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ONA cresce: Giorgia Cicconi nel team dell’Avv. Bonanni

Squadra Osservatorio Nazionale Amiant, Avv. Giorgia CIcconi con Luigi Abbate e l'Avv. Ezio Bonanni
Osservatorio Nazionale Amiant, Avv. Giorgia CIcconi con Luigi Abbate e l'Avv. Ezio Bonanni

La squadra ONA continua a crescere e a rafforzarsi per garantire tutela alle vittime dell’amianto e ai loro familiari. L’Osservatorio Nazionale Amianto guidato dall’avvocato Ezio Bonanni, rappresenta da anni un punto di riferimento nella difesa dei diritti di chi ha subito danni a causa dell’esposizione all’asbesto.

Durante l’incontro odierno è stata presentata una nuova professionista che entrerà a far parte del team legale. Si tratta dell’avvocato Giorgia Cicconi, giovane avvocatessa già iscritta all’albo degli avvocati presso il Tribunale di Roma.

Il suo ingresso rafforza ulteriormente la rete di professionisti impegnati nelle battaglie legali a favore delle vittime dell’amianto su tutto il territorio nazionale.

Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto svolge da anni un’attività fondamentale di assistenza, informazione e tutela legale. L’associazione è presieduta dall’avvocato Ezio Bonanni, che coordina una squadra composta da avvocati, medici legali, tecnici e collaboratori.

Il lavoro del team ONA si concentra su diversi fronti:

  • assistenza legale alle vittime dell’amianto
  • supporto ai familiari delle vittime
  • promozione di azioni giudiziarie per il riconoscimento dei diritti
  • sensibilizzazione sui rischi dell’esposizione all’amianto

Per affrontare le numerose richieste di tutela è quindi necessario un team sempre più strutturato e organizzato.

L’ingresso dell’avvocato Giorgia Cicconi nella squadra ONA

L’ingresso di nuovi professionisti è fondamentale per garantire un’assistenza sempre più capillare e per portare avanti le battaglie legali che da anni caratterizzano l’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Nel suo intervento, l’avvocato Giorgia Cicconi ha spiegato le motivazioni che l’hanno spinta a intraprendere la professione legale e a entrare nella squadra ONA.

“La scelta nasce dal desiderio di tutelare le persone più fragili e chi ha bisogno di assistenza legale. L’obiettivo è affiancare le vittime dell’amianto nel loro percorso, evitando che si sentano sole di fronte alle difficoltà. Il lavoro dell’avvocato, infatti, non consiste solo nella difesa in tribunale, ma anche nel supporto umano e professionale alle persone colpite da gravi ingiustizie.” – ha affermato Cicconi.

Un team sempre più forte

ONA continua a lavorare ogni giorno per rappresentare un punto di riferimento per tutte le persone che cercano giustizia.

L’impegno è quello di essere una presenza costante accanto alle vittime e ai loro familiari, con competenza, professionalità e dedizione

Allarme amianto a Modena: rifiuti abbandonati vicino al ponte

rifiuti e amianto abbandonati, Modena
rifiuti e amianto abbandonati (Foto esclusivamente decorativa di Jota Guzmán da Pixabay)

Sotto il cavalcavia dell’Alta Velocità, nella zona del cimitero di San Cataldo a Modena, sarebbero comparsi alcuni sacchi sospetti che potrebbero contenere amianto. A segnalarlo è un cittadino modenese alla redazione della Gazzetta di Modena. L’uomo ha notato il materiale abbandonato mentre percorreva la via.

Secondo quanto riferito, i sacchi si trovano a circa venti metri dalla strada, sotto il ponte ferroviario. L’episodio sarebbe inoltre stato segnalato al Comune.

Sacchi con avviso di pericolo

Secondo quanto si evince dalla fonte, i contenitori presenterebbero una scritta ben visibile: “Attenzione, contiene amianto: pericolo per la salute”. Tuttavia non è chiaro se all’interno ci siano effettivamente materiali contenenti amianto oppure rifiuti di altro tipo.

Resta il fatto che i sacchi risultano abbandonati nell’area senza alcuna autorizzazione. Per il cittadino che ha effettuato la segnalazione si tratta di un grave problema ambientale.

Area delimitata ma nessuna risposta

Dopo la segnalazione, l’area sarebbe stata delimitata, probabilmente per motivi di sicurezza. Tuttavia, secondo il residente, non sarebbe arrivata alcuna risposta ufficiale alla sua comunicazione.

Il cittadino riferisce di percorrere spesso quel tratto di strada e sostiene che i sacchi siano presenti da diverse settimane.

Rifiuti abbandonati anche nelle vicinanze

Il problema dei rifiuti abbandonati non si limiterebbe ai sacchi sospetti. A poca distanza, sempre sotto il cavalcavia, sarebbe presente un altro accumulo di spazzatura.

Tra i materiali abbandonati ci sarebbe anche un materasso. Una situazione che, secondo la segnalazione, trasformerebbe l’area in una piccola discarica abusiva utilizzata da chi decide di smaltire i rifiuti illegalmente.

La presenza di materiali potenzialmente pericolosi preoccupa i residenti. Se nei sacchi fosse davvero presente asbesto, il rischio riguarderebbe sia la salute dei cittadini sia l’ambiente circostante, che comprende anche aree verdi.

Stop amianto a Perugia: il TAR conferma bonifica urgente

Amianto, immagine esclusivamente descrittiva, Perugia
Amianto, immagine esclusivamente descrittiva

Il Tribunale Amministrativo Regionale dell’Umbria ha respinto il ricorso presentato dai proprietari di un immobile contro l’ordinanza del Comune di Perugia. La quale impone la rimozione immediata di una copertura contenente amianto. La decisione conferma quindi la necessità di procedere rapidamente con gli interventi di bonifica per ragioni legate alla tutela della salute pubblica.

Come nasce la vicenda

La questione ha origine nel giugno 2023, quando il Dipartimento di prevenzione della Usl Umbria 1 ha effettuato un sopralluogo su segnalazione relativa a un sito situato nella periferia di Perugia.

In quell’occasione ai proprietari hanno chiesto di produrre una relazione tecnica per valutare lo stato di conservazione della copertura in eternit.

La prima perizia: degrado avanzato

I proprietari hanno incaricato una società specializzata che ha consegnato una relazione tecnica. Nel documento veniva indicato un livello avanzato di deterioramento del materiale, con un indice di degrado pari a 64 punti.

La perizia suggeriva quindi la rimozione della copertura entro un massimo di 12 mesi, considerata la situazione rilevata.

La richiesta di proroga e la seconda valutazione

Con l’avvicinarsi della scadenza indicata nella relazione, nel  2024 i proprietari hanno chiesto alla Usl una proroga dei termini.

La richiesta era motivata dalla volontà di commissionare una nuova perizia tecnica indipendente, con l’obiettivo di verificare nuovamente lo stato della copertura.

Tuttavia la Usl ha respinto la richiesta di proroga. Successivamente, nel settembre 2024, il Comune di Perugia ha emesso un’ordinanza che disponeva la bonifica immediata della copertura contenente amianto.

Solo nel mese successivo, ottobre 2024, presentata una seconda relazione tecnica. In questa valutazione l’indice di degrado risultava pari a 44 punti, con l’indicazione di possibili interventi di manutenzione e ripristino invece della rimozione totale.

La decisione del TAR

Nel pronunciarsi sulla vicenda, il TAR dell’Umbria ha evidenziato che la prima perizia, quella che segnalava il deterioramento più significativo, era stata presentata dagli stessi proprietari alle autorità sanitarie.

Secondo i giudici, quella documentazione rappresentava quindi un elemento sufficiente per giustificare l’adozione di misure rapide da parte delle autorità, orientate alla massima tutela della salute pubblica.

Il tribunale ha inoltre osservato che, anche qualora la seconda perizia fosse stata presentata prima dell’ordinanza, l’amministrazione avrebbe comunque potuto scegliere l’intervento più prudenziale tra quelli indicati nelle valutazioni tecniche.

Responsabilità e obblighi di intervento

Dalle valutazioni tecniche emergeva in ogni caso una condizione di degrado diffuso delle lastre di amianto.

Il TAR ha ricordato che la normativa attribuisce al proprietario dell’immobile la responsabilità principale nella gestione del rischio e nella manutenzione delle coperture contenenti materiali potenzialmente pericolosi.

Irrilevante il preliminare di vendita

Nel ricorso citato anche un contratto preliminare di vendita dell’immobile, stipulato nel dicembre 2025, in cui l’acquirente si impegnava a sostenere i lavori di bonifica con interventi programmati per maggio 2026.

Secondo il tribunale, tuttavia, questo elemento non modifica gli obblighi già imposti dalle autorità. Ossia la messa in sicurezza deve essere garantita in tempi rapidi, indipendentemente da accordi tra privati.

Esito finale

Alla luce di queste valutazioni, il TAR ha respinto il ricorso e confermato l’obbligo di procedere senza ulteriori ritardi alla rimozione e allo smaltimento dell’amianto dalla copertura del capannone.

Fonte: Perugia Today, Virgilio

Riforma Giustizia: Bonanni e Gallo per il NO al voto

Avv. Ezio Bonanni e Fabio Massimo Gallo, magistrato in quiescenza, già presidente ff della Corte di Appello di Roma, no
Avv. Ezio Bonanni e Fabio Massimo Gallo, magistrato in quiescenza, già presidente ff della Corte di Appello di Roma

Un NO deciso da parte dell Avv. Ezio Bonanni in merito al referendum costituzionale per la separazione delle carriere dei magistrati in Italia.

“La magistratura deve restare indipendente, presidio essenziale dello Stato di diritto e garanzia per tutti i cittadini. La proposta di separazione delle carriere dei magistrati, così come prospettata nel referendum, rischia di compromettere l’equilibrio del sistema giudiziario. È necessario invece rafforzare l’autonomia e l’imparzialità della giurisdizione, non introdurre riforme che possano indebolire le tutele dei diritti”. Ha affermato Bonanni rendendo pubblica la nota del Dott. Fabio Massimo Gallo, magistrato in quiescenza, già presidente F.F. della Corte di Appello di Roma.

Il referendum costituzionale del 22 e del 23 marzo decreterà o meno l’entrata in vigore della riforma.

Abbiamo quindi intervistato Fabio Massimo Gallo sulle ragioni del NO evidenziate nella nota che vi invitiamo a visionare nella sua interezza in questo link.

“La mia opinione non deriva da una posizione politica ma si basa unicamente su considerazioni di carattere tecnico, condivisibili o non che siano.” – apre nella nota.

Sulla separazione delle carriere

Nella nota di Gallo leggiamo: il cuore della riforma è senza dubbio la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti, con conseguente sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura. Ciò servirebbe per rendere effettivo il principio della terzietà del giudice.

Gallo riporta un esempio consistente e smonta il temuto allineamento di pensiero tra pm e giudici che non trova conferma nella realtà giudiziaria di ogni giorno. “Basti pensare all’assoluzione – ineccepibile – del ministro Salvini per la vicenda Open Arms.” 

Ed afferma che anche il Prof. Avv. Franco Coppi si è dichiarato contrario alla riforma perché, “pur avendo riscontrato più volte errori anche gravi da parte dei giudici, non ha mai ritenuto che tali errori dipendessero dall’appartenenza al medesimo ordine dei pubblici ministeri.”

L’ipotesi della pericolosità di un corpus autonomo di pubblici ministeri con un proprio CSM

Sempre secondo Gallo un corpus autonomo di pubblici ministeri, con un proprio Consiglio Superiore della Magistratura, formato quanto a togati da soli Pubblici Ministeri, “rischia di essere più pericoloso perché autoreferenziale e aggressivo, e privo di quell’arricchimento professionale che l’interscambio di esperienze comporta.”

Per questo Gallo ritiene ancora che “la separazione sia solo il primo passo verso qualche forma di assoggettamento della magistratura inquirente al Ministro della giustizia, ad esempio richiedendosi l’autorizzazione ministeriale per procedere per determinati reati.”

Il segretario di Forza Italia, ha già ipotizzato la sottrazione della Polizia Giudiziaria dalle dipendenze dirette del pm. “Ciò porterebbe ad avere un pm superpoliziotto, privato però della possibilità di disporre indagini senza il benevolo contributo del Ministro dell’interno.”

Dati ufficiali che smentiscono

Gallo continua affermando che i dati ufficiali dimostrano che nei Paesi ove vige la separazione delle carriere il tasso di errore è in realtà superiore al nostro.
Che ogni Paese ha una sua storia giudiziaria ed un tasso di criminalità differente e che il carico di lavoro gravante su ciascun magistrato italiano è nettamente superiore al resto d’Europa.

Il sistema del sorteggio rappresenta oggettivamente un’autentica offesa all’intero ordine giudiziario perché “ai magistrati viene detto, in sostanza, che non sono degni di scegliere i loro rappresentanti in seno al CSM, organo di governo autonomo (non di autogoverno, perché non è formato di soli magistrati).”

Dimenticando peraltro che la magistratura è comunque depositaria del terzo potere dello Stato, ossia quello giudiziario accanto e non alle dipendenze degli altri poteri costituzionali.

Proprio per questo motivo i Padri Costituenti hanno ritenuto necessario istituire un organo di governo autonomo, su base elettiva da parte della magistratura nella sua interezza.

Inoltre smonta – sulla base di dati provenienti dalla Commissione Europea per la Giustizia –  la convinzione errata secondo la quale la lentezza della giustizia in Italia dipende prevalentemente dalla scarsa operosità dei magistrati, determinata soprattutto dai carichi di lavoro e dalla carenza di strutture.

Passaggio conclusivo

Conclude con un toccante passaggio dove afferma che “la magistratura italiana, tra tutti i paesi occidentali, è quella che ha lasciato sul campo il più elevato numero di Caduti, tra giudici e PM. E’ la stessa che ha retto affiancata dalle Forze dell’ordine e sostenuta da tutta la società civile) alle spallate eversive di destra e di sinistra, ed ha inferto colpi devastanti ancorché non decisivi alla criminalità comune ed organizzata.”

Qui di seguito il testo integrale: Le ragioni del No di Fabio Massimo Gallo

 

Medio Oriente: i rischi dell’uranio e l’appello per la pace

Avv.Ezio Bonanni, guerra
Avv.Ezio Bonanni

Il conflitto in Medio Oriente continua a destare forte preoccupazione a livello internazionale, ne avevamo parlato su Onanotiziarioamianto poco dopo l’entrata in conflitto.
Anche il giornalista Luigi Abbate, in un’intervista allAvv. Ezio Bonanni approfondisce come le tensioni tra Iran e Stati Uniti d’America, insieme al coinvolgimento di numerosi altri Paesi, stanno alimentando un clima di instabilità che produce effetti politici, economici e sanitari.

Tra i timori più gravi emerge ancora una volta quello legato al possibile uso dell’uranio impoverito, una sostanza utilizzata in alcuni sistemi d’arma e che negli anni ha generato forti polemiche.

Per quanto riguarda l’Iran sembra più probabile che, per la sua prima arma nucleare, utilizzerebbe uranio altamente arricchito.

Il rischio dell’uranio impoverito nei conflitti armati

In linea generale l’uranio impoverito è stato impiegato nella produzione di alcuni proiettili e munizioni ad alta capacità penetrante.

Il rischio non riguarda solo l’uranio impoverito. Durante i conflitti possono essere liberate anche altre sostanze chimiche e materiali pericolosi che possono danneggiare gravemente la salute umana.

Le particelle rilasciate dalle esplosioni durante la guerra possono contaminare suolo, acqua e aria. Questa contaminazione può restare nell’ambiente, aumentando l’esposizione.

Tra i rischi potenziali segnalati da Bonanni ci potrebbero essere patologie tumorali, malattie respiratorie, danni al sistema immunitario e contaminazione ambientale persistente.

Le conseguenze economiche della crisi internazionale

La crisi in Medio Oriente ha effetti immediati anche sull’economia globale. L’instabilità della regione ha già provocato forti oscillazioni nei prezzi dell’energia.

Tra le conseguenze principali vi sono l’aumento del prezzo del petrolio, incremento dei costi del gas, oltre a rincari per famiglie e imprese. Il tutto determina inoltre una maggiore pressione sull’economia europea.

Per un Paese come l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, questi aumenti rappresentano un problema significativo sia per le famiglie sia per il sistema produttivo.

Ambiente, salute e pace: un appello internazionale

Negli ultimi anni anche Papa Francesco ha più volte lanciato un forte appello alla comunità internazionale affinché si lavori per la pace, la tutela dell’ambiente e la difesa della dignità umana.

Ogni conflitto armato comporterebbe infatti danni difficilmente reversibili per l’ecosistema e per le comunità locali.

La necessità di prevenzione e tutela

Di fronte a uno scenario internazionale così delicato, diventa fondamentale garantire protezione per i militari impegnati nelle missioni, monitoraggio sanitario costante, tutela ambientale nei territori colpiti dai conflitti

La prevenzione rappresentano strumenti essenziali per limitare le conseguenze sanitarie e ambientali della guerra.

L’obiettivo della comunità internazionale dovrebbe quindi rimanere uno solo: ridurre l’escalation del conflitto e promuovere una pace duratura.

Vedi l’intervista di Luigi Abbate all’Avv. Ezio Bonanni:

Ezio Bonanni