DUE STUDI A CONFRONTO: IL PARERE DEL PROF. LUCIANO MUTTI

Luciano Mutti

Per chiunque abbia una prognosi terribile di cancro o qualsiasi altra malattia, la medicina rappresenta l’unica speranza. Negli annali del cancro, il mesotelioma è una delle peggiori forme e nelle parole degli oncologi, ha un “triste risultato terapeutico”: è “un tumore incurabile aggressivo”.

La medicina moderna sta avanzando: dal trattamento di ampia base effettuato su studi clinici controllati randomizzati, alla “medicina di precisione” in cui il trattamento è adattato ai singoli pazienti in base al loro profilo genetico, tuttavia siamo ancora lontani dall’ottenere risultati soddisfacenti.

I due studi

Oggi, mettiamo a confronto due studi, che potrebbero dare una speranza a chi è affetto da mesotelioma. Ne abbiamo parlato con il Prof. Luciano Mutti, uno dei massimi esperti mondiali di mesotelioma.

1°domanda

Professore mettiamo a confronto due recenti studi. Il primo, tutto italiano, ritorna a parlare di vaccini. A farlo è l’Istituto Tumori della Romagna (IRST) IRCCS di Meldola, nel Forlivese. Lo studio clinico coordinato dal Dott. Massimo Guidoboni, responsabile della Struttura Semplice di Immunoterapia Cellulare e Biobanca, ha presentato il Mesovax (nome nato dall’unione dei termini “mesotelioma” e “vaccinazione”). Mesovax è indirizzato ai pazienti affetti da mesothelioma pleurico o peritoneale, refrattari a una precedente terapia e PD-L1 negativi. Il farmaco prevede l’uso combinato di un vaccino personalizzato con cellule dendritiche ottenute dal paziente stesso e di pembrolizumab, un anticorpo la cui azione di inibizione sulla proteina PD-1 stimolando i linfociti specifici contro il tumore ed impedendo al contempo l’azione frenante esercitata dal tumore sulle cellule immunit Il trattamento chemioterapico attualmente più utilizzato è dato dalla combinazione di cisplatino e un antifolato. Tuttavia, poiché la patologia è caratterizzata da un’importante componente infiammatoria, causata dalle fibre di amianto, la medicina ritiene che si possa contrastare anche attraverso l’utilizzo di farmaci in grado di modulare la risposta immunitaria. Cosa pensa dei vaccini per contrastare questo terribile male e pensa possano esserci delle controindicazioni?

Purtroppo succede che le ricerca di visibilità vada a scapito della corretta comunicazione . Chi conosce la biologia del mesotelioma sa benissimo che gli ostacoli da rimuovere per indurre una risposta immunitaria necessitano di un approccio molto complesso che al momento non abbiamo idea possa funzionare. Peraltro il fallimento di tutti gli studi di immunoterapia per il mesotelioma (l’ultimo fallimento proprio quello con Pembrolizumab) dovrebbe indurre a qualche riflessione . Non mi sembra che questa scelta sia nata da questo tipo di atteggiamento.

2°domanda

Il secondo studio è stato invece messo a punto dall’Universita’ di Helsinki. Qui si è dimostrato che una proteina, la Activin A potrebbe aiutare a prevedere la risposta alla chemioterapia nei pazienti con mesotelioma pleurico maligno. Addirittura pare che possa rendere più facile distinguere il mesotelioma dai tumori polmonari benigni. Activin A, membro della famiglia di proteine ​​trasformanti il ​​fattore di crescita beta (TGF-β), influenza molti processi cellulari e svolge un ruolo nella proliferazione cellulare, nella risposta immunitaria, nel metabolismo e nella morte cellulare naturale. Professore, sa darci qualche informazione interessante circa la proteina?

In questi anni sono usciti molti marcatori predittivi per la prognosi o  la sensibilità alla terapia del mesothelioma Tutti, in sostanzia falliti, quando testati su un sufficiente numero di pazienti o troppo indaginosi per entrare in pratica clinica.

3°domanda

I ricercatori finlandesi affermano che i pazienti con mesotelioma con livelli più alti di Activin A nel sangue hanno maggiori probabilità di soffrire di cachessia. In che modo, secondo lei, Activin A può giovare ai pazienti?

Buona fortuna quindi ai colleghi finlandesi.

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