Amianto e rifiuti tossici in Gomorra: il cinema di Matteo Garrone racconta la banalità del male

Letto: 5 volte

Ultimi articoli

Parliamo di amianto ogni giorno e lo facciamo attraverso i nostri giornali, attraverso articoli, inchieste, approfondimenti. Oggi punteremo i riflettori sul rapporto tra denuncia e cinema.

Dal film “Gomorra” di Matteo Garrone, uscito nelle sale nel 2008 e ispirato al libro di Roberto Saviano, il mondo criminale viene rappresentato attraverso storie che mostrano le conseguenze di un sistema fondato sul profitto e sul controllo del territorio.
Il riferimento all’amianto richiama una delle questioni ambientali e sanitarie più delicate del nostro Paese ed è un tema trasversale, considerata anche la recente storica sentenza sull’Ex Ilva.

Gomorra, quando i rifiuti diventano un affare

Nell’economia criminale lo smaltimento dei rifiuti industriali produce conseguenze ambientali e sanitarie difficili da cancellare. Pensiamo  alla Terra dei Fuochi, alle Ecomafie, o alle commistioni tra industria e sostanze nocive gestite illegalmente.

“L’amianto merita un’attenzione particolare. Le fibre liberate nell’aria possono essere inalate e provocare gravi patologie, anche a distanza di molti anni dall’esposizione. Per questo motivo, la presenza di materiali contenenti amianto deteriorati o danneggiati richiede una valutazione adeguata e, quando necessario, interventi di bonifica eseguiti da operatori qualificati.” Afferma l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’amianto in Gomorra: il confine tra profitto e responsabilità

Nel film Toni Servillo interpreta Franco, un cinico imprenditore e manager criminale che si occupa dello smaltimento illecito di rifiuti tossici e speciali per conto della camorra. La macro-storia si sviluppa attraverso una serie di sequenze emblematiche ed estremamente crude che descrivono come questo materiale (e altri scarti tossici) veniva occultato nelle campagne campane. Franco gira l’Italia (in particolare le fabbriche del Nord) offrendo agli imprenditori uno smaltimento a prezzi stracciati rispetto ai canali legali. In una scena chiave, mentre spiega il suo “modello di business”, un suo collaboratore decide di smettere, pronunciado una delle battute più agghiaccianti del film per giustificare il disastro ambientale: “Tu salvi un operaio a Mestre e uccidi una famiglia a Mondragone”.

Un dettaglio visivo potentissimo e disturbante della regia di Garrone è la polvere: l’amianto e le polveri tossiche volano nell’aria, depositandosi sui vestiti dei lavoratori e sulle colture circostanti. I terreni agricoli vengono letteralmente scavati per seppellire i veleni.Il culmine drammatico della gestione dei rifiuti avviene quando gli autisti adulti dei camion si rifiutano di continuare a lavorare perché spaventati dalla pericolosità dei materiali (molti di loro hanno già forti bruciori e tossiscono a causa delle esalazioni).
Franco, senza alcuno scrupolo, sostituisce i guidatori professionisti con dei bambini e ragazzini, pagati pochissimo per manovrare i giganteschi camion all’interno delle cave e sversare i carichi tossici.

La storia è ispirata alla cronaca. Il riferimento è a Cassiopea, l’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere che nel 2003 svelò il più grande traffico di rifiuti tra nord e sud Italia, terminata senza colpevoli.

Rifiuti pericolosi e territori: una questione per cui ci vorrà forse un secolo

“La legge 257 del 1992 ha vietato l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto e di prodotti che lo contengono. Il divieto, tuttavia, non ha eliminato automaticamente i materiali già installati, che richiedono censimenti, controlli e interventi nei casi previsti. Accanto alla gestione dei manufatti ancora presenti, resta importante il contrasto all’abbandono dei rifiuti pericolosi. Discariche abusive, materiali lasciati in aree agricole e scarti industriali gestiti senza le necessarie garanzie possono compromettere il territorio e rendere più complessi gli interventi successivi.” Continua Bonanni

Dal cinema alla cronaca: il ruolo dell’informazione

Il cinema può contribuire a mantenere alta l’attenzione su questioni complesse, ma è l’informazione giornalistica a dover ricostruire i fatti, verificare le responsabilità e distinguere le situazioni accertate dalle ipotesi. Ed è in questo passaggio successivo che subentriamo, magari trovando una commistione, soprattutto se ci si occupa di entrambi i linguaggi.

 

- Advertisement -spot_img

Numero verde ONA

spot_img

Chiedi assistenza gratuita