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Giornata mondiale Fair Play: etica e valori nello sport e nella vita

World Fair Play Day 2025
World Fair Play Day 2025, l'Avv. Ezio Bonanni durante l'intervento

È stata celebrata il 19 maggio la prima Giornata mondiale del Fair Play. Nella prestigiosa Sala Koch del Senato della Repubblica, istituzioni, mondo sportivo e imprenditoriale si sono riuniti per promuovere una cultura basata sul rispetto, anche in termini di tutela dell’ambiente e delle persone.

Il termine fair play

Il fair play è il rispetto per se stessi, per gli altri, per le regole e per la vita

Ruggero Alcanterini, presidente del Comitato Nazionale Italiano Fair Play ha spiegato che il principio si applica anche ai contesti della vita quotidiana, sociali e lavorativi.

L’ Avvocato Ezio Bonanni ha posto l’accento sul legame tra etica sportiva e giustizia sociale. Presidente di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, Bonanni è un punto di riferimento in Italia nella tutela legale delle vittime dell’amianto e di altri agenti cancerogeni con 30 anni di esperienza. ONA è la più grande associazione italiana dedicata alla difesa delle vittime dell’asbesto.

L’Avv. Ezio Bonanni durante l’intervento al World Fair Play Day

“Il rispetto per la vita umana è il primo fondamento del Fair play. Questo vale nei campi di gioco, ma ancor più nei luoghi di lavoro dove ancora oggi, come accade con l’amianto, la sicurezza viene sacrificata in nome del profitto.
Non può esistere un mondo giusto senza correttezza e questo lo apprendiamo
anche dai vari teatri di guerra che affliggono il nostro mondo. Mi onore di far parte del Consiglio Direttivo Nazionale CNIFP. Essere stato eletto lo considero un
passaggio fondamentale della mia vita di intellettuale, avvocato, scrittore giornalista.
Penso che il Fairplay dovrebbe essere materia di studio per i nostri
ragazzi a partire dalle scuole” ha affermato Bonanni.

Alcanterini: c’è bisogno di una grande transizione etica

Il World Fair Play Day è un appuntamento speciale indetto all’assemblea generale dell’ONU ricordando a tutti che c’è bisogno di una grande transizione etica, di valori condivisi per l’intera umanità” ha dichiarato Ruggero Alcanterini, Presidente del Comitato Nazionale Italiano Fair Playai microfoni di ONA News.

Classe romana 1941, Alcanterini è una figura di spicco nel panorama culturale e sportivo italiano. Laureatosi in Giornalismo nel 1966, ha sviluppato una carriera poliedrica che lo ha visto protagonista in ambiti diversi ma complementari: sport, turismo, ambiente e cultura.
Appassionato bibliofilo, ha un legame profondo con la storia e i valori dello sport. Il suo interesse non si limita alla raccolta: è autore di saggi, ricerche e mostre che riflettono un approccio rigoroso e appassionato alla documentazione e alla divulgazione.
Convinto sostenitore del Fair Play, Alcanterini ha abbracciato questo principio fin dagli inizi della sua attività e lo ha portato avanti con coerenza per tutta la sua carriera, contribuendo alla sua diffusione come valore fondamentale dello sport e della convivenza civile.

La sua opera rappresenta un ponte tra memoria storica e impegno etico, testimoniando come la cultura sportiva possa essere uno strumento potente di educazione e crescita sociale.

Ruggero Alcanterini, Comitato Nazionale Italiano Fair Play

La partecipazione dei Ministri

“Mi auguro che questa opportunità che ci offre l’ONU a livello internazionale sia uno spunto
per i giorni che verranno per impegni che dobbiamo saper rispettare e promuovere costantemente. Quando parliamo di fairplay parliamo di valori alla base, di elementi quasi essenziali sia del mondo dello sport che della vita di tutti i giorni. L’auspicio è che questa occasione che si ripeterà ogni anno possa consentirci di rilanciare il nostro impegno. Dobbiamo costruire alleanze, una rete che consenta al di là delle  dei ruoli di vederci tutti
sullo stesso fronte” ha dichiarato il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi.

Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi

Interessante l’aneddoto personale raccontato dal Ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani: “la mia prima esperienza amministrativa è stata da assessore regionale allo sport. E’ stata un’esperienza bellissima che mi ha permesso di imparare moltissimo dallo sport”.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani

A rappresentare l’ONU Gherardo Casini.

Applicabilità alle imprese

Fabrizio Fasani – Centro Studi Cross Route Impresa: “il Fairplay è un abilitatore di un nuovo modo di vivere più umano, legato alla nostra natura più profonda e non alla velocità e alla scorrettezza. Siamo qui per far sì che le aziende possano avere dei comportamenti che siano etici”

Hanno preso parte all’evento, tra gli altri, Marco Mezzaroma (Presidente Sport e Salute), Roberto Novelli (Consigliere Regionale FVG), e Claudio Bardini (docente di Scienze Motorie). Presente anche la D.ssa Rossana Ciuffetti ( Direttore Sport Impact), la rappresentante CONI multicampionessa Alessandra Sensini.ì e Giuseppe Palazzo (MAECI).Tutti concordi nel riconoscere nel fair play un antidoto contro le derive culturali della nostra epoca, tra cui l’indifferenza verso la salute pubblica.

Cavalieri nella vita e nello sport, i riconoscimenti

Durante la cerimonia è stato conferito il titolo di “Cavaliere Fair Play” a  personalità che, ciascuna nel proprio ambito, hanno saputo tradurre il principio del rispetto in azioni concrete.

Katia Da Ros, CEO di Irinox, ha investito in ambienti di lavoro sani e inclusivi.
Cesare Mazzetti, Presidente della Fondazione Qualivita, ha sostenuto pratiche produttive etiche e sostenibili.
Brunello Cucinelli.

Sport, salute e dignità: una battaglia comune

Il messaggio emerso è chiaro: il fair play deve ispirare anche la politica, l’economia e la tutela della salute pubblica. In particolare, in un Paese dove l’amianto continua a mietere vittime silenziose, la promozione di una cultura del rispetto assume un valore ancora più urgente.

“Chi viola le regole del gioco mette a rischio una partita”, ha concluso l’Avv. Bonanni, “ma chi viola le regole della sicurezza mette a rischio la vita. E questo non è accettabile. Il fair play deve diventare un principio universale, che guidi ogni scelta personale, professionale e politica”.

Il video su Ona News

ONA presente all’evento in memoria di Franco Di Mare (VIDEO)

L'Avv. Ezio Bonanni intervistato
L'Avv. Ezio Bonanni intervistato durante Io sono Franco in memoria di Franco Di Mare

Come si scrive una memoria? Franco Di Mare ci ha insegnato a farlo, non con formule astratte o retoriche, ma attraverso le testimonianze e l’esperienza viva di chi c’era. Il giornalismo, per lui, era una forma alta di verità. Il suo mestiere era dare voce a ciò che altrimenti sarebbe rimasto inascoltato. E anche oggi, a un anno dalla sua scomparsa, il suo ricordo continua a parlare.

 “La guerra non è l’igiene del mondo, come diceva Tommaso Marinetti. La guerra è la malattia del mondo, causa di dolori infiniti, disastri, morte.

Ma le vittime delle guerre continuano anche quando i conflitti finiscono, come avviene con la sindrome dei Balcani, che continua a continuare anche dopo qui. I conflitti esplosi nell’ex Yugoslavia e in Kosovo sono finiti, regalando malattie da esposizione ai proiettili da uranio impoverito e tumori alle vie respiratorie causate da inalazioni di particelle di amianto. Queste vengono liberate nell’aria dalle esplosioni e dalle distruzioni di palazzi, fabbriche e complessi industriali. Le malattie colpiscono anche a distanza di molti anni, come è accaduto a me.

Io ho vissuto una vita piena di esperienze, ho fatto e visto cose straordinarie e ho attraversato la storia mentre questa si manifestava, mentre questa scriveva le sue pagine sotto i miei occhi. Sono circondato dall’amore per le persone che amano, dunque non ho recriminazioni da avanzare.”

Sono le parole suggestive in un video con Franco Di Mare, proiettato in occasione dell’evento commemorativo “Io sono Franco” svoltasi 17 maggio, nella suggestiva cornice della Sala Fellini presso Roma Eventi – Piazza di Spagna. Condotto da Federico Ruffo, l’iniziativa è nata per onorare il ricordo di un uomo che ha segnato il giornalismo italiano attraverso gli amici, i colleghi, i familiari e le storie che ha raccontato.

Uno dei più grandi reporter di guerra del giornalismo italiano

Nato a Napoli nel 1955, Franco Di Mare si era laureato in Scienze Politiche alla Federico II, iniziando la carriera giornalistica a l’Unità nei primi anni ’80. Dopo essere diventato inviato speciale e caporedattore, nel 1991 entrò in Rai nella redazione esteri del TG2 e successivamente al TG1. Ha seguito i principali conflitti degli ultimi decenni — dai Balcani al Medio Oriente — firmando reportage da zone di guerra, territori in crisi e scenari di emergenza globale. Intervistò grandi protagonisti della politica e della cultura internazionale, come Blair, Arafat, Rice e Chirac.

Dal 2003 fu anche conduttore televisivo, volto noto di Rai 1 con programmi come Unomattina e Sabato & Domenica. Autore di libri di successo, tra cui Il cecchino e la bambina e Non chiedere perché — da cui fu tratta la miniserie L’angelo di Sarajevo — fu premiato per la sua attività anche in ambito letterario. Ebbe ruoli dirigenziali in Rai fino al 2021, quando andò in pensione, continuando comunque a condurre Frontiere su Rai 3 fino al 2023.

Impegnato anche nel sociale e nella divulgazione civile, fu protagonista di campagne umanitarie e spettacoli dedicati ai diritti umani.
Muore nel 2024 a causa di un mesotelioma, contratto — secondo le sue parole — respirando particelle di amianto durante le sue missioni all’estero.

La testimonianza dell’Avvocato Ezio Bonanni

La guerra, nella sua brutalità immediata, si mostra con il fragore delle bombe, il rumore secco delle armi, le immagini strazianti delle vittime. Nell’orrore che si dilata nel tempo, il corpo di Franco Di Mare è divenuto simbolo semantico di un’altra guerra. Quella che continua anche quando il conflitto sembra essersi placato. Franco Di Mare con il mesotelioma diviene ancora una volta testimone e vittima della guerra dell’amianto, dei metalli pesanti, delle particelle invisibili che si insidiano nei corpi dei soldati, dei reporter, dei civili, per esplodere anni dopo, sotto forma di malattie incurabili come il mesotelioma. E questa è una guerra che non fa rumore, ma che uccide lo stesso.

 “Questa è una morte lenta, che si manifesta quando le telecamere sono spente, quando il mondo ha voltato pagina, ma chi ha respirato quell’aria avvelenata continua a pagare il prezzo.  Franco non è caduto sul campo di battaglia, ma la battaglia l’ha combattuta tutta, fino in fondo. Il suo corpo ha registrato il conto di un’esposizione non scelta, non consapevole, ma letale.” ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni. Franco ha scelto di raccontare anche questo: che ci sono armi invisibili, più vigliacche, che non esplodono, ma si depositano nei polmoni, nella pleura, e lì aspettano. Un’attesa che non lascia scampo.

La memoria di Franco Di Mare ci chiede questo: non solo di ricordare il giornalista coraggioso, ma di guardare in faccia le verità scomode. Perché raccontare il mondo non è solo dire ciò che accade, ma anche ciò che si nasconde. E oggi, nel suo nome, siamo chiamati a farlo.

Avv. Ezio Bonanni (ph Julia Pietrangeli per ONA)

L’uomo, il professionista, il testimone

Franco Di Mare era prima di tutto un testimone. La sua voce era una bussola morale. Chi lo ha conosciuto ne ricorda la tenacia, la profonda umanità, il rigore nel raccontare i conflitti e nel dare senso al caos. La serata commemorativa ha raccolto sul palco e in video i volti di chi ha camminato al suo fianco: Everardo Bolletta, Fabio Chiucconi, Francesca Fialdini, Marco Garavaglia, Paola Miletich, Pietro Raschillà, Benedetta Rinaldi, insieme ai contributi di Giovanna Botteri, Fabio Fazio, Beppe Fiorello, Alberto Matano, Sigfrido Ranucci.

Accanto a loro, le due figure più intime della sua vita: la figlia Stella Di Mare e la moglie Giulia Berdini.

Ad accompagnare la serata, le note struggenti della chitarra del maestro Francesco Buzzurro, caro amico del giornalista.

Fabio Chiucconi: “Ho imparato questo mestiere grazie a Franco Di Mare”

“Franco Di Mare mi ha insegnato a guardare il mondo con gli occhi della gente. Le piccole storie, lui diceva sempre, rappresentano le grandi storie. Le storie della gente comune rimangono più impresse a chi sta a casa. Poi mi ha insegnato l’umiltà. Solo con l’umiltà si riesce ad ascoltare.
Ci diceva bisogna parlare poco, facciamo parlare gli altri e ascoltiamo. Anche quando
ci ferirono a Ramallah eravamo quasi una coppia di fatto perché facevamo tutto insieme.
In quel caso ce la siamo vista veramente brutta, ma dopo la bomba che è esplosa abbiamo sorriso e ci siamo detti è tutto a posto perché siamo vivi. L’umiltà e la semplicità è guardare con gli occhi degli altri. Questo era Franco.” ha confidato alle camere di Ona News Fabio Chiucconi, giornalista che ha lavorato a lungo con il grande inviato di guerra.

Ricordi commossi anche da Everardo Bolletta, tecnico Rai di Di Mare per oltre 10 anni. con cui ha condiviso: “E’ stato un fratello con cui ho condiviso tantissimi giorni e storie della mia vita”.

Fabio Chiucconi intervistato da ONA (ph Julia Pietrangeli)

L’insegnamento di una vita

Franco Di Mare non ha scritto soltanto reportage, ha scritto pagine di memoria collettiva. Ha fatto del giornalismo un atto civile e poetico. Ha vissuto e raccontato il dolore, l’ingiustizia, ma anche la speranza, con uno stile che univa cuore e precisione, passione e rigore.

“Come si scrive una memoria?”
Si scrive con ciò che si è vissuto, e Franco Di Mare lo ha fatto fino all’ultimo giorno.
Oggi tocca a noi continuare a scriverla, con il suo esempio come guida.

In memoria di Franco Di Mare.
Testimone del nostro tempo, voce dei senza voce, uomo libero.

Macerata, possibile polvere di amianto in una busta intimidatoria

polvere bianca
Immagine esclusivamente descrittiva di polvere bianca (foto di Adrien Olichon su Unsplash)

Un tempo, per incutere terrore e minacciare, venivano recapitate le buste con dentro proiettili. Ieri a Macerata, invece è stata spedita una busta con polvere bianca all’Ispettorato territoriale del lavoro in via Lorenzoni. Il sospetto è che si tratti di amianto, per questo è scattato l’allarme con coinvolgimento della questura e della polizia scientifica.

Un messaggio di protesta per i troppi cantieri

Una dipendente ha aperto la busta destinata all’Ispettorato ed ha trovato la polvere e la missiva. Attualmente sono in corso le analisi per verificare se si tratta della sostanza pericolosa e le indagini per scoprire il responsabile.
Nel foglio, una comunicazione piuttosto limitata riguardante la presenza di “troppi” cantieri nel territorio.

Fonte.

La portata simbolica dell’uso potenziale di amianto

Qualora fosse confermato il sospetto, il messaggio evocherebbe sempre la morte nonostante la trasformazione del codice semantico. Il proiettile è stato per decenni il linguaggio della minaccia diretta, inequivocabile. Esprimeva implicitamente il concetto “sei nel mirino”, dove la morte è un’azione fisica, un atto visibile.
Se si trattasse di amianto, assisteremmo ad un salto di paradigma. La paura diventa più subdola, legata all’invisibile e contaminante.
Chi viene colpito da un proiettile muore immediatamente. Chi è colpito dall’amianto, invece, è condannato ad una morte che si potrebbe manifestare anche dopo decenni.

“Le malattie asbesto correlate possono verificarsi anche dopo 40/50 anni dall’esposizione all’amianto” ha affermato l‘Avv. Ezio Bonanni di ONA.

Il precedente nella provincia di Macerata

La provincia di Macerata non è nuova a questo genere di intimidazioni. Già nel 2015, nei due comuni di San Severino e Caldarola, era stata recapitata della polvere con un avvertimento dove quella volta era scritto esplicitamene che si trattasse di amianto.
In realtà le analisi restituirono come risultato “innocua” polvere di vetro.

 

“Io sono Franco”, la serata per celebrare la memoria di Franco Di Mare

"Io sono Franco", evento in memoria di Franco Di Mare
"Io sono Franco", evento in memoria di Franco Di Mare

Sabato 17 maggio, alle ore 20, la Sala Fellini presso Roma Eventi – Piazza di Spagna ospiterà un incontro commemorativo dal titolo “Io sono Franco”, dedicato al ricordo del giornalista e scrittore Franco Di Mare, ad un anno dalla sua scomparsa.

L’iniziativa, ideata da Jean Pierre el Kozeh e condotta da Federico Ruffo, si propone di raccontare l’uomo e il professionista attraverso le voci di amici, colleghi e compagni di viaggio, che ne hanno condiviso percorsi umani e lavorativi, dai territori di guerra alle redazioni televisive, passando per esperienze letterarie e teatrali.

La motivazione della sua scomparsa

“Mi sono preso il mesotelioma, un tumore molto cattivo. La malattia è legata alla presenza di amianto nell’aria e si prende tramite la respirazione di particelle di amianto, senza rendersene conto”  Ha affermato nel 202 Franco Di Mare, ospite di una delle puntate della trasmissione “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio.

Il giornalista è stato uno degli inviati mandato a raccontare le missioni nei Balcani.
Secondo Di Mare vi era stato l’impiego di proiettili all’uranio impoverito che liberavano nell’aria con la loro esplosione infinite particelle di amianto.

Personaggi in suo ricordo

La serata vedrà la presenza della figlia Stella Di Mare e della moglie Giulia Berdini, testimoni di un’eredità personale e professionale che continua a ispirare.

A prendere parte all’evento, salendo sul palco, saranno Everardo Bolletta, Fabio Chiucconi, Francesca Fialdini, Marco Garavaglia, Paola Miletich, Pietro Raschillà e Benedetta Rinaldi. Non mancheranno i contributi video e scritti di personalità come Giovanna Botteri, Fabio Fazio, Beppe Fiorello, Alberto Matano e Sigfrido Ranucci, che renderanno omaggio al collega e amico.

La serata sarà arricchita dalle note della chitarra del maestro Francesco Buzzurro, artista raffinato e molto apprezzato da Di Mare.

La nascita di una Fondazione ed un premio per i giovani reporter

L’evento sarà anche occasione per riflettere sul ruolo del giornalismo oggi, sulla libertà d’informazione e sul valore del racconto dal fronte, fisico o sociale che sia. Durante l’evento sarà annunciata la creazione di un Comitato promotore con l’obiettivo di costituire una Fondazione in onore di Franco Di Mare. Inoltre, a partire dal prossimo anno, verrà istituito un Premio giornalistico internazionale dedicato ai giovani reporter che si distinguono per il coraggio nel narrare storie di confine, non solo geopolitico ma anche umano.

Il ricordo dell’avvocato Ezio Bonanni che lo difese

L’Avv. Ezio Bonanni, legale del giornalista, ha raccontato spesso in tv e in un libro la sua battaglia contro il mesotelioma, malattia causata dall’amianto.

“Franco Di Mare non è stato solo un giornalista straordinario, ma un uomo di rara integrità e coraggio. Posso dire con certezza che ha affrontato la sua battaglia con dignità e profondo senso etico. Manca una voce come la sua all’informazione italiana, come uomo e come testimone del suo tempo” ha affermato Ezio Bonanni.

Il presidente ONA, l’avv. Ezio Bonanni (nella foto con il giornalista RAI Franco di Mare) «Ricordo che i tempi di latenza delle malattie collegate all’esposizione all’amianto possono arrivare anche a 60 anni»

 

 

“Attenzione all’amianto” campagna di sensibilizzazione a Trapani

Attenzione all'Amianto Trapani
locandina della campagna di Trapani "Attenzione all'Amianto"

E’ iniziata una nuova campagna informativa a Trapani per combattere la fibra killer.
Ad avviare il progetto dal titolo “Attenzione all’Amianto”, è l’Azienda Sanitaria Provinciale informativa (ASP). Promossa mediante o il Dipartimento di Prevenzione. L’iniziativa rientra nel Piano Regionale di Prevenzione 2020-2025 dell’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana.

L’amianto è una minaccia costante

Sebbene l’amianto sia stato bandito in Italia nel 1992 con la legge 257, è ancora diffuso in molte strutture. “Ci sono almeno 40 milioni di tonnellate di amianto in Italia” ha spesso ribadito l’Avv. Ezio Bonanni, presidente di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto.
Possiamo infatti trovarlo dentro numerose strutture soprattutto se costruiti dagli anni 60 a 90.
“Esistono tante malattie asbesto correlate come il mesotelioma  e vari tipi di cancro. Oltre a quello del polmone, esistono evidenze che collegano la pericolosa sostanza anche al tumore della laringe e faringe, del colon retto, le ovaie. Connesse altre patologie come l’asbestosi e gli inspessimenti polmonari” ha continuato Bonanni.

Rivolgersi solo agli esperti

Mediante locandine, banner e materiali informativi la campagna invita le persone ad astenersi ad entrare in contatto con il materiale in caso di sospetta presenza di amianto e di rivolgersi soltanto ad esperti.

Per ricevere ulteriori informazioni o segnalare situazioni a rischio, è possibile contattare l’U.O.C. Tutela della Salute e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPRESAL) dell’ASP Trapani, ai seguenti recapiti: Telefono: 0923.543022; Email: spresal@asptrapani.it.

ONA – Osservatorio Nazionale Amianto e la Guardia Nazionale

Oltre all’iniziativa di Trapani, segnaliamo che attraverso la Guardia Nazionale Amianto è possibile segnalare i luoghi in cui c’è presenza di asbesto e inviarla alle autorità competenti.

L’ONA fornisce assistenza tecnica ai proprietari di immobili con tetti in amianto e tetti in eternit o, comunque, in prossimità di siti contaminati, per la bonifica, assistenza medica e legale per esposizione ambientale. La segnalazione avviene attraverso la pagina Segnalazioni. Quindi, è possibile fare una denuncia anonima. In conclusione, la segnalazione sarà presa in carico dagli amministratori della piattaforma per iniziare la procedura di analisi ed eventualmente di bonifica e inertizzazione.

È possibile avere maggiori informazioni chiamando il numero verde 800.034.294