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domenica, Dicembre 5, 2021

Un falso amico dal nome “amianto”

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L’amianto è stato per oltre un secolo oggetto di interpretazioni contrastanti. In campo biomedico, in relazione soprattutto al nesso fra esposizione alle fibre e alle polveri di asbesto e gravi malattie contratte nei luoghi di lavoro. A livello legale, nelle battaglie intraprese da giuristi del lavoro e operatori del diritto, riguardanti gli innumerevoli esiti letali.

Oggi possiamo affermare in maniera incontestabile che l’asbesto è un materiale pericoloso, ma non sempre considerato tale in passato.

Leggiamone la storia…

Un materiale “miracoloso”?

Per secoli, le fibre di amianto erano c.d. “miracolose” per via delle loro sorprendenti proprietà in campo edile ed industriale. Eppure, già alla fine dell’800 si era intuita la pericolosità delle fibre.

Basti pensare che:

  • Un rapporto annuale dell’ispettorato inglese delle fabbriche per il 1898 aveva scoperto e denunciato della pericolosità dell’amianto;
  • Anno 1901: nacque la prima commissione (varata dal Ministro Baccelli e animata da Luigi Devoto), per il riconoscimento delle malattie professionali;
  • Nel 1906 arrivò la prima sentenza di condanna per i danni alla salute provocati dall’amianto (pronunciata dal Tribunale di Torino);
  • 1908: il dottor Luigi Scarpa era riuscito a differenziare la patologia di amianto dalla tubercolosi.

Ciononostante, in Italia e, a dire il vero, neppure negli altri paesi industrializzati, si intrapresero azioni governative e amministrative in grado di contrastare i rischi conclamati dell’amianto.

Del resto, la “prima rivoluzione industriale”, era ormai in atto e in nome del profitto tutto sembrava “sacrificabile”, anche una vita umana.

Alcune aziende, pur tenendo nascosti ai lavoratori i rischi dell’asbesto, adottarono, tuttavia, “speciali” sistemi di ventilazione e aspirazioni. Così garantirono la protezione delle vie respiratorie di lavoratori più esposti. Si introdussero, così “spontaneamente”, misure di prevenzione, senza un obbligo dettato dalle leggi.

Solo alla metà degli anni venti, un lavoro scientifico, di Thomas Oliver, ed un altro di Cook,  parlarono per la prima volta di “asbestosi”, descrivendone, in maniera esaustiva, il  quadro clinico e anatomico.

Ciò mise in difficoltà il sistema. Si cercò, quindi, di mettere a tacere i danni, cosa che non fu poi difficile perché:

  • Lo sfruttamento industriale era iniziato da poco e le malattie asbesto correlate si potevano confondere con altri mali professionali, tra cui la silicosi, le malattie legate all’esposizione al fosforo dei fiammiferi, all’antrace, all’ossido di piombo;
  • La malattia si manifestava dopo 5-10 anni e si poteva confondere con la tubercolosi;
  • I lavoratori ammalati scomparivano dalla scena perché, incapaci di lavorare, si licenziavano o venivano licenziati.

Un’inchiesta interessante

Alla fine degli anni Venti, l’inchiesta condotta dall’ispettore del lavoro Merewether e dal chimico impiantista Price, mostrò i risultati dell’indagine clinica e radiologica. 

Questa, effettuata su un gruppo di 363 lavoratori esposti “costantemente” a polveri di amianto. Si giunse alla conclusione che “l’inalazione di polvere di amianto per un certo numero di anni ha come effetto lo sviluppo di una seria forma di fibrosi dei polmoni”.

Intanto, nei primi anni Trenta nacque la coibentazione a spruzzo di edifici, navi e veicoli di locomozione.  I materiali più vantaggiosi e, dunque, più utilizzati, furono crocidolite e poi amosite. L’amianto venne impiegato nei materiali di frizione e nell’industria del cemento-amianto.

Ormai, amianti e materiali contenenti amianto, erano monopolizzati in tutte le fasi produttive, disseminati in quasi tutti i posti di lavoro e negli ambienti di vita. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, l’amianto si utilizzava nelle coibentazioni delle famose navi da guerra “Liberty” della marina degli Stati Uniti.

I danni amianto vengono taciuti

In molti avevano ormai capito i danni della fibra. Su tutti, il medico del lavoro Enrico Vigliani. Ma fu solo nel 1943 che fu approvata una norma con la quale si riconosceva l’asbestosi come malattia professionale, oltre alla silicosi.

Da allora si intentarono numerose azioni legali contro i datori di lavoro, in tema di responsabilità civile. Il provvedimento assicurativo, contribuì tuttavia poco o niente alla prevenzione della patologia da amianto nei luoghi di lavoro e la questione amianto fu tenuta lontana dai riflettori.

Nel 1969, dopo 38 anni, il Regno Unito stabilì una norma tecnica (per la prima volta nei paesi industrializzati) con valori limite per i vari tipi di amianto, con forza di legge, da applicare ovunque si lavorasse l’amianto o con l’amianto.

Dalla metà degli anni Trenta le segnalazioni di tumori polmonari correlati all’amianto ebbero validità scientifica e sociale (assicurativa nel 1943) nella Germania nazista.

Vennero infatti prescritte norme tecniche “antipolvere” e anche un valore limite per l’amianto (adottato ma poi dismesso durante la guerra quando non erano più esposti individui di “razza pura” ma “sottouomini”) (Proctor, 2000/2000: 133). In Italia fu “La Medicina del Lavoro”, rivista della Clinica del Lavoro di Milano, a tenere costantemente informati i medici del lavoro sulle nuove scoperte in tema di amianto.

Qui vennero pubblicate una serie di ricerche effettuate tra il 1932 ed il 1939. Tra il 1955 e il 1956 il tema venne approfondito ulteriormente e furono riportati e discussi in termini clinici e medico-legali tre casi di tumore del polmone insorti in lavoratori torinesi indennizzati per asbestosi.

Fonti

Carnevale. 2007 Amianto: una tragedia di lunga durata. Argomenti utili per una

ricostruzione storica dei fatti più rilevanti, Epidemiologia e Prevenzione, 31: 53-74.

2012a L’amianto in epoca preindustriale: da meraviglia della natura a oggetto

di approfondimento scientifico, La Medicina del Lavoro, 103, 6: 3-16.

2012b Evoluzione e destino delle conoscenze sugli effetti dell’amianto per la salute dei lavoratori, in Verrocchio, A. (Ed.), Storia/Storie di amianto.

I servizi di assistenza ONA per le vittime amianto

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, di cui è presidente l’avvocato Ezio Bonanni, assiste e tutela le vittime dell’asbesto e di altri cancerogeni.

Possono rivolgersi all’ONA per ottenere assistenza, tutte le vittime di esposizione ambientale e lavorativa. L’associazione offre assistenza anche per il persona civile e militare delle Forze Armate, per ottenere il riconoscimento di vittima del dovere. e per via di esposizione durante le attività di missione per quanto riguarda il personale militare e civile delle Forze Armate.

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