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Tutto pronto per l’apertura dello Sportello ONA a Massa

Sportello comune massa
Sportello comune massa

Anche a Massa è in arrivo lo Sportello ONA

Momento clou per le vittime dell’amianto. È prevista per oggi (09.05.2017) l’apertura dello Sportello Amianto di Massa.

Verranno ricevuti i lavoratori e cittadini esposti e vittime dell’amianto. L’Osservatorio Nazionale Amianto è già operativo nel territorio ormai dal 2008. La creazione dello Sportello permetterà di creare un punto di incontro e aggregazione tra le vittime e i famigliari, in collaborazione con le istituzioni, prima di tutto i sindaci di Massa e di Carrara.

La condizione diventa ora collettiva e sociale: si ha una fotografia della strage di cui sono vittime i lavoratori e cittadini di questo territorio, inermi e incolpevoli, e ci sono alcune istituzioni che continuano a negare e a rigettare.

La vittima deve combattere anche contro le istituzioni che non riconoscono il suo stato di vittima e quindi deve combattere due volte: contro il male e contro chi tenta di negare questa condizione e le responsabilità di uno Stato colpevole che ha posto al bando l’amianto solo con la Legge 257/1992.

L’articolazione dello Sportello Nazionale Amianto

Lo Sportello Nazionale Amianto istituito dall’ONA si sta ormai articolando in tutto il territorio nazionale con sportelli nelle singole città.

Nel frattempo, è stato istituito il tavolo interistituzionale per iniziativa dei sindaci di Massa e di Carrara e contemporaneamente si terrà quindi la prima riunione proprio nella giornata di domani (alle ore 11.00 presso il Comune) e l’ONA parteciperà.

La delegazione dell’ONA sarà guidata dal Sig. Gianfranco Giannoni, coordinatore ONA Massa, dalla Sig.ra Antonella Franchi, coordinatrice nazionale ONA e dal Sig. Posarelli Massimiliano, coordinatore ONA Toscana, e vedrà la presenza anche dell’Avv. Natalia Giuliani dell’ufficio legale ONA.

L’ONA intende porre gli enti previdenziali al bivio: o applicare la legge, o soccombere innanzi il Giudice. Non ci saranno altre vie d’uscita, non si tollereranno ulteriori ritardi.

La Sig.ra Antonella Franchi, già il 9 maggio 2017 riceverà singolarmente gli associati ONA e i cittadini presso la sede dello Sportello Amianto messa a disposizione dal Comune, prima e dopo la riunione con gli enti.

In questo caso, le attività dello Sportello molto probabilmente si terranno presso la Casa Comunale, mentre per il proseguo, si terranno presso la Villa Cuturi in Marina di Massa.

ONA: servizio di assistenza e tutela ai cittadini

Tutti i cittadini che vorranno richiedere l’assistenza presso lo Sportello Amianto, potranno farlo contattando la Sig.ra Antonella Franchi al n. 328/4648451, e mandando una email allo Sportello Nazionale Amianto ONA all’indirizzo: osservatorioamianto@gmail.com.

L’associazione ringrazia il Prof. Alessandro Volpi (Sindaco di Massa), e il Dott. Angelo Andrea Zubbani (Sindaco di Carrara), e le amministrazioni comunali, tutte, per aver sostenuto la richiesta dell’ONA e per aver dato la loro disponibilità alla creazione dello Sportello Amianto di Massa.

Come più volte sottolineato dall’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA, attivo in prima persona sul territorio per sostenere le vittime, gli enti pubblici INPS e INAIL, molte, troppe volte, hanno negato in via amministrativa il riconoscimento dei diritti delle vittime e degli esposti all’amianto, costringendo costoro a dover ricorrere alla Magistratura.

Ci siamo limitati a chiedere, e continuiamo a chiedere, che le leggi dello Stato siano applicate e che le vittime dell’amianto ottengano il loro riconoscimento e quanto loro dovuto senza necessità di azioni giudiziarie e che, una volta emesse le sentenze, ci sia poi la loro applicazione.

Le richieste e le azioni di tutela dell’ONA

“L’Osservatorio Nazionale Amianto insiste affinché vengano posti sul tappeto nel corso dei lavori del tavolo interistituzionale i seguenti temi: (a) il numero di lavoratori che si sono dovuti rivolgere alla Magistratura a fronte del diniego del riconoscimento dei benefici amianto utili per il prepensionamento e il numero delle condanne dell’INPS in sede giudiziaria; (b) il numero di lavoratori che hanno dovuto ricorrere giudiziariamente per mancato riconoscimento dell’origine professionale delle patologie asbesto correlate e il numero di condanne da parte della Magistratura a carico dell’INAIL; (c) l’entità del fenomeno epidemico di patologie asbesto correlate tra i lavoratori del comprensorio; (d) le spese legali e gli altri oneri (spese di CTU, etc.) di INPS e INAIL per queste azioni giudiziarie, con la possibilità di valutare la trasmissione di tali atti alle competenti Autorità”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto chiederà che tutti i lavoratori del Porto di Carrara, dei cantieri navali e degli altri siti contaminati da amianto, siano collocati in prepensionamento così come stabilisce la legge, senza necessità di ricorrere alla Magistratura caso per caso, visto che ormai la presenza di amianto è stata accertata.

La provincia di Massa Carrara ha fatto registrare 184 casi di mesotelioma, pari al 9,9% (per 197.000 abitanti rispetto alla popolazione toscana, pari a 3.743.000: quindi circa il 5% della popolazione); la provincia di Livorno ha fatto registrare 441 casi di mesotelioma, pari al 23,8% (per 160.000 abitanti circa, quindi per circa il 4% della popolazione del territorio regionale): ecco perché l’ONA insiste affinché ci sia una più stretta collaborazione tra tutti gli enti e che venga ridotto a zero, ovvero fortemente limitato il contenzioso che deve essere circoscritto ai soli casi dubbi e non può essere invece la generalità dei casi, come sta succedendo.

Eco X: diramato il primo bollettino dell’unità di crisi

Pomezia Eco
Pomezia ECOX

C’era amianto nello stabilimento ECO X da cui si è generato il rogo di Pomezia, la cui nube tossica ha avvolto un’ampia porzione della campagna romana e del nord della Provincia di Latina.

Anche l’amianto bruciato nel rogo di Eco X

Odori acri, bruciore agli occhi, nausea e vomito, queste sono le dichiarazioni di coloro che hanno richiesto aiuto all’unità di crisi costituita dall’ONA e coordinata dal Presidente Avv. Ezio Bonanni, e dalla Sig.ra Antonella Franchi (328 /4648451) e dal Sig. Antonio Dal Cin (0773/511463), che ormai ininterrottamente, da sabato mattina, rispondono al telefono e all’email (osservatorioamianto@gmail.com). L’attività di assistenza proseguirà nei prossimi giorni con l’auspicio che anche l’Amministrazione Comunale di Pomezia voglia collaborare con l’associazione, mettendo a disposizione un locale per poter permettere ai volontari di poter ricevere anche in loco.

Fin da subito l’unità di crisi, costituita dall’ONA, si è attivata, con medici, tecnici e avvocati, per cercare di arginare le tremende conseguenze dello sprigionarsi degli agenti tossico-nocivi dal gigantesco rogo di Eco X che dalla Pontinia Vecchia, in territorio di Pomezia, era percepibile anche a distanza di chilometri.

Non si muore solo a causa dell’amianto

La combustione di materiale plastico (PVC) provoca la formazione di diossine, che sono cancerogene, e provocano diversi cancri (tanto è vero che è inserita dallo IARC nel Gruppo I dei cancerogeni), come Seveso insegna.

Quindi l’Osservatorio Nazionale Amianto lancia l’allarme anche per quanto riguarda le diossine e gli effetti sulla salute umana che si sommano a quelli dell’asbesto e degli altri agenti patogeni e cancerogeni che si sono diffusi nell’ambiente in seguito all’enorme incendio.

Eco X: conseguenze dell’esposizione ad amianto

L’amianto provoca patologie fibrotiche (asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici) e cancerogene (mesotelioma, tumore polmonare, cancri degli altri organi delle vie aeree e gastrointestinali) con tempi di latenza che possono arrivare fino a 40 anni.

Non sussiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla e anche poche fibre possono essere sufficienti per provocare il mesotelioma e altre gravi patologie.

L’ONA stima che solo in Italia, nel 2016, sono decedute più di 6.000 persone per esposizione ad amianto.

Conseguenze della esposizione e ingestione di diossine

Le diossine hanno un effetto cancerogeno ritenuto causa di linfomi e tumori ai tessuti molli data la tendenza ad accumularsi nelle cellule adipose e determinano alterazioni epatiche, neurologiche e polmonari.

Molto diffusi sono anche i rischi cutanei.

Determinano interferenze con il funzionamento cellulare provocando l’alterazione delle ghiandole endocrine, soprattutto tiroide, timo e ipofisi, con un’azione pre-cancerogena, con squilibrio ormonale, rischio di malformazioni genetiche fetali. Possono causare disturbi della crescita e dello sviluppo psicomotorio e determinare sterilità e scarso sviluppo dell’apparato riproduttivo.

Eco X: richieste dell’ONA alle Autorità Comunali

L’ONA prende atto che alcuni mesi prima del disastro, già i cittadini avevano comunicato tale situazione di rischio e purtroppo non c’è stata efficace prevenzione.

L’ONA pertanto chiede:

  • che il Sindaco di Pomezia e dell’intero comprensorio utilizzi i poteri di adottare ordinanze extra ordinem (ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 50 e 107 del D.L.vo 267/2000) e quindi, sussistendo un pericolo per la salute, può essere utilizzato sia lo strumento dell’art. 191 del Codice dell’ambiente, oltre a quello di cui all’art. 50 co. 5 TUEL per emanare ordinanza con la quale si imponga la immediata bonifica di altri siti con amianto che i cittadini hanno segnalato e la immediata rimozione di eventuali altri rifiuti che fossero presenti (ex art. 192 del D.L.vo 152/2006).
  • supporto alle attività dell’unità di crisi istituita dall’ONA, in relazione alle richieste dei cittadini, preoccupati per la loro salute;
  • provvedimenti specifici per quanto riguarda i luoghi/aziende private. Infatti all’ordinanza emessa in relazione alle scuole non ha fatto seguito alcun provvedimento sanitario relativo alle abitazioni e ai siti lavorativi.
  • Supporto per la bonifica degli altri siti in cui è presente amianto, con il rischio ulteriore per la salute pubblica.

Richieste alla Regione Lazio e al Governo

  • L’incendio ha provocato una calamità per l’agricoltura. Già la sola ordinanza emessa dal Sindaco di Pomezia e dal Commissario di Ardea di divieto di raccolta, vendita e consumo di prodotti ortofrutticoli coltivati, di pascolo e l’utilizzo di foraggi, colpisce 4.000 ettari di terreno e 150 aziende agricole. Risultano però interessate centinaia di altre aziende agricole. Per questi motivi si chiede che il Governo intervenga con la sospensione dell’obbligo di pagamento delle tasse e con altre misure di sostegno per il settore, per evitare il suo tracollo e la perdita di posti di lavoro, e un danno irreversibile più grave rispetto a quello di immagine già subito;
  • una più rigorosa normativa in materia di impianti chimici, ovvero di lavorazione chimica, con l’obbligo di un servizio di istituzione di un presidio antincendio interno a tutti gli stabilimenti in cui c’è il rischio di incendio di materiali tossici;
  • Ultimare la mappatura dei siti in cui vi è presenza di amianto nella Regione Lazio.

ONA richiede alla Magistratura e agli organi di controllo

  • immediata attivazione di serrati controlli per il rispetto delle normative di cui alle direttive Seveso, e di cui al D.L.vo 81/2000, con l’applicazione del principio di precauzione;
  • provvedimenti cautelari reali in riferimento a siti con presenza di amianto e altri agenti cancerogeni con rischio incendio;

L’unità di crisi dell’ONA, sta rispondendo a tutte le richieste che i cittadini stanno avanzando, sia telefonicamente, che con email.

“Riteniamo che un impianto di deposito di plastiche, carta e altri materiali riciclati andati a fuoco determinino danni gravissimi anche ove non ci fosse stato amianto e nel nostro caso, almeno per quanto ha dichiarato la ASL Roma 6, tale condizione di rischio è confermata. L’ONA rimane in prima linea per assistere i cittadini e le popolazioni colpite da questo disastro. Non ci riferiamo soltanto al rischio amianto, ma anche alle diossine e alle altre sostanze inquinanti e cancerogene”.

Eco X: Raccomandazioni diffuse dall’ONA

1)    Uso di maschere. Preferibilmente con FFP3, specialmente per coloro che vivono nelle zone limitrofe.  In base ai dati tecnici di illustrazione dei dispositivi disponibili, tali protezioni sembrano essere sufficienti;

2)     Divieto assoluto di mangiare frutta e verdura prodotta entro i 5 km dal rogo, e attenzione e quindi misure igieniche per tutti gli altri prodotti. Non sempre il solo lavare la frutta può essere sufficiente (il fatto che c’è stato vento e non la pioggia, potrebbe aver fatto disperdere le fibrille di amianto anche a distanze notevoli);

3)     Come pulire i terrazzi e balconi: La polvere depositata sui terrazzi e sui balconi potrebbe essere lavata con abbondante quantità d’acqua con sapone, tipo quello di Marsiglia; converrebbe non impiegare la candeggina per questa operazione di pulizia.

4)   Per quanto riguarda i pozzi: Se i pozzi sono chiusi con apposita copertura, non vi dovrebbero essere entrate quantità rilevanti delle polveri dei fumi dell’incendio tanto da rendere rischioso l’uso dell’acqua. Nel caso contrario, se i pozzi sono aperti, è assolutamente sconsigliato berne l’acqua, e sarebbe opportuno segnalare il rischio in modo adeguato. Ovviamente, chiuderli ora non basterebbe in quanto sono stati esposti a inquinamento almeno da due giorni. Potrebbero anche essere eseguiti accertamenti sui flussi dell’acqua per constatare se, eventualmente, i pozzi sono stati inquinati attraverso la falda.

5) Le istituzioni deputate ai controlli ambientali sarebbero tenute a monitorare le derive e gli spostamenti sia delle polveri di minerale (asbesto), sia dei composti nocivi che potrebbero essere stati generati dalla combustione di materiali organici in presenza del cloro (diossine), tenendo conto delle prevalenti direzioni dei venti. Queste entità metereologiche agiscono in modo avverso alla salute degli abitanti della zona interessata dall’incendio, favorendo l’aero-dispersione dei veleni su aree più ampie. Meglio sarebbe stato il contributo di detersione dato dell’acqua piovana, ma ciò non è programmabile.

6)      Per quanto riguarda gli accertamenti è importante mettersi nella zona corretta per il prelievo dei campioni da testare, in quanto, più lontano queste rilevazioni verranno fatte, meno veritieri potranno essere i risultati.

I numeri della strage di amianto in Italia:

6000 decessi per patologie asbesto correlate. Infatti ai più 1500 decessi a causa del mesotelioma, vanno aggiunti almeno 3000 decessi in seguito a tumori polmonari causati dall’amianto, e a questa drammatica contabilità debbono essere poi aggiunte tutte le altre patologie, che portano l’Associazione a tale stima.

Nel Lazio sono stati censiti fino al 2011 n. 811 casi di mesotelioma: un numero altissimo se si considera l’istituzione del registro da pochi anni, e che poi debbono essere aggiunte tutte le altre patologie asbesto-correlate.

Quindi si tratta soltanto della punta dell’iceberg, perché non risultano censite tutte le patologie asbesto correlate, ma soltanto il mesotelioma che è una patologia relativamente rara rispetto alle altre, anche se pur sempre riconducibile all’esposizione ad amianto, ed è per questa ragione che l’Osservatorio Nazionale Amianto sta realizzando un’indagine epidemiologica che attinga dai dati dei COR regionali e dalle segnalazioni e che si avvalga, allo stesso tempo, della piattaforma web REPAC ONA, alla quale tutti i cittadini possono accedere, segnalando, in modo anonimo, casi di patologie asbesto correlate e avere quindi una fotografia dell’impatto dell’amianto sulla salute umana, ben oltre la rilevazione dei soli casi di mesotelioma.

Su youtube il link dell’intervista di oggi, 8 maggio 2017, del Presidente ONA su TgCom24.

Confermate le tesi dell’ONA sull’amianto nel rogo di Pomezia

Incendio Pomezia
Incendio Pomezia

Rogo di Pomezia, chi è a rischio?

Più di 100 cittadini sono stati assistiti dall’unità di crisi costituita dall’ONA. Alcuni cittadini hanno già accusato malori, altri sono letteralmente terrorizzati dalla prospettiva di aver inalato e di continuare a inalare le fibre di amianto cancerogene.

I volontari dell’ONA sono operativi giorno e notte per tutelare i cittadini di Pomezia.

Tutti i cittadini possono continuare a rivolgersi all’unità di crisi, coordinata dal Presidente ONA, Avv. Ezio Bonanni, dalla coordinatrice nazionale Sig.ra Antonella Franchi al n. 328/4648451 e al Sig. Antonio Dal Cin al n. 0773/511463. Oppure inviare una e-mail: all’indirizzo osservatorioamianto@gmail.com

L’ONA ha già costituito una TASK FORCE

La task force costituita dall’ONA, dopo il rogo di Pomezia, ha già ricevuto decine di richieste di aiuto da parte dei cittadini.

L’ONA continua a consigliare a tutti i cittadini che abitano nelle zone interessate di tenere le finestre chiuse e cercare il più possibile di evitare di respirare le polveri di amianto. È consigliabile anche indossare, se possibile, maschere protettive.

L’amianto è un killer che uccide più di 6.000 persone ogni anno in Italia.

”Purtroppo il nostro sospetto circa la presenza di amianto risulta aver trovato conferma e ormai le fibre si sono aerodisperse.

Gli effetti sulla salute si vedranno nei prossimi 20-30-40 anni a causa della lunga latenza delle patologie asbesto correlate.

Rogo di Pomezia: le raccomandazioni ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto insiste affinché tutte le istituzioni competenti adottino le giuste misure precauzionali. In particolare il divieto di consumo dei cibi prodotto nelle zone circostanti.

Necessarie anche le pulizie delle strade e dei locali pubblici con getti d’acqua per combattere le fibre di amianto, e la dotazione di maschere con il filtro di protezione P3 per evitare l’inalazione delle fibre.

L’Ona presenterà un esposto denuncia  per il reato di disastro ambientale e chiederà l’ applicazione della nuova legge sugli eco reati e la punizione dei responsabili, preannunciandosi già da ora parte civile nel processo penale.

Assisteremo gratuitamente tutti quei cittadini che intenderanno costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni. Già da tempo avevamo richiesto una maggiore attenzione delle Istituzioni in chiave preventiva, infatti la pericolosità di questo sito era già stata segnalata mesi prima.

Occorre maggiore attenzione per la tutela dell’ambiente

L’ONA, infatti, ribadisce che se ci fosse stata una maggiore attenzione, attraverso la bonifica ma anche semplicemente un servizio anti incendio all’interno dello stabilimento andato a fuoco, questo disastro non si sarebbe verificato. O quanto meno le conseguenze sarebbero state meno drammatiche.

Chiediamo che si intensifichino le verifiche sulla presenza di amianto anche in tutti gli altri siti della città di Pomezia e del territorio circostante per chiedere la loro immediata bonifica.

Questo disastro deve essere di monito all’applicazione del principio di precauzione e cioè evitare che si possano verificare altri  rischi per la salute e per l’ambiente”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’unità di crisi dell’ONA diramerà domani un comunicato stampa con un decalogo più preciso e tutte le misure precauzionali che verrà inviato anche al sindaco di Pomezia e alla Asl di Roma.

Il presidente ONA interviene in maniera incisiva caso Eco X

Presidente ONA
Presidente ONA

L’intervento dell’ Avvocato Ezio Bonanni su TGCOM24

L’Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA è stato intervistato ieri su TGCOM24 per parlare dell’incendio dell’azienda di materiale plastico di Pomezia.

La conduttrice, Manuela Boselli, dichiara che sui capannoni della fabbrica che brucia potrebbero esserci tracce di amianto e altre sostanze tossiche, anche se Arpa Lazio tranquillizza la popolazione laziale sostenendo che tutto rientra nella norma e non sussiste un pericolo reale.

Il Presidente ONA dichiara:Mi auguro che non ci sia amianto in questo sito, in quanto in caso contrario le fibre sarebbero già sparse per un’ampia area a sud di Roma e con un rischio che coinvolgerebbe decine e decine di migliaia di persone, arrecando un serio pericolo per la loro salute.”

Noi come ONA ricordiamo che non esiste una soglia la di sotto della quale il rischio si annulla e che per il mesotelioma, patologia tipica dell’esposizione da amianto, possono bastare anche solo poche fibre per determinare a distanza di 30-40 anni l’insorgenza di una patologia asbesto correlata, che nel 95% dei casi è mortale nell’arco di pochi mesi dalla sua diagnosi.

“Necessaria una bonifica” tuona l’Osservatorio

Ecco perché l’Osservatorio Nazionale Amianto ha già da tempo chiesto che tutti i siti vengano bonificati, specialmente dove vi è il rischio di incidenti e incendi.

Ogni anno in Italia, muoiono oltre 6.000 persone per patologie correlate all’amianto e oltre 107.000 nel mondo.

Una strage silenziosa che entra a fare parte della nostra quotidianità senza risparmiare nessuno, nemmeno le strutture pubbliche; si parte con le oltre 2.400 scuole a rischio amianto con 350.000 studenti oltre 50.000 dipendenti esposti.

Sono passati ormai 25 anni dalla Legge 257/92 che in Italia ha vietato il divieto di estrazione, lavorazione e commercializzazione dei materiali di amianto e/o contenenti amianto ma nonostante questo ad oggi nel nostro territorio ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di questo materiale e, considerando che negli ultimi 20 anni sono stati bonificati solo 500.000, i tempi di smaltimento saranno lunghissimi”, conclude il Presidente, Avv. Ezio Bonanni.

Per vedere l’intervista completa clicca al minuto 5.30 del link.

Incendio a Pomezia, rischio amianto e disastro ambientale

Disastro Ambientale a Pomezia
Disastro Ambientale

L’Osservatorio Nazionale Amianto si costituirà parte civile

“Se dovesse essere confermata la presenza di materiali in amianto, specialmente nelle coperture, sui capannoni, i danni sarebbero irreversibili”

È da ieri che si parla della notizia sull’ incendio a Pomezia dell’azienda di materiale plastico di Pomezia che ha messo in allarme l’intera città e dintorni.

Una colonna di fumo nero continua ad avvolgere le zone circostanti e, da ulteriori indagini, sembra proprio che ad andare a fuoco siano anche materiali di amianto, in particolare le coperture di alcuni tetti.

Nel comunicato stampa diffuso dalla ASL, la stessa ha chiarito di aver agito tempestivamente, con sopralluoghi e attivando una “unità di coordinamento per garantire ogni azione necessaria alla migliore tutela della salute della popolazione”.

Inoltre nel comunicato si legge che ci possa essere una “possibile presenza di coperture in cemento amianto sui capannoni dell’impianto” richiedendo “ad ARPA Lazio di poter estendere le attività di campionamento ambientale.

Importante individuare l’aerodispersione delle fibre

In effetti, è necessario determinare l’eventuale presenza di fibre aerodisperse; contestualmente è stato contattato il Centro Regionale Amianto della ASL VT per concordare l’analisi dei campioni ed eventuali ulteriori accertamenti da effettuare”.

Nel comunicato stampa si aggiunge che i sindaci sono stati prontamente informati con “indicazioni a tutela della salute della popolazione” e “sono stati contattati più volte nell’arco della giornata i P.S. della Casa di Cura Sant’Anna di Pomezia e degli Ospedali di Anzio e di Albano per sincerarsi della situazione.

Sino alle ore 18:00 non ci sono state segnalazioni di pazienti che lamentassero sintomatologia ricollegabile all’accaduto” e “sono stati allertati i Distretti Sanitari e le Strutture Sanitarie e Sociosanitarie del territorio, fornendo alle stesse le indicazioni cui attenersi e le precauzioni da porre in essere per prevenire ogni potenziale rischio”.

Inoltre, “sono stati immediatamente potenziati, a titolo cautelativo, gli organici dei Pronto Soccorso degli Ospedali di Anzio e di Albano , con il coinvolgimento anche della Casa di Cura S. Anna di Pomezia”.

Inoltre, l’Azienda ASL Roma 6 ha pubblicato sul sito web, nella sezione Informazioni, le precauzioni ed i consigli per la popolazione delle zone interessate.

L’ONA sugli scudi per i cittadini di Pomezia

Di fronte ad un tale possibile rischio causato dall’incendio a Pomezia, anche l’Osservatorio Nazionale Amianto, è scesa in campo.

L’associazione ha costituito un’unità di crisi, con medici, tecnici ed esperti per supportare qualsiasi richiesta che giungesse dalle popolazioni interessate.

Tutti i cittadini potranno contattare l’associazione all’indirizzo e-mail: osservatorioamianto@gmail.com e la coordinatrice nazionale Sig.ra Antonella Franchi al n. 328/4648451 e il Sig. Antonio Dal Cin al n. 0773/511463.

Le dichiarazioni del Presidente ONA

“Riteniamo che un impianto di deposito di plastiche, carta e altri materiali riciclati andati a fuoco possano provocare dei danni ambientali di ampie
proporzioni.

Se dovesse essere confermata la presenza di materiali in amianto, specialmente nelle coperture, sui capannoni, i danni sarebbero irreversibili, con miliardi di fibre che hanno ormai contaminato tutto il territorio e che semineranno malattie e morte in tutto il circondario.

Per tali motivi ci chiediamo le ragioni per le quali gli impianti ad alto rischio non abbiano ricevuto dalla ASL e dalle altre autorità le doverose disposizioni di rimuovere questi materiali a rischio, in particolare quelli di amianto.

Inoltre chiediamo che la Magistratura faccia piena luce sulla vicenda. Riteniamo che sia in atto un vero e proprio disastro ambientale, le cui conseguenze, specialmente in riferimento al rischio amianto, si cominceranno ad avvertire nei prossimi decenni.

Conclusioni dell’avv. Ezio Bonanni

Per questo motivoconclude l’Avv Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amiantoci auguriamo che siano evitate forme di esposizione ad amianto, anche dei Vigili del Fuoco intervenuti, che abbiamo visto ancora prive di maschere protettive per amianto. Infatti soltanto evitando ogni forma di esposizione all’agente killer è possibile evitare il rischio di insorgenza di queste patologie”.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ribadisce che sussiste la prova scientifica in base alla quale l’amianto, oltre ad avere effetti fibrogeni, capaci di provocare l’insorgenza di asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici, con complicazioni cardiovascolari[1], ha effetti cancerogeni ben oltre quanto presupposto dalle tabelle INAIL.

Questo perchè l’amianto provoca, oltre al mesotelioma della pleura, del peritoneo, del pericardio e della tunica vaginale del testicolo e del polmone, anche altre neoplasie, quali il cancro alla laringe e alle ovaie.

Inoltre, è stata confermata l’associazione tra esposizione ad amianto e una maggiore incidenza di cancro alla laringe, allo stomaco e al colon-retto (IARC 2012. Asbestos. Actinolite, amosite, anthophyllite, chrysotile, crocidolite, tremolite. IARC Monogr Evaluation Carcinog Risk Chem Man, Vol. 100C[2]).

Quali sono state le richieste dell’ONA

  • necessità di maggior attenzione in termini di prevenzione primaria, perché se ci fosse stata la bonifica di questi capannoni ora non ci sarebbe questo disastro, come quello che si è verificato a Pomezia;
  • necessità di punire i responsabili, anche a titolo colposo;
  • monitoraggio degli effetti della contaminazione sulle popolazioni;

Tutti i numeri della strage in Italia

  • 6000 decessi per patologie asbesto correlate. Infatti ai più 1500 decessi a causa del mesotelioma, vanno aggiunti almeno 3000 decessi in seguito a tumori polmonari causati dall’amianto, e a questa drammatica contabilità debbono essere poi aggiunte tutte le altre patologie, che portano l’Associazione a tale stima.
  • Nel Lazio, fino al 2011, sono stati censiti 811 casi di mesotelioma: un numero altissimo se si considera l’istituzione del registro da pochi anni, a cui poi debbono essere aggiunte tutte le altre patologie asbesto-correlate.

È strage silenziosa di patologie da amianto

Quindi si tratta soltanto della punta dell’iceberg, perché non risultano censite tutte le patologie asbesto correlate, ma soltanto il mesotelioma che è una patologia relativamente rara rispetto alle altre, anche se pur sempre riconducibile all’esposizione ad amianto.

E’ per questa ragione che l’Osservatorio Nazionale Amianto sta realizzando un’indagine epidemiologica che attinga dai dati dei COR regionali e dalle segnalazioni e che si avvalga, allo stesso tempo, della piattaforma web REPAC ONA, alla quale tutti i cittadini possono accedere, segnalando, in modo anonimo, casi di patologie asbesto correlate e avere quindi una fotografia dell’impatto dell’amianto sulla salute um.

Le placche pleuriche da amianto

[1] La presenza di placche pleuriche è marcatissima in soggetti con malattia coronarica (Korhola, 2001).

Un modello sperimentale (esposizione ad amianto di ratti) ha evidenziato l’insorgenza di lesioni della parete arteriosa mediati da effetto infiammatorio, stress ossidativo, effetti pro trombotici (Shannahan 2012).

In popolazione esposta ad asbesto c’è evidenza di aumentata incidenza di ictus (Harding 2009) (NB l’ictus è a tutti gli effetti una patologia cardiovascolare, non neurologica).

La Letter to the Editor di Sjogren del 2009 commenta sui possibili legami fisiopatologici tra amianto e malattie cardiovascolari.

[2] IARC 2012. Asbestos. Actinolite, amosite, anthophyllite, chrysotile, crocidolite, tremolite. IARC Monogr Evaluation Carcinog Risk Chem Man, Vol. 100C, pag. 294: “There is sufficient evidence in humans for the carcinogenicity of all forms of asbestos (chrysotile, crocidolite, amosite, tremolite, actinolite, and anthophyllite). Asbestos causes mesothelioma and cancer of the lung, larynx, and ovary. Also positive associations have been observed between exposure to all forms of asbestos and cancer of the pharynx, stomach, and colorectum”.