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Talco e amianto: ottenuto risarcimento miliardario, J&J fa appello

talco
Talco, (Foto di Leonhard Niederwimmer da Pixabay)

Un tribunale di Los Angeles ha stabilito un risarcimento multimilionario alla famiglia di una donna californiana deceduta nel 2021 per mesotelioma. Al centro del caso, l’utilizzo prolungato di talco contenente presunte tracce di amianto.

Una sentenza pronunciata da una giuria della Corte Superiore di Los Angeles ha riconosciuto un risarcimento a favore della famiglia di Mae Moore. La donna californiana scomparve nel 2021 in seguito a una diagnosi di mesotelioma pleurico, una rara forma di tumore collegata all’esposizione da amianto. La decisione, emessa il 3 ottobre 2025, coinvolge la nota multinazionale Johnson & Johnson produttrice di cosmetici e articoli per l’igiene personale.

Il verdetto e la posizione dell’azienda

Secondo quanto stabilito dal tribunale, l’azienda dovrebbe corrispondere un totale di 966 milioni di dollari alla famiglia Moore: 16 milioni a titolo di risarcimento compensativo e 950 milioni come danni punitivi. Tuttavia, la multinazionale ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello, definendo il verdetto “inaccettabile e privo di fondamento costituzionale”.

I rappresentanti legali della famiglia, da parte loro, hanno espresso la speranza che questo giudizio possa aprire una riflessione più ampia sulla responsabilità legata alla sicurezza dei prodotti di largo consumo.

Altri procedimenti e decisioni precedenti

Questa non è la prima controversia legale che coinvolge l’azienda per presunti collegamenti tra l’uso di talco e patologie tumorali. Negli anni scorsi, numerose famiglie hanno presentato richieste di risarcimento sostenendo che l’uso prolungato di talco contenente possibili tracce di amianto avesse contribuito all’insorgenza di malattie gravi, tra cui tumori ovarici e mesoteliomi.

Johnson & Johnson ha interrotto la commercializzazione del talco per bambini negli Stati Uniti nel 2020, sostituendolo con prodotti a base di amido di mais. Nel 2023 la sospensione è stata estesa anche ad altri mercati a livello globale.

Tentativi di accordo extragiudiziale

La società ha proposto vari piani transattivi. Nel 2023 aveva messo sul tavolo un’offerta pari a 9 miliardi di dollari per risolvere una parte consistente delle cause civili. Nel 2024 è seguita una proposta da 6,5 miliardi, da versare in 25 anni, destinata a chiudere oltre il 99% delle richieste legate a tumori ovarici. Inoltre, nello stesso anno, è stato raggiunto un accordo da 700 milioni di dollari con diversi procuratori generali statunitensi.

Il dibattito resta aperto

Johnson & Johnson ha sempre negato qualsiasi volontà di occultare informazioni e ribadisce la sicurezza dei suoi prodotti. Dal punto di vista industriale, l’azienda ha progressivamente adottato formule alternative.

L’appello annunciato potrà portare a una rivalutazione dell’entità del risarcimento, in particolare per quanto riguarda la parte punitiva.

In attesa del giudizio finale

In attesa della sentenza d’appello, il caso Moore continua a far discutere per le sue implicazioni legali, scientifiche e sociali. La vicenda riaccende il dibattito sulla trasparenza nella comunicazione aziendale, sulla sicurezza dei prodotti cosmetici e sul ruolo della giustizia nella tutela dei consumatori.

Fonte: Bloomberg

Rapporto INAIL conferma: Lombardia in cima per casi legati all’amianto

Lombardia (foto Wikimedia commons - attribuzione Provinces_and_municipalities_in_Lombardy (foto Wikimedia commons - attribuzione: dataninja.it))
Lombardia (foto Wikimedia commons - attribuzione Provinces_and_municipalities_in_Lombardy (foto Wikimedia commons - attribuzione: dataninja.it))

Dal recente rapporto INAIL intitolato “Le malattie asbesto‑correlate – Analisi statistica 2025”: la Lombardia risulta la regione con il maggior numero di casi legati all’amianto. Nonostante il divieto dall’amianto in Italia sia in vigore dal 1992, questa fibra continua a causare malattie gravi, manifestandosi dopo decenni di latenza.

Crisi crescente nelle malattie professionali

Tra il 2020 e il 2024, le malattie riconosciute dall’INAIL come professionali sono aumentate del 41%, dai 16.795 casi ai 23.658. Le patologie asbesto‑correlate, benché in lieve diminuzione (da 1.242 a 1.022 casi), restano particolarmente pericolose per la loro lenta evoluzione e l’elevata mortalità. Il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità segnala che fra il 2010 e il 2020 si sono verificati 16.993 decessi per mesotelioma maligno: 12.276 uomini e 4.717 donne, con tassi di mortalità di 3,79 per 100.000 abitanti negli uomini e 1,1 nelle donne.

Una posizione di rilievo per la Lombardia e malattie amianto

Nel 2024 la Lombardia ha registrato 203 casi riconosciuti, la cifra più alta a livello nazionale. Dietro si collocano Piemonte e Friuli‑Venezia Giulia. Il Nord‑Ovest nel suo complesso concentra oltre la metà delle diagnosi italiane di malattie legate all’amianto. Questo dato riflette l’eredità industriale della zona: attività metallurgiche, edilizia, cantieri, e processi ad alta temperatura hanno esposto molti lavoratori.

Mesotelioma: sintomi, diagnosi e dati

Il mesotelioma, malattia professionale per eccellenza, è oggetto di sorveglianza da parte del VIII Rapporto ReNaM, dove vengono inseriti i casi accertati e le aree coinvolte.
Circa il 60% dei casi riguarda lavoratori nei settori edile e industriale; il restante 40% si verifica in persone esposte inconsapevolmente, come chi vive vicino a aree contaminate dove sono presenti amianto in coperture, tubazioni o coperture edilizie.

Fonte: UIL Lombardia, Insanitas, INAIL

Amianto e Governo: nuove misure protezione lavoratori esposti

Decreto protezione lavoratori amianto Sala_del_Consiglio_dei_Ministri_(Palazzo_Chigi,_Roma - foto free Wikimedia Commons )
Sala_del_Consiglio_dei_Ministri_(Palazzo_Chigi,_Roma - foto free - https://www.governo.it/it/note-legali Foto free Wikimedia Commons )

Nella seduta n. 144 dell’8 ottobre 2025, il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare un importante decreto legislativo che rafforza la protezione dei lavoratori contro i rischi connessi all’esposizione all’amianto.
Il provvedimento dà attuazione alla direttiva (UE) 2023/2668 del Parlamento europeo e del Consiglio. Il quale modifica la precedente direttiva 2009/148/CE in materia di sicurezza sul lavoro.

Il decreto rappresenta un deciso passo avanti nella tutela della salute nei luoghi di lavoro, introducendo standard più stringenti e nuovi obblighi.

Nuovo decreto: limiti di esposizione alle fibre drasticamente ridotti

Uno degli elementi centrali del nuovo decreto riguarda l’abbassamento dei limiti di esposizione professionale all’amianto.
Il valore limite scende da 100.000 a 2.000 fibre per metro cubo. Una riduzione significativa che riflette l’orientamento dell’Unione Europea verso la tolleranza zero nei confronti delle fibre di amianto.

Questo cambiamento determina nuove imposizioni a tutte le aziende e agli enti pubblici coinvolti in lavori su edifici o strutture potenzialmente contaminate. Questo consiste nell’aggiornamento di protocolli, strumenti di misurazione e dispositivi di protezione individuale. Il nuovo limite si traduce in una maggiore attenzione alla sicurezza, anche in contesti precedentemente considerati a basso rischio.

Priorità alla rimozione dell’amianto

Il decreto introduce l’obbligo di valutare la priorità di rimozione dell’amianto presente in edifici, navi e impianti industriali.
Si tratta di un orientamento chiaro alla bonifica preventiva. Questa mira a ridurre progressivamente la presenza di amianto in strutture pubbliche e private, accelerando il processo di decontaminazione ambientale.

In questo contesto, gli enti territoriali e le aziende dovranno aggiornare i censimenti dell’amianto e pianificare, secondo criteri oggettivi di rischio, gli interventi di rimozione e messa in sicurezza.

Formazione obbligatoria e tracciabilità a lungo termine

Il testo normativo prevede anche una formazione specifica e adeguata per tutti i lavoratori che possono essere esposti all’amianto durante le loro mansioni.
La formazione dovrà essere documentata e aggiornata, con particolare attenzione agli operatori del settore edilizio, marittimo e delle bonifiche ambientali.

Altro elemento di rilievo è l’estensione dell’obbligo di conservazione delle cartelle sanitarie e della documentazione sulla formazione e sull’esposizione: il nuovo termine passa da 30 a 40 anni dalla fine dell’esposizione.
Questa disposizione mira a garantire tutela anche nel lungo periodo, tenendo conto della latenza delle malattie asbesto-correlate, come il mesotelioma o l’asbestosi.

In attesa dell’approvazione del decreto protezione lavoratori amianto

“Con questo decreto, il governo italiano si allinea alle più recenti normative europee, dimostrando una rinnovata attenzione per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
La riduzione dei limiti, l’obbligo di rimozione e la maggiore tracciabilità rappresentano strumenti concreti per prevenire i rischi, proteggere i lavoratori esposti e intervenire tempestivamente nelle situazioni di pericolo. Ovviamente c’è ancora tanta strada da fare”. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dellOsservatorio Nazionale Amianto.

Il provvedimento, approvato in via preliminare, sarà ora sottoposto a confronto con le parti sociali, Regioni e autorità competenti, in vista della definitiva entrata in vigore.

Uranio impoverito: storica svolta giuridica attesa da anni

Carlo Calcagni elicottero militare
Carlo Calcagni elicottero militare

“Il 7 ottobre 2025 segna una giornata storica per la tutela dei militari: “con le sentenze 12, 13, 14 e 15, l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha sancito che i componenti delle forze armate esposti a uranio impoverito o a nanoparticelle di metalli pesanti, durante il servizio all’estero o nei poligoni nazionali, beneficiano di una presunzione relativa del nesso causale tra esposizione e malattie tumorali.”
Tale presunzione può essere superata solo qualora l’Amministrazione provi che la malattia ha un’origine estranea al servizio prestato”.

L’inquadramento giuridico: rischio professionale specifico

L’articolo 603 del Codice dell’Ordinamento Militare, modificato dal decreto‑legge 228/2010 (convertito nella legge 9/2011), ha introdotto il concetto di “rischio professionale specifico” legato al servizio militare in condizioni particolari, compresa l’esposizione a contaminanti radioattivi o metalli pesanti.

In base a questa disciplina, l’attività in ambienti ad alto rischio (missioni estere, poligoni di tiro) comporta una “presunzione relativa” del nesso tra servizio e patologia tumorale. L’Amministrazione potrà contestare tale nesso solo offrendo prove convincenti che la malattia sia dipesa da cause esterne non riconducibili al servizio.

Perché questa decisione è una vittoria di civiltà

Questa pronuncia rappresenta una conquista sotto molti profili:

  • Protezione di chi serve lo Stato: chi rischia la vita per la difesa ha un presidio giuridico tangibile.
  • Equilibrio dell’onere della prova: spostare parte del peso probatorio sull’Amministrazione è un riconoscimento in materie complesse come le malattie tumorali.
  • Riconoscimento pubblico: significa ammettere, almeno in via presuntiva, che l’esposizione possa essere correlata al servizio militare — non è più un’ipotesi remota, ma una presunzione che si può confutare solo con argomentazioni solide.

“A coloro che hanno servito con onore, che hanno pagato con la salute o addirittura con la vita, e a chi ha incessantemente lottato (tra tutti, Carlo Calcagni), va un nostro abbraccio ideale. In estrema sintesi: il dovere dello Stato è proteggere chi lo protegge“. Ha affermato Elisabetta Trenta, ex ministro della Difesa della Repubblica Italiana.

Le dichiarazioni di Carlo Calcagni

Carlo Calcagni è un ex ufficiale dell’Esercito Italiano, gravemente ammalato dopo una missione in Kosovo dove fu esposto a uranio impoverito e metalli pesanti. Nonostante una condizione clinica estremamente complessa, è diventato atleta paralimpico di livello internazionale nel paraciclismo. È testimone attivo nella battaglia per i diritti dei militari contaminati. Il suo motto è “Finché respiro, combatto”. Calcagni rappresenta la voce di chi ha pagato con la salute il servizio allo Stato e tiene incontri pubblici e istituzionali per sensibilizzare sull’uranio impoverito.

Riportiamo le sue parole:
Esprimiamo massima soddisfazione per la recente decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato rappresenta un momento di grande valore giuridico e umano. (…)
Questa decisione è un atto di giustizia atteso da anni che restituisce dignità e tutela a tanti militari e alle loro famiglie, spesso costrette ad affrontare lunghi percorsi giudiziari per vedere riconosciuti i propri diritti. Il Consiglio di Stato, con equilibrio e sensibilità, ha colmato un vuoto di tutela che per troppo tempo ha pesato su chi ha servito lo Stato in condizioni di rischio e sacrificio”.

Legnano, rinati i solarium Liberty dell’ex Ila storici

natura, Legnano
natura, immagine di quercia in un prato verde immersa nella nebbia

Dopo anni i suggestivi solarium in stile Liberty degli anni ’20, situati nel cuore del parco ex Ila a Legnano, tornano finalmente alla comunità. Un intervento di recupero lungo e complesso ha permesso di riportare alla luce uno dei gioielli architettonici più amati della città, oggi simbolo di rinascita urbana e valorizzazione del patrimonio storico.

Un passato importante, un futuro ritrovato

Costruiti quasi un secolo fa per accogliere pazienti affetti da tubercolosi, i solarium sono da sempre parte dell’identità cittadina. Il tempo, però, non era stato clemente: le strutture, danneggiate e in parte compromesse, rischiavano il crollo. È qui che è partito un percorso virtuoso: dalla messa in sicurezza alla rimozione di materiali pericolosi, fino alla bonifica ambientale e al restauro architettonico.

Sicurezza, ambiente e bellezza: una rigenerazione completa

Il progetto di recupero ha avuto come prima priorità la bonifica delle coperture in cemento-amianto, completata in conformità alle normative ambientali. Successivamente si è passati al consolidamento delle strutture in legno, alla riqualificazione dell’area verde e al restauro degli elementi decorativi originali. Un lavoro minuzioso che ha permesso di rispettare l’identità storica del complesso, pur garantendo piena sicurezza per i cittadini.

Un milione di motivi per guardare al futuro

Con un investimento complessivo di circa un milione di euro, oggi i solarium rinascono come luogo di socialità, cultura e benessere. Lo spazio, finemente ristrutturato, è pronto ad accogliere eventi, attività all’aperto e momenti di relax, diventando un nuovo punto di riferimento per famiglie, scuole e associazioni del territorio.

Quella dell’ex Sanatorio Regina Elena è una vera e propria vittoria ambientale. La rimozione definitiva dell’amianto, che per anni aveva rappresentato un rischio latente, è oggi realtà. Grazie alla sinergia tra enti locali, progettisti e operatori specializzati, Legnano può celebrare non solo la bellezza ritrovata di un edificio storico, ma anche un importante passo avanti nella tutela della salute pubblica.

L’ex Ila torna così a essere un luogo vivo, capace di unire memoria storica e innovazione. I solarium diventano emblema di rinascita sostenibile e rispetto per il territorio. Un messaggio chiaro: prendersi cura della storia è il primo passo per costruire un futuro migliore.