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giovedì, Aprile 2, 2026

Amianto: figli militari vittime del dovere hanno diritti

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Una nuova sentenza riaccende i riflettori sul tema dell’amianto nell’esercito italiano e sui diritti delle famiglie dei militari colpiti da patologie legate al servizio. La Corte di Appello di Roma ha stabilito che i figli del maresciallo Leopoldo Di Vico hanno diritto ai benefici previsti per le vittime del dovere. Il ministero della Difesa dovrà riconoscere le spettanze economiche.

Per Giuseppe e Mario Di Vico arriva così un indennizzo di 100mila euro ciascuno, oltre al diritto a un assegno vitalizio di 800 euro mensili. Fino a oggi erano stati esclusi perché non risultavano fiscalmente “a carico” al momento della morte del padre.

La storia del maresciallo Leopoldo Di Vico

Originario di Caserta e residente con la famiglia a Marcellina, alle porte della Capitale, Leopoldo Di Vico ha prestato servizio nell’Esercito Italiano dal 1978 al 2013.

Nel corso della sua carriera ha lavorato come meccanico e manutentore di mezzi corazzati, operando per anni in ambienti dove erano presenti componenti contenenti amianto. L’esposizione è avvenuta sia in Italia sia durante missioni nei Balcani.

Il sottufficiale è deceduto nel 2015 dopo una lunga malattia riconducibile all’esposizione prolungata ad amianto e ad altre sostanze nocive. Nel 2018 il Ministero della Difesa aveva già riconosciuto la dipendenza della patologia da causa di servizio.

Figli esclusi dai benefici perché non “a carico”

Nonostante il riconoscimento ufficiale della causa di servizio, ai figli del maresciallo erano stati inizialmente negati i benefici economici previsti per gli orfani delle vittime del dovere. La motivazione era di natura formale: al momento del decesso del padre, entrambi avevano già un’occupazione e non risultavano fiscalmente a carico.

Una condizione che aveva impedito loro di accedere alle tutele previdenziali, costringendo la famiglia a intraprendere un ulteriore percorso giudiziario per ottenere il pieno riconoscimento dei diritti.

Le precedenti decisioni: risarcimento alla vedova e ai figli

Il caso era già approdato davanti al Tar, che aveva accertato la responsabilità dell’amministrazione nell’insorgenza della patologia tumorale. In seguito, il tribunale civile aveva disposto il risarcimento del danno in favore della vedova e dei figli.

Con la decisione della Corte di Appello si chiude ora anche il capitolo relativo ai diritti previdenziali. I giudici hanno richiamato il principio, ribadito dalle Sezioni Unite, secondo cui il diritto all’assegno vitalizio non può essere negato solo perché i figli non erano fiscalmente a carico al momento della morte del genitore.

Un passaggio che completa un riconoscimento rimasto fino a oggi solo parziale e restituisce piena dignità alla posizione degli eredi.

L’obbligo dello Stato di tutelare i militari

La sentenza richiama un principio centrale: l’amministrazione, in qualità di datore di lavoro, ha il dovere di garantire la sicurezza e la salute del personale, adottando tutte le misure necessarie per prevenire i rischi, anche in contesti operativi complessi.

“Quando un militare muore per le conseguenze del servizio, la sua famiglia non può essere lasciata a metà strada – dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dellOsservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. Essere o non essere “a carico” non cambia il fatto che si resta figli di un uomo morto per aver servito lo Stato. La tutela deve essere piena, non parziale. È un principio di equità prima ancora che di diritto”.

La vicenda di Leopoldo Di Vico riporta al centro il tema dell’esposizione all’amianto nelle forze armate e delle responsabilità istituzionali. Una questione che, ancora oggi, continua a produrre effetti giudiziari e richieste di giustizia da parte delle famiglie coinvolte.

La decisione potrà divenire definitiva solo decorso il termine previsto dalla legge per l’impugnazione o all’esito dell’eventuale giudizio di legittimità. Eventuali aggiornamenti saranno pubblicati non appena disponibili.

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