Il Primo Maggio costituisce una delle ricorrenze più importanti nella storia del lavoro ed in questo contesto non possiamo non ricordare le vittime dell’amianto. La sicurezza nei luoghi di lavoro, la prevenzione delle malattie professionali e il diritto alla salute sono diventati temi centrali nel dibattito sociale e giuridico contemporaneo. Il tutto anche grazie a ONA ed al lavoro instancabile dell’Avv. Ezio Bonanni, da decenni impegnato nella tutela della dignità umana sul posto di lavoro. Un principio fondamentale del diritto costituzionale e del diritto europeo.
“L’utilizzo massiccio dell’amianto ha provocato migliaia di vittime tra operai, tecnici, manutentori e cittadini esposti indirettamente alle fibre aerodisperse.” Ha affermato Bonanni.
Amianto e rivoluzione industriale: perché è stato utilizzato così a lungo
Come spesso diffuso da ONA l’amianto è un insieme di minerali fibrosi naturali appartenenti ai silicati. Le sue caratteristiche fisiche hanno favorito un impiego esteso in numerosi settori industriali. “Per gran parte del Novecento veniva utilizzato nella produzione di lastre in cemento-amianto, tubazioni, coperture edilizie, freni ferroviari, coibentazioni navali, centrali elettriche e impianti industriali.” Dichiara Bonanni.
L’industria italiana ha fatto largo uso dell’amianto soprattutto durante il boom economico del secondo dopoguerra. Fabbriche, cantieri navali, raffinerie, ferrovie e stabilimenti siderurgici hanno impiegato enormi quantità di materiale contenente fibre di asbesto. Per anni i lavoratori hanno operato senza adeguati dispositivi di protezione individuale e senza informazioni chiare sui rischi sanitari.
“Il problema principale dell’amianto deriva dalla dispersione delle fibre microscopiche nell’aria. Una volta inalate, queste particelle possono depositarsi nei polmoni e provocare malattie gravissime anche dopo decenni dall’esposizione iniziale. La lunga latenza delle patologie asbesto correlate come il mesotelioma ha contribuito a ritardare la percezione del pericolo.” Continua Bonanni.
La normativa italiana sull’amianto e la svolta della Legge 257 del 1992
In Italia la disciplina normativa sull’amianto ha subito un’evoluzione significativa nel corso degli anni. La svolta principale è rappresentata dalla Legge 257 del 1992, che ha vietato l’estrazione, la commercializzazione e la produzione di materiali contenenti amianto.
Questa legge ha segnato un punto di svolta nella tutela dei lavoratori e della salute pubblica. Il provvedimento ha imposto obblighi precisi in materia di bonifica, smaltimento e controllo ambientale. Le aziende hanno dovuto adottare procedure rigorose per la gestione dei materiali contaminati e per la protezione dei dipendenti esposti.
Successivamente il Decreto Legislativo 81 del 2008, noto come Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, ha rafforzato il quadro delle misure preventive. Il datore di lavoro è obbligato a effettuare la valutazione del rischio amianto, predisporre piani di sicurezza, fornire dispositivi di protezione individuale e garantire formazione specifica ai lavoratori.
Il sistema normativo italiano recepisce inoltre numerose direttive europee in materia di sicurezza occupazionale. L’obiettivo principale consiste nella riduzione dell’esposizione professionale e nella prevenzione delle malattie asbesto correlate.
Il diritto alla salute come diritto fondamentale del lavoratore
Il tema dell’amianto evidenzia con forza il rapporto tra lavoro e diritti fondamentali. La Costituzione italiana tutela la salute come diritto inviolabile dell’individuo e interesse della collettività. L’articolo 32 riconosce infatti la protezione sanitaria come principio cardine dell’ordinamento democratico.
Parallelamente l’articolo 41 stabilisce che l’iniziativa economica privata non possa svolgersi in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Questo principio assume particolare rilevanza nei casi di esposizione professionale a sostanze cancerogene.
Nel corso degli anni la giurisprudenza italiana ha sviluppato un orientamento sempre più rigoroso nei confronti delle aziende che non adottano adeguate misure di prevenzione. Numerose sentenze della Corte di Cassazione hanno riconosciuto la responsabilità civile e penale dei datori di lavoro per omissioni in materia di sicurezza.
Il diritto del lavoratore non riguarda soltanto la retribuzione o la stabilità occupazionale. Comprende anche il diritto a operare in ambienti salubri, sicuri e conformi alle normative tecniche vigenti.
Primo Maggio e memoria delle vittime dell’amianto
Oggi è importante un momento di riflessione sulle vittime del lavoro e sulle tragedie industriali che hanno segnato il Novecento. “Le morti causate dall’amianto costituiscono una delle più grandi emergenze sanitarie legate all’ambiente lavorativo.” Dichiara Bonanni.
“La ricorrenza del Primo Maggio assume quindi una dimensione che supera la celebrazione simbolica del lavoro. Diventa un’occasione per riaffermare il diritto a condizioni lavorative dignitose.” Continua il legale.
Lo speciale per il convegno ONA sull’amianto
In questo giorno invitiamo a visionare lo speciale giornalistico realizzato da Luigi Abbate per il convegno “Amianto, il giorno della memoria. Dalla prevenzione alla bonifica”. Tenutosi a Roma presso la Camera dei Deputati (Sala Matteotti) il 28 aprile 2026 e organizzato dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) proprio in occasione della “Giornata mondiale in memoria delle vittime dell’amianto”. Con interviste ai vari relatori intervenuti.



