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Prevenzione amianto: la corretta metodologia

Rischio Amianto
Rischio Amianto

Prevenzione amianto: spieghiamo come prevenire attraverso una corretta metodologia. Per identificare le cosiddette “malattie professionali”, la medicina del lavoro l’epidemiologia, hanno messo  a punto degli studi specifici.

Essi considerano i nessi tra le reazioni di determinati agenti morbigeni e patologie riscontrabili nei lavoratori esposti a questi agenti, con gradi variabili di intensità. Grazie a tali ricerche si è potuta identificare una serie di “malattie professionali” e relative casistiche di patologie legate alle attività lavorative. Queste trovano riscontro nella legislazione di igiene del lavoro e di assicurazione obbligatoria.

L’importanza della prevenzione amianto

Ovviamente tutto ciò non basta ad evitare l’epidemia delle malattie professionali, sopratutto quella legata all’esposizione all’amianto. Anche perché spesso, almeno nella loro fase iniziale, le patologie asbesto correlate sono aspecifiche e mutevoli. Ciò in base alle altre condizioni cliniche e della reazione del soggetto colpito. Occorre, dunque, fare leva sulla prevenzione primaria e secondaria (prevenzione amianto).

Come identificare o rapporti di “causa-effetto”?

Affinché si possa parlare seriamente di prevenzione nei luoghi di lavoro, tutte le discipline che si occupano di essa, tra cui: le discipline biomediche, psicologiche, sociologiche, ergonomiche, ingegneristiche e finanche giuridiche, dovrebbero prendere in seria considerazione i nessi tra condizioni di situazioni di lavoro e conseguenze patologiche, che prescindano dai rapporti di causa-effetto immediatamente riscontrabili. 

Abbiamo, dunque, a che fare con una questione di “metodologia”. Le discipline del lavoro dovrebbero rivolgersi alla metodologia delle scienze, per poter meglio individuare il percorso da intraprendere. Sembra una cosa scontata, ma non lo è affatto.

A dimostrarlo sono i continui errore di valutazione che, come nella questione “amianto”, si reiterano da decenni. Nella valutazione della pericolosità della fibra killer, abbiamo assistito, infatti, ad una miopia interpretativa, che ha fatto slittare il problema.

Quello della effettiva prevenzione, alla “gestione” dei rischi, sancito dalla legislazione. Questo errato approccio metodologico ha continuato a produrre esiti mortali o, nel migliore dei casi, si è indirizzato verso azioni di protezione piuttosto che di prevenzione.

I casi giuridici più eclatanti sul tema

Ancora oggi, nonostante la sua messa al bando, studiosi e operatori del diritto discutono se sia possibile attribuire al datore di lavoro la responsabilità di individuare le misure adeguate alla specificità del rischio quando non siano ancora indicate dalla legislazione in materia.  Molti casi giuridici si sono conclusi a favore dei lavoratori. 

  • La sentenza del Tribunale di Torino del 13 febbraio 2012, ha inflitto pesanti condanne agli imprenditori e amministratori di Eternit, confermando l’accusa di disastro ambientale doloso continuato.
  • Nel 2010, il Tribunale di Palermo ha condannato alcuni dirigenti Fincantieri, evidenziando il nesso causale tra l’inalazione di fibre di asbesto e neoplasie polmonari che hanno uccido trentasette operai dell’impresa.
  • Il 16 ottobre 2014, il Tribunale di Gorizia, ha riconosciuto colpevoli i vertici di Fincantieri di Monfalcone per la morte di ottantacinque operai a causa di “malattie correlate all’esposizione all’amianto”.

I riconoscimenti non sono abbastanza 

Questi riconoscimenti hanno valutato solo il rapporto causaeffetto tra agente morbigeno presente sul luogo di lavoro e danno conclamato.

Bene atteso che si tratta pur sempre di una vittoria per i lavoratori, siamo ancora lontani dalla piena applicazione del concetto di “prevenzione”, visto che non sono state effettuate  indagini sulle scelte del datore di lavoro potenzialmente dannose, a breve o a lungo termine.

Due modalità di spiegazione causale

Occorre considerare due modalità di spiegazione causale, una deduttiva e una induttiva, una modalità di spiegazione funzionale, e una spiegazione condizionale.

  • La spiegazione induttiva utilizza una logica di tipo associativo: ricerca le relazioni tra due eventi osservati, uno considerato causale e l’altro considerato come effetto del primo e giunge ad una conclusione, determinata dalla sintesi tra le due premesse. Poiché essa ha valore probabilistico, risulta fallibile e da considerare vera fino a prova contraria.
  • La spiegazione deduttiva parte da un evento già conosciuto, da cui si sviluppano, necessariamente, delle conseguenze. In questo caso, partendo da una premessa iniziale, tale premessa si deve ripetere sempre con le stesse modalità.
  • La spiegazione funzionale, spiega l’effetto che agenti esterni possono avere sul funzionamento dell’organismo. 
  • La spiegazione condizionale, proposta e praticata dalle scienze storico- sociali, mette in luce nessi di causazione, in base al confronto tra condizioni che possono dare origine all’evento da spiegare.

Dalla spiegazione condizionale una risposta?

Si deduce che la spiegazione condizionale permette di evitare qualsiasi genere di rischio, anche nei casi in cui il danno si manifesta ad ampia distanza di tempo, e nel caso di nessi di causazione aspecifici. 

L’Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’avvocato Ezio Bonanni, http://www.eziobonanni.com/, si impegna a 360 gradi nella battaglia alla killer silente, garantendo supporto medico, psicologico, legale, previdenziale a tutti coloro che ne fanno richiesta.


ONA mette a disposizione uno staff di esperti in materia amianto.

Per informazioni chiamare Il numero verde 

numero verde ona


https://www.osservatorioamianto.com/dipartimenti/ricerca-e-cura-del-mesotelioma/

https://www.eziobonanni.com/processo-eternit/

https://www.osservatorioamianto.com/dipartimenti/assistenza-psicologica-on-line/


www.inail.it: http://www.insic.it/Salute-e-sicurezza/Notizie/Processi- d-amianto-Gorizia-13-condanne-al-Processo-Italcanti/40a98cfc-9891-4474-97fc-d02a686fdb8e

Fonte Bruno Maggi, (come spiegare per prevenire?)

Polveri sottili

Polveri sottili
Polveri sottili

Attualità: a cura di Ruggero Alcanterini, direttore del “L’Eco Del Litorale” ed editorialista dell’ONA Notiziario.

Editoriale: Polveri sottili

Onestamente il dubbio sorge spontaneo. Ci stiamo guardando l’indice della mano sinistra sbaffato d’inchiostro e ignoriamo la mano destra impregnata di pece greca, impegnata nell’innescare fuoco amico.

Beh, “fuoco amico” appare come un beffardo tragico eufemismo, ma tant’è, perché mentre noi con disagio appostiamo auto nuove di pacca con innumerevoli euro ai parcheggi di sgangherate metropolitane, schiere di autobus sparano asfissianti nuvolaglie ovunque nei centri interdetti dalle nostrane pubbliche autorità, mentre i signori australiani del carbon fossile invocano Giove Pluvio per arginare l’irreparabile, il rogo continentale che sta diffondendo ovunque il male, tutt’altro che sottile, generato da miliardi di alberi e vite arse, volate in atmosfera, globalizzando la catastrofe, tanto quanto quel che accadde per Santorini e Pompei, ma ancora di più in epoca storica recente con le mega esplosive eruzioni di Tambora, Krakatoa, Pelee, Nevado e Unzen.

Ovvero tutti eventi naturali che cambiarono drasticamente il clima, imponendo oscurità e inverno agli umani, quasi punizione divina per colpe gravi a futura memoria, quelle di questo catartico inizio del Terzo Millennio, in cui la difesa dalla minaccia di urbane polveri sottili, paradossalmente lava le coscienze dei satrapi e degli incoscienti, pifferai magici di una umanità felice di scampare dalla padella, ignorando la brace…

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

 assistenza ona

Editoriale: la regola italica

Editoriale Alcanterini, La regola italica
Editoriale Alcanterini

La regola italica: editoriale del 16.01.2020 a cura di Ruggero Alcanterini, direttore del “L’Eco Del Litorale” ed editorialista dell’ONA Notiziario.

Grandiose partenze e miserevoli conclusioni, come dire “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate” deliberatamente nell’inferno, il momento stesso che decidete di esporvi, di assumere un ruolo di responsabilità. Non uno contro tutti, ma tutti contro uno.

La regola italica

Questo il clima che si determina ogni qualvolta emerge una salvifica presenza. Questo rinnovella la rivolta o se preferite il moto dannunziano nato a Roma con i suoi appelli, giusto il 18 gennaio 1919, giorno di apertura della Conferenza di Pace a Parigi, dopo gli esiti vittoriosi della Prima Guerra Mondiale, conclusasi poi con il fallimento della missione italiana guidata da Emanuele Orlando e Sidney Sonnino e quindi con il rancoroso discorso del “Vate” a Venezia, il 25 aprile, contro la pavida casta politica, sino alle estreme conseguenze, sino alla sua temeraria Impresa di Fiume.

Questo, dunque, elemento illuminante di una storia, sorta di regola consolidata dai fatti, tutta nostra, italica. Il resto diventa ordinaria noia, nella speranza che 

Editoriale, La regola italica
Editoriale

nessuno abbia l’ardire di irrompere nella morta gora, nel perverso ginepraio frutto di malefica genialità, che è il mare magnum della nostra burocrazia.

E così, partendo da intenti virtuosi sin dal 23 agosto del 1988, con la Legge 400, tutto quello che si è generato sino all’8 marzo del 1999, con la “Bassanini Quater”, e le successive deroghe sulla semplificazione del sistema, da centrale a periferico e da pubblico a privato.

Manutenzione delle grandi opere pari all’effimero

Editoriale, La regola italica
Editoriale

La rilocalizzazione e la delegificazione erano gli obiettivi per alleggerire il sistema, come avvenne con lo smantellamento delle Partecipazioni Statali e dell’industria di Stato per la sua gran parte, salvo eccezioni. I risultati pare che siano tutt’altro che pari alle premesse, alle motivazioni di tanto impegno leguleio, salvo dover piangere sul latte versato, dalle autostrade alle attività di produzione strategica, come nel caso dell’ILVA.

Per il resto, l’innovazione informatico-digitale auspicata è in grande ritardo e le infrastrutture della mobilità vedono allargarsi sempre di più la forbice tra l’alta velocità e i rinsecchiti rami regionali, unica via su ferro per Meridione e Isole.

Il problema è che la manutenzione delle grandi opere viene considerata alla pari dell’effimero, così come l’educazione al civismo e l’attività motoria, piuttosto che la prevenzione salute con la medicina scolastica nelle “primarie”.

Governare non è semplice, ne tanto meno facile

È pur vero che governare non è semplice, né tantomeno facile e che l’attuale classe dirigente del Paese è la risultante di costante pesante logoramento, che ha messo in mora la politica e i partiti con le iniziali maiuscole, ha svilito e reso altamente pericolose le attività amministrative.

Editoriale
Editoriale

Adesso, si sta riscoprendo la saga del passaggio dalla prima alla seconda ed alla terza Repubblica in modo irrituale, banale, per via di un film come Hammamet, che ricorda il dramma di Bettino Craxi, ma sarebbe interessante fare un riepilogo generale e capire come si sono via via, inesorabilmente, spente pulsioni, energie, slanci, e speranze legate a personaggi della fase repubblicana, che pure avevano qualità anche straordinarie.

Governi affidati ai non parlamentari

Intendo da Togliatti a De Gasperi, da Fanfani a Segni, a Moro, ad Andreotti, Cossiga, lo stesso Craxi, Ciampi, Berlusconi, Prodi e D’Alema, sino all’avvitamento finale, iniziato con Monti. L’impressione è che sia scattata una sorta di fase finale o “preambolica” del tutti contro uno, di qualcosa che ci dovrà pur toccare, in cui i Governi sono stati affidati prevalentemente a non parlamentari, surrogati o garanti, come nel caso di Monti, Renzi e Conte, chiamati a svolgere mansioni straordinarie mentre i riferimenti elettorali sono in continua metamorfosi e fluttuazione di consensi e stabilità.

Non miglior sorte è storicamente toccata agli stessi Presidenti della Repubblica, che non eletti per suffragio universale, ma frutto di compromessi parlamentari, hanno avuto anche loro sofferenze, come nei casi di Gronchi, Segni, Leone e Cossiga.

Come dire, se ad un certo punto i ponti e le gallerie crollano, mettendo allo scoperto ammaloramenti velenosi, se si tenta di modificare le regole del gioco nel pieno di un vertiginoso precipitare, ci sarà pure una ragione.

Per capire il perché e cosa fare, per rendere perfettibile la perfida “regola italica”, per non andare a sbattere senza rimedio, occorrerebbe una salutare serena pausa di riflessione. Ecco quel che manca e quel che appare impossibile, nel voluto clima della permanente emergenza.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti ad amianto ed altre sostanze cancerogene. L’associazione con un pool di tecnici assiste i cittadini per la bonifica e per la messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. La prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive assicurano maggiori possibilità di guarigione, di maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche un pool di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Tutti i lavoratori esposti, anche coloro privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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Amianto: giudizi di fatto e giudizi di valore

Amianto
Amianto

Amianto: giudizi a confronto

Alla luce dei giudizi e analisi sui fatti storici e giuridici relativi alla questione amianto, appare evidente come il cinismo ed il concetto “capitalista” di sfruttamento (sia dell’uomo sia dell’ambiente), abbiano prevalso sull’etica e sul buonsenso, palesando la totale mancanza di scrupoli e il più becero disprezzo per la vita umana. Confrontiamo alcune teorie.

Senza voler condurre un dibattito puramente aneddotico o puntare il dito sulle ovvie collusioni e relative responsabilità, cercheremo di capire perché, in nome dell’amianto, si è preferito accettare i rischi derivanti dal suo utilizzo, minimizzando l’impatto della fibra killer sulla collettività.

Il “taylorismo” e la sua influenza

Nel primo quarto del Novecento, il cosiddetto “taylorismo” influenzò fortemente la pratica aziendale.

L’ingegnere e imprenditore statunitense Frederick Winslow proponeva una riflessione sistematica sull’organizzazione del lavoro, cercando le soluzioni migliori ai problemi connessi alla gestione delle risorse umane.

Taylor, teorico dello Scientific Management esposta nella sua monografia del 1911: The Principles of Scientific Management (l’organizzazione scientifica del lavoro),  paragonava l’organizzazione del lavoro ad un sistema meccanico, nel quale ogni parte è progettata e assemblata con le altre secondo i rigidi dettami della “vera scienza”.

L’applicazione dell’amianto vale più della salute?

Proprio in quel periodo iniziò “l’era dell’amianto”, materiale che cominciava ad essere utilizzato su larga scala ed il “taylorismo”, seppure in maniera distorta, trovò applicazione nella pratica aziendale.

L’asbesto aveva caratteristiche fisiche, tecniche, ed economiche di altissima efficienza, dunque sintetizzava a pieno i “canoni” del taylorismo. 

Stando alle teorie, la sua applicazione doveva avvenire dopo l’analisi scientifica delle modalità più efficienti per produrlo e commercializzarlo.

In questo contesto, i rischi sanitari connessi con le malattie dei lavoratori vennero considerati secondari o meglio, valutati nella misura in cui essi potevano generare inefficienze nei processi produttivi.

La salute del lavoratore fu dunque gestita come elemento strumentale rispetto all’efficienza tecnica ed economica dei processi produttivi.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con un pool di tecnici, assiste i cittadini per la messa in sicurezza dei siti contaminati da amianto (prevenzione primaria). In caso di esposizioni, si può richiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. La prevenzione primaria, la diagnosi precoce, le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche un pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, la struttura medico legale dell’ONA si occupa di avviare le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme vengono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

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L’approccio teorico dei giudizi Relazioni Umane

Fu soltanto tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento, grazie all’approccio teorico delle “Relazioni Umane”, che si iniziò a prestare attenzione, non più sulle scelte tecniche e procedurali di organizzazione del lavoro, ma sulle dinamiche psicologiche e sociali che si innescano tra i lavoratori.

Da quel momento si prese coscienza del problema dell’amianto ed iniziarono le prime negoziazioni fra i vertici di molte imprese, politici, imprenditori e sindacati. Le discussioni si focalizzarono sulla definizione di pratiche dirette a limitare gli effetti dell’amianto sui lavoratori. Le grandi multinazionali dell’amianto cercarono di intervenire nella diffusione dei dati sulle patologie asbesto correlate ed avviarono delle trattative con i sindacati dei lavoratori.

L’evoluzione verso giudizi e teoria contingentista

L’evoluzione e la fusione del taylorismo e delle teorie sulle Relazioni Umane, diedero vita, alla teoria contingentista.

Ad elaborarla fu Talcott Parsons, uno dei più importanti sociologi americani, autore del libro “La struttura dell’azione sociale”.

L’approccio di Talcott Parsons fu definito “strutturalfunzionalista”, in quanto tentava di individuare la struttura della società e proponeva di comprenderla mostrando le funzioni che le sue parti assolvono. 

Per Parson, la descrizione di ogni azione presupponeva l’individuazione di un attore, un fine, una situazione ed un orientamento normativo.

Le scelte organizzative dunque dovevano dipendere dal contesto ambientale all’interno del quale queste avvengono. 

Il dibattito sull’amianto continua ancora

L’ambiente competitivo del secondo dopoguerra richiedeva prodotti derivati dall’amianto, ritenuti utili e poco costosi, anche se era ormai nota la pericolosità di questo materiale. 

I dibattiti dunque si focalizzarono sostanzialmente sulla sua funzionalità, mettendo sul piatto della bilancia lo sviluppo ed il benessere economiche da una parte, le patologie insite nelle sue lavorazioni dall’altro.

Alla fine dei giochi si affermò che “l’amianto  salva e migliora più vite di quante ne spezzi…”.

La medesima contropartita si è recentemente riproposta, più o meno negli stessi termini, in merito ai fatti della ex ILVA di Taranto: mantenere lo stabilimento produttivo per garantire ricchezza e lavoro nell’area oppure far prevalere il diritto alla salute di lavoratori e residenti? 

Ma dunque il gioco vale la candela?

Purtroppo la scienza ha ampiamente dimostrato che è impossibile limitare i rischi connessi all’esposizione agli agenti nocivi.

Inoltre è impossibile rendere sicuri tanto i processi produttivi quanto i prodotti derivanti da questo minerale e ormai è chiaro che l’amianto sia una vera e propria “piaga sociale”.

Detto ciò, emerge chiaramente come buona parte dell’epopea amianto rappresenti un “fallimento della previsione” ed un “fallimento della prevenzione”.

Per oltre almeno mezzo secolo infatti, tutte le forze scese in campo (compresi i sindacati dei lavoratori), hanno cercato di gestire il rischio ma non ci sono riusciti, per via dell’ impossibilità di analizzare, comprendere, prevedere tutte le variabili interessate.

ONA: il presente ed il futuro

La legge 257 del 12 marzo 1992 ha messo al bando la fibra killer.

Oggi sappiamo che è possibile ottenere prodotti comparabili all’amianto per costo e qualità, a rischi zero e sappiamo che è fondamentale puntare sulla prevenzione primaria.

Solo attraverso la prevenzione si può portare a ripensare le scelte di organizzazione delle situazioni di lavoro nell’intento di eliminare il rischio e, quindi, alla rimozione dell’amianto dai processi produttivi e dai beni di consumo.

Ricordiamo infatti che nel territorio ci sono ancora (cifre sottostimate) 370mila strutture contaminate, censite al 2018 dalle Regioni, per un totale di quasi 58milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, rappresentato dal presidente Ezio Bonanni, si batte quotidianamente affinché questa strage venga interrotta ed offre servizi di consulenza gratuita, attraverso i suoi sportelli, a chi ne faccia richiesta. 


ONA mette a disposizione uno staff di esperti in materia amianto.

Per informazioni chiamare Il numero verde 

Amianto: numero verde
Amianto: numero verde

La Marina Militare confessa: è ancora presente amianto nelle navi

Marina Militare
Marina Militare

136 unità navali “contaminate” in servizio nella Marina

Sono 136 le navi militari in servizio nella Marina militare in cui è ancora presente l’amianto. Questo è risultato in seguito a una relazione tecnica e all’emendamento del gruppo parlamentare M5S. Su questo il governo stanzia 12milioni di euro per la bonifica di amianto navi militari.

Dopo anni di silenzi, di morti, di atroci perdite umane e battaglie legali, la Marina Militare ha confessato.

Una verità nota a tutti ma celata dalla Forza Armata che, in seguito a migliaia di marinai morti e ammalati di patologie asbesto correlate, non ha potuto che ammettere ciò che molti, tra cui l’Osservatorio Nazionale Amianto, sostengono da anni. La bonifica navi è necessaria ed è l’unica soluzione.

consulenza Marina

Secondo la notizia pubblicata sul Fatto Quotidiano, la Marina sosteneva che il rischio di contaminazione da amianto sarebbe cessato il 31 dicembre del 1995. Solo nel 2012, il ministro della Difesa ammiraglio Giampaolo Di Paola, aveva per la prima volta ammesso in Parlamento che l’amianto non era stato rimosso del tutto dalle navi Marina Militare italiana.

Indice

  • Presenza di amianto in Marina Militare

  • Intervista all’Avvocato Bonanni

  • Tempo di lettura: 9 minuti

    Amianto nella Marina militare americana

    Dal Corriere della Sera, inoltre, rileggiamo l’intervista da cui emerge che gli americani erano a conoscenza delle pericolosità delle fibre di asbesto già dagli anni Venti. E, da tenere presente il fatto che molte delle nostre navi furono date in dotazione alla nostra Marina Militare proprio dagli americani, nel secondo dopoguerra.

    «Sono certo di non avere mai ricevuto alcuna direttiva in merito ai pericoli relativi alla presenza dell’amianto», mette a verbale in Procura a Padova l’ammiraglio Mario Host.

    Ammette però che nell’ambiente giravano voci: «Dagli scambi con ufficiali di altre Marine, a partire dagli anni ‘90, ho saputo che il primo abbinamento tra amianto e asbestosi è stato riscontrato durante la Seconda Guerra Mondiale nella Reich Marine hitleriana a carico degli equipaggi degli U-Boot.

    E che nella U.S. Navy, nel primo Dopoguerra, dove l’amianto era ampiamente diffuso, di fronte a un consistente numero di casi di asbestosi, la politica governativa si era orientata a risarcire economicamente le vittime o le famiglie delle vittime. Infatti non era possibile sostituire questo materiale data l’enorme consistenza della flotta».

    Rileggiamo: gli americani sapevano già «nel primo Dopoguerra». Negli anni Venti. Certo, ci volevano soldi e tanti, per risanare la flotta militare italiana. Sostituire un solo interruttore Otomax costa 1.768 euro”.

    Legge del 1992 non ha evitato la strage di amianto militari

    La legge del ’92 metteva al bando l’uso della fibra mortale. Non ha potuto evitare la strage e le perdite dovute ai silenzi dichi stava ai vertici.
    Quelli che sapevano e che tacevano.

    Eppure nella Marina navi erano imbottite di amianto perché, prima dell’entrata in vigore della legge 257/92, l’asbesto era legale e ampiamente utilizzato anche nelle navi. E i nostri militari hanno continuato a lavorare senza precauzioni, ammalandosi e morendo ma, soprattutto, senza consapevolezza.

    Lavoravano senza sapere che questo lavoro, diritto e dovere dell’uomo, li avrebbe portati alla morte. Secondo i dati sessanta delle 136 navi militari contenenti amianto e ancora in servizio sono dislocate a La Spezia. Alcune bonifiche sono state fatte ma senza l’esistenza di un piano parlamentare, in assoluta segretezza.

    L’intervista all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che da anni si batte per la tutela e la difesa delle vittime dell’amianto.

    Avvocato Bonanni, mi parli dell’amianto all’interno delle navi.
    In particolare in quali luoghi è presente?


    «L’amianto è stato largamente utilizzato nella cantieristica navale e così anche per quanto riguarda le navi amianto Marina Militare Italiana», commenta l’avv. Bonanni.

    «Parti delle unità navali Marina Militare erano, quindi, realizzate con amianto friabile che, per effetto del moto ondoso, a causa del lavorio dei macchinari e per le salve nel corso delle esercitazioni con le armi da fuoco, determinavano una più elevata aerodispersione di polveri e fibre di amianto”.

    Ci sono luoghi in cui l’esposizione è più elevata?

    L’esposizione è più elevata per chi ha svolto e svolge il servizio sottocoperta in particolare nella sala macchine. Anche se le stesse condizioni di rischio vi erano nelle cuccette che i marinai di truppa utilizzavano durante il periodo di riposo.

    Questi letti a castello, nei luoghi angusti, coibentati in amianto, potevano rilasciare fibre e, al chiuso, senza adeguato ricambio d’aria, provocavano un’elevata esposizione per inalazione e ingestione».

    In pratica, quando le amianto navi erano in navigazione i marinai erano esposti 24 ore su 24

    «Sì, perché il marinaio trascorreva il suo tempo libero o lavorativo sempre all’interno dell’unità navale perché imbarcato in alto mare.
    Ma anche se la nave era nel porto, comunque, il marinaio era esposto per via della contaminazione dell’ambiente lavorativo».

    Queste fibre rimanevano nell’ambiente e spesso occorreva scoibentare. Perché le tubature erano coibentate in amianto friabile. Allo stesso modo le caldaie e i motori erano isolati con materiali in amianto”.

    Quindi l’amianto era dappertutto, anche nell’aria.

    «Qualsiasi attività manutentiva comportava la scoibentazione e dunque vi era elevata contaminazione e aereo dispersione.

    Manutenzione che prevedeva, poi, la ricoibentazione, almeno fino al 1993, data in cui entrerà in vigore l’articolo 1 della legge 257 del 1992 del divieto di utilizzo di Amianto, o meglio di estrazione, di lavorazione e commercializzazione di asbesto salvo deroghe.

     E dopo il ’93?


    «È evidente che da allora in poi non furono più fatte le coibentazioni in amianto.
    Però è chiaro che, anche dopo il 93, sono rimasti posati in opera materiali in amianto. Questi hanno determinato la contaminazione per la quale, successivamente, ci sarà un’elevata esposizione che provocherà e sta provocando una vera e propria epidemia di patologie asbesto correlate».

    L’amianto è presente, come dichiarato dalla Marina Militare, in 136 unità navali, tutt’ora in servizio attivo.

    «Come recentemente confermato anche da atti parlamentari della “legge di Bilancio” che stanzia i denari per la bonifica, è evidente che ci sono unità navali in cui ancora è presente l’amianto. Ciò fu dichiarato anche dal contrammiraglio Enrico Pacioni, all’epoca capo ufficio Stampa della Marina Militare, nel novembre 2012 in un’intervista a Metro rilasciata alla collega Stefania Divertito.

    L’intervista confermava quello che era stato già detto dall’Osservatorio Nazionale Amianto e da me, circa la presenza e l’utilizzo dell’asbesto a bordo delle unità navali.

    Per quale motivo fino ad ora la Marina Militare negava la presenza di amianto mentre ora dichiara apertamente che l’amianto è presente in 136 unità navali?

    «Il punto chiave è costituito dal fatto che le teorie negazioniste della Marina Militare Italiana risultano smentite innanzitutto dalla strage che le patologie asbesto correlate stanno determinando nel personale civile e militare della stessa. E non solo tra coloro che erano imbarcati, ma anche tra coloro che erano a terra.

    Di quanti casi parliamo?

    «Fino al 2015 almeno 570 casi di mesotelioma; solo alla Procura di Padova sono 1100 casi segnalati, ma dal 2015 ad ora sono sicuramente aumentati. È evidente che questo forte impatto di patologie asbesto correlate solo tra coloro che sono stati in servizio per la Marina, in un trend molto più alto della popolazione, in generale dimostra che c’è una condizione di rischio elevata.

    Quindi vuol dire che c’è stata esposizione perché si tratta di patologie, come ad esempio il mesotelioma, mono fattoriali, causate solo dall’esposizione all’amianto».

    Cosa dimostra questa incidenza elevatissima di esposizione?

     «Dimostra che c’è stata una violazione delle regole cautelari perché il punto chiave e non è solo l’utilizzo di amianto, che in Italia era legale fino all’aprile del 1993, ma più che altro l’uso non cautelato dello stesso. Il fatto di non informare, di non dotare i marinai di maschere protettive, di non bagnare l’amianto, di scoibentare in presenza anche di altri marinai e di non aspirare le polveri dimostra che c’è una condotta altamente lesiva per la salute». 

    Quindi possiamo dire che solo adesso, dopo migliaia di morti causate dall’amianto, la Marina si è resa conto di aver bisogno di fondi e ha ammesso quanto detto in precedenza?

    «I fatti relativi alla presenza di amianto e alla conoscenza della sua lesività risalgono agli anni ’60. Infatti, c’è un carteggio definito riservatissimo. Fu pubblicato sempre dall’ONA in collaborazione con “Inchiostro Verde”, una testata giornalistica di Taranto, ma anche sul notiziario dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

    Questo carteggio riservatissimo di fine anni ‘60, riguardava coloro che lavoravano nell’arsenale di Taranto e nella Marina Militare, il quale carteggio specifica che queste visite venivano fatte solo per capire il dato epidemiologico e spesso anche senza informare i lavoratori malati».

    Si dice che la Marina Militare sia rimasta fuori dai finanziamenti statali, CHE sono state fatte alcune bonifiche ma in segretezza.

     «Le Forze Armate non rendono pubblico quello che fanno. Ora, dato che ci sono dei processi in corso, con sentenze di condanna, è emersa la consapevolezza e l’unanime consenso, anche giudiziale, della presenza di amianto nelle unità navali della Marina Militare.

    Quindi la bonifica è necessaria perché il numero dei morti è in costante aumento e le attuali esposizioni sarebbero esposizioni inaccettabili». 


    Come si giustifica l’esposizione all’amianto, oggi, nel 2020, sapendo che, già agli inizi del ‘900 e poi comprovato scientificamente nel 1955, l’amianto è cancerogeno per il polmone e gli altri organi delle vie respiratorie e anche del tratto gastrointestinale?

    «Il comandante della nave, o il comandante in generale della squadra navale dispone di risorse economiche che può destinare alla bonifica.
    Se c’è un rischio per la salute e bisogna bonificare, non si aspetta un finanziamento del governo. Altrimenti impedisci ai marinai di stare sulla nave se la nave è piena di amianto.

    Fermo restando che, seppur in modo insufficiente, e questo lo voglio dire a chiare note anche per rendere merito alla Marina Militare per quanto ha fatto: buona parte dell’amianto è stata bonificata.

    Quindi se è stata bonificata una parte, poteva essere bonificato tutto. Questo è il concetto».

    Grazie all’emendamento tecnico voluto dal M5S, 12milioni di euro sono stati stanziati per la bonifica di alcune unità navali. Lei che ne pensa?

    «Secondo me quella somma non è sufficiente per bonificare neanche mezza unità navale. Tenendo conto delle tecniche costruttive e del numero delle unità navali da bonificare, sono somme evidentemente insufficienti per il risanamento. Però è il proprio che conta, cioè affermare in un testo normativo attuale che bisogna bonificare vuol dire confessare la presenza di amianto e, quindi, la condizione di rischio nel 2020».


    «La legge è una confessione
    . È una palese ammissione della presenza tutt’oggi, nel 2020, di amianto nelle unità navali e quindi dei ritardi anche nella bonifica e, di conseguenza, la responsabilità della Marina e del Ministero della Difesa in caso di patologie asbesto correlate future perché qui ci saranno anche persone che si ammaleranno tra 20, 30, 40 anni».

     Quindi possiamo dire che è un inizio.

    «Certamente! Questi 12milioni di euro saranno destinati alla bonifica ma sono insufficienti.

    La Difesa ha in dotazione miliardi di euro. Fa spese come ritiene. Quindi è assurdo che aspetti 12milioni di euro dallo Stato per bonificare mettendo a rischio la salute dei marinai.

    La Marina è un mondo a sé. E poi non dobbiamo dimenticare l’amianto nell’Esercito e nell’Aeronautica militare».

    In che senso un mondo a sé?

    «Lo Stato Maggiore ha notevoli risorse economiche. A fronte di queste può affrontare il problema e avrebbe dovuto affrontarlo prima, bonificare totalmente o chiudere le unità navali e non mettere a rischio i nostri militari».

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