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Amianto: Guida alla Prevenzione, Bonifica e Tutele Legali

Bonanni - copertina libro, prevenzione

Amianto, dalla prevenzione alla bonifica.” – Tutela della salute, sicurezza sul lavoro e responsabilità giuridiche.

L’Avv. Ezio Bonanni è l’autore della pubblicazione, prima edizione di ottobre 2025 a cura del Gruppo24ore, dal titolo: Amianto, dalla prevenzione alla bonifica.” – Tutela della salute, sicurezza sul lavoro e responsabilità.

L’autore, evidenzia nel testo l’importanza di una bonifica integrale, mirata alla prevenzione.

Il libro, rappresenta il contributo redatto dall’Avv.to Ezio Bonanni – Presidente ONA Osservatorio Nazionale Amianto, ed offerto grazie ai lavori svolti dall’Osservatorio.

Un indice analitico, storico e scientifico che riscostruisce le tappe fondamentali della storia del fenomeno amianto.

L’approfondimento sulle tematiche medico-scientifiche e giuridiche, consente al contempo la conoscenza di strumenti concreti di analisi e proposte operative, dirette ad orientare l’azione dei decisori pubblici.

I contenuti  proseguono aprendo l’analisi sulle emergenze in corso, ed in particolare che interessano il nostro paese sul tema della prevenzione, e gli attuali criteri tecnici di valutazione del rischio.

Creando un orizzonte di visuale sempre più aperto ed uniforme, rispetto ad una regolamentazione europea condivisibile.

Avv.to Ezio Bonanni:

“Ho voluto realizzare un’opera che fosse uno strumento concreto di consapevolezza e di azione.

La prevenzione è il primo baluardo nella difesa della salute pubblica, ma è altrettanto fondamentale garantire una bonifica efficace dei siti contaminati e una tutela legale piena per le vittime.

Questo libro nasce dall’impegno quotidiano dell’Osservatorio Nazionale Amianto e rappresenta un passo ulteriore nella battaglia per la verità, la giustizia e la salvaguardia dell’ambiente.”.

Con un approccio pragmatico, l’opera propone un vero e proprio “roadmap”: programmazione pluriennale, semplificazioni per i micro-siti, infrastrutture di smaltimento adeguate, formazione degli operatori, tutele sanitarie e giuridiche per le vittime.

Destinato a amministratori, RSPP, tecnici, giuristi, sindaci, dirigenti scolastici e cittadini, l’opera coniuga rigore e fruibilità.

Si rendono accessibili tutti gli strumenti di prevenzione sanitaria e tecnica-normativa.

Sono illustrate tutte le procedure per ottenere il risarcimento del danno, dalla fase amministrativa a quella giudiziaria. Un manuale per passare dall’allarme alal prevenzione effettiva, dalla frammentrazione all’azione concreta.

 

Amianto, Santospirito: “Riconoscere l’esposizione indiretta”

Amianto, Leonardo Antonio-Mastrovito-Paola-Maria-Santospirito, amianto domestico, decreto sicurezza
Amianto, Leonardo Antonio-Mastrovito-Paola-Maria-Santospirito

Nel nuovo decreto sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri, il Capo III rappresenta uno dei passaggi più significativi per le vittime del dovere. Abbiamo quindi intervistato Paola Santospirito, moglie di vittima del dovere. La donna si è ammalata asbestosi per le fibre di amianto inalate lavando le divise del marito, luogotenente della marina Militare Leonardantonio Mastrovito.
Santospirito ora soffre anche di un tumore al seno.

Intervista a Paola Santospirito

Se potesse fare proposte concrete al Parlamento per modificare o integrare l’art. 27 del nuovo Decreto Sicurezza quale sarebbe?
«Inserirei le esposizioni indirette DPR 510/99 art. 2 comma 3 per le mogli dei militari che si sono ammalate di malattie oncologiche o preoncologiche a causa dell’amianto e di altre sostanze nocive, lavando le tute da lavoro per avere i riconoscimenti previdenziali.

Per coloro che lavorano pur ammalate di asbestosi e non possono andare in pensione. Sempre con il riconoscimento della causa di servizio del proprio coniuge dichiarato vittime del dovere equiparato e con sentenza vinta di risarcimento danni.»

Ci sono risarcimenti economici o indennizzi che ritiene fondamentali e che oggi non vengono garantiti in modo sufficiente?
«Sì, oggi i lavoratori per ottenere risarcimenti equi devono fare ricorsi giudiziari. Perché spesso i vari enti non risarciscono in modo sufficiente. E comunque nessun risarcimento ti può restituire la salute o la vita perduta.»

Può raccontarci come l’esposizione indiretta attraverso gli indumenti di suo marito ha avuto un impatto sulla sua salute quotidiana?
«L’esposizione indiretta avviene per inalazione delle fibre rilasciate dai tessuti. A causa del lavaggio e manipolazione degli indumenti di lavoro di mio marito.
Come l’amianto che si manifesta con asbestosi ( e altre patologie asbesto correlate, n.d.r) o i metalli pesanti(uranio, tungsteno) trovati nel mio cancro al seno.»

Quali difficoltà mediche e psicologiche ha affrontato legate a queste patologie?
«La consapevolezza dell’esposizione, anche se passata, mi ha generato livelli di ansia, paura, rabbia, soprattutto collegata alla paura di sviluppare altre malattie tumorali come il terribile mesotelioma.

Si soffre di depressione, attacchi di panico e stress post-traumatico. Non si dorme la notte e tutto questo altera la qualità della vita ogni giorno.»

Che cosa ha significato per lei ottenere la sentenza del Tribunale Civile di Roma che ha riconosciuto il nesso causale tra l’esposizione indiretta e l’asbestosi?

«Ottenere questo risultato è stato grandioso per le esposizioni indirette dentro le “mura domestiche”. La prima sentenza in assoluto di riconoscimento danni in Italia.
Un grazie all’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto che ha creduto in me. Da qualche mese mi ha nominata a Taranto come coordinatrice ONA. Per aiutare altre vittime come me che si sono ammalate indirettamente. Bisogna avere cura dell’ambiente, dei luoghi di lavoro bonificando da questa sostanza killer.»

Rimini: bando 2026 per rimozione amianto, fondo da 20mila euro

Bando amianto (Foto di hamonazaryan1 da Pixabay)
Bando amianto (Foto di hamonazaryan1 da Pixabay)

Il Comune di Rimini conferma anche per il 2026 il bando per la concessione di contributi economici destinati alla rimozione e allo smaltimento di manufatti contenenti amianto presenti sul territorio comunale.

L’iniziativa, attiva dal 2010, rappresenta uno strumento strutturale di bonifica ambientale e di prevenzione sanitaria. Il bando prevede l’erogazione di incentivi a fondo perduto per i soggetti privati che affidano i lavori a imprese specializzate e autorizzate.

Amianto: quali interventi rientrano nel contributo

Possono accedere al contributo gli interventi di rimozione e smaltimento – e non quelli di incapsulamento o confinamento – effettuati e saldati nel corso dell’anno solare 2026.

Tra i manufatti ammissibili rientrano:

  • lastre e pannelli piani o ondulati per coperture;
  • pareti divisorie non portanti;
  • tubazioni per acquedotti o fognature;
  • tegole e canne fumarie;
  • serbatoi per l’acqua;
  • elementi in amianto presenti in ambito domestico, come forni, stufe, pannelli isolanti o fioriere.

L’obiettivo è favorire la progressiva eliminazione dei materiali contenenti asbesto ancora presenti in edifici privati e aree di proprietà.

Contributi amianto 2026: importo e modalità di erogazione

Per il 2026 il fondo stanziato ammonta a 20.000 euro.

Il contributo copre il 50% della spesa effettivamente sostenuta; fino a un massimo di 1.200 euro per singolo intervento, IVA inclusa.

Non sono ammesse suddivisioni artificiose di uno stesso intervento in più stralci per ottenere contributi separati. L’erogazione avverrà secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande, fino a esaurimento delle risorse disponibili.

Il contributo non comprende le spese per eventuali materiali sostitutivi né i costi di posa in opera.

Chi può presentare domanda

Possono richiedere l’incentivo:

  • i proprietari di manufatti contenenti amianto situati nel territorio comunale;
  • i soggetti in regola con la normativa urbanistica vigente;
  • i proprietari di manufatti abbandonati su suolo di loro proprietà, purché già segnalati alle autorità competenti.

La misura non è cumulabile con altre agevolazioni pubbliche. Per lo stesso intervento non possono essere percepiti ulteriori finanziamenti europei, statali, regionali o di altra natura.

Come ottenere il contributo

Per accedere al beneficio è necessario affidare la bonifica a una ditta specializzata e autorizzata alla rimozione dell’amianto.

L’elenco delle imprese abilitate, il testo integrale del bando e la modulistica sono consultabili sul sito istituzionale del Comune e sull’albo pretorio online.

I risultati del bando amianto a Rimini

Dal 2010 a oggi, secondo quanto comunicato dall’amministrazione comunale, sono stati finanziati 889 interventi, con la rimozione complessiva di oltre 1,1 milioni di chilogrammi di amianto.

Nel solo 2025 sono stati concessi 21 contributi per un importo totale di 19.700 euro, consentendo lo smaltimento di oltre 26 mila chilogrammi di materiale contenente amianto.

Come dichiarato dall’assessora alla Transizione ecologica del Comune di Rimini, Anna Montini, l’iniziativa proseguirà anche nei prossimi anni con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e tutelare la salute pubblica.

“Tutto ciò che porta alla bonifica dell’amianto e quindi alla tutela dell’ambiente è sempre un fatto positivo e meritevole di attenzione.” – Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto commentando la notizia.

Fonte: Comune di Rimini

Genesi del fenomeno amianto, prevenzione ed attuale bonifica

fibre di amianto
fibre di amianto (Foto free di Jonas Allert su Unsplash)

Genesi del fenomeno amianto, prevenzione ed attuale bonifica

PARTENDO DALLE RADICI DEL TERMINE “AMIANTO”, DAL GRECO “AMIANTOS”, TRADUCIAMO IL SIGNIFICATO IN “IMMACOLATO” OPPURE “INCORRUTTIBILE” E NE PERCORRIAMO LE TAPPE STORICHE DI OGNI SUO IMPIEGO. DEDICANDO, OPPORTUNAMENTE, UNA PARTICOLARE CIRCOSCRIZIONE APPROFONDITA ALL’AMBITO DI USO PROFESSIONALE

Sulle tracce nella storia delle patologie da amianto

Innanzitutto, si tratta di un minerale naturale e dalla struttura microcristallina. Una delle peculiarità più importanti risiede nell’aspetto fibroso, impiegato nelle costruzioni attraverso il composto “cemento-carta-amianto”, brevettato dall’ingegnere austriaco Ludwig Hatschek nel 1901.

Ma, le radici storiche sono ancora più lontane, infatti, già Plinio il Vecchio in “Naturalis Historia“, (Gaio Plinio Secondo, 23-79 d.C.) Incredibile viaggio alla scoperta dell’amianto ne fece uso del termine. Realizzandone uno specifica accezione, nella variante del sinonimo di “amianto“, ossia dal greco “asbestinon” e indicandone il “lino incorruttibile e purificato dal fuoco“, cosiddetto “lino vivo“.

In quei tempi, si identificava tale materiale come un prezioso materiale proveniente dell’India. Utilizzato per confezionare i mantelli dei re e delle persone influenti ma anche teli per avvolgere i cadaveri nei riti funebri. E ne vennero riconosciuti svariati utilizzi, anche in ambiti domestici.

Interessante, riconoscere come da tempi remotissimi, in particolare relativi al II millennio a.C., la pericolosità intrinseca dell’amianto fosse già ben conosciuta.

Proprio i minatori egizi, costretti a lavorare negli insalubri e stretti cunicoli delle miniere, in prossimità del Mar Rosso, si ammalavano di silicosi.  Tale testimonianza, costituisce una prima fonte di attenzione alla cura di tali patologie. Le polveri dell’amianto, infatti, procuravano delle tecnopatie ed era assolutamente necessario, per la diagnosi e soprattutto l’anamnesi lavorativa, la sussistenza di efficaci strumenti di tutela.

"Amianto, dalla prevenzione alla bonifica." Copertina del Libro di Ezio Bonanni - Edizione 2025 Sole24ore.
“Amianto, dalla prevenzione alla bonifica.” Copertina del Libro di Ezio Bonanni – Edizione 2025 Sole24ore.

Evoluzione moderna, medicina del lavoro e industrializzazione

Nei secoli, l’avanzamento degli studi in ambito medico, riuscirono a portare a una vera e propria raccolta specializzata nel settore. E introdotta all’interno di un quadro definito della moderna medicina del lavoro. Appunto, tale fonte è del 1700, riconosciuta come il “De Morbis Artificum Diatriba” di Bernardo Ramazzini.

Appare formidabile il processo evolutivo, in cui si è sviluppato il fenomeno legato alla pericolosità dell’amianto dai suoi primi esordi.

E soprattutto, come da un punto di vista medico-scientifico ma soprattutto sociale e giuridico, abbia iniziato progressivamente a rivestire un piano rilevantissimo di attenzione ed azione concreta.

Le sfide verso l’affermazione di un processo, mirato alla prevenzione e la tutela delle patologie correlate dall’esposizione all’amianto, segnarono la storia moderna. Nel 1898, in Inghilterra fu fatta un’esplicita denuncia rispetto alla lesività delle fibre di amianto verso “la salute dei lavoratori”.

Si attribuisce tale traguardo, proprio a due ispettrici del lavoro: Adelaide Anderson e Lucy Deane.

In seguito, invece, nei corridoi ospedalieri, fu riscontrata una prepotente insorgenza di manifestazioni patologiche, legate da all’esposizione ad  all’amianto. E proprio nei pazienti affetti da tubercolosi, Pleurite risarcimento amianto.

Nel 1906, il Prof. Luigi Scarpa, al Policlinico di Torino, riuscì addirittura ad identificarne nella specie circa 30.

Dunque si definiva la specificità del fenomeno e i rischi patologici da esposizione all’amianto cominciarono a essere una realtà scientificamente comprovata.

In tale contesto evolutivo, il contributo maggiore è stato reso proprio dall’attento approccio medico ad un’appurata anamnesi ed analisi. Le stesse strettamente correlate e rese dal rapporto della sintomatologia ai fattori esterni incidenti.

La comprensione del fenomeno e degli effetti dell’amianto sulla salute delle persone è progredito negli anni, attraversando l’operato e l’analisi medica sulle manifestazioni del fenomeno e le correlate patologie.

Di conseguenza, ciò è stato proattivo, attivando e sviluppando un sistema di allerta, mirato a una corretta informazione per la popolazione, in ottica preventiva.

La tutela della salute inizia ad avanzare nella mentalità del tempo, coinvolgendo l’interesse in prima linea di distinte personalità, nei loro  ruoli rivestiti a livello sociale.

Le realtà professionali ed anche industrializzate dovettero far fronte e rispondere all’elevata casistica di decessi.

Nasceva una vera e propria disciplina, afferente alla tutela dei lavoratori e alle “malattie professionali.

Nascita e sviluppo di una tutela legale, per le vittime dell’amianto

Presto si aprirono così le porte dei Tribunali e nacque una mirata tutela legale, al fianco delle vittime di patologie professionali e da esposizione all’amianto.

Per questo, non a caso, ricordiamo il procedimento del 1906, svoltosi presso al Tribunale di Torino e confermato in Corte d’Appello l’anno successivo, sull’orizzonte della tutela dei lavoratori del settore amianto.

Gli stessi produttori di amianto, intrapresero l’azione legale nei confronti del direttore e gerente del bisettimanale “Il progresso del Canavese e delle Valli di Stura“, schierato con i lavoratori.

Questi ultimi assieme al Direttore e gerente, avevano appunto deciso di muovere una campagna di denuncia pubblica per i danni alla salute. Furono tutti chiamati in giudizio, ma il processo si chiuse con la loro assoluzione.

Nel progredire degli studi in medicina e delle pubblicazioni scientifiche, delle denunce e dei processi, si raggiunse una vera e propria codificazione.  Infatti, furono in tal senso, predisposte delle specifiche misure di tutela per l’incolumità psicofisica dei lavoratori esposti ad all’amianto.

Stiamo parlando di un lavoro unico, raccolto ufficialmente nell’ “Asbstos Industry Regulations”, (“The manipulation of asbestos and the manufacture or repair of articles composed wholly or partly of asbestos and processes incidental thereto”).

Il panorama europeo, inizia ad orientarsi e dirigere il campo di osservazione e applicazione su un unico binario. Il ‘900, si alimenta dell’adozione dei primi provvedimenti legislativi.

Nell’anno 1935, l’indagine condotta dal dott. A.J. Lanza nelle fabbriche in cui impiegavano L’amianto, dimostrava come su 126 lavoratori, almeno i 2/3 erano affetti da patologie asbesto- correlate.

In Germania, nel 1938 fu riconosciuto il primo carcinoma polmonare come malattia professionale su un lavoratore esposto ad all’amianto. Microcitoma polmonare: sintomi, terapia e sopravvivenza

Mentre, in Italia, il direttore dell’ENPI Enrico Vigliani accanto alla recensione degli studi tedeschi pubblicò, nel 1939, i risultati dell’indagine coinvolgente le provincie di Torino ed il Piemonte. Osservatorio Nazionale Amianto Piemonte

Da ciò fu possibile trarre un rapporto anatomo-patologico del primo caso di asbestosi in Italia, di un lavoratore impiegato in manifatture contenenti amianto.

Nel 1940, invece, Enrico Vigliani richiamò l’attenzione sul rischio per i lavoratori dell’industria estrattiva e manifatturiera di amianto in Piemonte.

La normativa del periodo, riporta l’introduzione dell’asbestosi come malattia professionale mediante Regio Decreto del 14.04.1927 n.530, poi trasmessa definitivamente in tempi successivi nell’art.2087 c.c..

L’avanzamento della sorprendente scoperta di Chris Wagner nel 1960

Successivi studi portati avanti nel 1960 dal patologo Chris Wagner, descrissero trentatré casi di tumori primari della pleura in abitanti della parte nord occidentale della provincia del Capo (Nord Africa), di entrambi i sessi, (età compresa tra i 31 e 68 anni).

Tra i trentatré, ventotto casi erano manifestati in minatori esposti e cinque in lavoratori esposti direttamente o indirettamente all’amianto blu, “crocidolite”, nelle colline ad ovest di Kimberley (Capo Settentrionale del Nord Africa).

Fu uno sconvolgimento del panorama scientifico, poiché per la prima volta si associavano le patologie asbesto-correlate e, in particolare, il mesotelioma, a esposizioni ambientali e non professionali.

Si collega a tale dato d’impatto rilevantissimo, come la struttura delle matrici compatte riduce tali minerali a uno stato di polvere. Ciò sia per la perdita del potere aggrappante anche nel cemento sia per le attività di manutenzione e antropiche.

Le fibre, quindi, hanno la capacità di suddividersi ulteriormente e rimanere a lungo negli ambienti di vita e lavoro.

Oltretutto, le stesse possono essere inalate, ingerite e causare l’attivazione di un processo patogeno fino alla cancerogenesi e l’epidemia. Gestione dell’amianto su centrali nucleari: sfide del decommissioning

La conferma di tale scoperta, arrivò sempre nel 1960 dal ricercatore E. Keal , e successivamente nel 1962 dal patologo J.C. Wagner, riscontrando tra i lavoratori di tessiture di amianto inglesi casi di mesotelioma peritoneale.

E tra coloro che vissero nelle vicinanze delle miniere stesse. Furono anni in cui a livello sovranazionale, emersero delle proposte a seguito di dettagliate conclusioni.

Prevenzione all’interno del contesto sovranazionale

Proprio nel 1963, al Congresso Internazionale di Madrid, W.D. Buchanan, ricercatore e funzionario medico britannico, riferì da un’analisi dell’Ispettorato del Lavoro, come nel periodo ’45-’54 era stata censita un’alta incidenza di tumori bronchiali e di mesoteliomi della pleura, peritoneo e dell’ovaio in lavoratori esposti all’amianto.

Nel 1964 durante la Conferenza sugli effetti biologici dell’amianto, organizzata dalla New York Academy of Sciences, la comunità scientifica fu impressionata dalla relazione del medico ricercatore, prof. Irving Selikoff.

Nella stessa, si leggevano come conferma delle ricerche antecedenti dei suoi colleghi, gli effetti cancerogeni dell’amianto e l’associazione con il mesotelioma come unico agente eziologico.

Il panorama del ‘900, si compose, quindi, per scienza medica, biomedica, medicina del lavoro, oncologia e medicina legale, di raccomandazioni dirette all’adozione di strumenti precisi di prevenzione.

Il fenomeno e le principali fonti normative in Italia

La concreta portata e la pericolosità dell’amianto sulla incolumità della persona, portò il Legislatore stesso ad emettere provvedimenti per impedire la lavorazione dell’amianto da parte di donne e fanciulli, (R.D. 14.06.1909, n.442, e D.M. del 17.07.1912, R.D. 07.08.1936, n.17209).

Tali testi legislativi, riportavano in dettaglio tabelle di riferimento dei lavori pericolosi. E rendevano evidenti, anche i materiali lavorati e macinati: calce, gesso, cementi, pozzolana, amianto.

Ricalcando il tessuto normativo esteso all’art.2087 c.c., si recita tale assunto indelebile:

“...nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.“.

Tale contenuto prescrittivo, costituisce la coordinata su cui si orientano le tutele per l’integrità globale dei prestatori di lavoro.

Pensiamo, come alla stessa configurazione della “colpa” si riconnetta all’imperizia ed ignoranza delle stesse conoscenze tecnico-scientifiche.

E come gli stessi: “….parametri integrativi a cui commisurare la colpa, e non potrebbe risolversi in una esimente della responsabilità per il datore di lavoro.”, (Cassazione Civile, Sez. Lav., 16 maggio 2024, n.13594 – capo 15).

    Segniamo, in particolare, la pagina buia della nostra storia legata all’amianto e le sue vittime, dopo la fine della SECONDA GUERRA MONDIALE.

Periodo in cui si è registrato il più elevato consumo di amianto.

Precisamente, dal 1945 al 1992, per una stima di 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo prodotto in Italia.

Attualmente sulla scorta della disamina temporale affrontata, nonostante le raccomandazioni dei medici del lavoro e la specifica codificazione di richiamo per le regole cautelari, si evidenziano condanne di imprenditori al risarcimento del danno subito da lavoratori affetti da asbestosi. Amianto asbesto: assistenza legale delle vittime

L’intervento legislativo in questo primo periodo fu inciso dal corollario all’art.2087 c.c. degli artt. 590 e 589 c.p., in ragione dell’art.43 c.p..

Ma, alla luce delle condizioni di rischio e pur nel rispetto delle regole cautelari, per arginare l’incombente epidemia e le patologie asbesto-correlate si approvò la Legge 27.03.1992 n.257 (“Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto.“).

Tale legge ha sancito il divieto di “estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di amianto, prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto.”, (Art.1, co. 2).

Prevenzione e bonifica, monito attuale per una sinergia istituzionale

Per concludere, sulla base dei dati record del nostro Paese riguardo l’estrazione di amianto e prodotti contenenti amianto, ne riconosciamo un problema aperto e di massima attenzione.

Purtroppo e per esempio la distinzione stessa dell’amianto friabile e quello a matrice compatta, sono termini ed accezioni poco chiare e lacunose. Considerandone lo stretto uso nel dettato normativo.

Attualmente, facciamo anche i conti con gli effetti dell’uso dell’amianto nel passato.

L’allarme ed al contempo il monito, oggi solleva un’urgente richiesta verso una maggiore coesione e sinergia da parte delle istituzioni. A favore di una bonifica in atto che possa divenire satisfattiva, completa e coordinata. Miglioramento delle tecniche di bonifica amianto

Ciò, a fronte dei dati aggiornati da parte dell’OMS sulle rilevazioni epidemiologiche, con un’incidenza riportata di 200mila decessi ogni anno, sul trend epidemiologico del 2025 in crescita di nuovi casi di mesotelioma e altre patologie amianto-correlate.

Si auspica, pertanto un operato coordinato dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), per un’azione concreta verso il contrasto a quella che possiamo definire un’altra pandemia e dell’amianto, a fronte dell’interesse collettivo e globale.

Fonti:Amianto dalla prevenzione alla bonifica” – Tutela della salute, sicurezza sul lavoro e responsabilità giuridiche – di Ezio BonanniGruppo24ore – Edizione ottobre 2025

Foto di kaboompics da Pixabay, gratuita.

 

 

Vita come missione, intervista al Colonnello Carlo Calcagni

Colonnello Carlo Calcagni
Colonnello Carlo Calcagni

Abbiamo intervistato Carlo Calcagni, colonnello nel ruolo d’onore, pilota e istruttore di elicotteri dell’Esercito Italiano e paracadutista della Folgore. E’ vittima del dovere, ferito e mutilato in servizio. Infatti nel 1996, durante una missione internazionale di pace della NATO in Bosnia-Herzegovina ha subito una massiccia contaminazione da metalli pesanti. Ciò avrebbe determinato lo sviluppo di polipatologie contro le quali combatte quotidianamente.

L’Osservatorio Nazionale Amianto presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, lo considera uno straordinario esempio di resistenza per come ha affrontato e continua a fronteggiare le avversità della vita. Calcagni è infatti atleta della Nazionale Italiana di Atletica Paralimpica e Campione del Mondo.

Intervista al Colonnello Calcagni

Colonnello Calcagni, può raccontarci come e perché ha deciso di arruolarsi nell’Esercito Italiano e quali sono stati i momenti più significativi del suo percorso formativo da giovane ufficiale?

«Ho sempre sentito il desiderio profondo di dedicare la mia vita agli altri ed ho scelto di farlo in divisa, mettendo i miei valori al servizio della collettività e della Nazione.
L’Esercito Italiano rappresentava per me una missione prima ancora che una professione.
La formazione militare mi ha insegnato disciplina, responsabilità e spirito di sacrificio.
I momenti più significativi sono stati quelli in cui ho compreso che comandare significa servire, proteggere e guidare con l’esempio, soprattutto nelle difficoltà.”

Quali esperienze operative ritiene siano state decisive nel costruire il suo approccio al servizio e alla disciplina militare?

«L’esperienza nei paracadutisti e l’attività come pilota operativo hanno segnato profondamente la mia visione del servizio. In volo impari che ogni decisione incide sulla sicurezza degli altri.
La disciplina militare non è rigidità, ma fiducia reciproca, preparazione costante e senso di responsabilità verso la squadra e verso il Paese.
È la professionalità che fa la differenza ed è quella che ti permette di affrontare situazioni estremamente difficili e pericolose, portando a termine la missione affidata.”

Come ricorda la sua partecipazione alle missioni internazionali di pace, in particolare quella nei Balcani nel 1996?

«La missione nei Balcani, a Sarajevo, è stata una delle esperienze più intense della mia vita.
Ero impiegato come pilota osservatore di elicotteri in un contesto operativo complesso, con l’obiettivo di contribuire alla stabilizzazione e salvare vite umane.
Proprio lì ho contratto un nemico invisibile, ma terribile, che ha invaso e devastato i miei organi vitali, generando la malattia che ha cambiato per sempre la mia esistenza.
Come dichiarato dallo stesso ministero della Difesa: “Calcagni ha contratto una invalidità permanente del 100% nei Balcani, dove svolgeva il più nobile dei servizi per la collettività: salvare vite umane”.
È una frase che racchiude il senso più profondo del servizio alla Patria.»

Può descrivere cosa è cambiato nella sua vita dopo l’esposizione ai metalli pesanti durante la missione internazionale e come ha affrontato la diagnosi di condizioni così gravi?

«Dopo l’esposizione a metalli pesanti e sostanze tossiche durante la missione internazionale, la mia vita è cambiata radicalmente.
Da ufficiale operativo e pilota, istruttore di volo, mi sono ritrovato a combattere una battaglia invisibile fatta di diagnosi complesse, ricoveri e terapie continue.
È stato uno shock, ma ho scelto di non fermarmi alla sofferenza: ho trasformato quella prova in una nuova missione, quella di testimoniare e dare voce a chi ha pagato con la salute il proprio servizio allo Stato.»

Oggi lei convive con una serie di patologie complesse e invalidanti. Quali sono le sfide quotidiane che affronta e come riesce a mantenere un equilibrio tra cure, terapia e vita personale?

«Le sfide quotidiane sono molte: terapie, controlli medici, momenti di fragilità fisica e, soprattutto, la burocrazia che reputo il peggiore dei mali.
Ma ho imparato che ogni giorno è un dono e va vissuto con responsabilità. L’equilibrio nasce dalla disciplina interiore, dalla famiglia e dalla volontà di continuare a costruire qualcosa di utile per gli altri, anche quando il corpo impone limiti importanti.»

In anni di terapia e sofferenza, cosa l’ha aiutata a non arrendersi davanti alle difficoltà?

«La fede nella vita, l’amore per la mia famiglia e la consapevolezza che la mia storia può essere una luce per chi vive situazioni simili.
Dopo aver vissuto esperienze al limite tra la vita e la morte, ho capito che ogni nuovo giorno è una missione.
Non ho mai smesso di credere che anche la sofferenza possa trasformarsi in forza

Dal servizio militare allo sport paralimpico: come è nata la sua passione per l’atletica e il ciclismo agonistico anche dopo la malattia?

«Lo sport è sempre stato parte della mia formazione, uno stile di vita, ma dopo la malattia è diventato uno strumento di rinascita.
È stato il mio compagno di vita e, nella malattia, mi ha aiutato a riabilitarmi, per dimostrare a me stesso che potevo ancora andare avanti.
Con il tempo è diventato un percorso agonistico che mi ha portato a conquistare titoli italiani, medaglie internazionali e record mondiali

Lo sport ha avuto un ruolo cruciale nella sua vita dopo l’infortunio. Quale significato ha per lei competere, vincere medaglie d’oro e stabilire record mondiali?

«Le medaglie rappresentano la vittoria della volontà sulla sofferenza.
Non sono solo risultati sportivi, ma simboli di resilienza.
Ogni record mondiale è un messaggio per chi pensa di non farcela: il limite più grande spesso non è fisico, ma mentale.»

Ha parlato spesso di “vivere lo sport per vivere” oltre la terapia: come pensa che questa esperienza possa ispirare altri in difficoltà?

«Lo sport insegna che si può continuare a volare anche quando sembra di non avere più le ali.
Non è solo allenamento o competizione: è dignità, rinascita e speranza.
Attraverso lo sport cerco di dimostrare che la fragilità può diventare forza e che ogni persona può trovare una nuova strada.»

Il suo messaggio – “mai arrendersi” – è diventato noto anche grazie al libro “Pedalando su un filo d’acciaio” e al docu-film “Io sono il Colonnello”. Quale parte della sua testimonianza ritiene più importante per il pubblico?

«La parte più importante è la scelta di trasformare il dolore in servizio verso gli altri.
Non racconto la mia storia per celebrare me stesso, ma per dimostrare che anche nelle prove più dure si può trovare un senso e continuare a costruire qualcosa di positivo.»

In che modo testimonianze come la sua possono contribuire alla sensibilizzazione sulle vittime del dovere e all’attenzione pubblica sulle condizioni di salute dei militari impegnati in missioni internazionali?

«Raccontare significa dare voce a tanti servitori dello Stato che spesso restano invisibili.
Le vittime del dovere non chiedono privilegi, ma riconoscimento, dignità e giustizia.
La sensibilizzazione è fondamentale per evitare che il sacrificio venga dimenticato e per garantire tutele reali a chi ha servito il Paese.»

Cosa direbbe a chi oggi sta affrontando sfide simili alle sue, sia sul piano umano sia su quello professionale?

«Direi di non smettere mai di credere nel proprio valore.
Anche quando tutto sembra crollare, esiste sempre una strada nuova.
La vera forza non è non cadere mai, ma rialzarsi ogni volta con ancora più determinazione.»

Cosa pensa del nuovo decreto sicurezza, in particolare dell’art. 27 relativamente alle novità riguardanti le vittime del dovere?

«Ogni intervento normativo che rafforza le tutele per le vittime del dovere rappresenta un passo importante, ma le norme devono tradursi in applicazioni concrete e tempestive.
Il rispetto per chi ha servito lo Stato si misura nei fatti, nella giustizia e nella reale tutela delle persone e delle loro famiglie.

Mai arrendersi, nonostante tutto e tutti, costi quel che costi.»

Carlo Calcagni
Carlo Calcagni