La recente sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, pubblicata dopo una lunga attesa, ha riacceso il dibattito sui diritti dei figli non fiscalmente a carico delle vittime del dovere. Una pronuncia attesa per mesi, che interviene su una questione delicata e controversa, legata alla disparità di trattamento tra figli a carico e non a carico dello stesso genitore riconosciuto come vittima del dovere o equiparato.
In questa intervista di Luigi Abbate, secondo quanto chiarito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, la decisione non chiude definitivamente il tema. Ma rappresenta un passaggio importante destinato a produrre nuovi sviluppi interpretativi e giuridici.
Il contenuto della sentenza e il rinvio alla Corte d’Appello
L’assegno vitalizio da 500 euro riconosciuto dalle Sezioni Unite
La sentenza n. 34713 del 2025 delle Sezioni Unite ha stabilito che ai figli non a carico delle vittime del dovere spetta l’assegno vitalizio mensile di 500 euro. Allo stesso tempo, la Corte ha disposto il rinvio degli atti alla Corte d’Appello, lasciando aperti diversi profili applicativi.
Secondo Bonanni, il principio affermato è chiaro nel dispositivo finale, ma la motivazione appare complessa e non del tutto convincente. Le Sezioni Unite hanno cercato un equilibrio tra il superamento del precedente orientamento della Cassazione e la volontà di non sconfessarlo integralmente, applicando principi già affermati in passato anche per le vittime del terrorismo.
Perché non è stato riconosciuto lo speciale assegno vitalizio
La differenza tra assegno vitalizio e assegno speciale
Uno dei punti più critici della sentenza riguarda il mancato riconoscimento dello speciale assegno vitalizio, pari a 1.033 euro mensili. Le Sezioni Unite hanno riconosciuto soltanto l’assegno ordinario da 500 euro, senza fornire una motivazione ritenuta pienamente soddisfacente.
Secondo l’avvocato Bonanni, nulla impedisce che in futuro la Corte di Cassazione, sezione lavoro, possa rivedere il proprio orientamento e riconoscere anche l’importo più elevato. La sentenza, infatti, non preclude una futura evoluzione giurisprudenziale, soprattutto alla luce dei principi costituzionali di uguaglianza e non discriminazione.
Procedimenti in corso e sentenze già definitive
Cosa possono fare oggi i figli delle vittime del dovere
La situazione varia a seconda dello stato dei procedimenti. Nei giudizi ancora pendenti, i giudici dovranno applicare i principi fissati dalle Sezioni Unite, riconoscendo l’assegno vitalizio da 500 euro mensili.
Diverso è il caso in cui sia già intervenuta una sentenza passata in giudicato. In queste ipotesi, secondo Bonanni, “è comunque possibile presentare una nuova domanda amministrativa mirata esclusivamente all’assegno vitalizio riconosciuto dalla sentenza delle Sezioni Unite, fondandola su un fatto nuovo e su una diversa base normativa rispetto alla domanda originaria.”
Il principio di uguaglianza e la questione costituzionale
Al centro della riflessione giuridica rimane il tema della disparità di trattamento. Gli orfani, sottolinea Bonanni, sono tali indipendentemente dalla loro posizione fiscale. “La distinzione tra figli a carico e non a carico rischia di violare il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione, creando una tutela differenziata tra situazioni sostanzialmente identiche.”
Un ulteriore elemento di criticità riguarda il mancato decreto attuativo previsto dalla legge n. 266 del 2005, che equipara le prestazioni delle vittime del dovere a quelle delle vittime del terrorismo. L’assenza di questo atto ha alimentato negli anni un vasto contenzioso, che ancora oggi produce interpretazioni divergenti.
Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto e le prospettive future
L’Osservatorio Nazionale Amianto, guidato da Ezio Bonanni, continua a fornire assistenza legale e supporto ai familiari delle vittime del dovere, svolgendo un ruolo che va oltre l’ambito giuridico e assume una forte valenza sociale e di giustizia.
Il contenzioso resta aperto e destinato a evolversi, con la concreta possibilità che nuovi interventi giurisprudenziali possano ampliare ulteriormente i diritti riconosciuti ai figli delle vittime del dovere, in nome dell’equità e della parità di trattamento.



