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No alla discarica di Ferrera Erbognone

Sannazzaro De Burgondi discarica
No Discarica

Premessa, ovvia, ma necessaria perché, generalmente, si dice che mettersi nei panni degli altri sia un ottimo parametro di giudizio: provate, perciò, a chiedere prima a voi stessi e poi a chiunque, nella vostra schiera di conoscenti, amici e familiari, se accetterebbe di buon grado di avere una discarica a due passi da casa. Chiedetegli poi cosa penserebbe se si trattasse di una discarica di ben 700mila tonnellate di cemento amianto.  La discarica di cui stiamo parlando è quella che si realizzerà a Ferrera Erbognone (PV).  Nonostante le proteste di cittadini e ambientalisti, tutto è pronto. Lo stop “tecnico” alla discarica di amianto, infatti, non ci sarà. Continua però il braccio di ferro tra il fronte del NO e le autorità competenti con la Regione Lombardia che gela le speranze di Comuni e ambientalisti che auspicavano una revisione dei pareri sulla compatibilità ambientale tra l’impianto che si sta realizzando alla cascina Gallona di Ferrera e la raffineria Eni. L’assessore regionale all’Ambiente, Claudia Maria Terzi, con un comunicato dai toni piuttosto perentori, lascia poco spazio alla possibilità di ripensamenti, pur dopo i solleciti dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avv. Ezio Bonanni.

Il parere della Regione Lombardia e l’avv. Bonanni

«La Regione Lombardia – afferma l’assessore – ha già valutato in corso di istruttoria tecnica Via (Valutazione di impatto ambientale) e Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per la discarica di Ferrera non solo il riscontro determinante ricevuto dal Comitato tecnico regionale (Ctr), ma tutti gli elementi di attenzione segnalati nei pareri raccolti, introducendo, nel decreto di rilascio dell’autorizzazione Aia, nel 2015, notevoli elementi di precauzione relativi all’esistenza dell’impianto Eni, accanto alla discarica di Ferrera. La discarica, tra l’altro, risponde a un principio di autosufficienza che deve essere applicato su base regionale, non certo locale». «Questi sono i fatti – conclude la Terzi – il resto sono chiacchiere e bassa polemica politica»

Non è dello stesso parere l’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto) che attraverso il suo presidente Avv. Ezio Bonanni commenta: «Le giustificazioni dell’Assessore On.le Terzi sono in contrasto con i principi di diritto comunitario, oltre che con il buon senso che sconsiglia fortemente di realizzare una discarica di amianto nelle vicinanze di una installazione industriale ad alto rischio di incidente rilevante nella quale peraltro si sono recentemente verificati diversi incidenti, fortunatamente senza conseguenze per la salute dei lavoratori, non certo per l’ambiente e per la serenità degli abitanti delle città del comprensorio».

No alla discarica di Ferrera Erbognone 

discarica

 L’Osservatorio Nazionale Amianto torna a ribadire la necessità di evitare di realizzare una discarica di 700mila tonnellate di cemento amianto, con il rischio di creare danni all’ambiente e di pregiudicare la salute dopo che, come Osservatorio, attraverso il coordinamento regionale Lombardia e in particolare del Sig. Davide Fabretti, è stato segnalato un aumento di incidenza delle patologie asbesto correlate per effetto dell’utilizzo di materiali in amianto fino ai primi anni ’90 in assenza di successive bonifiche presso l’impianto di Sannazzaro De Burgondi, con la diagnosi di numerosi casi di mesotelioma che peraltro l’INAIL ha riconosciuto di origine professionale.  Sannazzaro de’ Burgondi, in provincia di Pavia, è un paese di circa 6mila abitanti alle porte della Lomellina, la terra del riso e dei castelli. Qui le sole torri che svettano alla fine dell’unica strada che porta nel centro cittadino sono quelle, appunto, della raffineria che lo scorso anno è stato interessato da diversi incidenti, l’ultimo dei quali a dicembre, per la precisione il 1. Erano circa le 16 quando è scoppiato un incendio nel Cantiere Est della raffineria, una delle più grandi d’Italia, dall’impianto si è innalzata una colonna di fumo nero visibile a decine di chilometri di distanza.

“Il problema, appunto, è che questa è un’area già sofferente, siamo praticamente circondati”, ci dice Davide Fabretti, “questi territori sono già stati messi a dura prova dalle tante aziende medio grandi presenti, troneggiate dal super impianto di raffineria. Aziende che da una parte sicuramente hanno dato tanto in termini di sviluppo economico agli abitanti del posto, ma che hanno tolto in termini di salute. L’amianto va smaltito, questo è certo, ma non è possibile farlo a fianco (100 metri) di una gigantesca raffineria, la più grande d’ Italia, per di più occupando un’area che era destinata alle mitigazioni ambientali.

L’inquinamento della Raffineria per rafffreddare impianti

“Sono tantissimi gli incidenti a cui assistiamo qui da queste parti”, continua Davide, “siamo estremamente preoccupati di quanto potenzialmente potrebbe crescere il numero di questi incidenti dal momento in cui apriranno la discarica e inizieranno a transitare altre centinaia di mezzi pesanti che trasporteranno un materiale ancora più pericoloso”.

E aggiungo un altro aspetto che va tenuto in serissima considerazione: “La Raffineria per raffreddare i suoi impianti utilizza una falda acquifera sottostante con migliaia di litri di acqua ogni giorno. Nel momento in cui, per qualsivoglia motivo, questo stabilimento diminuirà o interromperà il proprio operato, e considerata la distanza della discarica pressoché inesistente, il rischio che la falda acquifera possa inondare l’amianto “sepolto” è estremamente alta. Che succederà?

“La nostra battaglia non si ferma di certo, andremo avanti. Posso anticiparti già che un Comune, per la precisione, Pieve del Cairo, ha fatto sapere che vieterà l’accesso ai camion che arriveranno per iniziare i lavori. Qui ne va della nostra salute, di quella dei nostri figli. Le patologie legate all’amianto hanno un lunghissimo periodo di incubazione, si parla di venti, trenta anni, questo significa che nessuno si pone il problema dell’oggi perché la verità è che quello che succederà domani non interessa a nessuno. Tra 30 anni magari saranno cambiati tutti i vertici e individuare eventuali responsabili sarà un’impresa pressoché impossibile. Nel frattempo, però, una cosa è certa: la salute pubblica nostra, di questa area e dei suoi abitanti sarà compromessa per sempre.

C’è uno zoccolo duro di ambientalisti irriducibili che continueranno a vigilare. Io spero ci siano ancora margini per cambiare la decisione perché altrimenti non ho scelta: devo prendere la mia famiglia e andare via. Ma questo non è giusto, non puoi togliere le radici a persone che sono nate e cresciute qui”.

Cosa ne pensano gli attivisti ambientalisti

Tra gli ambientalisti irriducibili di cui ci ha parlato Davide Fabretti, c’è Umberto Galluro, attivista del Comitato NO DISCARICA: “Il nostro è un NO senza se e senza ma, ma voglio chiarire una cosa che per noi è fondamentale: siamo perfettamente consapevoli del fatto che l’amianto va smaltito e non vogliamo passare da irresponsabili perché diciamo no, perché noi, ovviamente, non diciamo no allo smaltimento, noi diciamo no allo smaltimento in questa zona. Perciò, quello che chiediamo è che le Autorità competenti verifichino i luoghi più adatti. Mettere una discarica qui, in un territorio già cosi sofferente, circondato da aziende chimiche, raffinerie e altre attività industriali, è assurdo.

I tecnici fanno le loro valutazioni ma sono valutazioni basate sull’oggi. Ma domani? Cosa può succedere domani? Durante i 10 anni di lavoro necessari per la realizzazione della discarica, cosa succede?

Ci sono problemi legati alla salute, all’ambiente e anche di altra natura: penso alle persone che qui hanno acquistato una casa, acceso un mutuo ed ora vanno incontro ad una svalutazione certa. Stesso discorso vale per i negozianti, preoccupatissimi. Che ne sarà del turismo in questa area. Chi mai vorrà più investire in queste zone? Lancio una provocazione: cosa diremo a chi viene da queste parti, vi facciamo fare un bel giro sulla pista ciclabile intorno alla discarica? Sai che bello…

La situazione a Sannazzaro de’ Burgondi

Per non parlare del fatto che qui a Sannazzaro de’ Burgondi è ancora viva la paura per l’incidente nella raffineria lo scorso dicembre, il terzo in meno di un anno. Per fortuna non ci sono state vittime, ma l’enorme colonna di fumo che si è alzata a seguito dell’esplosione ha avuto effetti sugli abitanti di Tortona che hanno dovuto sigillare persino le finestre. Quest’area è già messa a durissima prova, ci rendiamo conto di cosa potrebbe rappresentare una discarica di 700mila tonnellate in cemento amianto a due passi dalla raffineria? Le parole non rendono l’idea, si tratta di un’area vastissima, ripeto, 700 mila tonnellate, come 20 campi di calcio. Provate a immaginare: 20 campi di calcio”.

Il Ministro dell’Istruzione tolga l’amianto dalle scuole

Scuola

L’Osservatorio Nazionale Amianto prende atto delle dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli. Il Ministro ha dichiarato di aver investito 7 miliardi di euro per la sicurezza nelle scuole. Quindi, chiede che si proceda all’immediata bonifica e messa in sicurezza delle circa 2.400 scuole con presenza di amianto e materiali di amianto disseminati in tutto il territorio nazionale.

Tutto sull’amianto: il cancerogeno completo

L’amianto è un cancerogeno completo e provoca mesotelioma (tumore sentinella della presenza di amianto), e diverse neoplasie come, ad esempio, il tumore polmonare, alla laringe e alle ovaie. Inoltre, causa anche diverse patologie infiammatorie, tra le tante, l’asbestosi, le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici.

Ciò trova conferma nell’ultima monografia IARC dal titolo “IARC 2012. Asbestos. Actinolite, amosite, anthophyllite, chrysotile, crocidolite, tremolite. IARC Monogr Evaluation Carcinog Risk Chem Man, Vol. 100C”.

Ci sono circa 1.900 nuovi casi di mesotelioma ogni anno. I dati ONA sono confermati dalla pubblicazione “I numeri del cancro 2016 di Aiom/Airtum”, per cui la stima complessiva è di circa 6.000 decessi ogni anno solo in Italia, a tener conto di tutte le patologie.

I numeri di una strage tristemente annunciata

Sono 6.000 i decessi per patologie asbesto correlate. Poiché ci sono 1.900 nuovi casi di mesotelioma, secondo i dati pubblicati da “I numeri del cancro in Italia 2016 di Aiom/Airtum”: 1 su 234, gli uomini in Italia che rischiano di sviluppare questa patologia; 1 su 785, le donne; 4% i decessi oncologici per mesotelioma in entrambi i sessi; 2.732 i pazienti ad oggi in Italia con diagnosi di mesotelioma.

Tenendo conto che i decessi per tumore polmonare sono il doppio rispetto a quelli per mesotelioma, e che ci sono anche altre patologie collegate, si superano i 6.000 decessi ogni anno.

L’amianto nelle scuole rilevato dall’ONA

Secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Amianto, in Italia, sono più di 2.400 le scuole che hanno materiali di amianto e/o contenenti amianto. Ciò comporta un elevato rischio per la salute, dovuto all’inalazione e ingestione delle polveri e delle fibre che generano.

La ricerca scientifica ha dimostrato che non sussiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulli (477/83/CEE e 148/2009/CE, e dall’Agenzia IARC).

Può essere sufficiente anche una minima dose – la cosiddetta “trigger dose” – anche “straordinariamente piccola”. Questa teoria è sostenuta dal noto lavoro di Irving Selikoff “Asbestos and disease” del 1978, per generare il mesotelioma, anche a distanza di decenni.

Sono circa 350.000 tra alunni e personale docente e non docente, coloro che sono ancora potenzialmente esposti a polveri e fibre di amianto.

Quali sono, dunque, i dati epidemiologici?

Il V Rapporto ReNaM ha censito 63 casi di mesotelioma. Tra le più colpite ci sono, secondo la tabella riportata a pag. 132, le seguenti categorie:

  • 3.4.2.1 Insegnanti elementari 10
  • 3.4.2.9 Altre professioni intermedie dell’insegnamento 6
  • 8.3.1.1 Bidelli ed assimilati 6
  • 3.1.1.2 Tecnici chimici 5
  • 2.6.2.0 Ricercatori, tecnici laureati ed assimilati 3
  • 2.6.3 Professori di scuola secondaria superiore 3
  • 2.6.3.4 Professori di scuola secondaria superiore in materie scientifiche 3
  • 2.6.4.9 Professori di scuola media in altre materie 3

Gli altri mesoteliomi hanno colpito altri profili professionali del mondo scolastico. Poi, debbono essere aggiunti i casi censiti successivamente (dati del VII Rapporto RENAM).

Mancano tutte le stime per quanto riguarda gli alunni.

Occorre tener conto anche delle altre patologie asbesto correlate. A tal proposito, l’ONA ha stimato 300 decessi, negli ultimi 15 anni, per presenza di amianto nelle scuole nel solo personale docente e non docente.

Non si può prescindere dal fatto che, in chi è particolarmente predisposto, può essere sufficiente anche una dose non troppo elevata di polveri e fibre di amianto. Per di più se prolungata nel tempo, come per il caso dei docenti.

Dati puntualizzati nel corso della conferenza del 27.03.2017

I dati sono stati ulteriormente puntualizzati nel corso della conferenza “Amianto: 25 anni dopo la messa al bando, lo stato dell’arte e le prospettive future”. Questa si è tenuta lo scorso 27.03.2017, presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati. È stata organizzata dal Movimento 5 Stelle, ed in particolare, dell’On.le Alberto Zolezzi, da sempre vicino alle vittime dell’amianto e portavoce delle loro istanze.

All’esito del convegno, l’On.le Zolezzi (https://www.youtube.com/watch?v=H040ZtWaZm0) ha reso un’intervista pubblicata sul canale YouTube dell’ONA. Inoltre, è stato intervistato anche l’Avv. Ezio Bonanni (https://www.youtube.com/watch?v=POkMNLYr7YM) :

«Per tali ragioni – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, legale di alcune mamme di scolari esposti ad amianto e di alcuni famigliari di insegnanti deceduti e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – l’ONA sollecita ancora una volta il Ministro Valeria Fedeli affinché, anche alla luce dei paventati stanziamenti per la sicurezza scolastica, si proceda al più presto alla messa in sicurezza di tutte le scuole e, in caso contrario, si procederà nei modi e termini di legge in tutte le competenti sedi, anche quelle giudiziarie».

Le dichiarazioni dell’On.le Fabrizio Santori

L’iniziativa è sostenuta anche dall’On.le Fabrizio Santori, consigliere della Regione Lazio. Anche egli, impegnato, ormai da anni, nel sostegno delle istanze di tutela della salute rispetto al rischio amianto:

 “E’ improrogabile un intervento di bonifica delle scuole del territorio, dove incredibilmente sono ancora presenti rivestimenti in questo materiale dannoso per la salute umana, ritenuto pericoloso anche se le sue particelle vengono inalate in minime parti. Non possiamo tollerare che i nostri figli e il personale scolastico siano esposti al rischio di sviluppare tumori futuri per l’esposizione da amianto in quelli che dovrebbero essere dei luoghi sicuri.

I numeri dell’Osservatorio nazionale sull’Amianto fanno spavento, e sosteniamo l’urgenza rappresentata dall’Ona al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli di attivare ogni forma di intervento e tutela negli istituti scolastici del Paese, alla luce delle sue dichiarazioni circa i 7 miliardi di euro messi a disposizione dal Governo per la bonifica da amianto.

Un tema che deve essere affrontato con estrema rapidità dalla Regione Lazio dove, nonostante l’approvazione di una legge specifica, la 17 del 31/12/2016, ancora notiamo un certo immobilismo o almeno non si sono viste azioni di rilievo su questo fronte o con politiche a sostegno di persone esposte o potenzialmente esposte ad amianto.

Chiediamo di velocizzare ogni iniziativa sul nostro territorio per scongiurare ulteriori casi di sviluppo di neoplasie da asbesto, intervenendo soprattutto in quelle scuole che rischiano di trasformarsi in bombe a orologeria per la salute pubblica, rendendole invece luoghi salubri e incontaminati”.

L’Osservatorio Nazionale Amianto sollecita il Sindaco a Roma

L’Associazione ha sollecitato il Sindaco di Roma, Virginia Raggi, perché assuma tutte le necessarie determinazioni, per la messa in sicurezza delle scuole romane. Tra le tante, l’ex Alessandro Volta di Roma (Via di Bravetta), all’interno della quale sono stati ritrovati materiali contenenti amianto.

Ciò è stato certificato dal fatto che la stessa città metropolitana di Roma ha già disposto lavori “a carattere di urgenza per l’eliminazione di pannellature di amianto presenti nelle facciate esterne e di pavimentazione in vinil-amianto e colla sottostante presente nei corridoi e nelle aule dell’odierno edificio”.

amianto nelle scuole

 

Vittime del dovere parificate alle vittime del terrorismo

Vittime del dovere parificate alle vittime del terrorismo
Vittime del dovere

Vittime del dovere parificate secondo la Cassazione

Finalmente anche la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 7761/2017, ha definitivamente affermato che le vittime del dovere parificate alle vittime del terrorismo.

“L’ammontare dell’assegno vitalizio mensile previsto in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad essi equiparati è uguale a quello dell’analogo assegno attribuibile alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, essendo la legislazione primaria in materia permeata da un simile intento perequativo ed essendo tale conclusione l’unica conforme al principio di razionalità – equità di cui all’art. 3 della Costituzione, come risulta dal “diritto vivente” rappresentato dalla costante giurisprudenza amministrativa ed ordinaria”.

Questi principi sono stati sostenuti anche dall’Osservatorio Nazionale Amianto, il quale ha costituito il Dipartimento Tutela Vittime del Dovere per Patologie Asbesto-Correlate, attraverso il quale ha sostenuto le iniziative del Comitato delle Vittime del Dovere di ONA Onlus ai fini del riconoscimento dei loro diritti di natura previdenziale, con equiparazione, quindi, alle vittime del terrorismo.

Le vittime del dovere hanno diritto ad ottenere l’assegno ex art. 2 legge 407/98 con importo mensile di € 500,00, oltre perequazioni ex lege, piuttosto che l’importo di € 258,00, come già sostenuto dall’Avv. Ezio Bonanni nel ricorso poi definito con sentenza del Tribunale di Cagliari in funzione di Magistratura del Lavoro, n. 917/2016 (consulta la sentenza del Tribunale di Cagliari n. 917 del 2016).

L’ultima sentenza della Cassazione, sezione Lavoro, ha però interpretato in maniera più restrittiva la norma. L’equiparazione manca, secondo gli ermellini, nella sentenza 11181 del 2022, per gli orfani delle vittime del dovere che, al momento del decesso, non erano a carico. Una discriminazione secondo l’Ona che quindi permane. Per approfondire è possibile leggere l’articolo “Equiparazione vittime del dovere e del terrorismo“.

Vittime del dovere parificate alle vittime del terrorismo: tutela ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha assistito e sta assistendo decine e decine di vittime del dovere, che hanno ottenuto il riconoscimento dell’assegno vitalizio nella misura di € 258,23, piuttosto che di € 500,00, auspicando che, finalmente, le autorità amministrative possano procedere senza la necessità di continuare le numerose azioni giudiziarie, intraprese nelle sedi di competenza.

L’Osservatorio Nazionale Amianto rende noto che la liquidazione delle prestazioni previdenziali ricollegate al riconoscimento di vittima del dovere, anche con equiparazione alle vittime del terrorismo, costituisce pur sempre una prestazione indennitaria, che non estingue l’obbligazione risarcitoria a carico del Ministero della Difesa e/o delle altre amministrazioni eventualmente coinvolte.

Per tali ragioni, l’Osservatorio Nazionale Amianto si è fatto promotore di numerose azioni di risarcimento dei danni, in favore delle vittime del dovere, che riconosciute tali, hanno poi evocato in giudizio le amministrazioni, per ottenerne la condanna al risarcimento integrale di tutti i danni.

In relazione all’utilizzo di amianto in Marina Militare, il Tribunale Penale di Padova ha disposto il rinvio a giudizio di numerosi alti ufficiali, rispetto ai quali le parti offese si sono costituite parti civili, alcune di loro assistite e difese dall’Avv. Ezio Bonanni, al fine di ottenere la condanna degli imputati al risarcimento dei danni.

In tale procedimento, l’Avv. Ezio Bonanni ha chiesto ed ottenuto la citazione del Ministero della Difesa come responsabile civile, perché sia condannato in solido con gli imputati al risarcimento dei danni subiti dalle parti civili costituite.

Esposizione ad amianto di dipendenti pubblici e militari

Presso la Procura di Padova pendono ulteriori indagini per decessi e casi di malattie legati alla presenza di amianto nelle unità navali e nelle installazioni della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare, per cui è stato già completato l’accertamento peritale di esposizione, così come per i militari dell’Esercito: nel caso ci fossero ulteriori rinvii a giudizio, l’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni saranno in prima fila per la difesa delle vittime e per il riconoscimento dei loro giusti diritti.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, memore dei numerosi successi giudiziari e dell’imponente accertamento delle responsabilità di organi dello Stato in ordine all’utilizzo di amianto e all’esposizione di molti dipendenti pubblici e dei militari in particolare, ha chiesto l’intervento delle forze politiche, perché sia risolto ogni possibile dubbio interpretativo.

L’On.le Massimiliano Manfredi, autorevole esponente del Partito Democratico, facente parte quindi della maggioranza governativa, nell’ambito di una più ampia interlocuzione dell’Osservatorio Nazionale Amianto, si è fatto portatore di proposta di legge, che mira, tra l’altro, a risolvere l’ulteriore dubbio interpretativo circa la sussistenza del diritto anche in favore dei familiari che non erano a carico della vittima del dovere al momento del decesso.

Il Tribunale di Cagliari, in funzione di Giudice del Lavoro, ha recepito e dato accoglimento alle tesi giuridiche dell’Avv. Ezio Bonanni, con la sentenza n. 917 del 2016.

Recentemente anche la Corte di Cassazione ha affrontato il problema. Nell’Ordinanza Civile Sez. 6 N. 15224 ha, però, precisato di non aver ancora assunto una posizione riguardo la controversia.

Asbeschool: 25 anni dopo la messa al bando

Amianto
Amianto

Roma, 27.03.2017, Palazzo Montecitorio, Sala della Regina. Va in scena “Asbeschool: Amianto, Stato dell’arte a 25 anni dalla legge 257/92”. Convegno cui hanno partecipato il Ministero dell’Ambiente, il Ministero della Salute, dell’ISPRA e dell’Osservatorio Nazionale Amianto con AFEVA Sardegna.

Asbeschool: il documentario che ha lanciato l’iniziativa

I lavori sono stati introdotti dalla proiezione del documentario Asbeschool (scuole di amianto), realizzato dalla Dott.ssa Stefania Divertito. La giornalista d’inchiesta traccia un quadro desolante della condizione delle scuole in Italia. Sono state censite in Italia circa 2.400 scuole con presenza di materiali di amianto e contenenti amianto. In più, circa 400.000 esposti (350.000 studenti e 50.000 del personale docente e non docente).

Questi numeri sono stati confermati dal CENSIS e nel rapporto di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica. Circa il 10% delle scuole presenta amianto nelle strutture. Questa percentuale sale al 15% in numerosi capoluoghi del nord, dove, tra l’altro, c’è una maggiore attenzione.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, già nel febbraio del 2012,  lancia l’allarme sulla situazione delle scuole in Italia, sostenendo la necessità di un immediato intervento di bonifica e messa in sicurezza.

Nel V Rapporto RENAM (Registro Nazionale Mesoteliomi), pubblicato da INAIL nel dicembre 2015, risultano censiti 62 casi di mesotelioma tra docenti e non docenti. È la punta dell’iceberg rispetto a tutti i casi di patologie asbesto correlate. Tale minerale killer è in grado di determinare l’insorgenza di numerosissime altre patologie. Ad esempio tumori polmonari, del tratto gastrointestinale, tra i quali faringe, laringe e colon. Inoltre, anche patologie fibrotiche, anch’esse mortali, come per esempio l’asbestosi.

Inoltre l’aggiornamento del VII Rapporto RENAM mostra il trend in aumento.

Asbeschool: la conferenza dell’Osservatorio

La conferenza è stata moderata dalla Dott.ssa Rosi Battaglia, giornalista d’inchiesta,  e si è dato il via ai lavori. Il Ministero della Salute, intervenuto con il Dott. Mariano Alessi, ha ribadito la necessità di provvedere con urgenza alla bonifica. Inoltre, ha calcolato l’incidenza delle esposizioni all’amianto in 3000 casi di tumore (mesotelioma e cancro polmonare)  per ogni anno.

Il Dott. Valerio Gennaro, epidemiologo e responsabile del COR Regione Liguria, ha sottolineato che il trend delle patologie asbesto correlate, è in progressivo aumento. Soprattutto per quanto riguarda il mesotelioma. Il Ministero dell’Ambiente, è intervenuto con la Dott.ssa Laura D’Aprile, la quale ha sostenuto che tale istituzione si è attivata nel modo migliore per risolvere la problematica amianto.

l’ISPRA è intervenuta con il Dott. Marco Giangrasso, il quale ha esplicitato la necessità di sviluppare, in modo più incisivo, le attività di bonifica, con le dovute risorse, da destinare agli enti già operativi, evitando la creazione di una nuova Agenzia. Il Dott. Giordano Bruno, Magistrato di Cassazione, è intervenuto per illustrare sinteticamente i termini del c.d. ‘Testo Unico Amianto’ che è stato elaborato in seno alla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette ‘morti bianche’.

Asbeschool: intervento dell’Avv. Ezio Bonanni

Per l’Osservatorio Nazionale Amianto, è intervenuto l’Avv. Ezio Bonanni, che ha dovuto smentire le stime del Ministero della Salute circa l’incidenza dell’esposizione ad amianto sulla salute. Ciò, in riferimento al numero di mesoteliomi che sono stati rilevati dall’INAIL in più di 1500 casi ogni anno.

Tenendo conto dei dati che sfuggono alla rilevazione, sono in realtà 1800/1900 casi ogni anno, e che pertanto sulla base del fatto che, purtroppo, ad ogni caso di mesotelioma ne corrispondono 2 di tumore polmonare si giunge già ad un dato che è superiore ai 5000 decessi, cui si aggiungono quelli provocati da altri cancri, e dalla fibrosi polmonare da amianto (asbestosi), si arriva alla somma di più di 6000 decessi ogni anno.

Avv. Ezio Bonanni: meno parole e più fatti!

L’intervento dell’Avv. Ezio Bonanni ha insistito affinché la problematica amianto venga affrontata e risolta in modo concreto e che dalle parole si passi ai fatti, lamentando che a tutt’oggi, nel territorio nazionale, ci sono circa 40.000.000 di tonnellate di materiali contenenti amianto, e che sono circa 1.000.000 i micrositi e decise di migliaia i siti contaminati, e che soltanto con la bonifica e messa in sicurezza si potranno evitare le altre esposizioni e quindi le altre patologie e dunque porre termine a quella che è una vera e propria shoah silenziosa.

L’Avv. Ezio Bonanni ha ribadito la necessità di un diverso approccio, anche sulle problematiche risarcitorie, perché “non si può affrontare tutto con il processo penale e non si possono costringere malati di mesotelioma e di altre patologie a doversi aggirare pure per i Tribunali e lasciare ai figli e ai coniugi l’eredità di lunghe cause civili e penali, destinate ad avere una durata biblica e a perpetuare lo stato di sofferenza. È necessario che le vittime siano risarcite immediatamente dallo Stato, che poi deciderà se rivalersi o meno sui responsabili”.

L’intervento può essere integralmente seguito su:

https://www.facebook.com/391812947849908/videos/401971263500743/

Il Movimento 5 Stelle è intervenuto con l’On.le Massimo Felice De Rosa, Vice Presidente della Commissione Ambiente, il quale ha ribadito che con la messa in sicurezza e i relativi lavori si crea un volano per l’economia e anche un gran numero di posti di lavoro, specialmente per i giovani, coniugando così la messa in sicurezza e la tutela della salute con lo sviluppo.

Ha chiuso i lavori l’On.le Alberto Zolezzi, altro Parlamentare del Movimento 5 Stelle, il quale ha evidenziato come ad oggi ci sia la necessità di affrontare e risolvere il problema amianto, evitando le future esposizioni e conseguentemente le future patologie e i numerosi decessi che costituiscono una vera e propria strage di lavoratori e cittadini.

L’intervista dell’avvocato Ezio Bonanni

https://www.facebook.com/391812947849908/videos/401978360166700/

Tutti i lavori possono essere seguiti su:

https://www.facebook.com/MontecitorioCinqueStelle/videos/1375899022433075/

Convegno all’ITIS Marconi di Cosenza

ONA
ONA

Il Comitato dell’Osservatorio Nazionale Amianto di Cosenza, nell’ambito del progetto di Alternanza Scuola Lavoro,  ha organizzato un incontro di studio sul tema “La tutela dai rischi di esposizione agli inquinanti territoriali emergenti: Radon, Radiazioni Elettromagnetiche ed Amianto” per il giorno 30 marzo alle ore 10.15 presso l’aula Magna dell’Istituto “G. Marconi” di Cosenza.

Sono stati invitati ad intervenire durante l’evento:

Interverranno l’ingegnere Giuseppe Infusini, coordinatore provinciale Ona Cosenza e l’ingegnere Salvatore Fabbricatore, docente ISPSIA di Montalto Uffugo. Modera la studentessa Martina Bruno della classe 5N dell’Istituto di Biotecnologie Ambientali.

Per info: onacosenza@gmail.com