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Al via il processo di appello Marina Bis

Marina Bis
Marina Bis

Ha inizio il processo di appello Marina Bis, è prevista per febbraio 2020 la prima udienza.  Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA e legale dei familiari: “bene la sollecita fissazione dell’Appello per rendere giustizia alle vittime. Intanto proseguiamo le azioni risarcitorie”.

assistenza ona

Marina Bis: la prima udienza è fissata

La Corte di Appello di Padova (III Sezione penale) ha fissato per il prossimo 6 febbraio 2020 la prima udienza del processo di appello Marina Bis

Il primo grado del procedimento si è concluso con l’assoluzione degli imputati, pronunciata dal Tribunale, Dott.ssa Chiara Ilaria Bitozzi, e appellata non soltanto dalle parti civili ma dallo stesso Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Venezia, Antonio Mura.

Marina Militare: il banco degli imputati

Sul banco degli imputati gli alti ufficiali della Marina Militare Italiana. L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto è difensore dei familiari di tre ex Marinai deceduti per mesotelioma.

Occorre precisare che la maggior parte dei casi sono caduti in prescrizione, a suo tempo, ha impugnato la sentenza ai fini delle statuizioni civili.

Lo stesso Bonanni ha poi sostenuto anche nell’istanza alla Procura Generale, poi accolta, l’impugnazione anche ai fini penali, che sulla base delle indagini della polizia giudiziaria e dell’ispettore Omero Negrisolo, risultano confermate le ipotesi di reato di omicidio colposo.

Le risultanze della Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati hanno permesso di appurare la sussistenza di 830 casi di mesotelioma, di cui 570 solo tra i marinai.

Oltre le centinaia di decessi per altre patologie asbesto correlate. Un vero e proprio fenomeno epidemico di vaste dimensioni, che non poteva certo sfuggire all’occhio vigile dell’ONA. 

“Bene la sollecita fissazione dell’Appello per rendere giustizia alle vittime. Intanto proseguiamo le azioni risarcitorie”. Dichiara Bonanni, “oltre al Marina Bis, ci sono altre centinaia di vittime. Il tutto è confluito nel Marina Ter, e confidiamo che la richiesta di archiviazione ivi formulata ed opposta, porti a dare giustizia alle vittime”.

Le vittime amianto della Marina Militare

Presso la Procura della Repubblica di Padova hanno segnalato 1101 casi di vittime di amianto tra coloro che hanno svolto attività di servizio imbarcati nelle unità navali. Ovvero a terra.

Come è noto, il dato epidemiologico sull’epidemia di patologie asbesto correlate, conferma la condizione di rischio dovuta anche alla violazione delle regole cautelari. 

In Marina Militare le vittime sono state parificate alle vittime del dovere. Bonanni è impegnato da circa 20 anni nella rappresentanza e difesa di vittime dell’amianto.

Inoltre, il legale da più di 10 anni ha iniziato a segnalare casi tra coloro che sono stati imbarcati nelle unità navali della Marina Militare.

Per questi motivi, l’ONA ha sostenuto la forte mobilitazione delle vittime e dei loro famigliari, costituendo il dipartimento delle vittime del dovere, che ha permesso il risarcimento dei danni in sede civilistica. 

Un falso amico dal nome “amianto killer”

Amianto
Amianto

L’amianto killer è stato per oltre un secolo oggetto di interpretazioni contrastanti. In campo biomedico, in relazione soprattutto al nesso fra esposizione alle fibre e alle polveri di asbesto e gravi malattie contratte nei luoghi di lavoro. A livello legale, nelle battaglie intraprese da giuristi del lavoro e operatori del diritto, riguardanti gli innumerevoli esiti letali.

Oggi possiamo affermare in maniera incontestabile che l’asbesto è un materiale pericoloso, ma non sempre considerato tale in passato.

Leggiamone la storia…

Un materiale “miracoloso”?

Per secoli, le fibre di amianto erano c.d. “miracolose” per via delle loro sorprendenti proprietà in campo edile ed industriale. Eppure, già alla fine dell’800 si era intuita la pericolosità delle fibre.

Basti pensare che:

  • Un rapporto annuale dell’ispettorato inglese delle fabbriche per il 1898 aveva scoperto e denunciato della pericolosità dell’amianto;
  • Anno 1901: nacque la prima commissione (varata dal Ministro Baccelli e animata da Luigi Devoto), per il riconoscimento delle malattie professionali;
  • Nel 1906 arrivò la prima sentenza di condanna per i danni alla salute provocati dall’amianto (pronunciata dal Tribunale di Torino);
  • 1908: il dottor Luigi Scarpa era riuscito a differenziare la patologia di amianto dalla tubercolosi.

Ciononostante, in Italia e, a dire il vero, neppure negli altri paesi industrializzati, si intrapresero azioni governative e amministrative in grado di contrastare i rischi conclamati dell’amianto.

Del resto, la “prima rivoluzione industriale”, era ormai in atto e in nome del profitto tutto sembrava “sacrificabile”, anche una vita umana.

Alcune aziende, pur tenendo nascosti ai lavoratori i rischi dell’asbesto, adottarono, tuttavia, “speciali” sistemi di ventilazione e aspirazioni. Così garantirono la protezione delle vie respiratorie di lavoratori più esposti. Si introdussero, così “spontaneamente”, misure di prevenzione, senza un obbligo dettato dalle leggi.

Solo alla metà degli anni venti, un lavoro scientifico, di Thomas Oliver, ed un altro di Cook,  parlarono per la prima volta di “asbestosi”, descrivendone, in maniera esaustiva, il  quadro clinico e anatomico.

Ciò mise in difficoltà il sistema. Si cercò, quindi, di mettere a tacere i danni, cosa che non fu poi difficile perché:

  • Lo sfruttamento industriale era iniziato da poco e le malattie asbesto correlate si potevano confondere con altri mali professionali, tra cui la silicosi, le malattie legate all’esposizione al fosforo dei fiammiferi, all’antrace, all’ossido di piombo;
  • La malattia si manifestava dopo 5-10 anni e si poteva confondere con la tubercolosi;
  • I lavoratori ammalati scomparivano dalla scena perché, incapaci di lavorare, si licenziavano o venivano licenziati.

Un’inchiesta interessante sull’amianto killer

Alla fine degli anni Venti, l’inchiesta condotta dall’ispettore del lavoro Merewether e dal chimico impiantista Price, mostrò i risultati dell’indagine clinica e radiologica. 

Questa, effettuata su un gruppo di 363 lavoratori esposti “costantemente” a polveri di amianto. Si giunse alla conclusione che “l’inalazione di polvere di amianto per un certo numero di anni ha come effetto lo sviluppo di una seria forma di fibrosi dei polmoni”.

Intanto, nei primi anni Trenta nacque la coibentazione a spruzzo di edifici, navi e veicoli di locomozione.  I materiali più vantaggiosi e, dunque, più utilizzati, furono crocidolite e poi amosite. L’amianto venne impiegato nei materiali di frizione e nell’industria del cemento-amianto.

Ormai, amianti e materiali contenenti amianto, erano monopolizzati in tutte le fasi produttive, disseminati in quasi tutti i posti di lavoro e negli ambienti di vita. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, l’amianto si utilizzava nelle coibentazioni delle famose navi da guerra “Liberty” della marina degli Stati Uniti.

I danni a causa dell’amianto killer vengono taciuti

In molti avevano ormai capito i danni della fibra. Su tutti, il medico del lavoro Enrico Vigliani. Ma fu solo nel 1943 che fu approvata una norma con la quale si riconosceva l’asbestosi come malattia professionale, oltre alla silicosi.

Da allora si intentarono numerose azioni legali contro i datori di lavoro, in tema di responsabilità civile. Il provvedimento assicurativo, contribuì tuttavia poco o niente alla prevenzione della patologia da amianto nei luoghi di lavoro e la questione amianto fu tenuta lontana dai riflettori.

Nel 1969, dopo 38 anni, il Regno Unito stabilì una norma tecnica (per la prima volta nei paesi industrializzati) con valori limite per i vari tipi di amianto, con forza di legge, da applicare ovunque si lavorasse l’amianto o con l’amianto.

Dalla metà degli anni Trenta le segnalazioni di tumori polmonari correlati all’amianto ebbero validità scientifica e sociale (assicurativa nel 1943) nella Germania nazista.

Vennero infatti prescritte norme tecniche “antipolvere” e anche un valore limite per l’amianto (adottato ma poi dismesso durante la guerra quando non erano più esposti individui di “razza pura” ma “sottouomini”) (Proctor, 2000/2000: 133). In Italia fu “La Medicina del Lavoro”, rivista della Clinica del Lavoro di Milano, a tenere costantemente informati i medici del lavoro sulle nuove scoperte in tema di amianto.

Qui vennero pubblicate una serie di ricerche effettuate tra il 1932 ed il 1939. Tra il 1955 e il 1956 il tema venne approfondito ulteriormente e furono riportati e discussi in termini clinici e medico-legali tre casi di tumore del polmone insorti in lavoratori torinesi indennizzati per asbestosi.

Fonti

Carnevale. 2007 Amianto: una tragedia di lunga durata. Argomenti utili per una

ricostruzione storica dei fatti più rilevanti, Epidemiologia e Prevenzione, 31: 53-74.

2012a L’amianto in epoca preindustriale: da meraviglia della natura a oggetto

di approfondimento scientifico, La Medicina del Lavoro, 103, 6: 3-16.

2012b Evoluzione e destino delle conoscenze sugli effetti dell’amianto per la salute dei lavoratori, in Verrocchio, A. (Ed.), Storia/Storie di amianto.

I servizi di assistenza ONA per le vittime amianto killer

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, di cui è presidente l’avvocato Ezio Bonanni, assiste e tutela le vittime dell’asbesto e di altri cancerogeni.

Possono rivolgersi all’ONA per ottenere assistenza, tutte le vittime di esposizione ambientale e lavorativa. L’associazione offre assistenza anche per il persona civile e militare delle Forze Armate, per ottenere il riconoscimento di vittima del dovere. e per via di esposizione durante le attività di missione per quanto riguarda il personale militare e civile delle Forze Armate.

Remember: conclusa COP 21 a Parigi

cop 21
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CONCLUSA COP 21 A PARIGI. QUESTO L’ULTIMO REPORT DAL NOSTRO INVIATO AK KRONOS
Alfonso Navarra –  Parigi 13 dicembre, ore 8,20

ABBIAMO “FINALMENTE” UN ACCORDO SULLA “TRANSIZIONE ENERGETICA”

MA PER SALVARE IL PIANETA CI VORREBBE UNA VERA “RIVOLUZIONE ENERGETICA”

Eccolo finalmente, in ritardo di un giorno, da Le Bourget di Parigi, il famoso, storico, “sospirato” (dalla élite mediatica e politica), accordo sul clima. Quello che, a modesto parere del sottoscritto, ispirato dalle critiche di Hermann Sheee al “minimalismo organizzato” delle conferenze, e alle pretese di mercificazione dell’aria (con il sistema della compravendita dei crediti di inquinamento), anche se rispettato, ci rovinerà comunque.

Quello che consente di suonare le trombe della vittoria, a Hollande, a Ban Ki-moon, praticamente a tutti i capi di Stato, ma anche alle associazioni ambientaliste come WWF e Greenpeace, è l’obiettivo ufficialmente raggiunto dopo tredici giorni di negoziati: “L’aumento della temperatura sarà mantenuto BEN SOTTO I DUE gradi”, è il titolone che hanno sparato molti giornali internazionali.

Ciò che è ufficiale, che sta davanti agli occhi di tutti, e quindi mi interessa come “problema da indagare”, da “antigiornalista” che usa il cervello e non le gambe per inseguire i pettegolezzi di corridoio, è che si tratta non di LOTTA al riscaldamento climatico, ma di MITIGAZIONE E ADATTAMENTO.

A riflettere bene su questa realtà palese si dovrebbe, a mio parere, capire meglio il senso delle cose. All’inizio c’è la questione dei TAGLI delle emissioni di CO2 e delle quote in cui devono essere distribuiti; ma si parla anche di un futuribile percorso verso le EMISSIONI ZERO, per il quale viene fissato un orizzonte “nella seconda metà del secolo”, che però non stabilisce passaggi né scadenze precise.

Ma a ben vedere gli stessi tagli non hanno una scadenza di partenza. Quindi si resterà fermi per anni, con obiettivi proclamati, ma non attuati, prima di iniziare davvero (forse) la cura alla “febbre del Pianeta”.

Il buon senso comune non osserverebbe che il paziente, vale a dire l’ecosistema globale che ci permette di vivere, in questo modo potrebbe tirare le cuoia?

L’ipocrisia di fondo del circo mediatico-diplomatico della COP 21, con contorno, ripeto, delle grandi ONG accreditate a “spingere”, al sottoscritto appare evidente. Spiegatemi come si può conciliare la stabilizzazione del clima con il via libera alle trivelle nell’Artico e ovunque e con il mantenimento dei 500 miliardi di dollari anni per incentivare i combustibili fossili (di cui a Parigi non si fa quasi menzione)!

Questa la situazione in cui l’ambientalismo mediatico delle grandi ONG si inserisce con il + 1 (ad es. più soldi al Fondo per i Paesi in via di sviluppo) sostanzialmente all’interno degli stessi parametri: OXFAM, Greenpeace, WWF, etc., fatemi il piacere!

Non si coglie il principio di fondo: è il momento, questo, non della TRANSIZIONE, ma della RIVOLUZIONE energetica, che ciascun Paese può e deve (grazie alla pressione popolare) iniziare a percorrere da subito, senza stare ad aspettare gli altri, l’accordo di tutti, perché il 100% rinnovabili subito si basa (riprendo Hermann Sheer) su tre azioni semplicissime:

1) chiudere il rubinetto dei finanziamenti pubblici ai combustibili fossili (in Italia 15 miliardi di euro all’anno);

2) stabilire la priorità delle FER nel dispacciamento in rete;

3) garantire, con le municipalizzate e le aziende locali, l’infrastrutture adeguate. Non servirebbe altro e misure come queste produrrebbero più trasformazioni di sistema di tutte le chiacchiere fatte fino ad oggi sull’abbattimento del capitalismo di rapina della natura ed il “superamento della logica del profitto”, magari con contorno di convinzioni più o meno dichiarate sull’inevitabile necessità di “ribellioni” popolari.

Il problema degli “anticapitalisti”

Molti “anticapitalisti” che non fanno l’analisi concreta della situazione concreta, che non si sforzano di esaminare, alla Luciano Gallino, ad esempio, come funzionano effettivamente le cose, sono i primi a credere alle favole che raccontano i veri “capitalisti”. Veramente credono che se l’ENI potesse fare più profitti con il “Sole” abbandonerebbe subito l’estrazione di gas e petrolio? Che esista un qualcosa che, sui grandi beni e servizi, possa chiamarsi “concorrenza economica sul libero mercato”?

“È la favola a cui crede, per esempio, lo scienziato James Hansen, intervistato sul sito di Repubblica, che pure giudica l’accordo “una frode, un falso”. Ecco le sue motivazioni: <” una sciocchezza dire: abbiamo l’obiettivo dei 2 gradi e cercheremo di fare un po’ meglio ogni 5 anni. Sono solo parole senza senso. Non c’è nessuna azione, solo promesse. Fino a che i carburanti fossili saranno i più economici, continueranno ad essere bruciati”>.

Quello che dimentichi, caro Hansen, è che i fossili sono economici in quanto spropositatamente sovvenzionati. E dimentichi anche di chiederti perché ciò si verifica. E’ un fatto casuale?

Gli anticapitalisti ideologici, come Hansen, insomma non si rendono conto che esiste un rapporto organico tra appoggio dello Stato, orientato dalla logica della potenza, e certe scelte economiche e tecniche, che devono essere coerenti con la realtà di una grande organizzazione economica che, anche grazie all’accesso alle casse dello Stato, concentra risorse e tecnologia.

L’ENI investirà come core business nel Sole solo se si troverà il modo, conservando il rapporto con l’élite burocratica di Stato, di recintarlo e di sfruttarlo con tecnologie molto complesse e non liberamente disponibili: il profitto (la differenza tra costi e ricavi, che tra l’altro si misura in valori monetari ed è quindi legato alla complessa tecnologia sociale e politica della moneta) da solo non c’entra un beneamato tubo!

Ma rientriamo nel merito di ciò di cui tutti parlano sui media

L’accordo della COP 21 in questione è il primo firmato subito da 195 Paesi, e la presidenza francese, come ci tocca sentire, se ne fa un gran vanto. Lo scoglio più duro che si è dovuto superare nella fase finale è stato quello della “differenziazione di responsabilità” tra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo, con l’India in particolare a puntare platealmente i piedi (ma anche la Cina dietro le quinte).

A tirare la coperta dal punto di vista dell'”ambizione” degli obiettivi (il famoso tetto di 1,5°C di aumento al posto di 2°C) abbiamo trovato invece Stati come Nigeria, Grenada o l’arcipelago polinesiano di Palau – mobilitati attivamente per difendere “passaggi chiave” dell’accordo sulla tutela delle aree vulnerabili (in particolare quelle che i mari stanno per sommergere).

Sui temi più spinosi si sono trovate formule di compromesso, ad es. sui “loss and damages”, il supporto ai paesi “vulnerabili” per affrontare i cambiamenti “permanenti e irreversibili”, che vengono dati per scontati, visto che appunto ci si deve adattare al riscaldamento climatico, che, repetita iuvant, può solo essere contenuto, non evitato.

I climatologi fissano i 2° C come “linea rossa” da non superare per evitare un precipizio catastrofico (ed è dubbio che gli scienziati stessi sappiano bene cosa intendono con questa espressione).

La realtà, stando ai loro stesi calcoli, è che il meccanismo di spinta d’inerzia dell’atmosfera, attivato dall’immissione di gas serra nell’aria, ci sta inevitabilmente portando comunque verso il superamento dei + 2° C. e, molti scienziati, prevedono che tra 50 anni supereremo addirittura i + 3/ 3,5° C: un disastro di grandi e forse irrimediabili proporzioni!

Mi fermo qui.
Sui dettagli dell’accordo basta il lavoro dei “giornalisti”. Cioè potete benissimo leggere (con attenzione critica) quanto comunica l’ANSA con il dispaccio che riporto.

STORICO ACCORDO SUL CLIMA

Ecco i punti principali dell’accordo finale della COP21 e della decisione che lo accompagna.

  • RISCALDAMENTO GLOBALE – L’articolo 2 dell’accordo fissa l’obiettivo di restare “ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali”, con l’impegno a “portare avanti sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi”.
  • OBIETTIVO A LUNGO TERMINE SULLE EMISSIONI – L’articolo 3 prevede che i Paesi “puntino a raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il più presto possibile”, e proseguano “rapide riduzioni dopo quel momento” per arrivare a “un equilibrio tra le emissioni da attività umane e le rimozioni di gas serra nella seconda metà di questo secolo”.
  • IMPEGNI NAZIONALI E REVISIONE – In base all’articolo 4, tutti i Paesi “dovranno preparare, comunicare e mantenere” degli impegni definiti a livello nazionale, con revisioni regolari che “rappresentino un progresso” rispetto agli impegni precedenti e “riflettano ambizioni più elevate possibile”.

I paragrafi 23 e 24 della decisione sollecitano i Paesi che hanno presentato impegni al 2025 “a comunicare entro il 2020 un nuovo impegno, e a farlo poi regolarmente ogni 5 anni”, e chiedono a quelli che già hanno un impegno al 2030 di “comunicarlo o aggiornarlo entro il 2020”. La prima verifica dell’applicazione degli impegni è fissata al 2023, i cicli successivi saranno quinquennali *

LOSS AND DAMAGE – L’accordo prevede un articolo specifico, l’8, dedicato ai fondi destinati ai Paesi vulnerabili per affrontare i cambiamenti irreversibili a cui non è possibile adattarsi, basato sul meccanismo sottoscritto durante la COP19, a Varsavia, che “potrebbe essere ampliato o rafforzato”.

Ulteriori dettagli sull’accordo sul clima

Il testo “riconosce l’importanza” di interventi per “incrementare la comprensione, l’azione e il supporto”, ma non può essere usato, precisa il paragrafo 115 della decisione, come “base per alcuna responsabilità giuridica o compensazione” *

FINANZIAMENTI – L’articolo 9 chiede ai Paesi sviluppati di “fornire risorse finanziarie per assistere” quelli in via di sviluppo, “in continuazione dei loro obblighi attuali”. Più in dettaglio, il paragrafo 115 della decisione “sollecita fortemente” questi Paesi a stabilire “una road map concreta per raggiungere l’obiettivo di fornire insieme 100 miliardi di dollari l’anno da qui al 2020”, con l’impegno ad aumentare “in modo significativo i fondi per l’adattamento” *

TRASPARENZA – L’articolo 13 stabilisce che, per “creare una fiducia reciproca” e “promuovere l’implementazione” è stabilito “un sistema di trasparenza ampliato, con elementi di flessibilità che tengano conto delle diverse capacità”.(ANSA).

Si allega il documento finale firmato dai delegati presenti alla COP21

“Lignes Rouges pour une planète vivable”
La manifestazione degli ambientalisti ieri a Parigi “tollerata” dalla polizia e pertanto non bloccata. I drappi rossi volevano rappresentare il “filo rosso”, ossia il limite nel quale se si superano i + 2° C. , dovremmo dire addio a molte specie animali e vegetali terrestri, nonché mettere un’ ipoteca sul futuro della stessa specie umana. In questa gremita manifestazione c’eravamo anche noi di Accademia Kronos.

Clima: a Roma mostra sul post COP21 di Parigi con studenti e ricercatori a confronto

Da oggi fino al 20 dicembre la piazza del Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma ospiterà la mostra-appello < We Are The Climate Generation>, che abbina divulgazione scientifica e immagini fotografiche per sensibilizzare sul tema del cambiamento climatico.

Si tratta di un ideale passaggio di testimone tra Roma e Parigi, dove si è tenuta la COP21. Venerdì 18 dicembre alle ore 15 previsto un incontro tra studenti ed esperti dell’ENEA che hanno partecipato al Summit sul clima.

Fino al 20 di dicembre nella piazza del Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo (MAXXI) di Roma si può visitare la mostra-appello #WeAreTheClimateGeneration che abbina divulgazione scientifica e fotografie per sensibilizzare sul tema del cambiamento climatico…

La mostra abbina una galleria di ritratti fotografici a pannelli con spiegazioni scientifiche sulle cause dell’aumento della temperatura globale e sulle possibili strategie per ridurre le emissioni e promuovere l’efficienza, le rinnovabili, il trasferimento tecnologico ai Paesi più poveri e vulnerabili.

Agli scatti d’autore, si sono aggiunti sul web i selfie e i messaggi che moltissimi cittadini europei hanno postato su Twitter #WeAreTheClimateGeneration o sul sito della campagna www.wearetheclimategeneration.com/it.

Definire una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici

ENEA ha curato la parte scientifica, nel ruolo di centro di ricerca impegnato anche nella definizione di strategie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Come focal point per l’Italia per il trasferimento tecnologico verso i Paesi in Via di Sviluppo della Convenzione sui Cambiamenti Climatici.

Si tratta di sei pannelli che spiegano le cause e i rischi del cambiamento climatico, la storia dei negoziati e della Conferenze delle Parti (COP) sul clima, gli strumenti per contrastare il riscaldamento globale e il contributo fondamentale della ricerca scientifica: modellistica climatica, innovazione tecnologica, efficienza energetica e tecnologie green.

La mostra sarà anche un’occasione per gli studenti di approfondire la questione del cambiamento climatico direttamente con gli esperti ENEA che hanno partecipato alla COP21 a Parigi: un primo incontro, aperto a scuole superiori e universitari, è previsto per venerdì 18 dicembre alle ore 15 nella piazza del MAXXI.

L’iniziativa è patrocinata da Globe Italia, con la collaborazione della Coalizione per il Clima e delle Ferrovie dello Stato Italiane. Partner scientifico ENEA – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Hanno contribuito alla realizzazione della campagna le aziende RenWorld e IkHemp. Si ringrazia la Fondazione MAXXI per l’ospitalità.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

assistenza ona

Remember: dalla COP21 di Parigi

COP21
COP21

In diretta la partenza di una grande manifestazione di protesta oggi a Parigi contro i “bizantinismi climatici” dei “big” della terra

Alfonso Navarra – www.osmdpn.it – cell. (per Parigi) 0039 -340-0736871

Parigi 12 dicembre, ore 7,20 – cop21

PARIGI, una protesta pacifica contro l’emergenza climatica e nucelare

COP21Mentre, dalla Le Bourget dei negoziati ufficiali dei governi per la COP21, si è in trepida attesa dell’accordo più o meno “ambizioso” sul clima (oggi pomeriggio dovrebbe uscire il documento finale, almeno si spera ! ), il movimento sociale per il «Nuovo Mondo Possibile» organizza la sua protesta.

Non l’ha tacitato e fiaccato il colpo subito il 29 novembre (la catena umana deturpata dalla sassaiola dei soliti idioti Black Bloc in Place della Republique, davanti alla candelata per le vittime del 13 novembre, che ha offerto il pretesto per cariche poliziesche indiscrimate culminate con centinaia di arresti).

La decisione di mobilitarsi disobbedendo allo “stato di emergenza” (che ha interdetto le manifestazioni) è presa nel primo pomeriggio di ieri in Bourse du Travail, in una riunione organizzata, la sala grande gremita da attivisti di tutte le età (significativa la presenza di molti giovani), dalla COALIZIONE CLIMAT 21 (cop21), coalizione comprendente ATTAC, Confederatione Paysanne, Sortir du Nucléaire più altre 130 organizzazioni di base.

La manifestazione chiamata “filo rosso”

Oggi, sfidando il divieto governativo, è organizzato il “filo rosso” che, nell’intenzione degli organizzatori, unirà il “milite ignoto”, all’Etoile, simbolo delle vittime della violenza, anche la violenza dell’ingiustizia climatica che sta provocando e provocherà i suoi morti, con la Defence, il quartiere dei mercati speculativi e del business in genere, considerati i responsabili del problema che si intende denunciare: per così dire gli “assassini”, o quanto meno i mandanti dell’assassinio.

La manifestazione si chiamerà “filo rosso” anche perché tutti i partecipanti sono invitati a venire indossando abiti rossi e portando con sé un tulipano rosso. In previsione delle reazioni poliziesche (non dovrebbero mancare a prescindere dalle iniziative imbecilli dei nero-vestiti), buona parte della riunione è stata dedicata ai consigli legali: come vestirsi, come comportarsi, gli avvocati, messi a disposizione dal movimento, da chiamare in caso di arresto, le dichiarazioni da rendere, etc.

Si è parlato di strategie legali di resistenza e di non cooperazione per rallentare il lavoro della polizia: gli interdetti prefettizi motivati dallo “stato di emergenza” insomma non dovranno impedire l’espressione pacifica della critica a chi sta costruendo lo stato di emergenza climatico… Nella sfilata pacifica, ovviamente, ci sarò anch’io se non avrete più notizie di me sapete perché…..

Ufficio Stampa di Accademia Kronos

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i lavoratori che sono stati esposti ad amianto o altre sostanze cancerogene. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i lavoratori per la risanazione e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. La prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, garantiscono maggiori chance di guarigione, di maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale. Tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Tutti i lavoratori esposti ad amianto, compresi coloro privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi.

 

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Il merito ignoto, la sicurezza e lo sport

Sport
Sport

Editoriale su sport e sicurezza

Una volta tanto adotto con piacere il titolo creato da un collega, Franco Di Mare, quello relativo al merito che spesso rimane ignoto o finisce nella disponibilità di chi non c’entra. In questo caso, il merito di una piccola grande iniziativa è noto, ma non conclamato.

È reale, ma soltanto all’inizio di un percorso che io mi auguro veloce e concreto. L’iniziativa di “SPORTIVI IN STRADA”, partita dalla residente Famiglia dell’atleta “azzurro” Furio Fusi e condivisa con l’ASD “Naturalmente Castelnuovo”, dall’Amministrazione Comunale, Sindaco in testa, in collaborazione con il COMITATO NAZIONALE ITALIANO FAIR PLAY, potrebbe avere un pacifico esito rivoluzionario per il controllo del territorio, in particolare di percorsi viari e nei parchi, a tutela dei praticanti lo sport e più in generale per la sicurezza di prossimità.

Questa iniziativa è partita dunque da Castelnuovo di Porto – a poche miglia da Roma – e potrebbe divenire virale, non soltanto in Italia, come avvenne con la proibizione del fumo nei locali pubblici e la chiusura al traffico dei centri storici, partite dal decreto del Ministro Girolamo Sirchia ( 16 gennaio 2003) e dalla ordinanza del Sindaco di Siena, Fazio Fabbrini ( 5 luglio 1965 ) prima in Europa . Infine, onore al merito, indossiamo i “gilet gialli” e diamoci da fare per il diritto allo sport sicuro!

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con un pool di tecnici assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto e/o altri cancerogeni, è possibile richiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA dirige la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche un pool di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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