Home Blog Page 380

Risarcita orfana di un lagunare morto per mesotelioma

Lagunare deceduto per msotelioma
foto del lagunare con la figlioletta piccola in braccio

Grazie all’inarrestabile impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto e del suo Presidente, Avv. Ezio Bonanni, il Tribunale di Milano ha condannato il ministero della Difesa a riconoscere lo status di Vittima del Dovere al Sig. R.M., ex lagunare deceduto per mesotelioma pleurico.

R.M. è deceduto nel luglio del 2017 dopo aver svolto servizio militare nei Lagunari a Venezia dal marzo 1963 all’aprile 1964.

Il ministero della Difesa è stato condannato a risarcire la figlia R.L., divenuta ormai orfana di vittima del dovere. All’orfana saranno riconosciute tutte le prestazioni previdenziali dovute in qualità di superstite di vittima del dovere.

L’insorgenza della neoplasia è purtroppo correlata alla esposizione a polvere e fibre di amianto a cui il militare è stato esposto proprio durante la sua attività di servizio.

Ulteriore sentenza storica per le vittime del dovere

Con questa importante e storica sentenza, l’orfana ha ottenuto una speciale elargizione per l’importo di Euro 200.000,00 oltre perequazioni (presumibilmente un importo di circa 230.000,00), e la costituzione di due assegni vitalizi mensili di 1033,00 e 500 euro, che percepirà per tutta la vita, oltre gli arretrati dalla data della morte del genitore.

Nel complesso, si calcola che allo stato attuale l’orfana del lagunare abbia maturato prestazioni previdenziali per un importo di circa Euro 350.000,00.

Secondo il Tribunale, a causa della perdita del padre, l’orfana ha subito la lesione al suo mondo degli affetti. Oltre al fatto di aver perso la principale figura di riferimento, subendo lo stress e lo shock della diagnosi e della prognosi e poi della morte.

Una morte che ha lasciato un vuoto, allo stato incolmabile, con ulteriori sofferenze fisiche e morali, e radicale modificazione peggiorativa dei suoi progetti e programmi di vita.

Occorre precisare però che l’ONA ha già raggiunto altri incredibili risultati nella tutela delle vittime del dovere e dei loro congiunti. Basta ricordare la vittoria contro la Marina Militare e il maxi risarcimento ottenuto.

L’epidemia di patologie asbesto correlate in atto tra gli ex Lagunari

L’ONA rende noto che il caso di R.M. non è isolato tra gli ex lagunari. Difatti, Sono alcune decine le vittime di malattie professionali asbesto correlate tra coloro che hanno svolto servizio nei lagunari.

L’associazione è riuscita a dimostrare che i battaglioni “Marghera”, “Piave” e “Isonzo” avevano i mezzi da sbarco e di trasporto coibentati con amianto, e che la diversa componentistica era anche in amianto friabile ad elevata capacità di diffusione delle fibre.

Il nostro Lagunare, così come anche gli altri, hanno subito esposizione persino nelle strutture a terra che erano caratterizzate proprio dalla presenza di amianto.

Nelle stesse strutture dove furono utilizzate anche pezze e guanti di amianto, necessarie per poter sostituire le canne della mitragliatrice M-42/59 che dopo poche raffiche, si surriscaldavano.

In questo modo, i militari hanno subito un’esposizione ad amianto costante e priva di protezione. Soltanto all’inizio degli anni 2000 lo Stato Maggiore ha valutato la problematica amianto disponendo, negli anni successivi, che si accertasse il rischio e si cominciasse ad affrontare la questione della bonifica, che rimane, tutt’oggi, sul tappeto.

“Questa è solo la prima di una lunga serie di vittorie che otterremo in favore degli ex militari Lagunari. È doveroso ottenere giustizia, per loro e per i familiari. Vedove e orfani accomunati dal grande dolore di aver perso il proprio congiunto solo perché egli ha svolto un servizio per il nostro Paese. Come associazione non ci fermeremo e continueremo senza sosta!” – dichiara Bonanni.

Capannone in cemento amianto vicino una scuola elementare

copertura
copertura

La bonifica doveva essere effettuata dopo un anno

Era il 2016 quando un genitore di un bambino che frequentava la scuola elementare “Anita Garibaldi” in via Ugo Bassi inviò una segnalazione all’Asl di Civitanova e al Comune per comunicare la presenza di un tetto in cemento amianto nella struttura adiacente all’istituto.

Gli accertamenti eseguiti in seguito alla valutazione del capannone hanno dimostrato che la copertura dell’edificio è composta da eternit e che la bonifica è necessaria. Questo è quanto attesta la perizia effettuata il 24 febbraio 2016: “la copertura è composta da lastre rette ondulate in cemento – amianto su fabbricato comunale e i materiali sono danneggiati”.

Infatti, come risaputo, se i materiali sono friabili le fibre di amianto possono disperdersi nell’aria ed essere inalate. E basta respirarne anche poche per ammalarsi.

Infatti, la fibra killer, può portare, anche dopo anni di latenza, mesotelioma (tumore strettamente correlato all’esposizione e/o inalazione alle fibre di amianto, tumore al polmone, alla laringe, alla faringe e altre patologie asbesto correlate.

Secondo la relazione tecnica è necessario: “un intervento di bonifica mediante rimozione, incapsulamento o confinamento dell’amianto. La bonifica può riguardare l’intera installazione o essere circoscritta alle aree dell’edificio in cui si determina un rilascio di fibre. Quando si presentano situazioni di incerta classificazione è necessaria anche un’indagine ambientale che misuri la concentrazione di fibre aerodisperse”.

E, si sottolinea nella perizia che il capannone situato a Civitanova Marche (MC) in Via Martiri di Belfiore “deve essere sottoposto, entro un anno dalla data odierna e cioè entro il mese di marzo 2017, a un intervento di bonifica ex art. 7 del D.M. 6/09/94 privilegiando la rimozione come unica soluzione possibile”.

Dal 2017 non è ancora stato fatto nulla

amianto
Capannone in cemento-amianto vicino la scuola elementare “Anita Garibaldi”

Questo a discapito dei bambini e delle persone che lavorano nella scuola. Eppure, il padre del ragazzo che ormai frequenta le scuole medie ha provato in tutti i modi a sollecitare sia i genitori sia le autorità competenti.

“All’inizio mi sono rivolto ai genitori dei compagni di mio figlio – dichiara Paolo nell’intervista – e al direttore scolastico ma non ho trovato appoggio. La mia intenzione era quella di raccogliere firme da presentare a chi di competenza per segnalare la presenza dell’edificio pericoloso e per fare in modo che fosse rimosso al fine di tutelare i bambini dall’esposizione all’amianto.
Mio figlio per cinque anni è stato esposto alle fibre di amianto. Pensavo che i responsabili del settore, in seguito alla mia dichiarazione, si sarebbero mossi celermente e avrebbero verificato e, se necessario, bonificato.
Ma così non è stato
”.

La risposta della Asl riguardo la rimozione dell’amianto

La Asl aveva risposto a Paolo che gli specialisti avrebbero rimosso l’amianto entro un anno. Ma questo non è avvenuto. Così ha deciso di fare un’altra segnalazione per sottolineare l’inefficienza e l’inottemperanza del Comune e di coloro che erano stati informati.
Nell’email di risposta viene dichiarato che il capannone è solo in parte di proprietà comunale. Una parte appartiene a un privato. Questo avrebbe allungato le procedure e, considerando anche che in quel periodo si svolgevano le elezioni amministrative, il tutto avrebbe rallentato i lavori.
Ma siamo nel 2021.

“La Asl mi ha risposto che avrebbero bonificato entro un anno e nel 2017 ho atteso invano. La risposta alle mie e-mail era sempre la stessa. Dissero che, dato la situazione a livello burocratico era complessa, la struttura sarebbe rimasta così e che l’eternit non avrebbe comportato gravi problemi.
Nel 2018 hanno dichiarato che avevano stanziato dei soldi per la bonifica. Comprendo il ritardo, forse dovuto alla pandemia, ma non penso che possano passare dieci anni a discapito della salute degli esposti.


La politica locale deve occuparsi di tutelare la salute dei cittadini e queste problematiche burocratiche devono essere superate. Nel 2015 ho iniziato a mandare le prime raccomandate per sollecitare la bonifica del capannone, siamo nel 2021 e la situazione è rimasta invariata. Ho deciso di contattare l’Osservatorio Nazionale Amianto per segnalare la presenza di questo capannone e ho inviato la documentazione che attesta la pericolosità delle fibre di amianto e la necessità della bonifica”.

Tutelare i cittadini dall’esposizione ad amianto

Questo è uno dei tanti casi in cui c’è qualcuno che lotta per far sì che vengano rispettate le leggi ma ci si trova davanti a un muro.
Era solo Paolo. Se gli altri genitori avessero firmato, forse le cose sarebbero andate diversamente. C’è troppo silenzio, indifferenza, paura in questa società. C’è il tacere davanti all’evidenza, all’ingiustizia. Ma solo lottando si può contrastare l’inadempienza delle leggi. Una sola goccia è importante ma sono molte quelle che scavano una roccia. E la potenza delle voci, come insegna la storia, a volte è più forte della brutale indifferenza politica.
Quest’uomo chiede giustizia, non solo per lui, ma per la salute della comunità e dei bambini. E soprattutto perché le leggi siano rispettate.

Amianto sulle spiagge e la necessità della bonifica

amianto sulla spiaggia
rifiuti sulla spiaggia

Scarti di amianto ritrovati sulle spiagge italiane

In questa estate, che ci restituisce la libertà dopo l’epidemia Covid-19, c’è ancora il problema dell’amianto sulle spiagge e la necessità della bonifica.

L’estate è ufficialmente iniziata e la stagione balneare è finalmente nel pieno della sua attività. Purtroppo però, andare al mare nasconde dei rischi. La crema solare ci protegge dai danni dei raggi UV ma spesso il vero pericolo è sotto la sabbia. Infatti, in alcune spiagge italiane sono stati ritrovati, oltre ai rifiuti di cui ci si è disfatti abusivamente, scarti di amianto.

È importante rimuovere anche dalle spiagge i residui di amianto. C’è quindi necessità di effettuare la bonifica.

Amianto sulle spiagge in diverse località estive italiane

Le pagine di cronaca locale riportano spesso notizie riguardo a ritrovamenti di questo genere. Recentemente hanno emanato il divieto di accesso alla spiaggia di Travello (Trelo) e a San Michele di Pagana. In questa parte del litorale di Rapallo, in provincia di Genova, hanno rinvenuto alcuni frammenti di amianto, probabilmente residui di vecchie tubature in Eternit.

Qualche anno fa anche a Poveromo, nella provincia di Massa e Carrara, in Toscana, hanno trovato eternit sulla spiaggia. Vari detriti, lunghi circa dieci centimetri, affioravano dalla sabbia in più punti, in particolare sulla sponda più vicina alla Liguria.

Nel 2017, anche a Viareggio, una famosa località balneare toscana, presso la spiaggia Bagno Irene, hanno ritrovato circa 50 quintali di amianto, tra cui tegole di eternit, in parte spezzate e rovinate dal tempo, e quindi ancora più pericolose per la salute.

Ma neanche la montagna si salva dall’amianto. È dei primi di giugno la notizia della scoperta di vari pannelli in eternit sul monte Ortobene, zona di Solotti, a Nuoro in Sardegna.

La necessità della bonifica e la pericolosità dell’asbesto

Tutte queste zone d’Italia hanno bisogno di una bonifica immediata. Infatti, come sostiene con forza l’Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, la prevenzione primaria, cioè la bonifica dei siti contaminati, è l’unico strumento in grado di scongiurare l’insorgere di danni alla salute.

L’amianto, chiamato anche asbesto, è molto pericoloso per l’uomo, soprattutto se è allo stato friabile. Le fibre rilasciate, infatti, sono facilmente inalabili e si depositano così all’interno degli organi delle vie aeree, provocando l’infiammazione. Questa, a sua volta, può causare l’insorgere di tumori e malattie asbesto correlate, come il mesotelioma. Gli effetti cancerogeni dei minerali di asbesto si confermano anche nell’ultima monografia dello IARC.

La diffusione dell’amianto e malattie asbesto correlate

Data la pericolosità dell’asbesto, la Legge 257 del 1992 ha vietato l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto. Tuttavia non si stabiliva nessun obbligo di bonifica.

Perciò non c’è nessuna soluzione per le 3.748.550 tonnellate di asbesto lavorate tra il 1946 e 1992, solo nel nostro Paese. Ancora oggi, infatti, in Italia, ci sono più di 40milioni di tonnellate in circa un milione di siti. Le aree contaminate comprendono più di 2400 scuole, 800 biblioteche e centri di studio e 250 ospedali.

L’edilizia è il campo in cui si è maggiormente utilizzato questo materiale tossico. In cemento amianto si creavano lastre ondulate, fognature, serbatoi d’acqua, canne fumarie e tubature di acqua potabile. Anche nel settore dei trasporti si usava l’amianto, soprattutto nella coibentazione delle carrozze ferroviarie, di navi e autobus.

La massiccia presenza di questo materiale tossico continuerà a causare una strage nella popolazione. Il picco delle patologie asbesto correlate è previsto tra il 2025 e il 2030, dato che questo tipo di malattie può avere un periodo di latenza molto lungo e può essere diagnosticata anche a distanza di quarant’anni.

Per questo sono necessarie misure urgenti e interventi di bonifica dei siti contaminati. Solo così è possibile fermare definitivamente la strage d’amianto.

La Marina Militare condannata al maxi risarcimento

strage Amianto Marina Militare

Grazie all’inarrestabile impegno dell’Avv. Ezio Bonanni, l’Osservatorio Nazionale Amianto è riuscita a portare a casa un’altra sentenza storica. In questa occasione l’associazione ha dovuto affrontare nelle aule di Tribunale la Marina Militare.

Il caso del sig. G.R.T. e la condanna alla Marina Militare

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’avv. Ezio Bonanni hanno ottenuto la condanna del Ministero Della Difesa al risarcimento dei danni per il decesso del sig. G.R.T.. La morte dell’ex sommergibilista è stata causata da un mesotelioma, neoplasia che viene contratta solo attraverso l’esposizione ad amianto.

Di amianto nei erano pieni i sommergibili della Marina Militare ma lo stesso cancerogeno era presente in quantità notevole anche nelle basi terrestri oltre che nelle unità navali.

G.R.T è stato esposto ad amianto durante il servizio di leva ed è deceduto dopo 60 anni in seguito ad una lunga agonia. I familiari della vittima, quindi la vedova e i due orfani, hanno ottenuto grande supporto dall’associazione e dal suo Presidente, che li ha rappresentati presso il Tribunale civile di Roma, sostenendo l’uso dannoso dell’amianto nelle unità navali della Marina Militare.

I dettagli della sentenza storica

Si tratta di una sentenza storica perché si fa riferimento al risarcimento massimo mai ottenuto per le vittime e il Tribunale in tal senso dichiara:

“La responsabilità del Ministero della Difesa relativamente alla patologia cancerogena di mesotelioma peritoneale e alla conseguente morte di R.T.G. e per l’effetto condanna il Ministero della Difesa al pagamento in favore di G.C, R.T.M, R.T.R., a titolo di risarcimento, iure hereditatis, dell’importo di euro 774.891,64 oltre interessi legali ex art. 1284 co 1 c.c. dalla pubblicazione della sentenza al soddisfo, da distribuire tra gli stessi in ragione dei diritti di successione legittima;

in favore di G.C, a titolo di risarcimento, iure proprio, dell’importo di euro 297.674,09 oltre interessi legali ex art. 1284 co 1 c.c. dalla pubblicazione della sentenza al soddisfo;

in favore di R.T.R., a titolo di risarcimento, iure proprio, dell’importo di euro 465.455,76 oltre interessi legali ex art. 1284 co 1 c.c. dalla pubblicazione della sentenza al soddisfo”.

Nel complesso, i familiari della vittima hanno ottenuto un risarcimento pari a 1.538.021,79€. Un milione e mezzo di euro in memoria di chi ha perso la vita per prestare un servizio al proprio Paese.

La soddisfazione di Bonanni, Presidente ONA

“Con questa sentenza storica per l’importo liquidato finalmente è stato affermato il principio che i militari di leva esposti all’amianto in servizio nella Marina Militare, come nelle altre forze armate italiane, hanno diritto al risarcimento del danno”. Dichiara l’avv. Ezio Bonanni, legale della famiglia e presidente dell’ONA.

L’epidemia amianto della Marina Militare

L’Osservatorio Nazionale Amianto conduce da anni la battaglia contro l’amianto presente nei luoghi di vita e di lavoro. Già nel 2008 aveva lanciato l’allarme, con il censimento di ben 570 casi di mesotelioma tra coloro che hanno svolto servizio nella Marina Militare italiana.

Ricordiamo che contro la Marina Militare sono pendenti ben due procedimenti penali: il primo in dibattimento presso la Corte di Appello di Venezia, prossima udienza il 7 luglio, e l’altro, c.d. MARINA TER in istruttoria dopo che la Procura generale ha avocato le indagini.

Processo Eternit: anche lo Stato si costituisce parte civile

processo Eternit
gente che sfila con un cartello per il disasstro eternit

L’imputato Stephan Schmidheiny accusato di omicidio volontario

“Quando oggi penso all’Italia provo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo Stato fallito”.  Stephan Schmidheiny

Stephan Schmidheiny, proprietario della multinazionale Eternit, è accusato per omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di 392 lavoratori affetti da patologie asbesto correlate.

L’amianto inalato dai dipendenti che lavoravano all’interno della fabbrica, ma anche coloro che vivevano nelle vicinanze, ha determinato un’epidemia di patologie asbesto correlate.

Gli effetti dell’inquinamento ambientale dovuto all’uso incontrollato dell’amianto hanno causato nel tempo un numero elevatissimo di decessi.

La Presidenza del Consiglio dei ministri si è costituita parte civile nell’udienza del 9 giugno 2021, presso l’Università del Piemonte Orientale. Nel corso dell’udienza sono intervenuti il procuratore dell’Avvocatura dello Stato, l’avv. Emilio Barile La Raia e i difensori delle parti civili.

Il processo Eternit contro l’imprenditore svizzero è rinviato al 5 luglio. In quella sede saranno sollevate dalla difesa dell’imputato le eccezioni preliminari. Questa, ha chiesto di escludere la costituzione di parte civile di Palazzo Chigi. La richiesta è stata avanzata per mancanza di interesse.

Quali sono le motivazioni per le quali il processo contro Schmidheiny è stato più volte rinviato a giudizio?

Il processo Eternit I, incardinato per il reato di disastro ambientale, ha trovato una prima conclusione con una sentenza di prescrizione. Il collegio giudicante ha ritenuto prescritti i reati di cui agli art. 434 e il 437 del Codice penale. Mentre per il capo di imputazione di omicidio volontario il dibattito è ancora in corso.

Successivamente, il Gip ha suddiviso il processo in quattro tronconi: presso il Tribunale di Torino, sede in cui hanno emesso la condanna di I grado con derubricazione del reato a omicidio colposo. Oggi è in corso il grado di appello.

Per quanto riguarda il processo presso la Corte di Assise di Napoli, la prossima udienza è fissata per il 25.06.2021 e l’ONA è costituita parte civile con l’avv. Flora Abate.

Inoltre, recentemente, si è svolta l’udienza presso la Corte di Assise di Novara per il processo Eternit Bis, filone di Casale Monferrato.

Il processo Eternit iniziò nel 2019

All’epoca dei fatti, quando iniziò il processo, nel 2019, sotto accusa oltre Schmidheiny c’era anche Louis de Cartier, uno dei manager che si occupava dello stabilimento di Casale Monferrato.

Fu emessa a carico di entrambi la sentenza di condanna a 16 anni, poi riformata in appello per il solo Schmidheiny a 18 anni. Mentre per Cartier il reato si era estinto a causa della sua morte.

Successivamente la Corte di Cassazione dichiarò tutti i capi di imputazione prescritti, per essere stati commessi, con riferimento a Casale Monferrato, fino alla chiusura dello Stabilimento (1986) e, negli anni successivi, degli altri.

Comunque, con il decorso del termine relativo alla prescrizione, fatto retroagire alla data di tale chiusura, piuttosto che facendo riferimento alla permanenza del fenomeno epidemico.

Questa era la tesi sia del Procuratore generale della Corte di Cassazione sia del magnate svizzero Schmidheiny, contro il precedente orientamento 4675/2006, processo del petrolchimico di Porto Marghera.

Per queste motivazioni, nel corso della discussione presso la Suprema Corte di Cassazione all’udienza del novembre 2014, l’avv. Bonanni, Presidente ONA, aveva evidenziato come l’evento determinante fosse quello della morte, ovvero del fenomeno epidemico, così come sostenuto dal Tribunale e poi dalla Corte di Appello di Torino.  Anno in cui chiusero in Italia gli stabilimenti Eternit. Intanto, le vittime dell’Eternit iniziarono ad aumentare.

Il Procuratore Raffaele Guariniello riaprì le indagini per il reato di omicidio volontario a carico del magnate svizzero. Il Tribunale di Vercelli ha poi rinviato a giudizio l’imputato.

Quel giorno Schmidheiny dichiarò: “Odio gli italiani. Dopo 40 anni si viene accusati di omicidio e perseguitati… e quando oggi penso all’Italia provo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo Stato fallito”.

Processo eternit: dettagli sulla fabbrica della morte

“No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente”. Martin Luther King

La multinazionale Eternit aveva sedi in diversi stati. In Italia erano cinque gli stabilimenti: Casale Monferrato, Bagnoli, Cavagnolo, Rubiera e Siracusa.

Sono più di 3200 i lavoratori della multinazionale Eternit deceduti a causa di patologie asbesto correlate.

In Italia il cemento-amianto presente in queste fabbriche ha provocato una vera e propria strage poiché ha rappresentato la seconda produttrice di eternit in Europa.

Solo con la legge 257 del 92 l’amianto è stato messo al bando in Italia. Ma tutt’ora, il minerale è presente in molti edifici, pubblici e privati, oltre che nelle tubature. Determinando così un rischio di contaminazione anche per le acque potabili.

Inoltre, è ormai noto che l’inalazione o l’ingerimento delle polveri e delle fibre di amianto rappresenta un enorme rischio per la salute umana.

Le bonifiche procedono a rilento, tra i ritardi dovuti alla burocrazia e alla politica, così come la giustizia che da anni trascina il processo Eternit alla ricerca di una condanna definitiva che in ogni caso non potrà colmare il vuoto lasciato ai familiari, per le perdite e il dolore.