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Bonifica amianto e fotovoltaico: transizione in Piemonte

il fotovoltaico sostituirà l'amianto, transizione
il fotovoltaico sostituirà l'amianto (Foto free di Jeyaratnam Caniceus da Pixabay)

Transizione. Un programma regionale in Piemonte prevede la rimozione delle coperture contenenti amianto e l’installazione di nuovi sistemi fotovoltaici. Si punta quindi alla rigenerazione degli edifici industriali attraverso interventi congiunti di sicurezza e produzione di energia rinnovabile.

Un piano di riqualificazione su larga scala

In Piemonte è in corso un ampio programma di bonifica e modernizzazione che interessa circa 200 immobili a uso industriale. L’iniziativa, del valore complessivo di 25 milioni di euro, prevede la rimozione e sostituzione delle coperture contenenti asbesto con il fotovoltaico. Il progetto è promosso da un operatore specializzato in soluzioni energetiche per il settore commerciale e industriale, con interventi distribuiti nelle province di Torino, Alessandria, Cuneo, Vercelli, Biella e Asti.

Come si articolano gli interventi

Modello basato sul diritto di superficie

Il programma si fonda sulla cessione del diritto di superficie. I proprietari degli immobili mettono a disposizione la copertura dei capannoni, mentre gli investitori realizzano e gestiscono gli impianti fotovoltaici senza costi diretti per le imprese proprietarie. Si tratta di un modello contrattuale che consente di avviare interventi di riqualificazione anche su ampie superfici, riducendo l’impatto economico sulle aziende coinvolte.

La prima fase del programma

La fase iniziale, avviata nell’autunno 2025, include 41 immobili e un investimento di circa 9 milioni di euro. In questa fase è prevista la rimozione, entro la primavera 2026, di un totale stimato di 12 tonnellate di materiali contenenti amianto. Contestualmente, verranno installati i primi impianti fotovoltaici destinati a generare energia per il fabbisogno delle strutture o per la rete.

La seconda fase e gli interventi successivi

Una seconda tranche di interventi riguarderà ulteriori 80 immobili e prevede la rimozione di circa 28 tonnellate di amianto. Per questa parte del programma è previsto un investimento stimato di 16 milioni di euro, con conclusione entro la fine del 2026.
Parallelamente, il piano include anche immobili che non presentano coperture contenenti materiali pericolosi: in questi casi, l’intervento riguarda direttamente l’installazione di impianti fotovoltaici ad alta efficienza.

Approfondimento: cosa significa “affittare il tetto”

La cessione del diritto di superficie

Quando si parla di “affittare il tetto” per la realizzazione di impianti fotovoltaici, ci si riferisce alla concessione del diritto di superficie, disciplinata attraverso un atto notarile. Il proprietario consente a un soggetto terzo di utilizzare la copertura dell’edificio per un periodo compreso, generalmente, tra i 20 e i 30 anni. Durante questa fase, la superficie concessa non può essere utilizzata dal proprietario per altri scopi.

Opzioni al termine del contratto

Alla scadenza dell’accordo, il proprietario dispone solitamente di due possibilità:

  • richiedere la rimozione dell’impianto a cura e spese dell’investitore;
  • acquisire l’impianto fotovoltaico installato, utilizzandone la capacità residua senza ulteriori costi di cessione.

Fonte: Rai News

Amianto abbandonato nella riserva di Punta Bianca

punta bianca, amianto e rifiuti abbandonati
punta bianca, amianto e rifiuti abbandonati

Nella riserva naturale di Punta Bianca, in provincia di Agrigento, è stata recentemente segnalata la presenza di rifiuti ingombranti e di due contenitori che, secondo l’associazione Mareamico, potrebbero contenere amianto. La presenza dei rifiuti sarebbe riconducibile all’abbandono da parte di un mezzo pesante.  Al momento non risultano informazioni ufficiali sull’identità dell’autore del gesto.

L’associazione ha documentato l’accaduto pubblicando anche un video sui social e ha informato una ditta che ha manifestato disponibilità a intervenire per la rimozione dei materiali presenti nell’area. Ovviamente nel rispetto delle procedure previste per la gestione dei rifiuti speciali come l’eternit.

Le difficoltà operative nella rimozione dei rifiuti

Uno degli aspetti che rende complesso l’intervento riguarda la conformazione del territorio di Punta Bianca. Il trasporto dei rifiuti dall’interno dell’area fino ai punti di raccolta autorizzati risulta difficoltoso, a causa delle caratteristiche geomorfologiche della zona e delle limitazioni all’accesso dei mezzi più pesanti, tipiche delle riserve naturali.

Tali difficoltà logistiche sono ricorrenti ogni volta che si verifica un episodio di abbandono di rifiuti e costituiscono un elemento che rallenta le operazioni di bonifica.

Punta Bianca e la questione della vigilanza

Una riserva istituita da alcuni anni

Punta Bianca è stata designata riserva naturale da oltre tre anni, con l’obiettivo di tutelare un’area di grande valore paesaggistico e ambientale. Tuttavia, secondo alcune associazioni locali potrebbe essere necessario un incremento dei sistemi di sorveglianza e di controllo del territorio, in modo da prevenire episodi di abbandono di rifiuti e altre forme di degrado.

Un territorio di pregio ambientale da proteggere

Fragilità degli ecosistemi costieri

Punta Bianca è conosciuta per le sue falesie bianche e per un ambiente costiero di notevole delicatezza. Episodi di abbandono di rifiuti rappresentano quindi un elemento di potenziale impatto negativo, e ogni operazione di bonifica, soprattutto dell’amianto, deve essere condotta con particolare attenzione per non compromettere ulteriormente l’ecosistema.

Il video postato dall’Associazione su Facebook

Fonti: Ansa, Pagina Facebook Mareamico delegazione di Agrigento

Stabilimento Anagni: amianto, sentenza definitiva

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Una sentenza definitiva del Tribunale di Roma

Il Tribunale di Roma ha confermato, con sentenza ormai passata in giudicato, l’accoglimento del ricorso presentato da un ex lavoratore dello stabilimento Videocolor di Anagni.

I giudici hanno riconosciuto la natura professionale della patologia asbesto-correlata, l’esistenza di un danno biologico permanente e un periodo di esposizione qualificata all’amianto compreso tra il 1990 e il 2006, pari a circa sedici anni.

Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, il lavoratore — impegnato per oltre vent’anni nella manutenzione degli impianti — avrebbe operato in un ambiente caratterizzato da un contatto con fibre e polveri di amianto. 
La consulenza medico-legale ha inoltre confermato un nesso causale diretto tra esposizione all’asbesto e malattia, riconoscendo gli ispessimenti pleurici come patologia professionale tabellata.

Conseguenze della decisione per il lavoratore

La sentenza avrebbe comportato la condanna dell’INAIL alla liquidazione del danno biologico, al pagamento dell’indennizzo previsto — pari a circa 9.000 euro — e alla rifusione delle spese legali.

L’esito del giudizio ha portato al rilascio del certificato ufficiale di esposizione ad amianto, documento che consente al lavoratore di accedere alla maggiorazione contributiva per 8 anni e quindi al prepensionamento secondo la normativa vigente.

Il ruolo dell’avvocato Ezio Bonanni

Il lavoratore è stato assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha espresso soddisfazione per il verdetto.
Le sue dichiarazioni sottolineano l’importanza del riconoscimento istituzionale delle condizioni lavorative vissute nello stabilimento e la centralità della tutela della salute come diritto fondamentale.

Intervento della Cassazione sui contributi per esposizione ad amianto

La decisione della Suprema Corte

Il 3 dicembre, con la sentenza n. 31559, la Corte di Cassazione ha chiarito i limiti applicativi della rivalutazione dei contributi previdenziali legati all’esposizione all’amianto. La Suprema Corte ha precisato che il beneficio non consente di superare la contribuzione massima utile prevista dalla legge né di ottenere ricalcoli basati su meccanismi di sostituzione della contribuzione già accreditata.

Secondo la Cassazione, la maggiorazione può operare solo entro i limiti necessari a colmare eventuali scoperture contributive e non può produrre incrementi oltre l’anzianità massima consentita dall’ordinamento.

Torino: scuola abbandonata al degrado, rischio contaminazione amianto

scuola abbandonata, amianto
scuola abbandonata al degrado, rischio amianto

All’altezza del Civico 91, a Torino, risalta tra la vegetazione una vecchia scuola abbandonata, che oltre al degrado in cui versa è anche una fonte di pericolo.

Il tetto della struttura, ormai abbandonata da 15 anni, è completamente ricoperto di amianto.

Già anni fa era stata denunciata dai residenti vicini, costretti a vivere vicino alla struttura.

Il problema è molto grave

Durante il sopralluogo dell’11 giugno 2025, gli esperti dell’ARPA, con i rappresentanti delle società Secap Spa e Fibe Srl, hanno esaminato completamente la copertura.

Le lastre in cemento-amianto presentano un deterioramento avanzato, muffe, sfaldature e fibre visibili.

Diverse parti della struttura non risultano più fissate correttamente, aumentando il pericolo di caduta di materiali contaminati.

Negli angoli di gocciolamento, gli esperti hanno individuato numerose stalattiti costituite da amianto friabile.

Questo risulta facilmente polverizzabile e in grado di rilasciare fibre nocive nell’aria anche a seguito di vibrazioni o urti.

L’assenza di un sistema di raccolta delle acque piovane favorisce il dilavamento delle superfici compromesse.

Le fibre finiscono sul terreno e il vento le disperde ulteriormente nell’ambiente circostante.

La scuola abbandonata è troppo vicina

L’area circostante è densamente popolata, a poche centinaia di metri sorgono luoghi sensibili come un poliambulatorio ASL, due scuole, la parrocchia con il centro estivo, un centro per anziani, la Centrale del Latte e il supermercato Mercatò.

All’interno dell’area abbandonata, addirittura una colonia felina autorizzata dal Comune, ora trasferita dalla Città in una nuova sistemazione.

La situazione, quindi, è ancora più critica a causa del contesto in cui sorge l’ex scuola.

Le analisi sui campioni prelevati durante il sopralluogo hanno confermato la presenza di amianto crisotilo, nei pannelli di tamponamento interni ed esterni, nelle stalattiti e nella copertura dell’edificio.

L’ARPA ha calcolato un Indice di Degrado pari a 0,64, classificando lo stato della struttura come “scadente”.

Inoltre, la mancanza di un piano aggiornato di custodia e manutenzione — documento obbligatorio per legge e già richiesto nel 2023 alla precedente proprietà — dimostra l’assenza di monitoraggio continuativo e peggiora ulteriormente la valutazione complessiva della sicurezza, insomma, un dramma.

ARPA chiede bonifica immediata

L’ARPA sollecita la Città a intervenire immediatamente.

Chiede alla proprietà di avviare senza indugio la pulizia dell’area, rimuovere la vegetazione e bonificare l’amianto.

Data la sua presenza su copertura e pareti, utilizzare procedure che evitino la dispersione di fibre pericolose.

La richiesta riaccende le preoccupazioni nel quartiere, dove il comitato “Via Baltimora 91” denuncia da anni la presenza di materiali pericolosi.

In conclusione, ci si interroga su che riserverà il futuro.

Verrà effettuata una bonifica quanto prima?

Amianto: INAIL condannata a risarcimento di un lavoratore esposto

giustizia: INAIL condannata
giustizia: INAIL condannata risarcimento lavoratore esposto

Amianto: INAIL condannata dal Tribunale di Roma, che ha accolto integralmente il ricorso di un lavoratore dello stabilimento Videocolor di Anagni contro l’INAIL, riconoscendo:

  • la natura professionale della patologia asbesto-correlata,

  • il danno biologico permanente,

  • e l’esposizione qualificata all’amianto dal 1990 al 2006, per un totale di circa 16 anni

«Una sentenza destinata ad avere effetti significativi sul piano sociale e previdenziale», si esprime l’ONA.

La sentenza ha permesso al lavoratore di ottenere il certificato ufficiale di esposizione ad amianto, documento fondamentale che gli consente di beneficiare di 8 anni di maggiorazione contributiva e di accedere immediatamente al prepensionamento.

«Il valore di questa decisione va ben oltre il singolo caso», sottolinea l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). «La sentenza apre la strada allo stesso diritto per centinaia di ex dipendenti di Videocolor/VDC Technologies, che hanno lavorato nello stesso stabilimento, esposti alle stesse condizioni e oggi privi di occupazione».

La contaminazione del lavoratore

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, la sentenza mostra chiaramente che il lavoratore, manutentore per oltre vent’anni, ha respirato quotidianamente polveri e fibre di amianto in tutto lo stabilimento, dai forni alle coibentazioni, dalle guarnizioni ai macchinari e a numerosi elementi strutturali.

Le verifiche tecniche, le testimonianze e i verbali delle autorità sanitarie hanno confermato che l’amianto infestava l’impianto in modo diffuso e persistente.

La consulenza medico-legale ha collegato direttamente l’esposizione alla malattia, riconoscendo gli ispessimenti pleurici come patologia professionale tabellata, con la presunzione legale prevista.

Amianto: INAIL condannata dal Tribunale che ha ordinato di riconoscere il danno biologico, versare 9.000 euro di indennizzo e rimborsare le spese legali sostenute dal lavoratore.

Il problema era già noto da anni

“Questa sentenza potrebbe essere la svolta per diverse decine di lavoratori rimasti senza impiego.

Una possibilità di accedere al prepensionamento, ma non come un privilegio, piuttosto una compensazione per chi ha passato la vita a contatto con sostanze pericolose e ottenere finalmente giustizia dopo anni di silenziosa esposizione.

La sentenza conferma quello che già si sapeva da anni: lo stabilimento Videocolor è stato un luogo di esposizione massiccia ad amianto, e rappresenta un riconoscimento ufficiale, per migliaia di lavoratori.

Dimostra che la salute non può essere sacrificata per niente, tantomeno in nome della produzione.

Il lavoro non può mettere a rischio la vita delle persone.

Oggi viene riaffermato un principio: chi si ammala a causa del lavoro non ha soltanto il diritto al risarcimento, ma anche a una vita dignitosa.

Questa decisione restituisce tempo, futuro e voce, a chi per troppo tempo era stato dimenticato.

Una sola vittoria, tuttavia, non basta. Va trasformata in un cambiamento reale.

Serve una responsabilità collettiva per evitare che certe tragedie si ripetano.

L’amianto non è solo un errore del passato; ma una ferita aperta che va affrontata con verità, tutela e prevenzione.” Dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.