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venerdì, Maggio 1, 2026
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Amianto e lavoro: il canto operaio dei Great Big Sea

musica
concerto (Foto free di Stefan Schweihofer da Pixabay)

La canzone “The Chemical Worker’s Song (Process Man)”, interpretata dal gruppo folk-rock canadese Great Big Sea, si distingue come una potente testimonianza delle difficoltà e dei rischi affrontati dai lavoratori esposti alle sostanze tossiche come l’amianto. Attraverso la musica, con un testo intenso ed una melodia coinvolgente, la band racconta il tema della salute sul lavoro.

Il messaggio sociale contro l’amianto

Il testo, innanzitutto, si focalizza sulle condizioni di lavoro gravose e, di conseguenza, sui danni che queste possono provocare alla salute, mettendo così in luce il sacrificio e la fatica quotidiana dei lavoratori. Inoltre, Great Big Sea sottolinea l’importanza di maggiore consapevolezza e, di conseguenza, di una protezione più efficace sul luogo di lavoro.

L’impatto culturale di “The chemical worker’s song”

La melodia accattivante, tipica della musica folk canadese, rende il messaggio facilmente accessibile e memorabile.

Great Big Sea, con la loro capacità di mescolare musica folk e rock, si sono sempre distinti per l’impegno in temi sociali e culturali. In questa canzone non si parla solo dei lavoratori esposti all’amianto ma è dedicata a tutti coloro che quotidianamente mettono a rischio la propria salute per sostenere l’economia e la società.

Il testo della canzone: il respiro delle fibre di amianto

E via ragazzi, via. Cronometreranno ogni tuo respiro.

E ogni giorno che sei in questo posto,
sei due giorni più vicino alla morte.
Ma tu vai.
Lavoro e respiro tra i fumi che attraversano il cielo
Ci sono tuoni intorno a me e c’è veleno nell’aria
C’è un odore disgustoso che sa di inferno e polvere nei miei capelli

E via ragazzi, via.
Cronometreranno ogni tuo respiro.
E ogni giorno che sei in questo posto,
sei due giorni più vicino alla morte.
Ma tu vai.

Il baratto tra vita e denaro

Beh, ho lavorato tra i filatori e respirato il fumo oleoso
Ho spalato il gesso che quasi ti fa soffocare
Sono stato immerso fino alle ginocchia nel cianuro, mi sono ammalato di ustioni caustiche
Ho lavorato duro, ne ho viste abbastanza da farti rivoltare lo stomaco
E via ragazzi, via.
Cronometreranno ogni tuo respiro.
E ogni giorno che sei in questo posto,
sei due giorni più vicino alla morte.
Ma tu vai.
Ci sono straordinari e opportunità, bonus in abbondanza
I giovani amano i loro soldi e tornano tutti per averne di più
Ma presto ti ritrovi a bussare alla porta e sembri più vecchio di quanto dovresti
Per ogni soldo guadagnato sul lavoro, paghi con carne e sangue
E via ragazzi, via.
Cronometreranno ogni tuo respiro.
E ogni giorno che sei in questo posto,
sei due giorni più vicino alla morte.
Ma tu vai.
Lavoro e respiro tra i fumi che attraversano il cielo
Ci sono tuoni tutt’intorno a me e c’è veleno nell’aria
C’è un odore disgustoso che sa di inferno e polvere nei miei capelli
E via ragazzi, via
Cronometreranno ogni tuo respiro
E ogni giorno che sei in questo posto
Sei due giorni più vicino alla morte
E via ragazzi, via
Cronometreranno ogni tuo respiro
E ogni giorno che sei in questo posto
Sei due giorni più vicino alla morte
Ma tu vai.

Il videoclip

Qui di seguito il video della canzone che vi invitiamo ad ascoltare:

Amianto, riconosciuto vittima del dovere operaio della Marina deceduto

amianto, Avv. Ezio Bonanni, esposto
Avv. Ezio Bonanni

E’ ora definitiva la sentenza del tribunale del Lavoro di Siracusa che ha riconosciuto ad un meccanico navale della Marina Militare, come vittima del dovere, dopo il suo decesso per un cancro polmonare provocato dall’esposizione all’amianto.

Aveva solo 52 anni

L’uomo, originario di Catania, aveva prestato servizio dal 1984 al 1986 presso il Maricentro di Taranto e a bordo della nave Intrepido. E’ qui che lavorava nei motori locali e dove aveva respirato le pericolose da fibre di amianto privo dei dispositivi di tutela. Nel 2017 riceve la terribile diagnosi di tumore al polmone e morire solo quattro mesi dopo lasciando una vedova e due figli.

La battaglia dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

La famiglia ha avviato la lunga e dolorosa battaglia legale con l’assistenza dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Dopo il diniego iniziale da parte delle autorita’ competenti, il tribunale ha finalmente riconosciuto l’equiparazione a vittima del dovere, con il relativo diritto a ricevere i benefici previsti per la famiglia. Il Ministero della Difesa e’ stato condannato a versare alla vedova e alla figlia circa 700 mila euro complessivi – tra speciale elargizione (300 mila euro) e vitalizi arretrati (400 mila euro) – oltre a un vitalizio mensile di circa 2 mila e 400 euro.

Le dichiarazioni dell’Avv. Ezio Bonanni

“Questa sentenza restituisce un frammento di giustizia a una famiglia segnata per sempre dalla perdita e dal silenzio istituzionale”, ha affermato Bonanni, massimo esperto della problematica amianto. “L’uomo è uno dei tanti militari che hanno servito il Paese con onore, inconsapevolmente esposti a una sostanza letale – aggiunge -. L’amianto ha ucciso in modo lento e crudele, e ancora oggi le famiglie devono affrontare processi lunghi e dolorosi per vedere riconosciuti i propri diritti. E’ una doppia ingiustizia che non possiamo piu’ tollerare”.

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Informazioni dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avv. Ezio Bonanni

 

Amianto, dall’Iran uno studio tra traffico e demolizioni edilizie

foto del traffico serale
Traffico, immagine generica (Foto free di Zdravko Shishmanov da Pixabay)

Riportiamo i dati da un nuovo studio condotto da Samira Norzaee, Siamak Darvishali, Mahdi Farzadkia, Ahmad Jonidi Jafari, Mitra Gholami, Abbas Shahsavani e Majid Kermani, pubblicato su Scientific Reports (2025).
La ricerca ha analizzato la presenza di fibre di amianto nell’atmosfera della città di Shiraz, in Iran, ed i potenziali effetti sulla salute pubblica. I risultati rivelerebbero che alcune aree urbane del territorio, soprattutto quelle ad alta densità di traffico, presenterebbero livelli preoccupanti di questo pericoloso materiale.

Amianto a Shiraz nelle zone di demolizioni edilizie

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato l’amianto come cancerogeno di classe 1, poiché può provocare malattie come l’asbestosi, il mesotelioma e il carcinoma polmonare.
Anche se l’Iran ha vietato l’importazione e l’utilizzo dell’amianto bianco nel 2007, tracce significative a Shiraz sarebbero, secondo lo studio, ancora rilevabili in prossimità di zone soggette a demolizioni edilizie.

“Questo è facilmente spiegato perché l’amianto è stato a lungo utilizzato nell’edilizia di tutto il mondo per le sue qualità isolanti e resistenti. Per questo è importantissimo rispettare tutte le norme di sicurezza in caso di lavorazioni e abbattimenti di vecchi edifici”. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni presidente di ONA.

Lo studio: dove si concentra il rischio

Secondo quanto affermato, i ricercatori avrebbero monitorato la qualità dell’aria in diversi punti della città per un anno, impiegando tecniche di microscopia a contrasto. Avrebbero poi incrociato i dati relativi alla concentrazione di amianto con variabili urbanistiche come densità stradale, popolazione, numero di stazioni autobus e presenza di aree verdi.

Sarebbero state registrati valori più elevati di presenza di amianto nelle zone ovest e sud-est della città – tra cui l’area vicino alla superstrada Shiraz Ring. Non sarebbe stata rilevata una correlazione significativa con la densità abitativa, le aree verdi o la presenza di stazioni per il trasporto pubblico.

Amianto dai freni?

Sempre nello studio pubblicato su Nature si ipotizza che una delle possibili fonti di rilascio di amianto potrebbe essere derivante dall’abrazione dei freni dei veicoli. In passato, infatti, le pastiglie dei freni potevano contenere fino al 70% di fibre di amianto. Alcuni veicoli circolanti potrebbero ancora essere dotati di materiali pericolosi.

Necessario adottare strategie per la limitazione di potenziali rischi

Questi dati evidenziano l’urgenza di adottare misure di contenimento: dalla sostituzione dei freni con materiali alternativi, alla pianificazione urbana che tenga conto dei possibili rischi ambientali legati alla mobilità e alle demolizioni degli edifici.

Fonte studio:

Norzaee S., Darvishali S., Farzadkia M., Jonidi Jafari A., Gholami M., Shahsavani A., Kermani M. (2025). Investigation of the influence of urban land use on asbestos concentration and identification of the most vulnerable areas in Shiraz, IranScientific Reports, 15, Article number: 27591. [Accesso aperto]
Indagine sull’influenza dell’uso del suolo urbano sulla concentrazione di amianto e identificazione delle aree più vulnerabili a Shiraz, Iran. Sci Rep 15 , 27591 (2025). https://doi.org/10.1038/s41598-025-12330-x
Nota: Le informazioni riportate sono esclusivamente a scopo divulgativo e necessitano di ulteriori indagini e conferme.

“Mai arrendersi” libro del col. Calcagni tocca la coscienza collettiva

Carlo Calcagni
Carlo Calcagni

Il libro Mai arrendersi di Carlo Calcagni è una testimonianza viva che obbliga chi legge a confrontarsi con il sacrificio dei militari italiani ed il peso devastante delluranio impoverito.
L’opera sarà presentata ufficialmente il 1° agosto presso l’Ex Convitto Palmieri di Lecce, in un evento patrocinato dalle istituzioni locali e dall’associazione Salento d’Amare.

Una vita provata dal dovere

Carlo Calcagni era un militare d’élite. Colonnello dell’Esercito, pilota esperto, paracadutista e atleta. Il suo destino cambia nel momento in cui, durante una missione di pace nei Balcani, viene esposto a sostanze tossiche, in particolare uranio impoverito e metalli pesanti. Una contaminazione che segnerà irrimediabilmente la sua esistenza.

Da oltre vent’anni combatte una battaglia quotidiana contro dolori insopportabili, terapie invasive, interventi e diagnosi  Ma ciò che rende unica la sua storia è la scelta consapevole di non mollare mai.

Calcagni e la forza dello sport come atto di sopravvivenza

Atleta paralimpico di alto livello, continua a gareggiare e a vincere medaglie nonostante parametri clinici che definire estremi è riduttivo.

L’introduzione di Elisabetta Trenta: un monito politico

A rafforzare il valore politico del volume è la prefazione firmata da Elisabetta Trenta, ex ministro della Difesa. Trenta racconta del proprio tentativo, quando era in carica, di riformare la normativa sull’uranio impoverito, proponendo l’inversione dell’onere della prova per facilitare il riconoscimento delle malattie professionali ai militari contaminati.

Una proposta rimasta lettera morta in Parlamento. La sua riflessione è tagliente: troppi soldati e troppe famiglie continuano a vivere in una terra di nessuno giuridica, privati di tutela, giustizia e dignità. Calcagni, con la sua storia, diventa allora portavoce di una collettività dimenticata.

La dedica di Ezio Bonanni: la (r)esistenza nobile di Calcagni

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, dedica parole toccanti a Calcagni, definendo la sua storia una “(r)esistenza” che appartiene a tutti.

“A Carlo, il mio sincero augurio. Che questa opera possa arrivare lontano.”

Bonanni sottolinea come Mai arrendersi debba essere letto come strumento di coscienza collettiva, capace di toccare nel profondo.

Il documentario Io sono il Colonnello Carlo Calcagni

Qui di seguito il docu-film di Michelangelo GRATTON per ABILITY CHANNEL che racconta la storia del Colonnello del Ruolo d’Onore Carlo Calcagni.

Amianto, l’appello dell’Avv. Bonanni: “controllo sanitario preventivo”

bonanni servizio televisivo amianto
Bonanni servizio TGR Lazio Rai News.it

In seguito alla sentenza vinta dall’ex operaio esposto all’amianto Domenico Catracchia di Anagni (FR) della VDC  (vecchio nome: Videocolor), l’Avv. Ezio Bonanni ha lanciato un appello alle istituzioni.

“Spero che questa sentenza spero possa risvegliare tanti ex miei colleghi che in primis non si sono fatti avanti.” Ha affermato Domenico Catracchia in un servizio del 28 luglio del TGR Lazio visibile su RaiNews.it

La vicenda amianto

ll Tribunale del Lavoro di Frosinone ha condannato l’Inail a riconoscere la malattia professionale causata dall’esposizione all’amianto di Domenico Catracchia, ex operaio della storica azienda “VDC Technologies SpA” (l’ex Videocolor) di Anagni, dipendente per oltre 22 anni nella sala maschere. L’uomo, originario di Frosinone e residente a Ferentino, soffre di fibrosi polmonare, una malattia cronica asbesto correlata. Dopo che nel 2020 l’Inail aveva rigettato la sua domanda di riconoscimento, l’operaio è stato costretto a rivolgersi alla giustizia, affidandosi all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservattorio Nazionale Amianto che ha seguito l’intero iter legale.

Questa sentenza  si configura come un segnale importante per tutti quei lavoratori che, come lui, sono stati esposti all’amianto.

L’appello alle istituzioni

“Questa non è solo una vittoria individuale, ma una battaglia collettiva per quei lavoratori che hanno respirato la fibra di amianto. Rivolgiamo un appello alle istituzioni affinché i lavoratori della VDC (ex Videocolor) siano sottoposti ad un controllo sanitario preventivo”. Ha dichiarato l’Avv. Ezio Bonanni.

“Oggi, Domenico ha ricevuto la giustizia che meritava. Ma la strada da percorrere è ancora lunga. Sentenze come quelle di oggi rappresentano una vittoria che ci avvicina sempre di più al giorno in cui l’amianto non sarà più un pericolo per i lavoratori e noi continueremo a lottare.” Continua il legale.

Ovviamente con questo appello non si sta affermando che tutti i lavoratori della VDC sono entrati a contatto con l’amianto, ma per estrema tutela della salute sarebbe opportuno che venissero fatte agli ex dipendenti opportune verifiche mediche, anche perché la slatentizzazione delle malattie asbeso correlate può avvenire anche dopo molti anni.

Per veder il video, clicca qui su RaiNews.it e vai al minuto -10.13.