Il 2011 è la data dell’entrata in vigore del divieto sull’uso dell’amianto in Israele.
Secondo la rivista “Haipo” locale, la città di Haifa in Israele continua a fare i conti con questo materiale pericoloso. Infatti molti edifici e capannoni industriali mantengono ancora coperture o strutture contenenti la sostanza. Alcune di queste si trovano in zone dismesse, altre nelle vicinanze di abitazioni o aree produttive, generando un rischio concreto per la salute pubblica.
Una legge valida ma non ancora pienamente applicata
Il provvedimento del 2011 ha vietato nuovi utilizzi dell’amianto, fissato tempi per la rimozione delle coperture friabili, e stabilito che aziende, tecnici e laboratori operassero con autorizzazione dedicata. Sono stati inoltre previsti controlli, riduzioni e sanzioni per far rispettare la legge.
Eppure, dopo quattordici anni, è ancora possibile osservare a Haifa numerosi tetti e strutture instabili in cemento-amianto, a testimonianza di un processo di bonifica non ancora concluso.
Il rischio nei contesti di conflitto
In aggiunta alle condizioni ordinarie, in regioni colpite da conflitti armati l’amianto viene esposto a nuove dinamiche di rischio. In particolare, a seguito dei bombardamenti in aree settentrionali di Israele e nella Striscia di Gaza, sarebbero stati segnalati danni a edifici contenenti amianto che possono liberare fibre nell’aria.
Un pericolo di cui ha più volte parlato anche l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto in Italia.
Secondo il Ministero della Protezione Ambientale israeliano, urti causati da razzi, esplosioni e schegge hanno danneggiato strutture in amianto-cemento, creando situazioni dove la contaminazione può diffondersi rapidamente.
Le verifiche ambientali avrebbero rilevato concentrazioni notevoli di fibre di amianto in aree colpite, con rischi che si estendono oltre l’immediato danno fisico alla struttura.
Esposizione e conseguenze sanitarie
“L’amianto è causa di malattie gravi come il mesotelioma pleurico, tumori polmonari, dell’apparato digerente e delle ovaie. L’uso di materiali contenenti amianto in passato ha esposto non solo chi lavorava direttamente con esso, ma anche chi viveva vicino a stabilimenti, o familiari che trasportavano fibre nei propri abiti.
Nel contesto bellico, la dispersione di polveri provocate da edifici danneggiati accentua l’esposizione e rende la rimozione ancora più urgente.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni.
La responsabilità della rimozione
La normativa stabilisce che per gli edifici privati la rimozione ricade sui proprietari, mentre per le aree pubbliche la responsabilità è dell’autorità locale. Come in numerosi altri Paesi del mondo, si registrano a volte ritardi nell’intervento, spesso causato da passaggi burocratici.



