Si è concluso con grande partecipazione il convegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni. Dal titolo “Amianto e altri rischi cancerogeni: stato dell’arte e prospettive future”, tenutosi nella Cittadella regionale di Catanzaro.
L’evento ha visto la partecipazione di esperti scientifici, medici, giuristi e rappresentanti istituzionali, ed è stato moderato dalla collega giornalista Donatella Gimigliano, responsabile dell’Ufficio Stampa ONA.

Apertura e saluti istituzionali
Il convegno è stato aperto da Eulalia Micheli, assessore all’istruzione, Sport e Politiche Giovanili. La quale ha portato i saluti del Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ed ha sottolineato l’impegno della Regione nella tutela della salute e dell’ambiente.

Un contributo video della Sottosegretaria al ministero dell’Interno, Wanda Ferro, ha messo in luce l’impatto delle ecomafie sulla gestione dei rifiuti pericolosi e sull’ambiente, evidenziando la necessità di controlli efficaci e strategie di prevenzione.
Nel suo intervento video, la sottosegretaria ha evidenziato come la difesa dell’ambiente e la protezione della salute delle comunità non possano essere considerate ambiti separati, ma debbano essere affrontate congiuntamente attraverso strumenti adeguati e una responsabilità condivisa. Un messaggio ribadito anche ringraziando l’avvocato Ezio Bonanni, e il dottor Pasquale Montilla, oncologo e consulente scientifico ONA, per l’impegno costante a fianco delle vittime e delle loro famiglie.
Secondo i dati più recenti del rapporto Ecomafia, nel 2024 in Italia sono stati accertati oltre 40 mila reati ambientali, con un incremento significativo rispetto all’anno precedente e un giro d’affari illecito che supera i 9 miliardi di euro. La Calabria registra numeri particolarmente preoccupanti: 3.215 reati, pari al 7,9% del totale nazionale, con 2.761 persone denunciate, 41 arresti e 695 sequestri. Una pressione criminale definita diffusa e capillare, che richiede risposte incisive.
Di fronte a questo scenario, il governo ha scelto una linea di fermezza, rafforzando il quadro normativo e operativo per il contrasto agli ecodelitti. Nei giorni scorsi il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare un decreto legislativo di attuazione della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, aggiornando la disciplina sugli ecodelitti e introducendo nuove fattispecie di reato, tra cui quelle legate al commercio di prodotti inquinanti e alle sostanze dannose per l’atmosfera. Particolare rilievo assume anche l’estensione della responsabilità amministrativa a imprese ed enti coinvolti in attività illecite.
Un ulteriore passo avanti riguarda l’istituzione, presso la Procura generale della Corte di Cassazione, di un sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale, che coinvolgerà i procuratori generali, le corti d’appello e la Direzione nazionale antimafia. Un meccanismo ritenuto essenziale per garantire indagini più efficaci, coordinate e tempestive su fenomeni complessi e spesso transnazionali.
Nel suo intervento, Wanda Ferro ha richiamato anche l’attenzione sui grandi siti contaminati, a partire dal SIN di Crotone, definito emblematico per la delicatezza e la complessità delle operazioni di risanamento. È stato ricordato come il Ministero dell’Ambiente abbia disposto la ripresa immediata delle attività di scavo e bonifica, chiarendo che eventuali ritrovamenti di materiali pericolosi devono essere gestiti con misure di sicurezza mirate, senza però determinare blocchi generalizzati dei lavori.
Accanto alle bonifiche industriali, resta aperta in Calabria la questione della presenza diffusa di amianto in edifici, coperture e strutture dismesse. Un rischio che interessa l’intero territorio regionale e che richiede un’azione preventiva fondata sulla bonifica, sull’aggiornamento del Piano regionale amianto e sul rafforzamento degli strumenti normativi e finanziari a disposizione degli enti locali.
In questo contesto, è stato ribadito il ruolo centrale della Regione Calabria e la necessità di una collaborazione costante con realtà come l’Osservatorio Nazionale Amianto, impegnato da anni nella mappatura dei siti contaminati, nel supporto ai Comuni e nella tutela delle comunità esposte. Il confronto istituzionale e tecnico, è stato sottolineato, rappresenta un passaggio fondamentale per garantire risposte concrete ai cittadini e assicurare la tutela della salute e del territorio.
Qui di seguito il video su Ona News:
L’appello al Governo dell’Avv. Ezio Bonanni
L’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, ha ribadito l’importanza della prevenzione primaria e secondaria per l’amianto e altri cancerogeni.
“La tutela della salute pubblica è la nostra priorità – ha affermato Bonanni – interventi come questo convegno aiutano a sensibilizzare istituzioni, anche europee e cittadini sui rischi reali dell’amianto. Fondamentale è la prevenzione primaria
Ha inoltre evidenziato l’importanza delle eccellenze della Regione Calabria e delle sue bellezze artistiche. L’avvocato ha inoltre effettuato un appello al Governo di potenziare le strutture nazionali oncologiche. Sottolineando la necessità di incrementare i finanziamenti alla Regione Calabria, valorizzando le eccellenze mediche.
Ha inoltre fatto un excursus storico mostrando, tramite slide, sentenze dal 1907 che riconoscevano la pericolosità dell’amianto, del riconoscimento dell’asbestosi come malattia professionale (1941) e della responsabilità del datore di lavoro.

Fondamentale la prevenzione primaria e la mappatura dei siti contaminati
Con lo strumento dell’APP Amianto dello Sportello Amianto e dei volontari, continua la mappatura.
Ha ricordato la difficoltà per alcuni cittadini oncologici del SIN di Crotone per l’ottenimento dei risarcimenti.
“118 casi di Mesotelioma fino al 2021 censiti dal COR dal 2001 in Calabria. Tuttavia, – ha sottolineato Bonanni, che i dati potrebbero essere sottostimati, in quanto molte diagnosi verrebbero fatte nel nord Italia. “Inoltre le malattie asbesto correlate non riguardano solo il mesotelioma, che è solo la punta dell’iceberg, ma anche vari tipi di tumore.”
Infatti, secondo l’ONA, i casi sono molto più elevati: “Dagli anni ’90 ad oggi, per quanto riguarda i dati della regione abbiamo censito circa 600 casi di mesotelioma, che sono un numero molto più elevato di quelli che risultano nel Cor regionale”.
L’avv. Ezio Bonanni, da tempo considera l’asbesto o amianto la metafora della vittoria del profitto sulla salute dei lavoratori e dei cittadini. Per questo porta avanti l’importanza della tutela dell’ambiente fortemente legata alla salvaguardia della salute.
“Preservare il nostro pianeta vuol dire mettere al centro la dignità dell’essere umano e la qualità della vita” – Afferma Bonanni.
ONA e le stime regionali, nazionali ed internazionali
Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, in Italia si stimano 4.000-7.000 decessi annuali, posizionando il nostro Paese tra i più colpiti in Europa. Con oltre 1.600 nuovi casi di mesotelioma diagnosticati all’anno. I dati del 2025 riportano che a livello globale le vittime sono oltre 200.000 l’anno.
In particolare nella Regione Calabria, diversi i casi di mesotelioma:
- Cosenza: 190–210 casi stimati
- Reggio Calabria: 160–180 casi
- Catanzaro: 90–110 casi
- Crotone: 70–90 casi
- Vibo Valentia: 40–55 casi
Le proposte trasversali di ONA
Vista l’importanza assoluta della prevenzione primaria tramite bonifiche e messa in sicurezza emerge la proposta di legge per il credito di imposta e/o defiscalizzazione di queste attività. Oltre al necessario ammodernamento infrastrutturale e industriale.
Fondamentale il focus su ricerca scientifica e industrializzazione dei sistemi di smaltimento e di inertizzazione o conferimento in discariche.
Passaggio chiave per affrontare e risolvere la problematica amianto in Italia è l’adeguamento degli strumenti tecnici, tecnico normativi e organizzativi.
La prova biologica sui tessuti
L’Avv. Bonanni ha ricordato casi di decessi e malattie asbesto correlate in persone entrate a contatto con l’amianto per aver lavato i vestiti del famigliare esposto.
In particolare il riferimento è stato il riconoscimento per l’asbestosi di una moglie di un militare vittima del dovere per asbestosi e cancro.
La donna si è inoltre ammalata di cancro e il prof. Montilla ha analizzato i tessuti, dove son stati trovati contaminanti come prova biologica.
La stessa tecnica, secondo Bonanni, è stata applicata per i tessuti degli esposti ai contaminanti del SIN di Crotone.
Una conclusione commovente la citazione di Abrams: “Quante vite umane potevano essere salvate se gli studi di Gardner non fossero stati censurati!”
La protesta non violenta
Bonanni ha ribadito che ONA è pronta ad effettuare una protesta non violenta per sensibilizzare la situazione nel SIN di Crotone.
L’intervento dell’oncologo Pasquale Montilla

Il prof. Pasquale Montilla, oncologo e consulente scientifico ONA, ha presentato le sue ricerche presso il SIN di Crotone. Ha evidenziato l’importanza die protocolli di prevenzione e trattamento delle esposizioni da amianto e nanoparticelle di metalli pesanti. Montilla ha spiegato come interventi mirati possano prevedere il rischio oncologico delle malattie metallo-correlate“.
Per anni, l’analisi delle aree contaminate si è basata prevalentemente su studi epidemiologici descrittivi. Capaci di evidenziare l’aumento di incidenza di determinate patologie ma non di spiegare in modo puntuale il nesso causale tra esposizione ambientale e malattia.
Il modello proposto da Montilla nasce proprio per superare questo limite. Non si limita a osservare gli effetti, ma indaga le cause biologiche profonde che legano l’inquinamento ai processi patologici. Introducendo strumenti in grado di trasformare l’analisi ambientale in prevenzione attiva.
Un cambio di paradigma
Montilla propone un diverso approccio per le patologie oncologiche. Ossia la traslazione dalla ricostruzione del danno alla previsione biologica del rischio tumorale.
Coerentemente con una visione ONA per una oncologia ambientale predittiva e preventiva.
Tra gli esempi esposti, le porfirine urinarie come biomarcatori sensibili di interferenza tossica ambientale. Oltre che strumento predittivo avanzato di rischio oncologico ambientale. Queste infatti consentono l’identificazione precoce di esposizioni croniche subcliniche.
Prof. Filippelli in collegamento da Milano
Il dott. Gianfranco Fillippelli, oncologo e capo Dipartimento Area ASP Cosenza (collegamento da Milano), ha ribadito la pericolosità dell’amianto e del rischio conseguenziale delle patologie asbesto correlate.
Dott. Orlando Amodeo, dati sul SIN di Crotone
Orlando Amodeo, epidemiologo, ha presentato le analisi statistiche sui casi di esposizione in Calabria nel Sin di Crotone.

In particolare ha esposto il progetto Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale nei territori esposti a rischio inquinamento. In tal senso “il SIN di Crotone risulta essere uno dei siti più inquinati d’Italia” ha affermato Amodeo.
Il SIN di Crotone
Il SIN di Crotone è indicato da Amodeo come un Sito di Interesse Nazionale di elevata compromissione ambientale. Esteso per circa 543 ettari (area a terra) e 1.448 a mare, a causa del polo chimico-industriale dismesso (ex Montedison/Pertusola, etc…). Include aree industriali, la discarica di Tufolo-Farina e la fascia costiera, con contaminazione da metalli, composti clorurati e scorie industriali.
Un milione di tonnellate di rifiuti interrati nell’area industriale:
- Rifiuti Pericolosi (Circa 1/3 del totale): Tra le sostanze inquinanti principali figurano metalli pesanti altamente tossici come zinco, cadmio e arsenico.
- TENORM (Technologically Enhanced Naturally Occurring Radioactive Materials): Oltre 50.000 tonnellate sono costituite da rifiuti contenenti materiale radioattivo naturale tecnologicamente potenziato (TENORM).
- Amianto e TENORM: Più di 100.000 tonnellate contengono una miscela di TENORM e amianto.
- Scorie industriali varie: Il materiale è riconducibile ai residui delle lavorazioni chimiche e metallurgiche storiche della zona.
Le patologie a Crotone secondo le ricerche del dott. Amodeo
Sempre secondo Amodeo, il tasso standardizzato di mortalità prematura a Crotone per malattie croniche mostra, rispetto ai riferimenti regionali, un aumento del +6,7% nei maschi ed un aumento del +10,8% nelle femmine. Inoltre nella città risulterebbero 1.291 decessi totali. Tra le cause tumori maligni, malattie del sistema circolatorio, malattie dell’apparato respiratorio, digerente e urinario.
Per Amodeo in entrambi i generi si osserva un eccesso significativo per il tumore del fegato e dei dotti intraepatici. Nei maschi emergono eccessi per il tumore dello stomaco, tumore della vescica e linfomi non-Hodgkin. Nelle femmine segnala un eccesso per il tumore della mammella e un eccesso per le malattie dell’apparato digerente.
Prof. Antonio Pileggi, altro punto di vista legale
L’avv. Antonio Pileggi, professore di Diritto del Lavoro, ha approfondito gli aspetti legali legati alla tutela degli esposti ad amianto coerentemente con la visione di ONA

Dott. Michelangelo Iannone, direttore generale ARPACAL
L’ARPACAL (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Calabria) è l’ente tecnico preposto al monitoraggio, controllo e tutela dell’ambiente in Calabria. Svolge attività di vigilanza su aria, acqua, suolo e radiazioni, prevenendo i rischi per la salute pubblica e supportando le politiche ambientali regionali.
Il dott. Michelangelo Iannone, direttore generale ARPACAL, ha dichiarato che nel 2010, in Calabria non risultava una mappatura dell’amianto. La cosa cambia completamente nel 2023, con l’individuazione di 3440 siti d’amianto.

Salvatore Procopio, referente del laboratorio fisico ARPACAL
Ha illustrato dati recenti sul monitoraggio ambientale dei siti contaminati, evidenziando l’importanza della sorveglianza costante.
Ha introdotto il tema della radioattività naturale presenti in natura (TENORM), tra cui la presenza di Radon, per lungo ignorato e cancerogeno di tipo I. Seconda causa di cancro al polmone dopo il fumo.
“Quando si pensa alla radioattività si pensa a cose lontane come Chernobyl, in realtà se non si misura effettivamente non la si trova mai, ma è più vicina di quanto si pensi” – Ha dichiarato Procopio.
Ha inoltre introdotto il tema dell’abbandono o il riutilizzo improprio di materiali tossici, spesso derivanti da attività industriali, che comportano rischi gravi per la salute e l’ambiente, simile ai fenomeni osservati in aree come la Terra dei Fuochi. Ovviamente ha specificato che si tratta di una realtà che non riguarda l’intera città, ma di luoghi specifici analizzati.
Procopio ha ricordato che l’origine geologica anomala della Calabria(per effetto dello spostamento delle placche tettoniche. “Si tratta, di fatto, di “un pezzo di Alpi.”
Infatti l’Aspromonte, la Sila e il Reventino sono considerati frammenti della crosta europea ( migrati verso sud.
Gli obiettivi della Regione secondo l’Ing. Salvatore Siviglia

“La presenza di circa 15 milioni metri quadri di amianto richiede un impegno non solo tecnico, ma etico. – Ha dichiarato l’Ing. Salvatore Siviglia capo Dipartimento Ambiente Regione Calabria. “La Regione considera la bonifica una priorità assoluta per la tutela della salute dei cittadini. L’obiettivo strategico è l’eliminazione totale dell’amianto antropico in Italia entro 10 anni dall’adozione definitiva del nuovo piano.”
Siviglia ha parlato di centinaia, migliaia di siti con rifiuti tossici contaminati in Calabria.
Siviglia ha fatto presente che la Regione ha provveduto al censimento di 136.794 strutture contenenti amianto.
Non sono mancati interventi accesi dal pubblico e dure contestazioni frutto di una stanchezza dal territorio per una situazione difficile e complessa.
Le puntualizzazioni dell’Avv. Ezio Bonanni

Dopo le contestazioni, l’avvocato Ezio Bonanni ha dichiarato: “anche piccoli sversamenti di amianto compatto rappresentano un rischio significativo, ma la situazione dei siti contaminati e l’esposizione massiva negli anni passati risultano ancora più allarmanti, con effetti che possono manifestarsi anche a distanza di decenni.
Secondo Bonanni diverse aziende hanno utilizzato l’amianto in matrice friabile fino al 20 aprile 1993, esponendo i lavoratori a gravi rischi. Molti di loro, in particolare a Crotone, sono ancora privi della maggior parte dei benefici contributivi del prepensionamento o del riconoscimento delle patologie.
L’avvocato ha evidenziato come alcune aziende in passato abbiano attribuito eccessiva rilevanza a ipotetici sversamenti ambientali, trascurando l’effettiva esposizione lavorativa. “Queste differenze, pur rilevanti per l’analisi tecnica, non possono diventare pretesto per negare risarcimenti a chi ha subito esposizioni reali durante le attività lavorative”, ha sottolineato Bonanni.
L’ONA, ha spiegato, è disponibile a definire un protocollo specifico per tutelare le vittime, evitando che le aziende possano sottrarsi alle proprie responsabilità attraverso contenziosi prolungati. L’avvocato ha proposto l’istituzione di un tavolo tecnico di risoluzione preventiva delle controversie, coinvolgendo associazioni, aziende e istituzioni, per deflazionare il contenzioso e accelerare i risarcimenti.
Infine, l’avvocato ha richiamato l’importanza del ruolo della Regione Calabria come interlocutore presso il governo nazionale e le aziende statali, per coordinare le azioni di bonifica e assicurare che le vittime ricevano i dovuti benefici. “Non si può lasciare che i malati oncologici e gli orfani delle vittime affrontino anni di contenziosi. Occorre un approccio concreto e preventivo”, ha concluso Bonanni dichiarando la disponibilità, come ONA, anche ad una protesta pacifica per il SIN di Crotone
Paola Vegliantei, presidente dell’Accademia della Legalità

Vegliantei, intervistata da Luigi Abbate durante il post convegno ONA
Paola Vegliantei, presidente dell’Accademia della Legalità, è intervenuta con un appassionante ed appassionato discorso ringraziando i presenti e, soprattutto, i giovani con le scuole partecipanti al Convegno.
Ha lanciato un forte messaggio di responsabilità collettiva e di fiducia nelle nuove generazioni. È stato sottolineato come la situazione attuale rappresenti un’eredità negativa lasciata dagli adulti ai giovani, una responsabilità che non può essere elusa ma che può ancora essere affrontata attraverso l’impegno, la consapevolezza e il coraggio della denuncia.
Vegliantei ha evidenziato il ruolo centrale delle attività di prevenzione portate avanti dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Un lavoro considerato fondamentale non solo in Calabria, ma su tutto il territorio nazionale, dove rifiuti e negligenza continuano a rappresentare un problema diffuso.
A Catanzaro, in particolare, è stato messo in luce come la questione dell’amianto sia strettamente legata alla prevenzione oncologica, anche grazie all’impegno del SIN e del medico Pasquale Montilla. Un legame diretto tra inquinamento ambientale e salute pubblica che rende ancora più urgente un intervento strutturato.
Ha fatto riferimento anche al Piano regionale amianto (PRAC), che individua nel 2026 l’anno obiettivo per rendere la Calabria libera dall’amianto. Una scadenza che, alla luce del divieto di utilizzo in vigore dal 1992, richiede assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni.
Ha inoltre ricordato il ruolo dell’Accademia della Legalità e la collaborazione con figure dell’impegno civile, come il capitano Ultimo e l’assessore De Caprio, con i quali è stato possibile conoscere da vicino il territorio calabrese. Una regione che Vegliantei ha descritt0 come meravigliosa per la sua bellezza naturale, i suoi paesaggi e le sue risorse ambientali, ma anche per il valore delle persone che la abitano.
Particolare attenzione è stata rivolta ai giovani presenti, indicati come “portatori di una speranza che non deve restare tale, ma trasformarsi in azione concreta”. L’invito finale è stato quello di andare avanti insieme, unire le forze e lavorare affinché la tutela dell’ambiente e della salute diventino una realtà concreta e duratura.
Marisa Macrina, neuroanestesista e rianimatrice, Pronto Soccorso Lamezia Terme

La dott.ssa Marisa Macrina sottolinea la necessità di portare evidenze scientifiche e testimonianze concrete per smentire chi minimizza l’impatto dell’inquinamento ambientale, chiarendo che esso non resta confinato nel sottosuolo ma provoca malattie e morte. Parla non da tossicologa o oncologa, ma da rianimatrice, forte di 40 anni di esperienza nei reparti di anestesia e rianimazione di Catanzaro, dove ha assistito direttamente alla sofferenza di moltissimi pazienti.
Racconta come, soprattutto tra la fine degli anni ’80 e i primi 2000, le terapie intensive puntassero molto sulla tecnologia per mantenere in vita i pazienti affetti da gravi insufficienze d’organo. In quegli anni, però, si è osservato un aumento significativo di patologie oncologiche, ematologiche, neurologiche e di intossicazioni acute e croniche, in particolare tra pazienti provenienti da territori come Crotone e Castrovillari. Molti casi erano legati, come si è scoperto solo in seguito, a metalli pesanti e a un grave inquinamento ambientale.
Macrina evidenzia l’importanza degli studi epidemiologici e denuncia il grave ritardo nell’attivazione di strumenti fondamentali come il registro tumori, nonostante le evidenze siano presenti da decenni. Sostiene con forza che la prevenzione sia l’unica vera terapia possibile contro le malattie oncologiche, oltre a essere anche economicamente più vantaggiosa rispetto ai costi enormi delle cure e delle bonifiche tardive.
Il suo intervento, che definisce non scientifico ma sociologico, mette al centro il problema come questione sociale e richiama alla mobilitazione collettiva, in difesa soprattutto delle persone che vivono in prima linea nei territori contaminati. Ricorda casi emblematici come l’ex Pertusola a Crotone, e l’ex l’Ilva di Taranto, sottolineando come, nonostante sentenze e accertamenti giudiziari sull’inquinamento e lo smaltimento illecito dei rifiuti, le bonifiche non siano ancora state realizzate e la popolazione continui a soffrire nell’indifferenza generale.
Conclude con un forte appello alla presa di coscienza, alla responsabilità individuale e collettiva e al rifiuto dell’apatia e dell’accettazione passiva. Per Macrina, “la vera malattia da curare in Calabria è proprio l’indifferenza, perché solo attraverso l’impegno di tutti è possibile pretendere la bonifica dei territori e tutelare la salute delle persone.”
Enzo Filareto, la forza della verità

Filareto, paziente oncologico e vicepresidente dell’associazione Cittadini Liberi di Crotone, porta una testimonianza personale e civile per affiancare i dati scientifici alle storie reali dei cittadini. L’associazione nasce con l’obiettivo di difendere la salute e il territorio, senza appartenenze politiche, dando voce a chi non ce l’ha.
Racconta la propria esperienza di malato oncologico: nel 2008 gli è stato asportato un tumore maligno al cervello, una condizione che non si supera mai del tutto, perché si vive costantemente con il timore della recidiva. Denuncia le difficoltà della sanità: per una risonanza magnetica urgente è stato costretto a spostarsi da Crotone a Cosenza, pagando di tasca propria 300 euro per abbreviare i tempi di attesa.
Dott.ssa Renata Tropea, dirigente medico del Pronto Soccorso Lamezia Terme
La relatrice porta la propria esperienza maturata nella gestione quotidiana di casi clinici urgenti, intrecciando competenza professionale e profonda sensibilità umana. Afferma come l’incontro affronti una vera e propria tragedia umana in corso, che coinvolge persone che hanno scelto con dignità e responsabilità di portare la propria protesta in una sede istituzionale.Viene evidenziata la frattura esistente tra cittadini e istituzioni, una frattura importante ma non definitiva, nella quale è ancora presente una fiducia che non deve mai essere accompagnata dalla parola “fine”. Da qui la necessità di ripartire, con consapevolezza e responsabilità.
Dal punto di vista medico, l’attenzione si concentra sull’inquinamento ambientale, già ampiamente discusso per quanto riguarda l’amianto, ma che include numerosi altri inquinanti altrettanto pericolosi.
Secondo Tropea tutte le principali società scientifiche e l’Organizzazione Mondiale della Sanità concordano nel considerare il rischio ambientale il principale fattore di malattia e mortalità. Nonostante i miglioramenti introdotti dalle normative europee, il particolato atmosferico resta un problema rilevante: se da un lato in Italia si è osservata una riduzione delle morti legate a questo inquinante, dall’altro i dati restano critici, con forti differenze territoriali.
Inquinamento atmosferico e cambiamento climatico procedono di pari passo, rappresentando le due facce della stessa medaglia.
L’area mediterranea, e in particolare l’Europa meridionale, è considerata uno degli hotspot del cambiamento climatico. Il calore estremo è responsabile del più alto tasso di mortalità tra tutti gli eventi meteorologici estremi: l’essere umano è infatti più vulnerabile al caldo che al freddo. La temperatura ottimale per ridurre mortalità e patologie correlate si colloca tra i 15 e i 20 gradi; al di sopra di questa soglia aumentano in modo significativo i rischi.
Gli effetti sanitari sono molteplici: aumento della mortalità respiratoria e cardiovascolare, incremento degli accessi al Pronto Soccorso, peggioramento delle patologie croniche, maggiore rischio di infortuni sul lavoro, complicanze in gravidanza e aumento degli accessi pediatrici. I soggetti più vulnerabili sono gli anziani, le persone con malattie croniche, chi vive in condizioni socioeconomiche svantaggiate, chi è socialmente isolato, i lavoratori all’aperto, le donne in gravidanza e i bambini.
Sempre secondo Tropea, l’inquinamento ha effetti immediati e a lungo termine su diversi organi e apparati: sistema respiratorio, cardiovascolare, neurologico e metabolico. Studi scientifici, tra cui ricerche giapponesi, dimostrano una correlazione diretta tra picchi di particolato, aumento della temperatura e incremento di arresti cardiaci e mortalità. Particolarmente preoccupanti sono gli effetti sulla gravidanza, con ritardi di crescita intrauterina e alterazioni dello sviluppo, così come le conseguenze sulla fertilità.
Viene richiamata l’importanza della medicina di genere, che oggi consente di individuare differenze di incidenza e vulnerabilità tra uomini, donne e altre categorie. Per quanto riguarda i tumori, l’inquinamento provoca danni al DNA attraverso meccanismi epigenetici, dimostrando in modo inequivocabile l’impatto diretto dell’ambiente sul genoma umano. Dal 2013 l’inquinamento atmosferico e il particolato sono ufficialmente riconosciuti come agenti cancerogeni per il tumore del polmone.
Grande attenzione è riservata ai bambini
L’esposizione agli inquinanti compromette la crescita e la funzionalità polmonare, predisponendo a malattie respiratorie già in età pediatrica. Questi bambini, come ricordato, sono gli adulti malati di domani.
“In Pronto Soccorso si assiste spesso a situazioni di rapido peggioramento clinico, con pazienti che precipitano in pochi minuti verso una grave insufficienza respiratoria. Emergono inoltre evidenze che collegano l’esposizione prenatale alle polveri sottili a un possibile aumento del rischio di disturbi dello spettro autistico. In questo contesto, il PS non deve essere considerato solo come luogo di cura, ma come nodo strategico di osservazione e raccolta dati. È necessario un approccio integrato tra sanità e istituzioni, affinché ogni Pronto Soccorso contribuisca alla definizione di un profilo ambientale specifico per il territorio di riferimento. ” – dichiara Tropea.
Inoltre parla anche come gli eventi meteorologici estremi rappresentino un ulteriore fattore critico, tanto che a livello globale un ospedale su dodici rischia chiusure parziali o totali in seguito a tali eventi. Tra le azioni concrete viene parla dell’importanza del trasporto pubblico, della riduzione delle emissioni legate non solo ai gas di scarico ma anche all’usura dei pneumatici, spesso più inquinanti di quanto si pensi.
Federico Tallarigo, direttore UOC Anatomia Patologica ASP Crotone

Il mesotelioma maligno, tumore direttamente collegato all’esposizione all’amianto, continua a rappresentare una grave emergenza sanitaria in Calabria e nel resto d’Italia. Tema approfondito dal dott. Federico Tallarigo, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Anatomia Patologica dell’ASP di Crotone e direttore scientifico del COR Calabria, il Centro Operativo Regionale incaricato della sorveglianza dei tumori di origine professionale.
Nel suo contributo, Tallarigo ha illustrato sia gli aspetti medico-scientifici legati alla diagnosi del mesotelioma, sia le difficoltà strutturali che ancora oggi impediscono una corretta rilevazione dei casi di malattie professionali legate all’amianto sul territorio calabrese.
L’amianto è composto da fibre minerali microscopiche che, se inalate, possono raggiungere i polmoni e la pleura. Una volta entrate nell’organismo, queste fibre non vengono eliminate e danno origine a un processo infiammatorio cronico. Questo meccanismo biologico, noto come cancerogenesi, provoca danni al DNA delle cellule e favorisce l’insorgenza di mutazioni genetiche che, nel tempo, possono trasformarsi in tumore.
Il mesotelioma colpisce prevalentemente la pleura, ma può interessare anche altre sierose del corpo come peritoneo e pericardio. La particolarità più insidiosa della malattia è la lunga latenza, che può variare dai venti ai cinquanta anni. Questo significa che l’esposizione all’amianto, anche se limitata o discontinua, può manifestare i suoi effetti dopo decenni, rendendo difficile collegare la diagnosi all’origine professionale o ambientale.
Dal punto di vista clinico, il mesotelioma si presenta come una crescita tumorale che avvolge progressivamente il polmone, compromettendo la respirazione. Dal punto di vista anatomopatologico, la diagnosi consente di distinguere forme diverse della malattia, alcune con andamento meno aggressivo e altre con prognosi particolarmente severa. La diagnosi accurata rappresenta un passaggio fondamentale non solo per il trattamento del paziente, ma anche per il riconoscimento medico-legale della patologia.
Un ruolo centrale nella sorveglianza epidemiologica è svolto dal Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM), istituito presso l’INAIL e articolato in una rete di Centri Operativi Regionali. Il COR Calabria ha il compito di individuare i casi di mesotelioma sul territorio, validare le diagnosi e ricostruire la storia lavorativa e ambientale dei pazienti, al fine di accertare l’esposizione all’amianto e contribuire ai dati nazionali sull’incidenza della malattia.
Tuttavia, in Calabria emergono dati allarmanti. A fronte di oltre mille casi di mesotelioma registrabili nella regione, come già segnalato da ONA, solo una quota ridotta risulta ufficialmente censita dal COR. Molti pazienti ricevono la diagnosi fuori regione, spesso al Nord, a causa della migrazione sanitaria. Questo fenomeno incide negativamente sulla completezza dei dati e rende il quadro epidemiologico incompleto.
Secondo Tallarigo, le principali criticità sono legate alla carenza di personale, alla mancanza di una struttura autonoma e a una rete territoriale che non riesce a funzionare in modo efficace. Le segnalazioni arrivano soprattutto dai COR di altre regioni, mentre dalla Calabria giungono poche comunicazioni, nonostante l’obbligo previsto dalla normativa nazionale.
La conseguenza è un sistema di sorveglianza che fatica a intercettare i casi di mesotelioma da amianto e, più in generale, dei tumori di origine professionale. Questo non ha ripercussioni solo sul piano sanitario ed epidemiologico, ma anche sul riconoscimento dei diritti dei lavoratori e dei cittadini esposti all’amianto.
Secondo Tallarigo quindi è necessario rafforzare il COR Calabria, potenziare il collegamento con le strutture sanitarie regionali e migliorare la raccolta dei dati. Senza un sistema efficiente, il rischio è che molte vittime dell’amianto restino invisibili, con gravi conseguenze in termini di prevenzione, assistenza e giustizia sociale.
Antonio Carmine Sangiovanni, ONA Alto Tirreno Cosentino

Più volte durante il convegno è stato ribadito che l’emergenza amianto in Calabria continua a produrre effetti drammatici. Antonio Carmine Sangiovanni, coordinatore ONA Alto Tirreno Cosentino ha contribuito con un intervento breve ma intenso, che ha riportato l’attenzione sulle morti sul lavoro.
“Nel dibattito pubblico – ha spiegato, si parla di morti sul lavoro quasi esclusivamente quando si verificano eventi eclatanti, mentre si ignora che ogni giorno si muore per cause legate all’attività lavorativa, soprattutto a causa dell’esposizione all’amianto.”
Nel suo intervento ha portato la testimonianza diretta della vicenda della Marlana di Praia a Mare, uno dei casi simbolo dell’amianto in Calabria. L’azienda, attiva dagli anni Cinquanta nel settore tessile, per anni è stata considerata una risorsa economica per il territorio. Dopo il fallimento, avvenuto nei primi anni Duemila, sono emerse però le conseguenze sanitarie di quell’attività. Decine di lavoratori hanno perso la vita e molti altri si sono ammalati a causa dell’esposizione all’amianto e ad altre sostanze cancerogene, soprattutto nei reparti di tintoria, dove si lavorava senza adeguati dispositivi di protezione.
La vicenda ha dato origine a una lunga battaglia giudiziaria, nella quale l’ONA e l’avvocato Ezio Bonanni si sono costituiti parte civile a fianco delle vittime e dei familiari. Nonostante alcuni risarcimenti ottenuti in sede extraprocessuale, i procedimenti penali si sono conclusi con assoluzioni per mancanza di prove. Una situazione che, secondo Sangiovanni, evidenzia le difficoltà strutturali nel riconoscere e sanzionare le responsabilità nei casi di esposizione professionale all’amianto.
Oggi, ha spiegato il coordinatore ONA, il problema principale riguarda il sito industriale dismesso della Marlana, che rappresenta ancora una potenziale bomba ecologica. L’area non risulta completamente caratterizzata dal punto di vista ambientale e manca un piano definitivo di bonifica. Esposto alle intemperie e situato all’interno del centro abitato di Praia a Mare, il sito continua a destare forte preoccupazione per la salute pubblica. Negli ultimi anni sarebbero intervenuti anche provvedimenti giudiziari, ma resta aperta la domanda su quale sarà il futuro dell’area.
Sangiovanni ha citato anche il Piano Regionale Amianto Calabria (PRAC), avviato nel 2017 con l’obiettivo di risolvere il problema amianto entro il 2027. A distanza di anni, però, i risultati appaiono ancora insufficienti. Le bonifiche procedono lentamente e, in alcuni casi, sembrano essersi fermate del tutto. Una situazione che genera forte preoccupazione, soprattutto per chi vive e lavora nei territori maggiormente colpiti.
Secondo l’ONA, la prevenzione deve agire su più livelli. Quando la prevenzione primaria e quella sanitaria falliscono, l’azione giudiziaria diventa inevitabile. È vero che il ricorso ai tribunali rappresenta un fallimento del sistema, ma è altrettanto vero che le sentenze di condanna possono riattivare il ciclo della prevenzione, imponendo bonifiche e interventi di messa in sicurezza.
In questo contesto, Sangiovanni ha voluto riconoscere il ruolo svolto negli anni da Ezio Bonanni, sottolineando come il suo lavoro abbia contribuito in modo decisivo a costruire una giurisprudenza solida in materia di amianto e tutela delle vittime. Un impegno che ha lasciato un segno concreto nel diritto del lavoro e nella difesa della salute.
Massimo Alampi: «La Calabria non è di serie B sul diritto alla salute»

Nel suo intervento, Massimo Alampi, coordinatore ONA di Reggio Calabria, ha affermato che la Regione è un territorio che combatte quotidianamente contro i rischi legati all’amianto e agli altri agenti cancerogeni».
Il responsabile ONA di Reggio Calabria ha denunciato con fermezza le criticità nell’attuazione del Piano regionale amianto, pur formalmente esistente:
“Serve una revisione profonda e soprattutto un obbligo reale per i Comuni. Reggio Calabria, capoluogo di provincia, dovrebbe dare l’esempio.”
Nel suo intervento ha anche richiamato le attività svolte dall’ONA sul territorio: sportelli informativi, protocolli d’intesa, inaugurazioni simboliche e collaborazioni con le autorità di garanzia. «Mi scuso per l’enfasi – ha concluso – ma su questi temi non riesco a restare in silenzio».
Giuseppe Infusini: «Senza censimenti e mappature non c’è prevenzione»

A chiudere la convention è stato l’ingegnere Giuseppe Infusini, responsabile ONA per Cosenza, con un intervento articolato e fortemente tecnico, che ha ripercorso oltre dieci anni di battaglie dell’Osservatorio in Calabria.
Infusini ha ricordato come già dal 2011 l’ONA avesse sollevato il problema della presenza diffusa di amianto sul territorio regionale, in un contesto in cui «di amianto non parlava praticamente nessuno». Un lavoro pionieristico, ha spiegato, che però si scontra ancora oggi con un cambiamento culturale troppo lento.
Secondo Infusini, il nodo centrale resta l’assenza di censimenti aggiornati e di mappature complete:
«In Calabria, come nel resto d’Italia, i dati sono fortemente sottostimati. Pensiamo alle coperture in cemento-amianto o alle condutture idriche: non esiste una mappatura reale e lo stato di degrado è spesso avanzato, con un concreto rischio di rilascio di fibre».
Un passaggio cruciale ha riguardato il legame tra esposizione ambientale e malattie asbesto-correlate, con casi documentati in aree caratterizzate da alta concentrazione di amianto degradato. A ciò si aggiunge una normativa nazionale ormai obsoleta, ferma a decreti degli anni ’90 che non tengono conto del naturale deterioramento dei materiali dopo oltre trent’anni.
Infusini ha poi criticato i ritardi nell’attuazione del Piano Regionale Amianto (PRAC), scaduto e mai aggiornato, e ha rilanciato alcune proposte operative:
- l’obbligo per i Comuni di adottare i Piani Comunali Amianto;
- un sistema GIS regionale per il censimento georeferenziato (Geographic Information System);
- un protocollo unico per la gestione delle segnalazioni dei cittadini;
- l’istituzione di un fondo di rotazione per anticipare i costi delle bonifiche in danno.
La memoria di Beniamino Falvo e il premio al giornalismo civile a Stefania Papaleo
Nel corso della giornata è stato anche dedicato un momento di forte intensità emotiva alla memoria di Beniamino Falvo, geologo e figura storica dell’ONA calabrese, ricordato per il suo impegno umano e professionale nella lotta contro l’amianto, nato da una dolorosa esperienza familiare.
È stato inoltre conferito il Premio ONA per il giornalismo alla giornalista Stefania Papaleo, direttrice editoriale de La Nuova Calabria, per «l’alto valore umano e sociale della sua attività giornalistica, capace di dare voce ai territori, alle fragilità e ai diritti negati».
Un appello finale: servono strutture e risorse
Dagli interventi conclusivi è emersa una richiesta chiara: la Calabria dispone di un impianto normativo avanzato, ma senza strutture operative, risorse umane e finanziamenti adeguati rischia di restare lettera morta. Potenziare i COR, sostenere i Comuni e investire nella prevenzione è un dovere verso i cittadini.
Un messaggio che, come ribadito più volte, non riguarda solo la Calabria, ma l’intero Paese.
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