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Amianto in Lombardia: in vigore nuova legge per i lavoratori

amianto, cartina Regione Lombardia (wikimedia Commons)
cartina Regione Lombardia (wikimedia Commons)

La Regione Lombardia ha approvato una nuova normativa dedicata alla protezione dei lavoratori esposti all’amianto. Introducendo regole più dettagliate su dispositivi di sicurezza, controlli e responsabilità operative.

“Il provvedimento si inserisce nel quadro della normativa nazionale e delle direttive europee. Rafforzandone l’applicazione a livello territoriale.” Afferma l’Avv. Ezio Bonanni dellOsservatorio Nazionale Amianto commentando la notizia.

La legge riguarda tutte le attività che possono comportare un contatto con fibre di asbesto. Ossia manutenzione di edifici, lavori di demolizione, rimozione e smaltimento dei materiali contaminati, fino agli interventi di bonifica ambientale.

Protezioni più rigorose e limiti di esposizione ridotti

Uno degli aspetti centrali del nuovo testo è la definizione puntuale dei dispositivi di protezione individuale e collettiva. Vengono chiariti i compiti e le responsabilità dei soggetti coinvolti, dalle aziende ai lavoratori, fino alle Agenzie di Tutela della Salute (Ats), incaricate di prevenzione, vigilanza e controllo.

Tra le principali novità spicca la riduzione drastica del limite di esposizione professionale all’amianto: il valore massimo consentito viene abbassato di dieci volte. I sistemi di protezione dovranno quindi garantire che la concentrazione di fibre nell’aria respirata sia ampiamente inferiore ai limiti di legge, assicurando un margine di sicurezza concreto per chi opera sul campo.

La normativa introduce inoltre misure preventive più stringenti, come l’obbligo di permessi specifici per il personale impiegato e la verifica preliminare della presenza di amianto negli edifici più datati prima di avviare lavori di manutenzione o demolizione.

Oltre 213 mila siti con amianto sul territorio regionale

Il problema resta di dimensioni rilevanti. In Lombardia segnalati alle Ats più di 213 mila siti o strutture contenenti amianto. Secondo le stime, la rimozione completa del cemento-amianto dovrà essere completata entro il 2032.

Se nel 2007 i materiali contaminati ancora da smaltire ammontavano a circa 2,8 milioni di metri cubi, l’obiettivo è scendere a 520 mila metri cubi entro la scadenza fissata, segnando un’importante riduzione ma anche la necessità di accelerare gli interventi.

Malattie professionali: numeri ancora allarmanti

I dati sanitari confermano la gravità della situazione. Negli ultimi vent’anni registrati 12.559 casi sospetti di patologie professionali correlate all’esposizione all’amianto. Ogni anno, in media, il 40% dei lavoratori colpiti da queste malattie muore a causa della patologia, pari a circa 501 decessi annui a livello nazionale.

I settori maggiormente interessati restano le bonifiche, l’edilizia, l’industria metalmeccanica e quella tessile, ambiti nei quali il rischio di esposizione è storicamente più elevato.

Fonte: Milano Today

Giorno della Memoria, ONA: ricordare il passato

Giorno della Memoria, (foto Wikimedia Commons Brick_Factory_in_Tirgu_Mures_(Rumänien)
Giorno della Memoria, (foto Wikimedia Commons Brick_Factory_in_Tirgu_Mures_(Rumänien)

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, è una data che invita a riflettere sulle conseguenze estreme della negazione dei diritti umani e sulla necessità di riconoscere le responsabilità storiche. È una ricorrenza internazionale, istituita dalle Nazioni Unite, che ricorda la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz e le vittime dell’Olocausto.

Il senso profondo di questa giornata  richiama l’importanza della consapevolezza, della prevenzione e del riconoscimento delle vittime, principi che trovano una forte attualità anche nel dramma dell’amianto.

Perché il 27 gennaio è una data simbolica

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche aprirono i cancelli di Auschwitz, mostrando al mondo ciò che per anni era rimasto nascosto o sottovalutato. Le testimonianze dei sopravvissuti permisero di comprendere l’estensione di una tragedia costruita nel tempo, attraverso decisioni, omissioni e responsabilità precise.

La comunità internazionale ha scelto questa data come simbolo universale della memoria e della riflessione collettiva.

Memoria e amianto: un insegnamento ancora attuale

Il Giorno della Memoria ricorda quanto sia pericoloso ignorare i segnali di una tragedia che si sviluppa lentamente. Un insegnamento che trova un chiaro riscontro nella vicenda dell’amianto, utilizzato per decenni in numerosi settori produttivi nonostante fossero già noti i gravi effetti sulla salute.

Come accaduto in altri contesti storici, anche nel caso dell’amianto la piena presa di coscienza è arrivata tardi, quando migliaia di lavoratori e cittadini avevano già sviluppato patologie gravissime. La memoria, in questo senso, diventa uno strumento per evitare che l’errore dell’indifferenza si ripeta.

Il Giorno della Memoria in Italia

L’Italia ha istituito ufficialmente il Giorno della Memoria con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, scegliendo il 27 gennaio come data simbolica. La legge ricorda la Shoah, le persecuzioni razziali, le deportazioni e tutti coloro che hanno subito discriminazioni e violenze.

Un impianto normativo che rafforza il valore del ricordo come strumento di crescita civile e di tutela dei diritti, oggi centrale anche nella difesa delle vittime dell’amianto.

Le parole dell’Avv. Ezio Bonanni

Sul significato del Giorno della Memoria e sul legame con il dramma dell’amianto interviene l’Avv. Ezio Bonanni, il Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto commenta: “Il Giorno della Memoria ci insegna che non riconoscere in tempo una tragedia produce conseguenze devastanti. Anche nel caso dell’amianto, per anni si è preferito ignorare le evidenze scientifiche, lasciando lavoratori e cittadini senza adeguata protezione.”

Bonanni sottolinea inoltre il valore della responsabilità collettiva: “Ricordare significa assumersi l’impegno di tutelare le vittime e di impedire che situazioni simili possano ripetersi. La memoria non è solo storia, ma un dovere verso chi ancora oggi paga il prezzo di scelte sbagliate.”

Infine, un richiamo al ruolo delle istituzioni e della società civile: “Come Osservatorio Nazionale Amianto continuiamo a lavorare affinché nessuna vittima venga dimenticata e affinché la tutela della salute diventi una priorità reale. La memoria è viva solo se genera giustizia.”

Malesia, associazioni richiedono il divieto totale dell’amianto

Amianto e Malesia (Foto free di HYUNGNAM PARK da Pixabay)
Amianto e Malesia (Foto free di HYUNGNAM PARK da Pixabay)

Tra i Paesi che utilizzano ancora l’amianto c’è la Malesia, ma la buona notizia è che associazioni di lavoratori e gruppi per la tutela dei consumatori stanno rilanciando la richiesta di un divieto totale.

L’amianto in Malesia

In Malesia, la sostanza è ancora presente in molte strutture costruite tra gli anni ’50 e ’80, come scuole, ospedali, uffici governativi e abitazioni popolari.

Non esistono leggi che vietino il suo utilizzo negli edifici privati, e l’unico tipo di amianto ancora importato legalmente è il crisotilo, noto anche come amianto bianco, vietato però negli edifici pubblici dal 1999 (scuole e cliniche) e dal 2005 per tutti gli altri edifici governativi.

Le organizzazioni che chiedono il divieto

Il Consumers’ Association of Penang (CAP), il sindacato internazionale Building and Wood Workers’ International, il Health and Safety Advisory Centre (HASAC) e il gruppo ambientalista Sahabat Alam Malaysia hanno ribadito che non esiste un limite sicuro di esposizione all’amianto, citando dati dell’International Labour Organization (ILO).

Istanza sostenuta anche in Italia dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’Avv. Ezio Bonanni.

Questi gruppi hanno chiesto al ministro delle Risorse Naturali e della Sostenibilità Ambientale locale di completare l’iter di divieto totale entro il 2027.

Perché vietare l’amianto è urgente

“L’inalazione di fibre di amianto può causare mesotelioma ed altre malattie asbesto correlate anche a distanza di 30 anni”– afferma l’Avv. Ezio Bonanni.
Il Global Cancer Observatory stima che i casi di mesotelioma in Malesia aumenteranno decisamente nel 2045.

L’industria del crisotilo sostiene che il materiale possa essere usato in sicurezza se gestito correttamente, mentre le organizzazioni per la salute pubblica denunciano campagne mirate a minimizzare i rischi.

La gestione dell’amianto esistente

Un divieto totale richiede un piano dettagliato per gestire e rimuovere l’amianto già presente negli edifici. Il general manager di Safe Asbestos Solutions, spiega che molti lavoratori utilizzerebbero ancora l’amianto senza protezioni adeguate, esponendosi a gravi rischi.

La soluzione proposta, quindi, prevede innanzitutto l’identificazione di tutti i materiali contenenti asbesto tramite registro nazionale. Ovviamente la rimozione sicura durante lavori di ristrutturazione, con procedure e smaltimento controllato.

Altri Paesi asiatici come Giappone, Corea del Sud e Taiwan, hanno già effettuato un divieto assoluto della pericolosa sostanza. In Singapore, il divieto risale al 1989, anche se molti edifici più vecchi contengono ancora asbesto. La rimozione richiederà decenni, ma un divieto seguito da piani concreti di smaltimento è possibile.

Fonte: https://www.channelnewsasia.com/

Rifiuti e amianto in Molise: ARPA pubblica il 12esimo report

amianto, report, arpa
amianto, report (Foto free esclusivamente decorativa di Mariakray da Pixabay)

L’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) Molise ha pubblicato il dodicesimo report sul controllo del territorio, un documento che sintetizza i risultati di dodici anni di attività di monitoraggio dei rifiuti nella regione, tra cui l’amianto. Il report analizza interramenti, discariche abusive e abbandoni di materiali pericolosi o radioattivi, con particolare attenzione ai manufatti in cemento contenenti asbesto, come lastre per coperture (eternit), canne fumarie e tubazioni fognarie.

Monitoraggio pluriennale: numeri e territori

Il report copre il periodo 2014‑2025 e coinvolge 1.200 presidi territoriali, individuando più di 1.000 siti di abbandono di rifiuti in tutta la regione. Tra questi, circa 94 sono classificati come discariche abusive, contenenti rifiuti speciali come oli minerali esausti, parti di veicoli, scarti da demolizione e apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda 500 siti contenenti materiali cementizi con amianto, ancora presenti in numerose aree, sia urbane che extraurbane. Questi siti richiedono interventi specifici di bonifica, data la pericolosità dei materiali per la salute pubblica.

Campionamenti e trend negli anni

Nel corso dei dodici anni, l’Arpa Molise ha effettuato circa 600 campionamenti per valutare la tipologia e la pericolosità dei materiali abbandonati.

I dati mostrano una riduzione complessiva dell’abbandono di materiali contenenti amianto nel periodo 2014‑2024, ma il 2025 segnala una ripresa del fenomeno, soprattutto nelle aree urbane e periurbane. Questo aumento potrebbe essere collegato a lavori di ristrutturazione edilizia o alla gestione non sempre corretta dei rifiuti da demolizione.

L’analisi dei campionamenti permette inoltre di evidenziare i materiali più frequentemente abbandonati e di individuare le aree maggiormente a rischio, fornendo dati utili per pianificare interventi mirati e azioni preventive.

Discariche abusive e rifiuti speciali

Tra i rifiuti segnalati, le discariche abusive più grandi contengono spesso scarti industriali, parti meccaniche di veicoli, oli esausti e RAEE. Questi materiali richiedono una gestione particolare per evitare contaminazioni del suolo e delle falde acquifere.

I dati evidenziano come la collaborazione tra enti locali e ARPA sia essenziale per identificare e intervenire rapidamente sui siti più critici. La tempestività dell’intervento è fondamentale anche per la prevenzione di fenomeni di illegalità legati allo smaltimento dei rifiuti.

Amianto: un’attenzione costante

I manufatti contenenti amianto rimangono una delle principali preoccupazioni ambientali. Sebbene il report evidenzi una riduzione generale degli abbandoni, la ripresa nel 2025 indica che l’amianto continua a essere presente in modo diffuso in numerosi contesti urbani.

“La gestione dell’amianto richiede procedure di sicurezza specifiche, dalla rimozione alla bonifica del sito, fino allo smaltimento in discariche autorizzate. Gli interventi devono seguire linee guida rigorose per minimizzare rischi ambientali e sanitari.” – ha spesso ribadito l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ Osservatorio Nazionale Amianto.

Fonte: ARPA Molise

Vittime del dovere: storica sentenza su amianto e traghetti FS

amianto, avv. Ezio Bonanni
amianto, avv. Ezio Bonanni

Importante sentenza per le vittime del dovere colpiti da malattie amianto correlate e dei lavoratori equiparati. L’Avv. Ezio Bonanni presidente di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, commenta la vittoria legale ai microfoni di ONA News.

Al centro della vicenda gli operatori dei traghetti delle Ferrovie dello Stato impegnati nella tratta Messina–Reggio Calabria. Un lavoratore della manutenzione navale, esposto per anni all’amianto nella sala macchine, è deceduto per mesotelioma. Dopo una lunga battaglia giudiziaria durata circa 9 anni, il Tribunale di Messina ha riconosciuto il nesso causale tra esposizione e malattia.

Quando si parla di vittime del dovere e di equiparati alle vittime del dovere, il pensiero va quasi sempre ai militari delle Forze Armate o ai corpi di polizia. Marina Militare, Esercito, Aeronautica, Carabinieri: categorie giustamente al centro dell’attenzione pubblica. Tuttavia, esistono altri lavoratori, come appunto gli operatori dei traghetti, che hanno svolto mansioni essenziali spesso in condizioni di grave rischio.

La sentenza del Tribunale di Messina

La decisione arriva al termine di una lunga e complessa battaglia giudiziaria, durata circa nove anni.  La vittima era un operaio tecnico delle FS, addetto alla manutenzione in navigazione. Lavorava all’interno della sala macchine dei traghetti, un ambiente notoriamente saturo di fibre di amianto, soprattutto negli anni in cui non esistevano adeguate misure di prevenzione.

Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Un ruolo centrale in questa vicenda è svolto dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA),  da anni impegnato nella tutela delle vittime dell’amianto e dei loro familiari.

“Per decenni l’amianto è stato utilizzato massicciamente sulle navi e sui traghetti, in particolare per l’isolamento termico e acustico di motori, tubazioni e caldaie. Gli operatori della sala macchine erano tra i più esposti, poiché lavoravano a stretto contatto con materiali contenenti amianto, spesso deteriorati. E’ stato accertato che l’operaio tecnico aveva prestato servizio per anni sui traghetti che facevano la spola tra Messina e Reggio Calabria, contraendo la malattia proprio a causa di questa esposizione professionale prolungata.” – Ha affermato l‘Avv. Ezio Bonanni nell’intervista con il giornalista Luigi Abbate.

Grazie all’attività legale e all’approfondita istruttoria processuale, il Tribunale ha potuto accertare:

  • il nesso di causalità tra esposizione ad amianto e insorgenza del mesotelioma;
  • la colpa delle Ferrovie dello Stato per la mancata adozione di misure di sicurezza;
  • il diritto al risarcimento integrale dei danni subiti dalla vittima e dai suoi familiari.

“Fondamentali sono state la prova testimoniale e la CTU medico-legale, che hanno confermato l’origine professionale della malattia.” Sottolinea Bonanni.

Risarcimento di oltre 1,2 milioni di euro

La sentenza ha stabilito un risarcimento complessivo di circa 1.200.000 euro, comprensivo di:

  • danno jure hereditario, cioè il danno subito dalla vittima prima della morte;
  • danno jure proprio, riconosciuto ai familiari per la perdita del congiunto.

A questo importo si aggiunge la rendita INAIL, già riconosciuta in favore della vedova prima dell’inizio del giudizio civile.

“Il lavoratore è deceduto all’età di 68 anni, dopo aver affrontato la malattia tra atroci sofferenze, un elemento che ha inciso in modo significativo sulla quantificazione del danno.” – continua Bonanni.

Un precedente fondamentale per altri lavoratori colpiti da amianto

Un traguardo precedente di grande valore per tutti gli operatori dei traghetti e, più in generale, per i lavoratori civili esposti ad amianto che non rientrano nelle categorie tradizionalmente riconosciute come vittime del dovere.

“Il caso degli operatori dei traghetti FS nello Stretto di Messina evidenzia come l’emergenza amianto sia ancora oggi una questione delicata. Chi ha sacrificato la propria salute al servizio dello Stato merita piena tutela, anche a distanza di molti anni.” – Conclude Bonanni.