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Rivoli (TO): materiali sospetti abbandonati, possibile amianto

In provincia di Torino a Rivoli, in corso Francia, lunedì 29 settembre 2025, sono stati segnalati materiali abbandonati lungo la strada vicino alle campane per la raccolta differenziata. Secondo le prime segnalazioni, i rifiuti potrebbero contenere amianto.

Intervento immediato delle autorità

Alcuni residenti hanno prontamente avvisato la Polizia Locale e la società che gestisce la raccolta dei rifiuti nell’area ovest della città metropolitana.

Le autorità hanno già avviato le verifiche necessarie, comprese le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona, per identificare eventuali responsabili e garantire la sicurezza pubblica.

Rischi legati all’amianto

L’amianto è pericoloso soprattutto quando si deteriora o viene manipolato.

“La dispersione delle fibre di amianto nell’aria può rappresentare un rischio significativo per la salute, con conseguenze a lungo termine come malattie respiratorie e mesotelioma“. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

In questo caso la presenza del materiale è da confermare, ma a scopo preventivo le autorità hanno invitato i cittadini a non toccare materiali sospetti e a segnalare immediatamente situazioni simili, evitando interventi fai-da-te che potrebbero aumentare l’esposizione al rischio.

La gestione dei materiali pericolosi

La rimozione e lo smaltimento di materiali contenenti amianto devono essere effettuati esclusivamente da ditte specializzate, con procedure di sicurezza rigorose. Solo così è possibile proteggere la salute pubblica e prevenire contaminazioni ambientali.

Questo episodio evidenzia l’importanza di una corretta gestione dei rifiuti pericolosi, sia da parte dei cittadini che delle amministrazioni locali, e della vigilanza continua nelle aree urbane.

Il caso è un esempio di come sia essenziale segnalare prontamente materiali sospetti, rispettare le norme di sicurezza e coinvolgere immediatamente le autorità competenti.

La prevenzione resta l’arma più efficace per proteggere la comunità dai rischi legati all’amianto e garantire un ambiente urbano sicuro per tutti.

Fonte: Quotidiano Venarla

Irlanda, amianto nelle aziende agricole. Uno sguardo internazionale.

Irlanda paesaggio
Paesaggio collinare irlandese

Il tema della sicurezza nelle campagne torna di attualità con i riflettori accesi dall’Health and Safety Executive for Northern Ireland (HSENI), che ha voluto richiamare l’attenzione sul rischio nascosto dell’amianto nelle aziende agricole. L’iniziativa rientra tra le attività della recente Mesothelioma Awareness Day, celebrata lo scorso 26 settembre.

L’amianto nei fabbricati rurali

Molte strutture agricole in Irlanda costruite prima del 1999 contengono ancora materiali in amianto.

Ricordiamo che il 1999 è la data di messa al bando dell’amianto dalla Comunità Europea.
In Italia, invece, il divieto della produzione e utilizzo è avvenuta nel 1992.

Questo materiale, per decenni apprezzato per la sua resistenza e praticità, è stato ampiamente utilizzato per coperture, rivestimenti di pareti, fienili e magazzini. Spesso non è immediatamente visibile, perché può trovarsi nascosto all’interno della struttura, come nelle intercapedini o nelle pareti.

Ecco perché è fondamentale che agricoltori e gestori di aziende agricole effettuino controlli accurati prima di procedere a lavori di manutenzione o ristrutturazione.

I veri rischi: quando l’amianto si danneggia

Il pericolo maggiore legato all’amianto nasce quando il materiale viene rotto o danneggiato.

Se un agricoltore fora, taglia o perfora lastre contenenti amianto, le fibre nocive si disperdono nell’aria. Queste, se inalate, possono provocare malattie gravi come mesotelioma e tumore ai polmoni, spesso a distanza di molti anni dall’esposizione.

Anche pratiche comuni come il lavaggio ad alta pressione delle coperture in cemento-amianto possono liberare fibre invisibili ma estremamente pericolose.

Per questo motivo, sottolinea Monson, quando i materiali si trovano in cattivo stato o devono essere rimossi, è essenziale rivolgersi a ditte specializzate nella bonifica dell’amianto.

I dati sull’impatto in Irlanda del Nord

In Irlanda del Nord si stima che ogni anno circa 100 persone muoiano a causa di esposizioni passate, con quasi la metà dei casi attribuiti al mesotelioma.

Numeri che dimostrano come la messa al bando dell’amianto, avvenuta 25 anni fa, non abbia cancellato i rischi legati alle strutture costruite prima del divieto.

Norme e responsabilità dei datori di lavoro

“Le leggi che regolano la gestione e la rimozione dei materiali contenenti amianto nei luoghi di lavoro sono tuttora fondamentali.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Eì’ quindi essenziale che i datori di lavoro comprendano pienamente i loro obblighi legali, così da prevenire rischi futuri e tutelare lavoratori (loro stessi ) e le comunità rurali.

Solo con controlli regolari, interventi di bonifica professionali e piena consapevolezza delle normative sarà possibile ridurre i rischi per la salute e garantire un futuro più sicuro per tutti.

Fonte: Agriland.ie

Bonifica amianto: problema costi, necessità di soluzioni accessibili

Carte e fascicoli
Persona intenta a cercare informazioni

“La bonifica dall’amianto rappresenta oggi una delle sfide più complesse in materia di ambiente, salute e sicurezza. Nonostante l’amianto sia stato bandito in Italia dal 1992, milioni di tonnellate di questo materiale continuano a essere presenti in edifici pubblici, fabbriche dismesse, scuole, ospedali e abitazioni private.” Ha affermato l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il problema è soprattutto economico: i costi elevati delle operazioni di rimozione e smaltimento costituiscono un ostacolo concreto per enti locali, aziende e privati cittadini.

Il caso Ticosa: un esempio dei costi elevati per la bonifica amianto

Recentemente è stata  portata alla luce dai media la vicenda dell’area ex Ticosa di Como, un esempio delle difficoltà legate alla bonifica. Secondo quanto riportato da La Provincia di Como, la rimozione del materiale comporterebbe una spesa di circa 16 milioni di euro.

Una cifra enorme che potrebbe comportare rallentamenti dell’intero progetto di riqualificazione.
Questo caso non è isolato: in tutta Italia esistono aree industriali dismesse e fabbricati storici che attendono da anni una bonifica, proprio perché i costi risultano proibitivi.
Esistono bandi, bonus e fondi per agevolare bonifiche e messa in sicurezza. Considerata però l’enorme mole di materiali contenenti amianto (ONA ha stimato circa 40 milioni di tonnellate di asbesto solo in Italia) la strada è ancora lunga.

Per questo da anni l’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA invitano a programmi istituzionali, politici ed economici di attacco, tra cui processi di definiscalizzazione che possano agevolare le imprese ed i privati.

Perché i costi della bonifica amianto sono così elevati?

La rimozione dell’amianto è un’operazione complessa che richiede:

  • personale specializzato con certificazioni specifiche;
  • l’uso di dispositivi di protezione individuale e sistemi di confinamento;
  • procedure di raccolta e trasporto in condizioni di massima sicurezza;
  • lo smaltimento in discariche autorizzate, ormai sempre più rare e costose.

Tutti questi fattori contribuiscono a far lievitare i costi, rendendo la bonifica spesso insostenibile per i bilanci pubblici e per i proprietari privati.

Conseguenze del ritardo nelle bonifiche

I costi troppo elevati hanno un effetto diretto: molte strutture contaminate restano in stato di abbandono, esponendo comunità e lavoratori a un rischio continuo.

L’amianto, infatti, è pericoloso soprattutto quando si deteriora o viene danneggiato, rilasciando fibre invisibili che possono causare malattie gravi come il mesotelioma e il cancro ai polmoni.

Rinviare la bonifica significa non solo bloccare progetti di riqualificazione urbana, ma anche lasciare intatti potenziali focolai di esposizione.

La necessità di soluzioni più accessibili

Per superare l’impasse, l’ONA invita ad  intervenire su più fronti:

  1. Incentivi economici: agevolazioni fiscali, contributi statali e fondi europei potrebbero alleggerire il peso finanziario delle bonifiche.
  2. Innovazione tecnologica: la ricerca può individuare metodi alternativi alla rimozione totale, come il confinamento o l’incapsulamento dei materiali, garantendo sicurezza con minori costi.
  3. Pianificazione a lungo termine: occorre un piano nazionale che stabilisca priorità di intervento, evitando che le aree più contaminate restino escluse.
  4. Coinvolgimento dei privati: programmi di sostegno per famiglie e imprese possono incentivare la bonifica anche degli edifici residenziali.

Un problema di salute pubblica e di sviluppo

La messa in sicurezza delle aree contaminate può diventare una leva di sviluppo economico e urbano. Intervenire sull’amianto significa liberare spazi da destinare a nuove funzioni: industrie moderne, servizi, edilizia sostenibile, verde pubblico.

Investire nella bonifica significa proteggere la salute e dare impulso a una nuova stagione di riqualificazione e rigenerazione ambientale. Perché il futuro delle nostre città non può poggiare su fondamenta fragili, tanto meno su quelle avvelenate dall’amianto.

Risarcimento vittime del dovere: tutela civile e penale (VIDEO)

Luigi Abbate intervista l'Avv. Veronica Scigliano e l'Avv. Ezio Bonanni
Luigi Abbate intervista l'Avv. Veronica Scigliano e l'Avv. Ezio Bonanni

La tutela delle vittime dell’amianto e delle vittime del dovere rappresenta un tema centrale per l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Una nuova intervista del giornalista Luigi Abbate all’avvocato Veronica Scigliano e all’avvocato Ezio Bonanni, hanno approfondito le differenze tra tutela civile e penale.

La via civile: uno strumento più rapido ed efficace

Secondo gli avvocati, la tutela civilistica si presenta come una soluzione più praticabile per ottenere un risarcimento in tempi ragionevoli. Il procedimento civile, infatti, prevede un onere probatorio meno rigido rispetto al processo penale.

Un altro elemento determinante è legato alla particolare natura delle malattie da amianto. Si tratta di patologie a lunga latenza, che possono manifestarsi anche dopo decenni dall’esposizione. Questo significa che, in molti casi, i potenziali responsabili non sono più in vita al momento dell’avvio di un processo penale. In queste circostanze, la via civile offre alle famiglie la possibilità di far valere i propri diritti senza ostacoli insormontabili.

Il limite della tutela penale

Il procedimento penale resta fondamentale per l’accertamento di eventuali responsabilità individuali, ma presenta ostacoli oggettivi. Come ha ricordato l’avvocato Ezio Bonanni, nel penale la colpevolezza deve essere provata oltre ogni ragionevole dubbio e i procedimenti si concentrano su singole imputazioni.

Nei casi di esposizione professionale ad amianto, tuttavia, spesso si sono succeduti più datori di lavoro o più responsabili della sicurezza nei luoghi di lavoro. Ciò rende complesso individuare un singolo imputato. Inoltre, i lunghi tempi della giustizia penale possono portare alla prescrizione dei reati, riducendo le possibilità di ottenere un riconoscimento concreto.

L’esecutività della sentenza civile

Un altro aspetto cruciale riguarda l’esecutività delle sentenze. Una decisione civile, infatti, può essere applicata già dal primo grado di giudizio. Al contrario, una sentenza penale diventa definitiva solo dopo tre gradi di giudizio, con conseguenti ritardi per le vittime e le loro famiglie.

Per questo motivo, molti legali suggeriscono di privilegiare la via civile e previdenziale, garantendo così ai cittadini un percorso più certo e rapido verso il risarcimento dei danni.

Oltre i tribunali: prevenzione e bonifica

L’ONA sottolinea che il tema non può limitarsi alla sola dimensione processuale. Come ha ricordato l’avvocato Bonanni, la vera tutela delle vittime passa attraverso la prevenzione primaria, cioè la bonifica dei siti contaminati da amianto.

Agire tempestivamente per rimuovere i materiali pericolosi significa ridurre drasticamente il rischio di esposizione e, quindi, il numero futuro di malattie e decessi. È questa la missione principale dell’Osservatorio: affiancare l’assistenza legale con l’impegno nella sensibilizzazione e nella difesa del diritto alla salute.

Una tutela integrata per i cittadini

Come visti quindi, la strada civile rappresenta oggi lo strumento più efficace per ottenere giustizia in tempi certi. La via penale conserva un ruolo importante ma deve essere accompagnata da strumenti di deflazione processuale, come l’estinzione del reato subordinata al risarcimento integrale del danno.

Allo stesso tempo, l’ONA ribadisce che la priorità deve essere quella di prevenire nuove esposizioni attraverso la bonifica e l’adozione di politiche pubbliche mirate. Solo così sarà possibile garantire non soltanto giustizia alle vittime, ma anche tutela della salute collettiva e un futuro libero dall’amianto.

Roma, il Festival dell’Inclusione e del Fair Play (VIDEO)

Ruggero Alcanterini, presidente del Comitato Italiano Nazionale del Fair Play
Ruggero Alcanterini, presidente del Comitato Italiano Nazionale del Fair Play

Al Palatorrino di Roma si è svolto il Festival dell’Inclusione e del Fair Play, un appuntamento che ha unito agonismo e solidarietà, con l’obiettivo di diffondere i valori dello sport come strumento di integrazione sociale e di tutela della salute.

Una manifestazione tra agonismo e valori

L’evento, promosso dal Comitato Nazionale Italiano Fair Play con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per lo Sport e della Regione Lazio, ha messo in evidenza il ruolo dello sport come motore di partecipazione e crescita.

Tra i momenti più attesi, la sfida del campionato nazionale di basket in carrozzina, che ha visto protagonisti atleti di Serie A, tra cui il pluricampione Andrea Pellegrini, esempio di costanza e talento.

L’inclusione al centro

La manifestazione ha sottolineato l’importanza di uno sport capace di accogliere tutti, indipendentemente dalle condizioni fisiche. La Lazio Basket in Carrozzina, in particolare, ha ribadito la propria missione: offrire opportunità a giovani con disabilità, creando percorsi condivisi con giocatori esperti e di alto livello.

Secondo gli organizzatori, l’obiettivo è quello di “accompagnare i ragazzi in un cammino di crescita personale e sportiva, grazie al confronto con atleti che rappresentano un modello di impegno e passione”.

Kickboxing e competizioni internazionali

Il Festival ha ospitato anche competizioni di kickboxing, tra cui l’Europeo di Full Contre e il Mondiale di Kick, portando sul palco atleti di livello internazionale. I nuovi campioni, tra cui Matteo Di Luca (Europeo) e Alessio Crescentini (Mondiale), hanno contribuito a dare grande visibilità agli sport da combattimento inclusivi e sicuri.

Fair play come stile di vita

Il fair play, tema cardine della rassegna, non è stato presentato solo come regola sportiva ma come valore civile, fondato su rispetto, correttezza e lealtà. Proprio in questa direzione si inserisce anche la recente proclamazione da parte dell’ONU della Giornata Mondiale del Fair Play, che rafforza il legame tra sport e società.

Sport e prevenzione: un binomio indissolubile

Il Festival ha voluto lanciare anche un messaggio forte sul piano della prevenzione sanitaria. L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) ricorda infatti come l’attività fisica regolare sia una componente essenziale di uno stile di vita sano e rappresenti un alleato nella lotta contro numerose malattie.

Per l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, il concetto di “fair play della salute” deve ispirare l’intero sistema sanitario, promuovendo il rispetto della persona e la centralità del benessere.

Prossime tappe

Dopo il successo della rassegna al Palatorrino, l’attenzione si sposta sul prossimo evento previsto per il 28 ottobre al Ministero della Salute, dedicato proprio al rapporto tra sport, salute e prevenzione.

Il supporto dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Il Festival dell’Inclusione e del Fair Play si è rivelato un’occasione di riflessione collettiva: lo sport come strumento didi integrazione sociale e di valorizzazione dei comportamenti corretti.

Un messaggio che l’ONA intende sostenere con forza, ricordando che la vera vittoria è costruire un futuro più sano e più giusto per tutti.