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Codice deontologico dei giornalisti. Titolo IV: tutela delle vittime

cameramen, codice deontologico
Codice deontologico, cameramen apparentemente francese

Il nuovo Codice Deontologico delle giornaliste e dei giornalisti italiani, in vigore dal 1° giugno 2025, rappresenta una svolta importante per l’informazione nel nostro Paese.

In questo articolo ci concentreremo sul Titolo Quarto, dedicato ai doveri in tema di informazione. Riguarda due aspetti fondamentali: la cronaca giudiziaria e la tutela dell’identità di vittime, condannati e loro familiari. Comprendere questi articoli è essenziale per una corretta informazione, etica e rispettosa dei diritti fondamentali delle persone coinvolte nei fatti di cronaca.

Il nuovo codice sostituisce il vecchio Testo Unico dei doveri del giornalista e si compone di 40 articoli suddivisi in 8 titoli. Non è pensato solo per i professionisti dell’informazione, ma anche per i cittadini: chiunque può consultarlo per capire se una notizia è stata diffusa in modo corretto ed etico.

A cosa serve la deontologia giornalistica

Spesso le regole deontologiche sono viste con fastidio, come limiti che frenano la libertà. In realtà, la deontologia non impone divieti inutili, ma rappresenta un insieme di principi liberamente accettati dai giornalisti per esercitare la professione con responsabilità.

Non si tratta solo di evitare errori. Le regole deontologiche proteggono il giornalista stesso.

I principi fondamentali della deontologia

Il Codice Deontologico si fonda su valori costituzionali e su tre principi guida:

  • Interesse pubblico

  • Essenzialità dell’informazione

  • Rispetto della dignità della persona

A questi si aggiungono lealtà e buona fede, previsti dall’articolo 2 della legge professionale n. 69 del 1963.

Articolo 24: Cronaca giudiziaria

L’articolo 24 impone il rispetto della presunzione di innocenza. Ciò significa:

  • Indicare chiaramente la fase processuale (indagine, imputazione, condanna).

  • Evitare giudizi affrettati.

  • Usare termini precisi: indagato, imputato, condannato.

  • Dare notizia anche delle assoluzioni o proscioglimenti, con pari rilievo rispetto alle accuse iniziali.

Inoltre, il codice richiede cautela nel diffondere nomi e immagini in casi di reati minori o condanne lievi, tranne se esiste un chiaro interesse pubblico. Il principio è chiaro: interesse pubblico non è curiosità morbosa.

Differenziare cronaca e opinione

Il giornalista deve garantire la corretta distinzione tra:

  • Fatti e commenti

  • Accuse e difese

  • Atti processuali e interpretazioni

Il racconto deve essere completo e bilanciato, dando spazio sia all’accusa che alla versione della difesa, appena possibile.

Articolo 25: tutela delle vittime, condannati e familiari

Il secondo articolo del Titolo Quarto riguarda la protezione dell’identità delle persone coinvolte nei procedimenti giudiziari, in particolare:

  • Vittime di violenze fisiche e psicologiche

  • Minorenni coinvolti in procedimenti penali

  • Familiari dei protagonisti dei fatti di cronaca

Il giornalista deve garantire l’anonimato, a meno che le vittime non richiedano di essere identificate. Anche per i condannati, il codice invita a valutare il contesto, soprattutto se hanno intrapreso un percorso di reinserimento sociale.

Diritto all’oblio e reinserimento

L’informazione deve rispettare il diritto all’oblio, evitando di riportare dati identificativi di condannati a distanza di anni, a meno che l’interesse pubblico sia reale e attuale. Anche il linguaggio deve essere rispettoso: il reo non si identifica con il reato, e il reinserimento è un diritto, non una concessione.

Perché questi articoli sono fondamentali?

Come ricordava Gabriel García Márquez: “L’unica occasione in cui ad un uomo è consentito di guardare un altro dall’alto è quando lo aiuta a rialzarsi.”

Lo stesso vale per i giornalisti: non si raccontano solo fatti, ma persone.

Qui di seguito un video dal corso di aggiornamento dell’ Ordine dei Giornalisti.

Inquinamento ambientale a Taranto: intervista all’avv. Ezio Bonanni

Luigi Abbate intervista l'avv Bonanni
Luigi Abbate intervista l'avv Bonanni

Taranto è da anni al centro del dibattito pubblico e scientifico per via delle sue problematiche ambientali e sanitarie. L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), guidato dall’avvocato Ezio Bonanni, continua a svolgere un ruolo fondamentale nel supporto alle vittime e nella promozione della prevenzione.

In questo articolo una nuova intervista del giornalista Luigi Abbate all’Avv. Ezio Bonanni sull’inquinamento a Taranto.

L’importanza della prevenzione ambientale

L’ONA non si limita a fornire assistenza legale alle vittime, ma porta avanti una missione di carattere sociale. La prevenzione, infatti, è uno degli strumenti più efficaci per evitare danni irreversibili alla salute pubblica. Intervenire tempestivamente può ridurre significativamente l’impatto di fattori inquinanti sulla popolazione.

Dati epidemiologici e tumori – inquinamento a Taranto

“Studi recenti, basati su dati ufficiali, hanno evidenziato un aumento dei casi di tumore nella città di Taranto, nonostante una riduzione della produzione industriale negli ultimi anni. Questo fenomeno può essere attribuito alla lunga latenza delle patologie oncologiche, che spesso si manifestano molti anni dopo l’esposizione a sostanze nocive.Secondo quanto riportato dall’ONA, le aree più colpite sembrano essere quelle più vicine ad alcuni siti industriali, dove nel tempo si sono accumulate sostanze inquinanti. Anche se la produzione è stata parzialmente ridotta, la contaminazione pregressa continua a incidere sulla salute della popolazione.” Ha affermato Bonanni.

L’urgenza della bonifica e della sorveglianza sanitaria

L’ONA sottolinea l’importanza di avviare interventi di bonifica ambientale nei siti inquinati, per eliminare ogni residuo potenzialmente pericoloso. Parallelamente, è consigliabile un programma di sorveglianza sanitaria. La diagnosi precoce può fare la differenza in termini di efficacia delle cure e sopravvivenza.

Modernizzazione e innovazione per un futuro sostenibile

Una delle principali criticità rilevate riguarda lo stato degli impianti industriali, ritenuti obsoleti. Secondo l’ONA, una transizione verso tecnologie più moderne e sostenibili, come ad esempio l’uso dell’idrogeno verde per la produzione di acciaio, rappresenta una soluzione concreta per ridurre l’impatto ambientale senza compromettere la competitività industriale.

Paesi del Nord Europa, come la Germania, hanno già intrapreso questa strada, dimostrando che è possibile coniugare efficienza produttiva e tutela della salute pubblica.

Prossimi eventi e impegno sul territorio

“L’ONA continuerà a essere presente a Taranto, organizzando nuovi convegni informativi. Durante questi incontri saranno presentati i dati epidemiologici raccolti e aggiornamenti sulle azioni legali in corso. Ha specificato Bonanni.

L’Osservatorio Nazionale Amianto prosegue il proprio lavoro di tutela della salute e dei diritti dei cittadini, promuovendo una visione di sviluppo basata su sostenibilità, innovazione e giustizia ambientale.

Video e intervista a cura di Luigi Abbate su ONA News:

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L’articolo pubblicato ha finalità esclusivamente informativa e divulgativa. I contenuti riportano dichiarazioni e opinioni espresse nel corso dell’intervista all’avv. Ezio Bonanni.
Questo contenuto non costituisce parere medico, legale o scientifico e non sostituisce consulti con professionisti qualificati. Ogni eventuale riferimento a fatti, dati sanitari, giudiziari o ambientali è da intendersi a scopo giornalistico.

Flash News: da Nord a sud Italia notizie d’amianto

Amianto, immagine esclusivamente descrittiva, Perugia
Amianto, immagine esclusivamente descrittiva

In molte realtà italiane, dalle grandi città alle zone più periferiche, continuano le segnalazioni e le operazioni di bonifica dell’amianto. È fondamentale che la cittadinanza venga informata correttamente, senza allarmismi ma con trasparenza, e che le autorità proseguano nel monitoraggio e nell’attuazione dei piani di smaltimento, nel rispetto della salute e dell’ambiente.

Ancona, tre involucri sospetti

Ad Ancona, in via della Ferrovia, sono stati segnalati tre voluminosi involucri contenenti materiale con sospetto amianto. A notare la presenza degli oggetti, avvolti in plastica e contrassegnati da scritte che ne indicano la pericolosità, sarebbero stati alcuni residenti della zona.

L’avvistamento ha destato una certa preoccupazione nella comunità locale, sebbene al momento non risultino criticità immediate legate alla sicurezza dell’imballaggio.

I materiali avvolti nella plastica potrebbero essere vecchie condotte.
L’intera area, secondo la fonte, è stata recintata con transenne e reti di sicurezza arancioni.

Amianto: un materiale tossico da maneggiare con attenzione

L’amianto, un tempo largamente utilizzato in edilizia, è oggi riconosciuto come altamente pericoloso per la salute umana, soprattutto se le sue fibre vengono inalate. È associato a gravi patologie dell’apparato respiratorio come asbestosi e vari tipi di cancro.

La normativa italiana prevede procedure rigide per l’imballaggio, il trasporto e lo smaltimento dei materiali contenenti amianto, proprio per evitare rischi ambientali e sanitari.

La situazione sembra essere sotto controllo, ma resta alta l’attenzione da parte della cittadinanza e delle autorità.

Narni Scalo (Umbria): una segnalazione possibile amianto in Italia

Una delle segnalazioni più recenti arriva da Narni Scalo, in Umbria, dove si è tornato a parlare della possibile presenza di eternit.

Va ricordato che il Comune di Narni ha già intrapreso azioni di bonifica negli anni passati, rimuovendo circa 57.000 kg di materiali contenenti amianto, e annunciando una seconda fase di interventi.

Casale Monferrato (Piemonte): dall’industria alla bonifica

Tra i casi più noti a livello nazionale c’è quello Casale Monferrato rappresenta un punto di riferimento. Qui operava uno dei più grandi stabilimenti italiani dell’allora Eternit, che ha operato per decenni nella produzione di manufatti in amianto-cemento.

Dopo la chiusura dello stabilimento e numerose battaglie giudiziarie, l’area è oggi in fase avanzata di riqualificazione.

Sicilia: monitoraggio e bonifica in aree costiere e industriali

La Sicilia è una delle regioni dove la questione amianto è ancora molto sentita.
Le operazioni di mappatura, bonifica e messa in sicurezza sono ancora in corso, e riguardano sia aree industriali dismesse, sia strutture pubbliche.

Quanti sono i siti ancora da bonificare dall’ amianto in Italia?

Secondo l’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, in Italia si contano:

  • oltre 34.000 siti censiti con presenza di amianto
  • più di 32 milioni di tonnellate di materiali da smaltire
  • diverse migliaia di edifici pubblici ancora da bonificare, tra cui scuole, ospedali e strutture comunali

“Questi numeri dimostrano quanto sia ancora lungo il percorso verso una completa rimozione dell’amianto dal territorio nazionale.” Ha affermato lAvv. Ezio Bonanni, presidente dell‘Osservatorio Nazionale Amianto.

Crescita denunce malattie professionali, +36% tumori, molti da amianto

Guanti da lavoro e cacciaviti su un pavimento
attrezzi da lavoro

Incremento tumori, soprattutto da amianto

Incrementato in modo virtigionoso il numero di denunce per malattie professionali in Italia.
Particolarmente allarmante è la crescita dovuta a tumori correlati al lavoro, aumentati del 36% nell’ultimo quinquennio. Molti di questi casi risultano collegati all’esposizione ad amianto, sostanza ancora responsabile di circa 480 decessi all’anno in Italia, nonostante il divieto ormai storico del suo utilizzo.

Malattie professionali, cresce il numero di denunce

Apparato muscolo-scheletrico e sistema nervoso i più colpiti

Le malattie professionali rappresentano un fronte in crescita. Le denunce legate a patologie dell’apparato muscolo-scheletrico e del sistema neurologico sono in aumento, probabilmente legate anche al carico fisico e allo stress cronico in ambito lavorativo.

Infortuni e vittime sul lavoro: i dati aggiornati

Secondo i dati resi pubblici da ANMIL e INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), nei primi otto mesi dell’anno si sono registrate 681 morti sul lavoro in Italia. Un numero stabile rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che equivale a una media tragica: tre morti ogni giorno.

Emilia-Romagna tra le regioni più colpite

In Emilia-Romagna sono state segnalate 53 vittime sul lavoro nei primi otto mesi dell’anno. La regione conferma così la criticità della situazione in determinati comparti produttivi.

Lavoratori irregolari esclusi dalle statistiche

È importante sottolineare che queste cifre non includono i lavoratori non coperti da INAIL, tra cui circa 3 milioni di lavoratori irregolari. Questo suggerisce che l’entità reale del fenomeno potrebbe essere ancora più grave.

I settori più a rischio: costruzioni, agricoltura e trasporti

Le attività lavorative con il maggior rischio di infortuni gravi o mortali continuano a essere:

  • Costruzioni
  • Agricoltura
  • Trasporti

Questi comparti, caratterizzati spesso da condizioni di lavoro complesse e sicurezza variabile, concentrano la percentuale più alta di incidenti gravi. In particolare, quasi il 30% degli infortuni mortali avviene in itinere, ovvero durante gli spostamenti da e verso il luogo di lavoro o durante l’attività lavorativa su strada.

Crescono le segnalazioni femminili e over 60

Nel complesso, le denunce di infortunio all’INAIL sono state 384.000, con un lieve calo dello 0,7% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, questo dato complessivo nasconde alcune tendenze interessanti:

  • Diminuzione degli infortuni tra gli uomini
  • Aumento tra le lavoratrici
  • Crescita degli infortuni tra i lavoratori over 60

Questi numeri evidenziano l’evoluzione del mondo del lavoro e delle fasce occupazionali più esposte ai rischi.

L’evento a Parma

A Parma si è svolta la 75ª Giornata per le Vittime degli Infortuni sul Lavoro, un momento di riflessione e memoria promosso da ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro). L’evento ha visto la partecipazione delle istituzioni locali e nazionali, con una cerimonia religiosa e civile per ricordare le vittime e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Dopo la deposizione della corona commemorativa in piazza Matteotti, un corteo ha attraversato il centro cittadino, concludendosi con una celebrazione al Palazzo del Governatore.

Le testimonianze: l’importanza della prevenzione

Durante l’evento, sono intervenuti rappresentanti ANMIL come David Mosseri, vicedirettore nazionale, e Giani Baga, presidente ANMIL Parma e lui stesso vittima di un grave infortunio sul lavoro. Le loro parole hanno ricordato quanto sia cruciale investire nella prevenzione, nella formazione e nel rispetto delle norme di sicurezza, affinché il lavoro non rappresenti mai un pericolo per la vita.

Fonte: Rai, Anmil, INAIL

Kenya cerca fondi da Banca Mondiale e UE per bonifica tetti in amianto

elefanti in Kenya foto AI
foto ai raffigura elefanti in kenya che atttraversano un acquitrino

Il governo keniota ha avviato una campagna urgente per rimuovere i tetti in amianto, noti per essere collegati a gravi rischi per la salute, come il cancro ed altre malattie asbesto-correlate. Per finanziare questa importante iniziativa, l’esecutivo sta negoziando con la Banca Mondiale e l’Unione Europea per ottenere fondi che sostengano la sostituzione di queste coperture con materiali moderni ed ecocompatibili.

Amianto: sarebbero opportuni fondi per tutti

L’amianto è un materiale usato per decenni nell’edilizia residenziale, ma la sua pericolosità è ormai riconosciuta a livello globale. In Kenya, migliaia di abitazioni sono ancora dotate di tetti in amianto datati e deteriorati, esponendo la popolazione a rischi sanitari significativi.

Per tutelare la salute pubblica e preservare l’ambiente, il Segretario di Gabinetto per l’Ambiente Deborah Barasa a giugno aveva emanato una direttiva che impone la rimozione immediata di tutte le coperture in amianto presenti sugli edifici di tutto il Kenya.

Un impegno nazionale per la salute pubblica

Charles Hinga, segretario principale del dipartimento di Stato per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano in Kenya, ha dichiarato che il governo locale ha già ottenuto l’approvazione del Consiglio dei Ministri per l’avvio della rimozione. Tuttavia, l’intervento è complesso e costoso, richiedendo la collaborazione di esperti specializzati per garantire la sicurezza delle operazioni.

“Non è come rimuovere una lastra di ferro; l’amianto può essere rimosso solo da personale esperto e NEMA (National Environment Management Authority) sta guidando il processo”, ha spiegato Hinga.

Finanziamenti internazionali indispensabili

Vista la portata e l’alto costo dell’operazione, il governo keniota sta dialogando con istituzioni finanziarie internazionali. L’obiettivo è assicurare risorse sufficienti per completare la bonifica su scala nazionale senza gravare eccessivamente sul bilancio pubblico.

L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto in Italia

Da anni in Italia l’Avv. Ezio Bonanni porta avanti iniziative volte a promuovere la lotta all’amianto.
Il legale ha più volte effettuato diverse proposte pubbliche concrete come, ad esempio, la defiscalizzazione l’IVA sulla bonifica dell’amianto. Ciò  per rendere gli interventi più accessibili a cittadini, imprese e amministrazioni.
“Lo Stato avrebbe meno entrate, ma in compenso ci sarebbero  meno spese sanitarie. Ogni euro investito in bonifica equivale a decine di euro risparmiati in cure e risarcimenti.” Dichiara da anni Bonanni durante i suoi convegni.

Fonte: Citizen