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Ex ospedale Viterbo: via ai lavori e bonifica amianto

Foto free di Ryan McGuire da Pixabay, viterbo
Foto free di Ryan McGuire da Pixabay

Prosegue il percorso di recupero dell’ex ospedale Grande degli Infermi di Viterbo, il progetto prevede anche la bonifica di alcuni materiali contenenti amianto. La Regione Lazio ha finanziato il primo lotto operativo dell’intervento, destinando oltre 3,2 milioni di euro ai lavori che interesseranno i blocchi A e C dello storico complesso.

I lavori previsti nel primo lotto

L’intervento rappresenta una fase fondamentale del progetto di riqualificazione dell’edificio e comprende una serie di attività preliminari necessarie per preparare il futuro recupero strutturale.

Il blocco A è situato lungo via San Clemente, in prossimità degli ascensori di Valle Faul, mentre il blocco C si estende lungo via Sant’Antonio fino a Palazzo Farnese. In questa fase resta escluso il blocco B, che si affaccia su piazza San Lorenzo e sull’omonima via.

Tra gli interventi programmati figurano demolizioni interne selettive, eseguite senza compromettere le strutture portanti dell’edificio. Contestualmente saranno installate opere provvisionali per garantire la sicurezza delle parti da preservare durante tutte le operazioni di cantiere.

Bonifica dell’amianto e gestione dei rifiuti

Nel disegno  anche la bonifica dei materiali contenenti asbesto, insieme alla rimozione, al trasporto e allo smaltimento dei rifiuti derivanti sia dalle demolizioni sia dalle attività di risanamento.

Si tratta di una fase indispensabile per rendere gli immobili idonei ai successivi lavori di recupero e adeguamento.

Rilievi con droni e laser scanner

Per ottenere una documentazione dettagliata degli edifici saranno impiegate tecnologie di rilievo avanzate. Laser scanner e droni consentiranno di acquisire dati precisi sulle facciate, sugli spazi interni e sulla geometria dei fabbricati.

Le informazioni raccolte serviranno alla realizzazione di un modello digitale tridimensionale, utile sia per la progettazione degli interventi futuri sia per le verifiche legate alla sicurezza sismica.

Indagini strutturali per il consolidamento

Il lotto prevede inoltre una campagna di indagini tecniche che riguarderà strutture, fondazioni, terreno e materiali costruttivi.

Gli accertamenti forniranno gli elementi necessari per definire i successivi interventi di consolidamento e miglioramento sismico dell’intero complesso.

Il commento di Ezio Bonanni

Secondo l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), la rimozione dell’amianto rappresenta una fase imprescindibile in qualsiasi progetto di recupero edilizio, soprattutto quando si interviene su immobili storici destinati a essere nuovamente utilizzati dalla collettività. Ha inoltre evidenziato l’importanza di bonifiche eseguite secondo procedure rigorose, accompagnate da monitoraggi ambientali e da un corretto smaltimento dei materiali rimossi.

Fonte: Tuscia Web

Amianto, Ezio Bonanni: intervista su Telelombardia (VIDEO)

Amianto, Avv. Ezio Bonanni - intervista su Telelombardia
Amianto, Avv. Ezio Bonanni - intervista su Telelombardia

Amianto nelle Forze Armate e tutela delle vittime del dovere sono stati al centro dell’intervento dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) nel corso di una trasmissione televisiva di Tele Lombardia. Durante l’intervista  Bonanni ha richiamato l’attenzione sulle possibili conseguenze legate all’esposizione all’asbesto. Secondo quanto dichiarato da Bonanni avrebbe interessato nel tempo anche personale impegnato nelle attività di radiotelegrafia e trasmissione del comparto Sicurezza e Difesa.

Il tema si inserisce in una più ampia riflessione che riguarda salute, sicurezza sul lavoro, prevenzione e diritti previdenziali. L’amianto è stato infatti utilizzato per decenni in diversi settori produttivi e in varie infrastrutture e apparecchiature. In tale contesto, la sua possibile presenza è stata riscontrata anche in alcuni ambienti militari. Con particolare riferimento a unità navali e contesti operativi storici.

Secondo quanto evidenziato da Bonanni, l’eventuale esposizione professionale deve essere affrontata non solo sotto il profilo sanitario. Ma anche attraverso strumenti di tutela adeguati per le persone che abbiano sviluppato patologie riconducibili a contatti con materiali contenenti amianto.

Amianto e radiotelegrafisti delle Forze Armate

Uno dei passaggi dell’intervento ha riguardato la condizione dei radiotelegrafisti e degli addetti alle trasmissioni. Si tratta di personale che, in determinati periodi storici, ha operato in ambienti e con strumentazioni nei quali non si esclude la possibile presenza di materiali contenenti amianto.

Il tema non riguarda soltanto la presenza della fibra in edifici o strutture, ma anche le modalità con cui determinati materiali venivano impiegati. Il tutto in apparecchiature, impianti e ambienti di servizio.

L’esposizione all’amianto è considerata un tema di particolare attenzione in ambito sanitario. Infatti gli effetti sulla salute possono manifestarsi anche a distanza di molti anni. Tra le patologie associate all’esposizione alle fibre di asbesto rientrano il mesotelioma, alcune forme di tumore polmonare e altre malattie asbesto-correlate.

Le istituzioni scientifiche riconoscono la cancerogenicità dell’amianto. Per questo motivo, la prevenzione dell’esposizione e la corretta gestione dei materiali eventualmente ancora presenti restano elementi centrali delle politiche di sicurezza.

Patologie asbesto-correlate e personale militare

Nel suo intervento, Bonanni ha richiamato l’attenzione anche sulle possibili conseguenze sanitarie che possono aver interessato personale delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza.

La questione dell’amianto negli ambienti militari è stata nel tempo oggetto di approfondimenti, segnalazioni e procedimenti giudiziari. In alcuni casi, il riconoscimento dell’esposizione professionale è stato valutato anche ai fini del riconoscimento di benefici previsti dall’ordinamento, inclusi quelli legati allo status di vittima del dovere.

In una vicenda riportata da fonti giornalistiche, ad esempio, il Tribunale di Roma ha esaminato il caso di un militare della Marina deceduto per mesotelioma, riconoscendo in quella specifica situazione il nesso con l’attività di servizio e i relativi effetti giuridici.

È comunque importante distinguere tra le diverse situazioni individuali: il riconoscimento della causa di servizio, della patologia professionale o di eventuali benefici richiede sempre una valutazione caso per caso, basata sulla documentazione disponibile e sugli accertamenti tecnici previsti.

Vittime del dovere, quali tutele

Un ulteriore aspetto evidenziato riguarda il riconoscimento dei diritti delle persone che abbiano riportato infermità o decesso in relazione al servizio svolto.

La categoria delle vittime del dovere comprende specifiche situazioni previste dalla normativa. Nelle quali il personale del comparto pubblico, delle Forze Armate o delle Forze di Polizia abbia subito conseguenze invalidanti o mortali in connessione con l’attività di servizio.

In questo contesto, l’eventuale esposizione a sostanze nocive, tra cui l’amianto, può assumere rilievo ai fini delle valutazioni amministrative e previdenziali.

Tra le possibili forme di tutela, nei casi in cui ne ricorrano i presupposti, possono rientrare benefici assistenziali e previdenziali, equo indennizzo e, in determinate circostanze, risarcimenti, oltre alle prestazioni previste per i familiari in caso di decesso.

L’Osservatorio Vittime del Dovere, collegato alle attività di tutela promosse da Bonanni, richiama tra i possibili fattori di rischio anche amianto, radon e uranio impoverito.

Il nodo dei riconoscimenti e dei tempi

Nel corso dell’intervento è stata richiamata anche la complessità dei tempi e delle procedure per il riconoscimento dei diritti.

Per le persone che sviluppano patologie dopo anni di servizio, il percorso può richiedere una ricostruzione accurata della storia lavorativa, l’individuazione delle possibili fonti di esposizione e la documentazione del nesso tra attività svolta e condizioni di salute.

A ciò si aggiungono le procedure amministrative e, nei casi previsti, gli eventuali passaggi giudiziari.

Su questo fronte, l’ONA e l’avvocato Ezio Bonanni hanno sviluppato nel tempo attività di supporto e informazione rivolte ai soggetti potenzialmente interessati, con particolare attenzione ai casi di esposizione professionale.

Bonanni: attenzione alla prevenzione e alla sicurezza

Il tema dell’amianto si inserisce in una riflessione più ampia sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla necessità di prevenire i rischi prima che possano produrre conseguenze sulla salute.

Bonanni infatti spesso sottolinea la necessità di rafforzare l’attenzione su questi aspetti, evidenziando l’importanza della bonifica e della prevenzione nei contesti ancora interessati dalla presenza di materiali contenenti amianto.

La prevenzione resta centrale

In Italia l’uso dell’amianto è vietato dal 1992, ma il divieto non coincide con la completa eliminazione dei materiali già installati. Per questo motivo, in diversi contesti è ancora necessario procedere con mappatura, valutazione del rischio, manutenzione, messa in sicurezza e bonifica, secondo le disposizioni vigenti.

Nel caso delle Forze Armate, la ricostruzione delle eventuali esposizioni può riguardare anche periodi di servizio risalenti a molti anni fa, rendendo particolarmente importante la conservazione della documentazione relativa alle mansioni svolte e agli ambienti di lavoro.

Amianto nelle Forze Armate, un tema di attenzione continua

L’obiettivo, secondo la prospettiva espressa da Bonanni, è garantire che eventuali esposizioni professionali possano essere adeguatamente valutate. Oltre al fatto che le persone interessate, così come i loro familiari, possano accedere agli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento.

Vedi la trasmissione

Clicca questo link per visionare l’intervento dell’avvocato Ezio Bonanni (dal minuto -52)

 

J&J versa 5,5 miliardi di dollari per le cause sul talco

borotalco, in passato conteneva in alcuni casi amianto (foto free da Pexels)
borotalco, in passato conteneva in alcuni casi amianto (foto free da Pexels)

Johnson & Johnson ha raggiunto un accordo da 5,5 miliardi di dollari per risolvere migliaia di cause legali legate ai suoi prodotti a base di talco. L’intesa mette fine a una lunga disputa giudiziaria iniziata circa dieci anni fa e riguarda le richieste di risarcimento presentate da persone che sostengono di aver sviluppato un tumore dopo l’utilizzo del talco dell’azienda.

Un accordo che coinvolge circa 76 mila richieste

Secondo quanto comunicato dalla multinazionale statunitense, l’accordo interessa circa 76 mila richieste di risarcimento, comprese quelle pendenti davanti al tribunale federale del New Jersey e numerosi procedimenti avviati nei tribunali statali.

Per diventare definitivo, il piano dovrà ottenere l’adesione del 95% dei ricorrenti coinvolti. Se questa soglia sarà raggiunta, la vicenda giudiziaria potrà considerarsi conclusa.

 Le accuse sul talco

Negli ultimi anni Johnson & Johnson è stata al centro di un vasto contenzioso relativo ai suoi prodotti a base di talco. I ricorrenti hanno sostenuto che il loro utilizzo fosse collegato allo sviluppo del cancro alle ovaie per la presenza di amianto in taluni casi, sostanza associata al rischio di mesotelioma.

L’azienda, tuttavia, ha sempre respinto ogni accusa, ribadendo che i propri prodotti sono sicuri e che le contestazioni non sono supportate da prove scientifiche sufficienti.

Una battaglia legale durata un decennio

La controversia ha dato origine, nel corso degli anni, a migliaia di azioni legali e a diverse sentenze. Tra i casi più noti figura quello che vide protagonista Jacqueline Fox, la cui famiglia ottenne un importante risarcimento dopo la morte della donna per un tumore alle ovaie.

Con il nuovo accordo, le parti puntano a chiudere una delle più complesse vicende giudiziarie che hanno coinvolto il gruppo farmaceutico.

La posizione di Johnson & Johnson

Erik Haas, vicepresidente responsabile del contenzioso di Johnson & Johnson, ha ribadito che la società continua a ritenere infondate le accuse mosse nei confronti del talco.

Secondo Haas, pur essendo convinta di poter ottenere risultati favorevoli nei procedimenti ancora aperti, l’azienda ha scelto la strada dell’accordo per archiviare definitivamente la questione e concentrare le proprie risorse sullo sviluppo di farmaci e dispositivi medici.

Cosa succede ora

L‘intesa rappresenta un passaggio decisivo, ma non è ancora definitiva. Sarà infatti necessario il consenso della grande maggioranza dei ricorrenti affinché il piano entri in vigore.

Se l’accordo sarà approvato, Johnson & Johnson potrà chiudere uno dei capitoli più delicati della sua storia recente.

Fonte: Sky Tg 24, Osservatorio Nazionale Amianto, Ansa

Fotovoltaico e bonifica amianto: oltre 600 tonnellate rimosse dai tetti industriali in un mese

il fotovoltaico sostituirà l'amianto, transizione
il fotovoltaico sostituirà l'amianto (Foto free di Jeyaratnam Caniceus da Pixabay)

La diffusione del fotovoltaico oltre ad essere un’opportunità per aumentare la produzione di energia rinnovabile è l’occasione per riqualificare gli edifici eliminando materiali pericolosi come l’amianto dalle coperture industriali.

È quanto emerge dai dati forniti da Sunprime riguardanti ad alcuni interventi conclusi nel mese di giugno. Tredici nuovi impianti fotovoltaici infatti sono stati distribuiti dall’azienda tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Puglia.

Oltre 600 tonnellate di amianto rimosse

Sempre secondo i dati forniti, l’aspetto più significativo dell’operazione riguarda la bonifica ambientale. Prima della posa dei moduli fotovoltaici sono stati rimossi oltre 600 tonnellate di amianto. Pari a circa 600.942 chilogrammi, da una superficie complessiva di oltre 32.400 metri quadrati di coperture industriali.

Su tredici nuovi impianti realizzati, undici sono stati installati su edifici già esistenti. In otto casi le coperture erano realizzate in eternit e hanno richiesto un intervento di bonifica prima dell’installazione dei pannelli solari.

I restanti due impianti sono invece stati costruiti a terra, in aree considerate idonee dalla normativa vigente, utilizzando sistemi a inseguimento solare per migliorare la produzione di energia.

Lombardia e Piemonte guidano gli interventi

La maggior parte delle bonifiche si è concentrata nelle regioni del Nord Italia.

La Lombardia registra il volume più elevato. Con oltre 320 tonnellate di amianto rimosse in quattro impianti situati tra le province di Pavia e Mantova.

Segue il Piemonte, dove sono state eliminate più di 230 tonnellate di materiale contenente amianto da coperture industriali localizzate nelle province di Torino e Cuneo.

Anche l’Emilia-Romagna ha contribuito al risultato complessivo grazie a un intervento nel territorio di Carpi, dove sono state rimosse ulteriori 48 tonnellate.

Nuova energia senza consumare ulteriore suolo

Uno degli elementi più rilevanti riguarda l’utilizzo delle coperture esistenti.

La scelta di installare la maggior parte degli impianti sui tetti di edifici industriali e agricoli consente infatti di incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili senza occupare nuovi terreni.

Complessivamente, i tredici impianti avranno una potenza di circa 9,67 MWp e potranno produrre ogni anno circa 12,5 GWh di energia elettrica rinnovabile, contribuendo alla riduzione delle emissioni e alla valorizzazione del patrimonio edilizio esistente.

Il nuovo quadro normativo favorisce la bonifica dell’amianto

La riqualificazione delle coperture contenenti amianto assume oggi un ruolo ancora più importante grazie alle nuove regole sugli incentivi alle energie rinnovabili.

Con l’approvazione del meccanismo FER X, la Commissione europea ha infatti riconosciuto la rimozione dell’amianto come uno dei criteri prioritari per l’accesso agli incentivi destinati agli impianti fotovoltaici. Ne avevamo parlato anche in un precedente articolo.

L’obiettivo è favorire progetti che, oltre a produrre energia pulita, contribuiscano anche al miglioramento della sicurezza degli edifici e alla tutela dell’ambiente.

Un modello che unisce energia rinnovabile e riqualificazione edilizia

Con l’evoluzione degli incentivi e una crescente attenzione alla rigenerazione del patrimonio edilizio, questo modello potrebbe assumere un ruolo sempre più rilevante nello sviluppo del fotovoltaico italiano.

L’integrazione tra produzione di energia rinnovabile e bonifica delle coperture rappresenta una strategia che permette di affrontare contemporaneamente due sfide: aumentare la capacità fotovoltaica nazionale e ridurre la presenza di amianto ancora diffusa in molti edifici produttivi.

Fonte: Sunprime

Ex Ilva: 90 giorni per bonificare l’amianto o stop area

ILVA di Taranto, amianto
emissioni ILVA di Taranto immagine free Wikimedia commonso

La Corte d’Appello di Milano ha stabilito che l’attività dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto dovrà essere sospesa entro 90 giorni qualora non vengano eliminate le criticità legate alla presenza di amianto e non siano adottate misure efficaci per la riduzione delle emissioni.

La decisione arriva nell’ambito di un procedimento promosso da alcuni cittadini di Taranto e rappresenta un nuovo passaggio giudiziario nella complessa vicenda che riguarda uno dei più grandi poli siderurgici d’Europa.

La decisione della Corte d’Appello

Il provvedimento è stato adottato dalla sezione specializzata in materia d’impresa della Corte d’Appello di Milano, che ha accolto le richieste avanzate nel ricorso presentato da un gruppo di cittadini.

Secondo quanto disposto dai giudici, la prosecuzione delle attività nell’area a caldo è subordinata alla rimozione delle situazioni ritenute critiche. In particolare, la Corte ha individuato due aspetti prioritari: la bonifica dell’amianto presente nello stabilimento e la riduzione delle emissioni.

In assenza di interventi adeguati, l’attività produttiva dell’area interessata dovrà cessare entro il termine fissato di novanta giorni.

Le società coinvolte

La decisione è stata notificata alle società interessate dalla gestione del sito industriale.

Spetterà ora ai soggetti coinvolti valutare le iniziative da adottare per conformarsi alle prescrizioni contenute nel provvedimento giudiziario.

Amianto ed emissioni al centro del procedimento

Il pronunciamento della Corte richiama ancora una volta l’attenzione su due temi particolarmente rilevanti per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente: la presenza di materiali contenenti amianto e il controllo delle emissioni industriali.

L’amianto è infatti riconosciuto come agente cancerogeno e l’esposizione alle sue fibre è associata a gravi patologie, tra cui il mesotelioma e altre malattie asbesto-correlate. Parallelamente, la riduzione delle emissioni rappresenta uno degli aspetti centrali delle misure di prevenzione e tutela ambientale nei grandi impianti industriali.

Un nuovo capitolo nella vicenda dell’ex Ilva

La pronuncia della Corte d’Appello di Milano si inserisce nel lungo percorso giudiziario e amministrativo che negli anni ha interessato lo stabilimento siderurgico di Taranto.

L’effettiva prosecuzione delle attività dell’area a caldo sarà ora legata alla capacità di eliminare le criticità evidenziate dal provvedimento, attraverso interventi di bonifica e misure idonee a garantire il rispetto delle condizioni indicate dai giudici.

Il commento dell’Avv. Ezio Bonanni

“Accogliamo con favore questa pronuncia, che richiama con forza il principio di precauzione. La presenza di amianto e il contenimento delle emissioni costituiscono criticità importanti. Da anni facciamo presente come il ritardo nelle bonifiche abbia prodotto un tributo altissimo per la salute”. Ha affermato commentando la notizia l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. 

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Eventuali successivi sviluppi processuali, impugnazioni o modifiche del quadro giuridico potranno essere riportati non appena resi noti.