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Addio a Beppe Vessicchio: “mio padre vittima dell’amianto”

Beppe Vessicchio, amianto
Primo piano di Beppe Vessicchio

Un caloroso saluto al direttore d’orchestra Beppe Vessicchio, scomparso l’8 novembre 2025 a Roma, a 69 anni, per una polmonite interstiziale, aveva dichiarato di essere cresciuto a Bagnoli, zona colpita dall’amianto. Amato dal pubblico per il suo volto sereno, incorniciato da una barba diventata icona, simbolo della melodia gentile che attraversa i decenni.

Un’infanzia segnata dalla strage dell’amianto in Italia

Bagnoli è un quartiere napoletano segnato per anni dalla presenza di amianto e industrie pesanti come l’area dell’ex fabbrica Eternit.
E’ qui che veniva prodotto il composto di cemento- amianto. Suo padre lavorava proprio nello stabilimento ed era era morto per una malattia causata dall’amianto.
Nel 2023, ospite di Verissimo, Beppe Vessicchio aveva parlato apertamente dei suoi problemi respiratori .
“Non è difficile pensare che quella lunga esposizione potrebbe aver contribuito alla compromissione dei suoi polmoni.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
La bonifica dell’area ex Eternit è cominciata solo nel duemilaventi e continua ancora adesso.

Bagnoli, tra amianto e infanzia nasce la passione per la musica

Ricordando la sua infanzia, aveva descritto le giornate trascorse vicino le fabbriche dove l’aria era densa di polvere grigia.

“Agli operai veniva persino dato latte da portare a casa, convinti che potesse “ripulire” i polmoni.” Ha dichiarato Vessicchio in un’intervista.
Inoltre aveva confessato di aver perso molti amici d’infanzia, vittime del mesotelioma pleurico, malattia asbesto correlata.
Da quella terra ferita era nata la sua passione per la musica e l’armonia.
La musica è la mia medicina” è il concetto che ha condiviso, con la dolcezza e la lucidità che lo hanno sempre contraddistinto.

Riportiamo qui le sue parole: Sono nato e cresciuto a Bagnoli, papà era un funzionario dell’ex Eternit. L’amianto era dappertutto. Stavamo in un comprensorio di palazzine, quattro famiglie: i superstiti oggi sono pochi. Io, mio fratello e mia sorella giocavamo con le vasche d’amianto. Poi c’erano anche gli aghi di ferro dell’Italsider: noi bambini ci divertivamo a riempire dei sacchi di terriccio e poi a passarci sotto dei magneti. Vedevamo gli aghetti.”

L’Avv. Ezio Bonanni e le dichiarazioni dell’ONA 

“Apprendere che anche il padre di Vessicchio fosse una vittima dell’amianto ci restituisce la proporzione immane del dramma. L’amianto ha sconvolto la vita di milioni di persone.” Ha aggiunto Bonanni. “Come ONA uniamo quindi al cordoglio di chi lo ricorda come maestro di armonia e umanità.”

Un successo che ha attraversato le generazioni

Considerato uno dei più grandi direttori d’orchestra e arrangiatori italiani, Beppe Vessicchio ha rappresentato per oltre quarant’anni un ponte tra cultura pop e musica colta.
Ha diretto più volte al Festival di Sanremo, collaborando con grandi nomi come Gino Paoli e Roberto Vecchioni. Nel 2001 è entrato nel talent show Amici di Maria De Filippi, dove ha insegnao direzione e arrangiamento orchestrale ai giovani cantanti.
Attivo sin dagli anni ’70 nel contesto della musica napoletana, ha collaborato con artisti come Edoardo Bennato, Peppino di Capri e Nino Buonocore.
Nel corso della carriera Vessicchio ha lavorato con anche Gino Paoli, Andrea Bocelli, Zucchero, Ornella Vanoni, Ron, Biagio Antonacci, Elio e le Storie Tese, e molti altri.

La musica come medicina

Nel libro “La musica fa crescere i pomodori. Il suono, le piante e Mozart: la mia vita in ascolto dell’armonia naturale” scritto da Peppe Vessicchio con la collaborazione di Angelo Carotenuto
racconta la sua vita, la musica, e il rapporto tra suono, piante e armonia naturale. E’ qui che si leggono le riflessioni del maestro sulla musica come energia vitale e sul suo effetto sugli esseri viventi.
Vessicchio spiega come le vibrazioni sonore possano interagire non solo con l’orecchio, ma anche con il corpo umano, influenzando il sistema endocrino, i globuli bianchi e altri parametri biologici.
Un capitolo è dedicato agli esperimenti sulle piante, in cui note armoniche e composizioni di Mozart hanno accelerato la fioritura e la crescita di coltivazioni, dimostrando che le piante percepiscono le vibrazioni sonore.
L’autore unisce musica, scienza e filosofia, mostrando come i suoni possano generare un equilibrio naturale e migliorare la vitalità.

E’ in questo passaggio poetico che possiamo quindi dedurre che Vessicchio, cresciuto in una Terra contaminata, avesse forse cercato anche attraverso la musica la cura per l’anima e per il corpo.

I funerali si sono tenuti in forma privata, nel rispetto della volontà dei familiari.

 

Controversia in Indonesia per l’amianto crisotilo

Fibra di amianto
Amianto

In Indonesia si sta aprendo una nuova disputa legale legata all’uso del cosiddetto amianto bianco (crisotilo).

Il caso indonesiano

Nel 2024 la Corte Suprema indonesiana ha stabilito che i prodotti contenenti amianto debbano riportare etichette di avvertenza sui rischi di esposizione. La decisione è arrivata dopo un ricorso presentato da organizzazioni per la salute e i diritti dei lavoratori.

Tuttavia, un gruppo industriale internazionale indonesiano ha contestato la sentenza, sostenendo che il crisotilo non rappresenti un rischio significativo per la salute. L’associazione di categoria, ha avviato un’azione legale nei confronti di alcune organizzazioni indonesiane, chiedendo un risarcimento economico e la revoca delle etichette obbligatorie.

Le posizioni contrapposte

Secondo un’associazione indonesiana che rappresenta i produttori di fibre di amianto-cemento, coinvolta in una battaglia legale con attivisti anti-amianto, il crisotilo si degraderebbe rapidamente nel sistema respiratorio e non sarebbe quindi pericoloso. L’associazione sottolinea inoltre che la sostanza non è elencata tra le sostanze soggette a restrizioni nella Convenzione di Rotterdam, che regola il commercio internazionale di prodotti chimici pericolosi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che tutte le forme di amianto, compreso il crisotilo, sono cancerogene per l’uomo e che l’esposizione può causare cancro ai polmoni, alla laringe, alle ovaie e mesotelioma pleurico.
L’OMS stima che in Indonesia muoiano ogni anno circa 1.600 persone per patologie legate all’amianto e oltre 200.000 a livello globale.

Le testimonianze dei lavoratori

Molti ex lavoratori del settore indonesiano raccontano di non aver ricevuto adeguate informazioni sui rischi.
Tra questi una ex operaia di una fabbrica tessile, a Giava Occidentale, ha scoperto di avere asbestosi dopo anni di esposizione alle fibre di amianto. Un’altra ex lavoratrice ha riferito di soffrire di difficoltà respiratorie croniche dopo dieci anni di impiego in un impianto di produzione di tessuti contenenti amianto a Jakarta.

L’uso dell’amianto in Indonesia

L’Indonesia è attualmente il terzo importatore mondiale di amianto, dopo India e Cina, con circa 150.000 tonnellate di materiale importato ogni anno, tutte di tipo crisotilo.
Secondo le stime, circa il 13% delle abitazioni del Paese ha tetti realizzati con lastre contenenti amianto, percentuale che nella capitale Jakarta sale fino al 50%.

Nonostante il numero ufficiale di decessi correlati all’amianto sia basso, le organizzazioni sindacali internazionali ritengono che i dati siano ampiamente sottostimati e che il picco dei casi di malattia potrebbe verificarsi tra diversi anni.

La questione legale

Secondo la fonte, l’associazione avrebbe citato in giudizio tre rappresentanti della rete indonesiana chiedendo scuse pubbliche e la rimozione di contenuti online che definiscono il crisotilo pericoloso.

Il caso potrebbe creare un precedente che scoraggi future iniziative di sensibilizzazione sui rischi dell’amianto in Indonesia.

Il contesto globale

Ad oggi, 73 Paesi e territori — tra cui l’Australia — hanno vietato tutte le forme di amianto. Tuttavia, il materiale continua a essere largamente impiegato in diverse aree del Sud-Est asiatico.

L’organizzazione australiana Union Aid Abroad, con il sostegno del governo di Canberra, collabora da anni con Indonesia, Vietnam e Laos per favorire una transizione verso materiali alternativi e più sicuri.

Fonte: https://www.abc.net.au/

Cagliari, bando per bonifica e rimozione amianto

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Donna al pc sulla scrivania di casa

La Città metropolitana di Cagliari ha pubblicato un bando pubblico per l’assegnazione di contributi economici destinati ai cittadini che intendono effettuare interventi di bonifica e rimozione di manufatti contenenti amianto presenti in immobili situati nel territorio.

L’iniziativa rientra nel piano regionale per la protezione, decontaminazione, smaltimento e bonifica dell’ambiente dai rischi legati all’amianto, approvato dalla Regione autonoma della Sardegna con la deliberazione n. 66/29 del 23 dicembre 2015.

Entità dei contributi

Il contributo copre fino al 60% della spesa complessiva relativa agli interventi ammessi, come specificato nella tabella allegata al bando.
L’importo massimo concedibile non potrà superare i 15.000 euro lordi per ciascun intervento.

Per gli edifici privati utilizzati per finalità pubbliche o sociali — ad esempio scuole, strutture per anziani, centri per persone con disabilità o edifici religiosi — è previsto un contributo fino al 90% delle spese ammissibili, con un limite massimo di 12.000 euro lordi.

Spese ammissibili

Ai sensi dell’articolo 7 della legge regionale n. 22 del 16 dicembre 2005, il contributo è destinato principalmente a coprire:

  • la rimozione e incapsulamento dei materiali contenenti amianto;
  • il trasporto e lo smaltimento in impianti autorizzati.

Eventuali fondi residui possono essere utilizzati per coprire le spese tecniche e di sicurezza (progettazione, redazione del piano di lavoro, ponteggi o attrezzature equivalenti), entro un limite del 30% dei costi di bonifica.

Anche gli interventi di ripristino o sostituzione dei manufatti rimossi possono rientrare nel contributo, fino al 30% delle spese documentate, purché eseguiti nel rispetto dei criteri ambientali stabiliti dalla D.G.R. n. 46/69 del 25 novembre 2022.

Chi può partecipare

Possono presentare domanda i proprietari di immobili situati nei comuni appartenenti alla Città metropolitana di Cagliari, a condizione che gli edifici siano conformi alle norme urbanistiche ed edilizie.

Sono ammessi anche i detentori dell’immobile (ad esempio usufruttuari o affittuari), purché abbiano il consenso scritto del proprietario a eseguire i lavori.

In caso di comproprietà o multiproprietà, è previsto un unico contributo per ciascun intervento di bonifica.

I benefici sono destinati agli edifici privati a uso privato o pubblico appartenenti alla Categoria 2 dell’Allegato A del D.M. Ambiente n. 101/2003.

Come presentare la domanda

Le istanze devono essere compilate esclusivamente online tramite la piattaforma digitale della Città Metropolitana di Cagliari.

Per accedere è necessario autenticarsi con una delle identità digitali riconosciute: SPIDCarta d’Identità Elettronica (CIE) o eIDAS (per cittadini esteri).

La mancata compilazione completa della domanda o la presentazione tramite canali diversi dalla piattaforma online comportano l’inammissibilità della richiesta.

Determinazione del contributo

L’importo effettivo del contributo del bando bonifica amianto di Cagliari sarà calcolato sulla base del preventivo di spesa dettagliato fornito dal richiedente, secondo le voci e le percentuali indicate nel bando ufficiale.

L’attività di ONA per la prevenzione

Da sempre l’Osservatorio Nazionale Amianto si batte per la lotta alla pericolosa sostanza responsabile di gravi patologie ed accoglie positivamente ogni iniziativa volta verso quella direzione. “Ogni bonifica è un passo avanti per un mondo e futuro migliore dove vivere,” afferma l’Avv. Ezio Bonanni, presidente di ONA.

Fonte: https://cittametropolitanacagliari.it/

Anzio, risarcimento 750.000 euro per familiari vittima amianto

Risarcimento amianto - Avvocato Ezio Bonanni, vittime del dovere
Avvocato Ezio Bonanni

È divenuta definitiva la sentenza del Tribunale di Roma che dispone un risarcimento complessivo di oltre 750mila euro a carico del ministero della Difesa in favore dei familiari di un dipendente civile del Policlinico Militare di Anzio deceduta nel 2009 per mesotelioma pleurico a causa dell’amianto.

Il provvedimento riconosce il diritto al risarcimento del danno parentale a madre, sorella e nipoti della lavoratrice. Ed ha accertato il legame tra la malattia e l’esposizione professionale ad asbesto. La notizia è stata resa nota dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA).

Il caso

Secondo quanto riportato dall’ONA, la donna aveva lavorato per circa trent’anni  inizialmente come giardiniera e successivamente con altre mansioni. L’ambiente di lavoro, in base agli accertamenti effettuati nel corso dei procedimenti giudiziari, risultava interessato dalla presenza di materiali contenenti amianto.

Una prima pronuncia del 2016 aveva già riconosciuto la presenza di amianto nella struttura, circostanza che aveva portato, negli anni successivi, alla bonifica.

La decisione del Tribunale che ha portato al risarcimento amianto

Con la recente sentenza, il Tribunale di Roma ha confermato la sussistenza del nesso causale tra la patologia e l’attività lavorativa. Il giudice ha inoltre ribadito che l’amministrazione è tenuta ad assicurare la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, in conformità alle norme vigenti.

La posizione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha sottolineato che la decisione rappresenta un riconoscimento per la famiglia della lavoratrice e un riferimento per altri casi analoghi di esposizione professionale. Il presidente dell’ONA, Ezio Bonanni, ha evidenziato l’impegno dell’associazione nel promuovere la prevenzione e la tutela delle vittime dell’amianto.

La vicenda si inserisce nel quadro più ampio delle controversie legate all’esposizione ad amianto in ambienti di lavoro pubblici e privati. In Italia, il tema continua a essere oggetto di attenzione da parte delle istituzioni e delle associazioni che si occupano di sicurezza e salute sul lavoro.

Cinesi arrestati in Georgia per tentativo di traffico uranio

uranio tre cinesi
Uranio

Le autorità georgiane avrebbero fermato tre cittadini cinesi sospettati di aver tentato di acquistare illegalmente circa 2 chilogrammi di uranio, equivalenti a circa 4,4 libbre. Secondola fonte, per il Servizio di Sicurezza dello Stato della Georgia (SSSG), i sospetti avevano pianificato di comprare la sostanza radioattiva per 400.000 dollari e di trasportarla in Cina passando per la Russia.

Contesto e importanza

La Georgia, ex stato sovietico, ospitava diversi siti nucleari prima del crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Negli ultimi anni, le autorità del paese hanno sventato numerosi tentativi di traffico illegale di materiali nucleari e radioattivi. Questi episodi evidenziano l’importanza di controlli rigorosi e di sistemi di sicurezza efficaci per prevenire il rischio di uso illecito di sostanze nucleari.

Dettagli dell’indagine

Secondo Newsweek, alcuni membri della presunta organizzazione criminale con base in Cina avevano inviato persone in Georgia per reperire uranio. Mentre uno dei cittadini arrestati si sarebbe attivamente messo alla ricerca di materiale nucleare in varie località del paese.

Il fermo è avvenuto mentre erano in corso trattative per l’acquisto dell’uranio, grazie al lavoro dei servizi di intelligence georgiani. I tre sospetti sono stati arrestati nella capitale Tbilisi, mentre le loro residenze temporanee a Tbilisi e a Batumi sono state perquisite. Uno dei fermati si trovava in Georgia senza documenti validi.

Conseguenze legali

In Georgia, l’acquisto, il trasporto o la vendita di materiali nucleari o radioattivi comporta pene fino a cinque anni di reclusione, mentre il possesso di uranio può portare a una condanna fino a dieci anni. I media locali riferiscono che i tre cittadini cinesi rischiano di affrontare fino a un decennio di carcere.

Precedenti casi di traffico di uranio

Le autorità georgiane hanno già affrontato altri episodi di traffico nucleare negli ultimi anni. Nel luglio 2025, un cittadino straniero e un georgiano erano stati arrestati per un tentativo di vendita di uranio da 3 milioni di dollari, potenzialmente destinato a dispositivi esplosivi o attacchi terroristici.

Nel maggio 2023, le autorità avevano scoperto un piano per vendere materiali radioattivi per circa 2 milioni di dollari nella città occidentale di Poti. Altri arresti risalgono a marzo 2019 e ai tre anni precedenti, tutti legati a tentativi di vendere isotopi di uranio come uranio-238 e uranio-235, quest’ultimo utilizzabile in reattori nucleari o per armi.

Reazioni degli esperti

I sospettati identificati e arrestati grazie all’uso di informazioni operative dettagliate durante le trattative illegali.

Robert Kelley, esperto nucleare presso lo Stockholm International Peace Research Institute, ha commentato che il traffico di materiali nucleari rimane un pericolo significativo, non solo perché è illegale, ma anche perché evidenzia lacune nei sistemi di controllo, contabilità e frontiera di diversi Paesi. Tuttavia, Kelley ha precisato che molti dei casi rilevati riguardano quantità piccole e uranio impoverito naturale, o leggermente arricchito, non materiale adatto per armi nucleari.

Fonte: https://www.newsweek.com/