioso-depressiva reattiva. Le patologie hanno inciso in modo significativo sulla qualità della vita del militare, sia sotto il profilo fisico che psicologico.

Chi è Nicola Panei

Nicola Panei risiede a Fara Sabina, in provincia di Rieti. Oltre alla carriera nell’Aeronautica Militare, è tra i fondatori dell’Osservatorio Nazionale Amianto ed è componente del Comitato Direttivo Nazionale fin dalla nascita dell’associazione, impegnata nella tutela delle vittime dell’amianto e nella diffusione della cultura della prevenzione.

Risarcimento e condanna alle spese per il ministero della Difesa

Il TAR del Lazio ha riconosciuto a Nicola Panei un risarcimento per danno non patrimoniale superiore a 33.000 euro, oltre agli interessi di legge. Il ministero della Difesa è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali. La sentenza ribadisce il principio secondo cui anche nelle Forze Armate la salute dei lavoratori deve essere tutelata al pari di qualsiasi altro ambito professionale.

Le dichiarazioni dell’Osservatorio Nazionale Amianto

“E’ un primo punto di svolta dopo quasi vent’anni di battaglia legale, una decisione di grande rilievo, che sancisce la fondatezza di quanto l’ONA denuncia da tempo.Tuttavia, non possiamo non rilevare come l’importo del risarcimento risulti irrisorio se rapportato alla compromissione della salute, alle sofferenze fisiche e psicologiche patite e al rischio concreto di ulteriori e più gravi evoluzioni patologiche. Questa decisione rappresenta sì un passo importante, ma conferma quanto sia ancora lunga la strada per un pieno riconoscimento dei diritti delle vittime dell’amianto nelle Forze Armate” – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale del maresciallo.

Morte dipendente ex ILVA, cordoglio dell’avv. Ezio Bonanni

Il giornalista Luigi Abbate e Avv. Ezio Bonanni, Ex Ilva
Il giornalista Luigi Abbate e Avv. Ezio Bonanni

Un nuovo grave incidente sul lavoro avvenuto all’interno dell’ex Ilva di Taranto riporta l’attenzione sulle condizioni di sicurezza negli impianti industriali complessi. Un operaio ha perso la vita in seguito a una caduta da circa sette metri nel reparto acciaieria.

Sull’accaduto è intervenuto l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e Osservatorio vittime del lavoro ed equiparati vittime del dovere intervistato dal giornalista Luigi Abbate. Ha espresso vicinanza alla famiglia della vittima rinnovando inoltre l’appello a una maggiore attenzione alla tutela della salute e della sicurezza.

La vicinanza dell’ONA alla famiglia della vittima

«Desidero esprimere, a titolo personale e come presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, le più sentite condoglianze ai familiari della vittima», ha dichiarato l’avv. Bonanni.

Nel suo intervento, il presidente dell’ONA ha sottolineato l’importanza di riflettere sulla necessità di rafforzare le misure di prevenzione negli ambienti di lavoro ad alto rischio.

Sicurezza sul lavoro e tutela della salute

Secondo quanto evidenziato dall’avv. Bonanni, episodi di questo tipo rendono evidente quanto sia fondamentale investire in sicurezza, formazione e manutenzione degli impianti.

L’attenzione dell’ONA è da anni rivolta anche alle problematiche ambientali e sanitarie del territorio di Taranto. Con particolare riferimento alle patologie correlate all’esposizione ad amianto e ad altri agenti nocivi, che – secondo le associazioni e numerosi studi – interessano lavoratori e popolazione residente nelle aree limitrofe allo stabilimento.

Impianti industriali e ammodernamento tecnologico

Nel suo intervento, Bonanni ha ribadito la necessità di un percorso di ammodernamento strutturale e tecnologico degli impianti industriali. Auspicando l’adozione di soluzioni produttive più moderne, meno impattanti dal punto di vista ambientale e più sicure per i lavoratori.

A suo avviso, l’innovazione tecnologica e l’utilizzo di sistemi produttivi più avanzati rappresentano un passaggio essenziale per ridurre i rischi e migliorare le condizioni complessive di lavoro.

La centralità della prevenzione

L’avvocato ha inoltre ricordato come siano tuttora in corso per l’Ex Ilva procedimenti giudiziari legati a tematiche ambientali.

Bonanni ha infine evidenziato che, pur essendo fondamentali le tutele risarcitorie per le vittime e le loro famiglie, la prevenzione resta lo strumento principale per evitare incidenti e danni alla salute.

L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attivo dal 2008, continua a svolgere attività di informazione, assistenza legale e sensibilizzazione sui temi della sicurezza sul lavoro e della tutela ambientale, collaborando con cittadini, lavoratori e istituzioni.

L’obiettivo, ribadisce l’ONA, è contribuire a una cultura della prevenzione che metta al centro la vita, la salute e la dignità delle persone.

Vedi l’intervista all’Avv. Ezio Bonanni, a cura di Luigi Abbate.

 

Convegno a Catanzaro su amianto e rischi cancerogeni futuri

evento su amianto a Catanzaro (Ringrazia! Parla di Francesco Liotti sui social o copia il testo qui sotto per indicare i crediti. Foto di Francesco Liotti su Unsplash)
evento su amianto a Catanzaro (Ringrazia! Parla di Francesco Liotti sui social o copia il testo qui sotto per indicare i crediti. Foto di Francesco Liotti su Unsplash)

Il tema dell’amianto e degli altri rischi cancerogeni torna al centro del dibattito scientifico e istituzionale con un importante appuntamento in programma a Catanzaro. il 30 gennaio 2026, a partire dalle ore 9.30 il convegno dal titolo “Amianto e altri rischi cancerogeni: stato dell’arte e prospettive per il futuro” si svolgerà presso la Cittadella Regionale, nella Sala Verde di Palazzo “Jole Santelli”, in viale Europa. Sarà dedicato all’analisi dello stato attuale delle conoscenze e alle prospettive future in materia di prevenzione e tutela della salute.

L’iniziativa, patrocinata dalla Regione Calabria  e dall’Ordine dei Medici di Catanzaro, è promossa dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Da anni impegnato su tutto il territorio nazionale nella difesa delle vittime dell’esposizione ad amianto e ad altre sostanze nocive.

L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Attualmente, l’ONA rappresenta un punto di riferimento per lavoratori, cittadini e istituzioni sui temi della sicurezza ambientale e occupazionale. Inoltre, l’associazione opera su più livelli: prevenzione, informazione, assistenza medico-sanitaria e supporto legale per il riconoscimento delle malattie professionali e, di conseguenza, per la tutela dei diritti delle vittime.

Alla guida dell’Osservatorio c’è l’avvocato Ezio Bonanni, da anni protagonista di importanti battaglie giuridiche e civili legate all’amianto, alle bonifiche ambientali e alla giustizia per chi ha subito gravi danni alla salute a causa dell’esposizione a sostanze cancerogene.

Amianto, SIN e salute collettiva

Il convegno affronterà in modo approfondito il quadro scientifico ed epidemiologico relativo all’amianto e ad altri agenti cancerogeni presenti nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. Particolare attenzione sarà riservata ai Siti di Interesse Nazionale (SIN). Il focus sarà specifico sul SIN di Crotone, uno dei contesti più complessi dal punto di vista della contaminazione ambientale in Calabria.

L’analisi delle criticità ancora aperte e delle possibili strategie di intervento sarà affiancata da una riflessione sulle politiche di prevenzione, sulla sorveglianza sanitaria e sulla necessità di azioni coordinate tra sanità, istituzioni e mondo della ricerca.

Il contributo scientifico del dottor Pasquale Montilla

Tra gli interventi di maggiore rilievo figura quello del dottor Pasquale Montilla, oncologo clinico, consulente scientifico dell’ONA e specialista dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Da anni impegnato nello studio delle correlazioni tra esposizione ambientale e patologie oncologiche, Montilla ha condotto ricerche approfondite sul SIN di Crotone. L’oncologo ha evidenziato l’importanza di un approccio strutturato alla prevenzione e al monitoraggio sanitario delle popolazioni esposte.

I dati emersi sottolineano come la presenza di sostanze cancerogene nell’ambiente possa incidere in modo significativo sulla salute pubblica, rendendo urgenti interventi mirati e politiche sanitarie efficaci.

Un confronto tra istituzioni, scienza e legalità

L’incontro, inoltre, vedrà la partecipazione di autorevoli rappresentanti del mondo medico, scientifico, giuridico e istituzionale. Di conseguenza, l’obiettivo è creare uno spazio di confronto concreto e multidisciplinare, capace, così, di trasformare l’analisi del problema in azioni condivise e prospettive operative per il futuro.

Locandina e dettagli sull’evento confermati dal consulente scientifico ONA Dott. Pasquale Montilla e dall’Avv. Ezio Bonanni. Partecipanti e relatori dell’evento potrebbero cambiare. 

Amianto abbandonato: rifiuti in Toscana e Piemonte

copertura amianto eternit (foto free esclusivamente descrittiva), ona
copertura amianto eternit (foto free esclusivamente descrittiva)

L’amianto abbandonato continua ad essere un problema globale. Due le recenti notizie in italia relative a materiali pericolosi lasciati incostuditi. Scattata immediatamente la procedura degli organi di competenza.

“Il cemento-amianto è un materiale noto per la sua elevata pericolosità, soprattutto quando viene danneggiato o lasciato esposto agli agenti atmosferici. Le fibre che possono disperdersi nell’aria rappresentano un rischio concreto per la salute umana, essendo correlate a patologie gravi e spesso mortali.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Osservatorio Vittime del Lavoro ed equiparati alle Vittime del Dovere.

Rifiuti e lastre amianto abbandonati nei boschi: scatta la denuncia

Un nuovo episodio di smaltimento illecito di rifiuti riporta al centro dell’attenzione il tema della tutela ambientale e della gestione dell’amianto. In un’area boschiva della Val di Cecina, nel territorio comunale di Guardistallo, in provincia di Pisa, i Carabinieri Forestali hanno individuato e denunciato il titolare di un’impresa ritenuto responsabile dell’abbandono di materiali di scarto, tra cui lastre contenenti amianto, lungo una strada secondaria immersa nel verde.

L’intervento dei Carabinieri Forestali nella Val di Cecina

Le indagini sono state condotte dal Nucleo Forestale dei Carabinieri di Riparbella, che hanno portato a termine un’attività investigativa avviata diversi mesi fa, in seguito a una segnalazione e al successivo sopralluogo effettuato nell’ottobre scorso. In quella circostanza, i militari avevano scoperto una vasta area contaminata da rifiuti di origine edile, abbandonati senza alcuna precauzione ai margini del bosco.

La zona interessata si trova lungo una viabilità minore, poco frequentata, scelta con ogni probabilità proprio per ridurre il rischio di essere scoperti. Un contesto ambientale di pregio, caratterizzato da vegetazione spontanea e fauna selvatica, trasformato in una discarica abusiva con gravi conseguenze potenziali per l’ecosistema e per la salute pubblica.

Materiali pericolosi e scarti di cantiere lasciati nell’area verde

Durante le operazioni di accertamento, i Carabinieri Forestali hanno rilevato la presenza di una grande quantità di rifiuti eterogenei. Si trattava sia di materiali classificabili come non pericolosi, sia di rifiuti che rientrano tra quelli a rischio ambientale e sanitario. Tra i reperti rinvenuti figuravano imballaggi utilizzati nel settore dell’edilizia, bombole esauste di schiuma poliuretanica e numerosi scarti provenienti da attività di cantiere.

L’elemento più allarmante era, come detto, rappresentato dalla presenza di lastre in cemento-amianto, accatastate in due distinti cumuli. Il numero complessivo degli elementi è stimato in circa venticinque lastre, ciascuna di dimensioni approssimative pari a un metro per due. Un quantitativo significativo, che evidenzia come non si sia trattato di un abbandono occasionale, ma di un’operazione deliberata di smaltimento illecito.

Le indagini e la ricostruzione della provenienza dei rifiuti

Dopo il rinvenimento dei materiali, i Carabinieri Forestali hanno avviato un’attività investigativa approfondita per risalire all’origine dei rifiuti. Attraverso l’analisi degli elementi presenti sul posto e una serie di accertamenti mirati, i militari sono riusciti a collegare il materiale abbandonato a un cantiere in provincia di Livorno.

Questo passaggio ha rappresentato il punto di svolta dell’indagine. Una volta individuata la probabile area di provenienza dei rifiuti, è stato possibile ricostruire la filiera dello smaltimento e identificare l’impresa responsabile delle lavorazioni da cui derivavano gli scarti. Le verifiche hanno quindi condotto all’individuazione del titolare dell’azienda edile, ritenuto responsabile dell’abbandono illecito.

La denuncia per violazioni ambientali

Al termine delle indagini, il titolare dell’impresa denunciato all’autorità giudiziaria per le violazioni ambientali contestate. I reati ipotizzati rientrano nell’ambito della gestione illecita dei rifiuti, con l’aggravante rappresentata dalla presenza di materiali contenenti amianto.

Un danno ambientale che ricade sulla collettività

Oltre alle responsabilità penali, casi come questo sollevano anche una questione di costi sociali. La rimozione e la bonifica di rifiuti abbandonati illegalmente, soprattutto quando è coinvolto l’amianto, comportano interventi complessi che spesso ricadono sulle amministrazioni pubbliche.

Valperga (TO) lastre di amianto lasciate all’aperto

Anche a Valperga in borgata Braidacroce, sono state individuate lastre di eternit abbandonate direttamente sul terreno, senza alcuna protezione e in uno spazio facilmente accessibile.

Reati ambientali e responsabilità penali

“La normativa italiana considera l’amianto un rifiuto pericoloso. Il suo abbandono configura un reato ambientale che può portare a sanzioni penali, non solo amministrative.” Continua Bonanni.

Se l’abbandono genera un pericolo concreto per la salute pubblica o provoca un danno ambientale rilevante, le responsabilità si aggravano ulteriormente. Inoltre, chi viene individuato come responsabile è tenuto per legge al ripristino dei luoghi contaminati, attraverso interventi di bonifica certificata.

Il nodo centrale resta però l’identificazione degli autori del gesto, passaggio essenziale per evitare che episodi simili si ripetano.