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Amianto e ex dipendente bancario colpito da mesotelioma

Ezio Bonanni avvocato ONA
Ezio Bonanni avvocato ONA
L’amianto è stato utilizzato per decenni in edifici pubblici e privati, compresi alcuni istituti di credito. Sul tema è intervenuto l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, nel corso di un’intervista dedicata ai rischi legati all’esposizione professionale e alle possibili conseguenze sanitarie per i lavoratori.

Secondo quanto dichiarato dall’avvocato Bonanni, tra i casi più rilevanti vi sarebbe quello relativo a una sede bancaria di Roma, con in passato amianto, ma ora bonificata.

Le dichiarazioni dell’avvocato Bonanni

Nel corso dell’intervista, Bonanni ha spiegato che la presenza di amianto negli edifici bancari non sarebbe stata un fenomeno isolato. In particolare, ha fatto riferimento a interventi di bonifica effettuati nel tempo nella sede romana.

Secondo quanto riferito dal presidente dell’ONA, i primi interventi di rimozione sarebbero iniziati tra il 1987 e il 1991. Successivamente, sarebbe stata la stessa banca a comunicare alla ASL competente la necessità di ulteriori operazioni di bonifica per la presenza residua di materiale contenente amianto.

Bonanni ha inoltre affermato che la bonifica definitiva del complesso sarebbe stata completata nel 2013, con ulteriori rimozioni avvenute anche negli anni successivi.

I possibili rischi per i lavoratori

Durante l’intervista è stato affrontato anche il tema delle patologie asbesto-correlate. L’avvocato Bonanni ha parlato di casi che avrebbero coinvolto ex lavoratori esposti all’amianto, citando malattie come mesotelioma, tumore del polmone e asbestosi.

Secondo quanto dichiarato, alcune vicende giudiziarie sono state esaminate dalla Corte d’Appello di Roma e dall’INAIL nell’ambito di contenziosi legati al riconoscimento di malattie professionali.

Amianto e banche: un tema più ampio

L’avvocato ha sottolineato l’importanza della prevenzione, della tutela sanitaria dei lavoratori e del riconoscimento dei diritti previsti dalla normativa vigente.

L’amianto, infatti, è stato ampiamente utilizzato in passato nell’edilizia e negli impianti industriali per le sue proprietà isolanti. In Italia il suo impiego è stato vietato con la legge n. 257 del 1992.

Casaccia, mesotelioma da amianto: ai familiari risarcimento vicino al milione di euro

Amianto, (Foto free di Gerd Altmann da Pixabay)
Amianto, (Foto free di Gerd Altmann da Pixabay)

La Corte d’Appello di Roma e il Tribunale civile della Capitale hanno riconosciuto il diritto al risarcimento in favore dei familiari di un ex ricercatore tecnico deceduto a causa di un mesotelioma pleurico, patologia collegata all’esposizione ad amianto. Le sentenze hanno confermato sia i danni sofferti dal lavoratore negli ultimi mesi di vita sia il dolore subito dalla moglie e dai figli per la perdita del proprio familiare.

La vicenda riguarda F.B., ex dipendente ENEA presso il Centro ricerche di Casaccia, alle porte di Roma. L’uomo vi aveva svolto attività professionale per molti anni nell’ambito della ricerca scientifica.

La decisione dei giudici di Roma

Secondo l’avv. Ezio Bonanni, il lavoratore sarebbe stato esposto in passato a fibre di amianto presenti negli ambienti e nei materiali utilizzati durante le attività lavorative. I magistrati hanno ritenuto accertato il nesso tra l’attività professionale svolta e la malattia che ha portato al decesso del ricercatore nel 2017.

La Corte d’Appello di Roma ha respinto il ricorso presentato dall’azienda, confermando la responsabilità dell’ente in relazione all’esposizione professionale ad amianto. In particolare, è stato riconosciuto agli eredi il diritto al risarcimento dei danni maturati dal lavoratore prima della morte.

Nel dettaglio, i giudici hanno confermato:

  • 49.319 euro per danno biologico terminale;
  • 98.638 euro per danno morale catastrofale, legato alla consapevolezza della gravità della malattia e dell’esito fatale.

L’importo complessivo riconosciuto per questa parte della causa ammonta a 147.957 euro, oltre interessi e rivalutazione.

Risarcimento ai familiari per la perdita del rapporto parentale

Parallelamente, il Tribunale civile di Roma ha riconosciuto anche il danno da perdita del rapporto parentale subito dai familiari del ricercatore.

La sentenza ha disposto il pagamento di:

  • 323.377 euro in favore della moglie;
  • 254.082,40 euro a uno dei figli;
  • 259.857 euro all’altro figlio.

Il totale liquidato supera gli 837 mila euro, ai quali si aggiungono interessi legali e ulteriori somme legate al ritardato pagamento.

Complessivamente, tra le diverse voci di danno riconosciute, il valore economico delle decisioni giudiziarie si avvicina al milione di euro.

Il caso del ricercatore del Centro Casaccia

F.B. aveva lavorato presso ENEA, in precedenza CNEN, dal 1962 al 1996 con la qualifica di ricercatore tecnico nel Laboratorio Tecnologie dei Materiali del Centro Casaccia.

Nel corso del giudizio è stato ricostruito che il lavoratore avrebbe operato in ambienti nei quali erano presenti materiali contenenti amianto. La malattia professionale era stata già riconosciuta dall’INAIL prima delle pronunce civili.

Secondo i giudici, l’ente non avrebbe dimostrato di aver adottato tutte le misure necessarie per prevenire il rischio e tutelare la salute del dipendente durante l’attività lavorativa.

Amianto nei luoghi di lavoro: il tema della prevenzione

La vicenda richiama ancora una volta l’attenzione sui rischi legati all’esposizione ad amianto nei luoghi di lavoro e sull’importanza delle attività di bonifica e messa in sicurezza degli ambienti contaminati.

Il mesotelioma pleurico è una patologia frequentemente associata all’inalazione di fibre di amianto e può manifestarsi anche molti anni dopo l’esposizione. Per questo motivo, associazioni e legali che seguono casi simili sottolineano la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione, sulla sorveglianza sanitaria e sulla tutela dei lavoratori potenzialmente esposti.

Il supporto dell’Osservatorio Nazionale Amianto

La famiglia del ricercatore è stata assistita dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’associazione.

In una dichiarazione diffusa dopo le sentenze, Bonanni ha dichiarato che casi di questo tipo rappresentino ancora oggi una questione delicata per molti lavoratori che in passato hanno operato in siti dove era presente amianto.

Zero amianto, zero rischi. Toscana, 1,5 milioni per bonificare

amianto, bando
amianto, bando

La Regione Toscana accelera sulla bonifica dell’amianto e mette a disposizione 1,5 milioni di euro per interventi di rimozione negli immobili pubblici. Il nuovo finanziamento, approvato con la delibera regionale dell’11 maggio, sostiene gli enti locali impegnati nella messa in sicurezza di strutture dove sono ancora presenti materiali contenenti amianto.

L’iniziativa riguarda Comuni, Province, Unioni di Comuni e Città Metropolitana di Firenze, con contributi destinati alla rimozione di coperture, manufatti e depositi che possono rappresentare un rischio per la salute pubblica.

Amianto negli edifici pubblici: al via il nuovo bando regionale

Il piano regionale nasce con l’obiettivo di ridurre progressivamente la presenza della pericolosa sostanza sul territorio toscano. Sebbene il materiale sia vietato da anni, molte strutture costruite in passato conservano ancora componenti in eternit o cemento-amianto.

Il bando finanzia interventi di bonifica su edifici pubblici situati in Toscana, a condizione che gli immobili non siano utilizzati per attività economiche.

Potranno essere rimossi coperture e strutture in amianto e cemento amianto, materiali friabili, elementi contenenti vinyl-amianto, aree di deposito contaminate.

L’obiettivo è garantire ambienti più sicuri e ridurre i rischi legati all’esposizione alle fibre di amianto.

Contributi fino al 100% delle spese

La Regione Toscana coprirà integralmente i costi ritenuti ammissibili per gli interventi di bonifica.

Ogni progetto potrà ricevere un finanziamento massimo di 300 mila euro. Le richieste dovranno essere inviate esclusivamente online attraverso il sistema telematico regionale.

Le domande saranno valutate dal Settore regionale dedicato alle politiche ambientali, che predisporrà la graduatoria finale in base ai criteri previsti dal bando e alle risorse disponibili.

Regione Toscana: sicurezza e tutela della salute

Il presidente Eugenio Giani ha spiegato che la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici rappresenta una scelta importante per migliorare la sicurezza dei luoghi frequentati quotidianamente dai cittadini.

Secondo la Regione, contrastare la presenza di materiali nocivi nelle costruzioni pubbliche significa investire nella tutela della salute e nella qualità dell’ambiente urbano.

Anche l’assessore all’ambiente David Barontini ha evidenziato come il provvedimento aiuti concretamente gli enti locali nella gestione delle bonifiche, proseguendo il percorso già avviato negli anni precedenti con interventi dedicati a scuole e strutture sanitarie.

Perché la bonifica dell’amianto è ancora fondamentale

Per molti anni l’amianto è stato impiegato nell’edilizia grazie alle sue proprietà isolanti e resistenti al fuoco. Con il tempo, però, è emersa la pericolosità delle fibre rilasciate dai materiali deteriorati.

L’esposizione prolungata all’amianto può provocare gravi malattie respiratorie e patologie tumorali. Per questo motivo la bonifica e lo smaltimento controllato restano essenziali per proteggere cittadini e lavoratori.

La presenza di vecchie coperture o manufatti deteriorati continua infatti a rappresentare un problema in numerosi edifici costruiti prima del divieto definitivo.

Piano amianto Toscana: avanti con la riqualificazione

Il nuovo stanziamento rientra nelle azioni previste dal Piano regionale amianto e punta a favorire una progressiva riqualificazione del patrimonio pubblico.

La strategia regionale unisce sicurezza ambientale, prevenzione sanitaria e sostenibilità, promuovendo interventi che migliorano la qualità degli edifici e del territorio.

Con questa misura la Toscana conferma l’impegno verso la riduzione dei rischi ambientali e la creazione di spazi pubblici più sicuri e salubri per tutti i cittadini.

Fonte: Regione Toscana

Vittime del dovere e famigliari: benefici fiscali pensioni 2026, nuove regole INPS

(Foto di hamonazaryan1 da Pixabay)
(Foto di hamonazaryan1 da Pixabay)

Dal 2026 cambiano le regole sui benefici fiscali per i trattamenti pensionistici delle vittime del dovere, dei soggetti equiparati e dei familiari superstiti. Con la circolare INPS n. 51 del 30 aprile 2026, l’Istituto ha recepito il nuovo orientamento della Corte di Cassazione e dell’Agenzia delle Entrate, ampliando l’esenzione fiscale su tutte le pensioni percepite dai beneficiari.

La novità principale riguarda l’estensione dell’esenzione IRPEF e delle addizionali regionali e comunali a tutti i trattamenti pensionistici, anche se non collegati direttamente all’evento che ha determinato il riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Cosa prevede la nuova circolare INPS

La circolare INPS 51/2026 supera le precedenti indicazioni contenute nei messaggi INPS n. 1412 del 2017 e n. 3274 del 2017.

Fino a oggi, l’esenzione fiscale veniva applicata soltanto alle pensioni collegate all’evento che aveva dato origine al riconoscimento dello status di vittima del dovere o soggetto equiparato.

Chi ha diritto all’esenzione fiscale

L’agevolazione riguarda vittime del dovere, soggetti equiparati alle vittime del dovere e familiari dei superstiti aventi diritto.

L’esenzione si applica ai trattamenti pensionistici derivanti da iscrizioni assicurative obbligatorie. A queste sono comprese le pensioni ottenute tramite cumulo contributivo, totalizzazione, computo nella Gestione Separata.

Esenzione IRPEF su tutte le pensioni

La novità più importante introdotta dalla circolare INPS è che l’esenzione dall’IRPEF non riguarda più soltanto la pensione collegata all’evento traumatico o di servizio.

Secondo la Corte di Cassazione, infatti, la normativa deve essere interpretata in modo più ampio, garantendo una tutela economica concreta ai beneficiari.

La Cassazione, con l’ordinanza n. 4873 del 25 febbraio 2025 e con la sentenza n. 15121/2024, ha chiarito che il beneficio fiscale si estende a tutti i trattamenti pensionistici percepiti dai soggetti aventi diritto.

Da quando decorre il beneficio

L’INPS ha precisato che l’esenzione fiscale viene applicata dal primo rateo utile di pensione pagato nel 2026.

Inoltre, l’Istituto provvederà al rimborso delle trattenute fiscali già applicate sui ratei pensionistici da gennaio 2026.

Questo significa che i beneficiari riceveranno automaticamente il recupero delle somme trattenute nei primi mesi dell’anno.

Rimborso anni precedenti al 2026

Per gli anni fiscali antecedenti al 2026, il rimborso non sarà automatico.

I soggetti interessati dovranno presentare apposita istanza direttamente all’Agenzia delle Entrate, seguendo le modalità ordinarie previste per le richieste di rimborso fiscale.

Domanda e istruzioni operative

L’INPS ha annunciato che le istruzioni operative per presentare le domande di esenzione o di ricostituzione pensionistica saranno pubblicate con un successivo messaggio.

Le indicazioni riguarderanno sia le pensioni di nuova liquidazione sia quelle già in pagamento.

Perché cambia l’interpretazione della norma

Il cambiamento nasce dal consolidato orientamento della Corte di Cassazione, che ha ritenuto troppo restrittiva la precedente interpretazione dell’INPS.

Secondo i giudici, la finalità della legge è garantire un sostegno economico reale alle vittime del dovere e ai loro familiari, attraverso una tutela fiscale ampia e non limitata a una sola pensione.

Anche l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 68 del 4 dicembre 2025, ha confermato questa interpretazione invitando gli uffici territoriali a riesaminare le pratiche pendenti.

ONA e Osservatorio Vittime del Dovere

L’Osservatorio Vittime del Dovere, presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, offre assistenza gratuita a tutti i cittadini e i lavoratori esposti ad amianto e altri cancerogeni.

Amianto e vittime del dovere: la vicenda giudiziaria del maresciallo Ciro M.

Avv. Ezio Bonanni
Avv. Ezio Bonanni

La vicenda del maresciallo Ciro M., ex militare dell’Aeronautica Militare deceduto per mesotelioma, richiama l’attenzione sul tema dell’esposizione all’amianto nelle Forze Armate e sui procedimenti giudiziari avviati dai familiari per il riconoscimento dei benefici previsti dalla legge.

Secondo quanto riferito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), il caso riguarda il riconoscimento dello status di vittima del dovere e le successive azioni legali promosse dalla famiglia del militare.

Il decesso del maresciallo Ciro M.

Ciro M., maresciallo dell’Aeronautica Militare, ha attività di manutenzione sugli aeromobili durante il servizio. Nel 2015 è deceduto a causa di un mesotelioma, patologia frequentemente associata, in letteratura scientifica, all’esposizione ad amianto.

Nel 2021 è stato riconosciuto lo status di vittima del dovere. Secondo quanto dichiarato dall’Avv. Bonanni, il riconoscimento è stato concesso alla vedova, mentre sono sorte controversie in merito alla posizione degli orfani non fiscalmente a carico.

I procedimenti giudiziari

 “La famiglia ha avviato diversi procedimenti giudiziari per ottenere il riconoscimento dei benefici economici e dei risarcimenti richiesti.In particolare la vedova avrebbe ottenuto il riconoscimento di importi successivamente ricalcolati.

Mentre le richieste degli orfani non fiscalmente a carico sarebbero state inizialmente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre la Corte di Cassazione avrebbe disposto un nuovo esame della vicenda davanti alla Corte di Appello competente. Le azioni civili per il risarcimento dei danni risultano invece ancora pendenti”. – Ha affermato Bonanni.

Il tema degli orfani non a carico

Uno degli aspetti centrali della vicenda riguarda il possibile riconoscimento dei diritti agli orfani non fiscalmente a carico delle vittime del dovere.

Secondo quanto sostenuto da Bonanni, la decisione della Cassazione potrebbe avere rilievo anche in altri casi analoghi. Saranno tuttavia i giudici competenti a pronunciarsi definitivamente sulla questione nei successivi gradi di giudizio.

Amianto e Forze Armate

Negli anni il tema della presenza di amianto nelle Forze Armate è stato oggetto di dibattito pubblico, inchieste giornalistiche e contenziosi giudiziari.

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto l’attenzione si è concentrata soprattutto su alcuni comparti militari, compreso quello aeronautico. Le eventuali responsabilità nei singoli casi vengono comunque valutate dalle autorità giudiziarie competenti sulla base degli elementi disponibili e delle consulenze tecniche.

Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’ONA da anni offre attività di assistenza e tutela legale in favore dei militari e dei loro familiari nei procedimenti relativi all’esposizione ad amianto.

La vicenda giudiziaria legata alla morte del maresciallo Ciro M. è ancora in corso e saranno i tribunali competenti a definire in via definitiva le questioni aperte.

Il caso continua però ad alimentare il confronto sul tema della tutela delle vittime del dovere, dell’esposizione all’amianto nelle Forze Armate e dei diritti riconosciuti ai familiari.