26.3 C
Rome
venerdì, Agosto 14, 2026
Home Blog Page 406

Separati dal virus, soli nel buio

Coronavirus: separati dal virus, soli nel buio
Coronavirus: separati dal virus, soli nel buio

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

Virus, sport, notizie e paranoie

Provate a concentrarvi sul problema del virus, sulla situazione che stiamo vivendo, sul fatto che siamo isolati e vincolati ad uno spazio ristretto, in cura nostro malgrado e senza diagnosi, fermi in attesa di quel che verrà, quando verrà.

Non c’è via di scampo, senza la certezza di non essere virtuali portatori sani, salvo analisi e contronalisi, di essere prima o poi tamponati.

Ecco, se volete avere la dimensione del costo, non soltanto sociale, della crisi da virus COVID 19, provate a calcolare l’enormità del danno multimiliardario, provocato dalla incapacità di testare rapidamente la salute della totalità dei cittadini e a munirli di certificazione, lasciando a casa quelli in attesa di verifica e nei nosocomi gli ammalati.

Diciamo che la progressione della rinascenza basata sulle certezze di non contagio, ottimizzate da profilassi ferree e protezioni adeguate, sino a cessato allarme, servirà a favorire la ripresa delle attività.

Per le attività sociali come lo sport e la cultura, visto che l’intervento economico riguarderà prevalentemente chi è abituato a prendere, più che a dare, non sarebbe male che ci si ricordasse dell’associazionismo di prossimità, del tessuto di cui si veste la nostra collettività, ponendo tra le priorità provvedimenti che agevolino il volontariato ed il piccolo mecenatismo, coloro cui non arriva mai un grazie istituzionale.

Penso a principi e norme semplici, che alleggeriscano e diano luce alla missione salvifica di chi dà, senza mai chiedere, sino a rivalutare il ruolo di organizzazioni che promuovono valori certi, come le stesse Associazioni Benemerite riconosciute dal CONI, non comprese nella sventagliata di provvidenze per operatori e collaboratori di Federazioni e Enti di Promozione Sportiva.

Infine, occorre fare in fretta, almeno nel predisporre progetti e piani, ipotizzare il cambiamento in ragione del tempo diverso che verrà. Altrimenti, rimarremo di soli nel buio, anche quando il sole tornerà a splendere.

Soli (CANFORA, BRUNO, CASTELLANO, FRANCO, MOCCIA)

Mentre la gente se ne va
Restiamo soli
Soli nel buio
Che verrà
Verrà per noi.
Il giorno
è stato lungo
Questo giorno
A non vederti,
A non sentirti
Accanto a me,
Me.
Restiamo soli
Mentre la gente se ne va,
Soli nel buio
Che verrà;
Tu sei
Con me,
Finalmente tu sei con me.
Per tutto il giorno sai
Non ho vissuto mai
Cosa
Sarà
Di noi due
Se finirà per noi due
Io e te.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini che, sul posto di lavoro, sono stati a contatto con l’amianto. L’associazione guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate e, con un pool di tecnici, assiste i lavoratori esposti per il risanamento e la messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni,  è possibile chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). La prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, a migliori condizioni di salute. L’ONA offre anche un servizio di assistenza legale per la tutela di tutti i lavoratori affetti da patologie asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

assistenza ona

All’erta sempre Italia

Italia - Coronavirus: all'erta sempre Italia
Coronavirus: all'erta sempre Italia

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

Italia: il paese della bellezza unica

L’Italia è il Paese della bellezza unica, straordinaria, per morfologia e clima, per storia fatta di divisioni e unità, gioia e sofferenze, vittorie e sconfitte, difficoltà e riscatto. Diciamo che siamo diversi dagli altri per destino geografico, protesi nel Mediterraneo, difesi o divisi dalle Alpi, innervati dagli Appennini e riscaldati dai vulcani, dal Vesuvio all’Etna

Quel che appare straordinario, quel che di volubile impreziosisce e connota il nostro territorio, è nostra delizia, ma anche nostra permanente croce. La sismicità, la criticità alluvionale, l’attività vulcanica, l’ardimentosa viabilità hanno ispirato le nostre straordinarie diversità caratteriali, artistiche, enogastronomiche, ma anche indotto catastrofi. Oggi, ricordiamo il Terremoto de L’aquila, il quinto per intensità mai avvenuto sull’Italico Stivale, perverso per aver colto nel sonno, alle 3.32 della notte, i trecentonove uccisi, i milleseicento feriti e gli ottantamila scampati tra le rovine della Città.

L’insorgenza della pandemia di Covid-19

Quello non fu altro che l’ennesimo sisma divenuto simbolo di una Italia dalle piaghe permanenti, costretta a non dimenticare, a difendersi, a riconsiderare la fondamentale importanza della prevenzione, prima del soccorso, in cui siamo eccellenza. Adesso siamo alle prese con un evento pandemico globale, di cui siamo divenuti leader, per contagi e decessi, piuttosto che di guariti in rapporto al numero degli abitanti e ed all’area territoriale. L’insorgenza del COVID 19 non rappresenta un evento di routine stagionale, ma bensì il segnale di pericolo di cui non si potrà non tenere conto a futura memoria, come non potremo dimenticare la fragilità delle nostre case in caso di terremoto o delle nostre infrastrutture di caduco cemento ed amianto, di cui il Ponte Morandi, a Genova, è stato ed è simbolo di morte e resurrezione, tal quale Firenze sommersa e riemersa dall’Arno nel 1966

Infine, nel ricordo dei caduti dell’Aquila e straziati dal dolore per le sedicimila vittime del Coronavirus, facendo appello al senso di responsabilità di ognuno, rinnoviamo il grido di “All’érta sempre Italia!“

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i cittadini vittime di esposizione ad amianto. Con un pool di tecnici, l’ONA assiste i lavoratori per la bonifica e per la messa in sicurezza dei siti inquinati da amianto (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni, l’associazione fornisce un servizio di assistenza medica (prevenzione secondaria), e assistenza legale per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

assistenza ona

Realtà virale: il futuro che verrà

Coronavirus - futuro
Coronavirus

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

Futuro: la politica e il coronavirus

Onestà, onestà, onestà! Una eco corifea, che rimbalza ancora tra le aule parlamentari, le piazze e le nostre orecchie, come vessillo stinto di un passato così recente eppure così lontano. Sono trascorsi ben trent’anni da quando il Carroccio faceva il suo fortunato ingresso nel campo disastrato dell’italica politica, appena tre anni da quando uno slogan stellato riempiva le urne, soltanto qualche mese dal fenomeno del pesce azzurro in piazza; infine neanche una manciata di giorni di tempesta virale, di battiti cardiaci minutati, dalla controversa comparsa di COVID 19, evento catastrofico naturale esemplificativo del concetto di vacuità.

Ecco dunque una sorta d’istantanea rappresentativa di una situazione complessa, complicata dalla oggettiva inadeguatezza del nostro standard politico, in una situazione emergenziale del tutto straordinaria. Eppure non possiamo tornare indietro, ma guardare assolutamente avanti al futuro, verso quel futuro che inesorabilmente ci attende, che verrà. E allora? Allora, proviamo a fare di necessità virtù, a pensare che potrebbe scaturirne una occasione di cambiamento, più prossima se non repentina, perché molte delle rutinarie attività, delle pleonastiche strutture, delle effimere imprese verranno meno, vaporizzeranno nel consumarsi di questa pausa imposta dalla natura insultata e l’ordine delle cose subirà un salutare, forse provvido, rimescolamento.

Lo sport del futuro rivendica provvidenze dallo Stato

Probabilmente, molti ruoli, privilegi, vantaggi, ieri ed ancora oggi cristallizzati nelle sedimentazioni del tempo, in un domani non lontano appariranno anacronistici ed insostenibili, mentre altri, ieri ed ancora oggi marginalizzati, diverranno verità rivelate, necessità irrinunciabili, a cominciare dalla riconciliazione attraverso un adeguamento del sistema di protezione, basato sulla qualità della ricerca ed il principio ineludibile della prevenzione. Sicuramente il prossimo appuntamento elettorale lascerà il segno nel panorama partitico – per riferimenti e numeri – comportando inevitabili cambiamenti di governo a tutti i livelli. Il Coronavirus sarà inesorabile convitato di pietra e sicuramente funzionerà da deterrente per la selezione dei nuovi leader. Vedrete, vedrete che le cose cambieranno, magari con la massiccia discesa in campo della generazione Erasmus e il supporto dei “Millenials”, con la rivolta silente ma determinata della classe senior, oggi vergognosamente emarginata da diritti essenziali, doppiamente vittima per fragilità biologica e ipocrisia del sistema.

Infine, un pensiero per il lo sport che abbandonando l’antica logica autoreferenziale, quella per intenderci de “Lo sport agli sportivi”, oggi rivendica sindacalmente provvidenze straordinarie dello Stato, alla stregua dei settori produttivi in crisi: francamente, non vedo come si possa fare di tutta l’erba un fascio e come non si colga il momento, non si abbia la percezione che tutto quel che è avvenuto per il passato, non potrà essere ripristinato tal quale, che si pensi a recuperare la inaffidabile mutabilità di un pendolo sballato, piuttosto che l’oscillante rotazione armoniosa sperimentata da Foucault in funzione di un reale beneficio della collettività organizzata in moderna società civile. Questo per dire, che probabilmente nulla sarà come prima, che nessuno avrà più certezze a supporto dell’effimero, delle vanaglorie e per fini di parte, ma che tutto dovrà ricondursi nella logica salvifica della sostenibilità e della più ampia condivisione e utilità progettuale degli investimenti.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti dei cittadini e lavoratori esposti ad amianto e guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate.

L’associazione dispone di un pool di tecnici, impegnati nell’assistenza dei lavoratori per la bonifica e nella messa in sicurezza dei siti contaminati da amianto (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad amianto ed altri cancerogeni, l’ONA offre un servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche un pool di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. 

assistenza ona

Medici contagiati Covid vittime del dovere

Medici Covid-19
Medici Covid-19

Medici contagiati Covid vittime del dovere. Sì, al riconoscimento dello status di vittima del dovere e indennizzi e risarcimenti. L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno chiesto che ai medici vittima del Covid-19 siano riconosciuti i loro diritti.

Danni medici per i contagiati Covid-19

Il COVID-19 è la causa di morte per decine di migliaia di esseri umani, di solito i più deboli. In Italia, abbiamo, purtroppo, superato il numero dei 13.000. Spiccano, tra le vittime, i sanitari impiegati in prima linea nella lotta contro il virus. Sono 73 i sanitari deceduti a causa del coronavirus. Infatti, sono decine di migliaia i contagiati. Questo significa che, purtroppo, non tutto ha funzionato.

Prof. Giuseppe Pellacani: una petizione in favore dei medici

Una petizione del Prof. Giuseppe Pellacani è sostenuta dall’ONA, per tutelare, prima di tutto in chiave preventiva, e poi in chiave risarcitoria, coloro che sono stati infettati e hanno subito danni. Ciò anche a causa dell’assenza delle dovute misure di protezione.

Si condividono le tesi sostenute dal Prof. Giuseppe Pellacani e si chiede che le vittime e i superstiti siano assistiti dalle necessarie garanzie economiche. Medici e altri operatori sanitari vittime del COVID-19 e  i loro familiari non debbono e non possono essere lasciati soli.

medici contagiati Covid vittime del dovere

Sicurezza del personale medico e paramedico

Il numero dei medici deceduti per COVID-19 è quotidianamente aggiornato sul sito ufficiale della Fnomceo. Ci riferiamo alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici). Nel sito è riportato il bollettino a lutto dei deceduti in prima linea nella lotta contro il nuovo Coronavirus.

Migliaia di medici e operatori sanitari stanno mettendo a rischio la loro vita, combattendo nella battaglia contro l’attuale pandemia, provocata dal nuovo Coronavirus alias COVID-19.

Le condizioni di lavoro: aggiornamento novembre 2020 

Le condizioni di lavoro per i medici e gli operatori sanitari sono particolarmente difficili. Purtroppo, in questa seconda ondata, che è ripartita da ottobre 2020, c’è ancora contagio tra i medici. L’ONA ha deplorato l’assenza di un’adeguata organizzazione nel corso dell’estate.

In più, l’imprudenza dell’apertura delle discoteche. Per tale ragione, è necessario che il Governo assuma delle misure concrete per risarcire i familiari del personale medico deceduto. 

Ancora turni massacranti. Sforzi e sacrifici. Per questo motivo, anche nel settimo episodio di ONA TV, è stato ricordato l’impegno dei nostri sanitari. Sia il Segretario Generale dell’UGL Francesco Paolo Capone, che l’Avv. Ezio Bonanni, hanno ricordato il sacrificio dei sanitari.

Poiché, specialmente nella prima ondata, il personale ha dovuto lavorare senza adeguati presidi, sussistono i presupposti per l’equiparazione alle vittime del dovere. Ci si riferisce, in particolare, a quelle condizioni ambientali cui fa riferimento l’art. 1, co. 564, L. 266/05.

ONA: riconoscimento vittima del dovere per i sanitari

Necessaria la tutela legale di coloro che, in prima linea, rischiano la vita ogni giorno, compresi i sanitari. È per questo che l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto – ha sostenuto l’iniziativa del Prof. Giuseppe Pellacani.

Sulla base delle condizioni lavorative, evidentemente, sussistono i presupposti anche del riconoscimento dello status di vittima del dovere. Quindi, il personale medico, paramedico e tutti coloro che, hanno contratto il Covid-19, hanno diritto a tali riconoscimenti. In sostanza, alle prestazioni ulteriori legate al riconoscimento di vittima del dovere.

Medici contagiati Covid-19: diritto al risarcimento danni

Il riconoscimento, oltre ad essere una misura meritoria, risparmierà molte azioni giudiziarie al carico delle ASL, delle Regioni, del Ministero della Salute e dello Stato. Le vittime, anche per effetto della violazione di regole cautelari, hanno diritto all’integrale risarcimento di tutti i danni. Ci riferiamo sia a quelli patrimoniali e non patrimoniali, patiti e patiendi.

In caso di decesso, i superstiti hanno diritto alle prestazioni di vittima del dovere, oltre all’integrale risarcimento dei danni che hanno sofferto direttamente. Inoltre, sono eredi anche in ordine alle spettanze della vittima primaria, eventualmente venuta a mancare in seguito al contagio. Le somme erogate in seguito al riconoscimento dello status di vittima del dovere, saranno comunque portate in detrazione degli importi dovuti alle vittime. In più, in caso di decesso, ai loro familiari, con la c.d. compensatio lucri cum damno.

COVID-19 è un agente biologico: misure protettive

Ma quali sono le reali misure di protezione individuale necessarie ad evitare il contagio da COVID-19?

Il nuovo Coronavirus è un agente biologico. Ciò significa che è un microrganismo in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico, che può provocare infezioni, allergie o intossicazioni, appartenente al Gruppo 4.

La divisione degli agenti biologici in quattro gruppi

Gli agenti biologici sono comunemente ripartiti in 4 gruppi a seconda del rischio che comportano e in base al grado della loro:

  • Infettività (capacità di un microrganismo di penetrare e moltiplicarsi nell’ospite)
  • Patogenicità (capacità di un microrganismo di produrre malattia in seguito all’infezione)
  • Trasmissibilità e spettro d’ospite (capacità di essere trasmesso da un soggetto portatore o malato ad un soggetto non infetto, presenza vettori, standard igienici)
  • Neutralizzabilità (disponibilità di efficaci terapie o misure profilattiche attive o passive per prevenire la malattia e misure di sanità pubblica).

Coronavirus: appartenente al 4° gruppo

Il nuovo Coronavirus appartiene al Gruppo 4 a cui corrispondono un rischio individuale e collettivo elevati. Infatti, anche in questa seconda ondata, ed in particolare, nel mese di novembre 2020, il numero di contagi è tornato elevatissimo.

In più, anche il numero dei decessi, compresi quelli tra il personale medico e paramedico. Per questi motivi, ONA è sempre in prima linea nella tutela del personale medico e paramedico. Medici e operatori sanitari, per esercitare la loro professione in sicurezza, devono essere muniti di adeguati dispositivi di protezione individuale per uso professionale e a norma di legge.

ONA: necessarie misure di prevenzione

Come già evidenziato dal Dott. Pasquale Montilla (oncologo medico consulente ONA), il carattere mutevole del virus determina una necessità di procedure mirate di prevenzione. Queste ultime necessitano, a loro volta, linee guida finalizzate al biocontenimento a causa della trasmissibilità aerea e ad altra trasmissione del virus (classe 4).

Essendo il virus caratterizzato da forte letalità, da carattere neuro-tossico e da polmonite interstiziale acuta, vi è necessità di dispositivi idonei per limitarne la diffusione.

L’OMS, ha, finalmente, recepito le indicazioni del Dott. Pasquale Montilla e dell’ONA perché si rivaluti l’utilizzo delle maschere protettive anche per i cittadini. 

Dispositivi di prevenzione: i livelli

I dispositivi possono essere di due livelli. Il primo, di biocontenimento del soggetto in isolamento, che deve essere, però, posto in essere in delle unità speciali. Il secondo, è caratterizzato dalla presenza di strumentazione specifica, quale tute o caschi, e maschera frontale. Si sottolinea, quindi, la garanzia al personale sanitario della mascherina con grado FFP2/P3 e l’integrazione di tute sterili, caschi, che permettano l’intransmissibilità del virus.

Per quanto concerne i civili, identificati come i comuni cittadini, l’utilizzo della mascherina ha un reale contenimento. Ciò quando la stessa è utilizzata da un soggetto già contagiato, in quanto, la protezione disposta dalla mascherina, limita la diffusione aerea e la conseguente trasmissione a soggetti sani. Pertanto, l’utilizzo della mascherina, non coadiuvata da altri mezzi di protezione, mette in dubbio la reale capacità di idoneità del mezzo all’evitare la diffusione del contagio.

L’importanza delle maschere per la sicurezza

Uno studio del 2014 di un gruppo di ricercatori di fluidodinamica del MIT, guidato da Lydia Bourouib, ci aiuta a capire che indossare le maschere protettive è fondamentale. 

Infatti, un colpo di tosse media è in grado di diffondere fino a 3.000 goccioline che possono muoversi fino a 75 km all’ora. Lo starnuto, invece, genera fino a 40.000 goccioline, che possono raggiungere una velocità di 320 km all’ora.

La distanza percorsa dalle goccioline dipende dalle loro dimensioni (quelle inferiori a 5 micron di diametro possono rimanere sospese nell’aria anche per 10 minuti). In ogni caso, non cadono a terra entro 1-2 metri, ma possono viaggiare fino a 8 metri se emesse da uno starnuto, e fino a 6 metri con la tosse.

Quindi è fondamentale indossare la mascherina protettiva. Solo che, anche per i medici, all’inizio della pandemia, non erano disponibili.

Mancanza di dispositivi di protezione al coronavirus

È del 1 aprile 2020 la notizia che le mascherine, ricevute dagli Ordini dei medici provinciali da parte della Protezione Civile il giorno precedente (circa 600mila pezzi) non erano autorizzate per uso sanitario. Per questa ragione, il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, Filippo Anelli, si era lamentato.

Infatti, ricevuta tale comunicazione dal commissario Arcuri, ha provveduto immediatamente ad inviare agli Ordini regionali una comunicazione. In essa invitava a «sospendere immediatamente la distribuzione e l’utilizzo di quanto ricevuto, informando eventuali medici o strutture che ne fossero già in possesso». 

Il COVID-19 continua ad essere sottovalutato, per tali ragioni l’ONA insiste per le tutele. In particolare quella previdenziale e risarcitoria. Infatti, il fatto stesso che specialmente all’inizio ci sia stata una carenza di maschere protettive, identifica anche delle responsabilità. Quindi vi è un obbligo risarcitorio. Per questo l’Osservatorio Nazionale Amianto ha sollecitato l’esecuzione dei tamponi.

Non solo, ma per alleviare il contagio ha suggerito di istituire delle strutture specifiche anche per coloro che sono asintomatici e comunque potenziare la medicina del territorio.

Evitare in ogni caso che gli ospedali ritornino ad essere gli incubatori dell’epidemia.

Necessità di un segnale forte a garanzia dei medici

È necessario un segnale forte e concreto rivolto ai medici e al personale medico, vittima del Coronavirus nel servizio di assistenza ai pazienti contagiati. 

Coloro che sono stati infettati dal COVID-19 (all’interno del personale sanitario così come pure tra le Forze dell’Ordine, ecc…) hanno diritto ad essere riconosciuti come equiparati alle vittime del dovere.

Ciò accade ai sensi dell’art. 1 co. 564 della L. 266/05, e sulla base dell’art. 1 lett. c del D.P.R. 243/06.

Coronavirus: come il personale è stato esposto a rischio

Il personale medico e paramedico, e tutti gli operatori della sanità, chiamati a fronteggiare l’emergenza Coronavirus, privi di adeguati strumenti di protezione, e con una sottovalutazione del rischio, hanno dovuto operare in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà.

Attività di questo tipo vengono associate alle vittime del dovere, dando così la possibilità di attivare varie forme di tutela.

Tutela di un diritto in relazione ai danni subiti e in caso di decesso, tale diritto deve essere riconosciuto ai familiari, e si aggiunge a tutte le altre prestazioni, e al diritto al risarcimento dei danni, sia sofferti direttamente, che subiti dai loro congiunti.


COVID19

Petizione Coronavirus: garanzie economiche per medici e famigliari

Il Prof. Giuseppe Pellacani ha lanciato una petizione per codificare, dal punto di vista legislativo, il diritto dei sanitari e dei loro familiari gli stessi benefici economici, normativi, previdenziali e fiscali, riconnessi al riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Riconoscimento compreso delle stesse prestazioni riconosciute alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, sulla base di quanto già sancito dalla L. 03.08.2004 n. 206.

Qui trovate la petizione da firmare.

Personale esposto a rischio: i benefici

È doveroso sostenere il Prof. Giuseppe Pellacani, in questo impegno professionale, scientifico e giuridico.

Un impegno che va a sostegno dei medici, del personale paramedico e di tutti coloro che si stanno battendo in prima linea per la battaglia contro il COVID-19. 

Quindi, invitiamo a firmare la petizione per richiedere di estendere alle vittime del dovere e ai sanitari vittime del COVID-19, gli stessi benefici economici, previdenziali e fiscali che lo Stato da tempo prevede a favore delle vittime per fatti di terrorismo e di criminalità organizzata (legge 3 agosto 2004 n. 206 e successive modificazioni):

  • Assegno speciale
  • Vitalizio
  • Equo indennizzo, corrispondente alla Tab. A, I Cat, ai sensi dell’art. 3, comma 1 d.p.r. 461/2001 ed ex art. 68 d.p.r. 3/1957 (con i criteri di cui al decreto ministeriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze 12.02.2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale N. 44 del 23 Febbraio 2004)
  • Speciale elargizione
  • Assegno mensile vitalizio per l’importo di €500,00, ai sensi dell’artt. 1 e 2 L. 407/98, in luogo del minor importo di €258,23, per effetto della perequazione e/o identità degli importi liquidati alle vittime del dovere rispetto alle vittime del terrorismo (cfr. tra le tante SS.UU. 7761/17)
  • Speciale assegno vitalizio
  • Esenzioni dall’IRPEF delle prestazioni
  • Diritto al collocamento obbligatorio con precedenza rispetto ad altra categoria di soggetti e con preferenza a parità di titoli
  • Borse di studio esenti da imposizione fiscale
  • Esenzione dalla spesa sanitaria e farmaceutica, estesa anche ai medicinali di fascia C e anche in favore dei famigliari
  • Assistenza psicologica a carico dello Stato
  • Esenzione dall’imposta di bollo per tutti gli atti connessi alla liquidazione dei benefici
  • Riconoscimento degli altri benefici non economici (collocamento obbligatorio con precedenza e preferenza a parità di titoli; riserva di posti per l’assunzione ad ogni livello e qualifica).

Equiparazione alle vittime del terrorismo

Sulla base dell’insegnamento delle SS.UU. 7761/17, 22753/18 ed ex multis, sono dovute altresì agli odierni ricorrenti le seguenti ulteriori prestazioni:

  • Incremento della retribuzione pensionabile di una quota del 7,5%, ai fini della pensione e dell’indennità di fine rapporto, o altro trattamento equipollente, in favore della vittima, ovvero in caso di decesso, dei superstiti.
  • Aumento figurativo di 20 anni di versamenti contributivi, per la pensione e la buona uscita.

Riconoscimento dell’equiparazione alle vittime del dovere

Il personale medico e paramedico che ha subito infermità a causa della pandemia, ha diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Per questa ragione ha diritto anche all’accredito di tutte le prestazioni con gli stessi importi delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Cosa afferma l’art. 1 comma 563, Legge 266/05

L’art. 1 comma 563, L. 266/05, stabilisce espressamente:

Per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’art. 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi:

  • nel contrasto ad ogni tipo di criminalità;
  • nello svolgimento del servizio di ordine pubblico;
  • nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari;
  • in operazioni di soccorso;
  • in attività di tutela della pubblica incolumità;
  • a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, carattere di ostilità.
  • In più rilevano i profili delle c.d. “particolari condizioni ambientali e operative”, di cui all’art. 1 lett. c. del D.P.R. 243/06, emanato per effetto dell’art. 1, comma 564, Legge 266/05:per particolari condizioni ambientali od operative, le condizioni comunque implicanti l’esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.

Prestazioni di vittima del dovere: dettagli

Le prestazioni di vittima del dovere debbono essere riconosciute in relazione alle infermità occasionate dalla prestazione di quelle particolari attività di dovere indicate nel testo normativo, a prescindere dalla sussistenza o meno di un rapporto di lavoro subordinato, come è stato peraltro ribadito nel capitolo 20 della SS.UU. 22753/2018.

Come si esprimono le Sezioni Unite a riguardo

Infatti le SS.UU., con sentenza n. 22753/2018, richiamano il precedente, e testualmente:

«20. Va, invece, ricordato che questa Corte (cfr. SU n. 233000/2016) ha riconosciuto la natura assistenziale dei benefici a favore delle vittime del dovere consistente in un sostegno che lo Stato offre a chi abbia subito un’infermità o la perdita di una persona cara a causa della prestazione di un servizio in favore di amministrazioni pubbliche da cui siano derivati particolari rischi.

La richiamata pronuncia precisa ulteriormente che “tale diritto non rientra nello spettro di diritti e doveri che integrano il rapporto di lavoro subordinato dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche.

Si tratta infatti di un diritto che si colloca fuori e va al di là di tale rapporto, contrattualizzato o meno che esso sia, potendo riguardare anche soggetti che con l’amministrazione non abbiano un rapporto di lavoro subordinato ma abbiano in qualsiasi modo svolto un servizio”..».

Assistenza

Medici vittime del dovere: approfondimenti giuridici

Sulla base della giurisprudenza della Suprema Corte e per il caso specifico, si può affermare, con certezza, la sussistenza del diritto al riconoscimento dello status di vittime del dovere anche per i medici, infermieri e tutti coloro che hanno subito e subiranno infermità a causa del coronavirus.

In caso di decesso, i superstiti (art. 6 della L. 466/80) ne hanno diritto, con costituzione delle prestazioni in loro favore.

In questo caso, trova applicazione la previsione normativa di cui all’art. 1 co. 563 della L. 266/05, ovvero dell’art. 1 co. 564 della L. 266/05, in combinato disposto con l’art. 1 lett. c) del DPR 243/06

Stesse prestazioni riconosciute alle vittime del terrorismo

Gli importi e le prestazioni sono le stesse già riconosciute a coloro che sono vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, nel percorso di una sostanziale equiparazione delle prestazioni, rispettosa del criterio di eguaglianza e razionalità delle disposizioni normative, come già osservato dalle SS.UU. 7761/2017.

Le SS.UU. 22753/2018 hanno sostenuto la distinzione tra le due categorie, circa il perimetro di applicabilità della tutela seppure equiparato, e quelle della criminalità e del terrorismo, fermo restando il fine di estendere i benefici dell’una verso l’altra.

Pertanto, facendo applicazione dei criteri di cui a SS.UU. 7761/2017, hanno ribadito che l’ammontare dell’assegno vitalizio mensile previsto in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad esse equiparati è uguale a quello dell’analogo assegno attribuibile alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

La conferma del giudizio arriva dalla Corte

Pur avendo sottolineato l’esistenza nella legislazione in materia di un intento perequativo tra le categorie delle vittime del dovere, quelle del terrorismo e della criminalità organizzata, quale del resto enunciato dalla stessa L. n. 266 del 2005, come obiettivo postosi dal legislatore, la pronuncia di questa Corte non può che essere letta.

Nel senso che ove siano riconosciuti gli stessi benefici la loro misura deve essere la medesima, senza peraltro potersi, invece, pervenire ad affermare l’attuale totale equiparazione tra le due categorie per altri aspetti in assenza di qualsiasi esplicita manifestazione del legislatore in tal senso.

Con questa precisazione, le SS.UU. hanno ribadito che, accertato lo status di vittima del dovere, la vittima, e in caso di decesso, i superstiti, hanno diritto ad ottenere la costituzione delle stesse tutte le previdenziali che sono erogate alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Per le stesse prestazioni erogate, come per esempio l’assegno mensile vitalizio, è di tutta evidenza che l’importo dovuto è quello di €500,00 mensili, piuttosto che quello di €258,23, che è indicato nella normativa che riguarda le vittime del dovere, secondo la giurisprudenza ormai costante di tutte le Corti di merito e di quella di legittimità.

Risarcimento dei danni della vittima

In caso di infezione e di residuata infermità, la vittima ha diritto all’integrale risarcimento di tutti i danni, da quello biologico a quello morale, a quello esistenziale, e in caso di decesso anche a quello tanatologico e catastrofale.

Si aggiunge anche il diritto al risarcimento del pregiudizio patrimoniale, per danno emergente e lucro cessante. In caso di decesso, che avrebbe conseguenze catastrofiche anche per i familiari (si pensi ai casi di orfani in giovane età, privati anche del sostegno economico, e scaraventati in uno stato di totale povertà anche per effetto delle riforme pensionistiche volute dalla Prof.ssa Fornero) i familiari hanno diritto all’integrale ristoro di tutti i pregiudizi:

  • Danno non patrimoniale
  •  biologico (lesione all’integrità psicofisica)
  •  morale (sofferenza fisica e interiore)
  •  esistenziale (per il peggioramento qualità della vita)

 

  • emergente
  • lucro cessante

I diritti dei familiari delle vittime

Il covid-19 induce effetti devastanti. Le stesse turnazioni eccessive, il fatto stesso che i sanitari debbono separarsi dai familiari per evitare il rischio di un loro contagio, e di più, in caso di decesso, hanno provocato, stanno provocando e provocheranno, gravi pregiudizi anche ai familiari, e a tutti coloro che hanno un significativo rapporto con loro. Anche in questo caso sussiste il diritto al risarcimento di tutti i danni: 

  • Pregiudizi non patrimoniali:
  • Perdita del rapporto parentale;
  • Sofferenza fisica e morale;
  • Radicale trasformazione dei programmi e progetti di vita.
  • Pregiudizio patrimoniale:
  • Perdita economica per l’assenza di reddito del congiunto;
  • ulteriori pregiudizi economici per danno futuro, legato anche alle minori chance.

Editoriale a cura di Ezio Bonanni, Presidente ONA

L’antropovirus: prima del COVID19

COVID19
COVID19

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”.

È passato appena un anno, da quando lanciai un grido d’allarme ragionato, per motivi, decisamente gravi e importanti, tra cui quello di una pandemia irresponsabilmente sottaciuta in Italia e nel mondo, quella delle patologie da asbesto, derivanti e rese permanenti dall’uso indiscriminato e dall’inadeguato smaltimento dell’amianto, la lana della salamandra per i nostri progenitori. Adesso, il parallelo con l’ennesima catastrofe, che ha pur sempre origini naturali, elevata a potenza dagli umani artifici.

Potremmo stare a discutere all’infinito sul paziente zero italiano, senza risolvere il problema di fondo, che è quello della inadeguatezza dell’organizzazione sanitaria mondiale in termini di prevenzione, fatta salva la tradizione tribale di mettere allo spiedo pipistrelli piuttosto che tordi. In realtà, adesso, grazie alla irruzione brutale del Coronavirus, scopriamo per l’ennesima volta l’acqua calda, ovvero che la vita, bene primario, non ha prezzo e che virus, batteri e veleni da degrado antropico fanno più vittime delle guerre, come accadde con la peste, il colera e la “spagnola”, giusto un secolo fa, quando sul Pianeta eravamo di meno ed i morti si contavano a decine di milioni.

Il problema della capacità di rimuovere il pericolo

Ma allora qual è il vero problema? Credo proprio che il “problema” sia al contempo una sorta di vantaggio, la memoria ultracorta, la capacità di rimuovere il senso del pericolo appena scampato, dimenticare alla velocità della luce quel che è appena accaduto di grave. Adesso che siamo sotto COVID19 pensate che gli altri rischi siano azzerati? Sicuramente li ignoriamo, anche sono latenti, pronti a colpirci di nuovo con una tempistica sospetta, perché come avrete notato in questa fase altri cataclismi sono sospesi. Sembra quasi che la natura, clemente ma perfida, oltre che prodiga, agisca per contenerci, per difendersi dal pericolo umano, dall’Antropovirus, che la aggredisce senza remore e rischia di ucciderla. Dunque, per tutti questi terrificanti buoni motivi, penso sia utile riproporre alla vostra lettura quel che scrissi appunto appena un anno fa.

Legittima difesa, difesa legittima

Questo è di certo un argomento di attualità certa, ma paradossalmente limitato, perché confinato in un ambito spazio-tempo assolutamente ristretto e a casi particolari, suscitando reazioni anche sconcertanti e di segno opposto, comunque devianti, rispetto a quella che è la realtà invero complessa dei pericoli tra le quattro mura, piuttosto che fuori , per cui ritengo si dovrebbe essere allertati, prima ancora che legittimati, sempre e comunque alla difesa. Certo, tutto questo potrebbe avere un senso compiuto se le vittime delle più differenti, proditorie ed efferate aggressioni avessero adeguata percezione del pericolo e delle stesse conseguenze spesso irreparabili. Ma di cosa sto parlando, di che cosa mi preoccupo se non degli agguati all’asbesto, all’uranio impoverito, al mercurio, al fumo diossinico di ciminiere, di altiforni , di fabbriche e centrali, piuttosto che dei fuochi e dei roghi con cui si eliminano accumuli di rifiuti tossici o i rivestimenti del rame razziato, naturalmente tutto a disprezzo della salute dei derubati, dei rapinati di fatto della vita, di certo il nostro bene più prezioso.

Il paradosso di difendere gli operatori della Difesa

Ecco, che ogni qualvolta ci troviamo nella condizione di vittime impotenti di scellerati, che si appropriano indebitamente della nostra esistenza, dovremmo reagire in modo adeguato, invocando giustizia e riparazione. Purtroppo, non ci si rende conto pienamente del male che ci viene causato, se non quando è tardi, troppo. E allora? Allora, valgono per tutti, anche in luogo di chi istituzionalmente dovrebbe interporsi, agire, ma non può o non riesce, la ragione, la passione, la volontà e se vogliamo il coraggio di coloro che svolgono un ruolo di salvifica supplenza, fino ad ottenere attenzione , sino ad aprire un percorso di giustizia, sino a ribaltare la filosofia masochista della riparazione soltanto dopo il danno, sino alla rivoluzione lapalissiana della prevenzione. Sembrerà strano, ma si è dovuto verificare il paradosso di dover difendere gli stessi operatori della Difesa, i militari, come quelli della sicurezza e della protezione da rischi calamitosi, i vigili del fuoco, rispetto all’evidenza ignorata o elusa di gravi pericoli per la salute.

La lotta dell’Avvocato Bonanni

Sembrerà un peso insostenibile da sopportare, ma tant’è che occorre davvero il coraggio, che dovrebbe andare di pari passo con la capacità di governare. Diciamo che se sulla via della legittimazione alla difesa della collettività da pericoli diffusi e immanenti, dopo la straordinaria apertura del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, è giunto anche il decreto del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per avviare un processo di riforma della normativa sull’amianto, questo lo si deve a chi si è messo in prima linea ed ha assunto il ruolo di difensore, non soltanto nelle aule di giustizia. Mi riferisco, appunto, a chi come il Presidente dell’ ONA, l’avvocato Ezio Bonanni, da anni si batte non tanto contro, ma per, affinché le Istituzioni si orientino dalla parte giusta, l’unica assolutamente da salvaguardare, quella dei cittadini. E le armi ? Beh, credo che l’arma di difesa di gran lunga più efficace sia quella del buon senso, quello di cui davvero bisogna disporre perché si faccia ancora un passo avanti e dalla legittima difesa si passi alla difesa legittima.

Emergenza COVID19: l’ONA a tutela dei medici

In Italia il numero di vittime dell’emergenza COVID19 ha superato le 13.000 persone. L’associazione tende a sottolineare che tra le vittime del COVID19 ci sono anche tantissimi sanitari.  Con precisione sono 69 i sanitari deceduti a causa del coronavirus e più di 10.000 sono i contagiati. Bilancio tragico che purtroppo è destinato ad aggravarsi.

È partita così una petizione del Prof. Giuseppe Pellacani, sostenuta dall’ONA, per tutelare dall’emergenza COVID19, prima di tutto in chiave preventiva, e poi in chiave risarcitoria, coloro che sono stati infettati e hanno subito danni anche a causa dell’assenza delle dovute misure di protezione. 

Per supportare la petizione e l’iniziativa dell’ONA contro l’emergenza COVID19 sarà utile consultare questo link.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

 assistenza ona