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San Siro, demolizione stadio, rapporto ambientale: 1000 t di materiali con amianto

Stadio San Siro - foto Wikimedia Commons
Stadio San Siro - foto Wikimedia Commons

Torna il tema del problema amianto e gestione rifiuti con la demolizione dello stadio Giuseppe Meazzadi Milano, detto anche San Siro. Secondo le stime contenute nel rapporto ambientale presentato da Milan e Inter nell’ambito della Valutazione ambientale strategica (VAS), tra i materiali derivanti dall’intervento figurerebbero circa mille tonnellate di materiali friabili contenenti asbesto.

Il dato si inserisce nel confronto sul futuro di San Siro, destinato a lasciare spazio a un nuovo impianto. La procedura ambientale deve consentire agli enti competenti di esaminare gli impatti del progetto, comprese le modalità di demolizione e di gestione dei materiali di risulta.

La presenza di materiali contenenti amianto richiede particolare attenzione. Saranno fondamentali le verifiche tecniche, le procedure di sicurezza e le modalità di rimozione e smaltimento previste per l’intervento.

Anche l‘Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni da anni accende i riflettori sul problema amianto nelle strutture antecedenti alla messa al bando dell’amianto del 1992 e quindi anche degli stadi.

Demolizione di San Siro: la stima delle macerie

La tabella riportata nella documentazione ambientale stima in circa 225mila tonnellate il totale dei materiali prodotti dalla demolizione dello stadio Meazza.

Una parte consistente sarebbe costituita dagli elementi architettonici e strutturali che caratterizzano l’impianto milanese. Le spirali dello stadio rappresenterebbero, secondo le stime, circa 75.600 tonnellate di materiale.

Le travi e le tribune contribuirebbero in misura significativa al totale. Per il primo e il secondo anello sono indicate circa 31.200 tonnellate ciascuno. Il terzo anello raggiungerebbe invece una stima di circa 24mila tonnellate.

A queste quantità si aggiungerebbero quasi 28mila tonnellate riconducibili alle quattro torri maggiori.

Il quadro comprende anche altre categorie di rifiuti, con caratteristiche differenti. Tra queste figurano circa 4mila tonnellate di plastica, 2mila tonnellate di cartongesso e altre 2mila tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti RAEE.

Amianto friabile: perché la gestione è importante

Tra le voci indicate nella documentazione spiccano le circa mille tonnellate di materiali friabili contenenti amianto.

L’amianto friabile richiede precauzioni specifiche perché può liberare fibre se il materiale viene danneggiato o manipolato senza adeguate misure di protezione. L’eventuale demolizione deve quindi essere accompagnata da una valutazione tecnica approfondita e da procedure idonee a prevenire la dispersione delle fibre.

È importante distinguere la quantità stimata di materiale contenente amianto dall’eventuale presenza di fibre aerodisperse. Il dato, da solo, non consente di stabilire quale sarebbe l’esposizione della popolazione durante i lavori.

Per valutare questo aspetto occorre conoscere le caratteristiche dei materiali, la loro localizzazione, le modalità di intervento e le misure di contenimento previste. Anche il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti dovranno seguire le disposizioni applicabili.

Nuovo stadio di Milano: le verifiche ambientali

Il futuro di San Siro dipende anche dall’esito delle procedure previste per il progetto. La Valutazione ambientale strategica rappresenta una fase importante per esaminare le possibili ricadute ambientali delle scelte di pianificazione.

Nel caso della demolizione del Meazza, la presenza segnalata di materiali contenenti amianto rende particolarmente rilevanti gli approfondimenti sulle operazioni di rimozione, sulle condizioni di sicurezza e sul controllo delle eventuali emissioni di fibre.

Sarà quindi necessario valutare le informazioni tecniche disponibili e le prescrizioni che potranno essere formulate dagli enti competenti.

 

 

È morto Sammarco della scorta di Falcone: il ricordo di Capaci e l’addio dei colleghi

Giuseppe Sammarco
Giuseppe Sammarco

È morto Giuseppe Sammarco, storico uomo della scorta di Giovanni Falcone: il ricordo di Capaci e l’addio dei colleghi.

La morte di Giuseppe Sammarco è legata a una delle pagine più tragiche della storia italiana: la strage di Capaci del 23 maggio 1992. Conosciuto da tutti come Peppino o Beppe, Sammarco è stato lo storico capo scorta del giudice Giovanni Falcone, protagonista di una stagione drammatica nella lotta alla mafia.

. Una storia fatta di coraggio, responsabilità e dedizione, che continua a vivere nella memoria collettiva del nostro Paese.

Giuseppe Sammarco e il legame con Giovanni Falcone

Essere un uomo della scorta significava affrontare ogni giorno responsabilità enormi. Come garantire la sicurezza di un magistrato esposto a gravi minacce e di condividere un lavoro delicato, fatto di attenzione costante, disciplina e spirito di servizio.

Sammarco ha vissuto quella stagione in prima persona. Gli anni trascorsi accanto a Falcone hanno rappresentato una parte fondamentale della sua storia professionale e umana, lasciando un segno destinato a durare nel tempo.

Il suo ricordo si inserisce in quello di tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine che hanno rischiato la vita per proteggere le istituzioni e contrastare il potere mafioso.

La strage di Capaci del 23 maggio 1992

Il 23 maggio 1992 è una data impressa nella coscienza civile dell’Italia. Quel giorno, un attentato mafioso sull’autostrada A29, nei pressi di Capaci, uccise Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

L’attentato, organizzato da Cosa nostra, provocò uno shock nazionale e segnò una svolta nella risposta dello Stato alla mafia. Poche settimane dopo, il 19 luglio 1992, la strage di via D’Amelio, nella quale morirono Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, avrebbe aggravato ulteriormente il dolore del Paese.

Giuseppe Sammarco non si trovava a Capaci il giorno dell’attentato perché, pochi giorni prima, aveva subito un infortunio in servizio. Si salvò così dalla strage, ma quella circostanza, secondo il ricordo dei suoi colleghi, avrebbe continuato a pesare profondamente sulla sua vita.

La tragedia di Capaci ha segnato i sopravvissuti, gli amici e i colleghi, molti dei quali hanno portato per anni il ricordo di quei momenti e delle persone perdute.

Il ricordo di Luciano Tirindelli: «Ciao Peppino, amico mio»

A ricordare Giuseppe Sammarco con parole cariche di affetto è Luciano Tirindelli, che lo ha conosciuto non soltanto come collega, ma anche come amico.

Nel suo messaggio, Tirindelli ripercorre gli anni trascorsi insieme, i servizi condivisi e quei momenti in cui bastava uno sguardo per comprendersi.

«Per me non eri soltanto un collega, il mio capo scorta. Eri soprattutto un amico», scrive, ricordando un legame fondato sulla fiducia, sul rispetto e sulla complicità.

Tirindelli racconta il dolore di perdere una persona con cui aveva condiviso responsabilità, sacrifici e momenti importanti della propria vita. Nel suo ricordo c’è anche il rammarico per non aver avuto altro tempo e per non aver potuto vedere Sammarco ricevere, a suo giudizio, il riconoscimento che meritava per il ruolo ricoperto.

Il messaggio si conclude con un pensiero rivolto alla moglie Anna, a Laura e a tutta la famiglia.

«Ciao Peppino, amico mio. È stato un onore averti avuto accanto, non soltanto come capo scorta, ma soprattutto come amico».

Parole che dipingono il ritratto di un uomo capace di lasciare un segno profondo non soltanto nella professione, ma anche nella vita delle persone che gli sono state vicine.

Fausto Fanelli: «Un uomo di grande valore, un servitore dello Stato»

Anche Fausto Fanelli ha voluto salutare l’amico e collega con un messaggio intenso, nel quale definisce Sammarco un uomo di grande valore e un autentico servitore dello Stato.

Fanelli ne ricorda l’onore, il coraggio, l’abnegazione e la lealtà verso le istituzioni. Nel suo racconto, il mancato coinvolgimento diretto nella strage di Capaci, dovuto all’infortunio subito pochi giorni prima, diventa il simbolo di una ferita che, secondo il collega, non si è mai rimarginata completamente.

«Ma da quella strage non uscì mai veramente vivo», scrive Fanelli, descrivendo il peso emotivo che Sammarco avrebbe portato con sé negli anni successivi.

Il collega sottolinea inoltre che Peppino non aveva alcuna responsabilità per quanto accaduto e che non avrebbe dovuto portare il peso di una colpa inesistente.

Il suo messaggio è anche un richiamo al valore di chi ha servito lo Stato con fedeltà, spesso affrontando conseguenze personali difficili da comprendere dall’esterno.

«Oggi se ne va un uomo perbene, un poliziotto autentico, un pezzo della nostra storia e della nostra coscienza», scrive Fanelli.

E conclude con un pensiero destinato a rimanere nella memoria di chi lo ha conosciuto: «Hai servito lo Stato con onore. E l’onore, quello vero, non muore mai».

Scorta Falcone
Scorta Falcone, Luciano Tirindelli e Giuseppe Sammarco

 

Amianto sentenza storica ONA, risarciti eredi operaio morto Fiat Mirafiori

Avv. Ezio Bonanni
Avv. Ezio Bonanni

Ha sviluppato un mesotelioma pleurico, il terribile “tumore dell’amianto” dopo oltre undici anni di lavoro nelle fonderie dello stabilimento Fiat di Mirafiori. Il Tribunale di Potenza ha riconosciuto il legame tra l’esposizione professionale all’asbesto e la malattia che ha causato la morte dell’ex operaio. Il legale Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto: “La sentenza è diventata definitiva e prevede una rendita per la vedova e il pagamento degli arretrati.”

Amianto a Mirafiori, la decisione del Tribunale di Potenza

Il provvedimento stabilisce il diritto della vedova a una rendita mensile di circa 1.500 euro, oltre agli arretrati, quantificati in circa 150.000 euro. Il riconoscimento arriva al termine di un percorso legale iniziato dallo stesso lavoratore e proseguito dalla moglie dopo la sua morte.

Undici anni nelle fonderie di Mirafiori

La storia professionale dell’uomo comincia nel giugno del 1958, quando aveva appena 17 anni. Per oltre undici anni lavorò nelle fonderie di ghisa e di altri metalli dello stabilimento torinese.

In quell’ambiente, secondo gli accertamenti richiamati nella vicenda giudiziaria, il lavoratore fu esposto all’amianto. Nel corso della successiva attività professionale, svolta anche come autista per una società di Bari e presso un’azienda cementifera, sarebbe entrato in contatto con ulteriori sostanze potenzialmente cancerogene.

Nel 2016 gli venne diagnosticato un mesotelioma pleurico, una neoplasia che interessa la membrana che riveste i polmoni e che è fortemente associata all’esposizione all’amianto.

Dopo la diagnosi, l’uomo si rivolse all’INAIL per ottenere il riconoscimento della malattia professionale. In una prima fase, la documentazione disponibile sull’esposizione non venne ritenuta sufficiente per accedere alle tutele previste per le vittime dell’amianto.

La battaglia legale proseguita dalla vedova

Dopo la morte dell’operaio, avvenuta nel 2018, la moglie decise di proseguire il percorso giudiziario avviato insieme al marito. La causa venne portata davanti al Tribunale di Potenza, competente nel contesto della vicenda.

Nel corso del procedimento, gli accertamenti hanno consentito di riconoscere il nesso causale tra l’esposizione professionale all’amianto e il mesotelioma. L’esito ha permesso alla vedova di ottenere il riconoscimento dei diritti previsti dalla decisione giudiziaria.

Ezio Bonanni: «La tutela deve essere concreta e tempestiva»

Commentando la conclusione della vicenda, l’avvocato Ezio Bonanni ha sottolineato il significato del riconoscimento ottenuto dopo anni di attesa.

«La giustizia è arrivata, anche se dopo dieci anni, perché una vedova ha trovato la forza di portare avanti da sola la battaglia iniziata insieme a suo marito. Questa sentenza restituisce alla donna un diritto e, insieme, rende giustizia alla memoria del lavoratore. La tutela delle vittime dell’amianto deve essere concreta e tempestiva, perché dietro ogni pratica ci sono persone, famiglie e vite che non possono aspettare».

Le parole del presidente ONA richiamano una questione che riguarda numerose famiglie: la difficoltà di ricostruire esposizioni professionali avvenute molti decenni prima e di ottenere il riconoscimento delle conseguenze sanitarie.

Mesotelioma e amianto, l’importanza del riconoscimento della malattia professionale

Il mesotelioma pleurico può manifestarsi anche dopo un lungo intervallo di tempo dall’esposizione, rendendo complessa la ricostruzione della storia lavorativa delle persone colpite.

Per questo motivo, la documentazione relativa alle mansioni svolte, agli ambienti di lavoro e alle condizioni di esposizione può assumere un ruolo importante nei procedimenti per il riconoscimento della malattia professionale.

Il caso dell’ex operaio di Mirafiori evidenzia inoltre le difficoltà che possono incontrare i familiari quando la persona esposta muore prima della conclusione della controversia. In questa vicenda, la vedova ha continuato l’azione legale fino alla decisione definitiva.

La pronuncia del Tribunale di Potenza chiude così una lunga battaglia giudiziaria e riconosce alla famiglia le prestazioni economiche stabilite dalla sentenza. Resta centrale, sul piano della prevenzione, la necessità di tutelare i lavoratori esposti alle sostanze cancerogene e di garantire percorsi efficaci per il riconoscimento dei danni alla salute.

Vedi il servizio su RAI NEWS

Ex Ilva, controricorso dei Genitori tarantini in Cassazione: amianto e polveri sottili al centro

Foto di Janusz Walczak da Pixabay, ex ilva
Foto di Janusz Walczak da Pixabay

Stamane la Procura Generale della Corte di Cassazione  ha sostenuto che la Corte d’appello non avrebbe dimostrato l’effettiva dispersione di fibre di amianto dai cowper verso l’esterno dello stabilimento. (vedi l’articolo a riguardo).

Gli avvocati di undici cittadini, tra cui un bambino e alcuni esponenti dell’associazione Genitori tarantini, avevano chiesto di respingere i ricorsi presentati da  Ex Ilva spa, Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’Italia Holding contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano.

Al centro del controricorso ci sono soprattutto la presenza di amianto negli impianti e il tema delle polveri sottili, considerati dai legali elementi rilevanti nella valutazione dei rischi legati alla prosecuzione dell’attività dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto.

La decisione attesa dalle Sezioni unite

Il prossimo 20 ottobre, le Sezioni unite civili della Cassazione saranno chiamate a esaminare i ricorsi presentati da Ilva spa, Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’Italia Holding, tutte in amministrazione straordinaria.

I ricorsi riguardano il decreto emesso il 27 luglio dalla Corte d’Appello di Milano, che ha accolto l’azione inibitoria promossa da undici cittadini di Taranto.

Il provvedimento aveva disposto la sospensione dell’attività dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro 90 giorni.

Nel controricorso si  era chiesto alla Cassazione di respingere le impugnazioni.

Amianto negli impianti: per i legali conta la sua presenza

Gli avvocati  sostengono infatti che sia «irrilevante» stabilire se la gestione dell’amianto rientri oppure no nel perimetro regolatorio dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale.

Secondo questa impostazione, l’elemento decisivo sarebbe la presenza della sostanza negli impianti e la conseguente necessità di valutare se siano garantite adeguate condizioni di tutela per lavoratori e popolazione rispetto al rischio di una sua eventuale fuoriuscita.

La questione, dunque, viene ricondotta dai legali alla valutazione del rischio connesso alla prosecuzione dell’attività produttiva.

Quanto la presenza dell’amianto può infatti incidere sul rischio durante la prosecuzione del processo produttivo?

 Il rischio amianto secondo il controricorso

La pericolosità dell’amianto è già ampiamente documentata dalle conoscenze scientifiche e che tali evidenze siano state recepite nelle direttive europee e nelle relative normative nazionali di attuazione.

Secondo la ricostruzione contenuta nel controricorso, la Corte d’Appello avrebbe quindi correttamente considerato anche il rischio legato all’amianto nel valutare la sospensione dell’attività.

Il monitoraggio delle polveri a Taranto

Nel documento viene richiamato anche il ruolo dell’Istituto superiore di sanità (Iss).

Secondo i legali, l’Iss avrebbe evidenziato in più occasioni la necessità di monitorare le polveri sottili nell’area di Taranto attraverso specifiche analisi chimiche.

Gli avvocati citano inoltre una Valutazione di danno sanitario (Vds).

Amianto e polveri sottili: due fattori distinti

Un punto importante riguarda il rapporto tra i due fattori di rischio.

Secondo gli avvocati dei cittadini, la Corte d’Appello di Milano avrebbe considerato amianto e polveri sottili come fattori concorrenti ma indipendenti.

Nella loro interpretazione, ciascuno dei due elementi sarebbe stato ritenuto sufficiente, autonomamente, a sostenere la decisione di sospendere l’attività oggetto del procedimento.

Ex Ilva, ora la parola  alla Cassazione

Da una parte ci sono i ricorsi presentati dalle società Ilva e Acciaierie d’Italia; dall’altra, gli undici cittadini rappresentati dagli avvocati Amenduni e Rizzo Striano.

Il nodo riguarda anche il rapporto tra salute, sicurezza, tutela ambientale e prosecuzione dell’attività industriale.

Si attende quindi la decisione delle Sezioni unite attesa per il 20 ottobre.

Ex Ilva, Cassazione: dispersione amianto presunta

ILVA di Taranto, amianto
emissioni ILVA di Taranto immagine free Wikimedia commonso

Ex Ilva di Taranto, al centro del giudizio della Cassazione anche la questione dell’amianto. Nel parere depositato in vista dell’udienza del 20 ottobre, la Procura Generale della Corte di Cassazione sostiene che la Corte d’appello non avrebbe dimostrato l’effettiva dispersione di fibre di amianto dai cowper verso l’esterno dello stabilimento.

Il documento, che ha natura non vincolante, interviene sul ricorso relativo alla situazione dell’ex Ilva e prende posizione anche sull’interpretazione della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 2024.

Amianto, il nodo delle emissioni dai cowper

Secondo la Procura Generale, la Corte d’appello avrebbe individuato un rischio legato alla presenza dell’amianto senza però accertare concretamente che, durante il processo produttivo, le fibre possano fuoriuscire dai cowper e raggiungere l’ambiente esterno.

La valutazione del rischio, sostiene quindi il PG, sarebbe stata ricavata in termini dalla pericolosità della sostanza, senza una specifica dimostrazione dell’emissione nell’ambiente.

Aia 2025, nessun obbligo di rimozione totale

Un altro passaggio del parere riguarda l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) del 2025.

Per la Procura Generale, il fatto che l’autorizzazione non preveda la rimozione integrale dei materiali contenenti amianto non costituirebbe, di per sé, una violazione della normativa europea né della pronuncia della Corte di giustizia del 2024.

Il PG ricorda inoltre che la gestione dei materiali confinati all’interno delle strutture industriali rimane regolata dalla specifica disciplina di settore.

Il parere affronta infine il ricorso al principio di precauzione

Il principio di precauzione è una regola di condotta che permette di adottare misure di tutela per la salute o per l’ambiente anche quando non c’è una certezza assoluta sul rischio.

Per il PG della Cassazione, tale principio non sarebbe sufficiente nel caso specifico in assenza di una preventiva valutazione scientifica. 

Il parere Ispra e il decreto ministeriale

La Procura Generale prende posizione anche sulle valutazioni espresse dalla Corte d’appello nei confronti del decreto e del precedente parere Ispra.

Secondo il PG, le critiche formulate dalla Corte d’appello — relative alla presunta incongruenza delle disposizioni e alla motivazione del rapporto Ispra — non individuerebbero un vero vizio di legittimità degli atti amministrativi.

Si tratterebbe, nella lettura della Procura Generale, piuttosto di una valutazione sull’adeguatezza dell’istruttoria tecnica e sulle scelte discrezionali compiute dall’amministrazione.

L’udienza in Cassazione il 20 ottobre

Il parere della Procura Generale non è vincolante per la Corte di Cassazione. La decisione spetterà dunque ai giudici della Suprema Corte, chiamati a esaminare la vicenda nell’udienza fissata per il 20 ottobre.

La questione dell’amianto rappresenta uno degli aspetti centrali del contenzioso sull’ex Ilva di Taranto, insieme ai temi della sicurezza ambientale, della valutazione del rischio e degli obblighi derivanti dalla normativa europea.

Il commento dell’Avv. Ezio Bonanni

L‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), sostiene con estrema fermezza che “la tutela della salute e della vita umana deve rimanere assolutamente prioritaria rispetto a qualsiasi interesse economico o produttivo. Non è possibile che in presenza di amianto si discuta ancora sul potenziale rischio.”

Attendiamo i successivi sviluppi.