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Ona, nuova proposta su cancro ed esposizioni ambientali dall’esperienza di Crotone

ONA, Ezio Bonanni e Pasquale Montilla
ONA, Ezio Bonanni e Pasquale Montilla

L’esperienza maturata nel SIN di Crotone apre la strada a un nuovo modello di ricerca sul cancro promosso dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni. L’obiettivo è andare oltre il tradizionale biomonitoraggio umano e sviluppare un approccio più ampio nello studio delle neoplasie correlate alle esposizioni ambientali e professionali.

Al centro della proposta si colloca il Protocollo di Oncotossicologia Chirurgica Prospettica, ideato dal dottor Pasquale Montilla. Consulente scientifico dell’ONA di Roma e oncologo clinico. Il progetto punta a mettere in relazione oncologia clinica, anatomia patologica, tossicologia analitica, tossicogenomica, spettrometria di massa, biomonitoraggio ed esposomica all’interno di una piattaforma unica di ricerca.

Dal biomonitoraggio a una visione integrata del tumore

Sangue e urine rappresentano strumenti essenziali per valutare l’esposizione biologica agli agenti inquinanti. Tuttavia, secondo il nuovo protocollo, questi dati potrebbero essere integrati con lo studio del tessuto tumorale fresco e delle sue caratteristiche molecolari.

La proposta prevede che, durante gli interventi chirurgici e nell’ambito di protocolli scientifici autorizzati, una parte del tessuto neoplastico venga conservata. Insieme a campioni di tessuto sano adiacente e ad altre matrici biologiche sistemiche.

Questi materiali potrebbero essere utilizzati per sviluppare studi basati su spettrometria di massa, analisi dell’esposoma e tossicogenomica. Lo scopo è comprendere in che modo le esposizioni ambientali possano essere associate a modificazioni dell’espressione genica e delle reti molecolari coinvolte nello sviluppo del tumore.

Il ruolo della tossicogenomica nella ricerca oncologica

L’elemento più innovativo della proposta riguarda la costruzione di un modello multidisciplinare. Capace di integrare dati clinici, anatomo-patologici, genomici, trascrittomici ed epidemiologici.

L’esperienza acquisita nel SIN di Crotone ha infatti evidenziato che il biomonitoraggio rappresenta soltanto una parte della ricostruzione dell’esposizione complessiva di un individuo.

Per questo motivo, l’ONA propone di verificare se l’integrazione tra chirurgia oncologica, tossicogenomica ed esposomica possa offrire una comprensione più approfondita dei processi biologici che collegano ambiente e sviluppo del cancro.

Una proposta scientifica da validare

L’Osservatorio Nazionale Amianto precisa che il protocollo non modifica gli attuali percorsi diagnostici né le procedure terapeutiche già in uso nella pratica clinica.

La proposta rappresenta invece una piattaforma metodologica di ricerca che dovrà essere sottoposta alla validazione della comunità scientifica internazionale attraverso studi indipendenti e rigorosi.

L’ambizione del progetto è creare un nuovo spazio di indagine scientifica nel quale il tessuto neoplastico non venga considerato esclusivamente come materiale destinato alla diagnosi istopatologica, ma anche come una possibile matrice biologica utile per approfondire il rapporto tra esposizioni ambientali, risposta genomica del tumore e processi di cancerogenesi.

Dall’esperienza dei SIN una nuova generazione di studi

Partendo dall’esperienza dei Siti di Interesse Nazionale e, in particolare, dal caso di Crotone, l’ONA intende contribuire allo sviluppo di una nuova generazione di studi traslazionali.

In questo modello di ricerca, biomonitoraggio, esposomica, tossicogenomica e oncotossicologia chirurgica lavorano in modo integrato per ampliare le conoscenze sulla biologia dei tumori associati alle esposizioni ambientali e professionali.

L’obiettivo finale è migliorare la comprensione dei meccanismi che collegano gli agenti inquinanti ai processi tumorali. Oltre a favorire nuove prospettive per la ricerca oncologica del futuro.

Amianto nella scuola via Tasso a Latina: al via la bonifica del plesso

amianto nelle scuole, problema internazionale. (foto AI generated)
amianto nelle scuole, problema internazionale. (foto AI generated)

La scuola di via Tasso, a Latina, sarà interessata da un intervento di bonifica che riguarderà l’intero edificio dopo il ritrovamento, nei mesi scorsi, di tracce di amianto nei pavimenti originari della struttura, realizzata nei primi anni Settanta.

L’amministrazione comunale ha illustrato il cronoprogramma dei lavori durante una seduta congiunta delle Commissioni Istruzione e Lavori Pubblici, confermando l’intenzione di completare gli interventi entro l’inizio del prossimo anno scolastico.

Lavori per 650 mila euro: ecco il cronoprogramma

Secondo quanto riferito dall’assessore ai Lavori Pubblici, Massimiliano Carnevale, l’intervento interesserà l’intero plesso scolastico. Il progetto prevede la rimozione delle pavimentazioni esistenti e la successiva posa di nuovi rivestimenti, con un investimento complessivo di circa 650 mila euro.

Il Documento di indirizzo alla progettazione è già stato predisposto. La nomina del progettista è attesa nei prossimi giorni, mentre il progetto esecutivo dovrebbe essere completato entro circa due settimane. Successivamente partirà la procedura di affidamento dei lavori.

L’obiettivo dichiarato dal Comune resta quello di concludere il cantiere prima della riapertura delle scuole a settembre. Qualora i tempi dovessero allungarsi, parte delle opere potrebbe proseguire durante la pausa natalizia.

Le preoccupazioni della scuola

Durante l’incontro è emersa anche la preoccupazione della dirigenza scolastica per le possibili ripercussioni sull’attività amministrativa dell’istituto.

Oltre alle lezioni, infatti, la sede di via Tasso ospita la segreteria, gli archivi e diversi sistemi informatici indispensabili per la gestione della scuola. In particolare, gli ultimi giorni di agosto rappresentano un periodo particolarmente delicato per l’organizzazione dell’anno scolastico.

Per limitare i disagi, è stata avanzata la proposta di suddividere il cantiere in più fasi, intervenendo su aree differenti dell’edificio senza bloccare completamente tutte le attività. Si tratta di un’ipotesi che i tecnici stanno valutando.

La chiusura della scuola era stata disposta in via precauzionale

Come Onanotiziarioamianto ne avevamo parlato mesi fa. La vicenda aveva avuto origine con la chiusura temporanea dell’edificio, decisa dal Comune di Latina dopo il ritrovamento di tracce di amianto nei pavimenti storici della scuola.

L’amministrazione aveva spiegato che il provvedimento era stato adottato esclusivamente in via precauzionale per tutelare la salute degli studenti, del personale scolastico e di tutti coloro che frequentano la struttura.

Contestualmente erano stati avviati controlli sulla qualità dell’aria mediante specifiche sonde ambientali, mentre i tecnici avevano preso in esame diverse soluzioni per mettere in sicurezza i locali, compreso l’utilizzo di resine sigillanti nelle zone maggiormente deteriorate.

Studenti trasferiti in altri plessi

Per garantire la continuità delle lezioni ed evitare il ricorso alla didattica a distanza, il Comune aveva predisposto il trasferimento degli alunni in altri edifici scolastici della città.

Tra le strutture prese in considerazione figuravano anche alcuni locali dell’ex scuola di via Varsavia, recentemente ristrutturati, così da ridurre al minimo i disagi per studenti e famiglie.

Le analisi successive hanno escluso criticità ambientali

Secondo quanto dichiarato, dopo gli interventi di manutenzione e i monitoraggi effettuati, le analisi ambientali eseguite all’interno della scuola hanno dato esito negativo.

Il Comune aveva quindi autorizzato il rientro degli studenti nell’edificio, confermando che le verifiche non avevano evidenziato rischi per la qualità dell’aria.

Nonostante ciò, l’amministrazione ha deciso di programmare una bonifica più ampia dell’intero plesso, con l’obiettivo di eliminare definitivamente i materiali contenenti amianto presenti nelle pavimentazioni originarie e garantire condizioni di sicurezza nel lungo periodo.

Amianto nelle scuole: un tema affrontato spesso dall’Osservatorio Nazionale Amianto

“Il caso della scuola di via Tasso riporta al centro dell’attenzione il tema della presenza di amianto negli edifici scolastici costruiti diversi decenni fa. Da anni l’ONA chiede interventi di censimento e bonifica dei materiali contenenti amianto ancora presenti nelle strutture pubbliche, sottolineando l’importanza della prevenzione e del monitoraggio costante per tutelare studenti, docenti e personale scolastico. Abbiamo organizzato anche diversi convegni sul tema, tra cui il recente al Campidoglio. Il problema dell’asbesto nelle scuole è internazionale.” Ha affermato l‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Fonte: Latina Today, Onanotiziarioamianto

Vedi: Il convegno ONA al Campidoglio sull’amianto nelle scuole.

Bando Amianto Toscana 2026: migliaia di euro per bonifica edifici pubblici

Foto di StartupStockPhotos da Pixabay

La Regione Toscana ha pubblicato il Bando Amianto 2026, destinato agli enti pubblici che intendono eliminare i materiali contenenti amianto dai propri immobili. L’iniziativa mette a disposizione 1,5 milioni di euro per finanziare gli interventi di bonifica, con contributi a fondo perduto che possono coprire l’intero costo dell’opera, fino a un massimo di 300.000 euro per ogni progetto.

L’obiettivo del bando è migliorare la sicurezza degli edifici pubblici, riducendo i rischi per la salute e per l’ambiente derivanti dalla presenza di amianto.

Chi può richiedere il contributo

Possono partecipare al bando gli enti pubblici con sede in Toscana, tra cui Comuni, Unioni di Comuni, Province e la Città Metropolitana di Firenze.

Ogni amministrazione può presentare più richieste di finanziamento, purché ogni domanda sia riferita a un diverso CUP. Non è invece consentito suddividere artificialmente un unico intervento in più domande, salvo particolari esigenze tecniche adeguatamente documentate.

Interventi finanziabili

Il bando sostiene gli interventi finalizzati alla “rimozione, al trasporto e allo smaltimento dell’amianto” presente negli edifici e nelle strutture pubbliche.

Sono ammesse sia le bonifiche di materiali in matrice compatta, sia quelle riguardanti materiali in matrice friabile.

Tra gli interventi finanziabili rientrano coperture e manufatti in cemento-amianto,
pavimentazioni in vinil-amianto. Oltre a materiali contenenti amianto friabile, come coibentazioni, guarnizioni e rivestimenti.

Tutti i lavori dovranno essere eseguiti nel rispetto della normativa sulla sicurezza prevista dal D.Lgs. 81/2008, con la presentazione della notifica e del piano di lavoro agli organi competenti.

Quali spese sono ammesse

Il contributo copre le spese direttamente collegate alla bonifica dell’amianto, comprese rimozione dei materiali, confezionamento, movimentazione e trasporto. Oltre al conferimento presso impianti autorizzati e oneri della sicurezza.

Sono inoltre finanziabili le spese tecniche, entro il limite del 10% dell’importo dell’intervento, comprese progettazione, direzione lavori, coordinamento della sicurezza, supporto al RUP e incentivi tecnici.

Spese escluse dal finanziamento

Non possono essere finanziati gli interventi successivi alla bonifica, come realizzazione di nuove coperture, opere di ripristino e isolamento termico. Esclusi anche lattonerie, rifacimenti murari e adeguamenti impiantistici non direttamente collegati alla rimozione dell’amianto.

L’installazione di impianti fotovoltaici o solari termici può essere prevista nel progetto e contribuire all’assegnazione di un punteggio aggiuntivo, ma dovrà essere finanziata con risorse diverse.

Requisiti degli immobili

Per poter ottenere il contributo, gli edifici devono essere di proprietà dell’ente richiedente al momento della domanda. Devono inoltre avere destinazione pubblica e non ospitare attività economiche o commerciali, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato.

Scadenze per la presentazione delle domande

Le richieste di contributo potranno essere inviate dal 2 luglio 2026, ore 9:00 al 31 agosto 2026, ore 16:00.

La domanda dovrà essere presentata esclusivamente attraverso la piattaforma telematica della Regione Toscana, utilizzando le credenziali SPID, CIE* oppure CNS. Non saranno accettate domande inviate tramite PEC o altri canali.

Ex siti militari e amianto: riconosciuta vittima del dovere

Avv. Ezio Bonanni e Luigi Abbate
Avv. Ezio Bonanni e Luigi Abbate

Amianto, un’intervista a cura di Luigi Abbate all’Avv. Ezio Bonanni su un caso di riconoscimento come vittima del dovere ad un ex militare che aveva prestato servizio alla base missilistica di Cordovado (Pordenone), ora chiusa.

“Il riferimento è alla sentenza della Corte di Appello di Milano numero 259 del 2023. La quale ha condannato il Ministero della Difesa a riconoscere l’aviere scelto Fabretti Fabio come vittima del dovere ed equiparato a vittima del dovere.” Ha affermato Bonanni.

 

Un confronto che accende l’attenzione sul tema della tutela della salute del personale militare.

Nel corso degli ultimi decenni numerose strutture civili e militari costruite nel secondo dopoguerra sono state oggetto di verifiche tecniche e interventi di adeguamento alle normative in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro. Soprattutto per le strutture dove è stata accertata la presenza di amianto.

La presenza di materiali contenenti amianto in edifici e infrastrutture realizzate tra gli anni Sessanta e Ottanta costituisce infatti una problematica che ha interessato numerosi siti italiani.

Il ruolo del monitoraggio sanitario

Gli esperti sottolineano l’importanza dei programmi di sorveglianza sanitaria rivolti al personale che abbia operato in contesti caratterizzati da particolari attività operative o tecnologiche.

La diagnosi precoce e i controlli periodici consentono infatti di individuare tempestivamente eventuali problematiche sanitarie. E di garantire l’accesso ai percorsi assistenziali più adeguati.

L’attenzione delle associazioni e delle istituzioni come l’Osservatorio Nazionale Amianto

Associazioni, enti pubblici e organizzazioni come ONA che si occupano di tutela della salute promuovono da tempo iniziative volte a migliorare la prevenzione, la raccolta dei dati epidemiologici e l’assistenza ai lavoratori e agli ex dipendenti che ritengano di aver subito danni alla salute collegati all’attività svolta.

Tra gli strumenti previsti dall’ordinamento vi sono le procedure di accertamento medico-legale e i percorsi amministrativi e giudiziari finalizzati alla verifica delle singole situazioni.

Prevenzione contro l’amianto, ricerca e informazione

“Investire nella ricerca scientifica, nella prevenzione e nell’informazione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per migliorare la tutela della salute nei luoghi di lavoro.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni.

La collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica e associazioni può contribuire a rafforzare le attività di monitoraggio e a promuovere una maggiore consapevolezza sui temi della sicurezza e della prevenzione.

Lo sguardo rivolto nel lungo termine

“La salute del personale che opera o ha operato in contesti complessi costituisce un patrimonio da proteggere attraverso controlli sanitari, aggiornamento delle procedure e diffusione delle buone pratiche di prevenzione.” Ha concluso il presidente dell’Osservatori Nazionale Amianto.

Promuovere la cultura della sicurezza significa investire nel benessere delle persone e nella qualità degli ambienti di lavoro, con benefici per l’intera collettività.

Amianto e bioplastiche: una nuova soluzione per il recupero sostenibile dei rifiuti

Amianto
Amianto in bianco e nero

Trasformare un materiale pericoloso e altamente problematico come l’amianto in una risorsa per la produzione di bioplastiche innovative e più sostenibili. È questo il risultato raggiunto da un gruppo di ricercatori italiani. Il quale ha sviluppato un nuovo approccio per il recupero e la valorizzazione di materiali contenenti asbesto dopo specifici processi di inertizzazione.

Lo studio apre nuove prospettive nel campo dell’economia circolare e della gestione dei rifiuti pericolosi. Dimostrando come sia possibile ridurre l’impatto ambientale e, allo stesso tempo, creare nuove opportunità industriali.

Lo studio sull’amianto e le bioplastiche

La ricerca è stata realizzata nell’ambito delle attività del Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano-Bicocca. Ed ha coinvolto il dottorando industriale Lorenzo Squitieri, impegnato anche nello spin-off tecnologico Graftonica. E nel gruppo di ricerca coordinato dal professor Roberto Simonutti, docente di Chimica Industriale.

Il progetto è stato seguito dal ricercatore Michele Mauri insieme a un team multidisciplinare che ha coinvolto competenze nel settore dei materiali, della mineralogia e delle tecnologie per la lavorazione delle plastiche innovative.

L’obiettivo era verificare la possibilità di riutilizzare materiali derivanti dall’amianto bonificato come componenti funzionali all’interno di matrici polimeriche biodegradabili.

Come l’amianto viene trasformato in un materiale sicuro

Uno degli aspetti centrali della ricerca riguarda il trattamento dell’amianto attraverso specifici processi termici sviluppati dal gruppo guidato dal professor Giancarlo Capitani del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra.

Grazie a queste tecnologie, il materiale originariamente contenente fibre di amianto viene convertito in una polvere minerale priva delle caratteristiche di pericolosità associate al minerale nella sua forma originaria.

La polvere ottenuta può quindi essere impiegata come materiale di riempimento all’interno del polilattico, meglio conosciuto come PLA. Una delle bioplastiche maggiormente utilizzate nella produzione industriale e nelle applicazioni di stampa tridimensionale.

Il ruolo del PLA nella produzione di bioplastiche sostenibili

Il PLA rappresenta oggi uno dei materiali più diffusi nel settore delle bioplastiche grazie alla sua origine da fonti rinnovabili e alle sue proprietà di biodegradabilità.

L’inserimento delle polveri minerali ottenute dal trattamento dell’amianto permette di ridurre il consumo di materia prima vergine e di valorizzare materiali che altrimenti richiederebbero processi di smaltimento complessi e costosi.

La sperimentazione è stata condotta utilizzando tecnologie di stampa 3D basate sul sistema Fused Granular Fabrication. Una metodologia che utilizza piccoli granuli di materiale plastico e che consente una significativa riduzione dei consumi energetici rispetto ad altri sistemi di produzione additiva.

Due materiali differenti: il ruolo del “rosso” e del “verde”

Nel corso dello studio sono stati analizzati due differenti materiali minerali ottenuti attraverso processi di trattamento distinti e identificati come “rosso” e “verde”.

Il materiale denominato “rosso” ha mostrato la capacità di essere incorporato nel PLA fino a una concentrazione del 20 per cento in peso senza compromettere le prestazioni meccaniche del materiale finale.

In alcuni casi è stato osservato anche un lieve incremento della rigidità del composito. Caratteristica che potrebbe favorire la produzione di componenti più resistenti e durevoli.

Diverso il comportamento del materiale “verde”. Questa variante possiede infatti proprietà che favoriscono la frammentazione delle catene polimeriche del PLA quando il materiale viene sottoposto per brevi periodi a temperature prossime ai 200 gradi Celsius.

Bioplastiche degradabili su richiesta

La capacità del materiale “verde” di accelerare la degradazione del PLA apre scenari particolarmente interessanti nel settore delle bioplastiche avanzate.

Sebbene il suo utilizzo comporti una lieve riduzione delle proprietà meccaniche del prodotto finale, questa soluzione potrebbe consentire la realizzazione di manufatti progettati per degradarsi in maniera controllata al termine del loro ciclo di utilizzo.

Si tratta di una prospettiva che potrebbe contribuire allo sviluppo di prodotti con un impatto ambientale inferiore e con una gestione del fine vita più efficiente.

Economia circolare e innovazione nella gestione dei rifiuti

I risultati ottenuti confermano il potenziale delle tecnologie di recupero e valorizzazione dei materiali derivanti da rifiuti complessi e ad elevato impatto ambientale.

La possibilità di integrare materiali recuperati in nuove filiere produttive costituisce uno degli obiettivi principali delle strategie europee per l’economia circolare e la sostenibilità industriale.

«Questa ricerca mostra in modo concreto come il trattamento di rifiuti pericolosi è un’opportunità per sviluppare materiali più responsabili e sostenibili» ha affermato Lorenzo Squitieri, primo autore dello studio.

Anche il ricercatore Michele Mauri ha sottolineato il valore della collaborazione interdisciplinare alla base del progetto.

«La collaborazione tra i ricercatori dei due Dipartimenti (Scienza dei Materiali e Scienza dell’ambiente e della terra). Unito all’approccio agile e innovativo della spin-off hanno portato a un risultato che supera la somma delle parti. Il momento più emozionante è stato quando l’analisi di alcuni dati apparentemente sbagliati ha rivelato invece una capacità imprevista di degradare il PLA. Ora che queste sono dimostrate, stiamo lavorando al coinvolgimento di nuovi partner per l’industrializzazione.»

Fonte: Università degli Studi Bicocca