La crescente espansione del diritto del lavoro ha avuto un impatto significativo. Anche sui settori tradizionalmente considerati al di fuori del suo ambito, come il servizio militare. In passato, infatti, il lavoro dei militari era contraddistinto da un regime giuridico speciale. Che, pur imponendo obblighi gerarchici e limitazioni specifiche, escludeva il personale militare da molti dei diritti riconosciuti agli altri lavoratori.
Tuttavia, negli ultimi anni, anche il settore militare ha visto un’integrazione crescente dei principi del diritto del lavoro. Portando ad importanti novità normative, come quella relativa alla libertà sindacale. Recentemente, infatti, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale una norma che impediva ai militari di costituire associazioni sindacali, riconoscendo il diritto di organizzarsi professionalmente.
Questo cambio di prospettiva ha avuto una grande rilevanza anche per la salute e la sicurezza sul lavoro dei militari. Tema che è emerso con particolare forza a seguito delle problematiche legate all’uso di uranio impoverito nelle missioni di pace, come testimonia il caso della “sindrome dei Balcani”.
L’Urano impoverito e le malattie professionali nei militari
Un caso emblematico di come i rischi professionali legati alle missioni all’estero stiano trovando riconoscimento nelle aule di tribunale riguarda l’esposizione dei militari italiani a sostanze tossiche durante le operazioni di peacekeeping. Il cosiddetto “uranio impoverito” è stato riconosciuto come una causa di gravi patologie tra i soldati italiani, tra cui tumori e malattie ematologiche.
Già dal 2009, il Tribunale di Roma ha iniziato a inquadrare il problema non solo come una questione di responsabilità extracontrattuale dell’Amministrazione della Difesa, ma anche come una violazione degli obblighi di sicurezza previsti dal diritto del lavoro. Il caso più noto riguarda un caporal maggiore dell’Esercito. Ha fatto causa al Ministero della Difesa, sostenendo che la sua malattia fosse legata all’esposizione a rischi ambientali nelle missioni internazionali.
Nel corso del tempo, numerosi altri soldati hanno intrapreso azioni legali, cercando di ottenere il riconoscimento della “dipendenza da causa di servizio” per le malattie derivanti dall’esposizione a uranio impoverito e altre sostanze nocive. Questo ha portato ad una maggiore attenzione da parte delle autorità italiane, che hanno iniziato a riconoscere come i rischi professionali dei soldati siano strettamente legati alle condizioni in cui operano.
Il Caso del Consiglio di Stato e la Giurisprudenza sulla Sicurezza
Una sentenza del Consiglio di Stato del novembre 2020 ha stabilito che l’Amministrazione della Difesa ha l’obbligo di proteggere la salute dei propri dipendenti, anche durante le missioni militari all’estero. In particolare, la corte ha ribadito che, pur essendo i militari chiamati a esporsi ai rischi del combattimento, l’Amministrazione deve comunque garantire la sicurezza contro rischi prevedibili e prevenibili, come quelli derivanti dall’esposizione a sostanze tossiche.
Questo principio è stato confermato dalla giurisprudenza che ha utilizzato l’articolo 2087 del Codice Civile. Obbliga il datore di lavoro a proteggere la salute e l’integrità fisica dei lavoratori. Nella specificità delle missioni di pace all’estero, il rischio di esposizione a pericoli come l’uranio impoverito non può essere considerato un evento casuale e imprevedibile, ma deve essere gestito con le dovute precauzioni, anche quando non è scientificamente acclarato il nesso di causalità con le patologie riscontrate.
Un Nuovo Riconoscimento dei Diritti e delle Protezioni per i Militari
La crescente attenzione verso i diritti dei militari, soprattutto in relazione alla loro sicurezza sul lavoro, ha portato alla modifica di molte normative. La giurisprudenza ha finalmente riconosciuto che i militari, pur operando in contesti a rischio, non possono essere lasciati esposti a pericoli evitabili senza misure di protezione adeguate. In questo modo, il principio di “prevenzione” che guida il diritto del lavoro si estende anche a contesti così particolari come quello militare. Introducendo un equilibrio tra l’obbligo di esporsi ai pericoli bellici e quello di proteggere i soldati da rischi non direttamente connessi alle operazioni di guerra.
Queste innovazioni normative sono fondamentali per tutelare la salute di chi svolge un lavoro tanto rischioso quanto importante. Rappresentano un passo verso una maggiore giustizia per le vittime del dovere. Ora più che mai, è fondamentale che le istituzioni riconoscano i rischi a cui sono esposti i soldati e si impegnino a garantire le stesse protezioni e tutele previste per ogni altro lavoratore. Riconoscendo loro il giusto risarcimento per danni subiti sul campo.
L’Osservatorio Nazionale Amianto insieme al Dipartimento Vittime del Dovere sono da sempre in prima linea nella difesa dei militari. Per il riconoscimento della causa di servizio e in molti casi dello status di vittime del dovere. Numerose sono le cause vinte dall’Avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA negli ultimi decenni a favore dei militari italiani impegnati nelle missioni di pace
L’assistenza dell’ONA alle vittime dell’uranio impoverito
L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, ha denunciato l’inadempimento dell’obbligo di tutela della salute e dell’incolumità psicofisica del personale in missione, in Bosnia (1995) e in Kosovo (1998) e, ancora, in Iraq (1991 e 2003).
L’Avv. Ezio Bonanni è intervenuto alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta il 06.12.2017 e ha denunciato la violazione degli obblighi di cui all’art. 2087 c.c. e di cui alla Legge 11.07.1978 n. 382 contenente “Norme di principio sulla disciplina militare” .
Il D.P.R. 18.07.1986 n. 545 (approvazione del regolamento di disciplina militare), all’art. 21, co. 2, sancisce l’obbligo dei superiori di:
- curare le condizioni di vita e di benessere del personale;
- assicurare il rispetto delle norme di sicurezza e di prevenzione per salvaguardare l’integrità fisica dei dipendenti.
Il personale civile e militare impiegato in queste missioni è stato privato dell’informazione e formazione, per i rischi specifici, compresi quelli legati ad altri cancerogeni, tra i quali l’amianto.
La tragica situazione dei nostri militari in missione è dovuta anche all’uso di vaccini multipli somministrati poco prima della partenza per le missioni. Questi erano anche vaccini contaminati con metalli pesanti.


