Amianto: giudizi di fatto e giudizi di valore

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Amianto: teorie a confronto

Alla luce dell’analisi sui fatti storici e giuridici relativi alla questione amianto, appare evidente come il cinismo ed il concetto “capitalista” di sfruttamento (sia dell’uomo sia dell’ambiente), abbiano prevalso sull’etica e sul buonsenso, palesando la totale mancanza di scrupoli e il più becero disprezzo per la vita umana. Confrontiamo alcune teorie.

Senza voler condurre un dibattito puramente aneddotico o puntare il dito sulle ovvie collusioni e relative responsabilità, cercheremo di capire perché, in nome dell’amianto, si è preferito accettare i rischi derivanti dal suo utilizzo, minimizzando l’impatto della fibra killer sulla collettività.

Il “taylorismo” e la sua influenza

Nel primo quarto del Novecento, il cosiddetto “taylorismo” influenzò fortemente la pratica aziendale.

L’ingegnere e imprenditore statunitense Frederick Winslow proponeva una riflessione sistematica sull’organizzazione del lavoro, cercando le soluzioni migliori ai problemi connessi alla gestione delle risorse umane.

Taylor, teorico dello Scientific Management esposta nella sua monografia del 1911: The Principles of Scientific Management (l’organizzazione scientifica del lavoro),  paragonava l’organizzazione del lavoro ad un sistema meccanico, nel quale ogni parte è progettata e assemblata con le altre secondo i rigidi dettami della “vera scienza”.

L’applicazione dell’amianto vale più della salute?

Proprio in quel periodo iniziò “l’era dell’amianto”, materiale che cominciava ad essere utilizzato su larga scala ed il “taylorismo”, seppure in maniera distorta, trovò applicazione nella pratica aziendale.

L’asbesto aveva caratteristiche fisiche, tecniche, ed economiche di altissima efficienza, dunque sintetizzava a pieno i “canoni” del taylorismo. 

Stando alle teorie, la sua applicazione doveva avvenire dopo l’analisi scientifica delle modalità più efficienti per produrlo e commercializzarlo.

In questo contesto, i rischi sanitari connessi con le malattie dei lavoratori vennero considerati secondari o meglio, valutati nella misura in cui essi potevano generare inefficienze nei processi produttivi.

La salute del lavoratore fu dunque gestita come elemento strumentale rispetto all’efficienza tecnica ed economica dei processi produttivi.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con un pool di tecnici, assiste i cittadini per la messa in sicurezza dei siti contaminati da amianto (prevenzione primaria). In caso di esposizioni, si può richiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. La prevenzione primaria, la diagnosi precoce, le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche un pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, la struttura medico legale dell’ONA si occupa di avviare le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme vengono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

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L’approccio teorico delle Relazioni Umane

Fu soltanto tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento, grazie all’approccio teorico delle “Relazioni Umane”, che si iniziò a prestare attenzione, non più sulle scelte tecniche e procedurali di organizzazione del lavoro, ma sulle dinamiche psicologiche e sociali che si innescano tra i lavoratori.

Da quel momento si prese coscienza del problema dell’amianto ed iniziarono le prime negoziazioni fra i vertici di molte imprese, politici, imprenditori e sindacati. Le discussioni si focalizzarono sulla definizione di pratiche dirette a limitare gli effetti dell’amianto sui lavoratori. Le grandi multinazionali dell’amianto cercarono di intervenire nella diffusione dei dati sulle patologie asbesto correlate ed avviarono delle trattative con i sindacati dei lavoratori.

L’evoluzione verso la teoria contingentista

L’evoluzione e la fusione del taylorismo e delle teorie sulle Relazioni Umane, diedero vita, alla teoria contingentista.

Ad elaborarla fu Talcott Parsons, uno dei più importanti sociologi americani, autore del libro “La struttura dell’azione sociale”.

L’approccio di Talcott Parsons fu definito “strutturalfunzionalista”, in quanto tentava di individuare la struttura della società e proponeva di comprenderla mostrando le funzioni che le sue parti assolvono. 

Per Parson, la descrizione di ogni azione presupponeva l’individuazione di un attore, un fine, una situazione ed un orientamento normativo.

Le scelte organizzative dunque dovevano dipendere dal contesto ambientale all’interno del quale queste avvengono. 

Il dibattito sull’amianto continua ancora

L’ambiente competitivo del secondo dopoguerra richiedeva prodotti derivati dall’amianto, ritenuti utili e poco costosi, anche se era ormai nota la pericolosità di questo materiale. 

I dibattiti dunque si focalizzarono sostanzialmente sulla sua funzionalità, mettendo sul piatto della bilancia lo sviluppo ed il benessere economiche da una parte, le patologie insite nelle sue lavorazioni dall’altro.

Alla fine dei giochi si affermò che “l’amianto  salva e migliora più vite di quante ne spezzi…”.

La medesima contropartita si è recentemente riproposta, più o meno negli stessi termini, in merito ai fatti della ex ILVA di Taranto: mantenere lo stabilimento produttivo per garantire ricchezza e lavoro nell’area oppure far prevalere il diritto alla salute di lavoratori e residenti? 

Ma dunque il gioco vale la candela?

Purtroppo la scienza ha ampiamente dimostrato che è impossibile limitare i rischi connessi all’esposizione agli agenti nocivi.

Inoltre è impossibile rendere sicuri tanto i processi produttivi quanto i prodotti derivanti da questo minerale e ormai è chiaro che l’amianto sia una vera e propria “piaga sociale”.

Detto ciò, emerge chiaramente come buona parte dell’epopea amianto rappresenti un “fallimento della previsione” ed un “fallimento della prevenzione”.

Per oltre almeno mezzo secolo infatti, tutte le forze scese in campo (compresi i sindacati dei lavoratori), hanno cercato di gestire il rischio ma non ci sono riusciti, per via dell’ impossibilità di analizzare, comprendere, prevedere tutte le variabili interessate.

ONA: il presente ed il futuro

La legge 257 del 12 marzo 1992 ha messo al bando la fibra killer.

Oggi sappiamo che è possibile ottenere prodotti comparabili all’amianto per costo e qualità, a rischi zero e sappiamo che è fondamentale puntare sulla prevenzione primaria.

Solo attraverso la prevenzione si può portare a ripensare le scelte di organizzazione delle situazioni di lavoro nell’intento di eliminare il rischio e, quindi, alla rimozione dell’amianto dai processi produttivi e dai beni di consumo.

Ricordiamo infatti che nel territorio ci sono ancora (cifre sottostimate) 370mila strutture contaminate, censite al 2018 dalle Regioni, per un totale di quasi 58milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, rappresentato dal presidente Ezio Bonanni, si batte quotidianamente affinché questa strage venga interrotta ed offre servizi di consulenza gratuita, attraverso i suoi sportelli, a chi ne faccia richiesta. 


ONA mette a disposizione uno staff di esperti in materia amianto.

Per informazioni chiamare Il numero verde 

Amianto: numero verde
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